Piano
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STORIA D'ITALIA Voi. I 476-1250 STORIA D'ITALIA Voi. II 1250-1600 STORIA D'ITALIA Voi. I l i 1600-17...
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Piano
dell'opera:
STORIA D'ITALIA Voi. I 476-1250 STORIA D'ITALIA Voi. II 1250-1600 STORIA D'ITALIA Voi. I l i 1600-1789 STORIA D'ITALIA Voi. IV 1789-1831 STORIA D'ITALIA Voi. V 1831-1861 STORIA D'ITALIA Voi. VI 1861-1919 STORIA D'ITALIA Voi. VII 1919-1936 STORIA D'ITALIA Voi. VIII 1936-1943 STORIA D'ITALIA Voi. IX 1943-1948 STORIA D'ITALIA Voi. X 1948-1965 STORIA D'ITALIA Voi. XI 1965-1993 STORIA D'ITALIA Voi. XII 1993-1997
MONTANELLI
CERVI
STORIA D'ITALIA 1919 1936 INDRO MONTANELLI
L'ITALIA IN CAMICIA NERA Dal 1919 al spennalo 192$ INDRO MONTANELLI | MARIO CERVI
L'ITALIA LITTORIA Dal 1925 al 1936
STORIA D'ITALIA Voi. V I I EDIZIONE PER OGGI pubblicata su licenza di RCS Libri S.p.A., Milano © 2006 RCS Libri S.p.A., Milano Questo volume è formato da: Indro Montanelli
LItalia in camicia: nera © 1976 Rizzoli Editore, Milano © 1999 RCS Libri S.p.A., Milano Indro Montanelli - Mario Cervi
Eltalia littoria © 1979 Rizzoli Editore, Milano © 1999 RCS Libri S.p.A., Milano Progetto grafico Studio Wise Coordinamento redazionale: Elvira Modugno Fotocomposizione: Compos 90 S.r.l., Milano
Allegato a OGGI di questa settimana NON VENDIBILE SEPARATAMENTE Direttore responsabile: Pino Belleri RCS Periodici S.p.A. Via Rizzoli 2 - 20132 Milano Registrazione Tribunale di Milano n. 145 del 12/7/1948
Tutti i diritti di copyright sono riservati
~Y~^alla violenta irruzione del fascismo nella vita politica italiam mna, alla sua trasformazione in regime, alla sua conquista toJL^r tale dello Stato e dei suoi apparati, a quelli che Renzo De Felice definì «gli anni del consenso», alla vittoriosa impresa d'Abissinia, alla proclamazione dell'Impero. Questi anni di storia d'Italia coincidono con la vicenda personale di Benito Mussolini - un oscuro maestro di provincia che era stato, di volta in volta, un agitatore socialista, un deciso avversario della campagna libica, un eccezionale giornalista, un convinto interventista, un irriducibile avversario dei socialisti e della sinistra rivoluzionaria nell'immediato dopoguerra. Mussolini conquista il potere attraverso un simulacro di rivoluzione che sarebbe stato facilissimo evitare se ciò che rimaneva dello Stato liberale e Casa Savoia avessero avuto il coraggio di ordinare all'esercito di disperdere la massa sbandata di camicie nere che marciava su Roma forte solo della altrui debolezza. Così non fu e Mussolini prese il potere, benedetto anche da quei liberali che pensavano di servirsene e poi di scaricarlo. Si sbagliarono: Mussolini era un animale politico dal fiuto incredìbile. Si impadronì dello Stato, sopravvisse alla crisi del delitto Matteotti, istituì di fatto il regime con il famoso discorso del 3 gennaio 1925, avviò una politica economica che diede buoni risultati, avviò la grande stagione delle opere pubbliche (soprattutto la bonifica dell'Agro Pontino), istituì lo Stato corporativo... In Europa e nel mondo personaggi insospettabili (Churchill, per esempio) lo ammiravano e stimavano, l'opposizione antifascista era, come disse Giorgio Amendola, ridotta a un pugno di idealisti perseguitati in Italia e all'estero. Mussolini avrebbe potuto cogliere quel momento per giungere a una pacificazione definitiva del Paese (perfino i suoi oppositori più strenui sembravano rassegnati
ad accettarla), invece, inebriato dal successo della guerra d'Africa, si illuse che l'Italia fosse una grande potenza militare e su questo, come un giocatore d'azzardo, puntò tutto: nel giro di pochi anni avrebbe perso tutto e condotto alla rovina l'Italia.
INDRO MONTANELLI (Fucecchio 1909 - Milano 2001) è stato il più grande giornalista italiano del Novecento. Laureato in legge e in scienze politiche, inviato speciale del «Corriere della Sera», fondatore del «Giornale nuovo» nel 1974 e della «Voce» nel 1994, è tornato nel 1995 al «Corriere» come editorialista. Ha scritto migliaia di articoli e oltre c i n q u a n t a libri. Tra i suoi ultimi successi, tutti pubblicati da Rizzoli, ricordiamo: Le stanze (1998), Lltalia del Novecento (con Mario Cervi, 1998), La stecca nel coro (1999), Lltalia del Millennio (con Mario Cervi, 2000), Le nuove stanze (2001). MARIO CERVI è nato a Crema (Cremona) nel 1921. Laureato in legge, ufficiale di fanteria d u r a n t e il secondo conflitto mondiale, per molti anni è stato inviato speciale del «Corriere della Sera», articolista e inviato del «Giornale» e della «Voce». E stato d i r e t t o r e del «Giornale» dal 1997 al 2001. Tra le sue opere ricordiamo Storia della guerra di Grecia (1965; ed. BUR 2001), Mussolini - Album di una vita (Rizzoli 1992), / vent'anni del «Giornale» di Montanelli (con Gian Galeazzo Biazzi Vergani, Rizzoli 1994).
Indro Montanelli
L'ITALIA IN CAMICIA NERA (1919-3 gennaio 1925)
AVVERTENZA
Sebbene io non dia molta importanza alla cosiddetta «periodizzazione», mi è parso giusto racchiudere in un volume la vicenda della conquista del potere da parte di Mussolini dalla fondazione dei Fasci (1919) alla instaurazione della, dittatura (3 gennaio 1925), e non alla marcia su Roma, che dì quella conquista fu soltanto un episodio. La vera «svolta» infatti non fu quella, come credo di aver spiegato in questo libro, ma il discorso col quale, dopo le convulsioni provocate dal caso Matteotti, il riluttante Mussolini liquidò il vecchio regime e ne fondò, o credette di fondarne, uno nuovo. Naturalmente questo non è che il prologo alla storia dell'Italia fascista, e ne prevede la continuazione. Ma non so più quando potrò darla al lettore. Scrivo queste parole alla vigilia del 20 giugno [1976], e molto dipende - si capisce- dall'esito di queste terrìbili elezioni. Ma in qualunque modo vadano, la situazione a cui daranno avvìo è certamente di quelle che concederanno ben scarso margine per lo studio e la riflessione a un giornalista impegnato come me nella battaglia politica, fino alla cima dei capelli. Non so quindi, caro lettore, quando torneremo a incontrarci sul banco di libreria. Ma sappi che la mia non è una diserzione; è solo un trasferimento - speriamo temporaneo - di "servizio" in zona più disagiata. I. M.
CAPITOLO PRIMO
L'UOMO N U O V O
Il 31 d i c e m b r e del 1920, m o k i italiani d e t t e r o a d d i o all'anno che finiva convinti che con quello n u o v o sarebbe cominciata la «normalizzazione». La crisi e c o n o m i c a e r a t u t t o r a acuta. Le industrie stentavano a riconvertirsi alla p r o d u z i o ne di pace ed e r a n o minacciate dalla p e n u r i a di materie prim e , e specialmente del c a r b o n e , p e r c h é i Paesi fornitori ne avevano ridotti gli a p p r o v v i g i o n a m e n t i . La spinta inflazionistica, con la c o n s e g u e n t e svalutazione della m o n e t a , e r a forte, e soprattutto le categorie a r e d d i t o fisso ne e r a n o grav e m e n t e colpite. Lo Stato era indebitato fino al collo. La disoccupazione in a u m e n t o . Ma sei mesi p r i m a era t o r n a t o al g o v e r n o Giovanni Giolitti. E tutti p e n s a v a n o che il vecchio navigatore n o n avrebbe ripreso il timone della barca se n o n fosse stato sicuro di poterla rimettere in rotta. Sebbene avesse già settantotto a n n i e gli ultimi sei li avesse quasi tutti trascorsi nel suo rifugio p i e m o n t e s e al di fuori della mischia, Giolitti d i m o s t r a v a , o l t r e alla solita assoluta p a d r o n a n z a della «macchina» governativa, il fiuto e il temp i s m o dei suoi giorni migliori. Le elezioni a m m i n i s t r a t i v e da lui indette in a u t u n n o avevano segnato lo stallo, e q u a e là il declino dei socialisti, che dalla fine della g u e r r a in p o i a v e v a n o t e n u t o in s u b b u g l i o il Paese coi l o r o scioperi selvaggi, le loro violenze, il loro insurrezionalismo velleitario e parolaio. E il 4 n o v e m b r e le cerimonie p e r il secondo anniversario della vittoria, che l'anno p r i m a Nitti si e r a rifiutato di celebrare p e r p a u r a di disordini sovversivi, si e r a n o svolte s o l e n n e m e n t e e senza incidenti. Ma la p r o v a p i ù c o n v i n c e n t e della g e n e r a l e v o l o n t à di 9
pace l'aveva offerta la liquidazione dell'avventura fiumana. Nitti n o n aveva osato scacciare D ' A n n u n z i o dalla città: e r a sicuro che n o n solo i nazionalisti avrebbero messo a soqquad r o le piazze, ma che a n c h e l'Esercito, o a l m e n o alcuni suoi r e p a r t i , a v r e b b e r o d i s o b b e d i t o e solidarizzato col Poeta. Giolitti r i t e n n e che questo pericolo fosse o r m a i dileguato, e i fatti gli d e t t e r o ragione. Q u a n d o il generale Caviglia gl'ingiunse di s g o m b r a r e la città, invano il Poeta lanciò un d r a m matico appello all'Italia p e r c h é scendesse p e r le strade a imp e d i r e il «Natale di sangue» o a vendicarlo. Stanca dei suoi istrionismi, l'Italia n o n si mosse, i soldati fecero il loro dover e , e il Poeta d o v e t t e m a l i n c o n i c a m e n t e ritirarsi nella sua villa di G a r d o n e biasciando invettive c o n t r o u n a patria a cui le feste s e m b r a v a n o stare p i ù a c u o r e dell'italianità di Fiume. Quest'ultima mossa, che ci riaccreditava presso gli Alleati e segnava la fine di u n a pericolosa tensione con la Jugoslavia, Giolitti n o n l'aveva tuttavia i m p r o v v i s a t a . Essa e r a il frutto di u n a l u n g a e delicata m a n o v r a sotto banco, intesa a isolare D'Annunzio da Mussolini. Questi era stato, a l m e n o a p a r o l e , il più g r a n d e sostenitore dell'impresa fiumana. Ma Giolitti si era accorto che si trattava a p p u n t o solo di parole. In realtà Mussolini aveva d a t o a D ' A n n u n z i o il suo a p p o g gio p e r c h é q u e s t o attirava m o l t e r e c l u t e sotto la b a n d i e r a della forza politica ch'egli aveva cominciato a o r g a n i z z a r e fin dal m a r z o del ' 19: il Fascio. Ma di D'Annunzio voleva servirsi, n o n servirlo. Per cui d a p p r i n c i p i o agì come suo luogot e n e n t e ; ma poi, via via che la sua forza cresceva e gli entusiasmi p e r F i u m e s'intiepidivano, cominciò a p r e n d e r e da lui le distanze, a n c h e se n o n scopertamente. Di questa complessa vicenda, d a r e m o maggiori dettagli più avanti. Ma p e r o r a si p u ò , all'ingrosso, riassumerla così. La p r i m a seria frizione fra i d u e u o m i n i avvenne al m o m e n to del t r a t t a t o di R a p a l l o c h e lasciava la Dalmazia - m e n o Zara - alla Jugoslavia, e faceva di F i u m e u n a «città libera», cioè un piccolo Stato i n d i p e n d e n t e . M e n t r e D'Annunzio de10
finiva questo trattato «un t r a d i m e n t o » , Mussolini sul Popolo d'Italia lo salutava c o m e «il m i n o r e dei mali». Q u e s t o gli valse la defezione di alcuni seguaci, indignati dal «voltafaccia», ma gli p r o c u r ò un alleato, Giolitti, che della r o t t u r a fra i d u e u o m i n i approfittò p e r isolare e liquidare quello ch'egli considerava il p i ù pericoloso. N a t u r a l m e n t e Mussolini insorse c o n t r o il «Natale di sangue» e d e n u n z i ò con parole di fuoco il «fratricidio». In realtà era b e n c o n t e n t o della ingloriosa fine dell'avventura fiumana, che lo liberava di u n o s c o m o d o alleato e di un pericoloso rivale. A Mussolini, Giolitti n o n d a v a m o l t a i m p o r t a n z a . E r a convinto che il suo Fascio n o n fosse che u n o dei tanti «gruppuscoli» nati nel disordine del d o p o g u e r r a e destinati a dissolversi con la normalizzazione. Anzi si p r o p o n e v a di strumentalizzarlo p e r t e n e r e in rispetto i socialisti. E lo disse anche a Sforza, che invece se ne mostrava p r e o c c u p a t o : «Sono dei fuochi d'artificio, che fanno m o l t o r u m o r e ma si s p e n gono rapidamente». E mai pronostico ebbe u n a più clamorosa smentita. Benito Mussolini era nato nell"83 a Dovia, u n a frazione di P r e d a p p i o in quel di Forlì. Suo p a d r e Alessandro veniva da u n a famiglia di piccoli coltivatori d i r e t t i c h e , a n d a t i in rovina, avevano d o v u t o v e n d e r e il p o d e r e , e gestiva un'officina di fabbro, ma ci si dedicava p o c o , tutto p r e s o c o m ' e r a dalla politica. Militava n e l p a r t i t o socialista, c h e allora si chiamava «internazionalista» e che ancora n o n si e r a liberato dalla sua m a t r i c e a n a r c h i c a . Di q u e s t a m a t r i c e p o r t a v a egli stesso b e n visibili le stigmate nel suo acceso massimalismo, che gli valse p r i m a l'ammonizione, e p p o i la prigione p e r sei mesi. A m m i r a t o r e di Costa e di C i p r i a n i , e b b e a n c h e qualche p a r t e nella politica locale fino a diventare prosindaco. Ma c o m e p a d r e di famiglia lasciava piuttosto a desiderare. A m a n d a r l a avanti p r o v v e d e v a la moglie, Rosa Maltoni, che faceva la maestra e l e m e n t a r e e teneva scuola in casa, in u n a stanzuccia a n n e s s a alla cucina. Di e s t r a z i o n e e formazione piccolo-borghese, essa era l'antitesi del marito: devota 11
alla Chiesa e attaccata all'ordine tradizionale. Aveva voluto il m a t r i m o n i o religioso (e A l e s s a n d r o se n ' e r a scusato coi compagni dicendo: «Sono un ateo, ma un ateo innamorato») e il battesimo dei figli. Ma, q u a n t o alla loro educazione, aveva lasciato fare al marito. Molti storici d i c o n o c h e A l e s s a n d r o c o n t ò m o l t o p e r la f o r m a z i o n e di Benito. Ma q u e s t o ci s e m b r a che valga solo p e r il carattere, i cui segni ereditari sono evidenti. Lo stesso n o m e gli fu dato in omaggio a Benito J u a r e z , il rivoluzionario messicano che pochi a n n i p r i m a aveva fatto fucilare l'imp e r a t o r e Massimiliano, così c o m e suo fratello ebbe quello di A r n a l d o i n o m a g g i o a d A r n a l d o d a Brescia. M a sul p i a n o ideologico n o n si vede che cosa Alessandro potesse insegnare al figlio p e r c h é nella sua testa c'era soltanto u n a g r a n confusione, c o m e risulta dai pochi scritti in cui si cimentò, e nei quali si leggono pensieri di questo g e n e r e : «Il socialismo è la scienza e l'excelsior che illumina il m o n d o . E u n a sublime a r m o n i a di concetti, di pensiero e d'azione che p r e c e d e al g r a n c a r r o d e l l ' u m a n o p r o g r e s s o nella sua marcia trionfale verso alla g r a n m é t a del bello, del giusto e del vero». Molto più che di questi aforismi, il r i v o l u z i o n a r i s m o di Mussolini dovette nutrirsi della miseria e delle frustrazioni che lastricano la sua fanciullezza e adolescenza. Sua sorella Edvige racconta che il b a m b i n o rimase m u t o fino a tre a n n i , t a n t o c h e lo p o r t a r o n o da un d o t t o r e , il q u a l e a v r e b b e risposto: «Parlerà, state tranquilli, p a r l e r à a n c h e t r o p p o » : un o r o s c o p o che ci s e m b r a un p o ' c o s t r u i t o a posteriori, e c h e c o m u n q u e d a p p r i n c i p i o n o n t r o v ò c o n f e r m a . F i n o all'età dei p a n t a l o n i l u n g h i , il ragazzo p a r l ò poco e quasi soltanto sotto lo stimolo dell'ira. Solitario e scontroso, trascorreva le sue giornate sui campi senza altri r a p p o r t i coi suoi coetanei che di risse e cazzottate. Q u a n d o t o r n a v a p e s t o a casa, suo p a d r e l'aizzava a vendicarsene. E questi furono i veri influssi ch'egli esercitò su di lui. Per fargli finire le elementari, sua m a d r e dovette mettercela tutta. D o p o d i c h é essa esigette che il ragazzo fosse m a n 12
d a t o al collegio dei salesiani di Faenza, il quale p r o v v i d e a d a r e l'ultimo ritocco alla sua protervia. Abituato a d o r m i r e col fratello in cucina su un materasso imbottito di foglie di g r a n t u r c o e a m a n g i a r e mattina e sera u n a z u p p a di piada e di v e r d u r a , Benito soffrì n o n della ferrea dieta del refettorio e del p a n e p i e n o di f o r m i c h e , ma della divisione della m e n s a in tre r e p a r t i secondo la classe sociale degli allievi, e della sua relegazione in quella dei poveri. N e m m e n o fra di essi si fece degli amici. Per i suoi c o n t i n u i atti di ribellione passò da un castigo all'altro, finché un giorno ricorse al coltello ficcandolo nella coscia d ' u n c o m p a g n o . E fu espulso. A c o n t i n u a r e gli studi lo m a n d a r o n o al «Giosuè C a r d u c ci» di Forlimpopoli, diretto dal fratello del poeta, Valfredo. Benito ci arrivò con l'aureola dell'accoltellatore, che in Rom a g n a è s e m p r e m o l t o a p p r e z z a t a , ci r i m a s e sette a n n i , e ne uscì nel '901 col d i p l o m a di m a e s t r o . A n c h e qui trovò il m o d o d i farsi espellere p e r indisciplina; m a C a r d u c c i , che aveva un debole p e r lui, gli consentì di seguitare a frequentare le lezioni come «esterno». Dalle testimonianze dei suoi c o m p a g n i di scuola, risulta ch'egli n o n ne cercò mai l'amicizia, ma solo la sottomissione. N o n voleva essere a m a t o , ma solo t e m u t o e a m m i r a t o , e p e r questo ricorreva a gesti teatrali c o m e q u a n d o , incaricato dagl'insegnanti di c o m m e m o r a r e Verdi, n e p r e s e s p u n t o p e r u n o s p r o l o q u i o politico c o n t r o la borghesia e il capitalismo che mise nei guai il p o vero Carducci. C o m e profìtto, se la cavava abbastanza b e n e , ma senza molto applicarsi. Fin da allora rivelava u n a straordinaria facilità a i m p a d r o n i r s i subito d ' u n a r g o m e n t o r i d u c e n d o l o all'essenziale: il c h e gli evitava Io sforzo di a p p r o f o n d i r l o . Ma sui libri di testo ci stava p o c o . Preferiva i r o m a n z i , s o p r a t t u t t o quelli «sociali» di scuola francese, da H u g o a Zola; e p e r leggerli in p a c e si ritirava nella t o r r e c a m p a n a r i a . Ma seguiva a n c h e i giornali, q u a n d o riusciva a procurarsene. Sui sedici a n n i prese contatto con la locale sezione socialista, ma n o n risulta che vi abbia militato attivamente. Infat13
ti n o n ostentò mai il distintivo d'obbligo dei socialisti r o m a gnoli: la cravatta rossa. Rimase s e m p r e fedele a quella nera, c h ' e r a il distintivo, a l t r e t t a n t o d'obbligo, dei r e p u b b l i c a n i . A n c h e c o m e l e t t u r e , alla politica n o n dedicava m o l t o temp o , forse svogliato dai cattivi c o m p e n d i di m a r x i s m o che suo p a d r e gli aveva p r o p i n a t o da b a m b i n o , e oltre i quali sarebbe a n d a t o poco anche da g r a n d e . Il suo socialismo era quello de / miserabili, n o n c h é degli opuscoli e degli articoli di Costa, di Cafiero, di C i p r i a n i e degli altri «internazionalisti» che allora a n d a v a n o p e r la m a g g i o r e . Forse l'unico classico del socialismo che gli e n t r ò nel s a n g u e c o m e il p i ù c o n g e niale fu Babeuf, di cui lesse quasi tutto e su cui compose anc h e delle cattive poesie d i s t a m p o c a r d u c c i a n o . C o m e n o n ebbe amici, così n o n ebbe amori. La sua scuola di galanteria fu il b o r d e l l o , di cui c o n s e r v ò s e m p r e lo stile g r o s s o l a n o e spicciativo. Orgoglioso della p r o p r i a virilità, la trovava inc o m p a t i b i l e con l ' a b b a n d o n o e la t e n e r e z z a . Delle m o l t e d o n n e della sua vita, n o n si concesse a nessuna, t r a n n e forse l'ultima, Claretta. Le p r e n d e v a c o m e il gallo p r e n d e la gallina. Il d i p l o m a di m a e s t r o con cui t o r n ò a casa nel '901 n o n gli servì a t r o v a r e un posto. Cercò di r e n d e r s i utile d a n d o u n a m a n o al p a d r e nell'officina, ma con poco costrutto perché e n t r a m b i d e t e s t a v a n o il lavoro; e i n t a n t o p r e n d e v a lezioni di violino da un m a e s t r o locale, un certo Montanelli, che b e n e o male gl'insegnò a strimpellarlo. Sebbene seguitasse a proclamarsi socialista, attività politica n o n ne svolse. L e sue ambizioni s e m b r a v a n o p i ù c h e altro l e t t e r a r i e p e r ché la m a g g i o r p a r t e del t e m p o lo passava a b u t t a r giù abbozzi di romanzi che poi lasciava r e g o l a r m e n t e a mezzo. Fin a l m e n t e il c o m u n e socialista di Gualtieri gli offrì u n a s u p plenza, che gli servì solo a capire di essere poco vocato alla pedagogia. Alla fine dell'anno scolastico egli scrisse all'unico c o m p a g n o di scuola con cui era rimasto in c o r r i s p o n d e n z a , Bedeschi, che lasciava il posto p e r c h é n o n lo p a g a v a n o abbastanza. Ma mentiva. N o n gli r i n n o v a v a n o l'incarico p e r 14
che, a p p e n a arrivato, aveva sedotto u n a giovane sposa che, cacciata di casa dal marito, era a n d a t a a vivere con lui: cosa che aveva scandalizzato a n c h e i socialisti, p r o p u g n a t o r i del libero a m o r e , p u r c h é praticato lontano dalle loro mogli. Fu allora che decise di e m i g r a r e in Svizzera. Vi g i u n s e nell'estate del ' 9 0 2 , e ci rimase quasi d u e a n n i e mezzo, salvo un breve r i m p a t r i o p e r u n a malattia di sua mad r e . Fu, p e r la sua formazione, un p e r i o d o i m p o r t a n t e , ma n o n p e r l'esperienza proletaria vissuta e sofferta deliberatam e n t e , c o m e d i c o n o alcuni suoi a p o l o g e t i . Mussolini fece a n c h e il manovale, il magazziniere e altri umili mestieri perché le circostanze q u a l c h e volta ve lo c o s t r i n s e r o . Ma in realtà sin d a p p r i n c i p i o egli cercò di m e t t e r e a frutto la p r o p r i a superiorità d'intelletto e di c u l t u r a sugli altri emigrati - povera gente analfabeta o semianalfabeta - dandosi ad attività organizzative e propagandistiche. C h e la politica seguitasse a interessarlo relativamente, lo dimostra il fatto ch'egli n o n cercò contatti con l'ambiente internazionale dei rivoluzionari e u r o p e i , che allora avevano in Svizzera u n a delle loro p i ù fiorenti centrali. Fra gli altri c'era a n c h e L e n i n , con cui p a r e che u n a volta si sia incontrato ma senza sapere chi fosse p e r c h é p o r t a v a un altro n o m e . Mussolini n o n e r a attratto dai loro problemi dottrinari. Voleva soltanto risolvere quello suo personale con qualche attività che lo esentasse dal lavoro m a n u a l e . E perciò prese contatto col sindacato italiano dei m u r a t o r i da cui ebbe un sussidio, e col giornale L'avvenire del lavoratore, di cui o t t e n n e la collaborazione. F u r o n o questi i primi effettivi r a p p o r t i ch'egli strinse col partito socialista, e lo fece p e r sbarcare il lunario. I proventi che ne ricavava e r a n o scarsi. Ma e b b e m o d o di rivelarsi a n c h e a se stesso, c o m e un efficace comiziante e un polemista incisivo. Sebbene poveri di c o n t e n u t o e a n c o r a pieni di smagliature, sul livello m e d i o della pubblicistica socialista di allora, i suoi articoli facevano spicco p e r concretezza e polposità. Un incidente contribuì a r e n d e r e vieppiù p o p o l a r e il suo 15
n o m e . D o p o un comizio a B e r n a in cui aveva incitato alla violenza, fu arrestato e d o p o d u e settimane di p r i g i o n e acc o m p a g n a t o alla frontiera. Ma in Svizzera le m i s u r e di polizia h a n n o vigore soltanto «cantonale», cioè r e g i o n a l e . Sicché l'espulso p o t è r i e n t r a r e d a u n altro C a n t o n e , quello d i L o s a n n a , dove lo richiamava u n a bella studentessa polacca con cui aveva intrecciato relazione. E fu qui che t o r n ò d o p o il breve r i m p a t r i o p e r la malattia di sua m a d r e . In Italia n o n voleva r e s t a r e p e r c h é di lì a q u a l c h e m e s e la sua classe sarebbe stata chiamata di leva, ed egli aveva deciso di n o n p r e sentarsi p e r manifestare p u b b l i c a m e n t e il suo antimilitaris m o . Infatti n e l l ' a p r i l e d e l '904 fu d i c h i a r a t o d i s e r t o r e e c o n d a n n a t o a un a n n o di reclusione. Un altro episodio che contribuì alla sua popolarità fu un pubblico c o n t r a d d i t t o r i o con u n p a s t o r e p r o t e s t a n t e sull'esistenza di Dio. Raccolti in opuscoli, gli a r g o m e n t i a d d o t t i da Mussolini p e r negarla a p p a i o n o b e n p o v e r a cosa. Ma ce ne fu u n o che trascinò dalla sua l'uditorio. C a v a n d o di tasca l'orologio, egli gridò: «Se Dio c'è, gli dò d u e minuti di tempo p e r fulminarmi». E incrociando le braccia attese, impavido e t e a t r a l e , la f o l g o r a z i o n e . Riscosse invece, al t e r m i n e della suspense, u n o scrosciante a p p l a u s o . Fu u n o dei suoi p r i m i riusciti e s p e r i m e n t i di m a g ì a o r a t o r i a , c h e gli valse a n c h e u n a qualifica di «esperto» di questioni religiose. In aprile fu di n u o v o espulso p e r c h é , essendogli scaduto il passaporto e n o n p o t e n d o rinnovarlo p e r la sua condizione di disertore, ne aveva falsificato la data. Stavolta dovevano c o n s e g n a r l o alla polizia italiana, che lo avrebbe avviato alla prigione. Ma a p p u n t o p e r questo i «compagni», sia italiani che svizzeri, o r g a n i z z a r o n o tali manifestazioni di p r o testa a n c h e sulla s t a m p a e in P a r l a m e n t o c h e la m i s u r a fu revocata, e il r e p r o b o , d o p o un breve soggiorno in Ticino e in Savoia, p o t è t o r n a r s e n e a L o s a n n a . Fu quella - dirà p i ù t a r d i nel b r e v e saggio autobiografico scritto nel c a r c e r e di Forlì - «un'estate di forte occupazione intellettuale». Mantenendosi alla meglio col solito lavoro propagandistico e inte16
g r a n d o n e gli scarsi proventi con saltuari impieghi, s'iscrisse all'Università p e r seguire i corsi di Vilfredo Pareto, il g r a n de e c o n o m i s t a e sociologo italiano c h e s o t t o p o n e v a a u n a critica demolitrice la democrazia e le ideologie che le fanno d a s u p p o r t o . N o n è v e r o ch'egli e b b e r a p p o r t i diretti col Maestro, c o m e dicono alcuni suoi biografi. Lo smentisce lo stesso P a r e t o in u n a l e t t e r a a Placci: «Mussolini v e n n e ai miei corsi, ma io n o n lo c o n o b b i p e r s o n a l m e n t e » . E v e r o p e r ò che il giovanotto rimase fortemente impressionato dalle sue lezioni: n o n tanto forse p e r la profondità del pensiero eh'egli n o n e r a i n g r a d o d i p e n e t r a r e , q u a n t o p e r c h é esse fornivano un p u n t e l l o d o t t r i n a r i o alle sue intuizioni. Il disprezzo p e r le teorie u m a n i t a r i e , la giustificazione della violenza c o m e forza motrice della Storia e il concetto che q u e sta avesse a p r o t a g o n i s t e le m i n o r a n z e e n o n le masse, egli già li aveva nel sangue, ereditati dal p a d r e . Ma Pareto glieli mise in bella copia, d e b i t a m e n t e autenticati sul p i a n o culturale. O r a n o n frequentava p i ù soltanto i poveri manovali, ma aveva allacciato r a p p o r t i con p e r s o n e destinate a contare sul seguito della sua avventura politica. U n a di queste era Giacinto Menotti Serrati, un socialista di Oneglia di poca scuola e di scarse e abborracciate letture, ma r e d u c e da avventure alla Jack L o n d o n . A v e n t ' a n n i e r a già delegato al p r i m o congresso del p a r t i t o , quello di G e n o v a c h e aveva p r o c l a m a t o la scissione dagli a n a r c h i c i , dei quali egli fu p o i s e m p r e il bersaglio. Lo consideravano un traditore e n o n smisero mai di d e n u n z i a r l o c o m e agente provocatore e delatore al servizio della polizia: u n ' i n f a m e c a l u n n i a . T u t t a la sua vita e r a stata un andirivieni fra t r i b u n a l e e p r i g i o n e , i n t r a m e z z a t o da espatrii e r i m p a t r i i clandestini. Aveva fatto il mozzo, lo scaricatore di p o r t o a Marsiglia, il terrazziere nel M a d a g a scar, il giornalista a New York, e finalmente e r a a p p r o d a t o in Svizzera in qualità di p r o p a g a n d i s t a e organizzatore degli emigrati italiani. La sua amicizia con Mussolini - destinata a sfociare dieci a n n i più tardi nella più accanita e irriducibile 17
inimicizia - n a c q u e soprattutto da u n a certa affinità di temp e r a m e n t o . A n c h e S e r r a t i e r a u n a u t o d i d a t t a e u n massimalista, senza originalità di pensiero e istintivamente avverso ai T u r a t i , ai Treves e agli altri «intellettuali» del p a r t i t o . Ma, a differenza di Mussolini, sapeva anche r i d e r e , a l m e n o fin q u a n d o n o n s'impermaliva p e r c h é e r a suscettibilissimo e incapace di controllare i p r o p r i furori. Un p e r s o n a g g i o ins o m m a di m e d i o c r e levatura, ma rispettabile sul p i a n o u m a n o : coraggioso, g e n e r o s o , onesto, sincero. Lo d i m o s t r ò con Mussolini a i u t a n d o l o f r a t e r n a m e n t e a scalare nel partito p o sizioni s e m p r e p i ù alte, senza mai ingelosirsene, cosa r a r a fra i politici. R o m p e r à con lui u n i c a m e n t e p e r ragioni ideologiche, e da allora gli sarà nemico nella stessa misura in cui gli era stato amico. Un altro utile i n c o n t r o fu p e r Mussolini quello con Angelica Balabanoff, p e r s o n a g g i o già di n o t e v o l e rilievo n e l socialismo internazionale. E r a u n a russa di b u o n a famiglia b o r g h e s e , c h e fin da giovanissima si e r a i m b r a n c a t a c o n quella intellighenzia rivoluzionaria da cui v e n i v a n o a n c h e i L e n i n , i Trotzky, e gli altri futuri g r a n d i del bolscevismo. A s p i n g e r c e l a e r a stata la ribellione c o n t r o la m e s c h i n i t à , lo snobismo provinciale, il sussiego di casta, i tabù del suo ceto. Essa stessa ha raccontato che, p e r u n a cerimonia nuziale, suo zio aveva fatto f e r m a r e un t r e n o p e r d a r e t e m p o agl'invitati di fare i b r i n d i s i d ' u s o m e n t r e gli altri viaggiatori aspettavano r a s s e g n a t a m e n t e seduti sui loro bagagli. A ventidue a n n i e r a espatriata e aveva girovagato p e r i Paesi occidentali, g u a d a g n a n d o s i la vita c o m e traduttrice p e r c h é aveva, come tutti i russi, g r a n disposizione alle lingue, e ne p a r lava c o r r e n t e m e n t e otto. Gli a n n i più felici li aveva trascorsi in Italia, dove fra l'altro aveva seguito le lezioni di A n t o n i o Labriola, il p i ù serio i n t e r p r e t e di M a r x . Ma, a differenza della sua compatriota A n n a Kuliscioff con cui n o n fu mai in b u o n i r a p p o r t i n o n o s t a n t e la c o m u n i t à di origine e di idee, n o n e r a soltanto un'intellettuale del socialismo. Lo praticava da militante, vivendo da proletaria fra i proletari. 18
Fu così che nel 1902, m e n t r e teneva a Ginevra un piccolo comizio a un g r u p p o di e m i g r a t i italiani, vide fra i suoi ascoltatori un giovanotto dagli occhi sbarrati e dal volto cadaverico sotto la b a r b a mal rasata. Scesa dal p o d i o , volle conoscerlo. Mussolini le si p r e s e n t ò c o m e un disperato, minato dalla sifilide e da u n a tabe ereditaria, e incapace di sopp o r t a r e qualsiasi lavoro. N o n si è mai s a p u t o con certezza se la sifilide l'avesse davvero. Ma si sa ch'egli se ne faceva quasi un v a n t o , c o m e di u n a g a r a n z i a di virilità e di successo con le d o n n e . Ad Angelica disse a n c h e c h e gli a v e v a n o offerto c i n q u a n t a franchi p e r la t r a d u z i o n e di un opuscolo di Kautsky, m a che doveva r i n u n z i a r c i p e r c h é n o n conosceva abbastanza il tedesco. Angelica, che invece lo sapeva benissim o , si offrì di aiutarlo. E così fra i d u e n a c q u e un'amicizia di cui è difficile stabilire l'esatta n a t u r a . Angelica n o n e r a bella, n o n aveva l a grazia e t e r e a e d e s a n g u e d i A n n a . M a n o n e r a n e m m e n o sgradevole, n o n o stante i fianchi massicci e gli zigomi p r o n u n c i a t i , e p p o i e r a russa, cosa che faceva g r a n d e effetto al piccolo provinciale di P r e d a p p i o . A n c h e se fra l o r o n o n d i v a m p ò la p a s s i o n e che aveva legato A n n a ad A n d r e a Costa, qualcosa ci fu, ed ebbe la sua i m p o r t a n z a . Angelica cercò d'incivilire quel selvaggio t r a s a n d a t o che passava da ostinati m u t i s m i a interminabili sproloqui conditi di o r r e n d e bestemmie. Lo sfamava, gli lavava la b i a n c h e r i a , lo iniziava, sia p u r e c o n p o c o successo, al m a r x i s m o , lo difendeva dalle accuse di u n ' a n a r chica italiana, Maria Rygier, che lo detestava e diceva di aver le p r o v e ch'egli e r a al servizio della polizia francese: un'accusa che ogni poco sarebbe t o r n a t a a circolare c o n t r o di lui e che aveva lo stesso f o n d a m e n t o di quella lanciata c o n t r o S e r r a t i . Tuttavia a n c h e Angelica p i a n o p i a n o si rese c o n t o che nel socialismo di Mussolini pesava più l'odio verso i ricchi c h e l ' a m o r e verso i p o v e r i , m e n t r e Mussolini diceva di lei che «nel suo c o r p o i succhi circolano, ma nella sua m e n t e le idee si disseccano». Il fatto è che, p u r legato a lei sul piano u m a n o , Mussolini 19
r e p u g n a v a alla sua ideologia. D o p o Pareto, le sue g r a n d i scop e r t e e r a n o Kropotkin e Sorel. Sono scelte significative. Kropotkin era il g r a n d e teorico dell'anarchia che vede nel socialismo un figlio b a s t a r d o e d e g e n e r a t o , e Sorel l'esaltatore della violenza c o m e «levatrice della Storia». Questi incontri n o n rimasero senza effetti. Da allora egli cominciò a seguire con a t t e n z i o n e il m o v i m e n t o sindacalista rivoluzionario e i suoi araldi: A r t u r o Labriola, Olivetti, De Ambris, Panunzio, Corridoni, O r a n o , alcuni dei quali r i t r o v e r e m o in posizione di precursori nel composito calderone fascista. Fin allora essi avevano militato c o m e ala rivoluzionaria del partito socialista. Ma nel '904 ne uscirono e p e r accentuare la p r o p r i a ind i p e n d e n z a f o n d a r o n o un g i o r n a l e , Avanguardia socialista. Mussolini cominciò a collaborarvi. N o n risulta che s'iscrivesse al movimento. Ma che vi aderisse ideologicamente n o n c'è dubbio, ed egli stesso lo dichiarò in u n a lettera a Prezzoline Alla fine di q u e l l ' a n n o 1904 un fatto n u o v o gli p e r m i s e di r i e n t r a r e in Italia. La R e g i n a Elena aveva d a t o alla luce l'erede al t r o n o , e c o m e s e m p r e capita in occasione di questi fausti eventi e r a stata p r o m u l g a t a un'amnistia di cui beneficiavano a n c h e i disertori a p a t t o che si p r e s e n t a s s e r o al distretto. Mussolini decise di farlo. La famiglia, che passò a salutare p r i m a di rivestire i p a n n i militari, lo trovò poco camb i a t o : gli stessi occhi spiritati n e l volto o s s u t o , p a l l i d o ed e t e r n a m e n t e mal rasato, la stessa scontrosità, gli stessi cupi silenzi interrotti da scoppi di collera a base di turpiloquio. Fu a r r u o l a t o tra i bersaglieri e destinato a un r e g g i m e n t o di Verona dove, su segnalazione della Q u e s t u r a di Forlì, lo t e n n e r o sotto s t r e t t a sorveglianza. Ma la sua c o n d o t t a fu esemplare. Di lì a poco ebbe u n a licenza p e r accorrere al capezzale di sua m a d r e , ma n o n fece in t e m p o a v e d e r l a . Q u a n t o p r o f o n d o fosse l'affetto che lo legava a lei, n o n si è mai s a p u t o con certezza. Q u a l c u n o dice ch'egli l'amava ten e r a m e n t e e ne subiva molto l'influenza, ma n o n ne esistono prove. Nel settembre del 1906 t e r m i n ò la sua ferma senza il m i n i m o incidente, tanto che insieme al c o n g e d o gli ri20
lasciarono un certificato di «buona condotta»: a un amico, il quale lo aveva invitato a svolgere p r o p a g a n d a socialista fra i commilitoni, aveva scritto u n a lettera di rifiuto. In famiglia si t r a t t e n n e d u e mesi, poi p a r t ì p e r Tolmezzo dove gli avevano offerto un posto di m a e s t r o , e fu un altro fiasco. Per sua stessa ammissione, il futuro dittatore n o n riuscì a t e n e r e in p u g n o i ragazzacci c h e gli a v e v a n o affidato, ma forse n o n fu tanto m a n c a n z a di energia, q u a n t o di vocazione: alla scuola n o n e r a p o r t a t o , e p e r di più a n c h e a Tolm e z z o i n c a p p ò i n u n ' a v v e n t u r a g a l a n t e c h e fece scandalo p e r c h é si concluse a bastonate fra lui e il m a r i t o dell'adultera. D o v e t t e t o r n a r s e n e a Dovia e a s p e t t a r e il febbraio d e l 1908 p e r avere un altro incarico, stavolta a Oneglia. E c u r i o s o c h e in t u t t o q u e s t o p e r i o d o egli n o n facesse nulla p e r allacciare r a p p o r t i p i ù stretti col p a r t i t o , c o m e se alla milizia politica r e p u g n a s s e . Ma O n e g l i a gli offrì n u o v e p r o s p e t t i v e . Il C o m u n e e r a r e t t o d a i socialisti, e a farvi il b u o n o e il cattivo t e m p o e r a n o Manlio e Lucio Serrati, fratelli del suo b u o n amico di Svizzera. Essi accolsero Mussolini con calore, e Lucio, che dirigeva La Lima, lo invitò a collaborarvi. La Lima e r a u n a rivista scalcagnata, ma scrivere e r a p e r Mussolini l'unico esercizio che v e r a m e n t e lo appassionasse. Al p u n t o che p e r gli articoli trascurò c o m e al solito gli allievi, e riperse il posto. Siccome La Lima n o n pagava, p u r cont i n u a n d o a collaborarvi egli dovette t o r n a r e a casa, ma stavolta n o n vi rimase a macerarsi in l u n g h e passeggiate solitarie. Era in atto nelle c a m p a g n e del forlivese u n a complicata faida fra mezzadri e braccianti p e r la gestione delle trebbiatrici. Mussolini v ' i n t e r v e n n e p a r t e g g i a n d o nei suoi articoli per i braccianti, ch'erano l'elemento più turbolento ed estremista. Così si trovò coinvolto in un tafferuglio che gli valse l'arresto e u n a c o n d a n n a a dodici g i o r n i di p r i g i o n e , m a a n c h e u n a certa popolarità. O r a i Mussolini n o n stavano p i ù a Dovia p e r c h é Alessand r o si e r a consolato della sua vedovanza u n e n d o s i con u n a 21
certa A n n a Guidi con cui aveva a p e r t o un'osteria a Forlì. Benito rimase con loro d u e mesi, s e m p r e i m p e g n a t o a scrivere n o n più p e r La Lima, ma p e r Pagine libere, u n a rivista che il sindacalista Olivetti p u b b l i c a v a a L u g a n o , e p e r il Pensiero romagnolo, o r g a n o della f e d e r a z i o n e r e p u b b l i c a n a , e occup a n d o s i p i ù di l e t t e r a t u r a c h e di politica. Infatti c o m p o s e a n c h e un l u n g o saggio sulla n a r r a t i v a di Beltramelli, che a dire il vero n o n rivela molto a c u m e critico. Più interessante è u n a sua postilla a u n a conferenza di Treves su Nietzsche. A n n i d o p o egli disse a un intervistatore che Nietzsche egli 10 aveva letto e p r o f o n d a m e n t e m e d i t a t o in Svizzera. Ma fin allora n o n ne aveva m a i p a r l a t o . E il sospetto che lo c o n o scesse solo s u p e r f i c i a l m e n t e e di s e c o n d a m a n o ci s e m b r a c o n f e r m a t o dai t r e articoli c h e gli d e d i c ò su Pagine libere, piuttosto rozzi e approssimativi. C e r t a m e n t e gli piacque l'esaltatore della forza e lo spregiatore della democrazia, quale egli stesso si sentiva. Ma altro n o n fu capace di vedere in lui. T u t t a v i a è significativo q u e s t o p a s s a g g i o : «Le o p e r e di Nietzsche mi h a n n o guarito del mio socialismo... Mi ha fatto particolare impressione la frase: vivete pericolosamente». Nel febbraio del 1909 p a r t ì p e r T r e n t o , e stavolta senza i m p e g n i scolastici. A q u a n t o p a r e e r a n o stati Serrati e la Balabanoff a p r o c u r a r g l i la d i r e z i o n e del p e r i o d i c o socialista locale, LAvvenire del lavoratore. Fu la sua p r i m a missione di p a r t i t o , e n o n si p r e s e n t a v a di facile assolvimento. T r e n t o allora n o n e r a a u s t r i a c a solo p e r c h é c ' e r a u n Prefetto d i Vienna. Lo e r a a n c h e c u l t u r a l m e n t e . Il partito di g r a n lunga più forte e r a quello «popolare», cioè cattolico, che aveva 11 suo leader in Alcide De Gasperi, d e p u t a t o al P a r l a m e n t o di Vienna e d i r e t t o r e del quotidiano // Trentino. La sua lotta in difesa dell'italianità della provincia n o n a n d a v a oltre l'ambito amministrativo. I cattolici trentini si battevano p e r l'auton o m i a , n o n p e r la liberazione dal «giogo austriaco», e p e r q u e s t o la l o r o «base» e r a così forte: in sostanza e r a n o d e i c o n s e r v a t o r i s t r e t t a m e n t e legati ai p o t e r i costituiti, cioè al Vescovo e a l l ' I m p e r a t o r e . 22
I socialisti e r a n o u n a esigua m i n o r a n z a che faceva capo a C e s a r e Battisti e al suo g i o r n a l e // Popolo; ma c h e , p i ù c h e dal socialismo, t r a e v a n o la loro forza d a l l ' i r r e d e n t i s m o . La loro b a n d i e r a e r a il tricolore a n c h e se al posto dello s t e m m a s a b a u d o a v r e b b e r o p r e f e r i t o la falce e m a r t e l l o . Q u e s t o , i socialisti italiani n o n c o m p r e n d e v a n o , ma lo c o m p r e s e Mussolini, c h e a l l ' i r r e d e n t i s m o n o n si c o n v e r t ì m a i , ma se ne servì p e r i suoi fini di p a r t e . Solo i m p o s t a n d o la lotta sul piano della difesa della lingua e della cultura italiana, si poteva sottrarre il socialismo t r e n t i n o all'influenza emolliente della socialdemocrazia tedesca, da un pezzo convertita agl'ideali e alla pratica del riformismo e del p a r l a m e n t a r i s m o . Perché l e bestie n e r e d i Mussolini s e g u i t a v a n o a d essere q u e s t e : nella socialdemocrazia tedesca egli combatteva Bissolati, Turati, Treves, i n s o m m a i «notabili» del socialismo italiano. Q u e s t a c a m p a g n a egli la concluse con u n a violenza che gettò lo scompiglio nell'ambiente locale avvezzo a tutt'altro galateo polemico. «Pare che consideri la vita pubblica c o m e un t o r n e o d'insulti e di bastonate» scrisse il giornale di De Gasperi, che di Mussolini e r a il bersaglio preferito. E lo stesso Battisti m o s t r ò qualche volta un certo disagio a t e n e r e le p a r t i di quello s c o m o d o e i r r u e n t e alleato. Mussolini n o n dava t r e g u a e n o n se ne dava. In sei mesi scrisse più di cento articoli, note, corsivi, e perfino racconti. Il giornale e r a la sua passione: ci passava dodici o r e al giorno, in p o c h e settim a n e ne aveva quasi r a d d o p p i a t o la t i r a t u r a e, p e r q u a n t o sgradita ai p i ù e ai meglio, la sua p r o s a aggressiva e r a riuscita a s c u o t e r e la «tradizionale apatia» di quella città. «Mi sono imposto» scriveva al suo amico T o r q u a t o Nanni. C o n De G a s p e r i , oltre a quelli giornalistici, ebbe u n o scontro diretto in un pubblico contraddittorio a Untermais, e l'antitesi fra i d u e u o m i n i si rivelò stridente: all'argomentazione serrata ma incolore di De Gasperi, Mussolini o p p o se u n ' e l o q u e n z a millenaristica, e il successo di platea fu suo. N e m m e n o la colleganza professionale riuscì a g e t t a r e un p o n t e fra loro. Fin dal p r i m o g i o r n o si detestarono, né p o 23
teva essere altrimenti, visto che i n c a r n a v a n o n o n d u e ideologie, ma d u e concezioni m o r a l i e di vita d i a m e t r a l m e n t e opposte. Le a u t o r i t à c o m i n c i a r o n o a p r e o c c u p a r s i di quell'arruff a p o p o l o , e nello spazio di p o c h i mesi gl'inflissero b e n sei c o n d a n n e , e u n d i c i s e q u e s t r i al suo g i o r n a l e . In g i u g n o il P r o c u r a t o r e d i Stato sollecitò d a V i e n n a u n d e c r e t o d i e s p u l s i o n e , ma V i e n n a lo c o n d i z i o n ò a u n a «giusta causa» che p e r il m o m e n t o mancava. A fornirla fu u n a perquisizione nell'abitazione di Mussolini in seguito a un furto in u n a Cooperativa, col quale n a t u r a l m e n t e egli n o n aveva nulla a che fare. Vi t r o v a r o n o alcuni n u m e r i dell'Avvenire del lavoratore che n o n a v r e b b e r o d o v u t o esserci p e r c h é colpiti da seq u e s t r o , e questo bastò p e r p r o v o c a r e l'arresto e la d e n u n zia. Il processo si svolse d u e settimane d o p o a p o r t e chiuse, ma n o n o s t a n t e le pressioni di V i e n n a p e r u n a c o n d a n n a che giustificasse l'espulsione, il Tribunale assolse l'imputato e lo sfratto gli fu ingiunto p e r il m a n c a t o p a g a m e n t o di u n a p r e c e d e n t e a m m e n d a . A T r e n t o ci f u r o n o p r o t e s t e , a n c h e r u m o r o s e , ma lo sciopero indetto dai socialisti fu un mezzo fiasco. In realtà la g r a n d e m a g g i o r a n z a della popolazione n o n e r a affatto scontenta di quella misura che la liberava da u n o s c o m o d o ospite. L'espulsione e r a stata u n a v e r a e p r o p r i a «crisi di rigetto» d e l l ' a m b i e n t e . E c'è chi dice che lo stesso Battisti trasse un respiro di sollievo. Per m a n c a n z a di soldi dovette r i p a r a r e n u o v a m e n t e a Forlì, dove invano tentò di farsi a s s u m e r e c o m e r e d a t t o r e al Resto del Carlino. A t e m p o perso, dava u n a m a n o nell'osteria, e fu così che l'occhio gli c a d d e sulla figlia della c o m p a g n a di suo p a d r e , Rachele. La conosceva sin da b a m b i n a , ma d'improvviso - c o m e succede alle ragazze di quell'età - la ritrovava d o n n a fatta, e fatta b e n e . Le fece la corte a m o d o suo, cioè al m o d o di un u o m o che n o n e r a abituato a farla. U n a sera la c o n d u s s e in u n a b a l e r a e, siccome lei ballò con un altro p e r c h é lui n o n sapeva, sulla via del r i t o r n o le fece le braccia 24
n e r e di lividi, d o p o d i c h é le ingiunse di lasciare l'osteria e di trasferirsi in un paese vicino, presso sua sorella. Suo p a d r e e la m a d r e di R a c h e l e e r a n o c o n t r a r i a quell'idillio. «Non hai i m p i e g o , n o n hai stipendio, hai solo la politica che farà soffrire te e la d o n n a che ti sarà vicina. Pensa a q u a n t e ne ha passate t u a m a d r e » gli disse Alessandro. Per t u t t a risposta, Benito trasse di tasca la pistola. «Se Rachele n o n mi vuole - disse -, qui ci sono sei colpi: u n o p e r lei, gli altri cinque p e r me.» C o m e potesse uccidersi cinque volte, Dio solo lo sa, ma era u n a frase delle sue, che mirava all'effetto, e l'ottenne. L'indomani r a g g i u n s e Rachele e n t r a n d o c o m e u n a ventata nella sua stanza, e le disse di sbrigarsi p e r c h é aveva molta p r e m u r a . Essa fece alla svelta fagotto delle sue p o c h e robe, r u p p e il salvadanaio, e si lasciò p o r t a r e dove lui voleva: in d u e fatiscenti stanzucce di via M e r e n d a a Forlì. Lo racconta lei nel suo libro di m e m o r i e e - forse con qualche ritocco, forse con q u a l c h e omissione -, è probabile c h e t u t t o andasse v e r a m e n t e così. Si sposarono civilmente solo cinque a n n i d o p o , q u a n d o già E d d a ne aveva q u a t t r o , p e r c h é p e r i socialisti il m a t r i m o n i o e r a un rito «borghese». Quello religioso lo c e l e b r a r o n o nel ' 2 5 , q u a n d o lui e r a già D u c e e rim u g i n a v a il C o n c o r d a t o con la Santa Sede. La l u n a di miele, egli la trascorse a r r a b a t t a n d o s i con la p e n n a p e r m e t t e r d ' a c c o r d o il d e s i n a r e c o n la cena, e n o n s e m p r e ci riuscì. Così nacque, su o r d i n a z i o n e di Battisti che glielo pubblicò a p u n t a t e s u l l ' a p p e n d i c e d e l suo g i o r n a l e , Claudia Particella l'amante del Cardinale. Le a m a n t i dei Cardinali n o n p o r t a n o f o r t u n a agli a u t o r i che l e p r e n d o n o p e r eroine. Ne aveva già fatto l'esperienza Garibaldi, che su u n a di esse aveva confezionato un p o l p e t t o n e da oscurare la gloria di Calafatimi. A Mussolini n o n a n d ò m e g l i o , a n c h e se quel c e n t o n e alla Zévaco, abborracciato e volgare, lo aiutò a sbarcare il lunario. «Un orribile libraccio» egli stesso dirà alcuni a n n i d o p o a Ludwig, d o p o aver o r d i n a t o alla polizia di farne scomparire fin l'ultima copia. Ma è curioso, e indicativo del suo polivalente t e m p e r a 25
m e n t o , c h e p r o p r i o nello stesso p e r i o d o egli desse alle s t a m p e a n c h e un saggio politico sul T r e n t i n o , che a p p a r t i e ne invece alla miglior pubblicistica del t e m p o . A suggerirgliene l'idea e r a stato Prezzolini, il d i r e t t o r e della Voce fior e n t i n a . D a p a r e c c h i o t e m p o Mussolini e r a assiduo lettore di questa rivista, che aveva d a t o un p r o f o n d o scossone alla c u l t u r a italiana m e t t e n d o n e in fuga le t a r m e , e in cui egli ritrovava molti motivi a lui congeniali: la d e n u n c i a dei vizi accademici della nostra cultura, la critica spietata del positivismo con tutti i suoi derivati u m a n i t a r i e pacifisti, l'apertura alle più m o d e r n e c o r r e n t i di p e n s i e r o da J a m e s a Nietzsche e a Sorel, ma forse p i ù a n c o r a l'aggressivo stile polemico. Q u a n t o a «mestiere» di giornalista, egli i m p a r ò m o l t o dalla Voce, e specialmente da Papini e da Salvemini. Q u a n do arrivò a T r e n t o , si mise in contatto con Prezzolini. E q u e sti, che dei talenti aveva un fiuto r a b d o m a n t i c o , scoprì Mussolini p r i m a a n c o r a c h e Mussolini scoprisse se stesso, e lo invitò a collaborare s u g g e r e n d o g l i u n a serie di articoli sull'ambiente locale e i suoi p r o b l e m i . Tutto p r e s o dal suo Avvenire, Mussolini n o n trovò il t e m p o di scriverli, o forse n o n lo r i t e n n e o p p o r t u n o . Ma, t o r n a t o a Forlì, si mise al lavoro. E così n a c q u e il Trentino veduto da un socialista, un asciutto libello che rivelava un Mussolini b e n diverso da quello, tonit r u a n t e e grossolano, che aveva a p p e n a firmato Eamante del Cardinale: un Mussolini d ' a n n a t a , p e n e t r a n t e e senz'adipe. Di soldi, il saggio gliene rese m e n o del r o m a n z o che gli aveva reso b e n poco. Ma lo qualificò c o m e scrittore politico di u n certo r a n g o . «Quello del 1909 fu un b e n triste Natale» dirà più tardi. E d d a n o n aveva a n c o r a tre mesi e dormiva nel letto dei genitori, scricchiolante di foglie di g r a n t u r c o , p e r c h é n o n avev a n o p o t u t o c o m p r a r e n e a n c h e u n a culla. C u r i o s a m e n t e , Mussolini seguitava a restare piuttosto a p p a r t a t o dai «compagni» di Forlì, e o r m a i si stava r a s s e g n a n d o a c o n c o r r e r e a u n posticino a l l ' a n a g r a f e d i A r g e n t a , q u a n d o s i p r o d u s s e l'avvenimento che doveva d a r e la svolta alla sua vita. A Forlì 26
il partito socialista languiva, soverchiato da quello repubblic a n o c h e gli c h i u d e v a ogni spazio. «Sono r e p u b b l i c a n i a n che i ciottoli delle strade» scriverà N a n n i , p r i m o biografo di Mussolini. I d i r i g e n t i p e n s a r o n o c h e b i s o g n a v a fare u n o sforzo, e lo sforzo n o n poteva essere che un giornale. Officiarono c o m e d i r e t t o r e il loro e s p o n e n t e più in vista, Bonavita; m a q u e s t i , o b e r a t o dai suoi i m p e g n i d ' a v v o c a t o , d e clinò. E così si p e n s ò di «ripiegare» su Mussolini. Perché lo consideravano un «ripiego». Mussolini scelse come testata La lotta di classe, e condusse il g i o r n a l e c o m e aveva c o n d o t t o quello di T r e n t o : scrivendolo quasi tutto di p r o p r i a m a n o e a s s u m e n d o le posizioni p i ù e s t r e m e c o n u n a violenza c h e fece c o l p o p e r s i n o n e l pubblico r o m a g n o l o , alla violenza assuefatto da s e m p r e . Fin d a p r i n c i p i o egli i m p e g n ò battaglia s u d u e fronti: d a u n a p a r t e c o n t r o i r e p u b b l i c a n i , dall'altra c o n t r o la d i r e z i o n e centrale del suo stesso p a r t i t o , allora in m a n o ai riformisti. Il netto rifiuto di qualsiasi alleanza e c o m p r o m e s s o n o n e r a certo la tattica p i ù adatta a far proseliti. Ma di questo n o n si curava, e n o n ne fece mistero. «Alla quantità noi preferiamo la qualità» scrisse r i e c h e g g i a n d o la tesi sorelliana e paretiana delle élites. Secondo lui, solo un p u g n o di u o m i n i risoluti avrebbero p o t u t o fare la rivoluzione: le masse a v r e b b e r o seguito. Q u e s t e e r a n o le sue convinzioni, ma e r a n o a n c h e le tesi c h e meglio si a d a t t a v a n o alla situazione locale. Un p a r t i t o e s i g u a m e n t e m i n o r i t a r i o , qual e r a quello socialista di Forlì nei confronti dei repubblicani, n o n poteva battersi che sull'intransigènza. Infatti, con q u e s t ' a r m a , egli conquistò subito il cosiddetto apparato con la n o m i n a a segretario della Fed e r a z i o n e . Era la p r i m a carica ch'egli ricopriva nel partito, ma d i m o s t r ò di s a p e r s e n e servire. C o m e al solito, le c a m p a g n e r o m a g n o l e e r a n o in subbuglio p e r l'annosa faida delle trebbiatrici contese fra le Cooperative dei mezzadri e quelle dei braccianti. Sebbene il r a p p o r to di forze fosse favorevole ai primi, Mussolini fu p e r i secon27
di perché più turbolenti e quindi più facilmente manovrabili su posizioni massimaliste. Perse la battaglia, ma rafforzò la p r o p r i a «base» nella lotta di «correnti» all'interno del partito, c h ' e r a il suo vero obbiettivo. La seconda battaglia fu quella, che allora metteva a soqquadro tutta l'Italia, contro la massoneria. Il partito e r a diviso p e r c h é parecchi suoi esponenti erano massoni. N o n o s t a n t e il suo irriducibile anticlericalismo, Mussolini fu p e r l'incompatibilità fra le d u e professioni di fede, e lo fu al suo solito m o d o intransigente e categorico: «Il socialismo è movimento; la massoneria immobilità. Il p r i m o è operaio, la seconda è borghese». Sebbene rozzo e sommario, il giudizio colpiva nel segno. La massoneria era la roccaforte dei g r a n d i «notabili», di cui coloro che vi e n t r a v a n o finivano p e r subire il contagio. Erano le logge le grandi animatrici della politica dei «blocchi», cioè delle alleanze con cui le forze conservatrici cercavano d i s t e m p e r a r e nel c o m p r o m e s s o quelle rivoluzionarie. N o n si era ancora giunti a u n a decision e . Ma il p r o b l e m a costituiva un p o m o di discordia, cui un u o m o di r o t t u r a come Mussolini n o n poteva rinunciare. Nel settembre del '10 si t e n n e a Milano un congresso nazionale, nel quale Mussolini si schierò, c o n t r o la d i r e z i o n e riformista, con la frazione rivoluzionaria di Lazzari, convinto di a v e r e c o n sé tutti i r o m a g n o l i . Il suo discorso n o n fu un successo: un giornale p a r l ò di lui c o m e di «un autentico c o n t a d i n o dall'oratoria a scatti». Ma, quel che è peggio, i r o magnoli si divisero: i forlivesi rimasero con Mussolini, ma i r a v e n n a t i si schierarono coi riformisti che vinsero largamente. Mussolini voleva che la sua federazione r o m p e s s e subito col partito. Vi rinunziò solo p e r d a r e t e m p o alla frazione rivoluzionaria di p r e p a r a r e u n a battaglia su scala nazionale. E a p p e n a t o r n a t o a Forlì riprese in toni a n c o r a più aspri la sua polemica antiriformista. Era chiaro che, p e r p r o c l a m a r e 10 scisma, aspettava soltanto l'occasione. L'occasione gli fu offerta dalla crisi del g o v e r n o Luzzatti. 11 Re, c o m e voleva la prassi, convocò in Quirinale i capi dei vari partiti, e Bissolati ci a n d ò in r a p p r e s e n t a n z a dei sociali28
sti. N o n indossò l'abito di cerimonia con le code, c o m e p r e scriveva l'etichetta, ci a n d ò vestito da passeggio, p e r c h é alla liturgia i socialisti italiani sono s e m p r e stati molto più sensibili dei p r e t i . Ma a n c h e c o m p i u t o senza c o d e , il suo gesto p r o v o c ò t r a l o r o il finimondo. Mussolini p r e s e la palla al balzo. «Liquidate giolittiano, m o n a r c h i c o , realista Bissolati o c i n q u a n t a sezioni federazione forlivese a b b a n d o n e r a n n o il partito» telegrafò alla Direzione. E sul giornale sciolse le briglie al suo solito stile di r o t t u r a , fatto di p e r e n t o r i e e d r a m m a t i c h e a l t e r n a t i v e : o c o n n o i o c o n t r o di n o i , o col Quirinale o col Socialismo eccetera. Bissolati n o n fu - p e r il m o m e n t o - liquidato, e Mussolini t e n n e parola trascinando la federazione forlivese alla rott u r a col partito. Il giuoco era pericoloso, ma la posta grossa: se Lazzari e gli altri r i v o l u z i o n a r i lo avessero seguito, egli s a r e b b e d i v e n t a t o il c a p o dello scisma su scala n a z i o n a l e . N o n lo s e g u i r o n o . Anzi, p u r a p p r e z z a n d o n e le intenzioni, d e p l o r a r o n o il suo gesto c o m e intempestivo, e c e r c a r o n o di farlo r e c e d e r e m a n d a n d o g l i a n c h e , in missione di pace, la Balabanoff. Mussolini fu i r r e m o v i b i l e : capiva c h e , d o p o aver tanto predicato l'intransigenza, n o n poteva p r o p r i o lui scendere al c o m p r o m e s s o . Ma capiva a n c h e che l'isolamento n o n era, alla lunga, sostenibile. A trarlo dalla scomoda situazione furono gli eventi. P r e p a r a t a in g r a n s e g r e t o da Giolitti, la «bomba» della i m p r e s a di Tripoli coglieva di sorpresa i partiti. Solo quello nazionalista, da poco costituitosi, vi consentiva p i e n a m e n t e . Gli altri e r a n o divisi, p e r c h é divisa e r a l'opinione pubblica: g e n e r i c a m e n t e favorevoli la m e d i a e piccola borghesia; contrarie le classi popolari, ma con molte sfumature e incertezze, di cui a n c h e i partiti risentivano. Quello repubblicano si e r a spaccato, ma a n c h e quello socialista e r a in crisi: la m a g gioranza dei sindacalisti e r a n o favorevoli all'impresa, i riformisti disposti ad accettarla. Ma Giolitti n o n d e t t e alle polemiche il t e m p o di svilupparsi, p o n e n d o il Paese di fronte al fatto c o m p i u t o . 29
Per Mussolini, e r a la g r a n d e occasione di uscire dal vicolo cieco in cui si e r a cacciato, e n o n se la lasciò sfuggire. Per boicottare l'impresa, lanciò l'idea dello sciopero generale, e stavolta n o n esitò a far blocco coi r e p u b b l i c a n i che a Forlì condividevano la sua posizione estremista, capitanati da un giovane t r i b u n o di facile e vigorosa oratoria: Pietro N e n n i . C o n lui Mussolini aveva s e m p r e violentemente polemizzato, ma in m a n i e r a assai diversa che con De Gasperi. Si odiavan o , ma c o m e fratelli, p e r c h é a dividerli e r a soltanto l'ideologia. «Ogni qual volta le circostanze ci p e r m e t t e v a n o di evad e r e dalle b e g h e locali, subito ci t r o v a v a m o d ' a c c o r d o p e r p r o m u o v e r e , c o m e si direbbe adesso, l'unità d'azione» scriverà N e n n i nel '47, e son parole che gli fanno o n o r e p e r c h é in q u e l m o m e n t o avrebbe avuto c o n v e n i e n z a a d i r e il contrario. Il 26 settembre insieme essi a r r i n g a r o n o , gareggiando in e s t r e m i s m o , u n a folla «oceanica», e insieme v e n n e r o arrestati pochi giorni d o p o p e r istigazione alla violenza e atti di sabotaggio. Il processo si svolse a m e t à n o v e m b r e nella stessa Forlì, e d e b b e u n a c o r n i c e d i p u b b l i c o d a g r a n d e «prima». D i fronte a quella i m p o n e n t e e f r e m e n t e platea, Mussolini la fece da m a t t a t o r e , c h i u d e n d o la p r o p r i a autodifesa con la famosa frase: «Se mi assolvete, mi fate un piacere; se mi cond a n n a t e , m i fate u n o n o r e » , c h e v e n n e accolta d a u n c r o sciante a p p l a u s o . Lo c o n d a n n a r o n o , c o m e N e n n i , a un ann o , che poi la Corte d'Appello ridusse a cinque mesi e mezzo. E fu la sua fortuna. M e n t r e in cella egli i n g a n n a v a il tempo scrivendo un'autobiografia che a tutt'oggi rimane u n o dei d o c u m e n t i p i ù credibili sul suo c o n t o p e r sincerità, distacco e senso di m i s u r a , d e n t r o il p a r t i t o socialista il r a p p o r t o di forze fra le correnti si capovolgeva, e i rivoluzionari p r e n d e v a n o il sopravvento sui riformisti. Sicché q u a n d o , con l'aureola del «martire», egli riprese il suo posto in Federazione e al giornale, p o t è t r a n q u i l l a m e n t e d i r e ai «compagni» forlivesi: «Non siamo noi che t o r n i a m o nel partito, è il partito che t o r n a a noi». 30
Il rientro fu sancito in aprile (del T 2 ) p e r c h é di lì a d u e mesi doveva svolgersi a Reggio Emilia un congresso nazionale che si a n n u n z i a v a decisivo p e r il r e g o l a m e n t o dei conti fra riformisti e rivoluzionari. E difficile d i r e se Mussolini si rese esatto conto che lì si giuocava la sua sorte. Ma sappiamo con certezza che d u r a n t e la vigilia n o n p e n s ò ad altro. D u r a n t e la prigionia, Rachele ed E d d a si e r a n o salvate dalla fame grazie ai sussidi dei «compagni», e suo p a d r e , colpito da paralisi, e r a m o r t o . Il fatto che Mussolini n o n abbia mai parlato dei p r o p r i dolori e crucci, o lo abbia fatto con estrem o p u d o r e , n o n esclude che n e fosse d u r a m e n t e p r o v a t o . Ma il suo p e n s i e r o d o m i n a n t e restava la lotta politica: tutte le sue e n e r g i e e r a n o c o n c e n t r a t e lì. Sulla tattica che i n t e n deva seguire al congresso n o n faceva misteri: «Vi partecipiamo - scriveva - allo scopo di provocare l'espulsione dal p a r tito dei riformisti, d e p u t a t i o n o , tripoleggianti e giolittiani». Era insieme il tasto p i ù p o p o l a r e e il m o d o p e r d i m o s t r a r e ch'egli n o n defletteva dalla sua linea. Il congresso si aprì il 1 luglio, e Mussolini p a r l ò il p o m e riggio d e l l ' 8 . Q u a n d o salì sul p o d i o , molti si c h i e s e r o chi fosse. I suoi casi n o n avevano avuto n e s s u n a r i s o n a n z a nazionale p e r c h é di r o t t u r e e ricuciture col partito la storia socialista era gremita, e q u a n t o ad arresti e processi n o n c'era d i r i g e n t e c h e n o n n e avesse subiti. F u o r d i R o m a g n a , egli e r a n o t o solo ai capi della c o r r e n t e rivoluzionaria: Lazzari, S e r r a t i , l a Balabanoff. L e s u e p r i m e p a r o l e c a d d e r o nella g e n e r a l e indifferenza, ma poi di colpo l'ambiente si scaldò. Il c o n g r e s s o e r a a p e r t o al p u b b l i c o , c h e vi e r a accorso in massa, g r e m i v a palchi e loggione, e manifestava la sua a p p a s s i o n a t a p a r t e c i p a z i o n e a p p l a u d e n d o , f i s c h i a n d o , interr o m p e n d o . Q u e s t a atmosfera d i comizio e r a l a p i ù c o n g e niale a Mussolini che al pubblico, p i ù che ai delegati, i m m e d i a t a m e n t e si rivolse i n t e r p r e t a n d o n e p e r f e t t a m e n t e gli u m o r i barricadieri. E qui - c r e d i a m o - la chiave del suo strepitoso successo. C o n la sua oratoria a scatti in cui le p a u s e s e m b r a v a n o con31
tare a n c h e p i ù delle p a r o l e , col suo secco e p e r e n t o r i o fraseggiato, p u n t e g g i a t o di b a t t u t e ad effetto facilmente orecchiabili, egli svolse la sua a r g o m e n t a z i o n e a s s u m e n d o s i la p a r t e c h e p i ù piaceva a quella p l a t e a : la p a r t e della «ghigliottina». Chiese l ' e p u r a z i o n e dal p a r t i t o dei «traditori», e ne fece i n o m i : Bissolati, B o n o m i , Cabrini e Podrecca. Sapeva di p e r o r a r e u n a causa già vinta, ma la battaglia si svolgeva sulla formula della scomunica. I riformisti, accorgendosi di essere o r m a i in m i n o r a n z a , si e r a n o spaccati in d u e sottocorrenti: quella di destra che cercava d i s p e r a t a m e n t e di salvare i q u a t t r o r e p r o b i , e quella di sinistra che si sarebbe contentata d ' i m p e d i r n e la squalifica m o r a l e d i c h i a r a n d o che il p a r t i t o li considerava «fuori della sua concezione politica». A l t e r n a n d o l'invettiva al sarcasmo, Mussolini chiedeva invece ch'essi fossero espulsi «per gravissima offesa allo spirito della d o t t r i n a e alla tradizione socialista». La clamorosa ovazione che salutò la fine del suo discorso d i m o s t r ò che la «base» l'aveva conquistata. Ma o r a si trattava di v e d e r e cosa sarebbe successo in sede di votazione, d o ve la parola e r a riservata ai delegati. Ma p r o p r i o qui Mussolini dimostrò di n o n essere soltanto un m a t t a t o r e da p o d i o . Fra correnti e g r u p p i egli si mosse, dietro le quinte del congresso, con l'abilità di un c o n s u m a t o professionista p e r assic u r a r e la m a g g i o r a n z a al suo o r d i n e del g i o r n o . E l'ottenne con largo margine. L'indomani la s t a m p a di tutta Italia parlava di lui c o m e deU'«uomo nuovo» del socialismo italiano, della «stella nascente»; e a n c h e all'estero la sua vittoria veniva c o m m e n t a t a con p a r o l e elogiose. L'unico c h e se ne m o strò insoddisfatto e t r o v ò da ridirci fu colui c h e Mussolini considerava il p r o p r i o m a e s t r o e ispiratore: Sorel. D u r a n t e il congresso un giornale aveva scritto che l'obbiettivo di Mussolini e r a la d i r e z i o n e dell'Avariti! Coglieva nel s e g n o , ma solo p e r i n d u z i o n e , p e r c h é Mussolini si e r a b e n g u a r d a t o dal d i r l o . Egli si m o s t r a v a soddisfatto della p r o m o z i o n e a m e m b r o della D i r e z i o n e n a z i o n a l e - quella che oggi si chiama «Comitato Centrale» - o r m a i saldamente 32
in m a n o ai rivoluzionari, e n o n aveva mosso obbiezioni alla designazione di Bacci alla g u i d a del giornale. Capiva c h e si trattava d ' u n m o m e n t a n e o ripiego p e r c h é Bacci, vecchio e m a l a n d a t o , n o n e r a che la controfigura del vecchio direttore, Treves che, uscito sconfitto dal congresso, n o n poteva più m a n t e n e r e quella posizione. Infatti il p r o b l e m a t o r n ò sul t a p p e t o d o p o tre mesi, che Mussolini n o n aveva sprecati. T o r n a t o a Forlì d o p o il trionfo di Reggio Emilia, aveva rip r e s o il suo posto, ma oltre a d i r i g e r e La lotta di classe, egli o r a collaborava alla Folla di Paolo Valera n a s c o n d e n d o s i sotto lo p s e u d o n i m o Ehomme qui cherche p e r m u o v e r e al partito delle critiche poco compatibili con la sua qualifica di m e m b r o della direzione. Fra queste critiche ce ne f u r o n o a n c h e alla c o n d u z i o n e economica dell'Avariti! che, secondo lui, era r i d o t t o al l u m i c i n o d a i t r o p p o grassi s t i p e n d i e i n d e n n i t à che distribuiva ai suoi collaboratori. Mussolini e r a m a e s t r o nel mescolare moralismo e demagogia. «C'è stato un t e m p o - scriveva - in cui il socialismo n o n e r a pratico, n o n era industriale, n o n e r a c o o p e r a t o r e , n o n e r a b a n c a r i o ; c'è stato un t e m p o in cui il socialismo significava disinteresse, fede, sacrificio, e r o i s m o . Allora c ' e r a n o dei socialisti i n n a m o r a t i dell'ideale, oggi ci sono dei socialisti - i molti, i più - innamorati del denaro.» La botta era diretta a Treves che seguitava a p e r c e p i r e u n o stipendio - allora considerato scandaloso - di 700 lire. E sulla «base» faceva effetto. In o t t o b r e Bacci gettò la s p u g n a . Fu i n t e r p e l l a t o Salvemini, sebbene nel partito ci stesse s e m p r e con un p i e d e d e n t r o e u n o fuori, ma Salvemini r i n u n c i ò . Serrati fu scartato p e r n o n p r o v o c a r e la collera e le polemiche degli anarchici che seguitavano a d e n u n z i a r l o c o m e t r a d i t o r e e spia, sebbene u n a rigorosa inchiesta avesse d i m o s t r a t o l'assoluta infondatezza di q u e s t e accuse. M e n t r e si seguitava a p r o p o r r e c a n d i d a t u r e e a bocciarle, La Folla pubblicava a p u n t a t e il discorso di Mussolini a Reggio Emilia, che sui militanti lomb a r d i , i quali ne a v e v a n o letto solo q u a l c h e r i a s s u n t o , fece g r a n d e impressione. 33
La Balabanoff dice che a p r o p o r r e Mussolini fu Lazzari, cogliendo tutti di sorpresa, e che più sorpreso di tutti si m o strò Mussolini, il quale si fece a n c h e p r e g a r e . Ci si p u ò anche c r e d e r e . C o m e giuocatore, lo era di razza. Mussolini a s s u n s e la d i r e z i o n e dell'Avariti! il 10 d i c e m b r e del '12. A Milano si era trasferito da solo, lasciando Rachele e la b a m b i n a a Forlì con l'ordine di n o n muoversi. N o n aveva ancora t r e n t ' a n n i . Il suo p r i m o gesto fu quello di r i d u r r e il p r o p r i o s t i p e n d i o da 700 a 500 lire e di n o m i n a r e c o m e c a p o - r e d a t t o r e a g g i u n t o l a Balabanoff p e r u s a r l a c o m e ostaggio: essa contava moltissimo nella c o r r e n t e rivoluzionaria, di cui la sua p r e s e n z a garantiva l'appoggio. Mussolini ne aveva bisogno p e r liberarsi delle influenze riformiste, a cominciare da quella di Treves, che seguitavano a pesare sul giornale. L'operazione n o n era facile p e r c h é i riformisti, a n c h e se avevano perso la Direzione Centrale, avevano ancora in mano molti centri di p o t e r e : il g r u p p o p a r l a m e n t a r e che faceva capo a Turati, Critica sociale - la più i m p o r t a n t e rivista di cultura socialista - e soprattutto la Confederazione G e n e r a le del Lavoro che, p e r strano che oggi possa s e m b r a r e , era in m a n o al riformista Rigola su posizioni p i ù m o d e r a t e di quelle del partito. Per m e t t e r e insieme u n a s q u a d r a sua, egli cercò collaboratori a n c h e fuori del c a m p o socialista, specialm e n t e fra i sindacalisti, ma anche fra i repubblicani, e persino tra gli anarchici. A queste scelte n o n lo sospinse soltanto il calcolo tattico, ma a n c h e le vecchie simpatie e un n a t u r a l e rispetto p e r i talenti. Di questi, molti gliene suggerì Prezzolini, ma altri li scoprì lui, e così YAvanti! diventò la palestra in cui affinarono le a r m i i giovani destinati a costituire i g r u p p i p i ù avanzati del p e n s i e r o socialista: Ordine nuovo a Torino e Soviet a Napoli. Bordiga, che fu di questi, scriveva: «I giovani sono quasi tutti con lui, su cui contano p e r un rinn o v a m e n t o del partito». E a n c h e Gramsci gli riconobbe questo m e r i t o . 34
Coi vecchi notabili, d a p p r i n c i p i o fu cauto. I p i ù d u r i attacchi c o n t r o di loro li sferrò, sotto il solito p s e u d o n i m o , sulla Folla che seguitava a mettergli a disposizione le sue pagine p e r i bassi servizi. Per l'attacco frontale aspettava l'occasione, e questa gli fu fornita dalle repressioni nelle c a m p a g n e c o n t i n u a m e n t e in subbuglio. Q u a n d o in Ciociaria sette braccianti c a d d e r o sotto il fuoco dei g e n d a r m i , si scatenò. Assassinio di Stato, La politica della strage, Il silenzio della vergogna, e r a n o i titoli degli editoriali di Mussolini, che di titoli e r a maestro. La sua prosa incendiaria colpiva e moltiplicava i lettori. E fu f a c e n d o leva su q u e s t o successo di p u b b l i c o ch'egli i m p o s e alla D i r e z i o n e le s u e tesi e s t r e m i s t e , c o m e quella che la risposta agli eccidi p o p o l a r i n o n poteva essere c h e lo s c i o p e r o g e n e r a l e , in a p e r t a p o l e m i c a c o n T u r a t i e Treves. C o s t o r o , spinti dalla Kuliscioff, c e r c a r o n o di organ i z z a r e , a l l ' i n t e r n o del p a r t i t o , un fronte c o n t r o di lui. E Mussolini rispose suìY Avanti! a c c u s a n d o l i di essersi messi c o n t r o il partito, del quale così si atteggiava ad unico interprete. Stavolta a n c h e i suoi amici rivoluzionari c o m i n c i a r o n o a preoccuparsi, e lo stesso Serrati, che lo aveva s e m p r e sosten u t o , si dissociò da lui. Ai p r i m i di m a r z o la D i r e z i o n e si r i u n ì p e r risolvere il caso. In u n a l e t t e r a a T u r a t i , la Kuliscioff si diceva sicura che o r m a i contro Mussolini si era form a t a u n a maggioranza, e forse era vero. Ma Mussolini aveva in tasca d u e briscole invincibili: un processo in corso p e r istigazione alla violenza, che costringeva m o r a l m e n t e il p a r tito a confermargli la p r o p r i a solidarietà, e il massiccio aum e n t o della tiratura del giornale, che dimostrava la «presa» esercitata dal suo d i r e t t o r e sul pubblico. Mussolini uscì confermato. E da allora fu un seguito di colpi u n o più spericolato dell'altro, ma che obbedivano a un preciso disegno tattico: scavalcare a sinistra a n c h e la Direzione rivoluzionaria appellandosi d i r e t t a m e n t e alla «base». Lo si vide dalla disinvoltura con cui liquidò la Balabanoff - c h e p u r e e r a stata u n a delle sue m a g g i o r i sostenitrici -, 35
n o n e p u r a n d o l a , ma m e t t e n d o l a in condizione di a n d a r s e n e , e d a l l ' a t t e g g i a m e n t o che p r e s e nei confronti dei sindacalisti. L ' a n n o p r i m a c o s t o r o a v e v a n o secessionato a n c h e dalla C o n f e d e r a z i o n e d e l L a v o r o p e r costituire l'usi, cioè u n a Unione Sindacale Italiana i n d i p e n d e n t e dal p a r t i t o . Il suo a n i m a t o r e e r a Filippo C o r r i d o n i , u n g i o v a n e t r i b u n o che esercitava sulle masse un forte fascino e che infatti aveva già raccolto sotto le p r o p r i e b a n d i e r e oltre 100.000 seguaci. I l p a r t i t o n a t u r a l m e n t e e r a p e r l a C o n f e d e r a z i o n e che, sebbene tuttora in m a n o al riformista Rigola, m a n t e n e va con esso dei legami a l m e n o ideologici. Mussolini d a p p r i m a n o n p r e s e posizione. M a q u a n d o Rigola sconfessò u n o sciopero b a n d i t o dall'usi, egli a sua volta sconfessò Rigola a p p o g g i a n d o C o r r i d o n i . I riformisti t o r n a r o n o n u o v a m e n te all'attacco di Mussolini c h i e d e n d o n e la testa. Ma p r o p r i o in quel m o m e n t o l'arresto e la c o n d a n n a di C o r r i d o n i p r o vocavano la violenta reazione della massa operaia che, infischiandosi della Confederazione, iniziò un altro sciopero, di cui Mussolini assunse risolutamente il p a t r o n a t o . Definito «il n e o - M a r a t dell'Avanti!», subì attacchi feroci. «Che è - si d o m a n d a v a Turati su Critica sociale - questa voce e questa parola, che vorrebb'essere voce e parola d ' u n partito d'avanguardia? Religione? Magismo? Utopia? Sport? Lett e r a t u r a ? R o m a n z o ? Nevrosi?» Ma agli o p e r a i il senso di queste d o m a n d e sfuggiva, m e n t r e n o n sfuggiva quello degli articoli di Mussolini che la via p e r colpire il c u o r e e l'immaginazione del lettore la trovavano s e m p r e . Q u a n d o in luglio la Direzione si riunì p e r pronunciarsi sulla linea politica delYAvanti!, questa fu a p p r o v a t a con sette voti favorevoli - fra cui quello del Segretario Generale, Lazzari -, t r e c o n t r a r i e d u e astensioni: quelle della Balabanoff e dello stesso Mussolini. Il quale, n o n contento della vittoria ai p u n t i , p r e s e n t ò le dimissioni p e r farsele r e s p i n g e r e all'unanimità. Il successo p o p o l a r e lo r e n d e v a intoccabile, e l'apparato vi s'inchinava. A q u e s t o p u n t o p e r ò si vide che Mussolini n o n e r a soltanto l ' u o m o che «si esalta n e l l ' a r d o r e della folla, s'illude e 36
s'inebria se v e d e in piazza c e n t o p e r s o n e che gridano», come lo definiva il suo a m i c o - n e m i c o Zibordi. L u n g i dall'ubriacarsi di quel trionfo e da p e r d e r v i il senso della misura, egli ve lo ritrovò. In vista delle elezioni che si d o v e v a n o ten e r e in a u t u n n o , egli si allineò disciplinatamente sulle posizioni del partito. Q u a n d o i sindacalisti indissero un n u o v o sciopero, n o n ne p r e s e le parti. E q u a n d o lo sciopero fallì, li attaccò c o n la stessa violenza c o n cui p o c h i mesi p r i m a li aveva sostenuti. Accettò a n c h e di portarsi c a n d i d a t o nel collegio di Forlì - dove sapeva di n o n p o t e r nulla c o n t r o il rivale r e p u b b l i c a n o -, lui che a Milano avrebbe stravinto. Ma il fatto è c h e al seggio p a r l a m e n t a r e n o n t e n e v a : il suo t r a g u a r d o era il partito. Le elezioni furono, p e r i socialisti, un notevole successo. M a l g r a d o l'amputazione dell'ala bissolatiana, essi passarono dall'8 all' 11 p e r cento e m a n d a r o n o in P a r l a m e n t o 53 d e p u tati. Mussolini esaltò la vittoria con articoli trionfalistici, e ne aveva di che: quella vittoria era in g r a n p a r t e sua, cioè della linea politica seguita dall'Avanti! O r a si trattava di t r a d u r l a in u n ' a d e g u a t a posizione di p o t e r e . E l'occasione stava p e r p r e s e n t a r s i : il c o n g r e s s o n a z i o n a l e c h e d o v e v a t e n e r s i ad Ancona nella p r i m a v e r a del '14. N o n m a n c a v a n o che pochi mesi. In questo intervallo egli b a d ò soltanto a presentarsi come l'alto i n t e r p r e t e del socialismo rivoluzionario, e p e r n o n lasciarsi c o i n v o l g e r e in b e g h e di c o r r e n t i e di g r u p p i scrisse pochi articoli, e così pacati che n o n s e m b r a v a n o n e m m e n o della sua p e n n a . G r a n p a r t e del suo t e m p o preferì dedicarlo a u n a rivista, Utopia, di cui e v i d e n t e m e n t e voleva fare il contraltare di Critica sociale, l'organo dei riformisti, p e r batterli sull'unico t e r r e n o di cui essi e r a n o t u t t o r a gl'incontrastati p a d r o n i : quello ideologico. Ma l'iniziativa riuscì soltanto a d i m o s t r a r e i limiti di Mussolini che, efficacissimo e rullante c o m e un t a m b u r o nell'articolo di battaglia vergato a caldo sotto lo stimolo degli avvenimenti, q u a n d o si trattava di elevarsi sul p i a n o della d o t t r i n a p e r d e v a il filo e a n n a s p a v a . 37
Gliene mancava la cultura cui, dai t e m p i della Svizzera, aveva aggiunto b e n poco. Di libri p e r m a n o glien'erano passati. Ma p e r sua stessa a m m i s s i o n e ne leggeva s o l i t a m e n t e «tre pagine al principio, tre nel mezzo, e tre in fondo». Gli autori che più spesso citava, oltre i soliti Sorel e Pareto, e r a n o Kautsky e la L u x e n b o u r g , ma c'è da dubitare che li conoscesse ver a m e n t e . Q u a n t o a Marx, più che quello che aveva detto, sap e v a quello che gli attribuivano i suoi divulgatori, e forse i più superficiali. Q u a l c u n o dice che p e r il lavoro meditato e a l u n g o r e s p i r o gli m a n c a v a il «fiato». Q u e s t o n o n è v e r o . Q u a n d o poteva derivarne la materia dall'osservazione e dall'esperienza, Mussolini e r a capace di saggi notevoli c o m e quello sul Trentino, ed autentiche qualità di scrittore riveler a n n o più tardi certe p a g i n e del suo Parlo con Bruno. Ma il suo disagio è evidente, p e r m a n c a n z a di puntelli e di riferimenti, sul piano concettuale. Di suo, su Utopia scrisse poco e n o n riuscì n e m m e n o a scegliere dei collaboratori che le dessero u n a linea. Ancora u n a volta i migliori successi li o t t e n n e come oratore, q u a n d o si mise in giro p e r l'Italia come conferenziere. Anche sul pubblico dei teatri, molto più esigente di quello delle piazze, il suo sapiente dosaggio di raffiche e p a u se fece effetto. Perfino Salvemini e Prezzolini, che lo u d i r o n o a Firenze, ne r i p o r t a r o n o u n a p r o f o n d a impressione. Alla vigilia d e l c o n g r e s s o , stese il bilancio del g i o r n a l e . Nei p o c h i mesi della sua d i r e z i o n e , la t i r a t u r a e r a passata da 30 a 70 mila copie c o n p u n t e di 100 mila. D o p o d i c h é partì p e r Ancona. Il congresso si a p r ì il 26 aprile con la solita relazione del Segretario G e n e r a l e Lazzari, piuttosto p e destre. N e m m e n o quella di Mussolini fece spicco. Ma il fatto è che n o n ci fu battaglia p e r m a n c a n z a di avversari. Alleg a n d o ragioni di salute, Turati aveva dato forfait, e degli altri riformisti l'unico che t e n n e la posizione fu Treves: Modigliani si allineò con la maggioranza, e Zibordi oscillò. La p o lemica si accese soltanto sulla q u e s t i o n e dei m a s s o n i , e si concluse con la p i e n a vittoria di Mussolini che i m p o s e l'espulsione. 38
I risultati del c o n g r e s s o n o n lasciavano d u b b i . Lazzari e r a confermato, ma in q u a n t o aveva fino in fondo sostenuto le tesi di Mussolini, che da quella p r o v a usciva da trionfatore e vero p a d r o n e del partito. N o n p e r nulla, a c o m m e n t o conclusivo, Azione socialista scriveva che la coppia n o n poteva essere meglio assortita; ma che, se fosse s o p r a v v e n u t o il divorzio, la «base» avrebbe seguito Mussolini, soggiogata e trascinata da «quella figura d'asceta, da quel gesto di persona c o m e agitata da un incubo, da quella voce a m o r m o r i o di foresta». Q u a n d o l'arciduca F e r d i n a n d o d'Asburgo c a d d e a Sarajevo sotto le revolverate dei terroristi serbi, Mussolini d e t t e alla notizia poco risalto. Nell'intervallo l'Italia era stata scossa da violente agitazioni c h ' e r a n o culminate nella famosa «settimana rossa» di Ancona, e in cui p e r la p r i m a volta Mussolini si e r a m o s t r a t o esitante. D a p p r i n c i p i o aveva c a p e g g i a t o con C o r r i d o n i le dimostrazioni di piazza, ma poi aveva invitato gli o p e r a i a cessare lo sciopero. Gli a r g o m e n t i n o n gli m a n cavano. Quello sciopero, la Confederazione del Lavoro n o n 10 aveva voluto; lo aveva soltanto subito, e poco d o p o disdetto, sicché o r a rischiava di sbriciolarsi in iniziative slegate. Ma 11 Mussolini di q u a l c h e m e s e p r i m a n o n si s a r e b b e lasciato influenzare da queste incertezze, anzi ne avrebbe approfittato p e r assumere ancora più risolutamente la p a r t e di protagonista. Può darsi che, col potere, fosse cresciuto in lui il senso di responsabilità. Ma forse c'entrava a n c h e u n a certa delusione, che del resto trapela da alcune sue lettere di questo p e r i o d o . N o n amava il partito: lo dimostrava la scarsa partecipazione che aveva s e m p r e dato alla sua vita, e il m o d o stesso in cui lo aveva conquistato, dal di fuori, n o n dal di d e n t r o dell'apparato, come avevano fatto e facevano gli altri dirigenti. Probabilmente n o n credeva nel potenziale rivoluzionario dei socialisti, e considerava le loro agitazioni delle «quarantottate» senza costrutto. Nel fare il bilancio della settimana rossa egli ritrovò i suoi toni taglienti e p e r e n t o r i , ma solo p e r 39
chiedere la testa di Rigola, che infatti fu costretto alle dimissioni. Altrettanta grinta mostrò contro un rinnovato attacco dei riformisti. Ma i n s o m m a c r e d i a m o che valga il giudizio espresso d o p o la sua m o r t e da N e n n i : «Plebeo era, e pareva che volesse restare, ma senza a m o r e p e r le plebi. Negli operai ai quali parlava vedeva n o n dei fratelli, ma u n a forza, un mezzo, del quale potrebbe servirsi p e r rovesciare il mondo». O r a il m o n d o voleva a n c o r a rovesciarlo, ma in quella forza cominciava a p e r d e r e fiducia. N o n è - i n t e n d i a m o c i - che u n a supposizione. Ma ci sembra abbastanza fondata. Le revolverate di Sarajevo e r a n o esplose il 28 g i u g n o , e p e r quasi tutto luglio YAvanti! seguitò a p a r l a r n e come di un episodio «doloroso, ma spiegabile», d a n d o poco risalto agli sviluppi diplomatici dell'avvenimento. Solo alla fine del m e se, q u a n d o giunse la notizia dell 'ultimatum austriaco alla Serbia, Mussolini prese u n a posizione decisa con un articolo intitolato Abbasso la guerra! che trovò consenziente tutta la sinistra italiana, f e r m a m e n t e risoluta a n z i t u t t o a n o n lasciarsi coinvolgere in un eventuale conflitto dalla p a r t e dell'Austria, cui e r a v a m o legati dal trattato della Triplice Alleanza. «Non un u o m o , né un soldo» scriveva Mussolini. E il partito lo a p p r o v ò . Ma q u a n d o ai p r i m i d'agosto l ' E u r o p a p r e s e fuoco, tutte le Potenze scesero in lizza, e all'invasione austriaca della Serbia seguì quella tedesca del Belgio e della Francia, fra Mussolini e l'apparato c o m i n c i a r o n o le p r i m e i n c r i n a t u r e . l'apparato era neutralista in senso assoluto, Mussolini con alc u n e riserve che trasparivano dagli stessi titoli del suo giornale: Lorda teutonica scatenata su tutta Europa, La sfida germanica contro Latini, Slavi e Anglosassoni eccetera. Mussolini n o n e r a ancora interventista, ma aveva p r e s o atto del fallimento dei partiti socialisti e u r o p e i , che n o n solo si e r a n o mostrati incapaci di p r e v e n i r e il conflitto; ma, u n a volta scoppiato, si e r a n o schierati coi rispettivi governi borghesi s p o s a n d o n e la «causa nazionale». E la conclusione che ne traeva era questa: che, restando sulla sua posizione neutralista, il socialismo italiano s'isolava da tutti gli altri e dalla stessa Storia. 40
Di q u e s t o dissidio, a n c o r a l a t e n t e , il p r i m o s i n t o m o lo fornì il «caso» H e r v é , il socialista francese che si era arruolato volontario. M e n t r e i d i r i g e n t i del p a r t i t o italiano lo d e n u n c i a v a n o c o m e traditore, Mussolini scriveva: «No, H e r v é che definisce - come noi p u r e la definiamo - " i m m o n d a " la g u e r r a , n o n è un g u e r r a f o n d a i o a n c h e se a n d r à alla frontiera, così c o m e n o n è un d e l i n q u e n t e il pacifico cittadino che deve d ' u n tratto r i c o r r e r e alla Browning p e r difendersi dall'attacco del b a n d i t o . Il militarismo p r u s s i a n o e p a n g e r m a nista è, dal '70 ad oggi, il b a n d i t o appostato sulle strade della civiltà e u r o p e a » . I n s o m m a , s e c o n d o lui, c'era g u e r r a e g u e r r a : quella difensiva, n e m m e n o i socialisti p o t e v a n o rifiutarla a priori. Fu questo il p u n t o su cui, via via che l'incendio si p r o p a gava, il fronte della Sinistra si r u p p e . Essa aveva u n a n i m e m e n t e riecheggiato il g r i d o Abbasso la guerra! finché e r a in v i g o r e la Triplice che ci a v r e b b e costretto a c o m b a t t e r l a a fianco degli a u s t r o - t e d e s c h i . Ma o r a che il g o v e r n o Saland r a , p u r senza d e n u n c i a r e quell'alleanza, se n ' e r a ufficialm e n t e d i s i m p e g n a t o p r o c l a m a n d o la neutralità, i repubblicani, i radicali e i socialisti riformisti c o m i n c i a r o n o a d i r e che l a n e u t r a l i t à n o n p o t e v a essere che u n t e m p o r a n e o e s p e d i e n t e , alla l u n g a insostenibile. I democratici, scriveva Salvemini, d e v o n o rifiutare e combattere l'idea nazionalista di u n a g u e r r a p e r scopi imperialistici. Ma, aggiungeva, «per resistere al nazionalismo, bisogna m e t t e r s i sul t e r r e n o dei c o n c r e t i interessi nazionali» c h e e s i g e v a n o l ' i n t e r v e n t o al fianco dei popoli che lottavano p e r la difesa dei nostri stessi valori di civiltà e libertà. A m e t à agosto ci fu un colpo di scena. I sindacalisti, che e r a n o la pattuglia avanzata della sinistra rivoluzionaria, avevano i n d e t t o u n g r a n d e comizio. Mancava C o r r i d o n i , a r r e stato p o c h i giorni p r i m a . Al suo posto, p r e s e la p a r o l a suo cognato De Ambris, che n o n p r o n u n c i ò la parola guerra, ma la fece t r a u d i r e in tutte le p i e g h e del suo discorso: «Anche il tacere, di fronte a certi delitti, significa complicità... C o m p a 41
gni, vi p o n g o la d o m a n d a : se d o m a n i la g r a n d e lotta richiedesse il nostro i n t e r v e n t o p e r i m p e d i r e il trionfo della reazione feudale, militarista, p a n g e r m a n i c a , p o t r e m o noi rifiutarlo?» Le sue p a r o l e p r o v o c a r o n o il finimondo: u n a p a r t e dell'uditorio acclamò, l'altra - forse la più n u m e r o s a - insorse g r i d a n d o al t r a d i m e n t o , e l'organizzazione sindacale - l'usi si spaccò. Anch'essi divisi, i capi o t t e n n e r o un colloquio con C o r r i d o n i in carcere. «Ricordo a n c o r a - scrive De Ambris la c o m m o z i o n e che c'invase, q u a n d o ai nostri accenni piuttosto cauti, C o r r i d o n i p r o r u p p e in u n a delle sue belle risate. Sì, la g u e r r a e r a un d o v e r e n a z i o n a l e e r i v o l u z i o n a r i o . Sì, d o v e v a m o volerla e farla...» All'uscita dal c a r c e r e , il 6 s e t t e m b r e , C o r r i d o n i lo c o n f e r m ò : «La n e u t r a l i t à è dei castrati» disse. Quasi c o n t e m p o r a n e a m e n t e si r o m p e v a a n c h e il fronte degli anarchici libertari: Rocca, Dinaie, e perfino Maria Rygier si d i c h i a r a v a n o p e r l'intervento. Arroccati su u n a posizione di netto rifiuto, restavano i socialisti, ma isolati da tutto il resto della Sinistra, e c o n d a n n a t i a u n a imbarazzante alleanza con la «maggioranza silenziosa» delle forze m o d e r a t e e conservatrici che facevano c a p o all'esecrato Giolitti. Mussolini si trovava di fronte a u n a scelta d r a m m a t i c a : istinto e t e m p e r a m e n t o lo p o r t a v a n o alla g u e r r a , ma la g u e r r a lo avrebbe p o r t a t o alla r o t t u r a col partito e alla p e r dita della sua t r i b u n a : il giornale. Per la p r i m a volta la sua c o n d o t t a si m o s t r ò esitante e a m b i g u a . Pubblicò su Utopia un articolo di P a n u n z i o in cui si s o s t e n e v a c h e la g u e r r a avrebbe dato al socialismo la vittoria in tutta l'Europa, e sulVAvanti! confutò questa tesi in n o m e dell'ortodossia di partito. Il d o p p i o giuoco n o n passò inosservato. «La diplomazia diventa s e m p r e più diffìcile p e r Mussolini - scrisse Azione socialista -, anzi p e r i d u e Mussolini, che un bel giorno, riscald a n d o s i l'ambiente, finiranno col litigare sul serio. Chi dei d u e vincerà?» M o r s o sul vivo, Mussolini r e a g ì r i n c a r a n d o sul p r o p r i o pacifismo con u n ' a g g r e s s i v i t à che d i m o s t r a v a 42
q u a n t o poco lo avesse nel sangue. Per tenerlo in riga la Direzione gli aveva messo alle costole la Balabanoff, ringhiosa g u a r d i a n a delle direttive del p a r t i t o . E a n c o r a alla fine di s e t t e m b r e egli d i c h i a r a v a g u e r r a ai g u e r r a f o n d a i nel loro stesso t o n i t r u a n t e linguaggio. Il 18 o t t o b r e (del T 4 ) , la D i r e z i o n e socialista si r i u n ì a Bologna p e r fare il p u n t o della situazione. Per strada, m e n tre si recavano al convegno, i partecipanti c o m p r a r o n o l'Avanti!, e r i m a s e r o di stucco. C ' e r a un l u n g o e d i t o r i a l e di Mussolini, il cui titolo Dalla neutralità assoluta alla neutralità attiva ed operante già diceva di tutto. C o n molta abilità vi era sostenuta questa tesi: che il d i l e m m a - o g u e r r a , o rivoluzione - era pretestuoso e artificioso: «Chi vi assicura che il gov e r n o uscito dalla rivoluzione n o n d e b b a c e r c a r e a p p u n t o in u n a g u e r r a il suo battesimo augurale?» E concludeva p o n e n d o n e un altro a risposta obbligata: «Vogliamo essere, come u o m i n i e c o m e socialisti, gli s p e t t a t o r i i n e r t i di q u e s t o d r a m m a grandioso? O n o n vogliamo esserne, in qualche m o d o e in qualche senso, i protagonisti?» Mussolini, che partecipava alla seduta, si trovò immediat a m e n t e nell'occhio del ciclone, quasi c o m p l e t a m e n t e isolato sotto u n a g r a n d i n e di accuse. Le p i ù violente gli furono mosse dai vecchi amici di un t e m p o : Serrati e la Balabanoff. Egli rispose a suo m o d o , a t t a c c a n d o invece di d i f e n d e r s i . Ma se aveva sperato di costringere il partito a cambiar rotta m e t t e n d o l o di fronte al fatto c o m p i u t o , dovette a m a r a m e n te ricredersi p e r c h é si trovò del t u t t o isolato. C o n u n o dei suoi soliti scatti, rifiutò la p r o p o s t a di a b b a n d o n a r e p e r tre mesi la direzione del giornale a l l e g a n d o motivi di salute, e rassegnò su d u e piedi le dimissioni. C h e a quella decisione dovesse arrivare, e r a n o in molti a p r e v e d e r l o . Ma p e r c h é l'avesse a tal p u n t o precipitata, dal giorno all'indomani, senza un m i n i m o di p r e p a r a z i o n e , senz a n e s s u n tentativo d i t r a r r e dalla sua q u a l c h e c o m p a g n o del direttorio, era e r i m a n e un g r a n mistero. Il giornale, p e r lui, era n o n soltanto il mezzo p e r far sentire la sua voce, ma 43
anche la sua unica risorsa di vita. Infatti, dalla sera alla mattina, si trovò sul lastrico, senza u n a lira in tasca, e p o t è tirare avanti solo grazie a d u e m i l a lire m a n d a t e g l i dal segretario della Federazione dei L a v o r a t o r i del M a r e , il sindacalista Giulietti. C o n t r a v v e n e n d o all'ordine di n o n muoversi da Forlì, accorse R a c h e l e con la b a m b i n a , p e r essere accanto nel m o m e n t o difficile a l suo u o m o , m a a n c h e p e r r e c u p e rarlo. E ora bisognava p r o v v e d e r e a n c h e a loro. Molti storici, fra cui a n c h e De Felice, avanzano il d u b b i o che il suo n o n fosse stato affatto un salto nel buio in q u a n t o aveva già solide garanzie di p o t e r lanciare un n u o v o giornale. Chi scrive c r e d e di p o t e r l o escludere sulla base delle confid e n z e fattegli in t e m p i n o n sospetti (1937) da colui che gliele avrebbe fornite, Filippo Naldi, allora fuoruscito a Parigi. Naldi era nel '14 d i r e t t o r e del Resto del Carlino di Bologna. Secondo q u a l c u n o , sarebbe stato lui a «lavorare» Mussolini p e r i n d u r l o a passare dalla p a r t e dell'interventismo su incarico del Ministro degli Esteri San Giuliano. C o n m e , Naldi smentì questa voce e me ne dimostrò l'infondatezza con d u e a r g o m e n t i che m i s e m b r a n o i n o p p u g n a b i l i : egli e r a u o m o di Giolitti, n o n di San Giuliano, e questi n o n e r a affatto interventista. Da q u a n t o mi disse, le cose si e r a n o svolte così: Q u a n d o Mussolini lasciò VAvanti!, sebbene ne fosse stato ricoperto d'ingiurie, Naldi si precipitò a Milano, e si offrì di finanziargli un n u o v o giornale. Solo chi n o n ha conosciuto Naldi p u ò stupirsi dell'offerta e annusarci sotto Dio sa quali intrallazzi. La verità è che Naldi a v e n d o il fiuto degli u o m i ni, e specialmente dei giornalisti, aveva capito che su Mussolini c'era da p u n t a r e . E, sebbene soldi n o n ne avesse n e m m e n o lui, era sicuro di p o t e r n e t r o v a r e p e r il lancio « d ' u n cavallo di quella razza». Altrettanto sicuro era di poterlo d o m a r e e strumentalizzare come elemento di r o t t u r a del fronte socialista. Infatti, a n c h e q u a n d o il fascismo lo costrinse a r i p a r a r e all'estero, seguitò s e m p r e a p a r l a r e di lui, con un misto di dispetto e di tenerezza, ma senza mai v e n a t u r e di 44
odio, c o m e di un «ragazzaccio» fuorviato da cattive c o m p a gnie. Mussolini, sulle p r i m e , n o n voleva n e m m e n o riceverlo, e all'offerta di d e n a r o si a d o m b r ò . Ma Naldi, c h ' e r a u n a sirena, p r o v v i d e subito a rassicurarlo: sarebbe stato, disse, d e n a r o pulito e senza condizionamenti: Mussolini sarebbe stato libero di difendere le cause che voleva, senza r i s p o n d e r ne a n e s s u n o . E su questa condizione l'intesa fu r a g g i u n t a . Resta da sapere dove Naldi attinse il mezzo milione che poi versò a Mussolini. A me disse c h e lo r a g g r a n e l l ò da varie parti interessate n o n all'intervento, ma alla r o t t u r a del fronte socialista. Ma n e g ò r e c i s a m e n t e di averlo avuto dall'ambasciatore francese, B a r r è r e , e di questo sono o r a m a i tutti, o quasi tutti persuasi. Dai francesi ricevette aiuti p i ù t a r d i , ma gli v e n n e r o dai socialisti. Mussolini n o n cambiò idea p e r p r e n d e r e dei soldi. Prese dei soldi p e r difendere la sua idea. E su questa idea, caso mai, che forse commise un e r r o r e . L a n c i a n d o II popolo d'Italia, egli c r e d e v a p r o b a b i l m e n t e di t r a s c i n a r s i d i e t r o il p a r t i t o socialista, o a l m e n o di c r e a r v i u n a forte scissione. Glielo aveva fatto c r e d e r e la valanga di consensi che gli era piovuta addosso da p a r t e di quei g r u p pi sindacalisti, riformisti, r e p u b b l i c a n i ed a n c h e a n a r c h i c i che si stavano c o n v e r t e n d o all'interventismo. Ma aveva sottovalutato la compattezza del partito con cui o r a doveva fare i conti. Il popolo d'Italia uscì il 15 n o v e m b r e , v e n t i c i n q u e g i o r n i d o p o le dimissioni di Mussolini àa\YAvanti! In tre settimane Naldi aveva trovato u n a vecchia tipografia e allestito u n a red a z i o n e di p o c h e s t a m b e r g h e ammobiliate con casse e cassette. In d u e o r e era già esaurito nelle edicole, e nei giorni successivi la t i r a t u r a n o n fece che a u m e n t a r e fino alle 100 mila copie. Sotto la testata, esso recava la dicitura: «Quotidiano socialista». Ed era soprattutto questo a d i s t u r b a r e Ì'Avanti! c h e passò alla controffensiva l a n c i a n d o il r i t o r n e l l o : «Chi paga?» Il 24 Mussolini fu convocato di fronte alla sezione sociali45
sta milanese, cui era iscritto, p e r r i s p o n d e r e del «tradimento». E vi si p r e s e n t ò . Fu u n a scena da «tribunale del popolo» che tuttavia n o n dovette dispiacere al suo teatrale t e m p e r a m e n t o . Alla p r e s e n z a di Serrati, Balabanoff e altri massimi dirigenti, egli fu sottoposto a un autentico linciaggio in un c o r o d'insulti, fischi e schiamazzi. Q u a n d o fu c h i a m a t o sul palcoscenico p e r difendersi, fu bersagliato da u n a g r a n d i n e di m o n e t i n e che volevano dire: «Venduto». I n v a n o Serrati, p e r dargli m o d o di p a r l a r e , si sbracciava a chiedere silenzio. T e r r e o in volto e m à d i d o di s u d o r e , Mussolini riuscì solo a far t r a u d i r e qualche frase smozzicata: «Sono p r o n t o a sottom e t t e r m i a qualsiasi c o m m i s s i o n e d'inchiesta... S o n o e rim a n g o un socialista...» Alla fine, a l z a n d o la voce fino a d o m i n a r e il t u m u l t o , g r i d ò : «Voi c r e d e t e di p e r d e r m i . V'illud e t e . Voi m i o d i a t e p e r c h é m i a m a t e ancora...» L e u l t i m e parole si p e r s e r o fra urli e sghignazzate. C i n q u e giorni d o p o la Direzione si riunì al g r a n complet o p e r e s a m i n a r e i l caso. Alcuni p r o p o s e r o d i s o t t o p o r r e Mussolini a inchiesta, ma l'espulsione e r a o r m a i decisa: r e stava solo da sceglierne la motivazione. Zerbini ed altri chiesero che venisse p r o n u n c i a t a p e r indisciplina. Ma Serrati e la Balabanoff furono irremovibili e trascinarono la maggioranza: Mussolini veniva radiato p e r «indegnità morale». U n a c e r t a r e a z i o n e in s e n o alla «base» ci fu. Al Circolo C a t t a n e o 300 giovani socialisti s e c e s s i o n a r o n o d a l p a r t i t o , altri g r u p p i in L o m b a r d i a e R o m a g n a p r e s e r o le p a r t i del «perseguitato» sino a farsi espellere. Ma il g r a n d e scisma in cui forse Mussolini aveva s p e r a t o n o n ci fu: la forza coagulante che s e m p r e sprigionano i partiti di massa ebbe la m e glio e p i a n o p i a n o riassorbì p a r e c c h i di q u e i t r a n s f u g h i . Plausi e a d e s i o n i p i o v v e r o invece da altri g r u p p i . A n o m e della Voce, Prezzolini gli telegrafò: «Partito socialista ti espelle, Italia ti accoglie», Salvemini gl'invio un caldo messaggio, e tutta la s t a m p a dell'interventismo di sinistra - radicale, rep u b b l i c a n o e socialista riformista - si schierò c o m p a t t a in suo favore. P a r t i c o l a r m e n t e entusiasta fu il Fascio Rivoluzio46
nano di Azione Internazionalista che si e r a costituito ad o p e r a dei sindacalisti c o r r i d o n i a n i . Sicché Mussolini m a n t e n n e i suoi galloni di Generale, ma di un altro esercito. Alcuni suoi a p o l o g e t i scrissero p i ù t a r d i c h e fu q u e s t o esercito a trascinare, sotto il suo c o m a n d o , l'Italia in g u e r r a . Q u e s t o è falso. Sotto la b a n d i e r a dell'interventismo si schierava un coagulo di forze disparate che n o n riuscirono mai a fondersi, e che si p o s s o n o a g g r u p p a r e in tre blocchi. Il p i ù consistente e a g g u e r r i t o era quello di destra, d o m i n a t o dai nazionalisti, che avevano il loro b a r d o in D'Annunzio. Le sue schiere n o n e r a n o n u m e r o s e , m a p o t e v a n o c o n t a r e sull'appoggio di b u o n a p a r t e della cultura e dei giornali che esercitavano la più forte influenza sull'opinione pubblica m o d e r a ta, Corriere della Sera in testa. Esso voleva la g u e r r a n o n tanto p e r il riscatto delle p r o v i n c e i r r e d e n t e , q u a n t o p e r la p r o mozione dell'Italia al r a n g o di G r a n d e Potenza militare e coloniale. Poi c'era il blocco di c e n t r o , costituito dai socialisti riformisti di Bissolati, dai radicali e da u n a p a r t e dei r e p u b blicani che vedevano nell'intervento la difesa degl'ideali democratici, in o m a g g i o ai quali essi r i n u n z i a v a n o a qualsiasi annessione di t e r r e etnicamente n o n italiane. Terzo, il blocco di sinistra, cui facevano c a p o la frazione p i ù estremista dei repubblicani, gli anarchici dissidenti e i Fasci di azione che, in omaggio al concetto sorelliano della «violenza levatrice della Storia», v e d e v a n o nella g u e r r a il p r o l o g o e lo s t r u m e n t o di u n a rivoluzione c h e spazzasse via la vecchia Italia e tutte le sue istituzioni, a cominciare dalla Monarchia. Il popolo d'Italia p r e s e subito le distanze dai nazionalisti che a loro volta n o n r i c o n o b b e r o mai in Mussolini un loro alleato, e anzi lo t r a t t a r o n o s e m p r e c o n avversione e diffidenza. Ma s e p p e abilmente conciliare le tesi di tutto l'interv e n t i s m o d e m o c r a t i c o , di c e n t r o e di sinistra, c h e n o n disponeva di altro quotidiano. Così egli si trovò accanto ai Bissolati, ai B o n o m i , ai Cabrini che tre a n n i p r i m a aveva fatto espellere dal partito, e che furono i p r i m i a tendergli la man o . Q u e s t o coacervo di forze ebbe certo la sua i m p o r t a n z a 47
p e r l'entrata dell'Italia in g u e r r a in q u a n t o r o m p e v a il fronte della sinistra pacifista, ma n o n ne fu l'elemento decisivo: l'uditorio a cui si rivolgeva, le masse socialiste e cattoliche, r i m a s e r o s o r d e ai suoi appelli a n c h e p e r c h é c o m p o s t e in g r a n p a r t e di analfabeti. D'Annunzio e il Corriere della Sera, che si r i v o l g e v a n o alla b o r g h e s i a , p e s a r o n o m o l t o p i ù di Mussolini, il quale d o v e t t e t r o v a r e in q u e s t o la verifica del suo vecchio c o n v i n c i m e n t o che a c o n t a r e e r a n o solo le minoranze. Fra i collaboratori del Popolo d'Italia c'era di tutto, da Prezzolini a P a p i n i a N e n n i a Maria Rygier, ma il g r u p p o p i ù c o m p a t t o e r a quello dei sindacalisti, capeggiati da Panunzio e Lanzillo. C'era u n o dei maggiori poeti del t e m p o , U m b e r to Saba. E c'era a n c h e , p i ù piacevole e m e n o i n g o m b r a n t e della Balabanoff, u n a bella e b r e a dai capelli rossi: M a r g h e rita Sarfatti, c h e al d i r e t t o r e n o n p r e s t a v a soltanto la sua p e n n a . Salvemini n o n si era a r r u o l a t o nella pattuglia, ma la secondava v i g o r o s a m e n t e dal di fuori, c o m e facevano Corridoni e De Ambris. Mussolini t e n n e la rotta polemizzando a s p r a m e n t e sia coi nazionalisti che coi socialisti, passati subito all'attacco sul solito r i t o r n e l l o : «Chi paga?» E r a u n a v o l g a r e c a l u n n i a cui Mussolini rispose con u n a c a l u n n i a n o n m e n o volgare: ris f o d e r a n d o c o n t r o S e r r a t i la vecchia accusa di s p i o n a g g i o lanciatagli dagli anarchici. Egli ebbe a n c h e d u e duelli, con M e r l i n o e con Treves. Verso il g o v e r n o S a l a n d r a , a s s u n s e u n a posizione di stimolo, ma a n c h e di sostanziale a p p o g g i o . S e c o n d ò i Fasci di azione rivoluzionaria nel loro tentativo di f o n d e r e sotto la loro b a n d i e r a tutto l'interventismo di sinistra. Ma q u a n d o questo decise di forzare la m a n o al govern o p r o v o c a n d o u n i n c i d e n t e alla f r o n t i e r a c o n l'Austria, Mussolini lo richiamò al senso della realtà. «Dire che noi far e m o la rivoluzione p e r o t t e n e r e la g u e r r a , è dire u n a cosa che n o n p o t r e m o m a n t e n e r e : n o n ne a b b i a m o la forza.» E caldeggiò la r e d a z i o n e di un d o c u m e n t o con cui tutti gl'in48
terventisti di sinistra, fascisti e sindacalisti compresi, s'impeg n a v a n o a s o s t e n e r e a n c h e la M o n a r c h i a se questa si fosse decisa a c o n d u r r e l'Italia all'intervento. Via via che si avvicinava il «Maggio radioso», la sua polemica coi nazionalisti s'intiepidiva, m e n t r e quella contro i socialisti e i giolittiani assumeva toni s e m p r e più aspri. «Tu mi chiedi cinque righe di prosa p e r Giolitti - scrisse a Prezzolini -. Ecco: io vorrei somministrargli cinque palle di revolver allo stomaco.» Il 6, sotto il titolo E l'ora, dedicò un entusiastico c o m m e n t o al discorso di D ' A n n u n z i o a Q u a r t o . E q u a n d o Salandra, che in tutta segretezza si e r a già i m p e g n a to a L o n d r a con gli Alleati a dichiarare la g u e r r a , accorgendosi che il P a r l a m e n t o e r a in m a g g i o r a n z a neutralista, diede le dimissioni, Mussolini uscì con questo appello: «Popolo di Milano, a te la parola. O c c u p a le strade e le piazze. II tuo grido sia: o g u e r r a o rivoluzione». Ma era disfatto p e r c h é alla rivoluzione n o n ci credeva, e parlava perfino di suicidio. Poi il Re riconfermò Salandra, la g u e r r a fu dichiarata, e col o r o c h e l'avevano voluta c i a n d a r o n o , d a C o r r i d o n i allo stesso Bissolati che, m a l g r a d o i suoi quasi s e s s a n t a n n i , si arr u o l ò c o m e sergente fra gli alpini. Mussolini a v r e b b e voluto s e g u i r n e l'esempio, ma la sua d o m a n d a di r i c h i a m o fu a c c a n t o n a t a . Subito i socialisti ne approfittarono p e r lanciare c o n t r o di lui un n u o v o ritornello: «Armiamoci e partite». Ma ancora u n a volta si trattava di calunnia. Mussolini aveva scomodato tutti i suoi amici di Roma p e r o t t e n e r e il richiamo. Lo Stato Maggiore era ostile ai volontari, e s p e c i a l m e n t e a quelli di o r i g i n e socialista, che considerava agenti d ' i n q u i n a m e n t o p e r la t r u p p a . Per rivestire il g r i g i o v e r d e , egli d o v e t t e a s p e t t a r e la mobilitazione della sua classe, che avvenne alla fine di agosto. Al fronte, s e c o n d o i suoi apologeti, Mussolini si sarebbe c o m p o r t a t o da eroe; secondo i suoi detrattori, da imboscato o quasi. Il più fedele alla verità è stato lui stesso, nel Diario che pubblicò a p u n t a t e nel suo giornale. Atti di g r a n valore n o n ne compì, forse anche p e r c h é gliene m a n c ò l'occasione. 49
Ma fu un b u o n soldato, coraggioso e disciplinato. I galloni di caporal m a g g i o r e n o n gli furono di certo concessi p e r un r i g u a r d o alla sua p e r s o n a . U n a circolare di C a d o r n a raccom a n d a v a di t e n e r e sotto stretta sorveglianza gl'interventisti socialisti, che oltre alla diffidenza dei C o m a n d i subivano l'ostilità d e i c o m p a g n i . La sua d o m a n d a di a m m i s s i o n e a un corso p e r allievi ufficiali v e n n e respinta, e un g i o r n o egli si sentì a p o s t r o f a r e d a u n fante i n questi t e r m i n i : «Ho u n a b u o n a notizia d a darti: h a n n o ammazzato C o r r i d o n i . C i h o gusto. C r e p i n o tutti questi interventisti!» Q u e s t o era lo stato d ' a n i m o che r e g n a v a nelle trincee. Alla fine di febbraio del '17 un lanciabombe scoppiò vicino a lui, e u n a g r a g n u o l a di schegge lo investì. Gli se ne conficcarono in t u t t e le p a r t i del c o r p o , ma specialmente nelle g a m b e , sicché arrivò all'ospedale quasi dissanguato. Le pinze del c h i r u r g o d o v e t t e r o lavorare a l u n g o p e r estrargliele, e solo d o p o un paio di mesi p o t è ricominciare a c a m m i n a r e , ma con le grucce. In g i u g n o fu c o n g e d a t o p e r invalidità, e p o t è riprendere il suo posto alla direzione del giornale. Era t e m p o p e r c h é , senza di lui, Il popolo d'Italia aveva p e r s o smalto e lettori, e a n c h e la sua linea politica aveva subito parecchie oscillazioni. Mussolini lo rimise sulla sua rotta origin a r i a di o r g a n o d e l l ' i n t e r v e n t i s m o d e m o c r a t i c o , e ve lo m a n t e n n e sino a C a p o r e t t o . Alla disfatta militare egli fu tra i pochi che s e p p e r o r e a g i r e senza p e r d e r e la testa né c a d e r e nell'isterìa. Ma a n c h e in lui il contraccolpo ideologico fu violento. C o m e n o t a g i u s t a m e n t e De Felice, fin allora egli e r a rimasto un socialista, sia p u r e «dormiente». O r a dal socialismo cominciò a staccarsi forse a n c h e p e r c h é l'esperienza di trincea gli aveva dimostrato l'impossibilità di far breccia nelle masse. L'unica carta su cui p o t e v a p u n t a r e e r a n o i combattenti che, u n a volta congedati, avrebbero avuto i loro valori da difendere e loro rivendicazioni da avanzare. La sterzata in questa n u o v a direzione fu lenta, ma contin u a . C a l d e g g i a n d o il p r o g e t t o di a s s e g n a r e in p r o p r i e t à le 50
t e r r e ai futuri r e d u c i c o n t a d i n i , scriveva: «È t e m p o che la Patria offra ai c o m b a t t e n t i l'attestazione della sua riconoscenza e della sua fiducia». E questo era perfettamente inton a t o alla sua p r e c e d e n t e linea socialista. Ma, a g g i u n g e v a , p e r assicurare alle masse rurali questo beneficio, ci vuole la vittoria. E la vittoria richiede il massimo sacrificio, anche di certe libertà. «Un conto è la democrazia; un conto è la cond o t t a d e m o c r a t i c a , o piuttosto p a r l a m e n t a r e della g u e r r a : la p i ù sublime delle stupidità umane» In t e m p o di g u e r r a , R o m a d e m o c r a t i c a accettava la dittatura.» Il 1° agosto del '18, q u a n d o o r m a i il fiato degli austriaci inchiodati sul Piave cominciava a farsi c o r t o , dalla testata del Popolo d'Italia s c o m p a r v e il sottotitolo: «Quotidiano socialista», e fu rimpiazzato da quello di: « Q u o t i d i a n o dei c o m b a t t e n t i e dei p r o d u t t o r i » . Nell'articolo di fondo il direttore spiegava così il c a m b i a m e n t o : «Quel socialista che figurava in testa al giornale aveva senso nel 1914 e voleva dire che nel 1914 si poteva essere socialisti - nel vecchio senso della parola - e nello stesso t e m p o favorevoli alla g u e r r a . Ma in seguito la parola socialista e r a d i v e n t a t a anacronistica. N o n mi diceva p i ù n i e n t e . Offriva anzi tutti gl'inconvenienti della possibile confusione con gli altri...» C'è chi v e d e , in q u e s t o m u t a m e n t o di divisa, un fatto traumatico, un r i n n e g a m e n t o , u n a r o t t u r a di Mussolini col suo passato. Noi c r e d i a m o che sia più esatto p a r l a r e di un suo r i t o r n o alle origini. Mussolini n o n fu mai un vero socialista. Anche q u a n d o spiccava nel partito come figura di primo piano, n o n lo amava e ne disprezzava gli altri dirigenti. Usava q u e s t a qualifica c o m e un'etichetta d i c o m o d o p e r c o n q u i s t a r e le masse, alle cui sorti era del tutto insensibile - c o m e aveva b e n visto la Balabanoff - e che gl'interessavano soltanto c o m e «materiale rivoluzionario» p e r la conquista del p o t e r e , il suo p o t e r e . Q u a n d o si avvide - e se ne avvide in trincea - ch'esse n o n potevano essere usate n e m m e n o p e r questo p e r c h é di potenziale rivoluzionario n o n ne avevano, r i t o r n ò alla sua vera matrice ch'era quella anarco-sin51
dacalista e superomista, cioè al solito miscuglio di Nietzsche e di Sorel. Di lì e r a v e n u t o . E lì tornava. P r o b a b i l m e n t e alla sterzata c o n t r i b u ì a n c h e u n motivo più p e d e s t r e : le difficoltà economiche in cui II popolo d'Italia si dibatteva. Subito d o p o il cambio del sottotitolo, c o m p a r v e sul g i o r n a l e m o l t a pubblicità. E r a il r i n g r a z i a m e n t o dei « p r o d u t t o r i » all'ex-socialista c h e riconosceva le loro b e n e m e r e n z e e la legittimità dei loro interessi. E fra di essi i più solleciti furono i fratelli P e r r o n e , che d o m i n a v a n o i potenti g r u p p i della «Ansaldo» e della B a n c a I t a l i a n a di S c o n t o . L'Ansaldo aveva fabbricato e v e n d u t o al g o v e r n o p i ù di u n dicimila c a n n o n i , q u a t t r o m i l a a e r o p l a n i e quasi cento navi da g u e r r a , ricavando da queste forniture profitti p r o p o r z i o nati, o forse s p r o p o r z i o n a t i . C h e q u a l c h e briciola di questi profitti sia finita n o n nella tasca di Mussolini ( l ' u o m o era, p e r s o n a l m e n t e , inaccessibile al d e n a r o ) , ma nelle e s a n g u i casse del suo giornale, è stato detto, ma n o n è stato provato. Di p r o v a t o c'è solo la massiccia pubblicità che le aziende Ansaldo cominciarono a fare sul Popolo d'Italia. Ma ancora u n a volta n o n c a d i a m o in abbaglio. Mussolini n o n cambiò rotta p e r o t t e n e r e soldi. O t t e n n e soldi p e r c h é aveva cambiato rotta. Q u e s t o c a m b i a m e n t o lo avrebbe o p e r a t o a n c h e se n o n ci fosse stato da g u a d a g n a r e nulla: glielo dettavano il fiuto e il calcolo politico, sua unica e s u p r e m a bussola. La vittoria colse di s o r p r e s a a n c h e lui. Ai p r i m i di ottob r e aveva scritto che bisognava p r e p a r a r s i a un altro a n n o di g u e r r a e che n o n i m p o r t a v a se questa si fosse decisa sui c a m p i di battaglia francesi invece che su quelli italiani. Era quello che p e n s a v a n o a n c h e Diaz e Badoglio che n o n volev a n o p r e n d e r e l'offensiva. Ma subito si c o n t r a d d i s s e : bisognava «restituire Caporetto», e la vittoria doveva essere italiana. N o n se l'aspettava così r a p i d a e facile. Q u a n d o v e n n e , scrisse t r i o n f a l m e n t e che n e s s u n altro esercito ne aveva rip o r t a t a di così vaste p r o p o r z i o n i . Ma sotto i toni trionfalistici covava l'assillo di un dopo, a cui n o n e r a p r e p a r a t o . Il s u o p r i m o t e n t a t i v o fu di c o a g u l a r e i n t o r n o a sé e al 52
suo g i o r n a l e t u t t o l ' i n t e r v e n t i s m o sia di d e s t r a che di sinistra, e p e r realizzarlo lanciò il p r o g e t t o di u n a Costituente che, sotto l'egida degli ex-combattenti avrebbe d o v u t o porre su n u o v e basi la società italiana facendovi largo p o s t o ai l a v o r a t o r i . F u u n e r r o r e . I l fronte i n t e r v e n t i s t a o r m a i e r a r o t t o , e p e r ricucirne i t r o n c o n i - quello nazionalista, c o n servatore e m o n a r c h i c o , e quello democratico, progressista e r e p u b b l i c a n o -, n o n bastava i g n o r a r e il p r o b l e m a istituzionale, c o m e faceva Mussolini. La p r o p o s t a c a d d e , e Mussolini rimase un G e n e r a l e alla ricerca di un esercito. I p r i m i a fornirgli reclute furono i futuristi, che da movim é n t o c u l t u r a l e stavano t e n t a n d o di trasformarsi in movim e n t o politico senza tuttavia riuscire a coagulare in un p r o g r a m m a i l o r o c o n t r a d d i t t o r i impulsi. I n c o m u n e a v e v a n o solo il p a s s a t o d'interventisti e valorosi c o m b a t t e n t i . Per il resto, c'era di tutto, dal nazionalismo al sovversivismo a n a r chico, t e n u t i i n s i e m e da un attivismo fine a se stesso: n o n p e r n u l l a il l o r o m o t t o e r a marciare, non marcire. Essi p e r ò e r a n o riusciti a legare al loro c a r r o gli arditi che t o r n a v a n o dalle t r i n c e e c o n la nostalgia della violenza, e b e n decisi a p e r p e t u a r l a . I fasci n a c q u e r o dalla l o r o fusione. Nel febbraio del ' 19 ce n ' e r a n o già u n a ventina. Per i futuristi e p e r il loro capo Marinetti, Mussolini n o n aveva m a i avuto molta simpatia: li considerava p o c o m e n o che ciarlatani, a n c h e se dal '15 in poi li aveva trattati da alleati e di loro si e r a avvalso nella c o m u n e lotta p e r l'interv e n t o . C o n gli arditi invece aveva stabilito fin d a p p r i n c i p i o b u o n i r a p p o r t i , tanto che aveva a n c h e p a r t e c i p a t o ad alcune l o r o a d u n a t e . Il p a t t o fra loro si saldò IT 1 g e n n a i o del T 9, in occasione del discorso di Bissolati alla Scala. Mussolini nutriva p e r Bissolati un affetto, fra i cui ingredienti forse c'era a n c h e il rimorso. Sette a n n i p r i m a e r a stato lui a farlo scacciare dal partito socialista al t e r m i n e di u n a v e e m e n t e requisitoria in cui lo aveva tacciato di t r a d i t o r e . Poi si e r a n o ritrovati sulla barricata interventista, e Bissolati n o n solo gli aveva p e r d o n a t o l'aggressione, ma lo aveva an53
che efficacemente aiutato a s u p e r a r e le sue difficoltà. Ma olt r e a q u e s t o c'era a n c h e il rispetto che l ' u o m o ispirava p e r quelle alte qualità m o r a l i che facevano di lui l'incontestato leader dell'interventismo democratico. Pochi g i o r n i p r i m a , Bissolati si e r a dimesso da Ministro p e r protesta c o n t r o O r l a n d o e S o n n i n o che insistevano p e r l'annessione della Dalmazia. Lo aveva fatto goffamente, da quel maldestro u o m o politico che era, senza fornirne i motivi, senza n e m m e n o i n f o r m a r n e i c o m p a g n i di p a r t i t o c h e infatti e r a n o rimasti al g o v e r n o . In t e r m i n i amichevoli, ma fermi, Mussolini lo aveva invitato a spiegarsi. E Bissolati aveva risposto i n d i c e n d o un comizio alla Scala. Di quella serata, Borgese fece nel suo Golia u n a ricostruzione forse un po' colorita dalla fantasia, ma sostanzialmente esatta. Palchi e platea e r a n o in m a n o ai bissolatiani. Ma il loggione era piantonato da futuristi e arditi. I dissensi cominciar o n o fin dalle p r i m e frasi, di cui Marinetti salutava la conclusione con u n o stentoreo amen! Presto urli e fischi soverchiarono la voce dell'oratore che si s m a r r ì e prese a leggere i suoi fogli senza più articolare i periodi, di furia, p e r sottrarsi il più presto possibile a quel martirio. A un tratto, fra le altre, egli distinse anche la voce sarcastica di Mussolini che gli gridava: «Rinunciatario!» Volgendosi ai vicini, m o r m o r ò : «No, lui no!» Poi, come annientato, ripose in tasca i fogli e uscì. Mussolini cercò in seguito di farsene p e r d o n a r e n o n lesinandogli p r o v e di stima e di affetto. Ma la sua partecipazione alla chiassata e r a stata calcolata. Aveva voluto r e n d e r e pubblica la sua r o t t u r a con l'interventismo democratico e la sua s a l d a t u r a coi fasci futuristi. Ma n o n si t r a t t a v a di u n a scelta di «destra», c o m e poi frettolosamente si disse. Futurismo e arditismo n o n e r a n o catalogabili secondo questa convenzionale terminologia p e r c h é d e n t r o il loro coacervo c'era, lo a b b i a m o già d e t t o , t u t t o e il c o n t r a r i o di t u t t o . Fra i suoi militanti ne r i t r o v e r e m o alcuni con D'Annunzio contro Mussolini, altri con gli «arditi del popolo» che t e n t e r a n n o di o r g a n i z z a r e u n o s q u a d r i s m o rosso c o n t r o quello n e r o , e d 54
altri ancora che si a r r u o l a r o n o sotto le b a n d i e r e repubblican e , fra le più impavide nella resistenza al fascismo. Il 2 m a r z o II popolo d'Italia indisse p e r il g i o r n o 23 u n a g r a n d e a d u n a t a di c o m b a t t e n t i ed ex-combattenti nella sede dell'Alleanza I n d u s t r i a l e e C o m m e r c i a l e in piazza S. Sepolcro a Milano. «Sarà u n ' a d u n a t a importantissima» diceva il c o m u n i c a t o . Il 9 l'invito fu r i p e t u t o , e stavolta motivato: «Il 23 m a r z o sarà creato l'antipartito, s o r g e r a n n o i Fasci di C o m b a t t i m e n t o c o n t r o d u e pericoli: q u e l l o m i s o n e i s t a d i destra e quello distruttivo di sinistra». Solo il 18 p e r ò Mussolini scese di p e r s o n a in lizza d e d i c a n d o a l l ' a v v e n i m e n t o un articolo che ne spiegava il significato: «Tenendoci fermi sul t e r r e n o dell'interventismo - né potrebb'essere altrimenti, essendo stato l'interventismo il fatto d o m i n a n t e della Nazione -, noi rivendichiamo il diritto e p r o c l a m i a m o il dovere di trasformare, se sarà inevitabile anche con metodi rivoluzionari, la vita italiana». In che senso volesse trasformarla n o n lo diceva, o lo diceva con parole che di senso ne avevano poco: «Noi vogliamo l'elevazione m a t e r i a l e e spirituale dei cittadini italiani», e via d i v a g a n d o . Il 21 v e n n e stilato l'atto di costituzione, e a firmarlo furono tre socialisti, o che si p r o c l a m a v a n o tali: Mussolini, F e r r a r i e F e r r a d i n i ; d u e sindacalisti: Michele Bianchi e Giampaoli; e d u e arditi: Vecchi e Meraviglia. L ' i n d o m a n i // popolo d'Italia a n n u n c i a v a c h e l'iniziativa aveva riscosso un e n o r m e successo e che le adesioni fioccavano. In realtà, c o m e risulta da un r a p p o r t o della polizia, i c o n v e n u t i a quella c e r i m o n i a di b a t t e s i m o , di cui p e r v e n t ' a n n i tutta l'Italia fu costretta a festeggiare s o l e n n e m e n te la r i c o r r e n z a , n o n f u r o n o p i ù di t r e c e n t o , a n c h e se poi l'onore di avervi partecipato fu rivendicato da parecchie migliaia di p e r s o n e che in q u a l c h e m o d o r i u s c i r o n o a farselo riconoscere. Il g r u p p o più c o m p a t t o e r a quello dei sindacalisti e degli anarchici che d u r a n t e la c a m p a g n a p e r l'intervento avevano dato vita ai Fasci di azione rivoluzionaria sotto le b a n d i e r e di C o r r i d o n i e De Ambris. Un altro g r u p p o 55
e r a quello d e i «trinceristi», fra i quali spiccavano n a t u r a l m e n t e gli arditi. Poi c'era la pattuglia dei futuristi, g u i d a t a p e r s o n a l m e n t e da M a r i n e t t i . E infine un c e r t o n u m e r o di avventizi, transfughi da altri movimenti e partiti - tutti p e r ò di Sinistra -, fra i quali Farinacci. Dei l o r o n o m i n o n resta traccia p e r c h é già al p r i m o congresso dei Fasci, che si t e n n e d u e a n n i d o p o a F i r e n z e , questi n o m i e r a n o s c o m p a r s i , e anzi parecchi di essi figuravano nel c a m p o avversario. Gli u m o r i di questa assemblea si possono d e d u r r e dal discorso che t e n n e Mussolini, agli u m o r i sensibilissimo e semp r e p r o n t o a intonarvisi. Chiese l'abolizione del Senato, l'estensione del voto alle d o n n e , la convocazione di un'Assemblea nazionale che decidesse la forma istituzionale e in cui i Fasci a v r e b b e r o sostenuto la causa repubblicana, e u n a r a p p r e s e n t a n z a basata n o n p i ù sugl'interessi ideologici m a s u quelli di categoria professionale, cioè il r i t o r n o alla «corporazione». Ma il tutto in un t o n o così d e m a g o g i c a m e n t e p o pulista c h e al suo c o n f r o n t o Michele Bianchi, c h e p r e s e la parola d o p o di lui, s e m b r ò Cavour. // popolo d'Italia p a r l ò di g r a n d e successo e scrisse c h e i Fasci si stavano diffondendo p e r tutto il Paese. In realtà dall ' a d u n a t a di S. Sepolcro n o n e r a uscito nulla di c o n c r e t o e q u a n t o alla diffusione dei Fasci, alla fine di q u e l l ' a n n o 1919, c o n t a v a n o i n t u t t a l a p e n i s o l a m e n o d i mille a d e r e n t i . L o stesso Mussolini, cui d ' a l t r o n d e n o n e r a stata riconosciuta n e s s u n a qualifica di capo, lo considerò un fiasco, e lo d i m o stra lo scarso interesse con cui ne seguì gli sviluppi. Se il Fascio ne e b b e sul p i a n o ideologico, q u e s t o fu d o v u t o n o n a lui, ma a De Ambris. De Ambris n o n aveva partecipato alla serata, e n e m m e n o in seguito fece atto di a d e s i o n e , r i t e n e n d o l a incompatibile con la sua carica nella usi, che s t a t u t a r i a m e n t e vietava l'app a r t e n e n z a a organizzazioni politiche. Ma nella sua rivista Rinnovamento egli a p p o g g i ò a p e r t a m e n t e il Fasciole insieme a Lanzillo e a P a n u n z i o cercò di dargli un c o n t e n u t o p r o g r a m m a t i c o che p r e v e d e v a la nazionalizzazione delle B a n 56
che, u n f i s c o s p i e t a t a m e n t e livellatore, l ' e s p r o p r i a z i o n e d i t u t t a l a t e r r a n o n coltivata d i r e t t a m e n t e dal p r o p r i e t a r i o , quella dei profìtti industriali, delle case ad affitto, e dei patrimoni superiori ad un certo a m m o n t a r e . I n s o m m a , il colpo di grazia al capitalismo. Mussolini n o n mosse obbiezioni s e m p l i c e m e n t e p e r c h é n o n c r e d e v a all'attuabilità d i u n simile p r o g r a m m a , c h e avrebbe richiesto u n a mobilitazione di masse, o r m a i inquad r a t e e congelate nei d u e g r a n d i partiti, quello socialista e quello p o p o l a r e . Si dice che in questo p e r i o d o egli fece qualche tentativo di riavvicinamento ai socialisti. Ma è u n a voce basata su elementi molto labili. E c o m u n q u e questo tentativo, a n c h e se ci fu, d u r ò poco, fino al 15 aprile del '20. Q u e l g i o r n o i socialisti a v e v a n o i n d e t t o all'Arena un g r a n d e comizio d i p r o t e s t a p e r c h é i n u n conflitto d i d u e giorni p r i m a con la polizia, c'erano scappati un m o r t o e alcuni feriti. Nazionalisti, arditi e allievi ufficiali i n s c e n a r o n o u n a c o n t r o d i m o s t r a z i o n e nelle vie del c e n t r o d o v e si scont r a r o n o coi r e d u c i dell'Arena. Li a g g r e d i r o n o a bastonate, li misero in fuga, poi assalirono la sede dell'Avariti! e la devastarono. Esercito e polizia fecero poco p e r i m p e d i r e il tafferuglio, al t e r m i n e del quale r e s t a r o n o sul selciato tre morti e u n a q u a r a n t i n a di feriti. L'episodio, il p r i m o di controffensiva squadrista organizzata, fece e n o r m e i m p r e s s i o n e in tutta Italia, le organizzazioni dei lavoratori b a n d i r o n o lo sciopero generale, e gli arditi dovettero m o n t a r e la g u a r d i a a r m a t a alla loro sede, che p e r questo da allora si chiamò // covo. Nell'accaduto, Mussolini n o n aveva responsabilità, e forse in cuor suo lo d e p r e c ò . Ma sul giornale dovette a p p r o v a r l o definendolo «movimento s p o n t a n e o di folla, m o v i m e n t o di combattenti, di p o p o l o , stufi del ricatto leninista», p e r n o n r o m p e r e con gli unici alleati di cui in quel m o m e n t o disponeva. Ma questo implicava la rinunzia a qualsiasi speranza di proselitismo nelle masse socialiste, rigettate dal s a n g u e fra le braccia del loro p a r tito. C e r c ò di r i a g g a n c i a r e gl'interventisti democratici, ma 57
questi n o n gli avevano p e r d o n a t o la gazzarra inscenata alla Scala contro il loro idolo. A trarlo da quella situazione c h e s e m b r a v a senza uscita fu la questione fiumana. Alla conferenza della pace di Parigi, i nostri r a p p r e s e n t a n t i O r l a n d o e S o n n i n o avevano ricev u t o dal P r e s i d e n t e a m e r i c a n o Wilson un secco no alla richiesta della Dalmazia, promessaci dal patto di L o n d r a del '15, e di Fiume che si era aggiunta alle altre pretese italiane p e r p r o n u n c i a m e n t o dei suoi stessi abitanti. V e d e n d o vane le loro insistenze, avevano a b b a n d o n a t o il consesso, convinti che questo li avrebbe richiamati, ed e r a n o rientrati a Roma, dove u n a folla ubriaca di parole e avida di gesti teatrali, li aveva accolti c o m e trionfatori. E r a n o soltanto degli sconfitti, e p i u t t o s t o malaccorti p e r c h é fu subito c h i a r o che gli Alleati e r a n o decisi a concludere anche senza di noi e a nostre spese. Mussolini, che fin allora aveva s e m p r e sostenuto, sia p u re criticamente, O r l a n d o , p l a u d ì alla sua i n c a u t a ritirata e chiese a g r a n voce che l'Italia procedesse di forza all'annessione di F i u m e e della Dalmazia. E q u a n d o O r l a n d o invece t o r n ò con la coda fra le g a m b e a Parigi, r u p p e con lui e lo attaccò ferocemente. C o m e in seguito dimostrò, n o n a r d e v a affatto di e n t u s i a s m o p e r la Dalmazia. Ma sulla rivendicazione di Fiume anche l'interventismo democratico e r a u n a nime. E m e t t e n d o s e n e alla testa, Mussolini usciva dall'isolamento. « Q u a n d o la diplomazia n o n avrà più niente da dire, parlerà qualcun altro, e sarà il p o p o l o fiumano e, accanto, tutto il p o p o l o italiano» scrisse, riecheggiando alcune dichiarazioni di D ' A n n u n z i o , che p r o p r i o sulla q u e s t i o n e di F i u m e si p r e p a r a v a a r i e n t r a r e in scena da p r o t a g o n i s t a . Mussolini gl'invio un t e l e g r a m m a di plauso e poi u n a lettera in cui dic h i a r a v a di m e t t e r s i «ai suoi o r d i n i » . Il Poeta gli r i s p o s e : «Sono p r o n t o . Siamo p r o n t i . La p i ù g r a n d e battaglia incomincia e io vi dico che a v r e m o la nostra quindicesima vittoria». Il 23 g i u g n o i d u e uomini s'incontrarono a Roma. Del 58
loro colloquio n o n è rimasta nessuna testimonianza. Ma dal seguito degli a v v e n i m e n t i s e m b r a d i p o t e r d e s u m e r e c h e , a n c h e s e s'intesero sul d a farsi, n o n p r o v a r o n o l ' u n o p e r l'altro nessun t r a s p o r t o . L'incontro col Poeta riabilitò Mussolini agli occhi dei nazionalisti. Per la prima volta essi gli dettero dei segni di simpatia, dei quali egli si mostrò più imbarazzato che lusingato. Il suo sogno restava quello di r i c o m p o r r e i n t o r n o a sé il vecchio fronte delle sinistre interventiste. E il m o m e n t o sembrava favorevole. Anch'esse e r a n o schierate p e r F i u m e . E anch'esse erano ben decise ad opporsi al g r a n d e sciopero - il cosiddetto scioperissimo - che i socialisti avevano in a n i m o di b a n d i r e in tutti i Paesi dell'Occidente p e r protestare contro gli aiuti che questi m a n d a v a n o agli eserciti russi fedeli allo Zar in rivolta contro il regime di Lenin. Per di più Nitti, salito al potere dopo la caduta di O r l a n d o , aveva indetto p e r n o v e m b r e le elezioni generali, che solo facendo blocco le sinistre interventiste potevano affrontare con qualche possibilità di successo. Ancora u n a volta, Mussolini ci si p r o v ò , e carte da giuocare ne aveva. Ispirato c o m ' e r a da De Ambris, il p r o g r a m ma del Fascio n o n differiva molto da quelli della usi e della UIL, e n e m m e n o da quello repubblicano. Le trattative si avv i a r o n o b e n e , e n e l c u o r e dell'estate p a r v e r o d e s t i n a t e al successo. Ma su un p u n t o l ' a c c o r d o si rivelò impossibile: l'inclusione di Mussolini nella lista da p r e s e n t a r e agli elettori. Il suo n o m e , dissero quelli dell'usi, ci alienerebbe le simp a t i e d e i socialisti s c o n t e n t i d e l loro p a r t i t o , m a n o n p e r questo disposti a schierarsi col «traditore». Q u e s t a fu, p e r Mussolini, u n a svolta decisiva. Visto n a u fragare l'ultimo tentativo di riagganciarsi alla sinistra, n o n gli restava altra scelta che quella di destra, in direzione dei nazionalisti. D ' A n n u n z i o gliene forniva l'occasione. Il 12 il Poeta gli scrisse da Venezia: «Mio caro c o m p a g n o , il d a d o è tratto. Parto ora. Domattina p r e n d e r ò Fiume con le armi. S o s t e n e t e la C a u s a v i g o r o s a m e n t e d u r a n t e il conflitto...» L'indomani II popolo d'Italia titolò con un VIVA FIUME! a ca59
r a t t e r i di scatola, e s a t t a m e n t e c o m e i giornali nazionalisti. Anche p e r Mussolini sembrava che il d a d o fosse tratto. L'impresa di F i u m e l'abbiamo raccontata ne LTtalia di Giolitti, e n o n vogliamo ripeterci. Ma qui bisogna r i v e d e r l a dall'angolatura di Mussolini p e r c h é fu su questa partita che si giuoco la sua sorte. C o n t r a r i a m e n t e a q u a n t o in seguito scrissero i suoi a p o logeti, Mussolini n o n svolse n e l l ' i m p r e s a fiumana che u n a p a r t e di «spalla». Il colpo fu organizzato da un g r u p p o di irredentisti di osservanza nazionalista, fra cui p r i m e g g i a v a n o Giuriati e Host-Venturi. E riuscì grazie alla complicità delle t r u p p e dislocate nella zona, fra le quali il Poeta reclutò a n c h e p a r e c c h i v o l o n t a r i . Sia lui c h e i suoi consiglieri e r a n o convinti che quello s a r e b b e stato l'inizio di un vasto «pronunciamento» militare che avrebbe costretto alle dimissioni il g o v e r n o di Nitti e a p e r t o la strada a u n a marcia di D'Ann u n z i o su Roma. A questa eventualità Mussolini n o n credette mai. I p r i m i g i o r n i egli s o s t e n n e c a l o r o s a m e n t e l'iniziativa. Ma q u a n d o vide che l'Esercito, p u r s i m p a t i z z a n d o , n o n si m u o v e v a , e c h e nel Paese essa n o n p r o v o c a v a contraccolpi di e n t u s i a s m o che nelle esigue schiere nazionaliste, c o m p r e s e c h e il suo bersaglio politico era fallito, e cominciò a p r e n d e r e caut a m e n t e le distanze. D ' A n n u n z i o se ne avvide subito. «Svegliatevi! E vergognatevi anche - gli scrisse -. Voi t r e m a t e di p a u r a . E le vostre p r o m e s s e ? Bucate a l m e n o la p a n c i a che vi o p p r i m e , e sgonfiatela. Altrimenti v e r r ò io q u a n d o avrò c o n s o l i d a t o q u i il m i o p o t e r e . Ma n o n vi g u a r d e r ò in faccia.» Un cicchetto in p i e n a regola, u n o dei tanti che gì'inflisse, da s u p e r i o r e a subalterno. Mussolini salvò la faccia indic e n d o u n a sottoscrizione in favore di Fiume, che fruttò quasi t r e milioni di lire, e d i c h i a r a n d o s i p r o n t o a s e c o n d a r e il Poeta in u n a m a r c i a su Trieste e a n c h e p e r u n o sbarco di suoi fedeli in M a r c h e e R o m a g n a p e r sollevarvi le p o p o l a zioni e i s t a u r a r e la R e p u b b l i c a : un p r o g e t t o nel q u a l e ci 60
s e m b r a molto improbabile che credesse. Ma a l m e n o a p a r o le n o n poteva dissociarsene: a v r e b b e p e r s o la sua clientela ormai formata in g r a n d e m a g g i o r a n z a dai «fiumani». Il 7 o t t o b r e , a b o r d o di un a e r e o , r a g g i u n s e il Poeta, ed ebbe con lui un colloquio di d u e ore, cui n e s s u n o assistette. A q u a n t o p a r e egli riuscì a dissuadere D'Annunzio dal p r e n d e r e altre iniziative dicendogli che p r i m a conveniva vedere c o m e sarebbero a n d a t e le elezioni e che, a n c h e se l'insurrezione fosse riuscita, c'era il pericolo che a i m p a d r o n i r s e n e fossero i sovversivi, i quali avevano in p u g n o le masse e p o t e v a n o fargli fare la fine di Kerenski. Sulla via del r i t o r n o , dovette a t t e r r a r e p e r via del m a l t e m p o presso U d i n e dove i carabinieri lo f e r m a r o n o e lo c o n d u s s e r o al Q u a r t i e r Generale di Badoglio. Fu il p r i m o i n c o n t r o fra i d u e u o m i n i , al t e r m i n e del quale il G e n e r a l e riferì di aver trovato in Mussolini un interlocutore ragionevole e m o d e r a t o . Pochi g i o r n i d o p o si a p r ì a F i r e n z e il p r i m o c o n g r e s s o n a z i o n a l e dei Fasci. I d e l e g a t i d i c e v a n o di r a p p r e s e n t a r e o l t r e 40 mila a d e r e n t i . Ma si t r a t t a v a di p r o p a g a n d a : gli a d e r e n t i e r a n o m e n o della metà. Mussolini ne fu l'assoluto d o m i n a t o r e . Egli aveva l'arte, grazie al corto fraseggiato e al gesto p e r e n t o r i o , di a p p a r i r e d r a s t i c o e r i s o l u t o a n c h e q u a n d o , invece di a f f r o n t a r e i p r o b l e m i , li e v a d e v a . «Noi siamo degli a n t i p r e g i u d i z i a l i s t i , degli a n t i d o t t r i n a r i , d e i problemisti; n o n abbiamo pregiudiziali n é m o n a r c h i c h e n é repubblicane»: ch'era un m o d o di n o n dire nulla avendo l'aria di d i r e chissacché. Ma su u n a cosa fu esplicito: «D'Ann u n z i o n o n si m u o v e r à p e r c h é tutti gli eventi sono favorevoli a lui». C o m u n q u e , il p r o b l e m a n o n e r a lui, ma le elezioni. P e r f e t t a m e n t e conscio che, p r e s e n t a n d o s i da solo, il Fascio sarebbe a n d a t o incontro a un clamoroso fiasco, Mussolini si era b e n g u a r d a t o dal p r e n d e r e posizione p e r lasciarsi a p e r t e tutte le alleanze. Ancora u n a volta tentò quella con le sinistre interventiste, e a n c o r a u n a volta fallì. N o n gli restavano che gli arditi, i futuristi e i reduci di g u e r r a . A Milano 61
si scelse come c o m p a g n i di lista Marinetti, Podrecca, A r t u r o Toscanini, Lanzillo e F e r r a r i . Ai Fasci di t u t t e le altre città consentì di far blocco con chi volevano, s e c o n d o le convenienze locali. Ma risultò c h e quasi tutti a v e v a n o bloccato a destra, coi nazionalisti e coi liberal-conservatori. La c a m p a g n a elettorale fu d u r a . Q u a n d o n o n e r a n o vuote, le piazze in cui si svolgevano i comizi fascisti e r a n o ostili. L'incolumità degli oratori e r a affidata a un p u g n o di legionari fatti venire a p p o s i t a m e n t e da Fiume. Ma d'incidenti ce ne furono parecchi, e a Lodi ci scappò a n c h e il m o r t o . Il risultato fu in t o n o con questo p r e a m b o l o . Nella circoscrizione di Milano, su 270 mila voti, la lista capeggiata da Mussolini n o n ne raccolse n e a n c h e cinquemila. In tutta Italia, l'unico fascista che riuscì fu un certo Coda in Liguria. I socialisti, che avevano r i p o r t a t o un clamoroso successo assicurandosi b e n 156 seggi m e n t r e 100 e r a n o andati ai «popolari» di Don Sturzo, celebrarono i funerali di Mussolini p o r t a n d o n e in giro la bara. I fascisti r e a g i r o n o lanciando contro un corteo socialista dei p e t a r d i che p r o v o c a r o n o u n a diecina di feriti. D o p o u n a perquisizione, Mussolini, Marinetti, Vecchi e altri dirigenti v e n n e r o arrestati p e r detenzione di armi. Ma Nitti ne o r d i n ò subito la scarcerazione anche su sollecitazione del d i r e t t o r e del Corriere della Sera, Luigi Albertini che, p e r q u a n t o ostile ai fascisti, e anzi p r o p r i o p e r questo, comp r e n d e v a il v a n t a g g i o c h e questi a v r e b b e r o t r a t t o dalla «persecuzione». Mussolini scrisse a D ' A n n u n z i o u n a lettera in cui fra le righe si legge l'invito a riconoscere q u a n t o giusti fossero stati i suoi consigli di p r u d e n z a . Ma, aggiungeva, la situazione era m e n o n e r a di c o m e sembrava: solo, bisognava d a r tempo al Paese di r e n d e r s i conto che la n u o v a C a m e r a era peggiore di quella p r e c e d e n t e . D o p o d i c h é affidò il messaggio a De Ambris, r a c c o m a n d a n d o g l i di t e n e r e sotto sorveglianza il bollente e imprevedibile Poeta. A Fiume, De Ambris trovò un clima assai diverso da quello che si aspettava. Svanito il sogno del « p r o n u n c i a m e n t o » 62
militare e della Marcia su Roma, i nazionalisti avevano p e r so q u o t a , e fra i legionari si era fatta s t r a d a la s p e r a n z a di realizzare il colpo d'accordo coi socialisti. U n o di essi, Mario Carli, aveva pubblicato un opuscolo, II nostro bolscevismo, che t e r m i n a v a con queste parole: «Tra Fiume e Mosca c'è forse un oceano di t e n e b r e . Ma indiscutibilmente Fiume e Mosca sono d u e rive luminose. Bisogna, al p i ù p r e s t o , g e t t a r e un p o n t e fra queste d u e rive». L'appello e r a stato raccolto anche sull'altra s p o n d a . Oltre al sindacalista Giulietti, anche il vecchio irriducibile anarchico Errico Malatesta si dichiarava p r o n t o a mettersi agli ordini di D'Annunzio. E, cosa ancora p i ù incredibile, perfino L e n i n dichiarava c h e l'unico vero rivoluzionario italiano e r a D'Annunzio. Contagiato da questi u m o r i , De Ambris, ch'era a n d a t o a F i u m e p e r sorvegliare il Poeta, ne diventò invece il princip a l e c o l l a b o r a t o r e al p o s t o di Giuriati. Fu lui infatti p o c o d o p o a ispirargli e a r e d i g e r e quella curiosa Costituzione di Stato c o r p o r a t i v o che si c h i a m ò la «Carta del Q u a r n a r o » , che p r e t e n d e v a fare di F i u m e u n a specie di S p a r t a . D'Ann u n z i o vi a g g i u n s e soltanto degli svolazzi estetici intagliati nel suo solito gusto d e c a d e n t e . Per q u a n t o irritato, Mussolini si g u a r d ò b e n e dal d e n u n ciare q u e s t o «nuovo corso». Ma, p e r tagliargli la strada, rip r e s e con m a g g i o r violenza gli attacchi ai socialisti. La sua posizione si faceva s e m p r e più difficile. La Sarfatti racconta c h e o g n i t a n t o c a d e v a in p r e d a allo sconforto, p a r l a v a di v e n d e r e il giornale e di a n d a r e a g u a d a g n a r s i il p a n e all'estero come manovale o s u o n a t o r e di violino. La tiratura del Popolo declinava, alcuni r e d a t t o r i si dimisero ed egli n o n ebbe n e a n c h e di c h e p a g a r g l i la l i q u i d a z i o n e , i Fasci e r a n o d a p p e r t u t t o in crisi, dilaniati dalla lotta intestina fra gli elem e n t i di destra e quelli di sinistra. Sia p u r e a malincuore, Mussolini dovette decidersi a o p tare p e r u n a delle d u e a n i m e . Ma in realtà la scelta e r a già p r e g i u d i c a t a . D'istinto e vocazione, n o n c'è d u b b i o che fin allora egli e r a stato un u o m o di sinistra. Ma a sinistra n o n 63
aveva r i p o r t a t o che smacchi e delusioni. I n v a n o aveva cercato di ricucirne i n t o r n o a sé i litigiosi frammenti. L'ultimo colpo a questo tentativo lo aveva dato il fiasco elettorale. Gli e l e m e n t i di o r i g i n e socialista, sindacalista, a n a r c h i c a e r e pubblicana, fra i quali c'era a n c h e N e n n i che avevano form a t o il grosso dei p r i m i Fasci, ne avevano già secessionato. Per colmare questi vuoti, n o n c'era che da spalancare le porte a conversi di tutt'altra estrazione sociale e ideologica: studenti, ex-combattenti delle ultime leve desiderosi di p e r p e t u a r e l'«avventura», scampoli della piccola e m e d i a b o r g h e sia b e n p e n s a n t e e conservatrice che invece vedevano nel fascismo la «diga» c o n t r o la sovversione, e u n a crescente falange di spostati in cerca di torbido in cui pescare. Questa trasfusione di sangue, è difficile dire se Mussolini la provocò o l'accettò. Si p u ò solo d i r e che col suo istintivo o p p o r t u n i s m o , e con la scusa del «problemismo», egli aveva lasciato t a l m e n t e nel vago l'impalcatura ideologica del suo m o v i m e n t o da c o n s e n t i r e a ciascuno d ' i n t e r p r e t a r l o c o m e meglio gli conveniva: che fu la caratteristica del fascismo anche d o p o essere diventato r e g i m e . C o m u n q u e , q u a n d o nel maggio del '20 i Fasci t e n n e r o a Milano il loro secondo congresso, egli si trovò di fronte a u n a platea del tutto diversa da quella di piazza S. Sepolcro, e p e r riaffermare la sua p o sizione di capo dovette spostarsi sensibilmente a destra. Dei diciannove m e m b r i della vecchia direzione, tutta di sinistra, ne furono rieletti solo la metà, e i d u e più autorevoli - Marinetti e Vecchi - si dimisero subito d o p o . M e n t r e si svolgevano questi dibattiti, il g o v e r n o Nitti entrava in crisi e d o p o u n a breve agonia cedeva il posto a Giolitti. L'avvenimento colse di sorpresa Mussolini, che ancora u n a volta si trovava di fronte a u n a scelta scabrosa. Schierarsi contro il vecchio statista significava sfidare tutta l'Italia m o d e r a t a e b e n p e n s a n t e , che in lui vedeva u n a garanzia di o r d i n e e di normalità. Pronunciarsi a suo favore significava sfidare D ' A n n u n z i o , a n i m a t o d a u n inestinguibile r a n c o r e verso il «boia labbrone» che nel ' 15 aveva capeggiato la resi64
stenza neutralista. Ma fu la c o r r e n t e a rimorchiarlo. In molte città, a g e n d o di p r o p r i a iniziativa, i Fasci si misero a disposizione d e i c o m a n d i militari p e r i l m a n t e n i m e n t o dell'ordine. Era chiaro che i loro nuovi a d e p t i simpatizzavano col n u o v o g o v e r n o . Per p r e v e n i r n e le reazioni, Mussolini scrisse al Poeta u n a lettera in cui, descrivendogli a tinte apocalittiche la situazione i n t e r n a del Paese, gli diceva che creare difficoltà a Giolitti significava fare il gioco dei sovversivi, contro i quali le forze patriottiche n o n e r a n o in g r a d o di lottare da sole. E sul Popolo d i e d e , sia p u r e con qualche riserva, il b e n t o r n a t o al vecchio statista. U n a volta i n c a m m i n a t i su questa china, gli avvenimenti p r e c i p i t a r o n o . C'è chi dice c h e , fin d'allora, fra Giolitti e Mussolini si stabilì, a l m e n o tacito, un patto di collaborazione in senso reazionario. Q u e s t o n o n è vero. Giolitti d e p l o r ò e p u n ì molti Prefetti e Q u e s t o r i che accettavano la collabor a z i o n e dei fascisti e ne favorivano le violenze. Ma la cosa avveniva del t u t t o s p o n t a n e a m e n t e . E r a fatale che le forze dell'ordine simpatizzassero con chi nelle e m e r g e n z e le spalleggiava, e che dal canto loro tanti moderati, spaventati dal disoi-dine, v e d e n d o che i fascisti si schieravano con l'autorità costituita e ne venivano «coperti», corressero a ingrossare le loro fila. In p o c h i mesi il m o v i m e n t o che d o p o il clam o r o s o fiasco elettorale del '19 quasi tutti, e forse a n c h e lo stesso Mussolini, avevano d a t o p e r spacciato, e r a diventato abbastanza forte p e r p a s s a r e alla controffensiva. Le p r i m e o p e r a z i o n i di «squadra» si svolsero a R o m a c o n t r o l'Avanti! che v e n n e messo a sacco, e a Pola contro la sede delle organizzazioni slave che fu incendiata. Subito d o p o l a C o n f e d e r a z i o n e G e n e r a l e d e l L a v o r o tentò u n a p r o v a di forza con l'occupazione delle fabbriche, cui a d e r i r o n o anche l'usi e I ' U I L , le vecchie alleate di Mussolini. Questi t e n n e un atteggiamento a m b i g u o . Deplorò il gesto di violenza, ma nello stesso t e m p o d e n u n c i ò la s o r d i t à degli i m p r e n d i t o r i alle rivendicazioni. Era la stessa posizione assunta da Giolitti che si rifiutò d'intervenire nella diatri65
ba, e q u a n d o Agnelli gli chiese di far s g o m b e r a r e la Fìat con la forza, rispose: «Benissimo. Darò l'ordine all'artiglieria di b o m b a r d a r l a » . Il fatto è che i Fasci stavano c e r c a n d o di organizzare dei «sindacati nazionali» in cui raccogliere i t r a n sfughi delle organizzazioni socialiste, e q u i n d i n o n volevano disgustarsi gli operai. Era l'ultimo soprassalto dell'anima socialista di Mussolini. Egli fece anche delle a p e r t u r e a Buozzi, il capo dei metalmeccanici. Ma come al solito, senza esito. L'intesa fra Mussolini e Giolitti si saldò sul p r o b l e m a di Fiume. Sviluppando la m a n o v r a , già iniziata da Nitti, di accostamento alla Jugoslavia, Giolitti stava p e r concludere con questa l'accordo di Rapallo che finalmente risolveva le scottanti p e n d e n z e fra i d u e Paesi: l'Italia avrebbe rinunziato alla Dalmazia, m e n o Zara e alcune isole, m e n t r e la Jugoslavia avrebbe riconosciuto a F i u m e lo status di «città libera». Bisognava d u n q u e che D ' A n n u n z i o se ne ritirasse, o ne venisse sloggiato con la forza. In questo secondo caso, Giolitti sapeva che n o n c'era da t e m e r e grossi contraccolpi nel Paese, ormai stanco delle bravate del Poeta e desideroso solo di normalizzazione. L'unico che poteva farne un pretesto di disordini e r a Mussolini, di cui e r a q u i n d i necessario assicurarsi a l m e n o la neutralità. Q u a n d o e c o m e s'iniziarono le trattative, è incerto. Si conosce solo il tramite attraverso cui si svolsero: il Prefetto di Milano, Lusignoli. Alla fine di s e t t e m b r e Mussolini ebbe a R o m a un incontro col Ministro degli Esteri Sforza, il g r a n d e fautore e vero artefice dell'accordo con la Jugoslavia, o r m a i in via di definizione, e s'impegnò a n o n intralciarlo. Doveva p e r ò farlo in m o d o da n o n r o m p e r e col Poeta, che n o n p o teva p u b b l i c a m e n t e r i n n e g a r e . E questo e r a un po' più difficile. Fin dall'indomani della marcia su Fiume, i suoi r a p p o r t i con D ' A n n u n z i o e r a n o stati incerti. Ma d o p o la sua «accostata» a Giolitti, si e r a n o fatti a d d i r i t t u r a tesi. E se n o n si e r a n o rotti, e r a solo p e r c h é l ' u n o aveva bisogno dell'altro. Perciò ai primi di settembre De Ambris aveva invitato Mus66
solini a F i u m e . Ma Mussolini si era fermato nel suo viaggio a Trieste, il che doveva aver molto irritato il Poeta. Alcune settimane d o p o , De Ambris gli m a n d ò un p i a n o di azione, la solita azione: sortita di D ' A n n u n z i o da F i u m e coi suoi L e g i o n a r i p e r u n a m a r c i a su R o m a , di cui i Fasci d o v e v a n o p r e d i s p o r r e il t e r r e n o e c u r a r e l'organizzazione. Ed era l'ennesima prova che il Poeta mancava totalmente di fiuto politico. Mussolini rispose c h ' e r a d'accordo, che D'Ann u n z i o era p r o p r i o l'uomo che ci voleva p e r u n a simile impresa, ma che questa n o n poteva svolgersi p r i m a della prim a v e r a del ' 2 1 . Per rinnovargli l'invito a F i u m e , D ' A n n u n zio gli m a n d ò il suo collaboratore Foscanelli. «L'invito - questi scrisse - fu accolto stancamente. Si capiva che il capo del fascismo n o n ne aveva voglia. Alle insistenze p e r c h é fissasse la data della partenza, n o n fu esplicito. Si capiva che subordinava l'accettazione a qualche altro avvenimento.» L'altro avvenimento era il trattato di Rapallo con la J u g o slavia, di cui stava p e r essere a n n u n c i a t a la c o n c l u s i o n e e che segnava la liquidazione, con le b u o n e o con le cattive, dell'impresa d a n n u n z i a n a . Tutti si aspettavano, da p a r t e di Mussolini, u n a reazione v e e m e n t e . Egli scrisse invece un articolo in cui si dichiarava «soddisfatto» di quella soluzione «migliore di tutte quelle p r e c e d e n t e m e n t e progettate», p u r c o n c l u d e n d o con u n o sperticato elogio di D'Annunzio: «Se oggi F i u m e è libera, è italiana e ha il vasto possesso del suo p o r t o e delle sue ferrovie; se oggi F i u m e è contigua all'Italia, di cui costituisce u n a specie di repubblica periferica che sarà, p e r forza di cose, italiana: se oggi Fiume respira e p u ò g u a r d a r e con fiducia al suo avvenire, lo deve soltanto a Gabriele D ' A n n u n z i o e ai suoi l e g i o n a r i e a tutti c o l o r o c h e h a n n o difeso la causa di F i u m e , d e n t r o e fuori di Fiume». Era un benservito, condito di tutti gli o n o r i , al Poeta, e insieme un invito al governo a p r o c e d e r e . L'articolo fece l'effetto di u n a b o m b a . E tre giorni d o p o , in sede di Comitato Centrale, Mussolini dovette fronteggiare l'attacco dei fascisti «fiumani», che lo accusavano di tradi67
m e n t o . F u u n a s e d u t a d r a m m a t i c a . Spalleggiato d a Cesare Rossi, Mussolini difese la p r o p r i a posizione, ma p e r n o n ess e r e m e s s o i n m i n o r a n z a d o v e t t e a c c e t t a r e u n o r d i n e del g i o r n o di c o m p r o m e s s o in cui si ribadiva la solidarietà con D'Annunzio al quale poi scrisse u n a lettera di sostanziale rip u d i o , ma condita di formale devozione. «Ed eccoci di n u o vo soli - gli rispose i n d i r e t t a m e n t e il Poeta in un pubblico discorso -, soli c o n t r o tutti, col nostro solitario coraggio. Soli c o n t r o un vasto coro di a m m o n i t o r i e di minacciatori r e m u n e r a t i . . . » Ma nello stesso t e m p o incaricò De A m b r i s di cercare a tutt'i costi un accordo col «traditore». L'incontro fra De Ambris e Mussolini e b b e l u o g o a Trieste, p r e s e n t e Foscanelli che ne ha lasciato un resoconto della cui fedeltà n o n c'è r a g i o n e di d u b i t a r e . Mussolini n o n e r a più l'uomo che al Poeta chiedeva ordini. Glieli dava. Ascoltò con aria seccata e distratta il solito p r o g e t t o di sortita da Fium e a b o r d o d i a l c u n e navi d a g u e r r a già g u a d a g n a t e alla C a u s a p e r u n o sbarco i n R o m a g n a . M a a q u e s t o p u n t o sbottò: «E Bologna rossa? E i socialisti dell'alta Italia?» Il colloquio si trascinò straccamente in un clima di reciproca sfiducia e irritazione. Alla fine Foscanelli, che ne aveva p r e s o nota, fu p r e g a t o di gettare i suoi a p p u n t i nella stufa. De Ambris p r o s e g u ì p e r R o m a alla ricerca di un accordo col g o v e r n o c h e p e r m e t t e s s e al Poeta di ritirarsi da F i u m e salvando la faccia, e alla meglio lo r a g g i u n s e . Ma il suo imprevedibile capo all'ultimo m o m e n t o lo m a n d ò all'aria ann u n z i a n d o che avrebbe resistito «fino al sacrificio s u p r e m o » . Mussolini gli fece eco a m m o n e n d o dalle c o l o n n e d e l suo giornale: «Signori del g o v e r n o : evitate, a q u a l u n q u e costo, u n a n u o v a A s p r o m o n t e » . Ma c o n t e m p o r a n e a m e n t e avvertì Lusignoli, p e r c h é lo riferisse a Giolitti, che mai avrebbe coll a b o r a t o a s p i n g e r e la N a z i o n e alla g u e r r a civile. Q u a n d o cominciò a c o r r e r e la voce della i m m i n e n t e azione militare c o n t r o F i u m e , alzò la voce p r o t e s t a n d o vivacemente, ma anche i n f o r m a n d o Lusignoli che si trattava soltanto di tattica. Il 23 d i c e m b r e , d u e giorni p r i m a che Caviglia ordinasse 68
alle sue t r u p p e di marciare su F i u m e , D'Annunzio lanciò un appello agl'italiani p e r invocarne la solidarietà. L'indomani Mussolini convocò la Direzione dei Fasci in u n a r i u n i o n e seg r e t a , c h e tale r i m a s e . S e c o n d o Lusignoli p e r ò Mussolini riuscì a far trionfare la sua tesi che quella di D'Annunzio e r a o r m a i u n a causa p e r d u t a , d a a b b a n d o n a r e a l s u o d e s t i n o . Per salvare c o m e al solito la faccia, egli dedicò al «Natale di sangue» un violento articolo intitolato Un delitto, in cui diceva c h e «sul g o v e r n o di R o m a r i c a d e il s a n g u e versato». E con questo saldò il conto col Poeta, che stava a b b a n d o n a n d o F i u m e p e r rinchiudersi nella sua villa di G a r d o n e . U n o dei tre protagonisti del giuoco era eliminato. La partita o r a si riduceva agli altri d u e : Giolitti e Mussolini.
CAPITOLO SECONDO
I D U E FASCISMI
Sullo scorcio del '20, Mussolini diceva di avere ai suoi o r d i n i 88 Fasci con 20.000 iscritti. A n c h e se la cifra r i s p o n d e v a al vero - e c'è da d u b i t a r n e -, era u n a forza modesta, come del resto aveva d i m o s t r a t o il fiasco elettorale d e l l ' a n n o p r i m a . M a p i ù che l'esiguità dei r a n g h i , c o n t a v a l a l o r o e t e r o g e neità e f r a m m e n t a z i o n e . I Fasci n o n e r a n o un p a r t i t o , né mostravano alcuna voglia di diventarlo. Si chiamavano «mov i m e n t o » , ma o g n u n o si m u o v e v a p e r c o n t o suo sotto la s p i n t a p r o p u l s i v a di q u a l c h e ras locale, ribelle a qualsiasi tentativo di direzione centralizzata. S o c i o l o g i c a m e n t e p a r l a n d o , l ' e l e m e n t o più forte e agg u e r r i t o e r a n o gli e x - c o m b a t t e n t i della piccola b o r g h e s i a u r b a n a : quella che aveva p a g a t o il p i ù forte c o n t r i b u t o di s a n g u e alla g u e r r a e che o r a p i ù g r a v e m e n t e ne p a g a v a le conseguenze dell'inflazione e della disoccupazione. In essa, sulle idee prevalevano gli u m o r i , e questi u m o r i e r a n o rivoluzionari, anzi eversivi. Il «piccolo b o r g h e s e imbestialito», c o m e s p r e z z a n t e m e n t e lo chiamava Trotzky, era imbestialito un p o ' c o n t r o tutti: c o n t r o i socialisti c h e , al r i t o r n o dalle t r i n c e e , lo a v e v a n o svillaneggiato e a g g r e d i t o , ma a n c h e c o n t r o i capitalisti «pescicani» che avevano lucrato alle sue spalle, la M o n a r c h i a , la Chiesa, i partiti, la «politica» in generale, i n s o m m a quello che oggi si chiama Xestablishment. C o n simile materiale u m a n o , p r o n t o a contestare a n c h e lui, e r a difficile p e r Mussolini fare il giuoco con un u o m o della forza e dell'esperienza di Giolitti. Ma p r o p r i o in quel m o m e n t o il fascismo subiva u n a trasfusione che ne cambiava radicalmente il s a n g u e , grazie alla conversione delle cam70
p a g n e , s p e c i a l m e n t e della P a d a n i a , della Toscana e delle Puglie. P r o p r i o p e r le sue t e n d e n z e r i v o l u z i o n a r i e , il fascismo n o n aveva fatto molta breccia nella vecchia p r o p r i e t à agrar i a , n a t u r a l m e n t e c o n s e r v a t r i c e , anzi retriva. M a q u e s t a classe, s o p r a t t u t t o in Emilia, i m p a u r i t a dalla o c c u p a z i o n e delle t e r r e , o p e r a t a dalle «leghe» rosse e bianche, nella quale aveva visto il p r o d r o m o di u n a definitiva espropriazione, aveva v e n d u t o , anzi s v e n d u t o le p r o p r i e cascine e fattorie. E i nuovi p r o p r i e t a r i , tutti ex-mezzadri, o fattori, o piccoli coltivatori diretti, p o r t a v a n o nella difesa dei loro diritti b e n altro spirito e grinta. Essi videro nei Fasci la «guardia bianca» della p r o p r i e t à e vi accorsero in massa col loro bagaglio d'idee - se così vogliamo chiamarle - reazionarie. Per loro, fascismo era sinonimo di o r d i n e , e o r d i n e era sinonimo di repressione. A inventare la tecnica della mobilitazione di squad r e e della spedizione punitiva furono loro, che p e r n u m e ro e violenza fecero presto a soverchiare la vecchia g u a r d i a cittadina. Le cifre p a r l a n o chiaro. In pochi mesi gli 88 Fasci d i v e n t a r o n o 834 e i 20 mila iscritti, 250 mila. Molte zone, e precisamente le zone agrarie come la Toscana e l'Emilia cominciarono a passare quasi i n t e r a m e n t e nelle loro mani. Questo i m p o n e n t e afflusso di ceti terrieri infuse u n o spirito n u o v o , f r a n c a m e n t e reazionario, al «movimento» mett e n d o in crisi la vecchia Direzione dei Pasella, dei Rossi, dei Bianchi eccetera. Ma p e r il m o m e n t o dava a Mussolini, nei confronti di Giolitti, u n a grossa forza contrattuale, e soprattutto gli consentiva di cambiare le carte del giuoco: egli p o teva far c r e d e r e che il fascismo fosse un elemento di stabilità e di conservazione, come in quel m o m e n t o gli conveniva. Era alle viste un evento che poteva radicalmente m u t a r e tutta la scena politica, e sul quale Giolitti faceva molto asseg n a m e n t o : il c o n g r e s s o socialista i n d e t t o a L i v o r n o p e r la m e t à di g e n n a i o (del '21). Il p a r t i t o e r a in grave crisi n o n soltanto p e r i d u r i colpi che gli avevano inferto i fascisti, la cui azione i n t i m i d a t o r i a aveva d i r a d a t o le sue falangi, ma 71
a n c h e p e r la mezza scomunica inflittagli dalla I n t e r n a z i o n a le, o r m a i i n t e r a m e n t e d o m i n a t a dai sovietici che reclamavano la sua c o m p l e t a sottomissione agli o r d i n i di Mosca. Essi e r a n o convinti che l'Italia fosse m a t u r a p e r u n a rivoluzione p r o l e t a r i a di m o d e l l o r u s s o . E fra i d i r i g e n t i italiani c'era u n a piccola frazione, capeggiata da Gramsci e Bordiga, b e n decisa a far trionfare questa tesi. Sia Giolitti c h e Mussolini s e g u i v a n o la v i c e n d a con a n sietà. Giolitti sperava che la frazione «comunista» - c o m e ormai si chiamava - si s a r e b b e staccata dal p a r t i t o trascinandosi gli e l e m e n t i massimalisti e così lasciandolo alla m e r c é dell'ala riformista capeggiata dai Turati e dai Treves, disposti a formare con lui un g o v e r n o e a «macinare» i fascisti nel giuoco p a r l a m e n t a r e . T u t t o questo invece Mussolini lo paventava, ma n o n ci c r e d e v a forse p e r c h é , essendo stato dei loro, i socialisti li conosceva meglio di Giolitti. Lo dimostrano gli articoli ch'egli dedicò al congresso, p r i m a che questo s'inaugurasse. Anche lui dava p e r scontata la secessione dei comunisti. Ma i socialisti, diceva, sarebbero rimasti quelli di p r i m a e di s e m p r e : dei massimalisti parolai, dai quali n o n c'era n u l l a da a s p e t t a r s i e coi quali e r a m e g l i o farla finita a p p r o f i t t a n d o della loro crisi p e r indire n u o v e elezioni. I fatti d i m o s t r a r o n o che, come fiuto, ne aveva più del vecchio Giolitti. I comunisti secessionarono p e r f o n d a r e il loro partito. Ma quello socialista rimase nelle m a n i dei Serrati e dei Lazzari, con cui l'accordo era impossibile. Per le elezioni, che ormai s'imponevano, a Giolitti n o n restava che un alleato: i fascisti: n o n solo p e r la forza elettorale che r a p p r e s e n t a vano, ma anche p e r c h é questo era l'unico m o d o di assorbirli in quello che oggi si chiamerebbe «l'arco costituzionale» dove la loro carica eversiva si sarebbe fatalmente s t e m p e r a t a . In q u e s t o senso va inteso il «filofascismo» che a n c o r oggi molti gli r i m p r o v e r a n o . Il suo giuoco con Mussolini n o n fu mai connivenza, ma soltanto calcolo, sia p u r e sbagliato. Grazie a lui e r a riuscito a liquidare senza t r a u m i D'Annunzio. E se gli aveva concesso u n a certa libertà di azione contro i so72
cialisti, e r a p e r c h é sperava che ciò li riducesse alla ragione, cioè alla collaborazione col governo. Se questo fosse avvenuto, n o n c'è dubbio che il fascismo si sarebbe liquefatto in pochi mesi. Siccome n o n era avvenuto, n o n restava che fagocitare Mussolini nella legalità e lasciarvelo logorare. Il fatto è p e r ò che Mussolini, m o l t o p i ù a g g u e r r i t o di q u a n t o Giolitti sospettasse, e r a p e r f e t t a m e n t e conscio d i questo p i a n o , e b e n deciso a sventarlo. Le difficoltà fra cui si m u o v e v a e r a n o grosse. Gli a g r a r i avevano d a t o al fascismo un cospicuo contributo di u o m i n i e di mezzi, ma vi portavan o a n c h e u n ottuso spirito d ' i n t r a n s i g e n z a reazionaria che ne inceppava la m a n o v r a . Per loro, Giolitti e r a un «sovversivo» con cui si doveva rifiutare qualsiasi accordo che, in vista delle elezioni, Mussolini c o n s i d e r a v a invece necessario un p o ' p e r sfuggire al pericolo di un fiasco c o m e quello del '19, un p o ' p e r d i s t r a r r e il vecchio statista dal suo e t e r n o sogno di un «fronte» coi socialisti riformisti e coi p o p o l a r i di Sturzo, da cui il fascismo sarebbe rimasto schiacciato. Q u e s t e difficoltà a p p a r i r a n n o speciose e poco credibili a coloro che Mussolini se lo r i c o r d a n o solo c o m e il Duce. Ma in quel m o m e n t o Mussolini n o n era affatto Duce, e p e r imp o r r e la sua volontà doveva c o m b a t t e r e d u r e battaglie che spesso lo costringevano a scendere a compromessi. Prima di svelare la sua intenzione di f o r m a r e con Giolitti e i suoi u o m i n i delle liste c o m u n i - i «Blocchi Nazionali» -, fece fare dai vari Fasci delle a d u n a t e regionali p e r s o n d a r n e gli u m o ri. Risultò c h ' e r a n o notevolmente discordi su quasi tutto. E fu p r o p r i o su questa d i s u n i o n e ch'egli giuoco p e r far valere, ma s e m p r e con estrema p r u d e n z a , la sua volontà. I suoi articoli sul Popolo d'Italia di q u e s t o p e r i o d o s o n o u n a vera e p r o p r i a doccia scozzese di richiami e di concessioni alle «squadre» t a n t o p i ù u b r i a c h e di violenza q u a n t o più sicuro e completo si delineava il loro trionfo sulle piazze e nelle strade. Per g a r a n t i r s e n e la docilità, n o n si fece scrupolo di richiamare nel giuoco p r o p r i o l ' u o m o che tanto aveva faticato ad escludere: D'Annunzio. 73
Deluso dalle ultime vicende di Fiume, il Poeta si era rinchiuso nella villa di G a r d o n e d i c e n d o che mai p i ù sarebbe t o r n a t o n e l l ' a r e n a politica, ma n o n p o t e v a tagliare i p o n t i coi suoi u o m i n i che lo stringevano d'assedio. Foscanelli, Mecheri e soprattutto De Ambris e r a n o ancora convinti che nel n o m e di D ' A n n u n z i o si poteva giuocare la c a l l a della rivoluzione, avevano raccolto i r e d u c i di F i u m e in u n a Federazione N a z i o n a l e d e i L e g i o n a r i , e fondato alcuni p e r i o d i c i p e r t e n e r n e vivo lo spirito. I r a p p o r t i di questi u o m i n i col fascismo e r a n o complessi e c o n t r a d d i t t o r i . I dirigenti, che sapevano c o m e stavano le cose, covavano p e r Mussolini un sordo r a n c o r e . Ma la cosiddetta «base», p u r essendo rimasta traumatizzata dal suo voltafaccia al m o m e n t o del trattato di Rapallo, simpatizzava con le «squadre», nelle quali del resto c'era t u t t o un filone d a n n u n z i a n o c h e s'incarnava n e l ras della Venezia Giulia: Marsich. P u r c e r c a n d o di r e s t a r fuori dalla mischia, il Poeta a p p o g g i a v a gli sforzi di De A m b r i s , l a n c i a n d o di q u a n d o in q u a n d o ai suoi fedeli dei messaggi da Sibilla conditi di frasi latine tipo Undique fidus undique firmus, ma s e m p r e incitanti a tenersi al r i p a r o dai «contagi». Oltre al dispetto, egli n u t r i va p e r Mussolini il disprezzo d e l l ' u o m o di cultura p e r il rozzo m a n e g g i o n e . Ma nello stesso t e m p o , i m p r e s s i o n a t o dai suoi successi, n o n voleva inimicarselo. N o n si sa b e n e se fu di sua testa o p e r s u g g e r i m e n t o di q u a l c u n o che il 28 m a r z o egli m a n d ò a Mussolini d u e legionari p e r sollecitare un inc o n t r o c o n lui. Mussolini n o n c h i e d e v a d i m e g l i o . S a p e v a che di lì a u n a settimana Giolitti avrebbe sciolto la C a m e r a e a p e r t o la c a m p a g n a elettorale: n o n gli restavano q u i n d i che pochi giorni p e r gettare la maschera e a n n u n z i a r e ai suoi la decisione di e n t r a r e nei Blocchi Nazionali: con la c a r t a di D'Annunzio nella manica, la cosa gli sarebbe riuscita più facile. «Rompo un lungo silenzio» gli scrisse subito, ed e r a n o infatti p i ù di q u a t t r o mesi che n o n aveva p i ù avuto r a p p o r t i con lui, «dovuto a un disagio morale, provocato più o m e n o
in b u o n a fede da taluni individui vissuti in m a r g i n e alla trag e d i a f i u m a n a . . . S a r ò i m m a n c a b i l m e n t e d a voi m a r t e d ì prossimo 5 aprile.» Ma p r i m a del 5 aprile a n d ò a p a r l a r e ai «camerati» di B o l o g n a e di F e r r a r a , i più riottosi, i p i ù repubblicani, e q u i n d i i più difficili da convertire all'idea delle elezioni nel blocco d ' o r d i n e giolittiano che implicava la fed e l t à alle istituzioni. D o p o a v e r d a t o a n n u n z i o della sua prossima visita a G a r d o n e , disse: «Non sentite voi che il tim o n e passa p e r un trapasso s p o n t a n e o da Giovanni Giolitti a Gabriele D'Annunzio, l ' u o m o nuovo?» Subito corse la voce che a n c h e il Poeta i n t e n d e v a p o r r e la sua c a n d i d a t u r a e la partecipazione al blocco n o n incontrò più opposizione. Il 5, c o m e promesso, Mussolini a n d ò a G a r d o n e . Del colloquio, n o n si sa nulla. Ma a l m e n o in p a r t e si p u ò ricostruirlo da d u e messaggi di D ' A n n u n z i o : u n o a De Ambris in cui lo invitava a presentarsi c a n d i d a t o in u n a lista i n d i p e n d e n t e a P a r m a ma senza s c e n d e r e in polemica coi fascisti p e r c h é Mussolini si era i m p e g n a t o a rispettare «lo spirito della Costituzione fiumana»; l'altro a Calza Bini, p e r rassicurarlo che la sua qualità di legionario n o n era affatto incompatibile con quella di dirigente del Fascio r o m a n o . Questi d u e diversi l i n g u a g g i fanno p r e s u m e r e che l'inc o n t r o fra i d u e u o m i n i si svolse all'insegna dell'ambiguità; ma c h e a n c h e se n o n p r e s e i m p e g n i , D ' A n n u n z i o si lasciò irretire da Mussolini, cui u n a sola cosa p r e m e v a : che il Poeta n o n gli si mettesse di traverso e lasciasse c r e d e r e di essere d'accordo con lui. De Ambris se ne rese conto e protestò con violenza: «Se l'opera nostra - scrisse al C o m a n d a n t e -, condotta in mezzo a difficoltà di ogni sorta, ti sembra d e g n a di approvazione, fa' che si possa pubblicare u n a tua parola che valga a t r o n c a r e le chiacchiere a r b i t r a r i e e a c o n f e r m a r c i , davanti a tutti i legionari, la tua fiducia. Se invece n o n credi di p o t e r d i r e questa p a r o l a , s a p r e m o tutti - o a l m e n o io quel che resta da fare». Avendo o t t e n u t o ciò che voleva, d u e giorni d o p o Mussolini faceva ratificare dal C o m i t a t o C e n t r a l e dei Fasci l'ade75
sione ai Blocchi Nazionali, ma senza r i n u n c i a r e alle m i s u r e di sicurezza. Disposto a e n t r a r e nel g i u o c o di Giolitti, ma n o n a r e s t a r n e p r i g i o n i e r o , lasciò subito i n t e n d e r e che p e r la c o m p o s i z i o n e delle liste bisognava fare i conti con lui, e che se in alcune circoscrizioni i fascisti dovevano mettersi al r i m o r c h i o dei giolittiani, in altre e r a n o i giolittiani che d o vevano mettersi al r i m o r c h i o dei fascisti. Allergie ideologiche ne mostrò p o c h e . Coi nazionalisti l'alleanza e r a già cosa fatta; ma in alcune province egli lasciò liberi i suoi di accordarsi a n c h e coi p o p o l a r i . Screzi ce ne furono parecchi, ma quasi tutti di o r d i n e p e r s o n a l e . Il Blocco di Milano rischiò di fallire p e r c h é il d i r e t t o r e del Corriere della Sera, senatore Albertini, cercò di p o r r e un veto che poi dovette rimangiarsi, alla iscrizione di Mussolini. Q u e s t i a sua volta lo pose a Filippo Naldi, l ' u o m o che gli aveva d a t o i mezzi p e r fondare Il popolo d'Italia. N o n tutte le forze di democrazia laica che facevano capo a Giolitti avevano accettato di b u o n g r a d o l'alleanza coi fascisti: m a l g r a d o la sua amicizia col vecchio statista, il senatore Frassati, p e r esempio, direttore de La Stampa, aveva qualificato l'operazione un «pasticcio» e p r e d e t t o che, m e t t e n d o in fuga molti elettori m o d e r a t i , a v r e b b e giovato soltanto a Mussolini. Questi dal canto suo si affrettò a fornire materia ai sospetti di d o p p i o giuoco r i n c a r a n d o nella truculenza del suo linguaggio, d a n d o m a n o a n c o r a p i ù libera alle «squadre» che ne a p p r o f i t t a r o n o l a r g a m e n t e , e p r e n d e n d o le distanze dai suoi stessi alleati. Da Giolitti, che ormai n o n poteva più fare macchina indietro, egli aveva o t t e n u t o quello che gli conveniva: l'ammissione del fascismo nell'arco costituzionale e il suo riconoscimento c o m e insostituibile g a r a n t e dell'ordine. O r a voleva d i m o s t r a r e che l ' o r d i n e poteva r e s t a u r a r l o soltanto lui: lo Stato di Giolitti n o n ne era più in g r a d o . Anzi il 10 maggio, alla vigilia del voto, giunse a scrivere che, d o p o le elezioni, il p o t e r e , caso mai, doveva essere affidato a Sal a n d r a : «Giolitti n o n p u ò p r e t e n d e r e di g o v e r n a r e la nazio76
ne all'infinito. È vecchio ed è anche oltrepassato». Così Mussolini teneva fede ai patti. Q u a n t o a Salandra, gli professava stima p r o p r i o p e r c h é - come i successivi fatti d i m o s t r a r o n o n o n ne aveva p u n t a : lo preferiva a Giolitti p e r c h é lo considerava un avversario molto più facile da battere. Il r e s p o n s o delle u r n e , c h e fu conosciuto il 15 m a g g i o , diede ragione a Frassati e fu p e r Giolitti u n a grossa delusion e . I socialisti, di cui si p r e v e d e v a il crollo, p e r s e r o solo 34 seggi, di cui la m e t à a n d a r o n o ai comunisti che ne e b b e r o 16. I p o p o l a r i ne g u a d a g n a r o n o 7, a r r i v a n d o così a 107. I Blocchi n e o t t e n n e r o 2 7 5 , che r a p p r e s e n t a v a n o u n a b u o n a maggioranza, ma insidiata dalla eterogeneità delle alleanze. D e n t r o di essi, i fascisti e b b e r o 45 eletti, e Mussolini r i p o r t ò un mezzo plebiscito sia a Milano che a Bologna. C o m e rivalsa alla funebre farsa inscenatagli dai socialisti nel '19, Mussolini sciolse a s t o r m o le c a m p a n e della vittoria, e dichiarò subito che i fascisti n o n avrebbero mai partecipato a un g o v e r n o di Giolitti e si sarebbero astenuti dal p r e n d e r e p a r t e alla s e d u t a i n a u g u r a t i v a della n u o v a legislatura con relativo discorso del Re p e r c h é n o n avevano ancora deciso se e r a n o p e r la Monarchia o p e r la Repubblica. A questo p u n t o forse Giolitti capì che il suo p i a n o di attir a r e Mussolini nel g i u o c o p a r l a m e n t a r e e di m a c i n a r v e l o era fallito. Il rifiuto dei fascisti di p a r t e c i p a r e al g o v e r n o significava ch'essi si p r o p o n e v a n o di c o n t i n u a r e nel Paese la lotta a r m a t a , p e r rintuzzare la quale sarebbe occorso un p o t e r e stabile e a u t o r e v o l e , un Esercito e u n a Polizia sicuri, u n a pubblica opinione favorevoli: tutte condizioni che m a n cavano. Per tenersi in piedi, avrebbe d o v u t o appoggiarsi al p u n t e l l o infido dei p o p o l a r i di D o n Sturzo, da s e m p r e suo nemico. E il 15 giugno preferì dimettersi, passando la m a n o a B o n o m i , il transfuga del socialismo che insieme a Bissolati, a Cabrini e a Podrecca Mussolini aveva fatto espellere dal partito, e che o r a militava in u n a delle tante frazioni d e m o cratiche. Questo avveniva a m e t à g i u g n o (del ' 2 1 , si capisce). 77
D o p o D'Annunzio, Mussolini si era così liberato dell'avversario che più temeva. Ma doveva ancora vedersela coi suoi, e n o n e r a facile p e r c h é n o n ne p o s s e d e v a lo s t r u m e n t o : il p a r t i t o . Le n u o v e leve a g r a r i e a v e v a n o p o r t a t o alla ribalta degli u o m i n i nuovi e di notevole personalità c o m e G r a n d i , Balbo, Farinacci, Arpinati, ma n o n avevano m u t a t o la natura del m o v i m e n t o che restava ancora disarticolato. Il Comitato Centrale n o n aveva quasi alcun p o t e r e sulle «squadre», ciascuna delle quali era legata da un vincolo quasi medievalesco al ras locale: Arpinati a Bologna, Balbo a Ferrara, Farinacci a C r e m o n a eccetera. S e c o n d o De Felice, lo stesso Mussolini n o n si r e n d e v a esatto conto di questa situazione. E solo così si spiega il primo dei suoi e r r o r i tattici, che lo condusse a u n a crisi p e r p o co mortale. Egli vedeva abbastanza c h i a r a m e n t e le prospettive che gli si a p r i v a n o e che, c o n t r a r i a m e n t e alle a p p a r e n ze, n o n e r a n o rosee. Le s q u a d r e o r m a i i m p o n e v a n o la loro legge nelle piazze, nelle fabbriche, nelle c a m p a g n e . Q u e s t o riempiva di soddisfazione gli agrari, i quali alla politica n o n c h i e d e v a n o altro che u n ' a z i o n e repressiva. Ma i ceti m e d i u r b a n i n o n si contentavano di così poco. Essi volevano l'ordine e avevano simpatizzato coi fascisti finché questi avevano combattuto la violenza rossa. Ma ora che questa violenza s'illanguidiva, dei fascisti sentivano m e n o il bisogno. Occorreva offrir loro qualche altra cosa. Occorreva offrir loro u n a politica, che n o n fosse soltanto quella del m a n g a n e l l o e dell'olio di ricino. Di q u e s t o , Mussolini e r a cosciente, così c o m e lo e r a del fatto che, legandosi t r o p p o s t r e t t a m e n t e agli agrari e al capitalismo, rischiava di d i v e n t a r n e la «guardia bianca»: cosa r i p u g n a n t e n o n soltanto al suo fiuto, ma a n c h e al suo temp e r a m e n t o , che se n o n era p r e c i s a m e n t e quello del rivoluzionario, era p e r ò quello del c a p o - p o p o l o , del t r i b u n o d e m a g o g o . A differenza dei suoi «gerarchi», Mussolini n o n si lascerà mai abbagliare dal m o n d o b o r g h e s e e dai suoi giardini di Armida. Il retaggio socialista faceva di lui un «uomo 78
di massa», e s e m p r e lo rimase. L'etichetta di «destra» a cui l'alleanza coi nazionalisti e la massiccia p r e v a l e n z a degli a g r a r i lo c o n d a n n a v a n o , gli pesava, e i suoi se n ' e r a n o accorti. Q u a n d o si era trattato di far loro inghiottire l'adesione ai Blocchi giolittiani, n o n o s t a n t e l'abile e s p r e g i u d i c a t o ricorso alla carta di D ' A n n u n z i o , molti squadristi a v e v a n o infilato nelle loro canzoni g u e r r e s c h e un ritornello che, con c h i a r a allusione ai suoi trascorsi socialisti, diceva: «Chi ha tradito, tradirà». E q u a n d o egli aveva deciso l'astensione del g r u p p o p a r l a m e n t a r e dalla s e d u t a r e a l e alla C a m e r a p e r n o n c o m p r o m e t t e r e l e p r o p r i e pregiudiziali r e p u b b l i c a n e , b e n 19 d e p u t a t i su 34 gli si e r a n o schierati c o n t r o costringendolo a u n a soluzione di c o m p r o m e s s o . O r a l a situazione e r a q u e s t a . Coi suoi q u a r a n t a c i n q u e «onorevoli», egli r a p p r e s e n t a v a in Parlamento u n a forza che poteva a n c h e giuocare le sue carte, ma a patto di n o n restare isolata. Q u a l i alleanze fossero possibili, Mussolini si g u a r d ò dal dirlo. Egli aveva salutato il n u o v o g o v e r n o come «un g o v e r n o c a m p a t o in aria p o i c h é fascismo e socialismo restano a n c o r a fuori della porta», e questo a p p a r i g l i a m e n t o aveva dato fastidio a molti fascisti. Ma il 5 luglio, m e n t r e Bon o m i c o m p o n e v a faticosamente la lista dei Ministri da p r e sentare al Re, sia sulYAvanti! che sul Popolo d'Italia c o m p a r v e la notizia che u n a delegazione fascista e u n a delegazione socialista stavano n e g o z i a n d o un «patto di pacificazione». Il contraccolpo fu i m m e d i a t o . I dirigenti dei Fasci emiliani e veneti chiesero, anzi imposero l'immediata convocazione del Consiglio nazionale, m e n t r e le s q u a d r e , p e r far n a u fragare il p a t t o , moltiplicavano le loro razzie e aggressioni. Il Consiglio si t e n n e a Milano il 12, e Mussolini si accorse subito di aver sottovalutato l'opposizione. A n c h e il ras fiorentino P e r r o n e C o m p a g n i si schierò dalla p a r t e di Marsich e Farinacci fieramente avversi al patto. Fra gli stessi «camerati» milanesi, che r a p p r e s e n t a v a n o la vecchia g u a r d i a del «Fascio primigenio», solo Cesare Rossi e r a incondizionatam e n t e p e r il p a t t o , di cui forse e r a stato il vero i s p i r a t o r e . 79
L'altro v e t e r a n o , Pasella, p r e s e n t ò u n o r d i n e del g i o r n o compromissorio e t e n t e n n a n t e . C o n la p r o n t e z z a di riflessi che lo distingueva, Mussolini evitò lo scontro frontale r i p i e g a n d o sulla p r o p o s t a di Pasella, c h ' e r a quella di accantonare p e r il m o m e n t o il patto, lasciando p e r ò i singoli Fasci liberi di p r o c e d e r e ad accordi locali coi socialisti e t e n e n d o la p o r t a a p e r t a a quello, globale, con la C o n f e d e r a z i o n e G e n e r a l e del Lavoro, dei cui dirigenti Buozzi, Baldesi, Colombino - Mussolini tessè l'elogio. C o n t e n t a n d o s i del mezzo successo c h ' e r a a n c h e un mezzo insuccesso, egli sperava p r o b a b i l m e n t e di r i p r e n d e r e la p a r t i t a q u a n d o i suoi avversari si fossero convinti del p e r i colo mortale che li minacciava: la formazione di un g o v e r n o con socialisti e p o p o l a r i p e r m e t t e r e fuori legge un fascismo isolato. Ma le s q u a d r e si affrettarono a r e n d e r e irreparabile la r o t t u r a . M e n t r e a n c o r a a Milano si discuteva, millecinq u e c e n t o squadristi occupavano militarmente la ribelle Treviso. E pochi giorni d o p o , u n a massiccia spedizione punitiva fu lanciata c o n t r o Sarzana. Q u i p e r ò a v v e n n e un fatto n u o v o che volse l'episodio a favore di Mussolini. In attesa con l'arma al p i e d e sull'itinerario delle s q u a d r e , stavolta n o n c'erano soltanto gli «arditi del popolo», cioè i r e p a r t i a r m a t i che socialisti e comunisti avevano organizzato p e r c o n t r a p p o r l i a quelli fascisti. C'erano a n c h e i carabinieri, che ebbero presto ragione degli assalitori. Nello s c o n t r o ci f u r o n o p a r e c c h i m o r t i , alcuni d e i quali e r a n o stati finiti dalle roncole e dai forconi dei contadini inferociti. In pubblico n a t u r a l m e n t e Mussolini d e p l o r ò l'eccidio dei suoi, ma p a r l a n d o n e c o n Rossi ebbe p a r o l e di fuoco p e r i responsabili di quelle dissennate imprese, «gli ufficiali pagatori delle varie A g r a r i e c h e s o g n a n o la s o p p r e s s i o n e delle leghe o p e r a i e e l ' a n n u l l a m e n t o delle conquiste sindacali». Si ribellava alla camicia di forza che la reazione t e r r i e r a cercava d'imporgli. «Un cerchio di odio si sta s t r i n g e n d o i n t o r n o al fascismo: bisogna spezzarlo.» 80
Per t e n t a r e di spezzarlo, convocò a Roma, dove si trovava, il Consiglio n a z i o n a l e , a cui fece i n g h i o t t i r e la r i p r e s a delle trattative p e r la pacificazione e u n a «circolare» da spedire a tutti i Fasci p e r c h é si astenessero dalle violenze e dall e spedizioni p u n i t i v e . C o n t e m p o r a n e a m e n t e pubblicò u n articolo, Ritorno al principio, in cui diceva p r e s s a p p o c o q u e sto: che il vero fascismo era quello del '19, nato p e r la difesa della Nazione, n o n di certi interessi di classe, e che a questo bisognava o r a t o r n a r e , s t r a p p a n d o l o ai professionisti dello «sterminismo». In p a r o l e p o v e r e : il fascismo e r a un movim e n t o di masse e p e r le masse, n o n la «guardia bianca» degli agrari e del capitalismo in g e n e r e . Ma ancora u n a volta dovette p r e n d e r e atto che la sua posizione di Duce e r a tutt'altro che affermata. Marsich e Farinacci scesero con lui in g u e r r a a p e r t a r a s s e g n a n d o le dimissioni dal Comitato Centrale, m e n t r e l'»uomo nuovo» del fascismo bolognese, Dino G r a n d i , a d d i r i t t u r a lo ridicolizzava sul settimanale del partito, Eassalto. Stavolta le d u e a n i m e del fascismo e r a n o di fronte, e n o n si poteva evitarne lo scontro, che poi era la conseguenza della crisi iniziata da q u a n d o lo s q u a d r i s m o a g r a r i o e p r o v i n ciale aveva sopraffatto il nucleo sindacal-futurista di piazza S. Sepolcro. S e c o n d o Mussolini, il fascismo n o n aveva c h e d u e alternative: o la rivoluzione, o il patto di pacificazione. Siccome la p r i m a sarebbe stata il suicidio, n o n restava che la seconda. Ma i suoi avversari rovesciavano l ' a r g o m e n t a z i o n e . Per gli squadristi, il suicidio sarebbe stata la pacificazione, che li avrebbe costretti a smobilitare. D o p o d i c h é , cosa a v r e b b e r o fatto loro e i loro rasi E cosa di loro avrebbero fatto i socialisti, u n a volta d i s a r m a t e e disciolte le s q u a d r e ? A l t r e t t a n t o motivato e r a il dissenso dei sindacalisti, che o r a t r o v a v a n o i n G r a n d i u n a g g u e r r i t o c a m p i o n e . G i o v a n e avvocato d i B o l o g n a c h e aveva fatto il suo a p p r e n d i s t a t o in t r i n c e a , G r a n d i e r a un fascista della seconda leva, quella agraria, ma d'ispirazione d a n n u n z i a n a e più vicino ai C o r r i d o n i e ai De 81
Ambris che alla p a r t e p a d r o n a l e e conservatrice. Egli aveva attivamente collaborato a sviluppare u n a organizzazione sindacale fascista c h e in Emilia già cominciava a c o n t r a p porsi a quelle socialiste. Parecchi lavoratori vi a c c o r r e v a n o u n p o ' p e r p a u r a , u n p o ' p e r attrazione dei m a n g a n e l l i . I l fascino della violenza e r a il solo vantaggio che il sindacalismo fascista aveva su quello socialista. Se vi avesse rinunziato, l'organizzazione sarebbe a n d a t a in rovina. O che sottovalutasse queste forze contrarie, o che si considerasse o r m a i i m p e g n a t o a «tirare diritto», Mussolini spinse avanti le trattative, e le concluse il 2 agosto nell'ufficio del Presidente della C a m e r a , De Nicola, dove il patto v e n n e firm a t o . B o n o m i , c h e ne aveva seguito con ansia la v i c e n d a , esultò. La pacificazione, oltre a r a p p r e s e n t a r e u n a garanzia di o r d i n e pubblico, spianava la strada alla collaborazione, o p e r lo m e n o a u n a opposizione più m o r b i d a , che gli avrebbe p e r m e s s o di riuscire là dove Giolitti aveva fallito. I n realtà l a firma del p a t t o , l u n g i d a l c h i u d e r e , a p r i v a u n a n u o v a fase, e a n c o r a p i ù r o v e n t e , fra Mussolini e lo squadrismo. Regione p e r regione, i ras avevano chiamato a raccolta i loro u o m i n i e d a t o avvio a u n a pioggia di o r d i n i del g i o r n o che r i p u d i a v a n o il p a t t o e ne contestavano l'autore talvolta p e r s i n o sbeffeggiandolo. Q u a l c u n o n o n si cont e n t ò delle p a r o l e . G r a n d i e Balbo si r e c a r o n o a d d i r i t t u r a da D'Annunzio p e r offrirgli la successione di Mussolini alla g u i d a della rivoluzione fascista. G r a n d i ha raccontato a chi scrive che il Poeta, d o p o averli c o m p u n t a m e n t e ascoltati, rispose che p r i m a doveva «consultare le stelle». Per tre notti le i n t e r r o g ò , ma le stelle n o n risposero p e r c h é e r a n o coperte dalle nuvole. E i d u e se ne t o r n a r o n o a casa, p e r s e m p r e guariti dalla loro infatuazione d a n n u n z i a n a . Mussolini reagì all'aggressione da u o m o deciso a giuocare il t u t t o p e r t u t t o . «Se il fascismo n o n mi s e g u e - scrisse sul suo giornale -, n e s s u n o p o t r à obbligarmi a seguire il fascismo.» E p o c h i g i o r n i d o p o , a t t a c c a n d o f r o n t a l m e n t e G r a n d i e rinfacciandogli la sua qualità di «convertito dell'ul82
tima ora», aggiungeva: «La prossima settimana sarà la settim a n a dell'esame di coscienza del fascismo italiano. I risultati m ' i n d i c h e r a n n o la s t r a d a da s e g u i r e . Molti r o s p i ho inghiottito in questi ultimi tempi, e molte solidarietà accettato p e r carità di fascismo. Ma a t u t t o c'è un limite, e io s o n o g i u n t o a questo limite. Il fascismo p u ò fare a m e n o di me? Certo, ma anch'io posso fare a m e n o del fascismo. C'è posto p e r tutto in Italia: anche p e r t r e n t a fascismi, il che significa, poi, p e r nessun fascismo». L'esame di coscienza fu fatto il 16 agosto a Bologna, dove si r i u n ì il «vertice» del fascismo p a d a n o . E p e r s i n o il p i ù mussoliniano dei ras, il ferrarese Italo Balbo, bocciò il patto e chiese la convocazione di un Congresso nazionale che ne sancisse la decadenza. Mussolini rispose d u e giorni d o p o sul suo giornale: «La partita è o r m a i chiusa. Chi è sconfitto, d e ve a n d a r s e n e . E io me ne vado dai primi posti. Resto, e spero di p o t e r restare, semplice gregario del Fascio milanese». L'impressione suscitata dalle sue dimissioni, subito seguite da quelle di Cesare Rossi da vicesegretario del partito, fu e n o r m e e contraddittoria. G r a n p a r t e di quella borghesia liberal-conservatrice, che si riconosceva nel Corriere della Sera di Albertini e c h e verso Mussolini si e r a s e m p r e m o s t r a t a diffidente, n o n nascose le sue preoccupazioni. Ma il colmo dell'insipienza lo toccarono i socialisti che si a b b a n d o n a r o no al t r i p u d i o e a n n u n z i a r o n o b a l d a n z o s a m e n t e u n a ripresa in g r a n d e stile della loro azione rivoluzionaria, provocando i m m e d i a t a m e n t e un r i p e n s a m e n t o dei fascisti dissidenti. Probabilmente, Mussolini aveva contato a n c h e su questo. C e r t o , aveva contato sul fatto che fra questi dissidenti n o n ce n ' e r a n e s s u n o che potesse aspirare a p r e n d e r e il suo p o sto. C o m u n q u e , u n a cosa è sicura: quel posto, egli n o n aveva n e s s u n a i n t e n z i o n e di lasciarlo. Rossi, che conosceva il suo u o m o meglio di tutti, fu il p r i m o a capirlo. I suoi scatti confidò a De Ambris - s e m b r a n o impulsivi e s p o n t a n e i : in r e a l t à s o n o s e m p r e calcolati. E difficile del r e s t o c r e d e r e ch'egli volesse rimettersi nella c o n d i z i o n e , in cui si e r a già 83
trovato coi socialisti, di r e p r o b o r i n n e g a t o : stavolta sarebbe stata la fine della sua carriera politica. O s t e n t a n d o il p i ù g r a n d e distacco, e lasciando c o r r e r e molte voci sulle sue intenzioni di ritiro, aspettò che fossero i suoi avversari a p r e n d e r e l'iniziativa di un riavvicinamento. L'attesa n o n fu lunga. A fine agosto si riunì a Firenze il Consiglio nazionale, e G r a n d i , che ne fu il d o m i n a t o r e , vi assunse la p a r t e di «pontiere» facendo votare un o r d i n e del giorno con cui il patto di pacificazione n o n veniva né a p p r o v a t o né bocciato, ma lasciato alla discrezione dei vari Fasci c o m e già era, e facendo r e s p i n g e r e le dimissioni sia di Mussolini e di Rossi che di Marsich e Farinacci. Mussolini n o n d i e d e segno né di soddisfazione né di dis a p p u n t o . Sapeva che quelle decisioni e r a n o interlocutorie p e r c h é la vera partita si sarebbe giuocata al C o n g r e s s o nazionale, già indetto p e r n o v e m b r e . Tutte le sue mosse furono di p r e p a r a z i o n e a questo evento, e recano il segno di u n a cautela in netto contrasto con l'impulsività che amava attribuirsi. Sacrificò agli avversari l'uomo da essi più odiato, Cesare Rossi, facendolo d e c a d e r e da vicesegretario, ma contin u a n d o a tenerlo presso di sé come consigliere personale, e s p i n g e n d o invece avanti un altro suo fido, Michele Bianchi. Per il resto, lasciò fare agli altri, i m p e g n a n d o s i solo, ma n o n di persona, con u n a serie di articoli delegati ad altri collabor a t o r i del g i o r n a l e , sul p u n t o c h e gli stava p i ù a c u o r e : la trasformazione del «movimento» in «partito», che gli avrebbe dato il m o d o di controllarlo meglio. N o n a b b a n d o n ò tuttavia la sua m a s c h e r a di sdegnato Achille, e i suoi interventi, sia alla C a m e r a che sul giornale, furono r a d i e brevi. Anche q u a n d o a M o d e n a ci fu battaglia a p e r t a fra s q u a d r i s t i e g u a r d i e regie, che si saldò con otto m o r t i e u n a ventina di feriti, si limitò a c o m m e m o r a r e i caduti. La sua azione giornalistica la riprese in p i e n o solo in ottobre, alla vigilia del congresso socialista, spiegandovi tutte le sue risorse di tattico c o n s u m a t o . «Sarà il mese della ping u e v e n d e m m i a turatiana» scrisse. C h e credesse v e r a m e n t e 84
alla vittoria di Turati, è dubbio. Ma è certissimo che la temeva c o m e la p e g g i o r e delle j a t t u r e e voleva, a n n u n c i a n d o l a in questi t e r m i n i , aizzare i massimalisti. Il successo dell'ala riformista di T u r a t i a v r e b b e significato a b r e v e s c a d e n z a i socialisti al governo, e q u i n d i l'isolamento del fascismo, e la sua m o r t e p e r c o n s u n z i o n e . M a n o n a v v e n n e . A n c o r a u n a volta il massimalismo ebbe la meglio, e grazie ad esso a isolarsi furono di n u o v o i socialisti. Mussolini trasse un respiro di sollievo, anzi di tripudio, che trapelava dal suo c o m m e n to: «Il fascismo ha o r a dinanzi a sé un giuoco di vaste possibilità. Può fare g r a n d i cose - "cose", n o n "gesti"; "fatti", n o n "parole" - p u r c h é sappia cogliere in sintesi le necessità dell'ora». E il discorso era rivolto n o n solo ai socialisti, ma anche ai fascisti. Q u a n t o avesse r a g i o n e , lo d i m o s t r ò subito d o p o il Congresso dei p o p o l a r i , i quali d o v e t t e r o p r e n d e r e atto della impossibilità di un'accostata ai socialisti, che s e m p r e più res p i n g e v a n o o g n i f o r m a di c o l l a b o r a z i o n e e si c h i u d e v a n o nel g h e t t o . Mussolini n e a p p r o f i t t ò i m m e d i a t a m e n t e p e r gettar loro un p o n t e . «I r a p p o r t i fra popolarismo e fascismo n o n possono esser basati su pregiudiziali anticlericali o, peggio, anticattoliche, che n o n s o n o nella n o s t r a mentalità» scrisse s p u d o r a t a m e n t e il vecchio b e s t e m m i a t o r e che aveva sfidato Dio a f u l m i n a r l o sul colpo. «C'è u n a d e s t r a con la quale il fascismo p u ò vivere in r a p p o r t i di b u o n vicinato.» Questa parola destra, fin allora egli aveva cercato s e m p r e di evitarla. O r a l'accettava c o m e un ramoscello d'ulivo ai suoi avversari interni. Il 7 n o v e m b r e , q u a n d o all'Augusteo di R o m a si r i u n ì il terzo Congresso nazionale del fascismo, i giuochi e r a n o già fatti. Grandi, che tutti aspettavano di v e d e r e m e r g e r e come l'antagonista di Mussolini, t e n n e un discorso che di risoluto aveva soltanto gli accenti. Egli difese il p r o p r i o o p e r a t o , e cioè l'opposizione al patto di pacificazione, solo p e r ragioni retrospettive in q u a n t o il p r o b l e m a n o n era più d'attualità essendo stato risolto, caso p e r caso, dai singoli Fasci, e corse 85
ad a b b r a c c i a r e Mussolini. Q u e s t i insistè sul p a t t o , ma lasciando c h i a r a m e n t e i n t e n d e r e che lo considerava solo merce di scambio: era p r o n t o a rinunciarci se gli altri accettavano la t r a s f o r m a z i o n e del m o v i m e n t o in p a r t i t o . E così avv e n n e . Per p u n t o d ' o n o r e , G r a n d i , Giuriati e Marsich votar o n o contro. Ma furono i soli, e anch'essi poi accettarono di far p a r t e della n u o v a commissione esecutiva. A segretario fu eletto Michele Bianchi, mussoliniano sicuro, con q u a t t r o vic e s e g r e t a r i , di cui t r e (Starace, Teruzzi e Marinelli) e r a n o mezze figure manovrabili a bacchetta. L'unico vero opposit o r e di Mussolini, Farinacci, e s p o n e n t e e c a m p i o n e dei ras provinciali, v e n n e escluso da tutti gli organi direttivi. Mussolini aveva vinto, e la sua vittoria significava che il fascismo, a b b a n d o n a t a la p r e t e s a di p r e s e n t a r s i come m o v i m e n t o rivoluzionario di sinistra, quale lo a v r e b b e r o voluto G r a n d i , Farinacci e Marsich, p r e s e n t a v a la sua c a n d i d a t u r a a forza e g e m o n e della destra e infilava la «via p a r l a m e n t a r e » al p o tere. C'era un pericolo, e Mussolini lo capì subito: che questa svolta a d e s t r a m e t t e s s e il p a r t i t o alla m e r c é della sua ala r e a z i o n a r i a i n c a r n a t a s o p r a t t u t t o dal ras p i e m o n t e s e De Vecchi, u o m o di p o c o cervello, ma t u t t o T r o n o e Altare, e che q u i n d i poteva a n c h e t o r n a r c o m o d o p e r il futuro. Q u e sta ala era n a t u r a l m e n t e sostenuta dai nazionalisti che nella sua vittoria v e d e v a n o u n a vittoria loro e già se n ' e r a n o imbaldanziti. Mussolini, che p e r i nazionalisti seguitava a covare le antipatie del vecchio rivoluzionario, sventò subito la minaccia s c a t e n a n d o , o meglio facendo scatenare dai suoi u n a polemica contro di loro. G r a n d i scrisse a chiare lettere che i nazionalisti avevano poco di che t r i p u d i a r e : n o n e r a n o i fascisti che dovevano identificarsi in loro, ma loro nei fascisti. I nazionalisti p r o t e s t a r o n o con veemenza, e sul piano ideologico ne avevano di che. Ma il r a p p o r t o di forza - unica cosa che in politica conta - dava ragione ai loro avversari. Sia p u re fra risse, m a l u m o r i e bronci, le «camicie azzurre» di Fe86
derzoni s'integrarono s e m p r e di più con quelle n e r e di Mussolini fino a p e r d e r v i c o m p l e t a m e n t e la loro identità. Di defezioni i m p o r t a n t i , il n u o v o corso ne p r o v o c ò u n a sola: quella di Marsich, il ras del fascismo giuliano. G r a n gal a n t u o m o e a r d e n t e patriota, Marsich n o n aveva mai avuto idee politiche molto chiare. L'avventura fiumana e la devozione a D ' A n n u n z i o gliele avevano vieppiù confuse. Il p r e testo della r o t t u r a fu u n a intervista di Mussolini che si dichiarava p r o n t o a u n a collaborazione con Giolitti. In realtà egli n o n sapeva p e r d o n a r g l i di u s u r p a r e il posto che secondo lui spettava soltanto al Poeta. Per un certo t e m p o la sua lettera di r i p u d i o fu t e n u t a segreta. Q u a n d o fu pubblicata dal giornale dei Legionari, Mussolini aveva già circoscritto e liquidato il caso. N o n t r a s c u r ò tuttavia di sfruttarlo p e r ribadire la sua linea. Marsich, disse al Consiglio nazionale, sog n a v a la c o n q u i s t a del p o t e r e p e r la via r i v o l u z i o n a r i a di u n a marcia su Roma. Il fascismo r i p u d i a tutto questo: a Roma c'è già, e vuole restarci con tutt'altri mezzi. O r m a i aveva capito che la m a s c h e r a d e l l ' u o m o d ' o r d i n e era quella che più gli conveniva.
CAPITOLO TERZO
L'AGONIA DI UN R E G I M E
B o n o m i , che vi aveva p u n t a t o tutte le sue carte, n o n sopravvisse al fallimento del patto di pacificazione. L'ordine intern o , o r m a i sfuggito al controllo dei pubblici p o t e r i , e r a alla m e r c é delle s q u a d r e che avevano risolto a loro favore la p a r tita della violenza. Q u e s t a aveva i suoi epicentri in Padania e in Toscana, le z o n e d o m i n a t e dagli a g r a r i , e la r o t t u r a di e q u i l i b r i o fra quelli c h e oggi si c h i a m e r e b b e r o «gli o p p o s t i estremismi», e r a s o p r a v v e n u t a t r a la fine d e l '20 e il p r i n c i p i o d e l ' 2 1 , q u a n d o a p p u n t o gli a g r a r i a v e v a n o p r e s o n e i Fasci il sop r a v v e n t o . U n o degli episodi decisivi e r a stato quello di Palazzo d'Accursio, il Municipio di Bologna, il giorno in cui vi si era insediata la n u o v a Giunta socialista. N e m m e n o oggi si sa con p r e c i s i o n e chi ne fu r e s p o n s a b i l e . M e n t r e la folla a s p e t t a v a in piazza che il s i n d a c o p a r l a s s e , a l c u n e b o m b e c a d d e r o dal tetto. Il pubblico che assiepava la sala consiliare ne r i t e n n e responsabili i r a p p r e s e n t a n t i della m i n o r a n z a e si mise a s p a r a r e c o n t r o di essa. L'avvocato liberale Giordani v e n n e a b b a t t u t o a revolverate, il suo collega Colliva ferito, m e n t r e in piazza si c o n t a r o n o u n a diecina di cadaveri. L'aggressione fu attribuita ai socialisti, c o n t r o cui l ' i n d o m a n i si s c a t e n a r o n o le s q u a d r e di Arpinati, il ras di Bologna, e del suo l u o g o t e n e n t e Bonaccorsi. La città fu sotto il c o n t r o l l o dei loro manganelli. Un mese d o p o , fu la volta di Ferrara. In origine, il Fascio di Ferrara e r a stato il più rivoluzionario e a sinistra di tutti. Lo aveva f o n d a t o un t e m e r a r i o gigante, ex-bersagliere tat u a t o di ferite e di m e d a g l i e , Gaggioli. Ma di proseliti ne
aveva fatti p o c h i p e r c h é la borghesia t e r r i e r a n o n si fidava dei suoi a t t e g g i a m e n t i sovversivi. A n c o r a alla fine d e l '20 e r a n o i n t u t t o u n a q u a r a n t i n a , conosciuti p e r s o p r a n n o m i (Sciagura, Finestrachiusa ecc.). Ma poi era arrivato Balbo. Balbo n o n aveva aderito al p r i m o fascismo p e r c h é n o n lo trovava, p e r i suoi gusti, abbastanza r e p u b b l i c a n o . T o r n a t o dalla g u e r r a , p e r la quale si era a r r u o l a t o poco p i ù che ragazzo c o m e ufficiale degli Alpini, aveva r i p r e s o a Firenze i suoi studi universitari. Fu l'Associazione Agraria c h e lo ric h i a m ò a F e r r a r a p e r c h é p r e n d e s s e in m a n o gli squadristi locali e desse loro u n a riassettata borghese. Per le sue gesta di trincea, p e r il suo coraggio, p e r la sua loquela facile, anche se inceppata dalla lisca, aveva tutte le carte in regola p e r incutere rispetto agli squadristi e p a u r a ai socialisti. N o n gli m a n c a v a n o n e m m e n o dei d o n i di calore u m a n o , di g e n e r o sità e di allegrezza goliardica che gli valsero qualche simpatia fra gli stessi nemici. Q u a n d o il Prefetto proibì il m a n g a nello, Balbo a r m ò i suoi u o m i n i di stoccafissi che, picchiati con e n e r g i a sulla testa degli avversari, vi p r o d u c e v a n o gli stessi effetti; e che p o i facevano da p i a t t o forte di g r a n d i m a n g i a t e conviviali cui talvolta v e n i v a n o invitate le stesse vittime. Gaggioli e gli altri della sua b a n d a t e n t a r o n o a l u n g o di c o n t e n d e r e a Balbo la s u p r e m a z i a nel Fascio ferrarese. La rivalità era p u r a m e n t e di p o t e r e personale, ma aveva a n c h e un suo rozzo risvolto ideologico. Anarchico convertito dalla g u e r r a al nazionalismo, Gaggioli era tagliato nello stesso leg n o dei fascisti rivoluzionari di piazza S. Sepolcro, e a tutto era disposto fuorché a fare lo s c h e r a n o della borghesia agraria. Ma solo questa poteva d a r e alle s q u a d r e i mezzi p e r div e n t a r e un vero m o v i m e n t o politico, e n a t u r a l m e n t e li dette a Balbo che, oltre al resto, possedeva a n c h e un notevole talento organizzativo. Q u a n d o , nell'aprile del ' 2 1 , Mussolini v e n n e a F e r r a r a , Balbo gli fece t r o v a r e in piazza Ariostea t r e n t a m i l a «camerati» fatti affluire con tutti i mezzi dalle p r o v i n c e della P a d a n i a . Fra essi i Gaggioli e gli altri della 89
sua razza e r a n o o r a m a i ridotti ad esigua m i n o r a n z a gregaria. Analoga sorte aveva subito il Fascio fiorentino o meglio i Fasci p e r c h é f i n d a p r i n c i p i o c e n ' e r a n o stati d u e . U n o , quello p i ù a u t e n t i c o , faceva c a p o a u n a mezza d o z z i n a di c i o m p i rotti a qualsiasi a v v e n t u r a : Banchelli d e t t o «il Mago», D u m i n i , Frullini e i d u e fratelli Nenciolini; l'altro, signorile, in cui militavano i più bei n o m i dell'aristocrazia terriera toscana. La faida fra queste d u e fazioni avrebbe anche p o t u t o arrivare al s a n g u e se a conciliarla n o n fosse interven u t o un m e d i a t o r e che aveva b u o n i titoli al rispetto sia dell'una che dell'altra. Dino P e r r o n e C o m p a g n i era m a r c h e s e ed ex-ufficiale di cavalleria: il che lo accreditava presso i n o bili che lo sentivano dei loro. Ma ai ciompi lo r e n d e v a simpatico l'essere stato d e g r a d a t o p e r debiti di giuoco e il suo m o d o di vivere da r o t t a m e fra bische e d o n n e . Così fu lui a e m e r g e r e e a diventare il capo di tutti, secondato da un certo T a m b u r i n i che si g u a d a g n a v a la vita c o m p i l a n d o biglietti da visita grazie al suo unico talento: la calligrafìa. La fusione avvenne ai p r i m i del ' 2 1 , sul sangue. Un anarchico lanciò u n a b o m b a in via T o r n a b u o n i p r o v o c a n d o d u e morti e u n a ventina di feriti. P e r r o n e C o m p a g n i assunse subito la direzione della rappresaglia in cui tutti si t r o v a r o n o uniti. Per d u e giorni la città echeggiò di spari. U n o studente fascista, G i o v a n n i B e r t a , che voleva r a g g i u n g e r e la sua s q u a d r a oltre l'Arno, fu a g g r e d i t o sul p o n t e dai socialisti c h e , d o p o averlo lanciato oltre la spalletta, gli recisero le m a n i a g g r a p p a t e a u n a sporgenza. Gli scontri si fecero ancora più fitti e sanguinosi. A Scandicci i socialisti drizzarono barricate che T a m b u r i n i e s p u g n ò lanciandovi c o n t r o i suoi camion. I rossi t e n t a r o n o la rivincita a Empoli, q u a n d o un motociclista traversò il paese u r l a n d o che i fascisti e r a n o in a r r i v o . Tutti c o r s e r o ai fucili, e q u a n d o s o p r a g g i u n s e r o i d u e convogli li p r e s e r o sotto il loro fuoco incrociato. U n o , carico di morti e di feriti, riuscì a proseguire. L'altro fu bloccato dalla folla inferocita che ne linciò selvaggiamente i pas90
seggeri. Solo a massacro ultimato, si r e s e r o c o n t o che n o n di fascisti si trattava, ma di poveri m a r i n a i in trasferta da Liv o r n o . I fascisti accorsero subito d o p o , da Firenze, p e r infliggere il castigo, che fu d u r o . E da allora le spedizioni p u nitive in tutta la Toscana n o n si c o n t a r o n o più a n c h e p e r c h é queste consentivano ai vari ras di mettersi in luce e di rinsald a r e il p r o p r i o p r i m a t o . Q u e l l o d i C a r r a r a , R e n a t o Ricci, c h e s e m b r a v a u n brig a n t e albanese p e r via del l u n g h i s s i m o fez a p p u n t i t o sulla testa, aveva acquistato g r a n prestigio p e r l'energia con cui aveva d o m a t o gli anarchici che in quella città avevano la loro roccaforte. Ma n o n riusciva ad aver r a g i o n e di Sarzana, d o v e i fascisti n o n osavano n e m m e n o e n t r a r e . Ci si p r o v ò lui di p e r s o n a . Ma d o p o aver lasciato p e r strada morti e feriti, salvò la pelle solo grazie a l l ' i n t e r v e n t o dei c a r a b i n i e r i c h e lo r i n c h i u s e r o in p r i g i o n e . La s q u a d r e si m o s s e r o da tutta la Toscana p e r liberarlo, e fu u n a delle p r o v e generali di mobilitazione su g r a n d e scala. Stavolta p e r ò i carabinieri, che di solito ai fascisti lasciavano m a n o libera, s p a r a r o n o . I fascisti, che n o n se l'aspettavano, si dispersero p e r i campi, e i contadini ne fecero scempio. Il conto fu saldato da u n a ventina di morti e u n a trentina di feriti. Ma n a t u r a l m e n t e si trattava di un saldo provvisorio p e r c h é subito d o p o i fascisti vollero la rivalsa, e a n d a r o n o a cercarsela s o p r a t t u t t o nelle c a m p a g n e fra Arezzo e Grosseto, le z o n e p i ù r u r a l i e p i ù rosse della Toscana. Ne andava di mezzo anche gente che n o n aveva nulla a che fare con questi «opposti estremismi», e Roccastrada a n d ò add i r i t t u r a devastata. P e r r o n e C o m p a g n i organizzava queste i m p r e s e a n c h e p e r d a r e m o d o ai D u m i n i e ai Nenciolini di sfogarvi i loro uzzoli di violenza. L'unione fra i d u e Fasci restava p r e c a r i a e n o n fu mai c o m p l e t a m e n t e r a g g i u n t a . I ciompi si rifiutavano di fare la g u a r d i a bianca dei signori i quali fecero abbattere Pirro Nenciolini a revolverate. A questo s q u a d r i s m o diviso e rissoso faceva eccezione solo C r e m o n a p e r c h é il ras che vi d o m i n a v a lo aveva p r e s o sin 91
da p r i n c i p i o e c o n t i n u a v a a t e n e r l o s a l d a m e n t e in p u g n o . Roberto Farinacci era u n o dei pochissimi capi fascisti, forse l'unico, che n o n avesse m e r i t i combattentistici. D u r a n t e la g u e r r a , e r a rimasto a casa, o meglio in stazione p e r c h é e r a impiegato delle ferrovie, e come tale esentato dal richiamo. I suoi avversari infatti lo chiamavano «Tettoia», e d a p p r i n c i pio n o n lo avevano preso molto sul serio anche p e r c h é n o n amava mettersi in p r i m a fila, e nelle spedizioni punitive arrivava a cose fatte. In c o m p e n s o p e r ò era dotato di un senso politico, che sin dagl'inizi gli aveva p e r m e s s o d ' i n t r a v e d e r e a b b a s t a n z a c h i a r a m e n t e Io s v i l u p p o d e l fascismo. Subito aveva c o m p r e s o la necessità di appoggiarsi agli agrari, p a r t i c o l a r m e n t e forti in quella provincia, e di far leva sui loro mezzi p e r u n a soluzione rivoluzionaria. Fra i suoi squadristi n o n c'erano dissidenze: e r a n o tutti p e r lui, che n o n e r a affatto p e r Mussolini e p e r i suoi «compromessi». Nel '21 era stato eletto d e p u t a t o , ma siccome n o n aveva ancora i 25 anni prescritti dalla legge, alla C a m e r a n o n aveva avuto il tempo d'illustrarsi se n o n p e r un gesto teatrale che si era ritorto c o n t r o di lui. Affrontato f o n . Misiano, socialista ex-disertore, gli aveva ingiunto di consegnargli la pistola, che poi aveva gettato sul tavolo del C a p o del G o v e r n o , Giolitti, dicendogli: «Se la tenga». «Non posso p e r c h é n o n ho il p o r t o d'arme» aveva risposto p a c a t a m e n t e Giolitti. Rientrato a C r e m o n a , Farinacci aveva p r e s o in p u g n o la città nel più semplice e i n c r u e n t o dei m o d i : t e n e n d o in stato di p e r m a n e n t e occupazione le sedi della Provincia e del C o m u n e e c o m p o r t a n d o s i c o m e se ne fosse lui il titolare. Il Prefetto chiese a R o m a cosa doveva fare. «Applichi il codice» gli risposero dal Ministero. E siccome il codice n o n cont e m p l a v a un simile caso, il Prefetto lasciò fare. E r a il m o m e n t o in cui Balbo faceva le sue p r o v e generali di mobilitazione. Fra le camicie n e r e che si stavano c o n c e n t r a n d o c'er a n o a n c h e quelle di Farinacci, ma n o n c'era Farinacci che n o n amava quelle sagre e n o n voleva mescolarsi con gli altri. Egli era già in piena rotta con Mussolini p e r via del pat92
to di pacificazione, e n o n i n t e n d e v a piegarsi, ma n o n intendeva n e m m e n o confondersi coi Balbo, i G r a n d i e gli Arpinati forse p e r c h é ne p r e v e d e v a p r o s s i m a la sottomissione. Fin da allora egli aspirava a porsi c o m e alternativa di Mussolini, cioè c o m e capo della opposizione i n t e r n a , quale poi sarebbe rimasto fino alla Repubblica di Salò. N e l M e z z o g i o r n o lo s q u a d r i s m o fu tale soltanto in Puglia, zona agraria p e r eccellenza, e trovò subito un capo in u n g r a n d e f e u d a t a r i o locale, C a r a d o n n a . Q u a n d o Balbo s u o n ò i c o r n i d e l l ' a d u n a t a a R a v e n n a p e r far c a p i r e ai r o magnoli c h ' e r a inutile c o n t i n u a r e la lotta, ma a n c h e p e r amm o n i r e Mussolini c h ' e r a inutile fare la pace, tutti r i m a s e r o sconcertati dall'arrivo di un m a n i p o l o di u o m i n i a cavallo: e r a n o gli squadristi di C a r a d o n n a , che aveva d a t o la caccia ai socialisti delle M u r g e c o m e gl'inglesi d a n n o la caccia alla v o l p e . O g n u n o infatti nell'esercito fascista p o r t a v a la sua u n i f o r m e , o se ne i n v e n t a v a u n a . Ma tutti i n s i e m e e r a n o u n a t r u p p a a c c a m p a t a in t e r r a di conquista, e b e n decisi a t r a t t a r e l'Italia c o m e tale. L'operazione s o g n a t a da Giolitti di assorbire il fascismo e di t r i t u r a r l o nel giuoco p a r l a m e n tare si rivelava s e m p r e p i ù improbabile, e c o m u n q u e t r o p po al di sopra delle possibilità di un B o n o m i . Era stato l'episodio p i ù i n c r u e n t o , quello di C r e m o n a , a m e t t e r e in crisi il g o v e r n o e s p o n e n d o l o al ridicolo e d i m o s t r a n d o n e l'impotenza. L'ultima s p i n t a alla crisi la d e t t e il crack della B a n c a di Sconto. Q u e s t a Banca era dei fratelli P e r r o n e , i quali speravano di risolvere con essa, cioè col risparmio ch'essa riusciva a r a s t r e l l a r e dalle tasche d e i d e p o s i t a n t i , le gravi difficoltà in cui si dibatteva la loro a z i e n d a siderurgica «Ansaldo» che, d o p o gl'immensi profitti di g u e r r a , n o n riusciva a ridimensionare i p r o p r i impianti sulle più m o d e s t e esigenze di pace. I P e r r o n e , che già pochi a n n i p r i m a avevano tentato d ' i m p a d r o n i r s i a n c h e della Banca C o m m e r c i a l e , ci si rip r o v a r o n o , ma i n u t i l m e n t e . Si rivolsero alla Banca d'Italia 93
c h i e d e n d o l e d i c o n s o r z i a r e altri q u a t t r o Istituti p e r fare fronte ai creditori. Ma B o n o m i si rifiutò di far p a g a r e a tutti gl'italiani gli e r r o r i dei P e r r o n e , la Banca di Sconto dovette c h i u d e r e gli sportelli, molte aziende creditrici fallirono, e il panico dilagò insieme alla disoccupazione. L'episodio tuttavia n o n avrebbe sortito effetti decisivi se n o n si fosse innestato in u n a p i ù vasta crisi politica. La maggioranza liberale, su cui B o n o m i si reggeva, e che n o n aveva mai avuto organica consistenza, era vieppiù divisa. D u e suoi g r u p p i , quello di «Democrazia liberale» e quello di «Democrazia sociale» si fusero f o r m a n d o n e u n o solo che si chiamò « G r u p p o democratico» e che, forte di circa 150 d e p u t a t i , si p r o p o n e v a d i rovesciare B o n o m i p e r r i c o n d u r r e a l p o t e r e Giolitti; ma ebbe c o n t r o di sé tutta la costellazione dei g r u p pi che facevano c a p o agli altri tre notabili del liberalismo: O r l a n d o , Salandra e Nitti. In questa situazione, l'unico sicuro a p p o g g i o di B o n o m i e r a n o i p o p o l a r i di Sturzo. A n c h e costoro e r a n o divisi. C o m e nella d e m o c r a z i a cristiana di oggi, la cosiddetta «base», d o m i n a t a da Miglioli e dalle sue «leghe bianche», era c o m p l e t a m e n t e spostata a sinistra, vedeva nel fascismo il vero nemico da c o m b a t t e r e , e a n c h e p e r questo avrebbe voluto l'alleanza coi socialisti. Costoro p e r ò , fedeli alla loro vocazione del ghetto, vi si rifiutar o n o , d a n d o così b u o n e carte a Sturzo p e r c o n t i n u a r e la collaborazione col g o v e r n o centrista di B o n o m i , di cui o r m a i egli era l'arbitro. Nel gennaio del '22 il p a p a B e n e d e t t o XV morì, e p e r la p r i m a volta dalla breccia di Porta Pia il g o v e r n o p r e s e uffic i a l m e n t e p a r t e al lutto della Chiesa f a c e n d o e s p o r r e nei pubblici edifici le b a n d i e r e a mezz'asta e m a n d a n d o il Ministro della Giustizia, c h ' e r a un p o p o l a r e , a fare u n a visita di condoglianze in Vaticano. Il gesto suscitò le ire dei liberali, fedeli alla tradizione laica del Risorgimento, e divise vieppiù la precaria maggioranza di B o n o m i . Il n u o v o Pontefice, che assunse il n o m e di Pio X I , e r a il Cardinale Ratti: un lombardo che, già conservatore p e r formazione familiare e di am94
biente, lo era diventato ancora di più d o p o l'esperienza fatta come N u n z i o in Polonia, dove aveva visto all'opera il bolscevismo e ne aveva contratto l'orrore. C o m e Arcivescovo di Milano si e r a g u a d a g n a t a la simpatia dei fascisti facendone b e n e d i r e in chiesa i gagliardetti. E a p p e n a eletto, p e r la prima volta dal 1870, spalancò il balcone su piazza San Pietro p e r i m p a r t i r e la benedizione Urbi et Orbi. In questa situazione, n a t u r a l m e n t e , lo s q u a d r i s m o guazzava. Sebbene seguitasse ad agitare lo spauracchio della rivoluzione rossa, questa e r a già stata debellata, o meglio si era auto-debellata. Indebolito dalla secessione comunista, il partito socialista si era p r a t i c a m e n t e dissolto in tre tronconi in g u e r r a tra loro su t u t t o . A d e s t r a la frazione di Turati e dei riformisti che v o l e v a n o la collaborazione coi liberali e coi p o p o l a r i p e r un governo che arginasse la violenza squadrista. A sinistra, un g r u p p o che chiedeva la sottomissione del partito alla «Terza Internazionale» di L e n i n , cioè la sua trasformazione in un partito c o m u n i s t a di o b b e d i e n z a m o scovita. Al centro, i massimalisti di Serrati che n o n volevano nessuna collaborazione con n e s s u n o , né coi popolari, né coi liberali, né coi comunisti, b e n decisi a «restare se stessi», cioè a consumarsi nella loro solitaria impotenza. E r a n o stati questi ultimi a vincere il congresso di Milano. Ma la stavano pag a n d o cara. Le g r a n d i confederazioni sindacali - C G L , U S I e U I L - s e m p r e più si distaccavano da loro, e nel febbraio (del '22) si u n i r o n o in u n a «Alleanza del Lavoro» r o m p e n d o i ponti col partito. Q u e s t o p a n o r a m a suggerisce l'impressione che b e n p o chi si r e n d e s s e r o conto della i m m i n e n z a e gravità del pericolo fascista. Gli stessi socialisti, che p u r e ne s u b i v a n o p i ù d i r e t t a m e n t e le c o n s e g u e n z e , n o n r i u s c i v a n o a s u p e r a r e , p e r farvi fronte, le p r o p r i e divisioni e allergie. E q u a n t o ai liberali e ai popolari, sembrava che gli u n i e gli altri avessero più a c u o r e le vecchie d i s p u t e sulla scuola laica e sui rituali risorgimentali che n o n la difesa della democrazia. Infatti fu p r o p r i o p e r reazione all'arrendevolezza di B o n o m i 95
ai popolari e ai suoi atti di o m a g g i o alla Chiesa, che il G r u p po D e m o c r a t i c o si ritirò d a l g o v e r n o m e t t e n d o l o in crisi. Era la fine di febbraio del '22, n o n m a n c a v a n o che dieci m e si alla Marcia su Roma. Era u n a classica «crisi al buio» p e r c h é n e s s u n o aveva in tasca la ricetta p e r risolverla, o meglio o g n u n o aveva la sua, inconciliabile con quella degli altri. I giolittiani, com'è logico, rivolevano Giolitti, c o n t r o cui p e r ò si s c h i e r a v a n o n o n soltanto i popolari di Sturzo che nutriva p e r lui la più insanabile a n t i p a t i a , e n a t u r a l m e n t e i socialisti fedeli alla l o r o divisa «contro tutti»; ma a n c h e gli altri g r u p p i liberali che facevano capo a O r l a n d o , Salandra e Nitti. Solo alcuni di essi, c o m e A m e n d o l a e Frassati, v e d e v a n o con chiarezza la necessità di u n a coalizione c h e si p r o p o n e s s e c o m e c o m p i t o p r i m a r i o la lotta al fascismo, e perciò chiesero che la C a m e ra p e r intanto si pronunciasse p e r un drastico rafforzamento dell'ordine pubblico contro tutte le violenze. Ma Mussolini scompigliò subito le c a r t e del giuoco f a c e n d o v o t a r e la m o z i o n e dai suoi 45 d e p u t a t i e anzi a s s u m e n d o n e il p a t r o n a t o c o m e se delle violenze egli fosse n o n il r e s p o n s a b i l e , ma la vittima. Fu la p i ù l u n g a crisi della storia p a r l a m e n t a r e italiana p r o p r i o nel m o m e n t o in cui più urgeva un g o v e r n o che governasse. In seguito Sturzo n e g ò di aver o p p o s t o un veto a Giolitti, e forse f o r m a l m e n t e è v e r o n e l senso che lo lasciò p r o n u n c i a r e dal partito. Ma i giolittiani, se n o n e r a n o abbastanza forti p e r fare da soli un Ministero, lo e r a n o tuttavia q u a n t o bastava p e r i m p e d i r e che lo facessero altri. E inutile qui r i d i p a n a r e la complicata matassa dei giuochi, dei d o p p i g i u o c h i , delle e s t e n u a n t i trattative c h e si p r o t r a s s e r o p e r settimane. Quella che infine fu trovata era la solita soluzione di c o m p r o m e s s o : n o n p o t e n d o Giolitti, i giolittiani riuscirono a p o r t a r e al g o v e r n o u n o dei suoi «ascari» p i ù fedeli, ma a n c h e dei più sbiaditi: Luigi Facta. Facta e r a un bravo avvocato di provincia p i e m o n t e s e con t u t t e le virtù, ma a n c h e con tutti i limiti del suo a m b i e n t e : 96
un u o m o p r o b o e integro, che d o p o t r e n t a n n i di vita parlam e n t a r e n e aveva o r m a i u n a c e r t a e s p e r i e n z a , aveva ricop e r t o con o n o r e alcune cariche ministeriali, n o n aveva altra ambizione che quella di servire fedelmente il suo C a p o , né altre idee che quelle di lui. Tutto gli si poteva c h i e d e r e fuorché risolutezza e immaginazione, cioè p r o p r i o le qualità che più u r g e v a n o . Ma forse fu p r o p r i o p e r questo che i popolari decisero di a p p o g g i a r l o : s p e r a v a n o di tenerlo prigioniero c o m e avevano fatto con B o n o m i . Mussolini aveva seguito la v i c e n d a con c o m p r e n s i b i l e a n sietà. La crisi di g o v e r n o a n d a v a t u t t a a suo v a n t a g g i o in q u a n t o rivelava l'inefficienza del P a r l a m e n t o e la d e c o m p o sizione dei partiti tradizionali. Ma p o t e v a a n c h e risolversi col r i t o r n o al p o t e r e di Giolitti, l'unico u o m o che egli seguitava a t e m e r e . La n o m i n a di Facta, a n c h e se la criticò, n o n gli dispiacque di certo. Egli n o n aveva ormai alcun dubbio sulla strada da seguire, a n c h e se n o n era di suo gusto. E r a n o stati gli agrari a ingrossare di u o m i n i le fila del fascismo, e o r a e r a n o gl'industriali che ne u n g e v a n o le r u o t e . Su questi finanziamenti si è m o l t o r o m a n z a t o fino a p a r l a r e di «pioggia d'oro». N o n è così. S e c o n d o gli accertamenti di De Felice, i regolari contrib u t i d e l l ' i n d u s t r i a al fascismo c o m i n c i a r o n o tra la fine del '21 e gl'inizi del '22, e n o n s u p e r a r o n o mai le 200.000 lire al mese che, a n c h e nella valuta di quei tempi, e r a n o u n a cifra piuttosto m o d e s t a . Ma questa veniva versata alla d i r e z i o n e del partito. E questo era il fatto n u o v o . Sin allora i contributi e r a n o stati quelli, ancora più modesti, versati dagli agrari, ma d i r e t t a m e n t e ai ras provinciali che a n c h e da questo traev a n o la l o r o riottosa forza. Gl'industriali d a v a n o invece al partito che così poteva cominciare a rafforzare le sue strutt u r e centrali. , Q u e s t a conversione del g r a n d e capitalismo u r b a n o al fin a n z i a m e n t o del fascismo era il frutto della n u o v a posizione 97
assunta da Mussolini in favore dell'iniziativa privata e cont r o lo statalismo. Egli aveva o r m a i accettato la sua p a r t e di d i f e n s o r e della b o r g h e s i a , e p e r a d e g u a r v i s i n o n esitò a r o m p e r e di n u o v o con D'Annunzio. Dopo la schiarita della visita a G a r d o n e , che nell'aprile del '21 gli era tanto servita a bloccare la dissidenza dello squadrismo d a n n u n z i a n o , i suoi r a p p o r t i col Poeta si e r a n o nuovam e n t e deteriorati. P u r senza rinunziare alla sua parte di oracolo al di sopra della mischia, D'Annunzio n o n risparmiava strali al fascismo, che definiva u n o «schiavismo agrario». Tanto che alcuni dirigenti della Confederazione del Lavoro, Baidesi e D'Aragona, p e n s a r o n o di servirsi di lui come dell'antiMussolini. N o n è stato mai del tutto chiarito come si sviluppò questa trama. Essa ebbe p e r i n t e r m e d i a r i De Ambris e Giulietti, il capo della Federazione dei Lavoratori del Mare, ent r a m b i fiumani. Ma c ' e n t r ò a n c h e Nitti, d i m e n t i c o del «cagoia» che D'Annunzio gli aveva a p p i o p p a t o . Prima Baldesi, poi D'Aragona a n d a r o n o a G a r d o n e , vi furono benissimo accolti, ma probabilmente ricevettero la stessa risposta che avev a n o ricevuto G r a n d i e Balbo. Al Poeta piaceva moltissimo venire sollecitato c o m e il g r a n d e a r b i t r o e règolo della vita italiana; m a , p u r i n c o r a g g i a n d o tutte le s p e r a n z e , i m p e g n i n o n ne p r e n d e v a con nessuno. C o m u n q u e , la m a n o v r a a largo raggio di cui si parlò, che avrebbe dovuto c o n d u r r e , sotto il p a t r o n a t o del C o m a n d a n t e , a u n a coalizione fra Nitti, i popolari e i socialisti, n o n ebbe il t e m p o di svilupparsi. Facta aveva d i r a m a t o ai Prefetti e ai Questori l'ordine p e r e n t o r i o d ' i m p e d i r e le violenze fasciste. Ma la m a g g i o r a n z a d e i Prefetti e dei Q u e s t o r i n o n a v e v a n o n e s s u n a voglia di obbedire; e i pochi che ne avevano voglia - c o m e il Prefetto Mori di Bologna, il p i ù risoluto e coraggioso di tutti - n o n ne a v e v a n o i mezzi. Così il m a n g a n e l l o i m p e r v e r s a v a e il s a n g u e correva. Farinacci teneva C r e m o n a nel t e r r o r e . Balbo aveva fatto della Padania u n a piazza d ' a r m i p e r le esercitazioni delle sue camicie n e r e . Da Bologna le s q u a d r e di Arp i n a t i e Bonaccorsi t e n e v a n o le c a m p a g n e n e l l ' i n c u b o dei 98
loro raids. N o n c'era giorno senza morti. E n o n c'era m o r t e che n o n venisse ripagata con altre morti. Q u e s t o «sterminismo» era la croce n o n soltanto di Facta, ma a n c h e di Mussolini, che ne vedeva c o m p r o m e s s a la sua m a s c h e r a di rispettabilità b o r g h e s e . Egli cercava di richiam a r e i riottosi dalle colonne del suo giornale: «Quell'alone di simpatia che ci seguì nel 1921 si è attenuato» ammoniva. Ma, d o p o la lezione subita al t e m p o del patto di pacificazion e , n o n osava p r e n d e r e r i s o l u t a m e n t e d i p e t t o l e s q u a d r e scatenate. N o n e r a a n c o r a «il Duce»; e il p a r t i t o , t u t t o r a in e m b r i o n e , n o n gli p e r m e t t e v a di m e t t e r e la m o r d a c c h i a ai ras e alle loro s q u a d r e . Ma capiva che se quell'anarchia fosse continuata, il fascismo si sarebbe i r r e p a r a b i l m e n t e squalificato agli occhi della pubblica opinione. C o m e al solito, furono i socialisti a riaccreditarlo. Alla fine di maggio, u n a frazione della fazione riformista, capeggiata dal d e p u t a t o Zirardini, approvò un ordine del giorno che invitava il partito a uscire dal suo isolamento e a collaborare con un governo che s'impegnasse a u n a lotta risoluta contro il fascismo. Questo invito era vigorosamente avallato dalle organizzazioni sindacali, dissanguate dalle diserzioni dei lavoratori che un p o ' sotto la minaccia del m a n g a n e l l o , un p o ' p e r c h é avevano perso ogni fiducia nei loro dirigenti di partito, accorrevano sempre più numerosi nei sindacati fascisti. Ma Serrati e i suoi compagni di direzione respinsero l'appello. Le violenze fasciste r a d d o p p i a r o n o . A C r e m o n a Farinacci fece incendiare la casa di Miglioli e d i s t r u g g e r e tutte le sedi delle «leghe bianche». Facta, accusato di debolezza e fin a n c o di connivenza, fu battuto e rassegnò le dimissioni, in fondo c o n t e n t o di trarsi da quelle peste e di t o r n a r s e n e al suo studio d'avvocato in P i e m o n t e : riconosceva che le cose e r a n o più g r a n d i di lui e sperava di lasciare il mestolo a Giolitti, l'unico in g r a d o di a p p i a n a r l e . Stavolta T u r a t i , incitato da A n n a Kuliscioff, t r o v ò il coraggio di ribellarsi alla inerzia del partito, si dichiarò disposto a collaborare con il governo, e con e n o r m e scandalo dei 99
c o m p a g n i «si prostituì a salire le scale del Quirinale», cioè a conferire col Re sulla p e r s o n a a cui affidare il m a n d a t o . Nat u r a l m e n t e egli pensava a Giolitti, che n o n aveva mai smesso di p e n s a r e a lui. E Mussolini t r e m ò . A n c h e dimezzati, i socialisti al governo insieme a Giolitti e ai popolari significav a n o l'isolamento del fascismo. I n g i u n s e a Farinacci di ric h i a m a r e all'ordine le s q u a d r e c r e m o n e s i , ma n o n riuscì a i m p e d i r e la g r a n d e mobilitazione che Balbo aveva i n d e t t o in R o m a g n a dove si stavano c o n c e n t r a n d o 60.000 fascisti. Ma Giolitti declinò l'invito, anzi n o n si mosse n e m m e n o da Vichy dove in quel m o m e n t o si trovava. N o n aveva nessuna intenzione, scrisse in u n a lettera a Malagodi, di capeggiare «un ibrido connubio social-popolare» che avrebbe solo condotto l'Italia alla g u e r r a civile. I motivi di quel rifiuto n o n sono mai stati del tutto chiariti. La g u e r r a civile c'era già, e solo un accordo fra socialisti e popolari poteva d a r e a un gov e r n o la forza p e r sedarla. Ma p e r questo forse Giolitti p e n sava che occorrevano tutti i socialisti, e n o n u n a frazione. E a n c h e possibile che in lui covasse il r a n c o r e verso Sturzo p e r via del veto che gli aveva posto pochi mesi p r i m a . Ma l'ipotesi che più somiglia al p e r s o n a g g i o è ch'egli considerasse ormai impossibile un governo che n o n facesse posto ai fascisti. O r l a n d o , i n t e r p e l l a t o p e r p r i m o , n o n riuscì a f o r m a r e u n a m a g g i o r a n z a di c e n t r o - d e s t r a . Si p r o v ò B o n o m i a form a r n e u n a d i c e n t r o - s i n i s t r a , m a T u r a t i n o n gli d e t t e i n t e m p o la garanzia della sua collaborazione. F u r o n o chiamati, ma inutilmente, M e d a e De Nava. T e n t ò di n u o v o Orland o , ma senza successo. Il 30 luglio il Re m a n d ò a richiamare Facta e con le lacrime agli occhi, lo scongiurò di f o r m a r e un n u o v o g o v e r n o . Facta vi si dispose senza e n t u s i a s m o , forse convinto di n o n riuscire. Invece lo accettarono, ma p e r stanchezza e p e r c h é frattanto era successo qualcosa che aveva fin a l m e n t e a p e r t o gli occhi a tutti, anche ai socialisti. A Balbo, c h e stava facendo le sue m a r c e e c o n t r o m a r c e p e r la Padania, e r a giunto un t e l e g r a m m a in cui il ras di Ravenna, Ettore Muti, lo scongiurava di accorrere p e r c h é , d o 100
po un d u r o s c o n t r o a fuoco coi sovversivi, questi si e r a n o i m p a d r o n i t i della città. Balbo marciò su R a v e n n a alla testa delle sue s q u a d r e , d o p o avervi fatto affiggere dei manifesti con cui invitava i «sovversivi» ad a b b a n d o n a r l a , mise a sacco la Casa del Popolo repubblicana e diede alle fiamme la sede delle cooperative socialiste. Di fronte a questa n u o v a provocazione l'Alleanza del Lavoro indisse lo sciopero generale p e r il 1° agosto. Sturzo definì quella decisione, nel m o m e n t o in cui Facta cercava fatic o s a m e n t e di costituire il suo s e c o n d o g o v e r n o e l ' o r d i n e pubblico e r a nelle m a n i di Q u e s t o r i e Prefetti di cui n o n ci si poteva fidare, « m o r a l m e n t e un delitto, politicamente un e r r o r e » . E aveva r a g i o n e . Lo sciopero g e n e r a l e e r a la cosa che più atterriva i ceti m e d i italiani, e sembrava fatto a p p o sta p e r riaccreditare ai loro occhi il fascismo. Mussolini infatti n o n si lasciò s c a p p a r e l'occasione. Egli mobilitò i fascisti d i c h i a r a n d o che se lo Stato n o n fosse stato in g r a d o di far f u n z i o n a r e i pubblici servizi, ci a v r e b b e r o pensato loro a m a n d a r l i avanti. Forse n o n ce ne sarebbe stat o n e m m e n o b i s o g n o p e r c h é allo s c i o p e r o a d e r i r o n o solo alcune categorie di lavoratori, e p e r m e t à a n c h e quelle. Ma ai fascisti n o n p a r v e v e r o m o s t r a r e alla cittadinanza ch'essi e r a n o in g r a d o di assolvere quei servizi m o b i l i t a n d o i p r o p r i tecnici e m e t t e n d o l i alla guida dei convogli. Nell'assenza dello Stato, essi ne assumevano le funzioni. Il 3 agosto l'Alleanza e r a c o s t r e t t a a p r o c l a m a r e la fine dello sciopero r i c o n o s c e n d o n e il fallimento («E stato la n o stra Caporetto» scrisse m e s t a m e n t e La giustizia). E le squad r e , riabilitate agli occhi della pubblica o p i n i o n e da quella p r o v a di forza, p a s s a r o n o alla controffensiva r o v e s c i a n d o con la violenza le amministrazioni socialiste nelle città in cui a n c o r a resistevano. Esse riuscirono a c o n s e r v a r e solo Torino e P a r m a , d o v e ci fu u n a v e r a e p r o p r i a battaglia fra le s q u a d r e di Balbo e gli o p e r a i trincerati n e l l ' O l t r e t o r r e n t e . Stavolta Mussolini n o n cercò di trattenere le s q u a d r e , anzi ne vantò le gesta. «In q u a r a n t o t t ' o r e di violenza sistemati101
ca - sciisse - abbiamo o t t e n u t o quello che n o n a v r e m m o ott e n u t o in q u a r a n t o t t ' a n n i di prediche.» Col fiuto che lo distingueva aveva capito che o r m a i la pubblica opinione vedeva nel fascismo, e n o n nello Stato, l'unica forza in g r a d o di «far a n d a r e avanti le cose» e n o n era più disposta a sottilizzare sui metodi: lo sciopero generale le aveva fatto paventare il caos. E la reazione era questa: che l'ufficio tesseramento era s e m p r e più affollato di gente che chiedeva l'iscrizione. Q u e s t o p e r ò n o n significa che Mussolini avesse o r m a i la partita in p u g n o , avesse scelto la strada da battere, e su questa avanzasse col suo p a r t i t o c o m p a t t o , senza p i ù esitazioni sulla tattica da seguire. Per il m o m e n t o , egli e r a sicuro solo di d u e cose: che «la Storia a n d a v a a destra», c o m e aveva scritto a chiare lettere sul suo giornale d a n d o un definitivo a d d i o ai suoi ricordi e alle sue nostalgie di c a p o p o p o l o rivoluzionario, cioè r i n n e g a n d o le pregiudiziali ideologiche da cui e r a n o partiti i fondatori del p r i m o Fascio di piazza S. Sepolcro; e che l'avvenire del fascismo era di diventare la forza e g e m o n e e t r a e n t e di tutta la borghesia conservatrice p e r il m o m e n t o sparpagliata fra nazionalisti, liberali salandrini e a n c h e popolari dell'ala destra. Q u e s t e e r a n o le forze ch'egli d o v e v a c o a g u l a r e , ma sul m o d o di farlo era tutt'altro che sicuro anche p e r c h é n o n sapeva fino a che p u n t o i suoi lo avrebbero secondato. Q u a n do aveva inneggiato alla violenza delle s q u a d r e , lo aveva fatto p e r r i p r e n d e r l e in m a n o . Ma in realtà quella violenza si e r a scatenata al di fuori di lui, e in molti casi, c o m e a C r e m o n a , in p o l e m i c a c o n lui c h e ne v e d e v a i d e l e t e r i effetti sulla pubblica opinione m o d e r a t a di cui considerava necessario l'appoggio. Lo sciopero generale aveva salvato il fascismo facendogli r i g u a d a g n a r e tutti i favori che la d a n z a selvaggia d e l m a n g a n e l l o gli a v e v a n o a l i e n a t o . Ma o r a bisognava i m p e d i r e che la d a n z a ricominciasse. Bisognava «legalizzare» il m a n g a n e l l o , cioè m e t t e r l o d e f i n i t i v a m e n t e al servizio dell'ordine costituito, anzi farlo a p p a r i r e come l'elem e n t o necessario a ricostituire l'ordine. 102
S o p r a t t u t t o a q u e s t o c o m p i t o Mussolini si d e d i c ò , lasciando quasi i n t e r a m e n t e a Michele Bianchi, l u o g o t e n e n t e sicuro e b u o n organizzatore, l'attività di partito, e al fratello A r n a l d o la direzione effettiva del giornale. Egli stava o r a la maggior p a r t e del t e m p o a Roma, dove aveva p r e s o in affitto un m o d e s t o a p p a r t a m e n t o in via Rasella. Fece a n c h e , p e r a g g i o r n a r s i sulla situazione i n t e r n a z i o n a l e , u n viaggio i n G e r m a n i a , dove ebbe colloqui con S t r e s e m a n n e con Rathen a u . Ma quella italiana voleva sorvegliarla dalla capitale, sic u r o c o m ' e r a che il r e g i m e fosse o r m a i alla vigilia della bancarotta e q u i n d i che n o n ci fosse che da aspettare e cogliere il m o m e n t o o p p o r t u n o p e r seppellirlo. Sui giuochi che svolse dietro le quinte ci sono più s u p p o sizioni che d o c u m e n t i . E certo ch'egli tentò un'accostata alla M o n a r c h i a , ma p e r via indiretta, attraverso C o r r a d i n i che, c o m e capo dei nazionalisti, era n a t u r a l m e n t e p e r s o n a molto grata a Corte, e il Duca d'Aosta. N o n s a p p i a m o se Mussolini scelse questo interlocutore p e r c h é ignorava q u a n t o il Re diffidasse di lui, o p e r c h é lo sapeva. S e m b r a in ogni caso accertato che il Duca si m o s t r ò disposto ad a s s u m e r e la Reggenza e ad a p r i r e le p o r t e del p o t e r e al fascismo nel caso in cui il Re avesse cercato di sbarrargliele. E n o n è impossibile che Vittorio E m a n u e l e ne abbia s a p u t o qualcosa p e r c h é il timore di essere sbalzato dal t r o n o dal cugino alleato dei fascisti n o n smise mai di ossessionarlo e pesò molto sulle successive decisioni. Altre accostate Mussolini le tentò con Sturzo, con cui ebbe un colloquio, ma senza risultati, e con Nitti. Ma c'è da d u b i t a r e ch'egli volesse c o n d u r l e a c o n c l u s i o n e . E p i ù p r o b a b i l e c h e egli volesse far b a l e n a r e a questi u o m i n i la possibilità di un accordo con lui p e r r e n d e r l i a n c o r a più intransigenti nei confronti di Giolitti. A Milano t o r n ò verso la metà di agosto, cioè d o p o il fallim e n t o dello s c i o p e r o che r e n d e v a o r m a i s u p e r f l u e t u t t e queste t r a m e . La battaglia nelle piazze e r a vinta, e o r m a i era chiaro che il r e g i m e n o n era più in g r a d o di t e n e r testa alle s q u a d r e trionfanti.
CAPITOLO QUARTO
«O ROMA, O MORTE!»
«Roma, alma R o m a , ti d a r a i tu a un beccaio?» aveva esclam a t o D ' A n n u n z i o . All'idea che Mussolini fosse davvero sul p u n t o d ' i m p a d r o n i r s e n e , il Poeta a b b a n d o n ò il suo attegg i a m e n t o di oracolo e scese in lizza. Egli m a n d ò a Napoli il suo segretario A n t o n g i n i con un messaggio p e r Nitti in cui lo invitava a un i n c o n t r o di pacificazione e collaborazione. Nitti accettò, ma a c o n d i z i o n e c h e vi p a r t e c i p a s s e a n c h e Mussolini, a n c h e lui ormai p e n s a n d o , c o m e Giolitti, che l'unico m o d o di combattere il fascismo fosse di p o r t a r l o a condividere le responsabilità del p o t e r e . N o n si sa con q u a n t o entusiasmo, D'Annunzio accettò, e l ' a p p u n t a m e n t o fu fissato al 19 agosto nella villa - p a r e - del b a r o n e Avezzana in Toscana. Ma il 14 giunse a Nitti un t e l e g r a m m a dal Vittoriale in cui si a n n u n z i a v a che il Poeta era c a d u t o dalla finestra e versava in gravi condizioni. L a c o i n c i d e n z a e r a t r o p p o vistosa p e r n o n d a r l u o g o a sospetti. N a t u r a l m e n t e si p a r l ò di un attentato fascista, ma ne m a n c a qualsiasi prova. Forse il segreto di quell'incidente sta in u n a delle t a n t e lettere del Poeta alla pianista Baccarà che gli teneva compagnia, e che n o n ha mai voluto darle in pasto al pubblico n e m m e n o q u a n d o , vecchia e malata, cadde in miseria. C r e d i a m o tuttavia di p o t e r escludere che l'episodio avesse risvolti politici. Fortuito o provocato, tutto lascia c r e d e r e che si trattò p r o p r i o solo di un incidente, e cred i a m o di p o t e r a g g i u n g e r e che n o n modificò il corso della Storia. L'incontro n o n avrebbe p r o d o t t o nulla: a farlo fallire avrebbe p r o v v e d u t o Mussolini, o r m a i deciso a fare da sé. P r o p r i o in q u e i g i o r n i di f e r r a g o s t o si r i u n ì a Milano il 104
C o m i t a t o C e n t r a l e del p a r t i t o fascista, che affrontò il p r o b l e m a di f o n d o : c o n q u i s t a del p o t e r e p e r via legalitaria o p e r via rivoluzionaria? Per la via legalitaria si p r o n u n c i ò ris o l u t a m e n t e G r a n d i , il cui p e n s i e r o politico aveva subito u n a r a p i d a e radicale evoluzione: disgustato dalle violenze degli squadristi, dai quali si e r a t e n u t o piuttosto a p p a r t a t o , egli temeva che, c o n q u i s t a n d o il p o t e r e con la forza, il fascismo sarebbe rimasto loro prigioniero. Per la soluzione rivoluzionaria furono invece Bianchi, Balbo e Farinacci. Mussolini n o n si p r o n u n c i ò . Si limitò a fare u n a diagnosi della situazione c h e d i m o s t r a il suo r e a l i s m o e t e m p i s m o . N o n si p o t e v a , disse, lasciar p a s s a r e un altro i n v e r n o che a v r e b b e p o t u t o r i m e s c o l a r e t u t t e le c a r t e del g i u o c o . Ciò n o n implica n e c e s s a r i a m e n t e c h e l a c o n q u i s t a d e l p o t e r e d e b b a farsi con u n a marcia di camicie n e r e su R o m a , ma a questa eventualità bisogna p r e p a r a r s i p e r c h é p o t r e b b e r e n dersi necessaria. Perciò fu deciso di unificare le organizzazioni militari sotto un c o m a n d o s u p r e m o di cui Balbo fu subito l'anima. Ma da molti indizi risulta che a questa soluzione Mussolini credeva p o c o : voleva s e m p l i c e m e n t e m e t t e r l a fra le c a r t e del suo giuoco c o m e a r m a di minaccia e di ricatto. Egli aveva ormai la precisa sensazione che nessuno dei possibili successori di Facta avrebbe accettato di f o r m a r e un g o v e r n o senza la p a r t e c i p a z i o n e d e i fascisti. N o n e r a d e l t u t t o sicuro di quale gli convenisse di più, ma e r a del tutto certo di quale gli convenisse di m e n o : Giolitti. «Se t o r n a al p o t e r e lui - disse a Rossi -, siamo fottuti. C o m e ha fatto s p a r a r e su D'Annunzio, farebbe s p a r a r e su di noi.» Anche la soluzione di un tripartito Nitti-Mussolini-D'Annunzio era ormai da scartare p e r c h é in esso la figura d o m i n a n t e s a r e b b e stato il Poeta, frattanto ristabilitosi dalle conseguenze dell'incidente. Poteva esserci u n a soluzione O r l a n d o , ma anche O r l a n d o contava d'imbarcarvi D'Annunzio. Poteva esserci la soluzione Salandra, ma Salandra significava lo sposalizio col più smaccato conservatorismo, m e n t r e Mussolini n o n voleva a n c o r a ri105
n u n z i a r e a qualche possibilità d'intesa con le sinistre, e p p o i r a p p r e s e n t a v a la sfida a Giolitti, c h e Mussolini p a v e n t a v a n o n soltanto c o m e alleato, ma a n c h e c o m e nemico. I n s o m m a , di tutte, la soluzione migliore era ancora Facta che, c o m e l u o g o t e n e n t e di Giolitti, ne godeva la protezione senza p o s s e d e r n e le capacità. De Felice sostiene c h e Facta aveva p i ù polso ed e r a m e n o succubo di Giolitti di q u a n t o in g e n e r e si c r e d a . P u ò darsi. C o m u n q u e , se Mussolini p u n t ò su di lui, fu di certo p e r c h é lo considerava n o n il più, ma il m e n o qualificato a fare fronte alla situazione. E i fatti d i m o s t r a r o n o che aveva visto giusto. Volendo riassumerlo all'ingrosso, il p a n o r a m a dei cosiddetti «schieramenti» si p r e s e n t a v a così. D o p o il fallimento dello sciopero generale, l'Alleanza del Lavoro che aveva cercato di r i u n i r e tutte le forze politiche e sindacali di sinistra, si era c o m p l e t a m e n t e disintegrata: lo dimostrava la crescita t u m u l t u o s a dei sindacati fascisti passati da 4 0 0 a 700 mila iscritti. D e n t r o il partito socialista, si era o r m a i alla vigilia della r o t t u r a - che si sarebbe c o n s u m a t a ai p r i m i di o t t o b r e fra i riformisti di Turati e i massimalisti di Serrati. Questi ultimi, a v e n d o accettato tutti i diktat della I n t e r n a z i o n a l e di Mosca, ne g o d e v a n o o r a l'appoggio ed e r a n o p r o n t i a fondersi coi comunisti c o m e a p p u n t o Mosca voleva. Ma a n c h e fra i comunisti c'era r o t t u r a . L'ala destra di Tasca e r a p r o n t a ad obbedire. Ma la sinistra n o n voleva s a p e r n e . Il suo capo, Bordiga, n o n faceva differenze fra Giolitti, Turati, Sturzo e Mussolini, e rifiutava la p a r t e c i p a z i o n e a q u a l u n q u e coalizione antifascista, anzi dichiarava: «Se i fascisti abbattessero la baracca p a r l a m e n t a r e , ne s a r e m m o lietissimi». Al centro e a destra n o n c'era più nulla, se n o n le clientele personali dei g r a n d i «notabili», fra i quali era o r m a i aperta la g a r a a l l ' a c c a p a r r a m e n t o dei favori di Mussolini. Gli unici decisi a resistergli e a c h i e d e r e u n a coalizione antifascista e r a n o il Ministro d e g l ' I n t e r n i Taddei, quello delle Colonie A m e n d o l a , quello della G u e r r a Soleri, e Cocco-Ortu, il cui g r u p p o d e m o c r a t i c o si e r a p e r ò dissolto. Al g r i d o di 106
«organizzarsi o morire», un g r u p p o di liberali tentò di organizzare un n u o v o partito che inventò a n c h e u n a camicia color kaki da c o n t r a p p o r r e a quelle n e r e . Esso t e n n e a Bolog n a un congresso dal quale risultò che la m a g g i o r a n z a era composta di conservatori d'ispirazione nazionalista o salandrina, c o m u n q u e filofascista, tanto che G r a n d i potè scrivere che c'era da stupirsi n o n avesse eletto Mussolini a suo presidente. Sulla strada del p o t e r e restava d u n q u e un solo ostacolo, il Re, che significava le Forze A r m a t e . In mezzo ad esse, le simpatie p e r il fascismo e r a n o forti, anzi c'erano dei G e n e rali c o m e De B o n o , Fara e C e c c h e r i n i c h e in esso a p e r t a m e n t e m i l i t a v a n o . Ma a n c h e i d u e p i ù prestigiosi artefici della vittoria, Diaz e T h a o n di Revel, n o n n a s c o n d e v a n o la loro p r o p e n s i o n e p e r Mussolini, che n o n p e r d e v a occasione p e r r i c o r d a r e a tutti che solo grazie al fascismo gli ufficiali p o t e v a n o p o r t a r e la divisa senza rischio di venire insultati e sputacchiati. Tuttavia nel suo insieme l'Esercito n o n e r a da «pronunciamento», e in ogni caso avrebbe obbedito agli ordini del Re. Questi si g u a r d a v a b e n e dallo scoprire le p r o p r i e intenzioni, forse a n c h e p e r c h é a n c o r a n o n n e aveva. U n g i o r n o aveva chiesto a Facta: «Ma q u e s t o Mussolini, c'è poi da fidarsene?» Lo aveva conosciuto d u r a n t e la g u e r r a , un giorno c h ' e r a a n d a t o a visitare l'ospedale da c a m p o in cui il cap o r a l e dei bersaglieri Mussolini e r a ricoverato p e r le ferite di u n a granata. E con la m e m o r i a che si ritrovava n o n c'è da meravigliarsi c h e si r i c o r d a s s e di lui, già a b b a s t a n z a n o t o p e r la sua azione interventista. Lo aveva rivisto u n a seconda volta da d e p u t a t o in u n a cerimonia ufficiale. Ma n o n aveva avuto con lui veri e p r o p r i r a p p o r t i , certo n o n i g n o r a v a le professioni di fede r e p u b b l i c a n a del p r i m o fascismo, e o r a forse si chiedeva q u a n t o si potesse c r e d e r e alla sua conversione monarchica. Secondo alcuni storici, a s m o n t a r e le sue diffidenze furono la Regina M a d r e Margherita e il Duca d'Aosta. Ma la co107
sa è poco credibile, anzi si p u ò senz'altro scartarla. Effettivam e n t e Margherita, più che filofascista, era fascista, ma sul figlio n o n poteva nulla n e m m e n o come m a d r e p e r c h é n o n lo e r a mai stata. Q u a n t o al Duca d'Aosta, se influì, fu p r o p r i o p e r le r a g i o n i o p p o s t e a quelle c h e si d i c o n o . P a r e ch'egli avesse r e a l m e n t e assolto la missione p r o p o s t a g l i da C o r r a dini p e r conto di Mussolini, e cercato di p e r s u a d e r e il Re ad affidarsi al fascismo. Ma se la missione e b b e b u o n esito fu p e r c h é il Re, il q u a l e d e t e s t a v a e diffidava d e l c u g i n o , sos p e t t ò subito c h e questi si p r e p a r a s s e a d e t r o n i z z a r l o con l'aiuto del fascismo. Q u e s t o timore pesò moltissimo sulla sua successiva condotta, e lo stesso Mussolini colse tutti i p r e t e sti p e r servirsene di ricatto moltiplicando gli atti d'omaggio al Duca d'Aosta e d i c h i a r a n d o p u b b l i c a m e n t e in un discorso a U d i n e : «La C o r o n a n o n è in giuoco p u r c h é n o n voglia, essa, m e t t e r s i in giuoco». N o n la M o n a r c h i a , ma la C o r o n a , che poteva a n c h e - egli sottintendeva - cambiare testa. C'era poi anche un altro ostacolo, sebbene m i n o r e : il solito D'Annunzio, che aveva ricominciato ad agitarsi, ma nelle solite c o n t r a d d i t t o r i e direzioni. Da u n a p a r t e dava spago ai sindacalisti rivoluzionari De Ambris e Giulietti ricevendo gli uomini della Confederazione Generale del Lavoro, Baldesi e D ' A r a g o n a . Dall'altra m a n t e n e v a i r a p p o r t i con O r l a n d o , ch'era anche a n d a t o a trovarlo a G a r d o n e , con Nitti, e ora si parlava perfino di un suo incontro con l'arcinemico Giolitti, «il macellaio di Fiume», in vista di u n a generale pacificazion e , che avrebbe dovuto tagliare la strada a Mussolini. Il 3 agosto il Poeta era a Milano p e r sue private ragioni. I fascisti v e n n e r o a p r e l e v a r l o quasi di forza in a l b e r g o , lo c o n d u s s e r o nel palazzo del C o m u n e p r o p r i o allora da essi conquistato a suon di manganelli, lo spinsero al balcone, lo costrinsero a p a r l a r e . Davanti a u n a folla acclamante, D'Ann u n z i o n o n e r a u o m o d a resistere, e p a r l ò . L e s u e p a r o l e f u r o n o in r e a l t à un invito alla p a c e , ma il l o r o significato n o n contava. Contava soltanto il fatto ch'egli parlava dall'alto d ' u n municipio occupato con la violenza. 108
Fu forse a n c h e p e r vendicarsi d e l l ' i n g a n n o in cui i fascisti lo a v e v a n o t r a t t o c h e , t o r n a t o a G a r d o n e , r i p r e s e c o n m a g g i o r lena a trescare c o n t r o di loro, e q u a n d o Facta gli p r o p o s e d i c a p e g g i a r e u n a gigantesca m a r c i a s u R o m a d i e x - c o m b a t t e n t i p e r celebrarvi il 4 n o v e m b r e , a n n i v e r s a r i o della vittoria, accettò. N e i d i s e g n i di Facta, la m a r c i a di D ' A n n u n z i o , c h e p o i s a r e b b e r i m a s t o nella capitale c o m e suo n u m e p r o t e t t o r e , avrebbe p r e v e n u t o e i m p e d i t o quella di Mussolini. Molte cose lasciano c r e d e r e che sia stato questo a p p u n t a m e n t o del 4 n o v e m b r e a precipitare le decisioni di Mussolini. Ma bisogna a n c h e subito a g g i u n g e r e che queste decisioni r i g u a r d a v a n o soltanto la data, p e r c h é la situazione le r e n deva c o m u n q u e inevitabili. Questa era ormai c o m p l e t a m e n te nelle m a n i dei fascisti che d o m i n a v a n o le piazze, disponevano delle amministrazioni locali, stavano raccogliendo nei loro sindacati masse s e m p r e più n u t r i t e di lavoratori, e p o tevano c o n t a r e sulla benevola neutralità, e in moltissimi casi s u l l ' a p e r t a complicità delle forze d e l l ' o r d i n e e della b u r o crazia. Il g r a n d e economista e sociologo P a r e t o , che aveva s e m p r e seguito con simpatia il fascismo, e di cui Mussolini si proclamava allievo, gli aveva m a n d a t o a dire: «O o r a o mai più». Ma Mussolini ne era conscio. Egli n o n poteva ulteriorm e n t e dilazionare u n a conquista del p o t e r e che i suoi u o m i ni sentivano o r m a i a p o r t a t a di m a n o e che le stesse condizioni finanziarie del partito i m p o n e v a n o . Da q u a n d o alle m o d e s t e sovvenzioni degli a g r a r i si erano a g g i u n t e quelle, m o l t o p i ù cospicue, degl'industriali, il fascismo poteva c o n t a r e su un gettito rilevante. Ma n e m m e no q u e s t o p o t e v a s o p p e r i r e ai bisogni della Milizia in cui e r a n o state i n q u a d r a t e , p e r meglio controllarle, le s q u a d r e . Il c o m a n d o generale e r a stato affidato a Balbo e De Vecchi, cui p o i si e r a a g g i u n t o , in qualità di «tecnico», De B o n o . Questi era un G e n e r a l e dell'Esercito, che sino a pochi mesi p r i m a aveva simpatizzato più con l'antifascismo che col fascismo, e aveva a n c h e collaborato c o m e e s p e r t o militare al 109
Mondo di A m e n d o l a . Poi, p e r r e c u p e r a r e il r i t a r d o , aveva dato tali segni di zelo fascista che Soleri lo aveva messo fuori q u a d r o . Q u a n d o fu deciso di affiancare a Balbo e a De Vecchi un G e n e r a l e vero, i p r i m i candidati alla n o m i n a fur o n o Gandolfo e Capello. Ma Gandolfo e r a malato, e contro Capello militavano molte cose: l'ombra di Caporetto, la sua affiliazione alla massoneria, la fama di G e n e r a l e da p r o n u n c i a m e n t o , e s o p r a t t u t t o il fatto ch'egli e r a inviso a Diaz e a Badoglio, di cui conveniva conservare i favori. Ecco p e r c h é la scelta c a d d e su De Bono. Nella Milizia, Mussolini n o n aveva m o l t a fiducia, ma la riteneva necessaria p e r controllare le indocili s q u a d r e , e ora d o v e v a m a n t e n e r l a e a s s e g n a r l e un c o m p i t o , il q u a l e n o n poteva essere altro che la conquista dello Stato. «Se in Italia ci fosse un g o v e r n o d e g n o di questo n o m e - disse u n a volta a C e s a r e Rossi -, oggi stesso d o v r e b b e m a n d a r e q u i i suoi carabinieri a scioglierci e ad o c c u p a r e le nostre sedi. N o n è concepibile un'organizzazione a r m a t a con tanto di q u a d r i e di r e g o l a m e n t o in u n o Stato c h e ha il suo esercito e la sua polizia. Soltanto che in Italia lo Stato n o n c'è. E inutile, d o b b i a m o p e r forza a n d a r e al p o t e r e noi. A l t r i m e n t i la storia d'Italia diventa u n a pochade.» Q u a n t o precaria tuttavia fosse questa organizzazione militare lo d i m o s t r a il fatto c h e g r a n p a r t e delle azioni squadriste seguitavano a svolgersi al di fuori e all'insaputa di essa. A fine s e t t e m b r e u n o dei più turbolenti ras locali, Giunta, p r o p o s e a Mussolini u n ' a z i o n e in g r a n d e a T r e n t o e a Bolzano, dove il fascismo stentava ad affermarsi. Mussolini gliene dette l'assenso forse p e r c h é pensava che quell'impresa nelle t e r r e r e d e n t e avrebbe vieppiù m a r c a t o il c a r a t t e r e nazionale e patriottico del fascismo. Ma si dimenticò di consultare i triumviri della Milizia e perfino d'informarli. Essi a p p r e s e r o dai giornali le gesta di G i u n t a che p e r il suo raid mobilitò migliaia di u o m i n i e lo c o n d u s s e senza esclusione di colpi. Forse queste dimenticanze e r a n o volute. D o p o averla co110
stituita, egli voleva d i m o s t r a r e alla Milizia che a n c h e in campo militare il p o t e r e decisionale spettava soltanto a lui, e che lui i n t e n d e v a esercitarlo senza controlli da p a r t e di nessun o . Infatti le sue i n t e n z i o n i n o n le confidava n e m m e n o al segretario del partito, Bianchi, di cui apprezzava la fedeltà e l ' i m p e g n o , m a n o n l'intelligenza: l o considerava angoloso, settario, puntiglioso, vendicativo e privo d ' i n t u i t o politico. L'unico c o n cui si apriva seguitava ad essere C e s a r e Rossi, l ' u o m o che gli era stato accanto dal p r i m o m o m e n t o , lo aveva seguito in t u t t e le s u e p a l i n o d i e e gli d a v a s e m p r e d e i consigli che c o r r i s p o n d e v a n o a