Piano
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STORIA D'ITALIA Voi. I 476-1250 STORIA D'ITALIA Voi. II 1250-1600 STORIA D'ITALIA Voi. I l i 1600-17...
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Piano
dell'opera:
STORIA D'ITALIA Voi. I 476-1250 STORIA D'ITALIA Voi. II 1250-1600 STORIA D'ITALIA Voi. I l i 1600-1789 STORIA D'ITALIA Voi. IV 1789-1831 STORIA D'ITALIA Voi. V 1831-1861 STORIA D'ITALIA Voi. VI 1861-1919 STORIA D'ITALIA Voi. VII 1919-1936 STORIA D'ITALIA Voi. VIII 1936-1943 STORIA D'ITALIA Voi. IX 1943-1948 STORIA D'ITALIA Voi. X 1948-1965 STORIA D'ITALIA Voi. XI 1965-1993 STORIA D'ITALIA Voi. XII 1993-1997
MONTANELLI
CERVI
STORIA D'ITALIA 1919 1936 INDRO MONTANELLI
L'ITALIA IN CAMICIA NERA Dal 1919 al spennalo 192$ INDRO MONTANELLI | MARIO CERVI
L'ITALIA LITTORIA Dal 1925 al 1936
STORIA D'ITALIA Voi. V I I EDIZIONE PER OGGI pubblicata su licenza di RCS Libri S.p.A., Milano © 2006 RCS Libri S.p.A., Milano Questo volume è formato da: Indro Montanelli
LItalia in camicia: nera © 1976 Rizzoli Editore, Milano © 1999 RCS Libri S.p.A., Milano Indro Montanelli - Mario Cervi
Eltalia littoria © 1979 Rizzoli Editore, Milano © 1999 RCS Libri S.p.A., Milano Progetto grafico Studio Wise Coordinamento redazionale: Elvira Modugno Fotocomposizione: Compos 90 S.r.l., Milano
Allegato a OGGI di questa settimana NON VENDIBILE SEPARATAMENTE Direttore responsabile: Pino Belleri RCS Periodici S.p.A. Via Rizzoli 2 - 20132 Milano Registrazione Tribunale di Milano n. 145 del 12/7/1948
Tutti i diritti di copyright sono riservati
~Y~^alla violenta irruzione del fascismo nella vita politica italiam mna, alla sua trasformazione in regime, alla sua conquista toJL^r tale dello Stato e dei suoi apparati, a quelli che Renzo De Felice definì «gli anni del consenso», alla vittoriosa impresa d'Abissinia, alla proclamazione dell'Impero. Questi anni di storia d'Italia coincidono con la vicenda personale di Benito Mussolini - un oscuro maestro di provincia che era stato, di volta in volta, un agitatore socialista, un deciso avversario della campagna libica, un eccezionale giornalista, un convinto interventista, un irriducibile avversario dei socialisti e della sinistra rivoluzionaria nell'immediato dopoguerra. Mussolini conquista il potere attraverso un simulacro di rivoluzione che sarebbe stato facilissimo evitare se ciò che rimaneva dello Stato liberale e Casa Savoia avessero avuto il coraggio di ordinare all'esercito di disperdere la massa sbandata di camicie nere che marciava su Roma forte solo della altrui debolezza. Così non fu e Mussolini prese il potere, benedetto anche da quei liberali che pensavano di servirsene e poi di scaricarlo. Si sbagliarono: Mussolini era un animale politico dal fiuto incredìbile. Si impadronì dello Stato, sopravvisse alla crisi del delitto Matteotti, istituì di fatto il regime con il famoso discorso del 3 gennaio 1925, avviò una politica economica che diede buoni risultati, avviò la grande stagione delle opere pubbliche (soprattutto la bonifica dell'Agro Pontino), istituì lo Stato corporativo... In Europa e nel mondo personaggi insospettabili (Churchill, per esempio) lo ammiravano e stimavano, l'opposizione antifascista era, come disse Giorgio Amendola, ridotta a un pugno di idealisti perseguitati in Italia e all'estero. Mussolini avrebbe potuto cogliere quel momento per giungere a una pacificazione definitiva del Paese (perfino i suoi oppositori più strenui sembravano rassegnati
ad accettarla), invece, inebriato dal successo della guerra d'Africa, si illuse che l'Italia fosse una grande potenza militare e su questo, come un giocatore d'azzardo, puntò tutto: nel giro di pochi anni avrebbe perso tutto e condotto alla rovina l'Italia.
INDRO MONTANELLI (Fucecchio 1909 - Milano 2001) è stato il più grande giornalista italiano del Novecento. Laureato in legge e in scienze politiche, inviato speciale del «Corriere della Sera», fondatore del «Giornale nuovo» nel 1974 e della «Voce» nel 1994, è tornato nel 1995 al «Corriere» come editorialista. Ha scritto migliaia di articoli e oltre c i n q u a n t a libri. Tra i suoi ultimi successi, tutti pubblicati da Rizzoli, ricordiamo: Le stanze (1998), Lltalia del Novecento (con Mario Cervi, 1998), La stecca nel coro (1999), Lltalia del Millennio (con Mario Cervi, 2000), Le nuove stanze (2001). MARIO CERVI è nato a Crema (Cremona) nel 1921. Laureato in legge, ufficiale di fanteria d u r a n t e il secondo conflitto mondiale, per molti anni è stato inviato speciale del «Corriere della Sera», articolista e inviato del «Giornale» e della «Voce». E stato d i r e t t o r e del «Giornale» dal 1997 al 2001. Tra le sue opere ricordiamo Storia della guerra di Grecia (1965; ed. BUR 2001), Mussolini - Album di una vita (Rizzoli 1992), / vent'anni del «Giornale» di Montanelli (con Gian Galeazzo Biazzi Vergani, Rizzoli 1994).
Indro Montanelli
L'ITALIA IN CAMICIA NERA (1919-3 gennaio 1925)
AVVERTENZA
Sebbene io non dia molta importanza alla cosiddetta «periodizzazione», mi è parso giusto racchiudere in un volume la vicenda della conquista del potere da parte di Mussolini dalla fondazione dei Fasci (1919) alla instaurazione della, dittatura (3 gennaio 1925), e non alla marcia su Roma, che dì quella conquista fu soltanto un episodio. La vera «svolta» infatti non fu quella, come credo di aver spiegato in questo libro, ma il discorso col quale, dopo le convulsioni provocate dal caso Matteotti, il riluttante Mussolini liquidò il vecchio regime e ne fondò, o credette di fondarne, uno nuovo. Naturalmente questo non è che il prologo alla storia dell'Italia fascista, e ne prevede la continuazione. Ma non so più quando potrò darla al lettore. Scrivo queste parole alla vigilia del 20 giugno [1976], e molto dipende - si capisce- dall'esito di queste terrìbili elezioni. Ma in qualunque modo vadano, la situazione a cui daranno avvìo è certamente di quelle che concederanno ben scarso margine per lo studio e la riflessione a un giornalista impegnato come me nella battaglia politica, fino alla cima dei capelli. Non so quindi, caro lettore, quando torneremo a incontrarci sul banco di libreria. Ma sappi che la mia non è una diserzione; è solo un trasferimento - speriamo temporaneo - di "servizio" in zona più disagiata. I. M.
CAPITOLO PRIMO
L'UOMO N U O V O
Il 31 d i c e m b r e del 1920, m o k i italiani d e t t e r o a d d i o all'anno che finiva convinti che con quello n u o v o sarebbe cominciata la «normalizzazione». La crisi e c o n o m i c a e r a t u t t o r a acuta. Le industrie stentavano a riconvertirsi alla p r o d u z i o ne di pace ed e r a n o minacciate dalla p e n u r i a di materie prim e , e specialmente del c a r b o n e , p e r c h é i Paesi fornitori ne avevano ridotti gli a p p r o v v i g i o n a m e n t i . La spinta inflazionistica, con la c o n s e g u e n t e svalutazione della m o n e t a , e r a forte, e soprattutto le categorie a r e d d i t o fisso ne e r a n o grav e m e n t e colpite. Lo Stato era indebitato fino al collo. La disoccupazione in a u m e n t o . Ma sei mesi p r i m a era t o r n a t o al g o v e r n o Giovanni Giolitti. E tutti p e n s a v a n o che il vecchio navigatore n o n avrebbe ripreso il timone della barca se n o n fosse stato sicuro di poterla rimettere in rotta. Sebbene avesse già settantotto a n n i e gli ultimi sei li avesse quasi tutti trascorsi nel suo rifugio p i e m o n t e s e al di fuori della mischia, Giolitti d i m o s t r a v a , o l t r e alla solita assoluta p a d r o n a n z a della «macchina» governativa, il fiuto e il temp i s m o dei suoi giorni migliori. Le elezioni a m m i n i s t r a t i v e da lui indette in a u t u n n o avevano segnato lo stallo, e q u a e là il declino dei socialisti, che dalla fine della g u e r r a in p o i a v e v a n o t e n u t o in s u b b u g l i o il Paese coi l o r o scioperi selvaggi, le loro violenze, il loro insurrezionalismo velleitario e parolaio. E il 4 n o v e m b r e le cerimonie p e r il secondo anniversario della vittoria, che l'anno p r i m a Nitti si e r a rifiutato di celebrare p e r p a u r a di disordini sovversivi, si e r a n o svolte s o l e n n e m e n t e e senza incidenti. Ma la p r o v a p i ù c o n v i n c e n t e della g e n e r a l e v o l o n t à di 9
pace l'aveva offerta la liquidazione dell'avventura fiumana. Nitti n o n aveva osato scacciare D ' A n n u n z i o dalla città: e r a sicuro che n o n solo i nazionalisti avrebbero messo a soqquad r o le piazze, ma che a n c h e l'Esercito, o a l m e n o alcuni suoi r e p a r t i , a v r e b b e r o d i s o b b e d i t o e solidarizzato col Poeta. Giolitti r i t e n n e che questo pericolo fosse o r m a i dileguato, e i fatti gli d e t t e r o ragione. Q u a n d o il generale Caviglia gl'ingiunse di s g o m b r a r e la città, invano il Poeta lanciò un d r a m matico appello all'Italia p e r c h é scendesse p e r le strade a imp e d i r e il «Natale di sangue» o a vendicarlo. Stanca dei suoi istrionismi, l'Italia n o n si mosse, i soldati fecero il loro dover e , e il Poeta d o v e t t e m a l i n c o n i c a m e n t e ritirarsi nella sua villa di G a r d o n e biasciando invettive c o n t r o u n a patria a cui le feste s e m b r a v a n o stare p i ù a c u o r e dell'italianità di Fiume. Quest'ultima mossa, che ci riaccreditava presso gli Alleati e segnava la fine di u n a pericolosa tensione con la Jugoslavia, Giolitti n o n l'aveva tuttavia i m p r o v v i s a t a . Essa e r a il frutto di u n a l u n g a e delicata m a n o v r a sotto banco, intesa a isolare D'Annunzio da Mussolini. Questi era stato, a l m e n o a p a r o l e , il più g r a n d e sostenitore dell'impresa fiumana. Ma Giolitti si era accorto che si trattava a p p u n t o solo di parole. In realtà Mussolini aveva d a t o a D ' A n n u n z i o il suo a p p o g gio p e r c h é q u e s t o attirava m o l t e r e c l u t e sotto la b a n d i e r a della forza politica ch'egli aveva cominciato a o r g a n i z z a r e fin dal m a r z o del ' 19: il Fascio. Ma di D'Annunzio voleva servirsi, n o n servirlo. Per cui d a p p r i n c i p i o agì come suo luogot e n e n t e ; ma poi, via via che la sua forza cresceva e gli entusiasmi p e r F i u m e s'intiepidivano, cominciò a p r e n d e r e da lui le distanze, a n c h e se n o n scopertamente. Di questa complessa vicenda, d a r e m o maggiori dettagli più avanti. Ma p e r o r a si p u ò , all'ingrosso, riassumerla così. La p r i m a seria frizione fra i d u e u o m i n i avvenne al m o m e n to del t r a t t a t o di R a p a l l o c h e lasciava la Dalmazia - m e n o Zara - alla Jugoslavia, e faceva di F i u m e u n a «città libera», cioè un piccolo Stato i n d i p e n d e n t e . M e n t r e D'Annunzio de10
finiva questo trattato «un t r a d i m e n t o » , Mussolini sul Popolo d'Italia lo salutava c o m e «il m i n o r e dei mali». Q u e s t o gli valse la defezione di alcuni seguaci, indignati dal «voltafaccia», ma gli p r o c u r ò un alleato, Giolitti, che della r o t t u r a fra i d u e u o m i n i approfittò p e r isolare e liquidare quello ch'egli considerava il p i ù pericoloso. N a t u r a l m e n t e Mussolini insorse c o n t r o il «Natale di sangue» e d e n u n z i ò con parole di fuoco il «fratricidio». In realtà era b e n c o n t e n t o della ingloriosa fine dell'avventura fiumana, che lo liberava di u n o s c o m o d o alleato e di un pericoloso rivale. A Mussolini, Giolitti n o n d a v a m o l t a i m p o r t a n z a . E r a convinto che il suo Fascio n o n fosse che u n o dei tanti «gruppuscoli» nati nel disordine del d o p o g u e r r a e destinati a dissolversi con la normalizzazione. Anzi si p r o p o n e v a di strumentalizzarlo p e r t e n e r e in rispetto i socialisti. E lo disse anche a Sforza, che invece se ne mostrava p r e o c c u p a t o : «Sono dei fuochi d'artificio, che fanno m o l t o r u m o r e ma si s p e n gono rapidamente». E mai pronostico ebbe u n a più clamorosa smentita. Benito Mussolini era nato nell"83 a Dovia, u n a frazione di P r e d a p p i o in quel di Forlì. Suo p a d r e Alessandro veniva da u n a famiglia di piccoli coltivatori d i r e t t i c h e , a n d a t i in rovina, avevano d o v u t o v e n d e r e il p o d e r e , e gestiva un'officina di fabbro, ma ci si dedicava p o c o , tutto p r e s o c o m ' e r a dalla politica. Militava n e l p a r t i t o socialista, c h e allora si chiamava «internazionalista» e che ancora n o n si e r a liberato dalla sua m a t r i c e a n a r c h i c a . Di q u e s t a m a t r i c e p o r t a v a egli stesso b e n visibili le stigmate nel suo acceso massimalismo, che gli valse p r i m a l'ammonizione, e p p o i la prigione p e r sei mesi. A m m i r a t o r e di Costa e di C i p r i a n i , e b b e a n c h e qualche p a r t e nella politica locale fino a diventare prosindaco. Ma c o m e p a d r e di famiglia lasciava piuttosto a desiderare. A m a n d a r l a avanti p r o v v e d e v a la moglie, Rosa Maltoni, che faceva la maestra e l e m e n t a r e e teneva scuola in casa, in u n a stanzuccia a n n e s s a alla cucina. Di e s t r a z i o n e e formazione piccolo-borghese, essa era l'antitesi del marito: devota 11
alla Chiesa e attaccata all'ordine tradizionale. Aveva voluto il m a t r i m o n i o religioso (e A l e s s a n d r o se n ' e r a scusato coi compagni dicendo: «Sono un ateo, ma un ateo innamorato») e il battesimo dei figli. Ma, q u a n t o alla loro educazione, aveva lasciato fare al marito. Molti storici d i c o n o c h e A l e s s a n d r o c o n t ò m o l t o p e r la f o r m a z i o n e di Benito. Ma q u e s t o ci s e m b r a che valga solo p e r il carattere, i cui segni ereditari sono evidenti. Lo stesso n o m e gli fu dato in omaggio a Benito J u a r e z , il rivoluzionario messicano che pochi a n n i p r i m a aveva fatto fucilare l'imp e r a t o r e Massimiliano, così c o m e suo fratello ebbe quello di A r n a l d o i n o m a g g i o a d A r n a l d o d a Brescia. M a sul p i a n o ideologico n o n si vede che cosa Alessandro potesse insegnare al figlio p e r c h é nella sua testa c'era soltanto u n a g r a n confusione, c o m e risulta dai pochi scritti in cui si cimentò, e nei quali si leggono pensieri di questo g e n e r e : «Il socialismo è la scienza e l'excelsior che illumina il m o n d o . E u n a sublime a r m o n i a di concetti, di pensiero e d'azione che p r e c e d e al g r a n c a r r o d e l l ' u m a n o p r o g r e s s o nella sua marcia trionfale verso alla g r a n m é t a del bello, del giusto e del vero». Molto più che di questi aforismi, il r i v o l u z i o n a r i s m o di Mussolini dovette nutrirsi della miseria e delle frustrazioni che lastricano la sua fanciullezza e adolescenza. Sua sorella Edvige racconta che il b a m b i n o rimase m u t o fino a tre a n n i , t a n t o c h e lo p o r t a r o n o da un d o t t o r e , il q u a l e a v r e b b e risposto: «Parlerà, state tranquilli, p a r l e r à a n c h e t r o p p o » : un o r o s c o p o che ci s e m b r a un p o ' c o s t r u i t o a posteriori, e c h e c o m u n q u e d a p p r i n c i p i o n o n t r o v ò c o n f e r m a . F i n o all'età dei p a n t a l o n i l u n g h i , il ragazzo p a r l ò poco e quasi soltanto sotto lo stimolo dell'ira. Solitario e scontroso, trascorreva le sue giornate sui campi senza altri r a p p o r t i coi suoi coetanei che di risse e cazzottate. Q u a n d o t o r n a v a p e s t o a casa, suo p a d r e l'aizzava a vendicarsene. E questi furono i veri influssi ch'egli esercitò su di lui. Per fargli finire le elementari, sua m a d r e dovette mettercela tutta. D o p o d i c h é essa esigette che il ragazzo fosse m a n 12
d a t o al collegio dei salesiani di Faenza, il quale p r o v v i d e a d a r e l'ultimo ritocco alla sua protervia. Abituato a d o r m i r e col fratello in cucina su un materasso imbottito di foglie di g r a n t u r c o e a m a n g i a r e mattina e sera u n a z u p p a di piada e di v e r d u r a , Benito soffrì n o n della ferrea dieta del refettorio e del p a n e p i e n o di f o r m i c h e , ma della divisione della m e n s a in tre r e p a r t i secondo la classe sociale degli allievi, e della sua relegazione in quella dei poveri. N e m m e n o fra di essi si fece degli amici. Per i suoi c o n t i n u i atti di ribellione passò da un castigo all'altro, finché un giorno ricorse al coltello ficcandolo nella coscia d ' u n c o m p a g n o . E fu espulso. A c o n t i n u a r e gli studi lo m a n d a r o n o al «Giosuè C a r d u c ci» di Forlimpopoli, diretto dal fratello del poeta, Valfredo. Benito ci arrivò con l'aureola dell'accoltellatore, che in Rom a g n a è s e m p r e m o l t o a p p r e z z a t a , ci r i m a s e sette a n n i , e ne uscì nel '901 col d i p l o m a di m a e s t r o . A n c h e qui trovò il m o d o d i farsi espellere p e r indisciplina; m a C a r d u c c i , che aveva un debole p e r lui, gli consentì di seguitare a frequentare le lezioni come «esterno». Dalle testimonianze dei suoi c o m p a g n i di scuola, risulta ch'egli n o n ne cercò mai l'amicizia, ma solo la sottomissione. N o n voleva essere a m a t o , ma solo t e m u t o e a m m i r a t o , e p e r questo ricorreva a gesti teatrali c o m e q u a n d o , incaricato dagl'insegnanti di c o m m e m o r a r e Verdi, n e p r e s e s p u n t o p e r u n o s p r o l o q u i o politico c o n t r o la borghesia e il capitalismo che mise nei guai il p o vero Carducci. C o m e profìtto, se la cavava abbastanza b e n e , ma senza molto applicarsi. Fin da allora rivelava u n a straordinaria facilità a i m p a d r o n i r s i subito d ' u n a r g o m e n t o r i d u c e n d o l o all'essenziale: il c h e gli evitava Io sforzo di a p p r o f o n d i r l o . Ma sui libri di testo ci stava p o c o . Preferiva i r o m a n z i , s o p r a t t u t t o quelli «sociali» di scuola francese, da H u g o a Zola; e p e r leggerli in p a c e si ritirava nella t o r r e c a m p a n a r i a . Ma seguiva a n c h e i giornali, q u a n d o riusciva a procurarsene. Sui sedici a n n i prese contatto con la locale sezione socialista, ma n o n risulta che vi abbia militato attivamente. Infat13
ti n o n ostentò mai il distintivo d'obbligo dei socialisti r o m a gnoli: la cravatta rossa. Rimase s e m p r e fedele a quella nera, c h ' e r a il distintivo, a l t r e t t a n t o d'obbligo, dei r e p u b b l i c a n i . A n c h e c o m e l e t t u r e , alla politica n o n dedicava m o l t o temp o , forse svogliato dai cattivi c o m p e n d i di m a r x i s m o che suo p a d r e gli aveva p r o p i n a t o da b a m b i n o , e oltre i quali sarebbe a n d a t o poco anche da g r a n d e . Il suo socialismo era quello de / miserabili, n o n c h é degli opuscoli e degli articoli di Costa, di Cafiero, di C i p r i a n i e degli altri «internazionalisti» che allora a n d a v a n o p e r la m a g g i o r e . Forse l'unico classico del socialismo che gli e n t r ò nel s a n g u e c o m e il p i ù c o n g e niale fu Babeuf, di cui lesse quasi tutto e su cui compose anc h e delle cattive poesie d i s t a m p o c a r d u c c i a n o . C o m e n o n ebbe amici, così n o n ebbe amori. La sua scuola di galanteria fu il b o r d e l l o , di cui c o n s e r v ò s e m p r e lo stile g r o s s o l a n o e spicciativo. Orgoglioso della p r o p r i a virilità, la trovava inc o m p a t i b i l e con l ' a b b a n d o n o e la t e n e r e z z a . Delle m o l t e d o n n e della sua vita, n o n si concesse a nessuna, t r a n n e forse l'ultima, Claretta. Le p r e n d e v a c o m e il gallo p r e n d e la gallina. Il d i p l o m a di m a e s t r o con cui t o r n ò a casa nel '901 n o n gli servì a t r o v a r e un posto. Cercò di r e n d e r s i utile d a n d o u n a m a n o al p a d r e nell'officina, ma con poco costrutto perché e n t r a m b i d e t e s t a v a n o il lavoro; e i n t a n t o p r e n d e v a lezioni di violino da un m a e s t r o locale, un certo Montanelli, che b e n e o male gl'insegnò a strimpellarlo. Sebbene seguitasse a proclamarsi socialista, attività politica n o n ne svolse. L e sue ambizioni s e m b r a v a n o p i ù c h e altro l e t t e r a r i e p e r ché la m a g g i o r p a r t e del t e m p o lo passava a b u t t a r giù abbozzi di romanzi che poi lasciava r e g o l a r m e n t e a mezzo. Fin a l m e n t e il c o m u n e socialista di Gualtieri gli offrì u n a s u p plenza, che gli servì solo a capire di essere poco vocato alla pedagogia. Alla fine dell'anno scolastico egli scrisse all'unico c o m p a g n o di scuola con cui era rimasto in c o r r i s p o n d e n z a , Bedeschi, che lasciava il posto p e r c h é n o n lo p a g a v a n o abbastanza. Ma mentiva. N o n gli r i n n o v a v a n o l'incarico p e r 14
che, a p p e n a arrivato, aveva sedotto u n a giovane sposa che, cacciata di casa dal marito, era a n d a t a a vivere con lui: cosa che aveva scandalizzato a n c h e i socialisti, p r o p u g n a t o r i del libero a m o r e , p u r c h é praticato lontano dalle loro mogli. Fu allora che decise di e m i g r a r e in Svizzera. Vi g i u n s e nell'estate del ' 9 0 2 , e ci rimase quasi d u e a n n i e mezzo, salvo un breve r i m p a t r i o p e r u n a malattia di sua mad r e . Fu, p e r la sua formazione, un p e r i o d o i m p o r t a n t e , ma n o n p e r l'esperienza proletaria vissuta e sofferta deliberatam e n t e , c o m e d i c o n o alcuni suoi a p o l o g e t i . Mussolini fece a n c h e il manovale, il magazziniere e altri umili mestieri perché le circostanze q u a l c h e volta ve lo c o s t r i n s e r o . Ma in realtà sin d a p p r i n c i p i o egli cercò di m e t t e r e a frutto la p r o p r i a superiorità d'intelletto e di c u l t u r a sugli altri emigrati - povera gente analfabeta o semianalfabeta - dandosi ad attività organizzative e propagandistiche. C h e la politica seguitasse a interessarlo relativamente, lo dimostra il fatto ch'egli n o n cercò contatti con l'ambiente internazionale dei rivoluzionari e u r o p e i , che allora avevano in Svizzera u n a delle loro p i ù fiorenti centrali. Fra gli altri c'era a n c h e L e n i n , con cui p a r e che u n a volta si sia incontrato ma senza sapere chi fosse p e r c h é p o r t a v a un altro n o m e . Mussolini n o n e r a attratto dai loro problemi dottrinari. Voleva soltanto risolvere quello suo personale con qualche attività che lo esentasse dal lavoro m a n u a l e . E perciò prese contatto col sindacato italiano dei m u r a t o r i da cui ebbe un sussidio, e col giornale L'avvenire del lavoratore, di cui o t t e n n e la collaborazione. F u r o n o questi i primi effettivi r a p p o r t i ch'egli strinse col partito socialista, e lo fece p e r sbarcare il lunario. I proventi che ne ricavava e r a n o scarsi. Ma e b b e m o d o di rivelarsi a n c h e a se stesso, c o m e un efficace comiziante e un polemista incisivo. Sebbene poveri di c o n t e n u t o e a n c o r a pieni di smagliature, sul livello m e d i o della pubblicistica socialista di allora, i suoi articoli facevano spicco p e r concretezza e polposità. Un incidente contribuì a r e n d e r e vieppiù p o p o l a r e il suo 15
n o m e . D o p o un comizio a B e r n a in cui aveva incitato alla violenza, fu arrestato e d o p o d u e settimane di p r i g i o n e acc o m p a g n a t o alla frontiera. Ma in Svizzera le m i s u r e di polizia h a n n o vigore soltanto «cantonale», cioè r e g i o n a l e . Sicché l'espulso p o t è r i e n t r a r e d a u n altro C a n t o n e , quello d i L o s a n n a , dove lo richiamava u n a bella studentessa polacca con cui aveva intrecciato relazione. E fu qui che t o r n ò d o p o il breve r i m p a t r i o p e r la malattia di sua m a d r e . In Italia n o n voleva r e s t a r e p e r c h é di lì a q u a l c h e m e s e la sua classe sarebbe stata chiamata di leva, ed egli aveva deciso di n o n p r e sentarsi p e r manifestare p u b b l i c a m e n t e il suo antimilitaris m o . Infatti n e l l ' a p r i l e d e l '904 fu d i c h i a r a t o d i s e r t o r e e c o n d a n n a t o a un a n n o di reclusione. Un altro episodio che contribuì alla sua popolarità fu un pubblico c o n t r a d d i t t o r i o con u n p a s t o r e p r o t e s t a n t e sull'esistenza di Dio. Raccolti in opuscoli, gli a r g o m e n t i a d d o t t i da Mussolini p e r negarla a p p a i o n o b e n p o v e r a cosa. Ma ce ne fu u n o che trascinò dalla sua l'uditorio. C a v a n d o di tasca l'orologio, egli gridò: «Se Dio c'è, gli dò d u e minuti di tempo p e r fulminarmi». E incrociando le braccia attese, impavido e t e a t r a l e , la f o l g o r a z i o n e . Riscosse invece, al t e r m i n e della suspense, u n o scrosciante a p p l a u s o . Fu u n o dei suoi p r i m i riusciti e s p e r i m e n t i di m a g ì a o r a t o r i a , c h e gli valse a n c h e u n a qualifica di «esperto» di questioni religiose. In aprile fu di n u o v o espulso p e r c h é , essendogli scaduto il passaporto e n o n p o t e n d o rinnovarlo p e r la sua condizione di disertore, ne aveva falsificato la data. Stavolta dovevano c o n s e g n a r l o alla polizia italiana, che lo avrebbe avviato alla prigione. Ma a p p u n t o p e r questo i «compagni», sia italiani che svizzeri, o r g a n i z z a r o n o tali manifestazioni di p r o testa a n c h e sulla s t a m p a e in P a r l a m e n t o c h e la m i s u r a fu revocata, e il r e p r o b o , d o p o un breve soggiorno in Ticino e in Savoia, p o t è t o r n a r s e n e a L o s a n n a . Fu quella - dirà p i ù t a r d i nel b r e v e saggio autobiografico scritto nel c a r c e r e di Forlì - «un'estate di forte occupazione intellettuale». Mantenendosi alla meglio col solito lavoro propagandistico e inte16
g r a n d o n e gli scarsi proventi con saltuari impieghi, s'iscrisse all'Università p e r seguire i corsi di Vilfredo Pareto, il g r a n de e c o n o m i s t a e sociologo italiano c h e s o t t o p o n e v a a u n a critica demolitrice la democrazia e le ideologie che le fanno d a s u p p o r t o . N o n è v e r o ch'egli e b b e r a p p o r t i diretti col Maestro, c o m e dicono alcuni suoi biografi. Lo smentisce lo stesso P a r e t o in u n a l e t t e r a a Placci: «Mussolini v e n n e ai miei corsi, ma io n o n lo c o n o b b i p e r s o n a l m e n t e » . E v e r o p e r ò che il giovanotto rimase fortemente impressionato dalle sue lezioni: n o n tanto forse p e r la profondità del pensiero eh'egli n o n e r a i n g r a d o d i p e n e t r a r e , q u a n t o p e r c h é esse fornivano un p u n t e l l o d o t t r i n a r i o alle sue intuizioni. Il disprezzo p e r le teorie u m a n i t a r i e , la giustificazione della violenza c o m e forza motrice della Storia e il concetto che q u e sta avesse a p r o t a g o n i s t e le m i n o r a n z e e n o n le masse, egli già li aveva nel sangue, ereditati dal p a d r e . Ma Pareto glieli mise in bella copia, d e b i t a m e n t e autenticati sul p i a n o culturale. O r a n o n frequentava p i ù soltanto i poveri manovali, ma aveva allacciato r a p p o r t i con p e r s o n e destinate a contare sul seguito della sua avventura politica. U n a di queste era Giacinto Menotti Serrati, un socialista di Oneglia di poca scuola e di scarse e abborracciate letture, ma r e d u c e da avventure alla Jack L o n d o n . A v e n t ' a n n i e r a già delegato al p r i m o congresso del p a r t i t o , quello di G e n o v a c h e aveva p r o c l a m a t o la scissione dagli a n a r c h i c i , dei quali egli fu p o i s e m p r e il bersaglio. Lo consideravano un traditore e n o n smisero mai di d e n u n z i a r l o c o m e agente provocatore e delatore al servizio della polizia: u n ' i n f a m e c a l u n n i a . T u t t a la sua vita e r a stata un andirivieni fra t r i b u n a l e e p r i g i o n e , i n t r a m e z z a t o da espatrii e r i m p a t r i i clandestini. Aveva fatto il mozzo, lo scaricatore di p o r t o a Marsiglia, il terrazziere nel M a d a g a scar, il giornalista a New York, e finalmente e r a a p p r o d a t o in Svizzera in qualità di p r o p a g a n d i s t a e organizzatore degli emigrati italiani. La sua amicizia con Mussolini - destinata a sfociare dieci a n n i più tardi nella più accanita e irriducibile 17
inimicizia - n a c q u e soprattutto da u n a certa affinità di temp e r a m e n t o . A n c h e S e r r a t i e r a u n a u t o d i d a t t a e u n massimalista, senza originalità di pensiero e istintivamente avverso ai T u r a t i , ai Treves e agli altri «intellettuali» del p a r t i t o . Ma, a differenza di Mussolini, sapeva anche r i d e r e , a l m e n o fin q u a n d o n o n s'impermaliva p e r c h é e r a suscettibilissimo e incapace di controllare i p r o p r i furori. Un p e r s o n a g g i o ins o m m a di m e d i o c r e levatura, ma rispettabile sul p i a n o u m a n o : coraggioso, g e n e r o s o , onesto, sincero. Lo d i m o s t r ò con Mussolini a i u t a n d o l o f r a t e r n a m e n t e a scalare nel partito p o sizioni s e m p r e p i ù alte, senza mai ingelosirsene, cosa r a r a fra i politici. R o m p e r à con lui u n i c a m e n t e p e r ragioni ideologiche, e da allora gli sarà nemico nella stessa misura in cui gli era stato amico. Un altro utile i n c o n t r o fu p e r Mussolini quello con Angelica Balabanoff, p e r s o n a g g i o già di n o t e v o l e rilievo n e l socialismo internazionale. E r a u n a russa di b u o n a famiglia b o r g h e s e , c h e fin da giovanissima si e r a i m b r a n c a t a c o n quella intellighenzia rivoluzionaria da cui v e n i v a n o a n c h e i L e n i n , i Trotzky, e gli altri futuri g r a n d i del bolscevismo. A s p i n g e r c e l a e r a stata la ribellione c o n t r o la m e s c h i n i t à , lo snobismo provinciale, il sussiego di casta, i tabù del suo ceto. Essa stessa ha raccontato che, p e r u n a cerimonia nuziale, suo zio aveva fatto f e r m a r e un t r e n o p e r d a r e t e m p o agl'invitati di fare i b r i n d i s i d ' u s o m e n t r e gli altri viaggiatori aspettavano r a s s e g n a t a m e n t e seduti sui loro bagagli. A ventidue a n n i e r a espatriata e aveva girovagato p e r i Paesi occidentali, g u a d a g n a n d o s i la vita c o m e traduttrice p e r c h é aveva, come tutti i russi, g r a n disposizione alle lingue, e ne p a r lava c o r r e n t e m e n t e otto. Gli a n n i più felici li aveva trascorsi in Italia, dove fra l'altro aveva seguito le lezioni di A n t o n i o Labriola, il p i ù serio i n t e r p r e t e di M a r x . Ma, a differenza della sua compatriota A n n a Kuliscioff con cui n o n fu mai in b u o n i r a p p o r t i n o n o s t a n t e la c o m u n i t à di origine e di idee, n o n e r a soltanto un'intellettuale del socialismo. Lo praticava da militante, vivendo da proletaria fra i proletari. 18
Fu così che nel 1902, m e n t r e teneva a Ginevra un piccolo comizio a un g r u p p o di e m i g r a t i italiani, vide fra i suoi ascoltatori un giovanotto dagli occhi sbarrati e dal volto cadaverico sotto la b a r b a mal rasata. Scesa dal p o d i o , volle conoscerlo. Mussolini le si p r e s e n t ò c o m e un disperato, minato dalla sifilide e da u n a tabe ereditaria, e incapace di sopp o r t a r e qualsiasi lavoro. N o n si è mai s a p u t o con certezza se la sifilide l'avesse davvero. Ma si sa ch'egli se ne faceva quasi un v a n t o , c o m e di u n a g a r a n z i a di virilità e di successo con le d o n n e . Ad Angelica disse a n c h e c h e gli a v e v a n o offerto c i n q u a n t a franchi p e r la t r a d u z i o n e di un opuscolo di Kautsky, m a che doveva r i n u n z i a r c i p e r c h é n o n conosceva abbastanza il tedesco. Angelica, che invece lo sapeva benissim o , si offrì di aiutarlo. E così fra i d u e n a c q u e un'amicizia di cui è difficile stabilire l'esatta n a t u r a . Angelica n o n e r a bella, n o n aveva l a grazia e t e r e a e d e s a n g u e d i A n n a . M a n o n e r a n e m m e n o sgradevole, n o n o stante i fianchi massicci e gli zigomi p r o n u n c i a t i , e p p o i e r a russa, cosa che faceva g r a n d e effetto al piccolo provinciale di P r e d a p p i o . A n c h e se fra l o r o n o n d i v a m p ò la p a s s i o n e che aveva legato A n n a ad A n d r e a Costa, qualcosa ci fu, ed ebbe la sua i m p o r t a n z a . Angelica cercò d'incivilire quel selvaggio t r a s a n d a t o che passava da ostinati m u t i s m i a interminabili sproloqui conditi di o r r e n d e bestemmie. Lo sfamava, gli lavava la b i a n c h e r i a , lo iniziava, sia p u r e c o n p o c o successo, al m a r x i s m o , lo difendeva dalle accuse di u n ' a n a r chica italiana, Maria Rygier, che lo detestava e diceva di aver le p r o v e ch'egli e r a al servizio della polizia francese: un'accusa che ogni poco sarebbe t o r n a t a a circolare c o n t r o di lui e che aveva lo stesso f o n d a m e n t o di quella lanciata c o n t r o S e r r a t i . Tuttavia a n c h e Angelica p i a n o p i a n o si rese c o n t o che nel socialismo di Mussolini pesava più l'odio verso i ricchi c h e l ' a m o r e verso i p o v e r i , m e n t r e Mussolini diceva di lei che «nel suo c o r p o i succhi circolano, ma nella sua m e n t e le idee si disseccano». Il fatto è che, p u r legato a lei sul piano u m a n o , Mussolini 19
r e p u g n a v a alla sua ideologia. D o p o Pareto, le sue g r a n d i scop e r t e e r a n o Kropotkin e Sorel. Sono scelte significative. Kropotkin era il g r a n d e teorico dell'anarchia che vede nel socialismo un figlio b a s t a r d o e d e g e n e r a t o , e Sorel l'esaltatore della violenza c o m e «levatrice della Storia». Questi incontri n o n rimasero senza effetti. Da allora egli cominciò a seguire con a t t e n z i o n e il m o v i m e n t o sindacalista rivoluzionario e i suoi araldi: A r t u r o Labriola, Olivetti, De Ambris, Panunzio, Corridoni, O r a n o , alcuni dei quali r i t r o v e r e m o in posizione di precursori nel composito calderone fascista. Fin allora essi avevano militato c o m e ala rivoluzionaria del partito socialista. Ma nel '904 ne uscirono e p e r accentuare la p r o p r i a ind i p e n d e n z a f o n d a r o n o un g i o r n a l e , Avanguardia socialista. Mussolini cominciò a collaborarvi. N o n risulta che s'iscrivesse al movimento. Ma che vi aderisse ideologicamente n o n c'è dubbio, ed egli stesso lo dichiarò in u n a lettera a Prezzoline Alla fine di q u e l l ' a n n o 1904 un fatto n u o v o gli p e r m i s e di r i e n t r a r e in Italia. La R e g i n a Elena aveva d a t o alla luce l'erede al t r o n o , e c o m e s e m p r e capita in occasione di questi fausti eventi e r a stata p r o m u l g a t a un'amnistia di cui beneficiavano a n c h e i disertori a p a t t o che si p r e s e n t a s s e r o al distretto. Mussolini decise di farlo. La famiglia, che passò a salutare p r i m a di rivestire i p a n n i militari, lo trovò poco camb i a t o : gli stessi occhi spiritati n e l volto o s s u t o , p a l l i d o ed e t e r n a m e n t e mal rasato, la stessa scontrosità, gli stessi cupi silenzi interrotti da scoppi di collera a base di turpiloquio. Fu a r r u o l a t o tra i bersaglieri e destinato a un r e g g i m e n t o di Verona dove, su segnalazione della Q u e s t u r a di Forlì, lo t e n n e r o sotto s t r e t t a sorveglianza. Ma la sua c o n d o t t a fu esemplare. Di lì a poco ebbe u n a licenza p e r accorrere al capezzale di sua m a d r e , ma n o n fece in t e m p o a v e d e r l a . Q u a n t o p r o f o n d o fosse l'affetto che lo legava a lei, n o n si è mai s a p u t o con certezza. Q u a l c u n o dice ch'egli l'amava ten e r a m e n t e e ne subiva molto l'influenza, ma n o n ne esistono prove. Nel settembre del 1906 t e r m i n ò la sua ferma senza il m i n i m o incidente, tanto che insieme al c o n g e d o gli ri20
lasciarono un certificato di «buona condotta»: a un amico, il quale lo aveva invitato a svolgere p r o p a g a n d a socialista fra i commilitoni, aveva scritto u n a lettera di rifiuto. In famiglia si t r a t t e n n e d u e mesi, poi p a r t ì p e r Tolmezzo dove gli avevano offerto un posto di m a e s t r o , e fu un altro fiasco. Per sua stessa ammissione, il futuro dittatore n o n riuscì a t e n e r e in p u g n o i ragazzacci c h e gli a v e v a n o affidato, ma forse n o n fu tanto m a n c a n z a di energia, q u a n t o di vocazione: alla scuola n o n e r a p o r t a t o , e p e r di più a n c h e a Tolm e z z o i n c a p p ò i n u n ' a v v e n t u r a g a l a n t e c h e fece scandalo p e r c h é si concluse a bastonate fra lui e il m a r i t o dell'adultera. D o v e t t e t o r n a r s e n e a Dovia e a s p e t t a r e il febbraio d e l 1908 p e r avere un altro incarico, stavolta a Oneglia. E c u r i o s o c h e in t u t t o q u e s t o p e r i o d o egli n o n facesse nulla p e r allacciare r a p p o r t i p i ù stretti col p a r t i t o , c o m e se alla milizia politica r e p u g n a s s e . Ma O n e g l i a gli offrì n u o v e p r o s p e t t i v e . Il C o m u n e e r a r e t t o d a i socialisti, e a farvi il b u o n o e il cattivo t e m p o e r a n o Manlio e Lucio Serrati, fratelli del suo b u o n amico di Svizzera. Essi accolsero Mussolini con calore, e Lucio, che dirigeva La Lima, lo invitò a collaborarvi. La Lima e r a u n a rivista scalcagnata, ma scrivere e r a p e r Mussolini l'unico esercizio che v e r a m e n t e lo appassionasse. Al p u n t o che p e r gli articoli trascurò c o m e al solito gli allievi, e riperse il posto. Siccome La Lima n o n pagava, p u r cont i n u a n d o a collaborarvi egli dovette t o r n a r e a casa, ma stavolta n o n vi rimase a macerarsi in l u n g h e passeggiate solitarie. Era in atto nelle c a m p a g n e del forlivese u n a complicata faida fra mezzadri e braccianti p e r la gestione delle trebbiatrici. Mussolini v ' i n t e r v e n n e p a r t e g g i a n d o nei suoi articoli per i braccianti, ch'erano l'elemento più turbolento ed estremista. Così si trovò coinvolto in un tafferuglio che gli valse l'arresto e u n a c o n d a n n a a dodici g i o r n i di p r i g i o n e , m a a n c h e u n a certa popolarità. O r a i Mussolini n o n stavano p i ù a Dovia p e r c h é Alessand r o si e r a consolato della sua vedovanza u n e n d o s i con u n a 21
certa A n n a Guidi con cui aveva a p e r t o un'osteria a Forlì. Benito rimase con loro d u e mesi, s e m p r e i m p e g n a t o a scrivere n o n più p e r La Lima, ma p e r Pagine libere, u n a rivista che il sindacalista Olivetti p u b b l i c a v a a L u g a n o , e p e r il Pensiero romagnolo, o r g a n o della f e d e r a z i o n e r e p u b b l i c a n a , e occup a n d o s i p i ù di l e t t e r a t u r a c h e di politica. Infatti c o m p o s e a n c h e un l u n g o saggio sulla n a r r a t i v a di Beltramelli, che a dire il vero n o n rivela molto a c u m e critico. Più interessante è u n a sua postilla a u n a conferenza di Treves su Nietzsche. A n n i d o p o egli disse a un intervistatore che Nietzsche egli 10 aveva letto e p r o f o n d a m e n t e m e d i t a t o in Svizzera. Ma fin allora n o n ne aveva m a i p a r l a t o . E il sospetto che lo c o n o scesse solo s u p e r f i c i a l m e n t e e di s e c o n d a m a n o ci s e m b r a c o n f e r m a t o dai t r e articoli c h e gli d e d i c ò su Pagine libere, piuttosto rozzi e approssimativi. C e r t a m e n t e gli piacque l'esaltatore della forza e lo spregiatore della democrazia, quale egli stesso si sentiva. Ma altro n o n fu capace di vedere in lui. T u t t a v i a è significativo q u e s t o p a s s a g g i o : «Le o p e r e di Nietzsche mi h a n n o guarito del mio socialismo... Mi ha fatto particolare impressione la frase: vivete pericolosamente». Nel febbraio del 1909 p a r t ì p e r T r e n t o , e stavolta senza i m p e g n i scolastici. A q u a n t o p a r e e r a n o stati Serrati e la Balabanoff a p r o c u r a r g l i la d i r e z i o n e del p e r i o d i c o socialista locale, LAvvenire del lavoratore. Fu la sua p r i m a missione di p a r t i t o , e n o n si p r e s e n t a v a di facile assolvimento. T r e n t o allora n o n e r a a u s t r i a c a solo p e r c h é c ' e r a u n Prefetto d i Vienna. Lo e r a a n c h e c u l t u r a l m e n t e . Il partito di g r a n lunga più forte e r a quello «popolare», cioè cattolico, che aveva 11 suo leader in Alcide De Gasperi, d e p u t a t o al P a r l a m e n t o di Vienna e d i r e t t o r e del quotidiano // Trentino. La sua lotta in difesa dell'italianità della provincia n o n a n d a v a oltre l'ambito amministrativo. I cattolici trentini si battevano p e r l'auton o m i a , n o n p e r la liberazione dal «giogo austriaco», e p e r q u e s t o la l o r o «base» e r a così forte: in sostanza e r a n o d e i c o n s e r v a t o r i s t r e t t a m e n t e legati ai p o t e r i costituiti, cioè al Vescovo e a l l ' I m p e r a t o r e . 22
I socialisti e r a n o u n a esigua m i n o r a n z a che faceva capo a C e s a r e Battisti e al suo g i o r n a l e // Popolo; ma c h e , p i ù c h e dal socialismo, t r a e v a n o la loro forza d a l l ' i r r e d e n t i s m o . La loro b a n d i e r a e r a il tricolore a n c h e se al posto dello s t e m m a s a b a u d o a v r e b b e r o p r e f e r i t o la falce e m a r t e l l o . Q u e s t o , i socialisti italiani n o n c o m p r e n d e v a n o , ma lo c o m p r e s e Mussolini, c h e a l l ' i r r e d e n t i s m o n o n si c o n v e r t ì m a i , ma se ne servì p e r i suoi fini di p a r t e . Solo i m p o s t a n d o la lotta sul piano della difesa della lingua e della cultura italiana, si poteva sottrarre il socialismo t r e n t i n o all'influenza emolliente della socialdemocrazia tedesca, da un pezzo convertita agl'ideali e alla pratica del riformismo e del p a r l a m e n t a r i s m o . Perché l e bestie n e r e d i Mussolini s e g u i t a v a n o a d essere q u e s t e : nella socialdemocrazia tedesca egli combatteva Bissolati, Turati, Treves, i n s o m m a i «notabili» del socialismo italiano. Q u e s t a c a m p a g n a egli la concluse con u n a violenza che gettò lo scompiglio nell'ambiente locale avvezzo a tutt'altro galateo polemico. «Pare che consideri la vita pubblica c o m e un t o r n e o d'insulti e di bastonate» scrisse il giornale di De Gasperi, che di Mussolini e r a il bersaglio preferito. E lo stesso Battisti m o s t r ò qualche volta un certo disagio a t e n e r e le p a r t i di quello s c o m o d o e i r r u e n t e alleato. Mussolini n o n dava t r e g u a e n o n se ne dava. In sei mesi scrisse più di cento articoli, note, corsivi, e perfino racconti. Il giornale e r a la sua passione: ci passava dodici o r e al giorno, in p o c h e settim a n e ne aveva quasi r a d d o p p i a t o la t i r a t u r a e, p e r q u a n t o sgradita ai p i ù e ai meglio, la sua p r o s a aggressiva e r a riuscita a s c u o t e r e la «tradizionale apatia» di quella città. «Mi sono imposto» scriveva al suo amico T o r q u a t o Nanni. C o n De G a s p e r i , oltre a quelli giornalistici, ebbe u n o scontro diretto in un pubblico contraddittorio a Untermais, e l'antitesi fra i d u e u o m i n i si rivelò stridente: all'argomentazione serrata ma incolore di De Gasperi, Mussolini o p p o se u n ' e l o q u e n z a millenaristica, e il successo di platea fu suo. N e m m e n o la colleganza professionale riuscì a g e t t a r e un p o n t e fra loro. Fin dal p r i m o g i o r n o si detestarono, né p o 23
teva essere altrimenti, visto che i n c a r n a v a n o n o n d u e ideologie, ma d u e concezioni m o r a l i e di vita d i a m e t r a l m e n t e opposte. Le a u t o r i t à c o m i n c i a r o n o a p r e o c c u p a r s i di quell'arruff a p o p o l o , e nello spazio di p o c h i mesi gl'inflissero b e n sei c o n d a n n e , e u n d i c i s e q u e s t r i al suo g i o r n a l e . In g i u g n o il P r o c u r a t o r e d i Stato sollecitò d a V i e n n a u n d e c r e t o d i e s p u l s i o n e , ma V i e n n a lo c o n d i z i o n ò a u n a «giusta causa» che p e r il m o m e n t o mancava. A fornirla fu u n a perquisizione nell'abitazione di Mussolini in seguito a un furto in u n a Cooperativa, col quale n a t u r a l m e n t e egli n o n aveva nulla a che fare. Vi t r o v a r o n o alcuni n u m e r i dell'Avvenire del lavoratore che n o n a v r e b b e r o d o v u t o esserci p e r c h é colpiti da seq u e s t r o , e questo bastò p e r p r o v o c a r e l'arresto e la d e n u n zia. Il processo si svolse d u e settimane d o p o a p o r t e chiuse, ma n o n o s t a n t e le pressioni di V i e n n a p e r u n a c o n d a n n a che giustificasse l'espulsione, il Tribunale assolse l'imputato e lo sfratto gli fu ingiunto p e r il m a n c a t o p a g a m e n t o di u n a p r e c e d e n t e a m m e n d a . A T r e n t o ci f u r o n o p r o t e s t e , a n c h e r u m o r o s e , ma lo sciopero indetto dai socialisti fu un mezzo fiasco. In realtà la g r a n d e m a g g i o r a n z a della popolazione n o n e r a affatto scontenta di quella misura che la liberava da u n o s c o m o d o ospite. L'espulsione e r a stata u n a v e r a e p r o p r i a «crisi di rigetto» d e l l ' a m b i e n t e . E c'è chi dice che lo stesso Battisti trasse un respiro di sollievo. Per m a n c a n z a di soldi dovette r i p a r a r e n u o v a m e n t e a Forlì, dove invano tentò di farsi a s s u m e r e c o m e r e d a t t o r e al Resto del Carlino. A t e m p o perso, dava u n a m a n o nell'osteria, e fu così che l'occhio gli c a d d e sulla figlia della c o m p a g n a di suo p a d r e , Rachele. La conosceva sin da b a m b i n a , ma d'improvviso - c o m e succede alle ragazze di quell'età - la ritrovava d o n n a fatta, e fatta b e n e . Le fece la corte a m o d o suo, cioè al m o d o di un u o m o che n o n e r a abituato a farla. U n a sera la c o n d u s s e in u n a b a l e r a e, siccome lei ballò con un altro p e r c h é lui n o n sapeva, sulla via del r i t o r n o le fece le braccia 24
n e r e di lividi, d o p o d i c h é le ingiunse di lasciare l'osteria e di trasferirsi in un paese vicino, presso sua sorella. Suo p a d r e e la m a d r e di R a c h e l e e r a n o c o n t r a r i a quell'idillio. «Non hai i m p i e g o , n o n hai stipendio, hai solo la politica che farà soffrire te e la d o n n a che ti sarà vicina. Pensa a q u a n t e ne ha passate t u a m a d r e » gli disse Alessandro. Per t u t t a risposta, Benito trasse di tasca la pistola. «Se Rachele n o n mi vuole - disse -, qui ci sono sei colpi: u n o p e r lei, gli altri cinque p e r me.» C o m e potesse uccidersi cinque volte, Dio solo lo sa, ma era u n a frase delle sue, che mirava all'effetto, e l'ottenne. L'indomani r a g g i u n s e Rachele e n t r a n d o c o m e u n a ventata nella sua stanza, e le disse di sbrigarsi p e r c h é aveva molta p r e m u r a . Essa fece alla svelta fagotto delle sue p o c h e robe, r u p p e il salvadanaio, e si lasciò p o r t a r e dove lui voleva: in d u e fatiscenti stanzucce di via M e r e n d a a Forlì. Lo racconta lei nel suo libro di m e m o r i e e - forse con qualche ritocco, forse con q u a l c h e omissione -, è probabile c h e t u t t o andasse v e r a m e n t e così. Si sposarono civilmente solo cinque a n n i d o p o , q u a n d o già E d d a ne aveva q u a t t r o , p e r c h é p e r i socialisti il m a t r i m o n i o e r a un rito «borghese». Quello religioso lo c e l e b r a r o n o nel ' 2 5 , q u a n d o lui e r a già D u c e e rim u g i n a v a il C o n c o r d a t o con la Santa Sede. La l u n a di miele, egli la trascorse a r r a b a t t a n d o s i con la p e n n a p e r m e t t e r d ' a c c o r d o il d e s i n a r e c o n la cena, e n o n s e m p r e ci riuscì. Così nacque, su o r d i n a z i o n e di Battisti che glielo pubblicò a p u n t a t e s u l l ' a p p e n d i c e d e l suo g i o r n a l e , Claudia Particella l'amante del Cardinale. Le a m a n t i dei Cardinali n o n p o r t a n o f o r t u n a agli a u t o r i che l e p r e n d o n o p e r eroine. Ne aveva già fatto l'esperienza Garibaldi, che su u n a di esse aveva confezionato un p o l p e t t o n e da oscurare la gloria di Calafatimi. A Mussolini n o n a n d ò m e g l i o , a n c h e se quel c e n t o n e alla Zévaco, abborracciato e volgare, lo aiutò a sbarcare il lunario. «Un orribile libraccio» egli stesso dirà alcuni a n n i d o p o a Ludwig, d o p o aver o r d i n a t o alla polizia di farne scomparire fin l'ultima copia. Ma è curioso, e indicativo del suo polivalente t e m p e r a 25
m e n t o , c h e p r o p r i o nello stesso p e r i o d o egli desse alle s t a m p e a n c h e un saggio politico sul T r e n t i n o , che a p p a r t i e ne invece alla miglior pubblicistica del t e m p o . A suggerirgliene l'idea e r a stato Prezzolini, il d i r e t t o r e della Voce fior e n t i n a . D a p a r e c c h i o t e m p o Mussolini e r a assiduo lettore di questa rivista, che aveva d a t o un p r o f o n d o scossone alla c u l t u r a italiana m e t t e n d o n e in fuga le t a r m e , e in cui egli ritrovava molti motivi a lui congeniali: la d e n u n c i a dei vizi accademici della nostra cultura, la critica spietata del positivismo con tutti i suoi derivati u m a n i t a r i e pacifisti, l'apertura alle più m o d e r n e c o r r e n t i di p e n s i e r o da J a m e s a Nietzsche e a Sorel, ma forse p i ù a n c o r a l'aggressivo stile polemico. Q u a n t o a «mestiere» di giornalista, egli i m p a r ò m o l t o dalla Voce, e specialmente da Papini e da Salvemini. Q u a n do arrivò a T r e n t o , si mise in contatto con Prezzolini. E q u e sti, che dei talenti aveva un fiuto r a b d o m a n t i c o , scoprì Mussolini p r i m a a n c o r a c h e Mussolini scoprisse se stesso, e lo invitò a collaborare s u g g e r e n d o g l i u n a serie di articoli sull'ambiente locale e i suoi p r o b l e m i . Tutto p r e s o dal suo Avvenire, Mussolini n o n trovò il t e m p o di scriverli, o forse n o n lo r i t e n n e o p p o r t u n o . Ma, t o r n a t o a Forlì, si mise al lavoro. E così n a c q u e il Trentino veduto da un socialista, un asciutto libello che rivelava un Mussolini b e n diverso da quello, tonit r u a n t e e grossolano, che aveva a p p e n a firmato Eamante del Cardinale: un Mussolini d ' a n n a t a , p e n e t r a n t e e senz'adipe. Di soldi, il saggio gliene rese m e n o del r o m a n z o che gli aveva reso b e n poco. Ma lo qualificò c o m e scrittore politico di u n certo r a n g o . «Quello del 1909 fu un b e n triste Natale» dirà più tardi. E d d a n o n aveva a n c o r a tre mesi e dormiva nel letto dei genitori, scricchiolante di foglie di g r a n t u r c o , p e r c h é n o n avev a n o p o t u t o c o m p r a r e n e a n c h e u n a culla. C u r i o s a m e n t e , Mussolini seguitava a restare piuttosto a p p a r t a t o dai «compagni» di Forlì, e o r m a i si stava r a s s e g n a n d o a c o n c o r r e r e a u n posticino a l l ' a n a g r a f e d i A r g e n t a , q u a n d o s i p r o d u s s e l'avvenimento che doveva d a r e la svolta alla sua vita. A Forlì 26
il partito socialista languiva, soverchiato da quello repubblic a n o c h e gli c h i u d e v a ogni spazio. «Sono r e p u b b l i c a n i a n che i ciottoli delle strade» scriverà N a n n i , p r i m o biografo di Mussolini. I d i r i g e n t i p e n s a r o n o c h e b i s o g n a v a fare u n o sforzo, e lo sforzo n o n poteva essere che un giornale. Officiarono c o m e d i r e t t o r e il loro e s p o n e n t e più in vista, Bonavita; m a q u e s t i , o b e r a t o dai suoi i m p e g n i d ' a v v o c a t o , d e clinò. E così si p e n s ò di «ripiegare» su Mussolini. Perché lo consideravano un «ripiego». Mussolini scelse come testata La lotta di classe, e condusse il g i o r n a l e c o m e aveva c o n d o t t o quello di T r e n t o : scrivendolo quasi tutto di p r o p r i a m a n o e a s s u m e n d o le posizioni p i ù e s t r e m e c o n u n a violenza c h e fece c o l p o p e r s i n o n e l pubblico r o m a g n o l o , alla violenza assuefatto da s e m p r e . Fin d a p r i n c i p i o egli i m p e g n ò battaglia s u d u e fronti: d a u n a p a r t e c o n t r o i r e p u b b l i c a n i , dall'altra c o n t r o la d i r e z i o n e centrale del suo stesso p a r t i t o , allora in m a n o ai riformisti. Il netto rifiuto di qualsiasi alleanza e c o m p r o m e s s o n o n e r a certo la tattica p i ù adatta a far proseliti. Ma di questo n o n si curava, e n o n ne fece mistero. «Alla quantità noi preferiamo la qualità» scrisse r i e c h e g g i a n d o la tesi sorelliana e paretiana delle élites. Secondo lui, solo un p u g n o di u o m i n i risoluti avrebbero p o t u t o fare la rivoluzione: le masse a v r e b b e r o seguito. Q u e s t e e r a n o le sue convinzioni, ma e r a n o a n c h e le tesi c h e meglio si a d a t t a v a n o alla situazione locale. Un p a r t i t o e s i g u a m e n t e m i n o r i t a r i o , qual e r a quello socialista di Forlì nei confronti dei repubblicani, n o n poteva battersi che sull'intransigènza. Infatti, con q u e s t ' a r m a , egli conquistò subito il cosiddetto apparato con la n o m i n a a segretario della Fed e r a z i o n e . Era la p r i m a carica ch'egli ricopriva nel partito, ma d i m o s t r ò di s a p e r s e n e servire. C o m e al solito, le c a m p a g n e r o m a g n o l e e r a n o in subbuglio p e r l'annosa faida delle trebbiatrici contese fra le Cooperative dei mezzadri e quelle dei braccianti. Sebbene il r a p p o r to di forze fosse favorevole ai primi, Mussolini fu p e r i secon27
di perché più turbolenti e quindi più facilmente manovrabili su posizioni massimaliste. Perse la battaglia, ma rafforzò la p r o p r i a «base» nella lotta di «correnti» all'interno del partito, c h ' e r a il suo vero obbiettivo. La seconda battaglia fu quella, che allora metteva a soqquadro tutta l'Italia, contro la massoneria. Il partito e r a diviso p e r c h é parecchi suoi esponenti erano massoni. N o n o s t a n t e il suo irriducibile anticlericalismo, Mussolini fu p e r l'incompatibilità fra le d u e professioni di fede, e lo fu al suo solito m o d o intransigente e categorico: «Il socialismo è movimento; la massoneria immobilità. Il p r i m o è operaio, la seconda è borghese». Sebbene rozzo e sommario, il giudizio colpiva nel segno. La massoneria era la roccaforte dei g r a n d i «notabili», di cui coloro che vi e n t r a v a n o finivano p e r subire il contagio. Erano le logge le grandi animatrici della politica dei «blocchi», cioè delle alleanze con cui le forze conservatrici cercavano d i s t e m p e r a r e nel c o m p r o m e s s o quelle rivoluzionarie. N o n si era ancora giunti a u n a decision e . Ma il p r o b l e m a costituiva un p o m o di discordia, cui un u o m o di r o t t u r a come Mussolini n o n poteva rinunciare. Nel settembre del '10 si t e n n e a Milano un congresso nazionale, nel quale Mussolini si schierò, c o n t r o la d i r e z i o n e riformista, con la frazione rivoluzionaria di Lazzari, convinto di a v e r e c o n sé tutti i r o m a g n o l i . Il suo discorso n o n fu un successo: un giornale p a r l ò di lui c o m e di «un autentico c o n t a d i n o dall'oratoria a scatti». Ma, quel che è peggio, i r o magnoli si divisero: i forlivesi rimasero con Mussolini, ma i r a v e n n a t i si schierarono coi riformisti che vinsero largamente. Mussolini voleva che la sua federazione r o m p e s s e subito col partito. Vi rinunziò solo p e r d a r e t e m p o alla frazione rivoluzionaria di p r e p a r a r e u n a battaglia su scala nazionale. E a p p e n a t o r n a t o a Forlì riprese in toni a n c o r a più aspri la sua polemica antiriformista. Era chiaro che, p e r p r o c l a m a r e 10 scisma, aspettava soltanto l'occasione. L'occasione gli fu offerta dalla crisi del g o v e r n o Luzzatti. 11 Re, c o m e voleva la prassi, convocò in Quirinale i capi dei vari partiti, e Bissolati ci a n d ò in r a p p r e s e n t a n z a dei sociali28
sti. N o n indossò l'abito di cerimonia con le code, c o m e p r e scriveva l'etichetta, ci a n d ò vestito da passeggio, p e r c h é alla liturgia i socialisti italiani sono s e m p r e stati molto più sensibili dei p r e t i . Ma a n c h e c o m p i u t o senza c o d e , il suo gesto p r o v o c ò t r a l o r o il finimondo. Mussolini p r e s e la palla al balzo. «Liquidate giolittiano, m o n a r c h i c o , realista Bissolati o c i n q u a n t a sezioni federazione forlivese a b b a n d o n e r a n n o il partito» telegrafò alla Direzione. E sul giornale sciolse le briglie al suo solito stile di r o t t u r a , fatto di p e r e n t o r i e e d r a m m a t i c h e a l t e r n a t i v e : o c o n n o i o c o n t r o di n o i , o col Quirinale o col Socialismo eccetera. Bissolati n o n fu - p e r il m o m e n t o - liquidato, e Mussolini t e n n e parola trascinando la federazione forlivese alla rott u r a col partito. Il giuoco era pericoloso, ma la posta grossa: se Lazzari e gli altri r i v o l u z i o n a r i lo avessero seguito, egli s a r e b b e d i v e n t a t o il c a p o dello scisma su scala n a z i o n a l e . N o n lo s e g u i r o n o . Anzi, p u r a p p r e z z a n d o n e le intenzioni, d e p l o r a r o n o il suo gesto c o m e intempestivo, e c e r c a r o n o di farlo r e c e d e r e m a n d a n d o g l i a n c h e , in missione di pace, la Balabanoff. Mussolini fu i r r e m o v i b i l e : capiva c h e , d o p o aver tanto predicato l'intransigenza, n o n poteva p r o p r i o lui scendere al c o m p r o m e s s o . Ma capiva a n c h e che l'isolamento n o n era, alla lunga, sostenibile. A trarlo dalla scomoda situazione furono gli eventi. P r e p a r a t a in g r a n s e g r e t o da Giolitti, la «bomba» della i m p r e s a di Tripoli coglieva di sorpresa i partiti. Solo quello nazionalista, da poco costituitosi, vi consentiva p i e n a m e n t e . Gli altri e r a n o divisi, p e r c h é divisa e r a l'opinione pubblica: g e n e r i c a m e n t e favorevoli la m e d i a e piccola borghesia; contrarie le classi popolari, ma con molte sfumature e incertezze, di cui a n c h e i partiti risentivano. Quello repubblicano si e r a spaccato, ma a n c h e quello socialista e r a in crisi: la m a g gioranza dei sindacalisti e r a n o favorevoli all'impresa, i riformisti disposti ad accettarla. Ma Giolitti n o n d e t t e alle polemiche il t e m p o di svilupparsi, p o n e n d o il Paese di fronte al fatto c o m p i u t o . 29
Per Mussolini, e r a la g r a n d e occasione di uscire dal vicolo cieco in cui si e r a cacciato, e n o n se la lasciò sfuggire. Per boicottare l'impresa, lanciò l'idea dello sciopero generale, e stavolta n o n esitò a far blocco coi r e p u b b l i c a n i che a Forlì condividevano la sua posizione estremista, capitanati da un giovane t r i b u n o di facile e vigorosa oratoria: Pietro N e n n i . C o n lui Mussolini aveva s e m p r e violentemente polemizzato, ma in m a n i e r a assai diversa che con De Gasperi. Si odiavan o , ma c o m e fratelli, p e r c h é a dividerli e r a soltanto l'ideologia. «Ogni qual volta le circostanze ci p e r m e t t e v a n o di evad e r e dalle b e g h e locali, subito ci t r o v a v a m o d ' a c c o r d o p e r p r o m u o v e r e , c o m e si direbbe adesso, l'unità d'azione» scriverà N e n n i nel '47, e son parole che gli fanno o n o r e p e r c h é in q u e l m o m e n t o avrebbe avuto c o n v e n i e n z a a d i r e il contrario. Il 26 settembre insieme essi a r r i n g a r o n o , gareggiando in e s t r e m i s m o , u n a folla «oceanica», e insieme v e n n e r o arrestati pochi giorni d o p o p e r istigazione alla violenza e atti di sabotaggio. Il processo si svolse a m e t à n o v e m b r e nella stessa Forlì, e d e b b e u n a c o r n i c e d i p u b b l i c o d a g r a n d e «prima». D i fronte a quella i m p o n e n t e e f r e m e n t e platea, Mussolini la fece da m a t t a t o r e , c h i u d e n d o la p r o p r i a autodifesa con la famosa frase: «Se mi assolvete, mi fate un piacere; se mi cond a n n a t e , m i fate u n o n o r e » , c h e v e n n e accolta d a u n c r o sciante a p p l a u s o . Lo c o n d a n n a r o n o , c o m e N e n n i , a un ann o , che poi la Corte d'Appello ridusse a cinque mesi e mezzo. E fu la sua fortuna. M e n t r e in cella egli i n g a n n a v a il tempo scrivendo un'autobiografia che a tutt'oggi rimane u n o dei d o c u m e n t i p i ù credibili sul suo c o n t o p e r sincerità, distacco e senso di m i s u r a , d e n t r o il p a r t i t o socialista il r a p p o r t o di forze fra le correnti si capovolgeva, e i rivoluzionari p r e n d e v a n o il sopravvento sui riformisti. Sicché q u a n d o , con l'aureola del «martire», egli riprese il suo posto in Federazione e al giornale, p o t è t r a n q u i l l a m e n t e d i r e ai «compagni» forlivesi: «Non siamo noi che t o r n i a m o nel partito, è il partito che t o r n a a noi». 30
Il rientro fu sancito in aprile (del T 2 ) p e r c h é di lì a d u e mesi doveva svolgersi a Reggio Emilia un congresso nazionale che si a n n u n z i a v a decisivo p e r il r e g o l a m e n t o dei conti fra riformisti e rivoluzionari. E difficile d i r e se Mussolini si rese esatto conto che lì si giuocava la sua sorte. Ma sappiamo con certezza che d u r a n t e la vigilia n o n p e n s ò ad altro. D u r a n t e la prigionia, Rachele ed E d d a si e r a n o salvate dalla fame grazie ai sussidi dei «compagni», e suo p a d r e , colpito da paralisi, e r a m o r t o . Il fatto che Mussolini n o n abbia mai parlato dei p r o p r i dolori e crucci, o lo abbia fatto con estrem o p u d o r e , n o n esclude che n e fosse d u r a m e n t e p r o v a t o . Ma il suo p e n s i e r o d o m i n a n t e restava la lotta politica: tutte le sue e n e r g i e e r a n o c o n c e n t r a t e lì. Sulla tattica che i n t e n deva seguire al congresso n o n faceva misteri: «Vi partecipiamo - scriveva - allo scopo di provocare l'espulsione dal p a r tito dei riformisti, d e p u t a t i o n o , tripoleggianti e giolittiani». Era insieme il tasto p i ù p o p o l a r e e il m o d o p e r d i m o s t r a r e ch'egli n o n defletteva dalla sua linea. Il congresso si aprì il 1 luglio, e Mussolini p a r l ò il p o m e riggio d e l l ' 8 . Q u a n d o salì sul p o d i o , molti si c h i e s e r o chi fosse. I suoi casi n o n avevano avuto n e s s u n a r i s o n a n z a nazionale p e r c h é di r o t t u r e e ricuciture col partito la storia socialista era gremita, e q u a n t o ad arresti e processi n o n c'era d i r i g e n t e c h e n o n n e avesse subiti. F u o r d i R o m a g n a , egli e r a n o t o solo ai capi della c o r r e n t e rivoluzionaria: Lazzari, S e r r a t i , l a Balabanoff. L e s u e p r i m e p a r o l e c a d d e r o nella g e n e r a l e indifferenza, ma poi di colpo l'ambiente si scaldò. Il c o n g r e s s o e r a a p e r t o al p u b b l i c o , c h e vi e r a accorso in massa, g r e m i v a palchi e loggione, e manifestava la sua a p p a s s i o n a t a p a r t e c i p a z i o n e a p p l a u d e n d o , f i s c h i a n d o , interr o m p e n d o . Q u e s t a atmosfera d i comizio e r a l a p i ù c o n g e niale a Mussolini che al pubblico, p i ù che ai delegati, i m m e d i a t a m e n t e si rivolse i n t e r p r e t a n d o n e p e r f e t t a m e n t e gli u m o r i barricadieri. E qui - c r e d i a m o - la chiave del suo strepitoso successo. C o n la sua oratoria a scatti in cui le p a u s e s e m b r a v a n o con31
tare a n c h e p i ù delle p a r o l e , col suo secco e p e r e n t o r i o fraseggiato, p u n t e g g i a t o di b a t t u t e ad effetto facilmente orecchiabili, egli svolse la sua a r g o m e n t a z i o n e a s s u m e n d o s i la p a r t e c h e p i ù piaceva a quella p l a t e a : la p a r t e della «ghigliottina». Chiese l ' e p u r a z i o n e dal p a r t i t o dei «traditori», e ne fece i n o m i : Bissolati, B o n o m i , Cabrini e Podrecca. Sapeva di p e r o r a r e u n a causa già vinta, ma la battaglia si svolgeva sulla formula della scomunica. I riformisti, accorgendosi di essere o r m a i in m i n o r a n z a , si e r a n o spaccati in d u e sottocorrenti: quella di destra che cercava d i s p e r a t a m e n t e di salvare i q u a t t r o r e p r o b i , e quella di sinistra che si sarebbe contentata d ' i m p e d i r n e la squalifica m o r a l e d i c h i a r a n d o che il p a r t i t o li considerava «fuori della sua concezione politica». A l t e r n a n d o l'invettiva al sarcasmo, Mussolini chiedeva invece ch'essi fossero espulsi «per gravissima offesa allo spirito della d o t t r i n a e alla tradizione socialista». La clamorosa ovazione che salutò la fine del suo discorso d i m o s t r ò che la «base» l'aveva conquistata. Ma o r a si trattava di v e d e r e cosa sarebbe successo in sede di votazione, d o ve la parola e r a riservata ai delegati. Ma p r o p r i o qui Mussolini dimostrò di n o n essere soltanto un m a t t a t o r e da p o d i o . Fra correnti e g r u p p i egli si mosse, dietro le quinte del congresso, con l'abilità di un c o n s u m a t o professionista p e r assic u r a r e la m a g g i o r a n z a al suo o r d i n e del g i o r n o . E l'ottenne con largo margine. L'indomani la s t a m p a di tutta Italia parlava di lui c o m e deU'«uomo nuovo» del socialismo italiano, della «stella nascente»; e a n c h e all'estero la sua vittoria veniva c o m m e n t a t a con p a r o l e elogiose. L'unico c h e se ne m o strò insoddisfatto e t r o v ò da ridirci fu colui c h e Mussolini considerava il p r o p r i o m a e s t r o e ispiratore: Sorel. D u r a n t e il congresso un giornale aveva scritto che l'obbiettivo di Mussolini e r a la d i r e z i o n e dell'Avariti! Coglieva nel s e g n o , ma solo p e r i n d u z i o n e , p e r c h é Mussolini si e r a b e n g u a r d a t o dal d i r l o . Egli si m o s t r a v a soddisfatto della p r o m o z i o n e a m e m b r o della D i r e z i o n e n a z i o n a l e - quella che oggi si chiama «Comitato Centrale» - o r m a i saldamente 32
in m a n o ai rivoluzionari, e n o n aveva mosso obbiezioni alla designazione di Bacci alla g u i d a del giornale. Capiva c h e si trattava d ' u n m o m e n t a n e o ripiego p e r c h é Bacci, vecchio e m a l a n d a t o , n o n e r a che la controfigura del vecchio direttore, Treves che, uscito sconfitto dal congresso, n o n poteva più m a n t e n e r e quella posizione. Infatti il p r o b l e m a t o r n ò sul t a p p e t o d o p o tre mesi, che Mussolini n o n aveva sprecati. T o r n a t o a Forlì d o p o il trionfo di Reggio Emilia, aveva rip r e s o il suo posto, ma oltre a d i r i g e r e La lotta di classe, egli o r a collaborava alla Folla di Paolo Valera n a s c o n d e n d o s i sotto lo p s e u d o n i m o Ehomme qui cherche p e r m u o v e r e al partito delle critiche poco compatibili con la sua qualifica di m e m b r o della direzione. Fra queste critiche ce ne f u r o n o a n c h e alla c o n d u z i o n e economica dell'Avariti! che, secondo lui, era r i d o t t o al l u m i c i n o d a i t r o p p o grassi s t i p e n d i e i n d e n n i t à che distribuiva ai suoi collaboratori. Mussolini e r a m a e s t r o nel mescolare moralismo e demagogia. «C'è stato un t e m p o - scriveva - in cui il socialismo n o n e r a pratico, n o n era industriale, n o n e r a c o o p e r a t o r e , n o n e r a b a n c a r i o ; c'è stato un t e m p o in cui il socialismo significava disinteresse, fede, sacrificio, e r o i s m o . Allora c ' e r a n o dei socialisti i n n a m o r a t i dell'ideale, oggi ci sono dei socialisti - i molti, i più - innamorati del denaro.» La botta era diretta a Treves che seguitava a p e r c e p i r e u n o stipendio - allora considerato scandaloso - di 700 lire. E sulla «base» faceva effetto. In o t t o b r e Bacci gettò la s p u g n a . Fu i n t e r p e l l a t o Salvemini, sebbene nel partito ci stesse s e m p r e con un p i e d e d e n t r o e u n o fuori, ma Salvemini r i n u n c i ò . Serrati fu scartato p e r n o n p r o v o c a r e la collera e le polemiche degli anarchici che seguitavano a d e n u n z i a r l o c o m e t r a d i t o r e e spia, sebbene u n a rigorosa inchiesta avesse d i m o s t r a t o l'assoluta infondatezza di q u e s t e accuse. M e n t r e si seguitava a p r o p o r r e c a n d i d a t u r e e a bocciarle, La Folla pubblicava a p u n t a t e il discorso di Mussolini a Reggio Emilia, che sui militanti lomb a r d i , i quali ne a v e v a n o letto solo q u a l c h e r i a s s u n t o , fece g r a n d e impressione. 33
La Balabanoff dice che a p r o p o r r e Mussolini fu Lazzari, cogliendo tutti di sorpresa, e che più sorpreso di tutti si m o strò Mussolini, il quale si fece a n c h e p r e g a r e . Ci si p u ò anche c r e d e r e . C o m e giuocatore, lo era di razza. Mussolini a s s u n s e la d i r e z i o n e dell'Avariti! il 10 d i c e m b r e del '12. A Milano si era trasferito da solo, lasciando Rachele e la b a m b i n a a Forlì con l'ordine di n o n muoversi. N o n aveva ancora t r e n t ' a n n i . Il suo p r i m o gesto fu quello di r i d u r r e il p r o p r i o s t i p e n d i o da 700 a 500 lire e di n o m i n a r e c o m e c a p o - r e d a t t o r e a g g i u n t o l a Balabanoff p e r u s a r l a c o m e ostaggio: essa contava moltissimo nella c o r r e n t e rivoluzionaria, di cui la sua p r e s e n z a garantiva l'appoggio. Mussolini ne aveva bisogno p e r liberarsi delle influenze riformiste, a cominciare da quella di Treves, che seguitavano a pesare sul giornale. L'operazione n o n era facile p e r c h é i riformisti, a n c h e se avevano perso la Direzione Centrale, avevano ancora in mano molti centri di p o t e r e : il g r u p p o p a r l a m e n t a r e che faceva capo a Turati, Critica sociale - la più i m p o r t a n t e rivista di cultura socialista - e soprattutto la Confederazione G e n e r a le del Lavoro che, p e r strano che oggi possa s e m b r a r e , era in m a n o al riformista Rigola su posizioni p i ù m o d e r a t e di quelle del partito. Per m e t t e r e insieme u n a s q u a d r a sua, egli cercò collaboratori a n c h e fuori del c a m p o socialista, specialm e n t e fra i sindacalisti, ma anche fra i repubblicani, e persino tra gli anarchici. A queste scelte n o n lo sospinse soltanto il calcolo tattico, ma a n c h e le vecchie simpatie e un n a t u r a l e rispetto p e r i talenti. Di questi, molti gliene suggerì Prezzolini, ma altri li scoprì lui, e così YAvanti! diventò la palestra in cui affinarono le a r m i i giovani destinati a costituire i g r u p p i p i ù avanzati del p e n s i e r o socialista: Ordine nuovo a Torino e Soviet a Napoli. Bordiga, che fu di questi, scriveva: «I giovani sono quasi tutti con lui, su cui contano p e r un rinn o v a m e n t o del partito». E a n c h e Gramsci gli riconobbe questo m e r i t o . 34
Coi vecchi notabili, d a p p r i n c i p i o fu cauto. I p i ù d u r i attacchi c o n t r o di loro li sferrò, sotto il solito p s e u d o n i m o , sulla Folla che seguitava a mettergli a disposizione le sue pagine p e r i bassi servizi. Per l'attacco frontale aspettava l'occasione, e questa gli fu fornita dalle repressioni nelle c a m p a g n e c o n t i n u a m e n t e in subbuglio. Q u a n d o in Ciociaria sette braccianti c a d d e r o sotto il fuoco dei g e n d a r m i , si scatenò. Assassinio di Stato, La politica della strage, Il silenzio della vergogna, e r a n o i titoli degli editoriali di Mussolini, che di titoli e r a maestro. La sua prosa incendiaria colpiva e moltiplicava i lettori. E fu f a c e n d o leva su q u e s t o successo di p u b b l i c o ch'egli i m p o s e alla D i r e z i o n e le s u e tesi e s t r e m i s t e , c o m e quella che la risposta agli eccidi p o p o l a r i n o n poteva essere c h e lo s c i o p e r o g e n e r a l e , in a p e r t a p o l e m i c a c o n T u r a t i e Treves. C o s t o r o , spinti dalla Kuliscioff, c e r c a r o n o di organ i z z a r e , a l l ' i n t e r n o del p a r t i t o , un fronte c o n t r o di lui. E Mussolini rispose suìY Avanti! a c c u s a n d o l i di essersi messi c o n t r o il partito, del quale così si atteggiava ad unico interprete. Stavolta a n c h e i suoi amici rivoluzionari c o m i n c i a r o n o a preoccuparsi, e lo stesso Serrati, che lo aveva s e m p r e sosten u t o , si dissociò da lui. Ai p r i m i di m a r z o la D i r e z i o n e si r i u n ì p e r risolvere il caso. In u n a l e t t e r a a T u r a t i , la Kuliscioff si diceva sicura che o r m a i contro Mussolini si era form a t a u n a maggioranza, e forse era vero. Ma Mussolini aveva in tasca d u e briscole invincibili: un processo in corso p e r istigazione alla violenza, che costringeva m o r a l m e n t e il p a r tito a confermargli la p r o p r i a solidarietà, e il massiccio aum e n t o della tiratura del giornale, che dimostrava la «presa» esercitata dal suo d i r e t t o r e sul pubblico. Mussolini uscì confermato. E da allora fu un seguito di colpi u n o più spericolato dell'altro, ma che obbedivano a un preciso disegno tattico: scavalcare a sinistra a n c h e la Direzione rivoluzionaria appellandosi d i r e t t a m e n t e alla «base». Lo si vide dalla disinvoltura con cui liquidò la Balabanoff - c h e p u r e e r a stata u n a delle sue m a g g i o r i sostenitrici -, 35
n o n e p u r a n d o l a , ma m e t t e n d o l a in condizione di a n d a r s e n e , e d a l l ' a t t e g g i a m e n t o che p r e s e nei confronti dei sindacalisti. L ' a n n o p r i m a c o s t o r o a v e v a n o secessionato a n c h e dalla C o n f e d e r a z i o n e d e l L a v o r o p e r costituire l'usi, cioè u n a Unione Sindacale Italiana i n d i p e n d e n t e dal p a r t i t o . Il suo a n i m a t o r e e r a Filippo C o r r i d o n i , u n g i o v a n e t r i b u n o che esercitava sulle masse un forte fascino e che infatti aveva già raccolto sotto le p r o p r i e b a n d i e r e oltre 100.000 seguaci. I l p a r t i t o n a t u r a l m e n t e e r a p e r l a C o n f e d e r a z i o n e che, sebbene tuttora in m a n o al riformista Rigola, m a n t e n e va con esso dei legami a l m e n o ideologici. Mussolini d a p p r i m a n o n p r e s e posizione. M a q u a n d o Rigola sconfessò u n o sciopero b a n d i t o dall'usi, egli a sua volta sconfessò Rigola a p p o g g i a n d o C o r r i d o n i . I riformisti t o r n a r o n o n u o v a m e n te all'attacco di Mussolini c h i e d e n d o n e la testa. Ma p r o p r i o in quel m o m e n t o l'arresto e la c o n d a n n a di C o r r i d o n i p r o vocavano la violenta reazione della massa operaia che, infischiandosi della Confederazione, iniziò un altro sciopero, di cui Mussolini assunse risolutamente il p a t r o n a t o . Definito «il n e o - M a r a t dell'Avanti!», subì attacchi feroci. «Che è - si d o m a n d a v a Turati su Critica sociale - questa voce e questa parola, che vorrebb'essere voce e parola d ' u n partito d'avanguardia? Religione? Magismo? Utopia? Sport? Lett e r a t u r a ? R o m a n z o ? Nevrosi?» Ma agli o p e r a i il senso di queste d o m a n d e sfuggiva, m e n t r e n o n sfuggiva quello degli articoli di Mussolini che la via p e r colpire il c u o r e e l'immaginazione del lettore la trovavano s e m p r e . Q u a n d o in luglio la Direzione si riunì p e r pronunciarsi sulla linea politica delYAvanti!, questa fu a p p r o v a t a con sette voti favorevoli - fra cui quello del Segretario Generale, Lazzari -, t r e c o n t r a r i e d u e astensioni: quelle della Balabanoff e dello stesso Mussolini. Il quale, n o n contento della vittoria ai p u n t i , p r e s e n t ò le dimissioni p e r farsele r e s p i n g e r e all'unanimità. Il successo p o p o l a r e lo r e n d e v a intoccabile, e l'apparato vi s'inchinava. A q u e s t o p u n t o p e r ò si vide che Mussolini n o n e r a soltanto l ' u o m o che «si esalta n e l l ' a r d o r e della folla, s'illude e 36
s'inebria se v e d e in piazza c e n t o p e r s o n e che gridano», come lo definiva il suo a m i c o - n e m i c o Zibordi. L u n g i dall'ubriacarsi di quel trionfo e da p e r d e r v i il senso della misura, egli ve lo ritrovò. In vista delle elezioni che si d o v e v a n o ten e r e in a u t u n n o , egli si allineò disciplinatamente sulle posizioni del partito. Q u a n d o i sindacalisti indissero un n u o v o sciopero, n o n ne p r e s e le parti. E q u a n d o lo sciopero fallì, li attaccò c o n la stessa violenza c o n cui p o c h i mesi p r i m a li aveva sostenuti. Accettò a n c h e di portarsi c a n d i d a t o nel collegio di Forlì - dove sapeva di n o n p o t e r nulla c o n t r o il rivale r e p u b b l i c a n o -, lui che a Milano avrebbe stravinto. Ma il fatto è c h e al seggio p a r l a m e n t a r e n o n t e n e v a : il suo t r a g u a r d o era il partito. Le elezioni furono, p e r i socialisti, un notevole successo. M a l g r a d o l'amputazione dell'ala bissolatiana, essi passarono dall'8 all' 11 p e r cento e m a n d a r o n o in P a r l a m e n t o 53 d e p u tati. Mussolini esaltò la vittoria con articoli trionfalistici, e ne aveva di che: quella vittoria era in g r a n p a r t e sua, cioè della linea politica seguita dall'Avanti! O r a si trattava di t r a d u r l a in u n ' a d e g u a t a posizione di p o t e r e . E l'occasione stava p e r p r e s e n t a r s i : il c o n g r e s s o n a z i o n a l e c h e d o v e v a t e n e r s i ad Ancona nella p r i m a v e r a del '14. N o n m a n c a v a n o che pochi mesi. In questo intervallo egli b a d ò soltanto a presentarsi come l'alto i n t e r p r e t e del socialismo rivoluzionario, e p e r n o n lasciarsi c o i n v o l g e r e in b e g h e di c o r r e n t i e di g r u p p i scrisse pochi articoli, e così pacati che n o n s e m b r a v a n o n e m m e n o della sua p e n n a . G r a n p a r t e del suo t e m p o preferì dedicarlo a u n a rivista, Utopia, di cui e v i d e n t e m e n t e voleva fare il contraltare di Critica sociale, l'organo dei riformisti, p e r batterli sull'unico t e r r e n o di cui essi e r a n o t u t t o r a gl'incontrastati p a d r o n i : quello ideologico. Ma l'iniziativa riuscì soltanto a d i m o s t r a r e i limiti di Mussolini che, efficacissimo e rullante c o m e un t a m b u r o nell'articolo di battaglia vergato a caldo sotto lo stimolo degli avvenimenti, q u a n d o si trattava di elevarsi sul p i a n o della d o t t r i n a p e r d e v a il filo e a n n a s p a v a . 37
Gliene mancava la cultura cui, dai t e m p i della Svizzera, aveva aggiunto b e n poco. Di libri p e r m a n o glien'erano passati. Ma p e r sua stessa a m m i s s i o n e ne leggeva s o l i t a m e n t e «tre pagine al principio, tre nel mezzo, e tre in fondo». Gli autori che più spesso citava, oltre i soliti Sorel e Pareto, e r a n o Kautsky e la L u x e n b o u r g , ma c'è da dubitare che li conoscesse ver a m e n t e . Q u a n t o a Marx, più che quello che aveva detto, sap e v a quello che gli attribuivano i suoi divulgatori, e forse i più superficiali. Q u a l c u n o dice che p e r il lavoro meditato e a l u n g o r e s p i r o gli m a n c a v a il «fiato». Q u e s t o n o n è v e r o . Q u a n d o poteva derivarne la materia dall'osservazione e dall'esperienza, Mussolini e r a capace di saggi notevoli c o m e quello sul Trentino, ed autentiche qualità di scrittore riveler a n n o più tardi certe p a g i n e del suo Parlo con Bruno. Ma il suo disagio è evidente, p e r m a n c a n z a di puntelli e di riferimenti, sul piano concettuale. Di suo, su Utopia scrisse poco e n o n riuscì n e m m e n o a scegliere dei collaboratori che le dessero u n a linea. Ancora u n a volta i migliori successi li o t t e n n e come oratore, q u a n d o si mise in giro p e r l'Italia come conferenziere. Anche sul pubblico dei teatri, molto più esigente di quello delle piazze, il suo sapiente dosaggio di raffiche e p a u se fece effetto. Perfino Salvemini e Prezzolini, che lo u d i r o n o a Firenze, ne r i p o r t a r o n o u n a p r o f o n d a impressione. Alla vigilia d e l c o n g r e s s o , stese il bilancio del g i o r n a l e . Nei p o c h i mesi della sua d i r e z i o n e , la t i r a t u r a e r a passata da 30 a 70 mila copie c o n p u n t e di 100 mila. D o p o d i c h é partì p e r Ancona. Il congresso si a p r ì il 26 aprile con la solita relazione del Segretario G e n e r a l e Lazzari, piuttosto p e destre. N e m m e n o quella di Mussolini fece spicco. Ma il fatto è che n o n ci fu battaglia p e r m a n c a n z a di avversari. Alleg a n d o ragioni di salute, Turati aveva dato forfait, e degli altri riformisti l'unico che t e n n e la posizione fu Treves: Modigliani si allineò con la maggioranza, e Zibordi oscillò. La p o lemica si accese soltanto sulla q u e s t i o n e dei m a s s o n i , e si concluse con la p i e n a vittoria di Mussolini che i m p o s e l'espulsione. 38
I risultati del c o n g r e s s o n o n lasciavano d u b b i . Lazzari e r a confermato, ma in q u a n t o aveva fino in fondo sostenuto le tesi di Mussolini, che da quella p r o v a usciva da trionfatore e vero p a d r o n e del partito. N o n p e r nulla, a c o m m e n t o conclusivo, Azione socialista scriveva che la coppia n o n poteva essere meglio assortita; ma che, se fosse s o p r a v v e n u t o il divorzio, la «base» avrebbe seguito Mussolini, soggiogata e trascinata da «quella figura d'asceta, da quel gesto di persona c o m e agitata da un incubo, da quella voce a m o r m o r i o di foresta». Q u a n d o l'arciduca F e r d i n a n d o d'Asburgo c a d d e a Sarajevo sotto le revolverate dei terroristi serbi, Mussolini d e t t e alla notizia poco risalto. Nell'intervallo l'Italia era stata scossa da violente agitazioni c h ' e r a n o culminate nella famosa «settimana rossa» di Ancona, e in cui p e r la p r i m a volta Mussolini si e r a m o s t r a t o esitante. D a p p r i n c i p i o aveva c a p e g g i a t o con C o r r i d o n i le dimostrazioni di piazza, ma poi aveva invitato gli o p e r a i a cessare lo sciopero. Gli a r g o m e n t i n o n gli m a n cavano. Quello sciopero, la Confederazione del Lavoro n o n 10 aveva voluto; lo aveva soltanto subito, e poco d o p o disdetto, sicché o r a rischiava di sbriciolarsi in iniziative slegate. Ma 11 Mussolini di q u a l c h e m e s e p r i m a n o n si s a r e b b e lasciato influenzare da queste incertezze, anzi ne avrebbe approfittato p e r assumere ancora più risolutamente la p a r t e di protagonista. Può darsi che, col potere, fosse cresciuto in lui il senso di responsabilità. Ma forse c'entrava a n c h e u n a certa delusione, che del resto trapela da alcune sue lettere di questo p e r i o d o . N o n amava il partito: lo dimostrava la scarsa partecipazione che aveva s e m p r e dato alla sua vita, e il m o d o stesso in cui lo aveva conquistato, dal di fuori, n o n dal di d e n t r o dell'apparato, come avevano fatto e facevano gli altri dirigenti. Probabilmente n o n credeva nel potenziale rivoluzionario dei socialisti, e considerava le loro agitazioni delle «quarantottate» senza costrutto. Nel fare il bilancio della settimana rossa egli ritrovò i suoi toni taglienti e p e r e n t o r i , ma solo p e r 39
chiedere la testa di Rigola, che infatti fu costretto alle dimissioni. Altrettanta grinta mostrò contro un rinnovato attacco dei riformisti. Ma i n s o m m a c r e d i a m o che valga il giudizio espresso d o p o la sua m o r t e da N e n n i : «Plebeo era, e pareva che volesse restare, ma senza a m o r e p e r le plebi. Negli operai ai quali parlava vedeva n o n dei fratelli, ma u n a forza, un mezzo, del quale potrebbe servirsi p e r rovesciare il mondo». O r a il m o n d o voleva a n c o r a rovesciarlo, ma in quella forza cominciava a p e r d e r e fiducia. N o n è - i n t e n d i a m o c i - che u n a supposizione. Ma ci sembra abbastanza fondata. Le revolverate di Sarajevo e r a n o esplose il 28 g i u g n o , e p e r quasi tutto luglio YAvanti! seguitò a p a r l a r n e come di un episodio «doloroso, ma spiegabile», d a n d o poco risalto agli sviluppi diplomatici dell'avvenimento. Solo alla fine del m e se, q u a n d o giunse la notizia dell 'ultimatum austriaco alla Serbia, Mussolini prese u n a posizione decisa con un articolo intitolato Abbasso la guerra! che trovò consenziente tutta la sinistra italiana, f e r m a m e n t e risoluta a n z i t u t t o a n o n lasciarsi coinvolgere in un eventuale conflitto dalla p a r t e dell'Austria, cui e r a v a m o legati dal trattato della Triplice Alleanza. «Non un u o m o , né un soldo» scriveva Mussolini. E il partito lo a p p r o v ò . Ma q u a n d o ai p r i m i d'agosto l ' E u r o p a p r e s e fuoco, tutte le Potenze scesero in lizza, e all'invasione austriaca della Serbia seguì quella tedesca del Belgio e della Francia, fra Mussolini e l'apparato c o m i n c i a r o n o le p r i m e i n c r i n a t u r e . l'apparato era neutralista in senso assoluto, Mussolini con alc u n e riserve che trasparivano dagli stessi titoli del suo giornale: Lorda teutonica scatenata su tutta Europa, La sfida germanica contro Latini, Slavi e Anglosassoni eccetera. Mussolini n o n e r a ancora interventista, ma aveva p r e s o atto del fallimento dei partiti socialisti e u r o p e i , che n o n solo si e r a n o mostrati incapaci di p r e v e n i r e il conflitto; ma, u n a volta scoppiato, si e r a n o schierati coi rispettivi governi borghesi s p o s a n d o n e la «causa nazionale». E la conclusione che ne traeva era questa: che, restando sulla sua posizione neutralista, il socialismo italiano s'isolava da tutti gli altri e dalla stessa Storia. 40
Di q u e s t o dissidio, a n c o r a l a t e n t e , il p r i m o s i n t o m o lo fornì il «caso» H e r v é , il socialista francese che si era arruolato volontario. M e n t r e i d i r i g e n t i del p a r t i t o italiano lo d e n u n c i a v a n o c o m e traditore, Mussolini scriveva: «No, H e r v é che definisce - come noi p u r e la definiamo - " i m m o n d a " la g u e r r a , n o n è un g u e r r a f o n d a i o a n c h e se a n d r à alla frontiera, così c o m e n o n è un d e l i n q u e n t e il pacifico cittadino che deve d ' u n tratto r i c o r r e r e alla Browning p e r difendersi dall'attacco del b a n d i t o . Il militarismo p r u s s i a n o e p a n g e r m a nista è, dal '70 ad oggi, il b a n d i t o appostato sulle strade della civiltà e u r o p e a » . I n s o m m a , s e c o n d o lui, c'era g u e r r a e g u e r r a : quella difensiva, n e m m e n o i socialisti p o t e v a n o rifiutarla a priori. Fu questo il p u n t o su cui, via via che l'incendio si p r o p a gava, il fronte della Sinistra si r u p p e . Essa aveva u n a n i m e m e n t e riecheggiato il g r i d o Abbasso la guerra! finché e r a in v i g o r e la Triplice che ci a v r e b b e costretto a c o m b a t t e r l a a fianco degli a u s t r o - t e d e s c h i . Ma o r a che il g o v e r n o Saland r a , p u r senza d e n u n c i a r e quell'alleanza, se n ' e r a ufficialm e n t e d i s i m p e g n a t o p r o c l a m a n d o la neutralità, i repubblicani, i radicali e i socialisti riformisti c o m i n c i a r o n o a d i r e che l a n e u t r a l i t à n o n p o t e v a essere che u n t e m p o r a n e o e s p e d i e n t e , alla l u n g a insostenibile. I democratici, scriveva Salvemini, d e v o n o rifiutare e combattere l'idea nazionalista di u n a g u e r r a p e r scopi imperialistici. Ma, aggiungeva, «per resistere al nazionalismo, bisogna m e t t e r s i sul t e r r e n o dei c o n c r e t i interessi nazionali» c h e e s i g e v a n o l ' i n t e r v e n t o al fianco dei popoli che lottavano p e r la difesa dei nostri stessi valori di civiltà e libertà. A m e t à agosto ci fu un colpo di scena. I sindacalisti, che e r a n o la pattuglia avanzata della sinistra rivoluzionaria, avevano i n d e t t o u n g r a n d e comizio. Mancava C o r r i d o n i , a r r e stato p o c h i giorni p r i m a . Al suo posto, p r e s e la p a r o l a suo cognato De Ambris, che n o n p r o n u n c i ò la parola guerra, ma la fece t r a u d i r e in tutte le p i e g h e del suo discorso: «Anche il tacere, di fronte a certi delitti, significa complicità... C o m p a 41
gni, vi p o n g o la d o m a n d a : se d o m a n i la g r a n d e lotta richiedesse il nostro i n t e r v e n t o p e r i m p e d i r e il trionfo della reazione feudale, militarista, p a n g e r m a n i c a , p o t r e m o noi rifiutarlo?» Le sue p a r o l e p r o v o c a r o n o il finimondo: u n a p a r t e dell'uditorio acclamò, l'altra - forse la più n u m e r o s a - insorse g r i d a n d o al t r a d i m e n t o , e l'organizzazione sindacale - l'usi si spaccò. Anch'essi divisi, i capi o t t e n n e r o un colloquio con C o r r i d o n i in carcere. «Ricordo a n c o r a - scrive De Ambris la c o m m o z i o n e che c'invase, q u a n d o ai nostri accenni piuttosto cauti, C o r r i d o n i p r o r u p p e in u n a delle sue belle risate. Sì, la g u e r r a e r a un d o v e r e n a z i o n a l e e r i v o l u z i o n a r i o . Sì, d o v e v a m o volerla e farla...» All'uscita dal c a r c e r e , il 6 s e t t e m b r e , C o r r i d o n i lo c o n f e r m ò : «La n e u t r a l i t à è dei castrati» disse. Quasi c o n t e m p o r a n e a m e n t e si r o m p e v a a n c h e il fronte degli anarchici libertari: Rocca, Dinaie, e perfino Maria Rygier si d i c h i a r a v a n o p e r l'intervento. Arroccati su u n a posizione di netto rifiuto, restavano i socialisti, ma isolati da tutto il resto della Sinistra, e c o n d a n n a t i a u n a imbarazzante alleanza con la «maggioranza silenziosa» delle forze m o d e r a t e e conservatrici che facevano c a p o all'esecrato Giolitti. Mussolini si trovava di fronte a u n a scelta d r a m m a t i c a : istinto e t e m p e r a m e n t o lo p o r t a v a n o alla g u e r r a , ma la g u e r r a lo avrebbe p o r t a t o alla r o t t u r a col partito e alla p e r dita della sua t r i b u n a : il giornale. Per la p r i m a volta la sua c o n d o t t a si m o s t r ò esitante e a m b i g u a . Pubblicò su Utopia un articolo di P a n u n z i o in cui si s o s t e n e v a c h e la g u e r r a avrebbe dato al socialismo la vittoria in tutta l'Europa, e sulVAvanti! confutò questa tesi in n o m e dell'ortodossia di partito. Il d o p p i o giuoco n o n passò inosservato. «La diplomazia diventa s e m p r e più diffìcile p e r Mussolini - scrisse Azione socialista -, anzi p e r i d u e Mussolini, che un bel giorno, riscald a n d o s i l'ambiente, finiranno col litigare sul serio. Chi dei d u e vincerà?» M o r s o sul vivo, Mussolini r e a g ì r i n c a r a n d o sul p r o p r i o pacifismo con u n ' a g g r e s s i v i t à che d i m o s t r a v a 42
q u a n t o poco lo avesse nel sangue. Per tenerlo in riga la Direzione gli aveva messo alle costole la Balabanoff, ringhiosa g u a r d i a n a delle direttive del p a r t i t o . E a n c o r a alla fine di s e t t e m b r e egli d i c h i a r a v a g u e r r a ai g u e r r a f o n d a i nel loro stesso t o n i t r u a n t e linguaggio. Il 18 o t t o b r e (del T 4 ) , la D i r e z i o n e socialista si r i u n ì a Bologna p e r fare il p u n t o della situazione. Per strada, m e n tre si recavano al convegno, i partecipanti c o m p r a r o n o l'Avanti!, e r i m a s e r o di stucco. C ' e r a un l u n g o e d i t o r i a l e di Mussolini, il cui titolo Dalla neutralità assoluta alla neutralità attiva ed operante già diceva di tutto. C o n molta abilità vi era sostenuta questa tesi: che il d i l e m m a - o g u e r r a , o rivoluzione - era pretestuoso e artificioso: «Chi vi assicura che il gov e r n o uscito dalla rivoluzione n o n d e b b a c e r c a r e a p p u n t o in u n a g u e r r a il suo battesimo augurale?» E concludeva p o n e n d o n e un altro a risposta obbligata: «Vogliamo essere, come u o m i n i e c o m e socialisti, gli s p e t t a t o r i i n e r t i di q u e s t o d r a m m a grandioso? O n o n vogliamo esserne, in qualche m o d o e in qualche senso, i protagonisti?» Mussolini, che partecipava alla seduta, si trovò immediat a m e n t e nell'occhio del ciclone, quasi c o m p l e t a m e n t e isolato sotto u n a g r a n d i n e di accuse. Le p i ù violente gli furono mosse dai vecchi amici di un t e m p o : Serrati e la Balabanoff. Egli rispose a suo m o d o , a t t a c c a n d o invece di d i f e n d e r s i . Ma se aveva sperato di costringere il partito a cambiar rotta m e t t e n d o l o di fronte al fatto c o m p i u t o , dovette a m a r a m e n te ricredersi p e r c h é si trovò del t u t t o isolato. C o n u n o dei suoi soliti scatti, rifiutò la p r o p o s t a di a b b a n d o n a r e p e r tre mesi la direzione del giornale a l l e g a n d o motivi di salute, e rassegnò su d u e piedi le dimissioni. C h e a quella decisione dovesse arrivare, e r a n o in molti a p r e v e d e r l o . Ma p e r c h é l'avesse a tal p u n t o precipitata, dal giorno all'indomani, senza un m i n i m o di p r e p a r a z i o n e , senz a n e s s u n tentativo d i t r a r r e dalla sua q u a l c h e c o m p a g n o del direttorio, era e r i m a n e un g r a n mistero. Il giornale, p e r lui, era n o n soltanto il mezzo p e r far sentire la sua voce, ma 43
anche la sua unica risorsa di vita. Infatti, dalla sera alla mattina, si trovò sul lastrico, senza u n a lira in tasca, e p o t è tirare avanti solo grazie a d u e m i l a lire m a n d a t e g l i dal segretario della Federazione dei L a v o r a t o r i del M a r e , il sindacalista Giulietti. C o n t r a v v e n e n d o all'ordine di n o n muoversi da Forlì, accorse R a c h e l e con la b a m b i n a , p e r essere accanto nel m o m e n t o difficile a l suo u o m o , m a a n c h e p e r r e c u p e rarlo. E ora bisognava p r o v v e d e r e a n c h e a loro. Molti storici, fra cui a n c h e De Felice, avanzano il d u b b i o che il suo n o n fosse stato affatto un salto nel buio in q u a n t o aveva già solide garanzie di p o t e r lanciare un n u o v o giornale. Chi scrive c r e d e di p o t e r l o escludere sulla base delle confid e n z e fattegli in t e m p i n o n sospetti (1937) da colui che gliele avrebbe fornite, Filippo Naldi, allora fuoruscito a Parigi. Naldi era nel '14 d i r e t t o r e del Resto del Carlino di Bologna. Secondo q u a l c u n o , sarebbe stato lui a «lavorare» Mussolini p e r i n d u r l o a passare dalla p a r t e dell'interventismo su incarico del Ministro degli Esteri San Giuliano. C o n m e , Naldi smentì questa voce e me ne dimostrò l'infondatezza con d u e a r g o m e n t i che m i s e m b r a n o i n o p p u g n a b i l i : egli e r a u o m o di Giolitti, n o n di San Giuliano, e questi n o n e r a affatto interventista. Da q u a n t o mi disse, le cose si e r a n o svolte così: Q u a n d o Mussolini lasciò VAvanti!, sebbene ne fosse stato ricoperto d'ingiurie, Naldi si precipitò a Milano, e si offrì di finanziargli un n u o v o giornale. Solo chi n o n ha conosciuto Naldi p u ò stupirsi dell'offerta e annusarci sotto Dio sa quali intrallazzi. La verità è che Naldi a v e n d o il fiuto degli u o m i ni, e specialmente dei giornalisti, aveva capito che su Mussolini c'era da p u n t a r e . E, sebbene soldi n o n ne avesse n e m m e n o lui, era sicuro di p o t e r n e t r o v a r e p e r il lancio « d ' u n cavallo di quella razza». Altrettanto sicuro era di poterlo d o m a r e e strumentalizzare come elemento di r o t t u r a del fronte socialista. Infatti, a n c h e q u a n d o il fascismo lo costrinse a r i p a r a r e all'estero, seguitò s e m p r e a p a r l a r e di lui, con un misto di dispetto e di tenerezza, ma senza mai v e n a t u r e di 44
odio, c o m e di un «ragazzaccio» fuorviato da cattive c o m p a gnie. Mussolini, sulle p r i m e , n o n voleva n e m m e n o riceverlo, e all'offerta di d e n a r o si a d o m b r ò . Ma Naldi, c h ' e r a u n a sirena, p r o v v i d e subito a rassicurarlo: sarebbe stato, disse, d e n a r o pulito e senza condizionamenti: Mussolini sarebbe stato libero di difendere le cause che voleva, senza r i s p o n d e r ne a n e s s u n o . E su questa condizione l'intesa fu r a g g i u n t a . Resta da sapere dove Naldi attinse il mezzo milione che poi versò a Mussolini. A me disse c h e lo r a g g r a n e l l ò da varie parti interessate n o n all'intervento, ma alla r o t t u r a del fronte socialista. Ma n e g ò r e c i s a m e n t e di averlo avuto dall'ambasciatore francese, B a r r è r e , e di questo sono o r a m a i tutti, o quasi tutti persuasi. Dai francesi ricevette aiuti p i ù t a r d i , ma gli v e n n e r o dai socialisti. Mussolini n o n cambiò idea p e r p r e n d e r e dei soldi. Prese dei soldi p e r difendere la sua idea. E su questa idea, caso mai, che forse commise un e r r o r e . L a n c i a n d o II popolo d'Italia, egli c r e d e v a p r o b a b i l m e n t e di t r a s c i n a r s i d i e t r o il p a r t i t o socialista, o a l m e n o di c r e a r v i u n a forte scissione. Glielo aveva fatto c r e d e r e la valanga di consensi che gli era piovuta addosso da p a r t e di quei g r u p pi sindacalisti, riformisti, r e p u b b l i c a n i ed a n c h e a n a r c h i c i che si stavano c o n v e r t e n d o all'interventismo. Ma aveva sottovalutato la compattezza del partito con cui o r a doveva fare i conti. Il popolo d'Italia uscì il 15 n o v e m b r e , v e n t i c i n q u e g i o r n i d o p o le dimissioni di Mussolini àa\YAvanti! In tre settimane Naldi aveva trovato u n a vecchia tipografia e allestito u n a red a z i o n e di p o c h e s t a m b e r g h e ammobiliate con casse e cassette. In d u e o r e era già esaurito nelle edicole, e nei giorni successivi la t i r a t u r a n o n fece che a u m e n t a r e fino alle 100 mila copie. Sotto la testata, esso recava la dicitura: «Quotidiano socialista». Ed era soprattutto questo a d i s t u r b a r e Ì'Avanti! c h e passò alla controffensiva l a n c i a n d o il r i t o r n e l l o : «Chi paga?» Il 24 Mussolini fu convocato di fronte alla sezione sociali45
sta milanese, cui era iscritto, p e r r i s p o n d e r e del «tradimento». E vi si p r e s e n t ò . Fu u n a scena da «tribunale del popolo» che tuttavia n o n dovette dispiacere al suo teatrale t e m p e r a m e n t o . Alla p r e s e n z a di Serrati, Balabanoff e altri massimi dirigenti, egli fu sottoposto a un autentico linciaggio in un c o r o d'insulti, fischi e schiamazzi. Q u a n d o fu c h i a m a t o sul palcoscenico p e r difendersi, fu bersagliato da u n a g r a n d i n e di m o n e t i n e che volevano dire: «Venduto». I n v a n o Serrati, p e r dargli m o d o di p a r l a r e , si sbracciava a chiedere silenzio. T e r r e o in volto e m à d i d o di s u d o r e , Mussolini riuscì solo a far t r a u d i r e qualche frase smozzicata: «Sono p r o n t o a sottom e t t e r m i a qualsiasi c o m m i s s i o n e d'inchiesta... S o n o e rim a n g o un socialista...» Alla fine, a l z a n d o la voce fino a d o m i n a r e il t u m u l t o , g r i d ò : «Voi c r e d e t e di p e r d e r m i . V'illud e t e . Voi m i o d i a t e p e r c h é m i a m a t e ancora...» L e u l t i m e parole si p e r s e r o fra urli e sghignazzate. C i n q u e giorni d o p o la Direzione si riunì al g r a n complet o p e r e s a m i n a r e i l caso. Alcuni p r o p o s e r o d i s o t t o p o r r e Mussolini a inchiesta, ma l'espulsione e r a o r m a i decisa: r e stava solo da sceglierne la motivazione. Zerbini ed altri chiesero che venisse p r o n u n c i a t a p e r indisciplina. Ma Serrati e la Balabanoff furono irremovibili e trascinarono la maggioranza: Mussolini veniva radiato p e r «indegnità morale». U n a c e r t a r e a z i o n e in s e n o alla «base» ci fu. Al Circolo C a t t a n e o 300 giovani socialisti s e c e s s i o n a r o n o d a l p a r t i t o , altri g r u p p i in L o m b a r d i a e R o m a g n a p r e s e r o le p a r t i del «perseguitato» sino a farsi espellere. Ma il g r a n d e scisma in cui forse Mussolini aveva s p e r a t o n o n ci fu: la forza coagulante che s e m p r e sprigionano i partiti di massa ebbe la m e glio e p i a n o p i a n o riassorbì p a r e c c h i di q u e i t r a n s f u g h i . Plausi e a d e s i o n i p i o v v e r o invece da altri g r u p p i . A n o m e della Voce, Prezzolini gli telegrafò: «Partito socialista ti espelle, Italia ti accoglie», Salvemini gl'invio un caldo messaggio, e tutta la s t a m p a dell'interventismo di sinistra - radicale, rep u b b l i c a n o e socialista riformista - si schierò c o m p a t t a in suo favore. P a r t i c o l a r m e n t e entusiasta fu il Fascio Rivoluzio46
nano di Azione Internazionalista che si e r a costituito ad o p e r a dei sindacalisti c o r r i d o n i a n i . Sicché Mussolini m a n t e n n e i suoi galloni di Generale, ma di un altro esercito. Alcuni suoi a p o l o g e t i scrissero p i ù t a r d i c h e fu q u e s t o esercito a trascinare, sotto il suo c o m a n d o , l'Italia in g u e r r a . Q u e s t o è falso. Sotto la b a n d i e r a dell'interventismo si schierava un coagulo di forze disparate che n o n riuscirono mai a fondersi, e che si p o s s o n o a g g r u p p a r e in tre blocchi. Il p i ù consistente e a g g u e r r i t o era quello di destra, d o m i n a t o dai nazionalisti, che avevano il loro b a r d o in D'Annunzio. Le sue schiere n o n e r a n o n u m e r o s e , m a p o t e v a n o c o n t a r e sull'appoggio di b u o n a p a r t e della cultura e dei giornali che esercitavano la più forte influenza sull'opinione pubblica m o d e r a ta, Corriere della Sera in testa. Esso voleva la g u e r r a n o n tanto p e r il riscatto delle p r o v i n c e i r r e d e n t e , q u a n t o p e r la p r o mozione dell'Italia al r a n g o di G r a n d e Potenza militare e coloniale. Poi c'era il blocco di c e n t r o , costituito dai socialisti riformisti di Bissolati, dai radicali e da u n a p a r t e dei r e p u b blicani che vedevano nell'intervento la difesa degl'ideali democratici, in o m a g g i o ai quali essi r i n u n z i a v a n o a qualsiasi annessione di t e r r e etnicamente n o n italiane. Terzo, il blocco di sinistra, cui facevano c a p o la frazione p i ù estremista dei repubblicani, gli anarchici dissidenti e i Fasci di azione che, in omaggio al concetto sorelliano della «violenza levatrice della Storia», v e d e v a n o nella g u e r r a il p r o l o g o e lo s t r u m e n t o di u n a rivoluzione c h e spazzasse via la vecchia Italia e tutte le sue istituzioni, a cominciare dalla Monarchia. Il popolo d'Italia p r e s e subito le distanze dai nazionalisti che a loro volta n o n r i c o n o b b e r o mai in Mussolini un loro alleato, e anzi lo t r a t t a r o n o s e m p r e c o n avversione e diffidenza. Ma s e p p e abilmente conciliare le tesi di tutto l'interv e n t i s m o d e m o c r a t i c o , di c e n t r o e di sinistra, c h e n o n disponeva di altro quotidiano. Così egli si trovò accanto ai Bissolati, ai B o n o m i , ai Cabrini che tre a n n i p r i m a aveva fatto espellere dal partito, e che furono i p r i m i a tendergli la man o . Q u e s t o coacervo di forze ebbe certo la sua i m p o r t a n z a 47
p e r l'entrata dell'Italia in g u e r r a in q u a n t o r o m p e v a il fronte della sinistra pacifista, ma n o n ne fu l'elemento decisivo: l'uditorio a cui si rivolgeva, le masse socialiste e cattoliche, r i m a s e r o s o r d e ai suoi appelli a n c h e p e r c h é c o m p o s t e in g r a n p a r t e di analfabeti. D'Annunzio e il Corriere della Sera, che si r i v o l g e v a n o alla b o r g h e s i a , p e s a r o n o m o l t o p i ù di Mussolini, il quale d o v e t t e t r o v a r e in q u e s t o la verifica del suo vecchio c o n v i n c i m e n t o che a c o n t a r e e r a n o solo le minoranze. Fra i collaboratori del Popolo d'Italia c'era di tutto, da Prezzolini a P a p i n i a N e n n i a Maria Rygier, ma il g r u p p o p i ù c o m p a t t o e r a quello dei sindacalisti, capeggiati da Panunzio e Lanzillo. C'era u n o dei maggiori poeti del t e m p o , U m b e r to Saba. E c'era a n c h e , p i ù piacevole e m e n o i n g o m b r a n t e della Balabanoff, u n a bella e b r e a dai capelli rossi: M a r g h e rita Sarfatti, c h e al d i r e t t o r e n o n p r e s t a v a soltanto la sua p e n n a . Salvemini n o n si era a r r u o l a t o nella pattuglia, ma la secondava v i g o r o s a m e n t e dal di fuori, c o m e facevano Corridoni e De Ambris. Mussolini t e n n e la rotta polemizzando a s p r a m e n t e sia coi nazionalisti che coi socialisti, passati subito all'attacco sul solito r i t o r n e l l o : «Chi paga?» E r a u n a v o l g a r e c a l u n n i a cui Mussolini rispose con u n a c a l u n n i a n o n m e n o volgare: ris f o d e r a n d o c o n t r o S e r r a t i la vecchia accusa di s p i o n a g g i o lanciatagli dagli anarchici. Egli ebbe a n c h e d u e duelli, con M e r l i n o e con Treves. Verso il g o v e r n o S a l a n d r a , a s s u n s e u n a posizione di stimolo, ma a n c h e di sostanziale a p p o g g i o . S e c o n d ò i Fasci di azione rivoluzionaria nel loro tentativo di f o n d e r e sotto la loro b a n d i e r a tutto l'interventismo di sinistra. Ma q u a n d o questo decise di forzare la m a n o al govern o p r o v o c a n d o u n i n c i d e n t e alla f r o n t i e r a c o n l'Austria, Mussolini lo richiamò al senso della realtà. «Dire che noi far e m o la rivoluzione p e r o t t e n e r e la g u e r r a , è dire u n a cosa che n o n p o t r e m o m a n t e n e r e : n o n ne a b b i a m o la forza.» E caldeggiò la r e d a z i o n e di un d o c u m e n t o con cui tutti gl'in48
terventisti di sinistra, fascisti e sindacalisti compresi, s'impeg n a v a n o a s o s t e n e r e a n c h e la M o n a r c h i a se questa si fosse decisa a c o n d u r r e l'Italia all'intervento. Via via che si avvicinava il «Maggio radioso», la sua polemica coi nazionalisti s'intiepidiva, m e n t r e quella contro i socialisti e i giolittiani assumeva toni s e m p r e più aspri. «Tu mi chiedi cinque righe di prosa p e r Giolitti - scrisse a Prezzolini -. Ecco: io vorrei somministrargli cinque palle di revolver allo stomaco.» Il 6, sotto il titolo E l'ora, dedicò un entusiastico c o m m e n t o al discorso di D ' A n n u n z i o a Q u a r t o . E q u a n d o Salandra, che in tutta segretezza si e r a già i m p e g n a to a L o n d r a con gli Alleati a dichiarare la g u e r r a , accorgendosi che il P a r l a m e n t o e r a in m a g g i o r a n z a neutralista, diede le dimissioni, Mussolini uscì con questo appello: «Popolo di Milano, a te la parola. O c c u p a le strade e le piazze. II tuo grido sia: o g u e r r a o rivoluzione». Ma era disfatto p e r c h é alla rivoluzione n o n ci credeva, e parlava perfino di suicidio. Poi il Re riconfermò Salandra, la g u e r r a fu dichiarata, e col o r o c h e l'avevano voluta c i a n d a r o n o , d a C o r r i d o n i allo stesso Bissolati che, m a l g r a d o i suoi quasi s e s s a n t a n n i , si arr u o l ò c o m e sergente fra gli alpini. Mussolini a v r e b b e voluto s e g u i r n e l'esempio, ma la sua d o m a n d a di r i c h i a m o fu a c c a n t o n a t a . Subito i socialisti ne approfittarono p e r lanciare c o n t r o di lui un n u o v o ritornello: «Armiamoci e partite». Ma ancora u n a volta si trattava di calunnia. Mussolini aveva scomodato tutti i suoi amici di Roma p e r o t t e n e r e il richiamo. Lo Stato Maggiore era ostile ai volontari, e s p e c i a l m e n t e a quelli di o r i g i n e socialista, che considerava agenti d ' i n q u i n a m e n t o p e r la t r u p p a . Per rivestire il g r i g i o v e r d e , egli d o v e t t e a s p e t t a r e la mobilitazione della sua classe, che avvenne alla fine di agosto. Al fronte, s e c o n d o i suoi apologeti, Mussolini si sarebbe c o m p o r t a t o da eroe; secondo i suoi detrattori, da imboscato o quasi. Il più fedele alla verità è stato lui stesso, nel Diario che pubblicò a p u n t a t e nel suo giornale. Atti di g r a n valore n o n ne compì, forse anche p e r c h é gliene m a n c ò l'occasione. 49
Ma fu un b u o n soldato, coraggioso e disciplinato. I galloni di caporal m a g g i o r e n o n gli furono di certo concessi p e r un r i g u a r d o alla sua p e r s o n a . U n a circolare di C a d o r n a raccom a n d a v a di t e n e r e sotto stretta sorveglianza gl'interventisti socialisti, che oltre alla diffidenza dei C o m a n d i subivano l'ostilità d e i c o m p a g n i . La sua d o m a n d a di a m m i s s i o n e a un corso p e r allievi ufficiali v e n n e respinta, e un g i o r n o egli si sentì a p o s t r o f a r e d a u n fante i n questi t e r m i n i : «Ho u n a b u o n a notizia d a darti: h a n n o ammazzato C o r r i d o n i . C i h o gusto. C r e p i n o tutti questi interventisti!» Q u e s t o era lo stato d ' a n i m o che r e g n a v a nelle trincee. Alla fine di febbraio del '17 un lanciabombe scoppiò vicino a lui, e u n a g r a g n u o l a di schegge lo investì. Gli se ne conficcarono in t u t t e le p a r t i del c o r p o , ma specialmente nelle g a m b e , sicché arrivò all'ospedale quasi dissanguato. Le pinze del c h i r u r g o d o v e t t e r o lavorare a l u n g o p e r estrargliele, e solo d o p o un paio di mesi p o t è ricominciare a c a m m i n a r e , ma con le grucce. In g i u g n o fu c o n g e d a t o p e r invalidità, e p o t è riprendere il suo posto alla direzione del giornale. Era t e m p o p e r c h é , senza di lui, Il popolo d'Italia aveva p e r s o smalto e lettori, e a n c h e la sua linea politica aveva subito parecchie oscillazioni. Mussolini lo rimise sulla sua rotta origin a r i a di o r g a n o d e l l ' i n t e r v e n t i s m o d e m o c r a t i c o , e ve lo m a n t e n n e sino a C a p o r e t t o . Alla disfatta militare egli fu tra i pochi che s e p p e r o r e a g i r e senza p e r d e r e la testa né c a d e r e nell'isterìa. Ma a n c h e in lui il contraccolpo ideologico fu violento. C o m e n o t a g i u s t a m e n t e De Felice, fin allora egli e r a rimasto un socialista, sia p u r e «dormiente». O r a dal socialismo cominciò a staccarsi forse a n c h e p e r c h é l'esperienza di trincea gli aveva dimostrato l'impossibilità di far breccia nelle masse. L'unica carta su cui p o t e v a p u n t a r e e r a n o i combattenti che, u n a volta congedati, avrebbero avuto i loro valori da difendere e loro rivendicazioni da avanzare. La sterzata in questa n u o v a direzione fu lenta, ma contin u a . C a l d e g g i a n d o il p r o g e t t o di a s s e g n a r e in p r o p r i e t à le 50
t e r r e ai futuri r e d u c i c o n t a d i n i , scriveva: «È t e m p o che la Patria offra ai c o m b a t t e n t i l'attestazione della sua riconoscenza e della sua fiducia». E questo era perfettamente inton a t o alla sua p r e c e d e n t e linea socialista. Ma, a g g i u n g e v a , p e r assicurare alle masse rurali questo beneficio, ci vuole la vittoria. E la vittoria richiede il massimo sacrificio, anche di certe libertà. «Un conto è la democrazia; un conto è la cond o t t a d e m o c r a t i c a , o piuttosto p a r l a m e n t a r e della g u e r r a : la p i ù sublime delle stupidità umane» In t e m p o di g u e r r a , R o m a d e m o c r a t i c a accettava la dittatura.» Il 1° agosto del '18, q u a n d o o r m a i il fiato degli austriaci inchiodati sul Piave cominciava a farsi c o r t o , dalla testata del Popolo d'Italia s c o m p a r v e il sottotitolo: «Quotidiano socialista», e fu rimpiazzato da quello di: « Q u o t i d i a n o dei c o m b a t t e n t i e dei p r o d u t t o r i » . Nell'articolo di fondo il direttore spiegava così il c a m b i a m e n t o : «Quel socialista che figurava in testa al giornale aveva senso nel 1914 e voleva dire che nel 1914 si poteva essere socialisti - nel vecchio senso della parola - e nello stesso t e m p o favorevoli alla g u e r r a . Ma in seguito la parola socialista e r a d i v e n t a t a anacronistica. N o n mi diceva p i ù n i e n t e . Offriva anzi tutti gl'inconvenienti della possibile confusione con gli altri...» C'è chi v e d e , in q u e s t o m u t a m e n t o di divisa, un fatto traumatico, un r i n n e g a m e n t o , u n a r o t t u r a di Mussolini col suo passato. Noi c r e d i a m o che sia più esatto p a r l a r e di un suo r i t o r n o alle origini. Mussolini n o n fu mai un vero socialista. Anche q u a n d o spiccava nel partito come figura di primo piano, n o n lo amava e ne disprezzava gli altri dirigenti. Usava q u e s t a qualifica c o m e un'etichetta d i c o m o d o p e r c o n q u i s t a r e le masse, alle cui sorti era del tutto insensibile - c o m e aveva b e n visto la Balabanoff - e che gl'interessavano soltanto c o m e «materiale rivoluzionario» p e r la conquista del p o t e r e , il suo p o t e r e . Q u a n d o si avvide - e se ne avvide in trincea - ch'esse n o n potevano essere usate n e m m e n o p e r questo p e r c h é di potenziale rivoluzionario n o n ne avevano, r i t o r n ò alla sua vera matrice ch'era quella anarco-sin51
dacalista e superomista, cioè al solito miscuglio di Nietzsche e di Sorel. Di lì e r a v e n u t o . E lì tornava. P r o b a b i l m e n t e alla sterzata c o n t r i b u ì a n c h e u n motivo più p e d e s t r e : le difficoltà economiche in cui II popolo d'Italia si dibatteva. Subito d o p o il cambio del sottotitolo, c o m p a r v e sul g i o r n a l e m o l t a pubblicità. E r a il r i n g r a z i a m e n t o dei « p r o d u t t o r i » all'ex-socialista c h e riconosceva le loro b e n e m e r e n z e e la legittimità dei loro interessi. E fra di essi i più solleciti furono i fratelli P e r r o n e , che d o m i n a v a n o i potenti g r u p p i della «Ansaldo» e della B a n c a I t a l i a n a di S c o n t o . L'Ansaldo aveva fabbricato e v e n d u t o al g o v e r n o p i ù di u n dicimila c a n n o n i , q u a t t r o m i l a a e r o p l a n i e quasi cento navi da g u e r r a , ricavando da queste forniture profitti p r o p o r z i o nati, o forse s p r o p o r z i o n a t i . C h e q u a l c h e briciola di questi profitti sia finita n o n nella tasca di Mussolini ( l ' u o m o era, p e r s o n a l m e n t e , inaccessibile al d e n a r o ) , ma nelle e s a n g u i casse del suo giornale, è stato detto, ma n o n è stato provato. Di p r o v a t o c'è solo la massiccia pubblicità che le aziende Ansaldo cominciarono a fare sul Popolo d'Italia. Ma ancora u n a volta n o n c a d i a m o in abbaglio. Mussolini n o n cambiò rotta p e r o t t e n e r e soldi. O t t e n n e soldi p e r c h é aveva cambiato rotta. Q u e s t o c a m b i a m e n t o lo avrebbe o p e r a t o a n c h e se n o n ci fosse stato da g u a d a g n a r e nulla: glielo dettavano il fiuto e il calcolo politico, sua unica e s u p r e m a bussola. La vittoria colse di s o r p r e s a a n c h e lui. Ai p r i m i di ottob r e aveva scritto che bisognava p r e p a r a r s i a un altro a n n o di g u e r r a e che n o n i m p o r t a v a se questa si fosse decisa sui c a m p i di battaglia francesi invece che su quelli italiani. Era quello che p e n s a v a n o a n c h e Diaz e Badoglio che n o n volev a n o p r e n d e r e l'offensiva. Ma subito si c o n t r a d d i s s e : bisognava «restituire Caporetto», e la vittoria doveva essere italiana. N o n se l'aspettava così r a p i d a e facile. Q u a n d o v e n n e , scrisse t r i o n f a l m e n t e che n e s s u n altro esercito ne aveva rip o r t a t a di così vaste p r o p o r z i o n i . Ma sotto i toni trionfalistici covava l'assillo di un dopo, a cui n o n e r a p r e p a r a t o . Il s u o p r i m o t e n t a t i v o fu di c o a g u l a r e i n t o r n o a sé e al 52
suo g i o r n a l e t u t t o l ' i n t e r v e n t i s m o sia di d e s t r a che di sinistra, e p e r realizzarlo lanciò il p r o g e t t o di u n a Costituente che, sotto l'egida degli ex-combattenti avrebbe d o v u t o porre su n u o v e basi la società italiana facendovi largo p o s t o ai l a v o r a t o r i . F u u n e r r o r e . I l fronte i n t e r v e n t i s t a o r m a i e r a r o t t o , e p e r ricucirne i t r o n c o n i - quello nazionalista, c o n servatore e m o n a r c h i c o , e quello democratico, progressista e r e p u b b l i c a n o -, n o n bastava i g n o r a r e il p r o b l e m a istituzionale, c o m e faceva Mussolini. La p r o p o s t a c a d d e , e Mussolini rimase un G e n e r a l e alla ricerca di un esercito. I p r i m i a fornirgli reclute furono i futuristi, che da movim é n t o c u l t u r a l e stavano t e n t a n d o di trasformarsi in movim e n t o politico senza tuttavia riuscire a coagulare in un p r o g r a m m a i l o r o c o n t r a d d i t t o r i impulsi. I n c o m u n e a v e v a n o solo il p a s s a t o d'interventisti e valorosi c o m b a t t e n t i . Per il resto, c'era di tutto, dal nazionalismo al sovversivismo a n a r chico, t e n u t i i n s i e m e da un attivismo fine a se stesso: n o n p e r n u l l a il l o r o m o t t o e r a marciare, non marcire. Essi p e r ò e r a n o riusciti a legare al loro c a r r o gli arditi che t o r n a v a n o dalle t r i n c e e c o n la nostalgia della violenza, e b e n decisi a p e r p e t u a r l a . I fasci n a c q u e r o dalla l o r o fusione. Nel febbraio del ' 19 ce n ' e r a n o già u n a ventina. Per i futuristi e p e r il loro capo Marinetti, Mussolini n o n aveva m a i avuto molta simpatia: li considerava p o c o m e n o che ciarlatani, a n c h e se dal '15 in poi li aveva trattati da alleati e di loro si e r a avvalso nella c o m u n e lotta p e r l'interv e n t o . C o n gli arditi invece aveva stabilito fin d a p p r i n c i p i o b u o n i r a p p o r t i , tanto che aveva a n c h e p a r t e c i p a t o ad alcune l o r o a d u n a t e . Il p a t t o fra loro si saldò IT 1 g e n n a i o del T 9, in occasione del discorso di Bissolati alla Scala. Mussolini nutriva p e r Bissolati un affetto, fra i cui ingredienti forse c'era a n c h e il rimorso. Sette a n n i p r i m a e r a stato lui a farlo scacciare dal partito socialista al t e r m i n e di u n a v e e m e n t e requisitoria in cui lo aveva tacciato di t r a d i t o r e . Poi si e r a n o ritrovati sulla barricata interventista, e Bissolati n o n solo gli aveva p e r d o n a t o l'aggressione, ma lo aveva an53
che efficacemente aiutato a s u p e r a r e le sue difficoltà. Ma olt r e a q u e s t o c'era a n c h e il rispetto che l ' u o m o ispirava p e r quelle alte qualità m o r a l i che facevano di lui l'incontestato leader dell'interventismo democratico. Pochi g i o r n i p r i m a , Bissolati si e r a dimesso da Ministro p e r protesta c o n t r o O r l a n d o e S o n n i n o che insistevano p e r l'annessione della Dalmazia. Lo aveva fatto goffamente, da quel maldestro u o m o politico che era, senza fornirne i motivi, senza n e m m e n o i n f o r m a r n e i c o m p a g n i di p a r t i t o c h e infatti e r a n o rimasti al g o v e r n o . In t e r m i n i amichevoli, ma fermi, Mussolini lo aveva invitato a spiegarsi. E Bissolati aveva risposto i n d i c e n d o un comizio alla Scala. Di quella serata, Borgese fece nel suo Golia u n a ricostruzione forse un po' colorita dalla fantasia, ma sostanzialmente esatta. Palchi e platea e r a n o in m a n o ai bissolatiani. Ma il loggione era piantonato da futuristi e arditi. I dissensi cominciar o n o fin dalle p r i m e frasi, di cui Marinetti salutava la conclusione con u n o stentoreo amen! Presto urli e fischi soverchiarono la voce dell'oratore che si s m a r r ì e prese a leggere i suoi fogli senza più articolare i periodi, di furia, p e r sottrarsi il più presto possibile a quel martirio. A un tratto, fra le altre, egli distinse anche la voce sarcastica di Mussolini che gli gridava: «Rinunciatario!» Volgendosi ai vicini, m o r m o r ò : «No, lui no!» Poi, come annientato, ripose in tasca i fogli e uscì. Mussolini cercò in seguito di farsene p e r d o n a r e n o n lesinandogli p r o v e di stima e di affetto. Ma la sua partecipazione alla chiassata e r a stata calcolata. Aveva voluto r e n d e r e pubblica la sua r o t t u r a con l'interventismo democratico e la sua s a l d a t u r a coi fasci futuristi. Ma n o n si t r a t t a v a di u n a scelta di «destra», c o m e poi frettolosamente si disse. Futurismo e arditismo n o n e r a n o catalogabili secondo questa convenzionale terminologia p e r c h é d e n t r o il loro coacervo c'era, lo a b b i a m o già d e t t o , t u t t o e il c o n t r a r i o di t u t t o . Fra i suoi militanti ne r i t r o v e r e m o alcuni con D'Annunzio contro Mussolini, altri con gli «arditi del popolo» che t e n t e r a n n o di o r g a n i z z a r e u n o s q u a d r i s m o rosso c o n t r o quello n e r o , e d 54
altri ancora che si a r r u o l a r o n o sotto le b a n d i e r e repubblican e , fra le più impavide nella resistenza al fascismo. Il 2 m a r z o II popolo d'Italia indisse p e r il g i o r n o 23 u n a g r a n d e a d u n a t a di c o m b a t t e n t i ed ex-combattenti nella sede dell'Alleanza I n d u s t r i a l e e C o m m e r c i a l e in piazza S. Sepolcro a Milano. «Sarà u n ' a d u n a t a importantissima» diceva il c o m u n i c a t o . Il 9 l'invito fu r i p e t u t o , e stavolta motivato: «Il 23 m a r z o sarà creato l'antipartito, s o r g e r a n n o i Fasci di C o m b a t t i m e n t o c o n t r o d u e pericoli: q u e l l o m i s o n e i s t a d i destra e quello distruttivo di sinistra». Solo il 18 p e r ò Mussolini scese di p e r s o n a in lizza d e d i c a n d o a l l ' a v v e n i m e n t o un articolo che ne spiegava il significato: «Tenendoci fermi sul t e r r e n o dell'interventismo - né potrebb'essere altrimenti, essendo stato l'interventismo il fatto d o m i n a n t e della Nazione -, noi rivendichiamo il diritto e p r o c l a m i a m o il dovere di trasformare, se sarà inevitabile anche con metodi rivoluzionari, la vita italiana». In che senso volesse trasformarla n o n lo diceva, o lo diceva con parole che di senso ne avevano poco: «Noi vogliamo l'elevazione m a t e r i a l e e spirituale dei cittadini italiani», e via d i v a g a n d o . Il 21 v e n n e stilato l'atto di costituzione, e a firmarlo furono tre socialisti, o che si p r o c l a m a v a n o tali: Mussolini, F e r r a r i e F e r r a d i n i ; d u e sindacalisti: Michele Bianchi e Giampaoli; e d u e arditi: Vecchi e Meraviglia. L ' i n d o m a n i // popolo d'Italia a n n u n c i a v a c h e l'iniziativa aveva riscosso un e n o r m e successo e che le adesioni fioccavano. In realtà, c o m e risulta da un r a p p o r t o della polizia, i c o n v e n u t i a quella c e r i m o n i a di b a t t e s i m o , di cui p e r v e n t ' a n n i tutta l'Italia fu costretta a festeggiare s o l e n n e m e n te la r i c o r r e n z a , n o n f u r o n o p i ù di t r e c e n t o , a n c h e se poi l'onore di avervi partecipato fu rivendicato da parecchie migliaia di p e r s o n e che in q u a l c h e m o d o r i u s c i r o n o a farselo riconoscere. Il g r u p p o più c o m p a t t o e r a quello dei sindacalisti e degli anarchici che d u r a n t e la c a m p a g n a p e r l'intervento avevano dato vita ai Fasci di azione rivoluzionaria sotto le b a n d i e r e di C o r r i d o n i e De Ambris. Un altro g r u p p o 55
e r a quello d e i «trinceristi», fra i quali spiccavano n a t u r a l m e n t e gli arditi. Poi c'era la pattuglia dei futuristi, g u i d a t a p e r s o n a l m e n t e da M a r i n e t t i . E infine un c e r t o n u m e r o di avventizi, transfughi da altri movimenti e partiti - tutti p e r ò di Sinistra -, fra i quali Farinacci. Dei l o r o n o m i n o n resta traccia p e r c h é già al p r i m o congresso dei Fasci, che si t e n n e d u e a n n i d o p o a F i r e n z e , questi n o m i e r a n o s c o m p a r s i , e anzi parecchi di essi figuravano nel c a m p o avversario. Gli u m o r i di questa assemblea si possono d e d u r r e dal discorso che t e n n e Mussolini, agli u m o r i sensibilissimo e semp r e p r o n t o a intonarvisi. Chiese l'abolizione del Senato, l'estensione del voto alle d o n n e , la convocazione di un'Assemblea nazionale che decidesse la forma istituzionale e in cui i Fasci a v r e b b e r o sostenuto la causa repubblicana, e u n a r a p p r e s e n t a n z a basata n o n p i ù sugl'interessi ideologici m a s u quelli di categoria professionale, cioè il r i t o r n o alla «corporazione». Ma il tutto in un t o n o così d e m a g o g i c a m e n t e p o pulista c h e al suo c o n f r o n t o Michele Bianchi, c h e p r e s e la parola d o p o di lui, s e m b r ò Cavour. // popolo d'Italia p a r l ò di g r a n d e successo e scrisse c h e i Fasci si stavano diffondendo p e r tutto il Paese. In realtà dall ' a d u n a t a di S. Sepolcro n o n e r a uscito nulla di c o n c r e t o e q u a n t o alla diffusione dei Fasci, alla fine di q u e l l ' a n n o 1919, c o n t a v a n o i n t u t t a l a p e n i s o l a m e n o d i mille a d e r e n t i . L o stesso Mussolini, cui d ' a l t r o n d e n o n e r a stata riconosciuta n e s s u n a qualifica di capo, lo considerò un fiasco, e lo d i m o stra lo scarso interesse con cui ne seguì gli sviluppi. Se il Fascio ne e b b e sul p i a n o ideologico, q u e s t o fu d o v u t o n o n a lui, ma a De Ambris. De Ambris n o n aveva partecipato alla serata, e n e m m e n o in seguito fece atto di a d e s i o n e , r i t e n e n d o l a incompatibile con la sua carica nella usi, che s t a t u t a r i a m e n t e vietava l'app a r t e n e n z a a organizzazioni politiche. Ma nella sua rivista Rinnovamento egli a p p o g g i ò a p e r t a m e n t e il Fasciole insieme a Lanzillo e a P a n u n z i o cercò di dargli un c o n t e n u t o p r o g r a m m a t i c o che p r e v e d e v a la nazionalizzazione delle B a n 56
che, u n f i s c o s p i e t a t a m e n t e livellatore, l ' e s p r o p r i a z i o n e d i t u t t a l a t e r r a n o n coltivata d i r e t t a m e n t e dal p r o p r i e t a r i o , quella dei profìtti industriali, delle case ad affitto, e dei patrimoni superiori ad un certo a m m o n t a r e . I n s o m m a , il colpo di grazia al capitalismo. Mussolini n o n mosse obbiezioni s e m p l i c e m e n t e p e r c h é n o n c r e d e v a all'attuabilità d i u n simile p r o g r a m m a , c h e avrebbe richiesto u n a mobilitazione di masse, o r m a i inquad r a t e e congelate nei d u e g r a n d i partiti, quello socialista e quello p o p o l a r e . Si dice che in questo p e r i o d o egli fece qualche tentativo di riavvicinamento ai socialisti. Ma è u n a voce basata su elementi molto labili. E c o m u n q u e questo tentativo, a n c h e se ci fu, d u r ò poco, fino al 15 aprile del '20. Q u e l g i o r n o i socialisti a v e v a n o i n d e t t o all'Arena un g r a n d e comizio d i p r o t e s t a p e r c h é i n u n conflitto d i d u e giorni p r i m a con la polizia, c'erano scappati un m o r t o e alcuni feriti. Nazionalisti, arditi e allievi ufficiali i n s c e n a r o n o u n a c o n t r o d i m o s t r a z i o n e nelle vie del c e n t r o d o v e si scont r a r o n o coi r e d u c i dell'Arena. Li a g g r e d i r o n o a bastonate, li misero in fuga, poi assalirono la sede dell'Avariti! e la devastarono. Esercito e polizia fecero poco p e r i m p e d i r e il tafferuglio, al t e r m i n e del quale r e s t a r o n o sul selciato tre morti e u n a q u a r a n t i n a di feriti. L'episodio, il p r i m o di controffensiva squadrista organizzata, fece e n o r m e i m p r e s s i o n e in tutta Italia, le organizzazioni dei lavoratori b a n d i r o n o lo sciopero generale, e gli arditi dovettero m o n t a r e la g u a r d i a a r m a t a alla loro sede, che p e r questo da allora si chiamò // covo. Nell'accaduto, Mussolini n o n aveva responsabilità, e forse in cuor suo lo d e p r e c ò . Ma sul giornale dovette a p p r o v a r l o definendolo «movimento s p o n t a n e o di folla, m o v i m e n t o di combattenti, di p o p o l o , stufi del ricatto leninista», p e r n o n r o m p e r e con gli unici alleati di cui in quel m o m e n t o disponeva. Ma questo implicava la rinunzia a qualsiasi speranza di proselitismo nelle masse socialiste, rigettate dal s a n g u e fra le braccia del loro p a r tito. C e r c ò di r i a g g a n c i a r e gl'interventisti democratici, ma 57
questi n o n gli avevano p e r d o n a t o la gazzarra inscenata alla Scala contro il loro idolo. A trarlo da quella situazione c h e s e m b r a v a senza uscita fu la questione fiumana. Alla conferenza della pace di Parigi, i nostri r a p p r e s e n t a n t i O r l a n d o e S o n n i n o avevano ricev u t o dal P r e s i d e n t e a m e r i c a n o Wilson un secco no alla richiesta della Dalmazia, promessaci dal patto di L o n d r a del '15, e di Fiume che si era aggiunta alle altre pretese italiane p e r p r o n u n c i a m e n t o dei suoi stessi abitanti. V e d e n d o vane le loro insistenze, avevano a b b a n d o n a t o il consesso, convinti che questo li avrebbe richiamati, ed e r a n o rientrati a Roma, dove u n a folla ubriaca di parole e avida di gesti teatrali, li aveva accolti c o m e trionfatori. E r a n o soltanto degli sconfitti, e p i u t t o s t o malaccorti p e r c h é fu subito c h i a r o che gli Alleati e r a n o decisi a concludere anche senza di noi e a nostre spese. Mussolini, che fin allora aveva s e m p r e sostenuto, sia p u re criticamente, O r l a n d o , p l a u d ì alla sua i n c a u t a ritirata e chiese a g r a n voce che l'Italia procedesse di forza all'annessione di F i u m e e della Dalmazia. E q u a n d o O r l a n d o invece t o r n ò con la coda fra le g a m b e a Parigi, r u p p e con lui e lo attaccò ferocemente. C o m e in seguito dimostrò, n o n a r d e v a affatto di e n t u s i a s m o p e r la Dalmazia. Ma sulla rivendicazione di Fiume anche l'interventismo democratico e r a u n a nime. E m e t t e n d o s e n e alla testa, Mussolini usciva dall'isolamento. « Q u a n d o la diplomazia n o n avrà più niente da dire, parlerà qualcun altro, e sarà il p o p o l o fiumano e, accanto, tutto il p o p o l o italiano» scrisse, riecheggiando alcune dichiarazioni di D ' A n n u n z i o , che p r o p r i o sulla q u e s t i o n e di F i u m e si p r e p a r a v a a r i e n t r a r e in scena da p r o t a g o n i s t a . Mussolini gl'invio un t e l e g r a m m a di plauso e poi u n a lettera in cui dic h i a r a v a di m e t t e r s i «ai suoi o r d i n i » . Il Poeta gli r i s p o s e : «Sono p r o n t o . Siamo p r o n t i . La p i ù g r a n d e battaglia incomincia e io vi dico che a v r e m o la nostra quindicesima vittoria». Il 23 g i u g n o i d u e uomini s'incontrarono a Roma. Del 58
loro colloquio n o n è rimasta nessuna testimonianza. Ma dal seguito degli a v v e n i m e n t i s e m b r a d i p o t e r d e s u m e r e c h e , a n c h e s e s'intesero sul d a farsi, n o n p r o v a r o n o l ' u n o p e r l'altro nessun t r a s p o r t o . L'incontro col Poeta riabilitò Mussolini agli occhi dei nazionalisti. Per la prima volta essi gli dettero dei segni di simpatia, dei quali egli si mostrò più imbarazzato che lusingato. Il suo sogno restava quello di r i c o m p o r r e i n t o r n o a sé il vecchio fronte delle sinistre interventiste. E il m o m e n t o sembrava favorevole. Anch'esse e r a n o schierate p e r F i u m e . E anch'esse erano ben decise ad opporsi al g r a n d e sciopero - il cosiddetto scioperissimo - che i socialisti avevano in a n i m o di b a n d i r e in tutti i Paesi dell'Occidente p e r protestare contro gli aiuti che questi m a n d a v a n o agli eserciti russi fedeli allo Zar in rivolta contro il regime di Lenin. Per di più Nitti, salito al potere dopo la caduta di O r l a n d o , aveva indetto p e r n o v e m b r e le elezioni generali, che solo facendo blocco le sinistre interventiste potevano affrontare con qualche possibilità di successo. Ancora u n a volta, Mussolini ci si p r o v ò , e carte da giuocare ne aveva. Ispirato c o m ' e r a da De Ambris, il p r o g r a m ma del Fascio n o n differiva molto da quelli della usi e della UIL, e n e m m e n o da quello repubblicano. Le trattative si avv i a r o n o b e n e , e n e l c u o r e dell'estate p a r v e r o d e s t i n a t e al successo. Ma su un p u n t o l ' a c c o r d o si rivelò impossibile: l'inclusione di Mussolini nella lista da p r e s e n t a r e agli elettori. Il suo n o m e , dissero quelli dell'usi, ci alienerebbe le simp a t i e d e i socialisti s c o n t e n t i d e l loro p a r t i t o , m a n o n p e r questo disposti a schierarsi col «traditore». Q u e s t a fu, p e r Mussolini, u n a svolta decisiva. Visto n a u fragare l'ultimo tentativo di riagganciarsi alla sinistra, n o n gli restava altra scelta che quella di destra, in direzione dei nazionalisti. D ' A n n u n z i o gliene forniva l'occasione. Il 12 il Poeta gli scrisse da Venezia: «Mio caro c o m p a g n o , il d a d o è tratto. Parto ora. Domattina p r e n d e r ò Fiume con le armi. S o s t e n e t e la C a u s a v i g o r o s a m e n t e d u r a n t e il conflitto...» L'indomani II popolo d'Italia titolò con un VIVA FIUME! a ca59
r a t t e r i di scatola, e s a t t a m e n t e c o m e i giornali nazionalisti. Anche p e r Mussolini sembrava che il d a d o fosse tratto. L'impresa di F i u m e l'abbiamo raccontata ne LTtalia di Giolitti, e n o n vogliamo ripeterci. Ma qui bisogna r i v e d e r l a dall'angolatura di Mussolini p e r c h é fu su questa partita che si giuoco la sua sorte. C o n t r a r i a m e n t e a q u a n t o in seguito scrissero i suoi a p o logeti, Mussolini n o n svolse n e l l ' i m p r e s a fiumana che u n a p a r t e di «spalla». Il colpo fu organizzato da un g r u p p o di irredentisti di osservanza nazionalista, fra cui p r i m e g g i a v a n o Giuriati e Host-Venturi. E riuscì grazie alla complicità delle t r u p p e dislocate nella zona, fra le quali il Poeta reclutò a n c h e p a r e c c h i v o l o n t a r i . Sia lui c h e i suoi consiglieri e r a n o convinti che quello s a r e b b e stato l'inizio di un vasto «pronunciamento» militare che avrebbe costretto alle dimissioni il g o v e r n o di Nitti e a p e r t o la strada a u n a marcia di D'Ann u n z i o su Roma. A questa eventualità Mussolini n o n credette mai. I p r i m i g i o r n i egli s o s t e n n e c a l o r o s a m e n t e l'iniziativa. Ma q u a n d o vide che l'Esercito, p u r s i m p a t i z z a n d o , n o n si m u o v e v a , e c h e nel Paese essa n o n p r o v o c a v a contraccolpi di e n t u s i a s m o che nelle esigue schiere nazionaliste, c o m p r e s e c h e il suo bersaglio politico era fallito, e cominciò a p r e n d e r e caut a m e n t e le distanze. D ' A n n u n z i o se ne avvide subito. «Svegliatevi! E vergognatevi anche - gli scrisse -. Voi t r e m a t e di p a u r a . E le vostre p r o m e s s e ? Bucate a l m e n o la p a n c i a che vi o p p r i m e , e sgonfiatela. Altrimenti v e r r ò io q u a n d o avrò c o n s o l i d a t o q u i il m i o p o t e r e . Ma n o n vi g u a r d e r ò in faccia.» Un cicchetto in p i e n a regola, u n o dei tanti che gì'inflisse, da s u p e r i o r e a subalterno. Mussolini salvò la faccia indic e n d o u n a sottoscrizione in favore di Fiume, che fruttò quasi t r e milioni di lire, e d i c h i a r a n d o s i p r o n t o a s e c o n d a r e il Poeta in u n a m a r c i a su Trieste e a n c h e p e r u n o sbarco di suoi fedeli in M a r c h e e R o m a g n a p e r sollevarvi le p o p o l a zioni e i s t a u r a r e la R e p u b b l i c a : un p r o g e t t o nel q u a l e ci 60
s e m b r a molto improbabile che credesse. Ma a l m e n o a p a r o le n o n poteva dissociarsene: a v r e b b e p e r s o la sua clientela ormai formata in g r a n d e m a g g i o r a n z a dai «fiumani». Il 7 o t t o b r e , a b o r d o di un a e r e o , r a g g i u n s e il Poeta, ed ebbe con lui un colloquio di d u e ore, cui n e s s u n o assistette. A q u a n t o p a r e egli riuscì a dissuadere D'Annunzio dal p r e n d e r e altre iniziative dicendogli che p r i m a conveniva vedere c o m e sarebbero a n d a t e le elezioni e che, a n c h e se l'insurrezione fosse riuscita, c'era il pericolo che a i m p a d r o n i r s e n e fossero i sovversivi, i quali avevano in p u g n o le masse e p o t e v a n o fargli fare la fine di Kerenski. Sulla via del r i t o r n o , dovette a t t e r r a r e p e r via del m a l t e m p o presso U d i n e dove i carabinieri lo f e r m a r o n o e lo c o n d u s s e r o al Q u a r t i e r Generale di Badoglio. Fu il p r i m o i n c o n t r o fra i d u e u o m i n i , al t e r m i n e del quale il G e n e r a l e riferì di aver trovato in Mussolini un interlocutore ragionevole e m o d e r a t o . Pochi g i o r n i d o p o si a p r ì a F i r e n z e il p r i m o c o n g r e s s o n a z i o n a l e dei Fasci. I d e l e g a t i d i c e v a n o di r a p p r e s e n t a r e o l t r e 40 mila a d e r e n t i . Ma si t r a t t a v a di p r o p a g a n d a : gli a d e r e n t i e r a n o m e n o della metà. Mussolini ne fu l'assoluto d o m i n a t o r e . Egli aveva l'arte, grazie al corto fraseggiato e al gesto p e r e n t o r i o , di a p p a r i r e d r a s t i c o e r i s o l u t o a n c h e q u a n d o , invece di a f f r o n t a r e i p r o b l e m i , li e v a d e v a . «Noi siamo degli a n t i p r e g i u d i z i a l i s t i , degli a n t i d o t t r i n a r i , d e i problemisti; n o n abbiamo pregiudiziali n é m o n a r c h i c h e n é repubblicane»: ch'era un m o d o di n o n dire nulla avendo l'aria di d i r e chissacché. Ma su u n a cosa fu esplicito: «D'Ann u n z i o n o n si m u o v e r à p e r c h é tutti gli eventi sono favorevoli a lui». C o m u n q u e , il p r o b l e m a n o n e r a lui, ma le elezioni. P e r f e t t a m e n t e conscio che, p r e s e n t a n d o s i da solo, il Fascio sarebbe a n d a t o incontro a un clamoroso fiasco, Mussolini si era b e n g u a r d a t o dal p r e n d e r e posizione p e r lasciarsi a p e r t e tutte le alleanze. Ancora u n a volta tentò quella con le sinistre interventiste, e a n c o r a u n a volta fallì. N o n gli restavano che gli arditi, i futuristi e i reduci di g u e r r a . A Milano 61
si scelse come c o m p a g n i di lista Marinetti, Podrecca, A r t u r o Toscanini, Lanzillo e F e r r a r i . Ai Fasci di t u t t e le altre città consentì di far blocco con chi volevano, s e c o n d o le convenienze locali. Ma risultò c h e quasi tutti a v e v a n o bloccato a destra, coi nazionalisti e coi liberal-conservatori. La c a m p a g n a elettorale fu d u r a . Q u a n d o n o n e r a n o vuote, le piazze in cui si svolgevano i comizi fascisti e r a n o ostili. L'incolumità degli oratori e r a affidata a un p u g n o di legionari fatti venire a p p o s i t a m e n t e da Fiume. Ma d'incidenti ce ne furono parecchi, e a Lodi ci scappò a n c h e il m o r t o . Il risultato fu in t o n o con questo p r e a m b o l o . Nella circoscrizione di Milano, su 270 mila voti, la lista capeggiata da Mussolini n o n ne raccolse n e a n c h e cinquemila. In tutta Italia, l'unico fascista che riuscì fu un certo Coda in Liguria. I socialisti, che avevano r i p o r t a t o un clamoroso successo assicurandosi b e n 156 seggi m e n t r e 100 e r a n o andati ai «popolari» di Don Sturzo, celebrarono i funerali di Mussolini p o r t a n d o n e in giro la bara. I fascisti r e a g i r o n o lanciando contro un corteo socialista dei p e t a r d i che p r o v o c a r o n o u n a diecina di feriti. D o p o u n a perquisizione, Mussolini, Marinetti, Vecchi e altri dirigenti v e n n e r o arrestati p e r detenzione di armi. Ma Nitti ne o r d i n ò subito la scarcerazione anche su sollecitazione del d i r e t t o r e del Corriere della Sera, Luigi Albertini che, p e r q u a n t o ostile ai fascisti, e anzi p r o p r i o p e r questo, comp r e n d e v a il v a n t a g g i o c h e questi a v r e b b e r o t r a t t o dalla «persecuzione». Mussolini scrisse a D ' A n n u n z i o u n a lettera in cui fra le righe si legge l'invito a riconoscere q u a n t o giusti fossero stati i suoi consigli di p r u d e n z a . Ma, aggiungeva, la situazione era m e n o n e r a di c o m e sembrava: solo, bisognava d a r tempo al Paese di r e n d e r s i conto che la n u o v a C a m e r a era peggiore di quella p r e c e d e n t e . D o p o d i c h é affidò il messaggio a De Ambris, r a c c o m a n d a n d o g l i di t e n e r e sotto sorveglianza il bollente e imprevedibile Poeta. A Fiume, De Ambris trovò un clima assai diverso da quello che si aspettava. Svanito il sogno del « p r o n u n c i a m e n t o » 62
militare e della Marcia su Roma, i nazionalisti avevano p e r so q u o t a , e fra i legionari si era fatta s t r a d a la s p e r a n z a di realizzare il colpo d'accordo coi socialisti. U n o di essi, Mario Carli, aveva pubblicato un opuscolo, II nostro bolscevismo, che t e r m i n a v a con queste parole: «Tra Fiume e Mosca c'è forse un oceano di t e n e b r e . Ma indiscutibilmente Fiume e Mosca sono d u e rive luminose. Bisogna, al p i ù p r e s t o , g e t t a r e un p o n t e fra queste d u e rive». L'appello e r a stato raccolto anche sull'altra s p o n d a . Oltre al sindacalista Giulietti, anche il vecchio irriducibile anarchico Errico Malatesta si dichiarava p r o n t o a mettersi agli ordini di D'Annunzio. E, cosa ancora p i ù incredibile, perfino L e n i n dichiarava c h e l'unico vero rivoluzionario italiano e r a D'Annunzio. Contagiato da questi u m o r i , De Ambris, ch'era a n d a t o a F i u m e p e r sorvegliare il Poeta, ne diventò invece il princip a l e c o l l a b o r a t o r e al p o s t o di Giuriati. Fu lui infatti p o c o d o p o a ispirargli e a r e d i g e r e quella curiosa Costituzione di Stato c o r p o r a t i v o che si c h i a m ò la «Carta del Q u a r n a r o » , che p r e t e n d e v a fare di F i u m e u n a specie di S p a r t a . D'Ann u n z i o vi a g g i u n s e soltanto degli svolazzi estetici intagliati nel suo solito gusto d e c a d e n t e . Per q u a n t o irritato, Mussolini si g u a r d ò b e n e dal d e n u n ciare q u e s t o «nuovo corso». Ma, p e r tagliargli la strada, rip r e s e con m a g g i o r violenza gli attacchi ai socialisti. La sua posizione si faceva s e m p r e più difficile. La Sarfatti racconta c h e o g n i t a n t o c a d e v a in p r e d a allo sconforto, p a r l a v a di v e n d e r e il giornale e di a n d a r e a g u a d a g n a r s i il p a n e all'estero come manovale o s u o n a t o r e di violino. La tiratura del Popolo declinava, alcuni r e d a t t o r i si dimisero ed egli n o n ebbe n e a n c h e di c h e p a g a r g l i la l i q u i d a z i o n e , i Fasci e r a n o d a p p e r t u t t o in crisi, dilaniati dalla lotta intestina fra gli elem e n t i di destra e quelli di sinistra. Sia p u r e a malincuore, Mussolini dovette decidersi a o p tare p e r u n a delle d u e a n i m e . Ma in realtà la scelta e r a già p r e g i u d i c a t a . D'istinto e vocazione, n o n c'è d u b b i o che fin allora egli e r a stato un u o m o di sinistra. Ma a sinistra n o n 63
aveva r i p o r t a t o che smacchi e delusioni. I n v a n o aveva cercato di ricucirne i n t o r n o a sé i litigiosi frammenti. L'ultimo colpo a questo tentativo lo aveva dato il fiasco elettorale. Gli e l e m e n t i di o r i g i n e socialista, sindacalista, a n a r c h i c a e r e pubblicana, fra i quali c'era a n c h e N e n n i che avevano form a t o il grosso dei p r i m i Fasci, ne avevano già secessionato. Per colmare questi vuoti, n o n c'era che da spalancare le porte a conversi di tutt'altra estrazione sociale e ideologica: studenti, ex-combattenti delle ultime leve desiderosi di p e r p e t u a r e l'«avventura», scampoli della piccola e m e d i a b o r g h e sia b e n p e n s a n t e e conservatrice che invece vedevano nel fascismo la «diga» c o n t r o la sovversione, e u n a crescente falange di spostati in cerca di torbido in cui pescare. Questa trasfusione di sangue, è difficile dire se Mussolini la provocò o l'accettò. Si p u ò solo d i r e che col suo istintivo o p p o r t u n i s m o , e con la scusa del «problemismo», egli aveva lasciato t a l m e n t e nel vago l'impalcatura ideologica del suo m o v i m e n t o da c o n s e n t i r e a ciascuno d ' i n t e r p r e t a r l o c o m e meglio gli conveniva: che fu la caratteristica del fascismo anche d o p o essere diventato r e g i m e . C o m u n q u e , q u a n d o nel maggio del '20 i Fasci t e n n e r o a Milano il loro secondo congresso, egli si trovò di fronte a u n a platea del tutto diversa da quella di piazza S. Sepolcro, e p e r riaffermare la sua p o sizione di capo dovette spostarsi sensibilmente a destra. Dei diciannove m e m b r i della vecchia direzione, tutta di sinistra, ne furono rieletti solo la metà, e i d u e più autorevoli - Marinetti e Vecchi - si dimisero subito d o p o . M e n t r e si svolgevano questi dibattiti, il g o v e r n o Nitti entrava in crisi e d o p o u n a breve agonia cedeva il posto a Giolitti. L'avvenimento colse di sorpresa Mussolini, che ancora u n a volta si trovava di fronte a u n a scelta scabrosa. Schierarsi contro il vecchio statista significava sfidare tutta l'Italia m o d e r a t a e b e n p e n s a n t e , che in lui vedeva u n a garanzia di o r d i n e e di normalità. Pronunciarsi a suo favore significava sfidare D ' A n n u n z i o , a n i m a t o d a u n inestinguibile r a n c o r e verso il «boia labbrone» che nel ' 15 aveva capeggiato la resi64
stenza neutralista. Ma fu la c o r r e n t e a rimorchiarlo. In molte città, a g e n d o di p r o p r i a iniziativa, i Fasci si misero a disposizione d e i c o m a n d i militari p e r i l m a n t e n i m e n t o dell'ordine. Era chiaro che i loro nuovi a d e p t i simpatizzavano col n u o v o g o v e r n o . Per p r e v e n i r n e le reazioni, Mussolini scrisse al Poeta u n a lettera in cui, descrivendogli a tinte apocalittiche la situazione i n t e r n a del Paese, gli diceva che creare difficoltà a Giolitti significava fare il gioco dei sovversivi, contro i quali le forze patriottiche n o n e r a n o in g r a d o di lottare da sole. E sul Popolo d i e d e , sia p u r e con qualche riserva, il b e n t o r n a t o al vecchio statista. U n a volta i n c a m m i n a t i su questa china, gli avvenimenti p r e c i p i t a r o n o . C'è chi dice c h e , fin d'allora, fra Giolitti e Mussolini si stabilì, a l m e n o tacito, un patto di collaborazione in senso reazionario. Q u e s t o n o n è vero. Giolitti d e p l o r ò e p u n ì molti Prefetti e Q u e s t o r i che accettavano la collabor a z i o n e dei fascisti e ne favorivano le violenze. Ma la cosa avveniva del t u t t o s p o n t a n e a m e n t e . E r a fatale che le forze dell'ordine simpatizzassero con chi nelle e m e r g e n z e le spalleggiava, e che dal canto loro tanti moderati, spaventati dal disoi-dine, v e d e n d o che i fascisti si schieravano con l'autorità costituita e ne venivano «coperti», corressero a ingrossare le loro fila. In p o c h i mesi il m o v i m e n t o che d o p o il clam o r o s o fiasco elettorale del '19 quasi tutti, e forse a n c h e lo stesso Mussolini, avevano d a t o p e r spacciato, e r a diventato abbastanza forte p e r p a s s a r e alla controffensiva. Le p r i m e o p e r a z i o n i di «squadra» si svolsero a R o m a c o n t r o l'Avanti! che v e n n e messo a sacco, e a Pola contro la sede delle organizzazioni slave che fu incendiata. Subito d o p o l a C o n f e d e r a z i o n e G e n e r a l e d e l L a v o r o tentò u n a p r o v a di forza con l'occupazione delle fabbriche, cui a d e r i r o n o anche l'usi e I ' U I L , le vecchie alleate di Mussolini. Questi t e n n e un atteggiamento a m b i g u o . Deplorò il gesto di violenza, ma nello stesso t e m p o d e n u n c i ò la s o r d i t à degli i m p r e n d i t o r i alle rivendicazioni. Era la stessa posizione assunta da Giolitti che si rifiutò d'intervenire nella diatri65
ba, e q u a n d o Agnelli gli chiese di far s g o m b e r a r e la Fìat con la forza, rispose: «Benissimo. Darò l'ordine all'artiglieria di b o m b a r d a r l a » . Il fatto è che i Fasci stavano c e r c a n d o di organizzare dei «sindacati nazionali» in cui raccogliere i t r a n sfughi delle organizzazioni socialiste, e q u i n d i n o n volevano disgustarsi gli operai. Era l'ultimo soprassalto dell'anima socialista di Mussolini. Egli fece anche delle a p e r t u r e a Buozzi, il capo dei metalmeccanici. Ma come al solito, senza esito. L'intesa fra Mussolini e Giolitti si saldò sul p r o b l e m a di Fiume. Sviluppando la m a n o v r a , già iniziata da Nitti, di accostamento alla Jugoslavia, Giolitti stava p e r concludere con questa l'accordo di Rapallo che finalmente risolveva le scottanti p e n d e n z e fra i d u e Paesi: l'Italia avrebbe rinunziato alla Dalmazia, m e n o Zara e alcune isole, m e n t r e la Jugoslavia avrebbe riconosciuto a F i u m e lo status di «città libera». Bisognava d u n q u e che D ' A n n u n z i o se ne ritirasse, o ne venisse sloggiato con la forza. In questo secondo caso, Giolitti sapeva che n o n c'era da t e m e r e grossi contraccolpi nel Paese, ormai stanco delle bravate del Poeta e desideroso solo di normalizzazione. L'unico che poteva farne un pretesto di disordini e r a Mussolini, di cui e r a q u i n d i necessario assicurarsi a l m e n o la neutralità. Q u a n d o e c o m e s'iniziarono le trattative, è incerto. Si conosce solo il tramite attraverso cui si svolsero: il Prefetto di Milano, Lusignoli. Alla fine di s e t t e m b r e Mussolini ebbe a R o m a un incontro col Ministro degli Esteri Sforza, il g r a n d e fautore e vero artefice dell'accordo con la Jugoslavia, o r m a i in via di definizione, e s'impegnò a n o n intralciarlo. Doveva p e r ò farlo in m o d o da n o n r o m p e r e col Poeta, che n o n p o teva p u b b l i c a m e n t e r i n n e g a r e . E questo e r a un po' più difficile. Fin dall'indomani della marcia su Fiume, i suoi r a p p o r t i con D ' A n n u n z i o e r a n o stati incerti. Ma d o p o la sua «accostata» a Giolitti, si e r a n o fatti a d d i r i t t u r a tesi. E se n o n si e r a n o rotti, e r a solo p e r c h é l ' u n o aveva bisogno dell'altro. Perciò ai primi di settembre De Ambris aveva invitato Mus66
solini a F i u m e . Ma Mussolini si era fermato nel suo viaggio a Trieste, il che doveva aver molto irritato il Poeta. Alcune settimane d o p o , De Ambris gli m a n d ò un p i a n o di azione, la solita azione: sortita di D ' A n n u n z i o da F i u m e coi suoi L e g i o n a r i p e r u n a m a r c i a su R o m a , di cui i Fasci d o v e v a n o p r e d i s p o r r e il t e r r e n o e c u r a r e l'organizzazione. Ed era l'ennesima prova che il Poeta mancava totalmente di fiuto politico. Mussolini rispose c h ' e r a d'accordo, che D'Ann u n z i o era p r o p r i o l'uomo che ci voleva p e r u n a simile impresa, ma che questa n o n poteva svolgersi p r i m a della prim a v e r a del ' 2 1 . Per rinnovargli l'invito a F i u m e , D ' A n n u n zio gli m a n d ò il suo collaboratore Foscanelli. «L'invito - questi scrisse - fu accolto stancamente. Si capiva che il capo del fascismo n o n ne aveva voglia. Alle insistenze p e r c h é fissasse la data della partenza, n o n fu esplicito. Si capiva che subordinava l'accettazione a qualche altro avvenimento.» L'altro avvenimento era il trattato di Rapallo con la J u g o slavia, di cui stava p e r essere a n n u n c i a t a la c o n c l u s i o n e e che segnava la liquidazione, con le b u o n e o con le cattive, dell'impresa d a n n u n z i a n a . Tutti si aspettavano, da p a r t e di Mussolini, u n a reazione v e e m e n t e . Egli scrisse invece un articolo in cui si dichiarava «soddisfatto» di quella soluzione «migliore di tutte quelle p r e c e d e n t e m e n t e progettate», p u r c o n c l u d e n d o con u n o sperticato elogio di D'Annunzio: «Se oggi F i u m e è libera, è italiana e ha il vasto possesso del suo p o r t o e delle sue ferrovie; se oggi F i u m e è contigua all'Italia, di cui costituisce u n a specie di repubblica periferica che sarà, p e r forza di cose, italiana: se oggi Fiume respira e p u ò g u a r d a r e con fiducia al suo avvenire, lo deve soltanto a Gabriele D ' A n n u n z i o e ai suoi l e g i o n a r i e a tutti c o l o r o c h e h a n n o difeso la causa di F i u m e , d e n t r o e fuori di Fiume». Era un benservito, condito di tutti gli o n o r i , al Poeta, e insieme un invito al governo a p r o c e d e r e . L'articolo fece l'effetto di u n a b o m b a . E tre giorni d o p o , in sede di Comitato Centrale, Mussolini dovette fronteggiare l'attacco dei fascisti «fiumani», che lo accusavano di tradi67
m e n t o . F u u n a s e d u t a d r a m m a t i c a . Spalleggiato d a Cesare Rossi, Mussolini difese la p r o p r i a posizione, ma p e r n o n ess e r e m e s s o i n m i n o r a n z a d o v e t t e a c c e t t a r e u n o r d i n e del g i o r n o di c o m p r o m e s s o in cui si ribadiva la solidarietà con D'Annunzio al quale poi scrisse u n a lettera di sostanziale rip u d i o , ma condita di formale devozione. «Ed eccoci di n u o vo soli - gli rispose i n d i r e t t a m e n t e il Poeta in un pubblico discorso -, soli c o n t r o tutti, col nostro solitario coraggio. Soli c o n t r o un vasto coro di a m m o n i t o r i e di minacciatori r e m u n e r a t i . . . » Ma nello stesso t e m p o incaricò De A m b r i s di cercare a tutt'i costi un accordo col «traditore». L'incontro fra De Ambris e Mussolini e b b e l u o g o a Trieste, p r e s e n t e Foscanelli che ne ha lasciato un resoconto della cui fedeltà n o n c'è r a g i o n e di d u b i t a r e . Mussolini n o n e r a più l'uomo che al Poeta chiedeva ordini. Glieli dava. Ascoltò con aria seccata e distratta il solito p r o g e t t o di sortita da Fium e a b o r d o d i a l c u n e navi d a g u e r r a già g u a d a g n a t e alla C a u s a p e r u n o sbarco i n R o m a g n a . M a a q u e s t o p u n t o sbottò: «E Bologna rossa? E i socialisti dell'alta Italia?» Il colloquio si trascinò straccamente in un clima di reciproca sfiducia e irritazione. Alla fine Foscanelli, che ne aveva p r e s o nota, fu p r e g a t o di gettare i suoi a p p u n t i nella stufa. De Ambris p r o s e g u ì p e r R o m a alla ricerca di un accordo col g o v e r n o c h e p e r m e t t e s s e al Poeta di ritirarsi da F i u m e salvando la faccia, e alla meglio lo r a g g i u n s e . Ma il suo imprevedibile capo all'ultimo m o m e n t o lo m a n d ò all'aria ann u n z i a n d o che avrebbe resistito «fino al sacrificio s u p r e m o » . Mussolini gli fece eco a m m o n e n d o dalle c o l o n n e d e l suo giornale: «Signori del g o v e r n o : evitate, a q u a l u n q u e costo, u n a n u o v a A s p r o m o n t e » . Ma c o n t e m p o r a n e a m e n t e avvertì Lusignoli, p e r c h é lo riferisse a Giolitti, che mai avrebbe coll a b o r a t o a s p i n g e r e la N a z i o n e alla g u e r r a civile. Q u a n d o cominciò a c o r r e r e la voce della i m m i n e n t e azione militare c o n t r o F i u m e , alzò la voce p r o t e s t a n d o vivacemente, ma anche i n f o r m a n d o Lusignoli che si trattava soltanto di tattica. Il 23 d i c e m b r e , d u e giorni p r i m a che Caviglia ordinasse 68
alle sue t r u p p e di marciare su F i u m e , D'Annunzio lanciò un appello agl'italiani p e r invocarne la solidarietà. L'indomani Mussolini convocò la Direzione dei Fasci in u n a r i u n i o n e seg r e t a , c h e tale r i m a s e . S e c o n d o Lusignoli p e r ò Mussolini riuscì a far trionfare la sua tesi che quella di D'Annunzio e r a o r m a i u n a causa p e r d u t a , d a a b b a n d o n a r e a l s u o d e s t i n o . Per salvare c o m e al solito la faccia, egli dedicò al «Natale di sangue» un violento articolo intitolato Un delitto, in cui diceva c h e «sul g o v e r n o di R o m a r i c a d e il s a n g u e versato». E con questo saldò il conto col Poeta, che stava a b b a n d o n a n d o F i u m e p e r rinchiudersi nella sua villa di G a r d o n e . U n o dei tre protagonisti del giuoco era eliminato. La partita o r a si riduceva agli altri d u e : Giolitti e Mussolini.
CAPITOLO SECONDO
I D U E FASCISMI
Sullo scorcio del '20, Mussolini diceva di avere ai suoi o r d i n i 88 Fasci con 20.000 iscritti. A n c h e se la cifra r i s p o n d e v a al vero - e c'è da d u b i t a r n e -, era u n a forza modesta, come del resto aveva d i m o s t r a t o il fiasco elettorale d e l l ' a n n o p r i m a . M a p i ù che l'esiguità dei r a n g h i , c o n t a v a l a l o r o e t e r o g e neità e f r a m m e n t a z i o n e . I Fasci n o n e r a n o un p a r t i t o , né mostravano alcuna voglia di diventarlo. Si chiamavano «mov i m e n t o » , ma o g n u n o si m u o v e v a p e r c o n t o suo sotto la s p i n t a p r o p u l s i v a di q u a l c h e ras locale, ribelle a qualsiasi tentativo di direzione centralizzata. S o c i o l o g i c a m e n t e p a r l a n d o , l ' e l e m e n t o più forte e agg u e r r i t o e r a n o gli e x - c o m b a t t e n t i della piccola b o r g h e s i a u r b a n a : quella che aveva p a g a t o il p i ù forte c o n t r i b u t o di s a n g u e alla g u e r r a e che o r a p i ù g r a v e m e n t e ne p a g a v a le conseguenze dell'inflazione e della disoccupazione. In essa, sulle idee prevalevano gli u m o r i , e questi u m o r i e r a n o rivoluzionari, anzi eversivi. Il «piccolo b o r g h e s e imbestialito», c o m e s p r e z z a n t e m e n t e lo chiamava Trotzky, era imbestialito un p o ' c o n t r o tutti: c o n t r o i socialisti c h e , al r i t o r n o dalle t r i n c e e , lo a v e v a n o svillaneggiato e a g g r e d i t o , ma a n c h e c o n t r o i capitalisti «pescicani» che avevano lucrato alle sue spalle, la M o n a r c h i a , la Chiesa, i partiti, la «politica» in generale, i n s o m m a quello che oggi si chiama Xestablishment. C o n simile materiale u m a n o , p r o n t o a contestare a n c h e lui, e r a difficile p e r Mussolini fare il giuoco con un u o m o della forza e dell'esperienza di Giolitti. Ma p r o p r i o in quel m o m e n t o il fascismo subiva u n a trasfusione che ne cambiava radicalmente il s a n g u e , grazie alla conversione delle cam70
p a g n e , s p e c i a l m e n t e della P a d a n i a , della Toscana e delle Puglie. P r o p r i o p e r le sue t e n d e n z e r i v o l u z i o n a r i e , il fascismo n o n aveva fatto molta breccia nella vecchia p r o p r i e t à agrar i a , n a t u r a l m e n t e c o n s e r v a t r i c e , anzi retriva. M a q u e s t a classe, s o p r a t t u t t o in Emilia, i m p a u r i t a dalla o c c u p a z i o n e delle t e r r e , o p e r a t a dalle «leghe» rosse e bianche, nella quale aveva visto il p r o d r o m o di u n a definitiva espropriazione, aveva v e n d u t o , anzi s v e n d u t o le p r o p r i e cascine e fattorie. E i nuovi p r o p r i e t a r i , tutti ex-mezzadri, o fattori, o piccoli coltivatori diretti, p o r t a v a n o nella difesa dei loro diritti b e n altro spirito e grinta. Essi videro nei Fasci la «guardia bianca» della p r o p r i e t à e vi accorsero in massa col loro bagaglio d'idee - se così vogliamo chiamarle - reazionarie. Per loro, fascismo era sinonimo di o r d i n e , e o r d i n e era sinonimo di repressione. A inventare la tecnica della mobilitazione di squad r e e della spedizione punitiva furono loro, che p e r n u m e ro e violenza fecero presto a soverchiare la vecchia g u a r d i a cittadina. Le cifre p a r l a n o chiaro. In pochi mesi gli 88 Fasci d i v e n t a r o n o 834 e i 20 mila iscritti, 250 mila. Molte zone, e precisamente le zone agrarie come la Toscana e l'Emilia cominciarono a passare quasi i n t e r a m e n t e nelle loro mani. Questo i m p o n e n t e afflusso di ceti terrieri infuse u n o spirito n u o v o , f r a n c a m e n t e reazionario, al «movimento» mett e n d o in crisi la vecchia Direzione dei Pasella, dei Rossi, dei Bianchi eccetera. Ma p e r il m o m e n t o dava a Mussolini, nei confronti di Giolitti, u n a grossa forza contrattuale, e soprattutto gli consentiva di cambiare le carte del giuoco: egli p o teva far c r e d e r e che il fascismo fosse un elemento di stabilità e di conservazione, come in quel m o m e n t o gli conveniva. Era alle viste un evento che poteva radicalmente m u t a r e tutta la scena politica, e sul quale Giolitti faceva molto asseg n a m e n t o : il c o n g r e s s o socialista i n d e t t o a L i v o r n o p e r la m e t à di g e n n a i o (del '21). Il p a r t i t o e r a in grave crisi n o n soltanto p e r i d u r i colpi che gli avevano inferto i fascisti, la cui azione i n t i m i d a t o r i a aveva d i r a d a t o le sue falangi, ma 71
a n c h e p e r la mezza scomunica inflittagli dalla I n t e r n a z i o n a le, o r m a i i n t e r a m e n t e d o m i n a t a dai sovietici che reclamavano la sua c o m p l e t a sottomissione agli o r d i n i di Mosca. Essi e r a n o convinti che l'Italia fosse m a t u r a p e r u n a rivoluzione p r o l e t a r i a di m o d e l l o r u s s o . E fra i d i r i g e n t i italiani c'era u n a piccola frazione, capeggiata da Gramsci e Bordiga, b e n decisa a far trionfare questa tesi. Sia Giolitti c h e Mussolini s e g u i v a n o la v i c e n d a con a n sietà. Giolitti sperava che la frazione «comunista» - c o m e ormai si chiamava - si s a r e b b e staccata dal p a r t i t o trascinandosi gli e l e m e n t i massimalisti e così lasciandolo alla m e r c é dell'ala riformista capeggiata dai Turati e dai Treves, disposti a formare con lui un g o v e r n o e a «macinare» i fascisti nel giuoco p a r l a m e n t a r e . T u t t o questo invece Mussolini lo paventava, ma n o n ci c r e d e v a forse p e r c h é , essendo stato dei loro, i socialisti li conosceva meglio di Giolitti. Lo dimostrano gli articoli ch'egli dedicò al congresso, p r i m a che questo s'inaugurasse. Anche lui dava p e r scontata la secessione dei comunisti. Ma i socialisti, diceva, sarebbero rimasti quelli di p r i m a e di s e m p r e : dei massimalisti parolai, dai quali n o n c'era n u l l a da a s p e t t a r s i e coi quali e r a m e g l i o farla finita a p p r o f i t t a n d o della loro crisi p e r indire n u o v e elezioni. I fatti d i m o s t r a r o n o che, come fiuto, ne aveva più del vecchio Giolitti. I comunisti secessionarono p e r f o n d a r e il loro partito. Ma quello socialista rimase nelle m a n i dei Serrati e dei Lazzari, con cui l'accordo era impossibile. Per le elezioni, che ormai s'imponevano, a Giolitti n o n restava che un alleato: i fascisti: n o n solo p e r la forza elettorale che r a p p r e s e n t a vano, ma anche p e r c h é questo era l'unico m o d o di assorbirli in quello che oggi si chiamerebbe «l'arco costituzionale» dove la loro carica eversiva si sarebbe fatalmente s t e m p e r a t a . In q u e s t o senso va inteso il «filofascismo» che a n c o r oggi molti gli r i m p r o v e r a n o . Il suo giuoco con Mussolini n o n fu mai connivenza, ma soltanto calcolo, sia p u r e sbagliato. Grazie a lui e r a riuscito a liquidare senza t r a u m i D'Annunzio. E se gli aveva concesso u n a certa libertà di azione contro i so72
cialisti, e r a p e r c h é sperava che ciò li riducesse alla ragione, cioè alla collaborazione col governo. Se questo fosse avvenuto, n o n c'è dubbio che il fascismo si sarebbe liquefatto in pochi mesi. Siccome n o n era avvenuto, n o n restava che fagocitare Mussolini nella legalità e lasciarvelo logorare. Il fatto è p e r ò che Mussolini, m o l t o p i ù a g g u e r r i t o di q u a n t o Giolitti sospettasse, e r a p e r f e t t a m e n t e conscio d i questo p i a n o , e b e n deciso a sventarlo. Le difficoltà fra cui si m u o v e v a e r a n o grosse. Gli a g r a r i avevano d a t o al fascismo un cospicuo contributo di u o m i n i e di mezzi, ma vi portavan o a n c h e u n ottuso spirito d ' i n t r a n s i g e n z a reazionaria che ne inceppava la m a n o v r a . Per loro, Giolitti e r a un «sovversivo» con cui si doveva rifiutare qualsiasi accordo che, in vista delle elezioni, Mussolini c o n s i d e r a v a invece necessario un p o ' p e r sfuggire al pericolo di un fiasco c o m e quello del '19, un p o ' p e r d i s t r a r r e il vecchio statista dal suo e t e r n o sogno di un «fronte» coi socialisti riformisti e coi p o p o l a r i di Sturzo, da cui il fascismo sarebbe rimasto schiacciato. Q u e s t e difficoltà a p p a r i r a n n o speciose e poco credibili a coloro che Mussolini se lo r i c o r d a n o solo c o m e il Duce. Ma in quel m o m e n t o Mussolini n o n era affatto Duce, e p e r imp o r r e la sua volontà doveva c o m b a t t e r e d u r e battaglie che spesso lo costringevano a scendere a compromessi. Prima di svelare la sua intenzione di f o r m a r e con Giolitti e i suoi u o m i n i delle liste c o m u n i - i «Blocchi Nazionali» -, fece fare dai vari Fasci delle a d u n a t e regionali p e r s o n d a r n e gli u m o ri. Risultò c h ' e r a n o notevolmente discordi su quasi tutto. E fu p r o p r i o su questa d i s u n i o n e ch'egli giuoco p e r far valere, ma s e m p r e con estrema p r u d e n z a , la sua volontà. I suoi articoli sul Popolo d'Italia di q u e s t o p e r i o d o s o n o u n a vera e p r o p r i a doccia scozzese di richiami e di concessioni alle «squadre» t a n t o p i ù u b r i a c h e di violenza q u a n t o più sicuro e completo si delineava il loro trionfo sulle piazze e nelle strade. Per g a r a n t i r s e n e la docilità, n o n si fece scrupolo di richiamare nel giuoco p r o p r i o l ' u o m o che tanto aveva faticato ad escludere: D'Annunzio. 73
Deluso dalle ultime vicende di Fiume, il Poeta si era rinchiuso nella villa di G a r d o n e d i c e n d o che mai p i ù sarebbe t o r n a t o n e l l ' a r e n a politica, ma n o n p o t e v a tagliare i p o n t i coi suoi u o m i n i che lo stringevano d'assedio. Foscanelli, Mecheri e soprattutto De Ambris e r a n o ancora convinti che nel n o m e di D ' A n n u n z i o si poteva giuocare la c a l l a della rivoluzione, avevano raccolto i r e d u c i di F i u m e in u n a Federazione N a z i o n a l e d e i L e g i o n a r i , e fondato alcuni p e r i o d i c i p e r t e n e r n e vivo lo spirito. I r a p p o r t i di questi u o m i n i col fascismo e r a n o complessi e c o n t r a d d i t t o r i . I dirigenti, che sapevano c o m e stavano le cose, covavano p e r Mussolini un sordo r a n c o r e . Ma la cosiddetta «base», p u r essendo rimasta traumatizzata dal suo voltafaccia al m o m e n t o del trattato di Rapallo, simpatizzava con le «squadre», nelle quali del resto c'era t u t t o un filone d a n n u n z i a n o c h e s'incarnava n e l ras della Venezia Giulia: Marsich. P u r c e r c a n d o di r e s t a r fuori dalla mischia, il Poeta a p p o g g i a v a gli sforzi di De A m b r i s , l a n c i a n d o di q u a n d o in q u a n d o ai suoi fedeli dei messaggi da Sibilla conditi di frasi latine tipo Undique fidus undique firmus, ma s e m p r e incitanti a tenersi al r i p a r o dai «contagi». Oltre al dispetto, egli n u t r i va p e r Mussolini il disprezzo d e l l ' u o m o di cultura p e r il rozzo m a n e g g i o n e . Ma nello stesso t e m p o , i m p r e s s i o n a t o dai suoi successi, n o n voleva inimicarselo. N o n si sa b e n e se fu di sua testa o p e r s u g g e r i m e n t o di q u a l c u n o che il 28 m a r z o egli m a n d ò a Mussolini d u e legionari p e r sollecitare un inc o n t r o c o n lui. Mussolini n o n c h i e d e v a d i m e g l i o . S a p e v a che di lì a u n a settimana Giolitti avrebbe sciolto la C a m e r a e a p e r t o la c a m p a g n a elettorale: n o n gli restavano q u i n d i che pochi giorni p e r gettare la maschera e a n n u n z i a r e ai suoi la decisione di e n t r a r e nei Blocchi Nazionali: con la c a r t a di D'Annunzio nella manica, la cosa gli sarebbe riuscita più facile. «Rompo un lungo silenzio» gli scrisse subito, ed e r a n o infatti p i ù di q u a t t r o mesi che n o n aveva p i ù avuto r a p p o r t i con lui, «dovuto a un disagio morale, provocato più o m e n o
in b u o n a fede da taluni individui vissuti in m a r g i n e alla trag e d i a f i u m a n a . . . S a r ò i m m a n c a b i l m e n t e d a voi m a r t e d ì prossimo 5 aprile.» Ma p r i m a del 5 aprile a n d ò a p a r l a r e ai «camerati» di B o l o g n a e di F e r r a r a , i più riottosi, i p i ù repubblicani, e q u i n d i i più difficili da convertire all'idea delle elezioni nel blocco d ' o r d i n e giolittiano che implicava la fed e l t à alle istituzioni. D o p o a v e r d a t o a n n u n z i o della sua prossima visita a G a r d o n e , disse: «Non sentite voi che il tim o n e passa p e r un trapasso s p o n t a n e o da Giovanni Giolitti a Gabriele D'Annunzio, l ' u o m o nuovo?» Subito corse la voce che a n c h e il Poeta i n t e n d e v a p o r r e la sua c a n d i d a t u r a e la partecipazione al blocco n o n incontrò più opposizione. Il 5, c o m e promesso, Mussolini a n d ò a G a r d o n e . Del colloquio, n o n si sa nulla. Ma a l m e n o in p a r t e si p u ò ricostruirlo da d u e messaggi di D ' A n n u n z i o : u n o a De Ambris in cui lo invitava a presentarsi c a n d i d a t o in u n a lista i n d i p e n d e n t e a P a r m a ma senza s c e n d e r e in polemica coi fascisti p e r c h é Mussolini si era i m p e g n a t o a rispettare «lo spirito della Costituzione fiumana»; l'altro a Calza Bini, p e r rassicurarlo che la sua qualità di legionario n o n era affatto incompatibile con quella di dirigente del Fascio r o m a n o . Questi d u e diversi l i n g u a g g i fanno p r e s u m e r e che l'inc o n t r o fra i d u e u o m i n i si svolse all'insegna dell'ambiguità; ma c h e a n c h e se n o n p r e s e i m p e g n i , D ' A n n u n z i o si lasciò irretire da Mussolini, cui u n a sola cosa p r e m e v a : che il Poeta n o n gli si mettesse di traverso e lasciasse c r e d e r e di essere d'accordo con lui. De Ambris se ne rese conto e protestò con violenza: «Se l'opera nostra - scrisse al C o m a n d a n t e -, condotta in mezzo a difficoltà di ogni sorta, ti sembra d e g n a di approvazione, fa' che si possa pubblicare u n a tua parola che valga a t r o n c a r e le chiacchiere a r b i t r a r i e e a c o n f e r m a r c i , davanti a tutti i legionari, la tua fiducia. Se invece n o n credi di p o t e r d i r e questa p a r o l a , s a p r e m o tutti - o a l m e n o io quel che resta da fare». Avendo o t t e n u t o ciò che voleva, d u e giorni d o p o Mussolini faceva ratificare dal C o m i t a t o C e n t r a l e dei Fasci l'ade75
sione ai Blocchi Nazionali, ma senza r i n u n c i a r e alle m i s u r e di sicurezza. Disposto a e n t r a r e nel g i u o c o di Giolitti, ma n o n a r e s t a r n e p r i g i o n i e r o , lasciò subito i n t e n d e r e che p e r la c o m p o s i z i o n e delle liste bisognava fare i conti con lui, e che se in alcune circoscrizioni i fascisti dovevano mettersi al r i m o r c h i o dei giolittiani, in altre e r a n o i giolittiani che d o vevano mettersi al r i m o r c h i o dei fascisti. Allergie ideologiche ne mostrò p o c h e . Coi nazionalisti l'alleanza e r a già cosa fatta; ma in alcune province egli lasciò liberi i suoi di accordarsi a n c h e coi p o p o l a r i . Screzi ce ne furono parecchi, ma quasi tutti di o r d i n e p e r s o n a l e . Il Blocco di Milano rischiò di fallire p e r c h é il d i r e t t o r e del Corriere della Sera, senatore Albertini, cercò di p o r r e un veto che poi dovette rimangiarsi, alla iscrizione di Mussolini. Q u e s t i a sua volta lo pose a Filippo Naldi, l ' u o m o che gli aveva d a t o i mezzi p e r fondare Il popolo d'Italia. N o n tutte le forze di democrazia laica che facevano capo a Giolitti avevano accettato di b u o n g r a d o l'alleanza coi fascisti: m a l g r a d o la sua amicizia col vecchio statista, il senatore Frassati, p e r esempio, direttore de La Stampa, aveva qualificato l'operazione un «pasticcio» e p r e d e t t o che, m e t t e n d o in fuga molti elettori m o d e r a t i , a v r e b b e giovato soltanto a Mussolini. Questi dal canto suo si affrettò a fornire materia ai sospetti di d o p p i o giuoco r i n c a r a n d o nella truculenza del suo linguaggio, d a n d o m a n o a n c o r a p i ù libera alle «squadre» che ne a p p r o f i t t a r o n o l a r g a m e n t e , e p r e n d e n d o le distanze dai suoi stessi alleati. Da Giolitti, che ormai n o n poteva più fare macchina indietro, egli aveva o t t e n u t o quello che gli conveniva: l'ammissione del fascismo nell'arco costituzionale e il suo riconoscimento c o m e insostituibile g a r a n t e dell'ordine. O r a voleva d i m o s t r a r e che l ' o r d i n e poteva r e s t a u r a r l o soltanto lui: lo Stato di Giolitti n o n ne era più in g r a d o . Anzi il 10 maggio, alla vigilia del voto, giunse a scrivere che, d o p o le elezioni, il p o t e r e , caso mai, doveva essere affidato a Sal a n d r a : «Giolitti n o n p u ò p r e t e n d e r e di g o v e r n a r e la nazio76
ne all'infinito. È vecchio ed è anche oltrepassato». Così Mussolini teneva fede ai patti. Q u a n t o a Salandra, gli professava stima p r o p r i o p e r c h é - come i successivi fatti d i m o s t r a r o n o n o n ne aveva p u n t a : lo preferiva a Giolitti p e r c h é lo considerava un avversario molto più facile da battere. Il r e s p o n s o delle u r n e , c h e fu conosciuto il 15 m a g g i o , diede ragione a Frassati e fu p e r Giolitti u n a grossa delusion e . I socialisti, di cui si p r e v e d e v a il crollo, p e r s e r o solo 34 seggi, di cui la m e t à a n d a r o n o ai comunisti che ne e b b e r o 16. I p o p o l a r i ne g u a d a g n a r o n o 7, a r r i v a n d o così a 107. I Blocchi n e o t t e n n e r o 2 7 5 , che r a p p r e s e n t a v a n o u n a b u o n a maggioranza, ma insidiata dalla eterogeneità delle alleanze. D e n t r o di essi, i fascisti e b b e r o 45 eletti, e Mussolini r i p o r t ò un mezzo plebiscito sia a Milano che a Bologna. C o m e rivalsa alla funebre farsa inscenatagli dai socialisti nel '19, Mussolini sciolse a s t o r m o le c a m p a n e della vittoria, e dichiarò subito che i fascisti n o n avrebbero mai partecipato a un g o v e r n o di Giolitti e si sarebbero astenuti dal p r e n d e r e p a r t e alla s e d u t a i n a u g u r a t i v a della n u o v a legislatura con relativo discorso del Re p e r c h é n o n avevano ancora deciso se e r a n o p e r la Monarchia o p e r la Repubblica. A questo p u n t o forse Giolitti capì che il suo p i a n o di attir a r e Mussolini nel g i u o c o p a r l a m e n t a r e e di m a c i n a r v e l o era fallito. Il rifiuto dei fascisti di p a r t e c i p a r e al g o v e r n o significava ch'essi si p r o p o n e v a n o di c o n t i n u a r e nel Paese la lotta a r m a t a , p e r rintuzzare la quale sarebbe occorso un p o t e r e stabile e a u t o r e v o l e , un Esercito e u n a Polizia sicuri, u n a pubblica opinione favorevoli: tutte condizioni che m a n cavano. Per tenersi in piedi, avrebbe d o v u t o appoggiarsi al p u n t e l l o infido dei p o p o l a r i di D o n Sturzo, da s e m p r e suo nemico. E il 15 giugno preferì dimettersi, passando la m a n o a B o n o m i , il transfuga del socialismo che insieme a Bissolati, a Cabrini e a Podrecca Mussolini aveva fatto espellere dal partito, e che o r a militava in u n a delle tante frazioni d e m o cratiche. Questo avveniva a m e t à g i u g n o (del ' 2 1 , si capisce). 77
D o p o D'Annunzio, Mussolini si era così liberato dell'avversario che più temeva. Ma doveva ancora vedersela coi suoi, e n o n e r a facile p e r c h é n o n ne p o s s e d e v a lo s t r u m e n t o : il p a r t i t o . Le n u o v e leve a g r a r i e a v e v a n o p o r t a t o alla ribalta degli u o m i n i nuovi e di notevole personalità c o m e G r a n d i , Balbo, Farinacci, Arpinati, ma n o n avevano m u t a t o la natura del m o v i m e n t o che restava ancora disarticolato. Il Comitato Centrale n o n aveva quasi alcun p o t e r e sulle «squadre», ciascuna delle quali era legata da un vincolo quasi medievalesco al ras locale: Arpinati a Bologna, Balbo a Ferrara, Farinacci a C r e m o n a eccetera. S e c o n d o De Felice, lo stesso Mussolini n o n si r e n d e v a esatto conto di questa situazione. E solo così si spiega il primo dei suoi e r r o r i tattici, che lo condusse a u n a crisi p e r p o co mortale. Egli vedeva abbastanza c h i a r a m e n t e le prospettive che gli si a p r i v a n o e che, c o n t r a r i a m e n t e alle a p p a r e n ze, n o n e r a n o rosee. Le s q u a d r e o r m a i i m p o n e v a n o la loro legge nelle piazze, nelle fabbriche, nelle c a m p a g n e . Q u e s t o riempiva di soddisfazione gli agrari, i quali alla politica n o n c h i e d e v a n o altro che u n ' a z i o n e repressiva. Ma i ceti m e d i u r b a n i n o n si contentavano di così poco. Essi volevano l'ordine e avevano simpatizzato coi fascisti finché questi avevano combattuto la violenza rossa. Ma ora che questa violenza s'illanguidiva, dei fascisti sentivano m e n o il bisogno. Occorreva offrir loro qualche altra cosa. Occorreva offrir loro u n a politica, che n o n fosse soltanto quella del m a n g a n e l l o e dell'olio di ricino. Di q u e s t o , Mussolini e r a cosciente, così c o m e lo e r a del fatto che, legandosi t r o p p o s t r e t t a m e n t e agli agrari e al capitalismo, rischiava di d i v e n t a r n e la «guardia bianca»: cosa r i p u g n a n t e n o n soltanto al suo fiuto, ma a n c h e al suo temp e r a m e n t o , che se n o n era p r e c i s a m e n t e quello del rivoluzionario, era p e r ò quello del c a p o - p o p o l o , del t r i b u n o d e m a g o g o . A differenza dei suoi «gerarchi», Mussolini n o n si lascerà mai abbagliare dal m o n d o b o r g h e s e e dai suoi giardini di Armida. Il retaggio socialista faceva di lui un «uomo 78
di massa», e s e m p r e lo rimase. L'etichetta di «destra» a cui l'alleanza coi nazionalisti e la massiccia p r e v a l e n z a degli a g r a r i lo c o n d a n n a v a n o , gli pesava, e i suoi se n ' e r a n o accorti. Q u a n d o si era trattato di far loro inghiottire l'adesione ai Blocchi giolittiani, n o n o s t a n t e l'abile e s p r e g i u d i c a t o ricorso alla carta di D ' A n n u n z i o , molti squadristi a v e v a n o infilato nelle loro canzoni g u e r r e s c h e un ritornello che, con c h i a r a allusione ai suoi trascorsi socialisti, diceva: «Chi ha tradito, tradirà». E q u a n d o egli aveva deciso l'astensione del g r u p p o p a r l a m e n t a r e dalla s e d u t a r e a l e alla C a m e r a p e r n o n c o m p r o m e t t e r e l e p r o p r i e pregiudiziali r e p u b b l i c a n e , b e n 19 d e p u t a t i su 34 gli si e r a n o schierati c o n t r o costringendolo a u n a soluzione di c o m p r o m e s s o . O r a l a situazione e r a q u e s t a . Coi suoi q u a r a n t a c i n q u e «onorevoli», egli r a p p r e s e n t a v a in Parlamento u n a forza che poteva a n c h e giuocare le sue carte, ma a patto di n o n restare isolata. Q u a l i alleanze fossero possibili, Mussolini si g u a r d ò dal dirlo. Egli aveva salutato il n u o v o g o v e r n o come «un g o v e r n o c a m p a t o in aria p o i c h é fascismo e socialismo restano a n c o r a fuori della porta», e questo a p p a r i g l i a m e n t o aveva dato fastidio a molti fascisti. Ma il 5 luglio, m e n t r e Bon o m i c o m p o n e v a faticosamente la lista dei Ministri da p r e sentare al Re, sia sulYAvanti! che sul Popolo d'Italia c o m p a r v e la notizia che u n a delegazione fascista e u n a delegazione socialista stavano n e g o z i a n d o un «patto di pacificazione». Il contraccolpo fu i m m e d i a t o . I dirigenti dei Fasci emiliani e veneti chiesero, anzi imposero l'immediata convocazione del Consiglio nazionale, m e n t r e le s q u a d r e , p e r far n a u fragare il p a t t o , moltiplicavano le loro razzie e aggressioni. Il Consiglio si t e n n e a Milano il 12, e Mussolini si accorse subito di aver sottovalutato l'opposizione. A n c h e il ras fiorentino P e r r o n e C o m p a g n i si schierò dalla p a r t e di Marsich e Farinacci fieramente avversi al patto. Fra gli stessi «camerati» milanesi, che r a p p r e s e n t a v a n o la vecchia g u a r d i a del «Fascio primigenio», solo Cesare Rossi e r a incondizionatam e n t e p e r il p a t t o , di cui forse e r a stato il vero i s p i r a t o r e . 79
L'altro v e t e r a n o , Pasella, p r e s e n t ò u n o r d i n e del g i o r n o compromissorio e t e n t e n n a n t e . C o n la p r o n t e z z a di riflessi che lo distingueva, Mussolini evitò lo scontro frontale r i p i e g a n d o sulla p r o p o s t a di Pasella, c h ' e r a quella di accantonare p e r il m o m e n t o il patto, lasciando p e r ò i singoli Fasci liberi di p r o c e d e r e ad accordi locali coi socialisti e t e n e n d o la p o r t a a p e r t a a quello, globale, con la C o n f e d e r a z i o n e G e n e r a l e del Lavoro, dei cui dirigenti Buozzi, Baldesi, Colombino - Mussolini tessè l'elogio. C o n t e n t a n d o s i del mezzo successo c h ' e r a a n c h e un mezzo insuccesso, egli sperava p r o b a b i l m e n t e di r i p r e n d e r e la p a r t i t a q u a n d o i suoi avversari si fossero convinti del p e r i colo mortale che li minacciava: la formazione di un g o v e r n o con socialisti e p o p o l a r i p e r m e t t e r e fuori legge un fascismo isolato. Ma le s q u a d r e si affrettarono a r e n d e r e irreparabile la r o t t u r a . M e n t r e a n c o r a a Milano si discuteva, millecinq u e c e n t o squadristi occupavano militarmente la ribelle Treviso. E pochi giorni d o p o , u n a massiccia spedizione punitiva fu lanciata c o n t r o Sarzana. Q u i p e r ò a v v e n n e un fatto n u o v o che volse l'episodio a favore di Mussolini. In attesa con l'arma al p i e d e sull'itinerario delle s q u a d r e , stavolta n o n c'erano soltanto gli «arditi del popolo», cioè i r e p a r t i a r m a t i che socialisti e comunisti avevano organizzato p e r c o n t r a p p o r l i a quelli fascisti. C'erano a n c h e i carabinieri, che ebbero presto ragione degli assalitori. Nello s c o n t r o ci f u r o n o p a r e c c h i m o r t i , alcuni d e i quali e r a n o stati finiti dalle roncole e dai forconi dei contadini inferociti. In pubblico n a t u r a l m e n t e Mussolini d e p l o r ò l'eccidio dei suoi, ma p a r l a n d o n e c o n Rossi ebbe p a r o l e di fuoco p e r i responsabili di quelle dissennate imprese, «gli ufficiali pagatori delle varie A g r a r i e c h e s o g n a n o la s o p p r e s s i o n e delle leghe o p e r a i e e l ' a n n u l l a m e n t o delle conquiste sindacali». Si ribellava alla camicia di forza che la reazione t e r r i e r a cercava d'imporgli. «Un cerchio di odio si sta s t r i n g e n d o i n t o r n o al fascismo: bisogna spezzarlo.» 80
Per t e n t a r e di spezzarlo, convocò a Roma, dove si trovava, il Consiglio n a z i o n a l e , a cui fece i n g h i o t t i r e la r i p r e s a delle trattative p e r la pacificazione e u n a «circolare» da spedire a tutti i Fasci p e r c h é si astenessero dalle violenze e dall e spedizioni p u n i t i v e . C o n t e m p o r a n e a m e n t e pubblicò u n articolo, Ritorno al principio, in cui diceva p r e s s a p p o c o q u e sto: che il vero fascismo era quello del '19, nato p e r la difesa della Nazione, n o n di certi interessi di classe, e che a questo bisognava o r a t o r n a r e , s t r a p p a n d o l o ai professionisti dello «sterminismo». In p a r o l e p o v e r e : il fascismo e r a un movim e n t o di masse e p e r le masse, n o n la «guardia bianca» degli agrari e del capitalismo in g e n e r e . Ma ancora u n a volta dovette p r e n d e r e atto che la sua posizione di Duce e r a tutt'altro che affermata. Marsich e Farinacci scesero con lui in g u e r r a a p e r t a r a s s e g n a n d o le dimissioni dal Comitato Centrale, m e n t r e l'»uomo nuovo» del fascismo bolognese, Dino G r a n d i , a d d i r i t t u r a lo ridicolizzava sul settimanale del partito, Eassalto. Stavolta le d u e a n i m e del fascismo e r a n o di fronte, e n o n si poteva evitarne lo scontro, che poi era la conseguenza della crisi iniziata da q u a n d o lo s q u a d r i s m o a g r a r i o e p r o v i n ciale aveva sopraffatto il nucleo sindacal-futurista di piazza S. Sepolcro. S e c o n d o Mussolini, il fascismo n o n aveva c h e d u e alternative: o la rivoluzione, o il patto di pacificazione. Siccome la p r i m a sarebbe stata il suicidio, n o n restava che la seconda. Ma i suoi avversari rovesciavano l ' a r g o m e n t a z i o n e . Per gli squadristi, il suicidio sarebbe stata la pacificazione, che li avrebbe costretti a smobilitare. D o p o d i c h é , cosa a v r e b b e r o fatto loro e i loro rasi E cosa di loro avrebbero fatto i socialisti, u n a volta d i s a r m a t e e disciolte le s q u a d r e ? A l t r e t t a n t o motivato e r a il dissenso dei sindacalisti, che o r a t r o v a v a n o i n G r a n d i u n a g g u e r r i t o c a m p i o n e . G i o v a n e avvocato d i B o l o g n a c h e aveva fatto il suo a p p r e n d i s t a t o in t r i n c e a , G r a n d i e r a un fascista della seconda leva, quella agraria, ma d'ispirazione d a n n u n z i a n a e più vicino ai C o r r i d o n i e ai De 81
Ambris che alla p a r t e p a d r o n a l e e conservatrice. Egli aveva attivamente collaborato a sviluppare u n a organizzazione sindacale fascista c h e in Emilia già cominciava a c o n t r a p porsi a quelle socialiste. Parecchi lavoratori vi a c c o r r e v a n o u n p o ' p e r p a u r a , u n p o ' p e r attrazione dei m a n g a n e l l i . I l fascino della violenza e r a il solo vantaggio che il sindacalismo fascista aveva su quello socialista. Se vi avesse rinunziato, l'organizzazione sarebbe a n d a t a in rovina. O che sottovalutasse queste forze contrarie, o che si considerasse o r m a i i m p e g n a t o a «tirare diritto», Mussolini spinse avanti le trattative, e le concluse il 2 agosto nell'ufficio del Presidente della C a m e r a , De Nicola, dove il patto v e n n e firm a t o . B o n o m i , c h e ne aveva seguito con ansia la v i c e n d a , esultò. La pacificazione, oltre a r a p p r e s e n t a r e u n a garanzia di o r d i n e pubblico, spianava la strada alla collaborazione, o p e r lo m e n o a u n a opposizione più m o r b i d a , che gli avrebbe p e r m e s s o di riuscire là dove Giolitti aveva fallito. I n realtà l a firma del p a t t o , l u n g i d a l c h i u d e r e , a p r i v a u n a n u o v a fase, e a n c o r a p i ù r o v e n t e , fra Mussolini e lo squadrismo. Regione p e r regione, i ras avevano chiamato a raccolta i loro u o m i n i e d a t o avvio a u n a pioggia di o r d i n i del g i o r n o che r i p u d i a v a n o il p a t t o e ne contestavano l'autore talvolta p e r s i n o sbeffeggiandolo. Q u a l c u n o n o n si cont e n t ò delle p a r o l e . G r a n d i e Balbo si r e c a r o n o a d d i r i t t u r a da D'Annunzio p e r offrirgli la successione di Mussolini alla g u i d a della rivoluzione fascista. G r a n d i ha raccontato a chi scrive che il Poeta, d o p o averli c o m p u n t a m e n t e ascoltati, rispose che p r i m a doveva «consultare le stelle». Per tre notti le i n t e r r o g ò , ma le stelle n o n risposero p e r c h é e r a n o coperte dalle nuvole. E i d u e se ne t o r n a r o n o a casa, p e r s e m p r e guariti dalla loro infatuazione d a n n u n z i a n a . Mussolini reagì all'aggressione da u o m o deciso a giuocare il t u t t o p e r t u t t o . «Se il fascismo n o n mi s e g u e - scrisse sul suo giornale -, n e s s u n o p o t r à obbligarmi a seguire il fascismo.» E p o c h i g i o r n i d o p o , a t t a c c a n d o f r o n t a l m e n t e G r a n d i e rinfacciandogli la sua qualità di «convertito dell'ul82
tima ora», aggiungeva: «La prossima settimana sarà la settim a n a dell'esame di coscienza del fascismo italiano. I risultati m ' i n d i c h e r a n n o la s t r a d a da s e g u i r e . Molti r o s p i ho inghiottito in questi ultimi tempi, e molte solidarietà accettato p e r carità di fascismo. Ma a t u t t o c'è un limite, e io s o n o g i u n t o a questo limite. Il fascismo p u ò fare a m e n o di me? Certo, ma anch'io posso fare a m e n o del fascismo. C'è posto p e r tutto in Italia: anche p e r t r e n t a fascismi, il che significa, poi, p e r nessun fascismo». L'esame di coscienza fu fatto il 16 agosto a Bologna, dove si r i u n ì il «vertice» del fascismo p a d a n o . E p e r s i n o il p i ù mussoliniano dei ras, il ferrarese Italo Balbo, bocciò il patto e chiese la convocazione di un Congresso nazionale che ne sancisse la decadenza. Mussolini rispose d u e giorni d o p o sul suo giornale: «La partita è o r m a i chiusa. Chi è sconfitto, d e ve a n d a r s e n e . E io me ne vado dai primi posti. Resto, e spero di p o t e r restare, semplice gregario del Fascio milanese». L'impressione suscitata dalle sue dimissioni, subito seguite da quelle di Cesare Rossi da vicesegretario del partito, fu e n o r m e e contraddittoria. G r a n p a r t e di quella borghesia liberal-conservatrice, che si riconosceva nel Corriere della Sera di Albertini e c h e verso Mussolini si e r a s e m p r e m o s t r a t a diffidente, n o n nascose le sue preoccupazioni. Ma il colmo dell'insipienza lo toccarono i socialisti che si a b b a n d o n a r o no al t r i p u d i o e a n n u n z i a r o n o b a l d a n z o s a m e n t e u n a ripresa in g r a n d e stile della loro azione rivoluzionaria, provocando i m m e d i a t a m e n t e un r i p e n s a m e n t o dei fascisti dissidenti. Probabilmente, Mussolini aveva contato a n c h e su questo. C e r t o , aveva contato sul fatto che fra questi dissidenti n o n ce n ' e r a n e s s u n o che potesse aspirare a p r e n d e r e il suo p o sto. C o m u n q u e , u n a cosa è sicura: quel posto, egli n o n aveva n e s s u n a i n t e n z i o n e di lasciarlo. Rossi, che conosceva il suo u o m o meglio di tutti, fu il p r i m o a capirlo. I suoi scatti confidò a De Ambris - s e m b r a n o impulsivi e s p o n t a n e i : in r e a l t à s o n o s e m p r e calcolati. E difficile del r e s t o c r e d e r e ch'egli volesse rimettersi nella c o n d i z i o n e , in cui si e r a già 83
trovato coi socialisti, di r e p r o b o r i n n e g a t o : stavolta sarebbe stata la fine della sua carriera politica. O s t e n t a n d o il p i ù g r a n d e distacco, e lasciando c o r r e r e molte voci sulle sue intenzioni di ritiro, aspettò che fossero i suoi avversari a p r e n d e r e l'iniziativa di un riavvicinamento. L'attesa n o n fu lunga. A fine agosto si riunì a Firenze il Consiglio nazionale, e G r a n d i , che ne fu il d o m i n a t o r e , vi assunse la p a r t e di «pontiere» facendo votare un o r d i n e del giorno con cui il patto di pacificazione n o n veniva né a p p r o v a t o né bocciato, ma lasciato alla discrezione dei vari Fasci c o m e già era, e facendo r e s p i n g e r e le dimissioni sia di Mussolini e di Rossi che di Marsich e Farinacci. Mussolini n o n d i e d e segno né di soddisfazione né di dis a p p u n t o . Sapeva che quelle decisioni e r a n o interlocutorie p e r c h é la vera partita si sarebbe giuocata al C o n g r e s s o nazionale, già indetto p e r n o v e m b r e . Tutte le sue mosse furono di p r e p a r a z i o n e a questo evento, e recano il segno di u n a cautela in netto contrasto con l'impulsività che amava attribuirsi. Sacrificò agli avversari l'uomo da essi più odiato, Cesare Rossi, facendolo d e c a d e r e da vicesegretario, ma contin u a n d o a tenerlo presso di sé come consigliere personale, e s p i n g e n d o invece avanti un altro suo fido, Michele Bianchi. Per il resto, lasciò fare agli altri, i m p e g n a n d o s i solo, ma n o n di persona, con u n a serie di articoli delegati ad altri collabor a t o r i del g i o r n a l e , sul p u n t o c h e gli stava p i ù a c u o r e : la trasformazione del «movimento» in «partito», che gli avrebbe dato il m o d o di controllarlo meglio. N o n a b b a n d o n ò tuttavia la sua m a s c h e r a di sdegnato Achille, e i suoi interventi, sia alla C a m e r a che sul giornale, furono r a d i e brevi. Anche q u a n d o a M o d e n a ci fu battaglia a p e r t a fra s q u a d r i s t i e g u a r d i e regie, che si saldò con otto m o r t i e u n a ventina di feriti, si limitò a c o m m e m o r a r e i caduti. La sua azione giornalistica la riprese in p i e n o solo in ottobre, alla vigilia del congresso socialista, spiegandovi tutte le sue risorse di tattico c o n s u m a t o . «Sarà il mese della ping u e v e n d e m m i a turatiana» scrisse. C h e credesse v e r a m e n t e 84
alla vittoria di Turati, è dubbio. Ma è certissimo che la temeva c o m e la p e g g i o r e delle j a t t u r e e voleva, a n n u n c i a n d o l a in questi t e r m i n i , aizzare i massimalisti. Il successo dell'ala riformista di T u r a t i a v r e b b e significato a b r e v e s c a d e n z a i socialisti al governo, e q u i n d i l'isolamento del fascismo, e la sua m o r t e p e r c o n s u n z i o n e . M a n o n a v v e n n e . A n c o r a u n a volta il massimalismo ebbe la meglio, e grazie ad esso a isolarsi furono di n u o v o i socialisti. Mussolini trasse un respiro di sollievo, anzi di tripudio, che trapelava dal suo c o m m e n to: «Il fascismo ha o r a dinanzi a sé un giuoco di vaste possibilità. Può fare g r a n d i cose - "cose", n o n "gesti"; "fatti", n o n "parole" - p u r c h é sappia cogliere in sintesi le necessità dell'ora». E il discorso era rivolto n o n solo ai socialisti, ma anche ai fascisti. Q u a n t o avesse r a g i o n e , lo d i m o s t r ò subito d o p o il Congresso dei p o p o l a r i , i quali d o v e t t e r o p r e n d e r e atto della impossibilità di un'accostata ai socialisti, che s e m p r e più res p i n g e v a n o o g n i f o r m a di c o l l a b o r a z i o n e e si c h i u d e v a n o nel g h e t t o . Mussolini n e a p p r o f i t t ò i m m e d i a t a m e n t e p e r gettar loro un p o n t e . «I r a p p o r t i fra popolarismo e fascismo n o n possono esser basati su pregiudiziali anticlericali o, peggio, anticattoliche, che n o n s o n o nella n o s t r a mentalità» scrisse s p u d o r a t a m e n t e il vecchio b e s t e m m i a t o r e che aveva sfidato Dio a f u l m i n a r l o sul colpo. «C'è u n a d e s t r a con la quale il fascismo p u ò vivere in r a p p o r t i di b u o n vicinato.» Questa parola destra, fin allora egli aveva cercato s e m p r e di evitarla. O r a l'accettava c o m e un ramoscello d'ulivo ai suoi avversari interni. Il 7 n o v e m b r e , q u a n d o all'Augusteo di R o m a si r i u n ì il terzo Congresso nazionale del fascismo, i giuochi e r a n o già fatti. Grandi, che tutti aspettavano di v e d e r e m e r g e r e come l'antagonista di Mussolini, t e n n e un discorso che di risoluto aveva soltanto gli accenti. Egli difese il p r o p r i o o p e r a t o , e cioè l'opposizione al patto di pacificazione, solo p e r ragioni retrospettive in q u a n t o il p r o b l e m a n o n era più d'attualità essendo stato risolto, caso p e r caso, dai singoli Fasci, e corse 85
ad a b b r a c c i a r e Mussolini. Q u e s t i insistè sul p a t t o , ma lasciando c h i a r a m e n t e i n t e n d e r e che lo considerava solo merce di scambio: era p r o n t o a rinunciarci se gli altri accettavano la t r a s f o r m a z i o n e del m o v i m e n t o in p a r t i t o . E così avv e n n e . Per p u n t o d ' o n o r e , G r a n d i , Giuriati e Marsich votar o n o contro. Ma furono i soli, e anch'essi poi accettarono di far p a r t e della n u o v a commissione esecutiva. A segretario fu eletto Michele Bianchi, mussoliniano sicuro, con q u a t t r o vic e s e g r e t a r i , di cui t r e (Starace, Teruzzi e Marinelli) e r a n o mezze figure manovrabili a bacchetta. L'unico vero opposit o r e di Mussolini, Farinacci, e s p o n e n t e e c a m p i o n e dei ras provinciali, v e n n e escluso da tutti gli organi direttivi. Mussolini aveva vinto, e la sua vittoria significava che il fascismo, a b b a n d o n a t a la p r e t e s a di p r e s e n t a r s i come m o v i m e n t o rivoluzionario di sinistra, quale lo a v r e b b e r o voluto G r a n d i , Farinacci e Marsich, p r e s e n t a v a la sua c a n d i d a t u r a a forza e g e m o n e della destra e infilava la «via p a r l a m e n t a r e » al p o tere. C'era un pericolo, e Mussolini lo capì subito: che questa svolta a d e s t r a m e t t e s s e il p a r t i t o alla m e r c é della sua ala r e a z i o n a r i a i n c a r n a t a s o p r a t t u t t o dal ras p i e m o n t e s e De Vecchi, u o m o di p o c o cervello, ma t u t t o T r o n o e Altare, e che q u i n d i poteva a n c h e t o r n a r c o m o d o p e r il futuro. Q u e sta ala era n a t u r a l m e n t e sostenuta dai nazionalisti che nella sua vittoria v e d e v a n o u n a vittoria loro e già se n ' e r a n o imbaldanziti. Mussolini, che p e r i nazionalisti seguitava a covare le antipatie del vecchio rivoluzionario, sventò subito la minaccia s c a t e n a n d o , o meglio facendo scatenare dai suoi u n a polemica contro di loro. G r a n d i scrisse a chiare lettere che i nazionalisti avevano poco di che t r i p u d i a r e : n o n e r a n o i fascisti che dovevano identificarsi in loro, ma loro nei fascisti. I nazionalisti p r o t e s t a r o n o con veemenza, e sul piano ideologico ne avevano di che. Ma il r a p p o r t o di forza - unica cosa che in politica conta - dava ragione ai loro avversari. Sia p u re fra risse, m a l u m o r i e bronci, le «camicie azzurre» di Fe86
derzoni s'integrarono s e m p r e di più con quelle n e r e di Mussolini fino a p e r d e r v i c o m p l e t a m e n t e la loro identità. Di defezioni i m p o r t a n t i , il n u o v o corso ne p r o v o c ò u n a sola: quella di Marsich, il ras del fascismo giuliano. G r a n gal a n t u o m o e a r d e n t e patriota, Marsich n o n aveva mai avuto idee politiche molto chiare. L'avventura fiumana e la devozione a D ' A n n u n z i o gliele avevano vieppiù confuse. Il p r e testo della r o t t u r a fu u n a intervista di Mussolini che si dichiarava p r o n t o a u n a collaborazione con Giolitti. In realtà egli n o n sapeva p e r d o n a r g l i di u s u r p a r e il posto che secondo lui spettava soltanto al Poeta. Per un certo t e m p o la sua lettera di r i p u d i o fu t e n u t a segreta. Q u a n d o fu pubblicata dal giornale dei Legionari, Mussolini aveva già circoscritto e liquidato il caso. N o n t r a s c u r ò tuttavia di sfruttarlo p e r ribadire la sua linea. Marsich, disse al Consiglio nazionale, sog n a v a la c o n q u i s t a del p o t e r e p e r la via r i v o l u z i o n a r i a di u n a marcia su Roma. Il fascismo r i p u d i a tutto questo: a Roma c'è già, e vuole restarci con tutt'altri mezzi. O r m a i aveva capito che la m a s c h e r a d e l l ' u o m o d ' o r d i n e era quella che più gli conveniva.
CAPITOLO TERZO
L'AGONIA DI UN R E G I M E
B o n o m i , che vi aveva p u n t a t o tutte le sue carte, n o n sopravvisse al fallimento del patto di pacificazione. L'ordine intern o , o r m a i sfuggito al controllo dei pubblici p o t e r i , e r a alla m e r c é delle s q u a d r e che avevano risolto a loro favore la p a r tita della violenza. Q u e s t a aveva i suoi epicentri in Padania e in Toscana, le z o n e d o m i n a t e dagli a g r a r i , e la r o t t u r a di e q u i l i b r i o fra quelli c h e oggi si c h i a m e r e b b e r o «gli o p p o s t i estremismi», e r a s o p r a v v e n u t a t r a la fine d e l '20 e il p r i n c i p i o d e l ' 2 1 , q u a n d o a p p u n t o gli a g r a r i a v e v a n o p r e s o n e i Fasci il sop r a v v e n t o . U n o degli episodi decisivi e r a stato quello di Palazzo d'Accursio, il Municipio di Bologna, il giorno in cui vi si era insediata la n u o v a Giunta socialista. N e m m e n o oggi si sa con p r e c i s i o n e chi ne fu r e s p o n s a b i l e . M e n t r e la folla a s p e t t a v a in piazza che il s i n d a c o p a r l a s s e , a l c u n e b o m b e c a d d e r o dal tetto. Il pubblico che assiepava la sala consiliare ne r i t e n n e responsabili i r a p p r e s e n t a n t i della m i n o r a n z a e si mise a s p a r a r e c o n t r o di essa. L'avvocato liberale Giordani v e n n e a b b a t t u t o a revolverate, il suo collega Colliva ferito, m e n t r e in piazza si c o n t a r o n o u n a diecina di cadaveri. L'aggressione fu attribuita ai socialisti, c o n t r o cui l ' i n d o m a n i si s c a t e n a r o n o le s q u a d r e di Arpinati, il ras di Bologna, e del suo l u o g o t e n e n t e Bonaccorsi. La città fu sotto il c o n t r o l l o dei loro manganelli. Un mese d o p o , fu la volta di Ferrara. In origine, il Fascio di Ferrara e r a stato il più rivoluzionario e a sinistra di tutti. Lo aveva f o n d a t o un t e m e r a r i o gigante, ex-bersagliere tat u a t o di ferite e di m e d a g l i e , Gaggioli. Ma di proseliti ne
aveva fatti p o c h i p e r c h é la borghesia t e r r i e r a n o n si fidava dei suoi a t t e g g i a m e n t i sovversivi. A n c o r a alla fine d e l '20 e r a n o i n t u t t o u n a q u a r a n t i n a , conosciuti p e r s o p r a n n o m i (Sciagura, Finestrachiusa ecc.). Ma poi era arrivato Balbo. Balbo n o n aveva aderito al p r i m o fascismo p e r c h é n o n lo trovava, p e r i suoi gusti, abbastanza r e p u b b l i c a n o . T o r n a t o dalla g u e r r a , p e r la quale si era a r r u o l a t o poco p i ù che ragazzo c o m e ufficiale degli Alpini, aveva r i p r e s o a Firenze i suoi studi universitari. Fu l'Associazione Agraria c h e lo ric h i a m ò a F e r r a r a p e r c h é p r e n d e s s e in m a n o gli squadristi locali e desse loro u n a riassettata borghese. Per le sue gesta di trincea, p e r il suo coraggio, p e r la sua loquela facile, anche se inceppata dalla lisca, aveva tutte le carte in regola p e r incutere rispetto agli squadristi e p a u r a ai socialisti. N o n gli m a n c a v a n o n e m m e n o dei d o n i di calore u m a n o , di g e n e r o sità e di allegrezza goliardica che gli valsero qualche simpatia fra gli stessi nemici. Q u a n d o il Prefetto proibì il m a n g a nello, Balbo a r m ò i suoi u o m i n i di stoccafissi che, picchiati con e n e r g i a sulla testa degli avversari, vi p r o d u c e v a n o gli stessi effetti; e che p o i facevano da p i a t t o forte di g r a n d i m a n g i a t e conviviali cui talvolta v e n i v a n o invitate le stesse vittime. Gaggioli e gli altri della sua b a n d a t e n t a r o n o a l u n g o di c o n t e n d e r e a Balbo la s u p r e m a z i a nel Fascio ferrarese. La rivalità era p u r a m e n t e di p o t e r e personale, ma aveva a n c h e un suo rozzo risvolto ideologico. Anarchico convertito dalla g u e r r a al nazionalismo, Gaggioli era tagliato nello stesso leg n o dei fascisti rivoluzionari di piazza S. Sepolcro, e a tutto era disposto fuorché a fare lo s c h e r a n o della borghesia agraria. Ma solo questa poteva d a r e alle s q u a d r e i mezzi p e r div e n t a r e un vero m o v i m e n t o politico, e n a t u r a l m e n t e li dette a Balbo che, oltre al resto, possedeva a n c h e un notevole talento organizzativo. Q u a n d o , nell'aprile del ' 2 1 , Mussolini v e n n e a F e r r a r a , Balbo gli fece t r o v a r e in piazza Ariostea t r e n t a m i l a «camerati» fatti affluire con tutti i mezzi dalle p r o v i n c e della P a d a n i a . Fra essi i Gaggioli e gli altri della 89
sua razza e r a n o o r a m a i ridotti ad esigua m i n o r a n z a gregaria. Analoga sorte aveva subito il Fascio fiorentino o meglio i Fasci p e r c h é f i n d a p r i n c i p i o c e n ' e r a n o stati d u e . U n o , quello p i ù a u t e n t i c o , faceva c a p o a u n a mezza d o z z i n a di c i o m p i rotti a qualsiasi a v v e n t u r a : Banchelli d e t t o «il Mago», D u m i n i , Frullini e i d u e fratelli Nenciolini; l'altro, signorile, in cui militavano i più bei n o m i dell'aristocrazia terriera toscana. La faida fra queste d u e fazioni avrebbe anche p o t u t o arrivare al s a n g u e se a conciliarla n o n fosse interven u t o un m e d i a t o r e che aveva b u o n i titoli al rispetto sia dell'una che dell'altra. Dino P e r r o n e C o m p a g n i era m a r c h e s e ed ex-ufficiale di cavalleria: il che lo accreditava presso i n o bili che lo sentivano dei loro. Ma ai ciompi lo r e n d e v a simpatico l'essere stato d e g r a d a t o p e r debiti di giuoco e il suo m o d o di vivere da r o t t a m e fra bische e d o n n e . Così fu lui a e m e r g e r e e a diventare il capo di tutti, secondato da un certo T a m b u r i n i che si g u a d a g n a v a la vita c o m p i l a n d o biglietti da visita grazie al suo unico talento: la calligrafìa. La fusione avvenne ai p r i m i del ' 2 1 , sul sangue. Un anarchico lanciò u n a b o m b a in via T o r n a b u o n i p r o v o c a n d o d u e morti e u n a ventina di feriti. P e r r o n e C o m p a g n i assunse subito la direzione della rappresaglia in cui tutti si t r o v a r o n o uniti. Per d u e giorni la città echeggiò di spari. U n o studente fascista, G i o v a n n i B e r t a , che voleva r a g g i u n g e r e la sua s q u a d r a oltre l'Arno, fu a g g r e d i t o sul p o n t e dai socialisti c h e , d o p o averlo lanciato oltre la spalletta, gli recisero le m a n i a g g r a p p a t e a u n a sporgenza. Gli scontri si fecero ancora più fitti e sanguinosi. A Scandicci i socialisti drizzarono barricate che T a m b u r i n i e s p u g n ò lanciandovi c o n t r o i suoi camion. I rossi t e n t a r o n o la rivincita a Empoli, q u a n d o un motociclista traversò il paese u r l a n d o che i fascisti e r a n o in a r r i v o . Tutti c o r s e r o ai fucili, e q u a n d o s o p r a g g i u n s e r o i d u e convogli li p r e s e r o sotto il loro fuoco incrociato. U n o , carico di morti e di feriti, riuscì a proseguire. L'altro fu bloccato dalla folla inferocita che ne linciò selvaggiamente i pas90
seggeri. Solo a massacro ultimato, si r e s e r o c o n t o che n o n di fascisti si trattava, ma di poveri m a r i n a i in trasferta da Liv o r n o . I fascisti accorsero subito d o p o , da Firenze, p e r infliggere il castigo, che fu d u r o . E da allora le spedizioni p u nitive in tutta la Toscana n o n si c o n t a r o n o più a n c h e p e r c h é queste consentivano ai vari ras di mettersi in luce e di rinsald a r e il p r o p r i o p r i m a t o . Q u e l l o d i C a r r a r a , R e n a t o Ricci, c h e s e m b r a v a u n brig a n t e albanese p e r via del l u n g h i s s i m o fez a p p u n t i t o sulla testa, aveva acquistato g r a n prestigio p e r l'energia con cui aveva d o m a t o gli anarchici che in quella città avevano la loro roccaforte. Ma n o n riusciva ad aver r a g i o n e di Sarzana, d o v e i fascisti n o n osavano n e m m e n o e n t r a r e . Ci si p r o v ò lui di p e r s o n a . Ma d o p o aver lasciato p e r strada morti e feriti, salvò la pelle solo grazie a l l ' i n t e r v e n t o dei c a r a b i n i e r i c h e lo r i n c h i u s e r o in p r i g i o n e . La s q u a d r e si m o s s e r o da tutta la Toscana p e r liberarlo, e fu u n a delle p r o v e generali di mobilitazione su g r a n d e scala. Stavolta p e r ò i carabinieri, che di solito ai fascisti lasciavano m a n o libera, s p a r a r o n o . I fascisti, che n o n se l'aspettavano, si dispersero p e r i campi, e i contadini ne fecero scempio. Il conto fu saldato da u n a ventina di morti e u n a trentina di feriti. Ma n a t u r a l m e n t e si trattava di un saldo provvisorio p e r c h é subito d o p o i fascisti vollero la rivalsa, e a n d a r o n o a cercarsela s o p r a t t u t t o nelle c a m p a g n e fra Arezzo e Grosseto, le z o n e p i ù r u r a l i e p i ù rosse della Toscana. Ne andava di mezzo anche gente che n o n aveva nulla a che fare con questi «opposti estremismi», e Roccastrada a n d ò add i r i t t u r a devastata. P e r r o n e C o m p a g n i organizzava queste i m p r e s e a n c h e p e r d a r e m o d o ai D u m i n i e ai Nenciolini di sfogarvi i loro uzzoli di violenza. L'unione fra i d u e Fasci restava p r e c a r i a e n o n fu mai c o m p l e t a m e n t e r a g g i u n t a . I ciompi si rifiutavano di fare la g u a r d i a bianca dei signori i quali fecero abbattere Pirro Nenciolini a revolverate. A questo s q u a d r i s m o diviso e rissoso faceva eccezione solo C r e m o n a p e r c h é il ras che vi d o m i n a v a lo aveva p r e s o sin 91
da p r i n c i p i o e c o n t i n u a v a a t e n e r l o s a l d a m e n t e in p u g n o . Roberto Farinacci era u n o dei pochissimi capi fascisti, forse l'unico, che n o n avesse m e r i t i combattentistici. D u r a n t e la g u e r r a , e r a rimasto a casa, o meglio in stazione p e r c h é e r a impiegato delle ferrovie, e come tale esentato dal richiamo. I suoi avversari infatti lo chiamavano «Tettoia», e d a p p r i n c i pio n o n lo avevano preso molto sul serio anche p e r c h é n o n amava mettersi in p r i m a fila, e nelle spedizioni punitive arrivava a cose fatte. In c o m p e n s o p e r ò era dotato di un senso politico, che sin dagl'inizi gli aveva p e r m e s s o d ' i n t r a v e d e r e a b b a s t a n z a c h i a r a m e n t e Io s v i l u p p o d e l fascismo. Subito aveva c o m p r e s o la necessità di appoggiarsi agli agrari, p a r t i c o l a r m e n t e forti in quella provincia, e di far leva sui loro mezzi p e r u n a soluzione rivoluzionaria. Fra i suoi squadristi n o n c'erano dissidenze: e r a n o tutti p e r lui, che n o n e r a affatto p e r Mussolini e p e r i suoi «compromessi». Nel '21 era stato eletto d e p u t a t o , ma siccome n o n aveva ancora i 25 anni prescritti dalla legge, alla C a m e r a n o n aveva avuto il tempo d'illustrarsi se n o n p e r un gesto teatrale che si era ritorto c o n t r o di lui. Affrontato f o n . Misiano, socialista ex-disertore, gli aveva ingiunto di consegnargli la pistola, che poi aveva gettato sul tavolo del C a p o del G o v e r n o , Giolitti, dicendogli: «Se la tenga». «Non posso p e r c h é n o n ho il p o r t o d'arme» aveva risposto p a c a t a m e n t e Giolitti. Rientrato a C r e m o n a , Farinacci aveva p r e s o in p u g n o la città nel più semplice e i n c r u e n t o dei m o d i : t e n e n d o in stato di p e r m a n e n t e occupazione le sedi della Provincia e del C o m u n e e c o m p o r t a n d o s i c o m e se ne fosse lui il titolare. Il Prefetto chiese a R o m a cosa doveva fare. «Applichi il codice» gli risposero dal Ministero. E siccome il codice n o n cont e m p l a v a un simile caso, il Prefetto lasciò fare. E r a il m o m e n t o in cui Balbo faceva le sue p r o v e generali di mobilitazione. Fra le camicie n e r e che si stavano c o n c e n t r a n d o c'er a n o a n c h e quelle di Farinacci, ma n o n c'era Farinacci che n o n amava quelle sagre e n o n voleva mescolarsi con gli altri. Egli era già in piena rotta con Mussolini p e r via del pat92
to di pacificazione, e n o n i n t e n d e v a piegarsi, ma n o n intendeva n e m m e n o confondersi coi Balbo, i G r a n d i e gli Arpinati forse p e r c h é ne p r e v e d e v a p r o s s i m a la sottomissione. Fin da allora egli aspirava a porsi c o m e alternativa di Mussolini, cioè c o m e capo della opposizione i n t e r n a , quale poi sarebbe rimasto fino alla Repubblica di Salò. N e l M e z z o g i o r n o lo s q u a d r i s m o fu tale soltanto in Puglia, zona agraria p e r eccellenza, e trovò subito un capo in u n g r a n d e f e u d a t a r i o locale, C a r a d o n n a . Q u a n d o Balbo s u o n ò i c o r n i d e l l ' a d u n a t a a R a v e n n a p e r far c a p i r e ai r o magnoli c h ' e r a inutile c o n t i n u a r e la lotta, ma a n c h e p e r amm o n i r e Mussolini c h ' e r a inutile fare la pace, tutti r i m a s e r o sconcertati dall'arrivo di un m a n i p o l o di u o m i n i a cavallo: e r a n o gli squadristi di C a r a d o n n a , che aveva d a t o la caccia ai socialisti delle M u r g e c o m e gl'inglesi d a n n o la caccia alla v o l p e . O g n u n o infatti nell'esercito fascista p o r t a v a la sua u n i f o r m e , o se ne i n v e n t a v a u n a . Ma tutti i n s i e m e e r a n o u n a t r u p p a a c c a m p a t a in t e r r a di conquista, e b e n decisi a t r a t t a r e l'Italia c o m e tale. L'operazione s o g n a t a da Giolitti di assorbire il fascismo e di t r i t u r a r l o nel giuoco p a r l a m e n tare si rivelava s e m p r e p i ù improbabile, e c o m u n q u e t r o p po al di sopra delle possibilità di un B o n o m i . Era stato l'episodio p i ù i n c r u e n t o , quello di C r e m o n a , a m e t t e r e in crisi il g o v e r n o e s p o n e n d o l o al ridicolo e d i m o s t r a n d o n e l'impotenza. L'ultima s p i n t a alla crisi la d e t t e il crack della B a n c a di Sconto. Q u e s t a Banca era dei fratelli P e r r o n e , i quali speravano di risolvere con essa, cioè col risparmio ch'essa riusciva a r a s t r e l l a r e dalle tasche d e i d e p o s i t a n t i , le gravi difficoltà in cui si dibatteva la loro a z i e n d a siderurgica «Ansaldo» che, d o p o gl'immensi profitti di g u e r r a , n o n riusciva a ridimensionare i p r o p r i impianti sulle più m o d e s t e esigenze di pace. I P e r r o n e , che già pochi a n n i p r i m a avevano tentato d ' i m p a d r o n i r s i a n c h e della Banca C o m m e r c i a l e , ci si rip r o v a r o n o , ma i n u t i l m e n t e . Si rivolsero alla Banca d'Italia 93
c h i e d e n d o l e d i c o n s o r z i a r e altri q u a t t r o Istituti p e r fare fronte ai creditori. Ma B o n o m i si rifiutò di far p a g a r e a tutti gl'italiani gli e r r o r i dei P e r r o n e , la Banca di Sconto dovette c h i u d e r e gli sportelli, molte aziende creditrici fallirono, e il panico dilagò insieme alla disoccupazione. L'episodio tuttavia n o n avrebbe sortito effetti decisivi se n o n si fosse innestato in u n a p i ù vasta crisi politica. La maggioranza liberale, su cui B o n o m i si reggeva, e che n o n aveva mai avuto organica consistenza, era vieppiù divisa. D u e suoi g r u p p i , quello di «Democrazia liberale» e quello di «Democrazia sociale» si fusero f o r m a n d o n e u n o solo che si chiamò « G r u p p o democratico» e che, forte di circa 150 d e p u t a t i , si p r o p o n e v a d i rovesciare B o n o m i p e r r i c o n d u r r e a l p o t e r e Giolitti; ma ebbe c o n t r o di sé tutta la costellazione dei g r u p pi che facevano c a p o agli altri tre notabili del liberalismo: O r l a n d o , Salandra e Nitti. In questa situazione, l'unico sicuro a p p o g g i o di B o n o m i e r a n o i p o p o l a r i di Sturzo. A n c h e costoro e r a n o divisi. C o m e nella d e m o c r a z i a cristiana di oggi, la cosiddetta «base», d o m i n a t a da Miglioli e dalle sue «leghe bianche», era c o m p l e t a m e n t e spostata a sinistra, vedeva nel fascismo il vero nemico da c o m b a t t e r e , e a n c h e p e r questo avrebbe voluto l'alleanza coi socialisti. Costoro p e r ò , fedeli alla loro vocazione del ghetto, vi si rifiutar o n o , d a n d o così b u o n e carte a Sturzo p e r c o n t i n u a r e la collaborazione col g o v e r n o centrista di B o n o m i , di cui o r m a i egli era l'arbitro. Nel gennaio del '22 il p a p a B e n e d e t t o XV morì, e p e r la p r i m a volta dalla breccia di Porta Pia il g o v e r n o p r e s e uffic i a l m e n t e p a r t e al lutto della Chiesa f a c e n d o e s p o r r e nei pubblici edifici le b a n d i e r e a mezz'asta e m a n d a n d o il Ministro della Giustizia, c h ' e r a un p o p o l a r e , a fare u n a visita di condoglianze in Vaticano. Il gesto suscitò le ire dei liberali, fedeli alla tradizione laica del Risorgimento, e divise vieppiù la precaria maggioranza di B o n o m i . Il n u o v o Pontefice, che assunse il n o m e di Pio X I , e r a il Cardinale Ratti: un lombardo che, già conservatore p e r formazione familiare e di am94
biente, lo era diventato ancora di più d o p o l'esperienza fatta come N u n z i o in Polonia, dove aveva visto all'opera il bolscevismo e ne aveva contratto l'orrore. C o m e Arcivescovo di Milano si e r a g u a d a g n a t a la simpatia dei fascisti facendone b e n e d i r e in chiesa i gagliardetti. E a p p e n a eletto, p e r la prima volta dal 1870, spalancò il balcone su piazza San Pietro p e r i m p a r t i r e la benedizione Urbi et Orbi. In questa situazione, n a t u r a l m e n t e , lo s q u a d r i s m o guazzava. Sebbene seguitasse ad agitare lo spauracchio della rivoluzione rossa, questa e r a già stata debellata, o meglio si era auto-debellata. Indebolito dalla secessione comunista, il partito socialista si era p r a t i c a m e n t e dissolto in tre tronconi in g u e r r a tra loro su t u t t o . A d e s t r a la frazione di Turati e dei riformisti che v o l e v a n o la collaborazione coi liberali e coi p o p o l a r i p e r un governo che arginasse la violenza squadrista. A sinistra, un g r u p p o che chiedeva la sottomissione del partito alla «Terza Internazionale» di L e n i n , cioè la sua trasformazione in un partito c o m u n i s t a di o b b e d i e n z a m o scovita. Al centro, i massimalisti di Serrati che n o n volevano nessuna collaborazione con n e s s u n o , né coi popolari, né coi liberali, né coi comunisti, b e n decisi a «restare se stessi», cioè a consumarsi nella loro solitaria impotenza. E r a n o stati questi ultimi a vincere il congresso di Milano. Ma la stavano pag a n d o cara. Le g r a n d i confederazioni sindacali - C G L , U S I e U I L - s e m p r e più si distaccavano da loro, e nel febbraio (del '22) si u n i r o n o in u n a «Alleanza del Lavoro» r o m p e n d o i ponti col partito. Q u e s t o p a n o r a m a suggerisce l'impressione che b e n p o chi si r e n d e s s e r o conto della i m m i n e n z a e gravità del pericolo fascista. Gli stessi socialisti, che p u r e ne s u b i v a n o p i ù d i r e t t a m e n t e le c o n s e g u e n z e , n o n r i u s c i v a n o a s u p e r a r e , p e r farvi fronte, le p r o p r i e divisioni e allergie. E q u a n t o ai liberali e ai popolari, sembrava che gli u n i e gli altri avessero più a c u o r e le vecchie d i s p u t e sulla scuola laica e sui rituali risorgimentali che n o n la difesa della democrazia. Infatti fu p r o p r i o p e r reazione all'arrendevolezza di B o n o m i 95
ai popolari e ai suoi atti di o m a g g i o alla Chiesa, che il G r u p po D e m o c r a t i c o si ritirò d a l g o v e r n o m e t t e n d o l o in crisi. Era la fine di febbraio del '22, n o n m a n c a v a n o che dieci m e si alla Marcia su Roma. Era u n a classica «crisi al buio» p e r c h é n e s s u n o aveva in tasca la ricetta p e r risolverla, o meglio o g n u n o aveva la sua, inconciliabile con quella degli altri. I giolittiani, com'è logico, rivolevano Giolitti, c o n t r o cui p e r ò si s c h i e r a v a n o n o n soltanto i popolari di Sturzo che nutriva p e r lui la più insanabile a n t i p a t i a , e n a t u r a l m e n t e i socialisti fedeli alla l o r o divisa «contro tutti»; ma a n c h e gli altri g r u p p i liberali che facevano capo a O r l a n d o , Salandra e Nitti. Solo alcuni di essi, c o m e A m e n d o l a e Frassati, v e d e v a n o con chiarezza la necessità di u n a coalizione c h e si p r o p o n e s s e c o m e c o m p i t o p r i m a r i o la lotta al fascismo, e perciò chiesero che la C a m e ra p e r intanto si pronunciasse p e r un drastico rafforzamento dell'ordine pubblico contro tutte le violenze. Ma Mussolini scompigliò subito le c a r t e del giuoco f a c e n d o v o t a r e la m o z i o n e dai suoi 45 d e p u t a t i e anzi a s s u m e n d o n e il p a t r o n a t o c o m e se delle violenze egli fosse n o n il r e s p o n s a b i l e , ma la vittima. Fu la p i ù l u n g a crisi della storia p a r l a m e n t a r e italiana p r o p r i o nel m o m e n t o in cui più urgeva un g o v e r n o che governasse. In seguito Sturzo n e g ò di aver o p p o s t o un veto a Giolitti, e forse f o r m a l m e n t e è v e r o n e l senso che lo lasciò p r o n u n c i a r e dal partito. Ma i giolittiani, se n o n e r a n o abbastanza forti p e r fare da soli un Ministero, lo e r a n o tuttavia q u a n t o bastava p e r i m p e d i r e che lo facessero altri. E inutile qui r i d i p a n a r e la complicata matassa dei giuochi, dei d o p p i g i u o c h i , delle e s t e n u a n t i trattative c h e si p r o t r a s s e r o p e r settimane. Quella che infine fu trovata era la solita soluzione di c o m p r o m e s s o : n o n p o t e n d o Giolitti, i giolittiani riuscirono a p o r t a r e al g o v e r n o u n o dei suoi «ascari» p i ù fedeli, ma a n c h e dei più sbiaditi: Luigi Facta. Facta e r a un bravo avvocato di provincia p i e m o n t e s e con t u t t e le virtù, ma a n c h e con tutti i limiti del suo a m b i e n t e : 96
un u o m o p r o b o e integro, che d o p o t r e n t a n n i di vita parlam e n t a r e n e aveva o r m a i u n a c e r t a e s p e r i e n z a , aveva ricop e r t o con o n o r e alcune cariche ministeriali, n o n aveva altra ambizione che quella di servire fedelmente il suo C a p o , né altre idee che quelle di lui. Tutto gli si poteva c h i e d e r e fuorché risolutezza e immaginazione, cioè p r o p r i o le qualità che più u r g e v a n o . Ma forse fu p r o p r i o p e r questo che i popolari decisero di a p p o g g i a r l o : s p e r a v a n o di tenerlo prigioniero c o m e avevano fatto con B o n o m i . Mussolini aveva seguito la v i c e n d a con c o m p r e n s i b i l e a n sietà. La crisi di g o v e r n o a n d a v a t u t t a a suo v a n t a g g i o in q u a n t o rivelava l'inefficienza del P a r l a m e n t o e la d e c o m p o sizione dei partiti tradizionali. Ma p o t e v a a n c h e risolversi col r i t o r n o al p o t e r e di Giolitti, l'unico u o m o che egli seguitava a t e m e r e . La n o m i n a di Facta, a n c h e se la criticò, n o n gli dispiacque di certo. Egli n o n aveva ormai alcun dubbio sulla strada da seguire, a n c h e se n o n era di suo gusto. E r a n o stati gli agrari a ingrossare di u o m i n i le fila del fascismo, e o r a e r a n o gl'industriali che ne u n g e v a n o le r u o t e . Su questi finanziamenti si è m o l t o r o m a n z a t o fino a p a r l a r e di «pioggia d'oro». N o n è così. S e c o n d o gli accertamenti di De Felice, i regolari contrib u t i d e l l ' i n d u s t r i a al fascismo c o m i n c i a r o n o tra la fine del '21 e gl'inizi del '22, e n o n s u p e r a r o n o mai le 200.000 lire al mese che, a n c h e nella valuta di quei tempi, e r a n o u n a cifra piuttosto m o d e s t a . Ma questa veniva versata alla d i r e z i o n e del partito. E questo era il fatto n u o v o . Sin allora i contributi e r a n o stati quelli, ancora più modesti, versati dagli agrari, ma d i r e t t a m e n t e ai ras provinciali che a n c h e da questo traev a n o la l o r o riottosa forza. Gl'industriali d a v a n o invece al partito che così poteva cominciare a rafforzare le sue strutt u r e centrali. , Q u e s t a conversione del g r a n d e capitalismo u r b a n o al fin a n z i a m e n t o del fascismo era il frutto della n u o v a posizione 97
assunta da Mussolini in favore dell'iniziativa privata e cont r o lo statalismo. Egli aveva o r m a i accettato la sua p a r t e di d i f e n s o r e della b o r g h e s i a , e p e r a d e g u a r v i s i n o n esitò a r o m p e r e di n u o v o con D'Annunzio. Dopo la schiarita della visita a G a r d o n e , che nell'aprile del '21 gli era tanto servita a bloccare la dissidenza dello squadrismo d a n n u n z i a n o , i suoi r a p p o r t i col Poeta si e r a n o nuovam e n t e deteriorati. P u r senza rinunziare alla sua parte di oracolo al di sopra della mischia, D'Annunzio n o n risparmiava strali al fascismo, che definiva u n o «schiavismo agrario». Tanto che alcuni dirigenti della Confederazione del Lavoro, Baidesi e D'Aragona, p e n s a r o n o di servirsi di lui come dell'antiMussolini. N o n è stato mai del tutto chiarito come si sviluppò questa trama. Essa ebbe p e r i n t e r m e d i a r i De Ambris e Giulietti, il capo della Federazione dei Lavoratori del Mare, ent r a m b i fiumani. Ma c ' e n t r ò a n c h e Nitti, d i m e n t i c o del «cagoia» che D'Annunzio gli aveva a p p i o p p a t o . Prima Baldesi, poi D'Aragona a n d a r o n o a G a r d o n e , vi furono benissimo accolti, ma probabilmente ricevettero la stessa risposta che avev a n o ricevuto G r a n d i e Balbo. Al Poeta piaceva moltissimo venire sollecitato c o m e il g r a n d e a r b i t r o e règolo della vita italiana; m a , p u r i n c o r a g g i a n d o tutte le s p e r a n z e , i m p e g n i n o n ne p r e n d e v a con nessuno. C o m u n q u e , la m a n o v r a a largo raggio di cui si parlò, che avrebbe dovuto c o n d u r r e , sotto il p a t r o n a t o del C o m a n d a n t e , a u n a coalizione fra Nitti, i popolari e i socialisti, n o n ebbe il t e m p o di svilupparsi. Facta aveva d i r a m a t o ai Prefetti e ai Questori l'ordine p e r e n t o r i o d ' i m p e d i r e le violenze fasciste. Ma la m a g g i o r a n z a d e i Prefetti e dei Q u e s t o r i n o n a v e v a n o n e s s u n a voglia di obbedire; e i pochi che ne avevano voglia - c o m e il Prefetto Mori di Bologna, il p i ù risoluto e coraggioso di tutti - n o n ne a v e v a n o i mezzi. Così il m a n g a n e l l o i m p e r v e r s a v a e il s a n g u e correva. Farinacci teneva C r e m o n a nel t e r r o r e . Balbo aveva fatto della Padania u n a piazza d ' a r m i p e r le esercitazioni delle sue camicie n e r e . Da Bologna le s q u a d r e di Arp i n a t i e Bonaccorsi t e n e v a n o le c a m p a g n e n e l l ' i n c u b o dei 98
loro raids. N o n c'era giorno senza morti. E n o n c'era m o r t e che n o n venisse ripagata con altre morti. Q u e s t o «sterminismo» era la croce n o n soltanto di Facta, ma a n c h e di Mussolini, che ne vedeva c o m p r o m e s s a la sua m a s c h e r a di rispettabilità b o r g h e s e . Egli cercava di richiam a r e i riottosi dalle colonne del suo giornale: «Quell'alone di simpatia che ci seguì nel 1921 si è attenuato» ammoniva. Ma, d o p o la lezione subita al t e m p o del patto di pacificazion e , n o n osava p r e n d e r e r i s o l u t a m e n t e d i p e t t o l e s q u a d r e scatenate. N o n e r a a n c o r a «il Duce»; e il p a r t i t o , t u t t o r a in e m b r i o n e , n o n gli p e r m e t t e v a di m e t t e r e la m o r d a c c h i a ai ras e alle loro s q u a d r e . Ma capiva che se quell'anarchia fosse continuata, il fascismo si sarebbe i r r e p a r a b i l m e n t e squalificato agli occhi della pubblica opinione. C o m e al solito, furono i socialisti a riaccreditarlo. Alla fine di maggio, u n a frazione della fazione riformista, capeggiata dal d e p u t a t o Zirardini, approvò un ordine del giorno che invitava il partito a uscire dal suo isolamento e a collaborare con un governo che s'impegnasse a u n a lotta risoluta contro il fascismo. Questo invito era vigorosamente avallato dalle organizzazioni sindacali, dissanguate dalle diserzioni dei lavoratori che un p o ' sotto la minaccia del m a n g a n e l l o , un p o ' p e r c h é avevano perso ogni fiducia nei loro dirigenti di partito, accorrevano sempre più numerosi nei sindacati fascisti. Ma Serrati e i suoi compagni di direzione respinsero l'appello. Le violenze fasciste r a d d o p p i a r o n o . A C r e m o n a Farinacci fece incendiare la casa di Miglioli e d i s t r u g g e r e tutte le sedi delle «leghe bianche». Facta, accusato di debolezza e fin a n c o di connivenza, fu battuto e rassegnò le dimissioni, in fondo c o n t e n t o di trarsi da quelle peste e di t o r n a r s e n e al suo studio d'avvocato in P i e m o n t e : riconosceva che le cose e r a n o più g r a n d i di lui e sperava di lasciare il mestolo a Giolitti, l'unico in g r a d o di a p p i a n a r l e . Stavolta T u r a t i , incitato da A n n a Kuliscioff, t r o v ò il coraggio di ribellarsi alla inerzia del partito, si dichiarò disposto a collaborare con il governo, e con e n o r m e scandalo dei 99
c o m p a g n i «si prostituì a salire le scale del Quirinale», cioè a conferire col Re sulla p e r s o n a a cui affidare il m a n d a t o . Nat u r a l m e n t e egli pensava a Giolitti, che n o n aveva mai smesso di p e n s a r e a lui. E Mussolini t r e m ò . A n c h e dimezzati, i socialisti al governo insieme a Giolitti e ai popolari significav a n o l'isolamento del fascismo. I n g i u n s e a Farinacci di ric h i a m a r e all'ordine le s q u a d r e c r e m o n e s i , ma n o n riuscì a i m p e d i r e la g r a n d e mobilitazione che Balbo aveva i n d e t t o in R o m a g n a dove si stavano c o n c e n t r a n d o 60.000 fascisti. Ma Giolitti declinò l'invito, anzi n o n si mosse n e m m e n o da Vichy dove in quel m o m e n t o si trovava. N o n aveva nessuna intenzione, scrisse in u n a lettera a Malagodi, di capeggiare «un ibrido connubio social-popolare» che avrebbe solo condotto l'Italia alla g u e r r a civile. I motivi di quel rifiuto n o n sono mai stati del tutto chiariti. La g u e r r a civile c'era già, e solo un accordo fra socialisti e popolari poteva d a r e a un gov e r n o la forza p e r sedarla. Ma p e r questo forse Giolitti p e n sava che occorrevano tutti i socialisti, e n o n u n a frazione. E a n c h e possibile che in lui covasse il r a n c o r e verso Sturzo p e r via del veto che gli aveva posto pochi mesi p r i m a . Ma l'ipotesi che più somiglia al p e r s o n a g g i o è ch'egli considerasse ormai impossibile un governo che n o n facesse posto ai fascisti. O r l a n d o , i n t e r p e l l a t o p e r p r i m o , n o n riuscì a f o r m a r e u n a m a g g i o r a n z a di c e n t r o - d e s t r a . Si p r o v ò B o n o m i a form a r n e u n a d i c e n t r o - s i n i s t r a , m a T u r a t i n o n gli d e t t e i n t e m p o la garanzia della sua collaborazione. F u r o n o chiamati, ma inutilmente, M e d a e De Nava. T e n t ò di n u o v o Orland o , ma senza successo. Il 30 luglio il Re m a n d ò a richiamare Facta e con le lacrime agli occhi, lo scongiurò di f o r m a r e un n u o v o g o v e r n o . Facta vi si dispose senza e n t u s i a s m o , forse convinto di n o n riuscire. Invece lo accettarono, ma p e r stanchezza e p e r c h é frattanto era successo qualcosa che aveva fin a l m e n t e a p e r t o gli occhi a tutti, anche ai socialisti. A Balbo, c h e stava facendo le sue m a r c e e c o n t r o m a r c e p e r la Padania, e r a giunto un t e l e g r a m m a in cui il ras di Ravenna, Ettore Muti, lo scongiurava di accorrere p e r c h é , d o 100
po un d u r o s c o n t r o a fuoco coi sovversivi, questi si e r a n o i m p a d r o n i t i della città. Balbo marciò su R a v e n n a alla testa delle sue s q u a d r e , d o p o avervi fatto affiggere dei manifesti con cui invitava i «sovversivi» ad a b b a n d o n a r l a , mise a sacco la Casa del Popolo repubblicana e diede alle fiamme la sede delle cooperative socialiste. Di fronte a questa n u o v a provocazione l'Alleanza del Lavoro indisse lo sciopero generale p e r il 1° agosto. Sturzo definì quella decisione, nel m o m e n t o in cui Facta cercava fatic o s a m e n t e di costituire il suo s e c o n d o g o v e r n o e l ' o r d i n e pubblico e r a nelle m a n i di Q u e s t o r i e Prefetti di cui n o n ci si poteva fidare, « m o r a l m e n t e un delitto, politicamente un e r r o r e » . E aveva r a g i o n e . Lo sciopero g e n e r a l e e r a la cosa che più atterriva i ceti m e d i italiani, e sembrava fatto a p p o sta p e r riaccreditare ai loro occhi il fascismo. Mussolini infatti n o n si lasciò s c a p p a r e l'occasione. Egli mobilitò i fascisti d i c h i a r a n d o che se lo Stato n o n fosse stato in g r a d o di far f u n z i o n a r e i pubblici servizi, ci a v r e b b e r o pensato loro a m a n d a r l i avanti. Forse n o n ce ne sarebbe stat o n e m m e n o b i s o g n o p e r c h é allo s c i o p e r o a d e r i r o n o solo alcune categorie di lavoratori, e p e r m e t à a n c h e quelle. Ma ai fascisti n o n p a r v e v e r o m o s t r a r e alla cittadinanza ch'essi e r a n o in g r a d o di assolvere quei servizi m o b i l i t a n d o i p r o p r i tecnici e m e t t e n d o l i alla guida dei convogli. Nell'assenza dello Stato, essi ne assumevano le funzioni. Il 3 agosto l'Alleanza e r a c o s t r e t t a a p r o c l a m a r e la fine dello sciopero r i c o n o s c e n d o n e il fallimento («E stato la n o stra Caporetto» scrisse m e s t a m e n t e La giustizia). E le squad r e , riabilitate agli occhi della pubblica o p i n i o n e da quella p r o v a di forza, p a s s a r o n o alla controffensiva r o v e s c i a n d o con la violenza le amministrazioni socialiste nelle città in cui a n c o r a resistevano. Esse riuscirono a c o n s e r v a r e solo Torino e P a r m a , d o v e ci fu u n a v e r a e p r o p r i a battaglia fra le s q u a d r e di Balbo e gli o p e r a i trincerati n e l l ' O l t r e t o r r e n t e . Stavolta Mussolini n o n cercò di trattenere le s q u a d r e , anzi ne vantò le gesta. «In q u a r a n t o t t ' o r e di violenza sistemati101
ca - sciisse - abbiamo o t t e n u t o quello che n o n a v r e m m o ott e n u t o in q u a r a n t o t t ' a n n i di prediche.» Col fiuto che lo distingueva aveva capito che o r m a i la pubblica opinione vedeva nel fascismo, e n o n nello Stato, l'unica forza in g r a d o di «far a n d a r e avanti le cose» e n o n era più disposta a sottilizzare sui metodi: lo sciopero generale le aveva fatto paventare il caos. E la reazione era questa: che l'ufficio tesseramento era s e m p r e più affollato di gente che chiedeva l'iscrizione. Q u e s t o p e r ò n o n significa che Mussolini avesse o r m a i la partita in p u g n o , avesse scelto la strada da battere, e su questa avanzasse col suo p a r t i t o c o m p a t t o , senza p i ù esitazioni sulla tattica da seguire. Per il m o m e n t o , egli e r a sicuro solo di d u e cose: che «la Storia a n d a v a a destra», c o m e aveva scritto a chiare lettere sul suo giornale d a n d o un definitivo a d d i o ai suoi ricordi e alle sue nostalgie di c a p o p o p o l o rivoluzionario, cioè r i n n e g a n d o le pregiudiziali ideologiche da cui e r a n o partiti i fondatori del p r i m o Fascio di piazza S. Sepolcro; e che l'avvenire del fascismo era di diventare la forza e g e m o n e e t r a e n t e di tutta la borghesia conservatrice p e r il m o m e n t o sparpagliata fra nazionalisti, liberali salandrini e a n c h e popolari dell'ala destra. Q u e s t e e r a n o le forze ch'egli d o v e v a c o a g u l a r e , ma sul m o d o di farlo era tutt'altro che sicuro anche p e r c h é n o n sapeva fino a che p u n t o i suoi lo avrebbero secondato. Q u a n do aveva inneggiato alla violenza delle s q u a d r e , lo aveva fatto p e r r i p r e n d e r l e in m a n o . Ma in realtà quella violenza si e r a scatenata al di fuori di lui, e in molti casi, c o m e a C r e m o n a , in p o l e m i c a c o n lui c h e ne v e d e v a i d e l e t e r i effetti sulla pubblica opinione m o d e r a t a di cui considerava necessario l'appoggio. Lo sciopero generale aveva salvato il fascismo facendogli r i g u a d a g n a r e tutti i favori che la d a n z a selvaggia d e l m a n g a n e l l o gli a v e v a n o a l i e n a t o . Ma o r a bisognava i m p e d i r e che la d a n z a ricominciasse. Bisognava «legalizzare» il m a n g a n e l l o , cioè m e t t e r l o d e f i n i t i v a m e n t e al servizio dell'ordine costituito, anzi farlo a p p a r i r e come l'elem e n t o necessario a ricostituire l'ordine. 102
S o p r a t t u t t o a q u e s t o c o m p i t o Mussolini si d e d i c ò , lasciando quasi i n t e r a m e n t e a Michele Bianchi, l u o g o t e n e n t e sicuro e b u o n organizzatore, l'attività di partito, e al fratello A r n a l d o la direzione effettiva del giornale. Egli stava o r a la maggior p a r t e del t e m p o a Roma, dove aveva p r e s o in affitto un m o d e s t o a p p a r t a m e n t o in via Rasella. Fece a n c h e , p e r a g g i o r n a r s i sulla situazione i n t e r n a z i o n a l e , u n viaggio i n G e r m a n i a , dove ebbe colloqui con S t r e s e m a n n e con Rathen a u . Ma quella italiana voleva sorvegliarla dalla capitale, sic u r o c o m ' e r a che il r e g i m e fosse o r m a i alla vigilia della bancarotta e q u i n d i che n o n ci fosse che da aspettare e cogliere il m o m e n t o o p p o r t u n o p e r seppellirlo. Sui giuochi che svolse dietro le quinte ci sono più s u p p o sizioni che d o c u m e n t i . E certo ch'egli tentò un'accostata alla M o n a r c h i a , ma p e r via indiretta, attraverso C o r r a d i n i che, c o m e capo dei nazionalisti, era n a t u r a l m e n t e p e r s o n a molto grata a Corte, e il Duca d'Aosta. N o n s a p p i a m o se Mussolini scelse questo interlocutore p e r c h é ignorava q u a n t o il Re diffidasse di lui, o p e r c h é lo sapeva. S e m b r a in ogni caso accertato che il Duca si m o s t r ò disposto ad a s s u m e r e la Reggenza e ad a p r i r e le p o r t e del p o t e r e al fascismo nel caso in cui il Re avesse cercato di sbarrargliele. E n o n è impossibile che Vittorio E m a n u e l e ne abbia s a p u t o qualcosa p e r c h é il timore di essere sbalzato dal t r o n o dal cugino alleato dei fascisti n o n smise mai di ossessionarlo e pesò molto sulle successive decisioni. Altre accostate Mussolini le tentò con Sturzo, con cui ebbe un colloquio, ma senza risultati, e con Nitti. Ma c'è da d u b i t a r e ch'egli volesse c o n d u r l e a c o n c l u s i o n e . E p i ù p r o b a b i l e c h e egli volesse far b a l e n a r e a questi u o m i n i la possibilità di un accordo con lui p e r r e n d e r l i a n c o r a più intransigenti nei confronti di Giolitti. A Milano t o r n ò verso la metà di agosto, cioè d o p o il fallim e n t o dello s c i o p e r o che r e n d e v a o r m a i s u p e r f l u e t u t t e queste t r a m e . La battaglia nelle piazze e r a vinta, e o r m a i era chiaro che il r e g i m e n o n era più in g r a d o di t e n e r testa alle s q u a d r e trionfanti.
CAPITOLO QUARTO
«O ROMA, O MORTE!»
«Roma, alma R o m a , ti d a r a i tu a un beccaio?» aveva esclam a t o D ' A n n u n z i o . All'idea che Mussolini fosse davvero sul p u n t o d ' i m p a d r o n i r s e n e , il Poeta a b b a n d o n ò il suo attegg i a m e n t o di oracolo e scese in lizza. Egli m a n d ò a Napoli il suo segretario A n t o n g i n i con un messaggio p e r Nitti in cui lo invitava a un i n c o n t r o di pacificazione e collaborazione. Nitti accettò, ma a c o n d i z i o n e c h e vi p a r t e c i p a s s e a n c h e Mussolini, a n c h e lui ormai p e n s a n d o , c o m e Giolitti, che l'unico m o d o di combattere il fascismo fosse di p o r t a r l o a condividere le responsabilità del p o t e r e . N o n si sa con q u a n t o entusiasmo, D'Annunzio accettò, e l ' a p p u n t a m e n t o fu fissato al 19 agosto nella villa - p a r e - del b a r o n e Avezzana in Toscana. Ma il 14 giunse a Nitti un t e l e g r a m m a dal Vittoriale in cui si a n n u n z i a v a che il Poeta era c a d u t o dalla finestra e versava in gravi condizioni. L a c o i n c i d e n z a e r a t r o p p o vistosa p e r n o n d a r l u o g o a sospetti. N a t u r a l m e n t e si p a r l ò di un attentato fascista, ma ne m a n c a qualsiasi prova. Forse il segreto di quell'incidente sta in u n a delle t a n t e lettere del Poeta alla pianista Baccarà che gli teneva compagnia, e che n o n ha mai voluto darle in pasto al pubblico n e m m e n o q u a n d o , vecchia e malata, cadde in miseria. C r e d i a m o tuttavia di p o t e r escludere che l'episodio avesse risvolti politici. Fortuito o provocato, tutto lascia c r e d e r e che si trattò p r o p r i o solo di un incidente, e cred i a m o di p o t e r a g g i u n g e r e che n o n modificò il corso della Storia. L'incontro n o n avrebbe p r o d o t t o nulla: a farlo fallire avrebbe p r o v v e d u t o Mussolini, o r m a i deciso a fare da sé. P r o p r i o in q u e i g i o r n i di f e r r a g o s t o si r i u n ì a Milano il 104
C o m i t a t o C e n t r a l e del p a r t i t o fascista, che affrontò il p r o b l e m a di f o n d o : c o n q u i s t a del p o t e r e p e r via legalitaria o p e r via rivoluzionaria? Per la via legalitaria si p r o n u n c i ò ris o l u t a m e n t e G r a n d i , il cui p e n s i e r o politico aveva subito u n a r a p i d a e radicale evoluzione: disgustato dalle violenze degli squadristi, dai quali si e r a t e n u t o piuttosto a p p a r t a t o , egli temeva che, c o n q u i s t a n d o il p o t e r e con la forza, il fascismo sarebbe rimasto loro prigioniero. Per la soluzione rivoluzionaria furono invece Bianchi, Balbo e Farinacci. Mussolini n o n si p r o n u n c i ò . Si limitò a fare u n a diagnosi della situazione c h e d i m o s t r a il suo r e a l i s m o e t e m p i s m o . N o n si p o t e v a , disse, lasciar p a s s a r e un altro i n v e r n o che a v r e b b e p o t u t o r i m e s c o l a r e t u t t e le c a r t e del g i u o c o . Ciò n o n implica n e c e s s a r i a m e n t e c h e l a c o n q u i s t a d e l p o t e r e d e b b a farsi con u n a marcia di camicie n e r e su R o m a , ma a questa eventualità bisogna p r e p a r a r s i p e r c h é p o t r e b b e r e n dersi necessaria. Perciò fu deciso di unificare le organizzazioni militari sotto un c o m a n d o s u p r e m o di cui Balbo fu subito l'anima. Ma da molti indizi risulta che a questa soluzione Mussolini credeva p o c o : voleva s e m p l i c e m e n t e m e t t e r l a fra le c a r t e del suo giuoco c o m e a r m a di minaccia e di ricatto. Egli aveva ormai la precisa sensazione che nessuno dei possibili successori di Facta avrebbe accettato di f o r m a r e un g o v e r n o senza la p a r t e c i p a z i o n e d e i fascisti. N o n e r a d e l t u t t o sicuro di quale gli convenisse di più, ma e r a del tutto certo di quale gli convenisse di m e n o : Giolitti. «Se t o r n a al p o t e r e lui - disse a Rossi -, siamo fottuti. C o m e ha fatto s p a r a r e su D'Annunzio, farebbe s p a r a r e su di noi.» Anche la soluzione di un tripartito Nitti-Mussolini-D'Annunzio era ormai da scartare p e r c h é in esso la figura d o m i n a n t e s a r e b b e stato il Poeta, frattanto ristabilitosi dalle conseguenze dell'incidente. Poteva esserci u n a soluzione O r l a n d o , ma anche O r l a n d o contava d'imbarcarvi D'Annunzio. Poteva esserci la soluzione Salandra, ma Salandra significava lo sposalizio col più smaccato conservatorismo, m e n t r e Mussolini n o n voleva a n c o r a ri105
n u n z i a r e a qualche possibilità d'intesa con le sinistre, e p p o i r a p p r e s e n t a v a la sfida a Giolitti, c h e Mussolini p a v e n t a v a n o n soltanto c o m e alleato, ma a n c h e c o m e nemico. I n s o m m a , di tutte, la soluzione migliore era ancora Facta che, c o m e l u o g o t e n e n t e di Giolitti, ne godeva la protezione senza p o s s e d e r n e le capacità. De Felice sostiene c h e Facta aveva p i ù polso ed e r a m e n o succubo di Giolitti di q u a n t o in g e n e r e si c r e d a . P u ò darsi. C o m u n q u e , se Mussolini p u n t ò su di lui, fu di certo p e r c h é lo considerava n o n il più, ma il m e n o qualificato a fare fronte alla situazione. E i fatti d i m o s t r a r o n o che aveva visto giusto. Volendo riassumerlo all'ingrosso, il p a n o r a m a dei cosiddetti «schieramenti» si p r e s e n t a v a così. D o p o il fallimento dello sciopero generale, l'Alleanza del Lavoro che aveva cercato di r i u n i r e tutte le forze politiche e sindacali di sinistra, si era c o m p l e t a m e n t e disintegrata: lo dimostrava la crescita t u m u l t u o s a dei sindacati fascisti passati da 4 0 0 a 700 mila iscritti. D e n t r o il partito socialista, si era o r m a i alla vigilia della r o t t u r a - che si sarebbe c o n s u m a t a ai p r i m i di o t t o b r e fra i riformisti di Turati e i massimalisti di Serrati. Questi ultimi, a v e n d o accettato tutti i diktat della I n t e r n a z i o n a l e di Mosca, ne g o d e v a n o o r a l'appoggio ed e r a n o p r o n t i a fondersi coi comunisti c o m e a p p u n t o Mosca voleva. Ma a n c h e fra i comunisti c'era r o t t u r a . L'ala destra di Tasca e r a p r o n t a ad obbedire. Ma la sinistra n o n voleva s a p e r n e . Il suo capo, Bordiga, n o n faceva differenze fra Giolitti, Turati, Sturzo e Mussolini, e rifiutava la p a r t e c i p a z i o n e a q u a l u n q u e coalizione antifascista, anzi dichiarava: «Se i fascisti abbattessero la baracca p a r l a m e n t a r e , ne s a r e m m o lietissimi». Al centro e a destra n o n c'era più nulla, se n o n le clientele personali dei g r a n d i «notabili», fra i quali era o r m a i aperta la g a r a a l l ' a c c a p a r r a m e n t o dei favori di Mussolini. Gli unici decisi a resistergli e a c h i e d e r e u n a coalizione antifascista e r a n o il Ministro d e g l ' I n t e r n i Taddei, quello delle Colonie A m e n d o l a , quello della G u e r r a Soleri, e Cocco-Ortu, il cui g r u p p o d e m o c r a t i c o si e r a p e r ò dissolto. Al g r i d o di 106
«organizzarsi o morire», un g r u p p o di liberali tentò di organizzare un n u o v o partito che inventò a n c h e u n a camicia color kaki da c o n t r a p p o r r e a quelle n e r e . Esso t e n n e a Bolog n a un congresso dal quale risultò che la m a g g i o r a n z a era composta di conservatori d'ispirazione nazionalista o salandrina, c o m u n q u e filofascista, tanto che G r a n d i potè scrivere che c'era da stupirsi n o n avesse eletto Mussolini a suo presidente. Sulla strada del p o t e r e restava d u n q u e un solo ostacolo, il Re, che significava le Forze A r m a t e . In mezzo ad esse, le simpatie p e r il fascismo e r a n o forti, anzi c'erano dei G e n e rali c o m e De B o n o , Fara e C e c c h e r i n i c h e in esso a p e r t a m e n t e m i l i t a v a n o . Ma a n c h e i d u e p i ù prestigiosi artefici della vittoria, Diaz e T h a o n di Revel, n o n n a s c o n d e v a n o la loro p r o p e n s i o n e p e r Mussolini, che n o n p e r d e v a occasione p e r r i c o r d a r e a tutti che solo grazie al fascismo gli ufficiali p o t e v a n o p o r t a r e la divisa senza rischio di venire insultati e sputacchiati. Tuttavia nel suo insieme l'Esercito n o n e r a da «pronunciamento», e in ogni caso avrebbe obbedito agli ordini del Re. Questi si g u a r d a v a b e n e dallo scoprire le p r o p r i e intenzioni, forse a n c h e p e r c h é a n c o r a n o n n e aveva. U n g i o r n o aveva chiesto a Facta: «Ma q u e s t o Mussolini, c'è poi da fidarsene?» Lo aveva conosciuto d u r a n t e la g u e r r a , un giorno c h ' e r a a n d a t o a visitare l'ospedale da c a m p o in cui il cap o r a l e dei bersaglieri Mussolini e r a ricoverato p e r le ferite di u n a granata. E con la m e m o r i a che si ritrovava n o n c'è da meravigliarsi c h e si r i c o r d a s s e di lui, già a b b a s t a n z a n o t o p e r la sua azione interventista. Lo aveva rivisto u n a seconda volta da d e p u t a t o in u n a cerimonia ufficiale. Ma n o n aveva avuto con lui veri e p r o p r i r a p p o r t i , certo n o n i g n o r a v a le professioni di fede r e p u b b l i c a n a del p r i m o fascismo, e o r a forse si chiedeva q u a n t o si potesse c r e d e r e alla sua conversione monarchica. Secondo alcuni storici, a s m o n t a r e le sue diffidenze furono la Regina M a d r e Margherita e il Duca d'Aosta. Ma la co107
sa è poco credibile, anzi si p u ò senz'altro scartarla. Effettivam e n t e Margherita, più che filofascista, era fascista, ma sul figlio n o n poteva nulla n e m m e n o come m a d r e p e r c h é n o n lo e r a mai stata. Q u a n t o al Duca d'Aosta, se influì, fu p r o p r i o p e r le r a g i o n i o p p o s t e a quelle c h e si d i c o n o . P a r e ch'egli avesse r e a l m e n t e assolto la missione p r o p o s t a g l i da C o r r a dini p e r conto di Mussolini, e cercato di p e r s u a d e r e il Re ad affidarsi al fascismo. Ma se la missione e b b e b u o n esito fu p e r c h é il Re, il q u a l e d e t e s t a v a e diffidava d e l c u g i n o , sos p e t t ò subito c h e questi si p r e p a r a s s e a d e t r o n i z z a r l o con l'aiuto del fascismo. Q u e s t o timore pesò moltissimo sulla sua successiva condotta, e lo stesso Mussolini colse tutti i p r e t e sti p e r servirsene di ricatto moltiplicando gli atti d'omaggio al Duca d'Aosta e d i c h i a r a n d o p u b b l i c a m e n t e in un discorso a U d i n e : «La C o r o n a n o n è in giuoco p u r c h é n o n voglia, essa, m e t t e r s i in giuoco». N o n la M o n a r c h i a , ma la C o r o n a , che poteva a n c h e - egli sottintendeva - cambiare testa. C'era poi anche un altro ostacolo, sebbene m i n o r e : il solito D'Annunzio, che aveva ricominciato ad agitarsi, ma nelle solite c o n t r a d d i t t o r i e direzioni. Da u n a p a r t e dava spago ai sindacalisti rivoluzionari De Ambris e Giulietti ricevendo gli uomini della Confederazione Generale del Lavoro, Baldesi e D ' A r a g o n a . Dall'altra m a n t e n e v a i r a p p o r t i con O r l a n d o , ch'era anche a n d a t o a trovarlo a G a r d o n e , con Nitti, e ora si parlava perfino di un suo incontro con l'arcinemico Giolitti, «il macellaio di Fiume», in vista di u n a generale pacificazion e , che avrebbe dovuto tagliare la strada a Mussolini. Il 3 agosto il Poeta era a Milano p e r sue private ragioni. I fascisti v e n n e r o a p r e l e v a r l o quasi di forza in a l b e r g o , lo c o n d u s s e r o nel palazzo del C o m u n e p r o p r i o allora da essi conquistato a suon di manganelli, lo spinsero al balcone, lo costrinsero a p a r l a r e . Davanti a u n a folla acclamante, D'Ann u n z i o n o n e r a u o m o d a resistere, e p a r l ò . L e s u e p a r o l e f u r o n o in r e a l t à un invito alla p a c e , ma il l o r o significato n o n contava. Contava soltanto il fatto ch'egli parlava dall'alto d ' u n municipio occupato con la violenza. 108
Fu forse a n c h e p e r vendicarsi d e l l ' i n g a n n o in cui i fascisti lo a v e v a n o t r a t t o c h e , t o r n a t o a G a r d o n e , r i p r e s e c o n m a g g i o r lena a trescare c o n t r o di loro, e q u a n d o Facta gli p r o p o s e d i c a p e g g i a r e u n a gigantesca m a r c i a s u R o m a d i e x - c o m b a t t e n t i p e r celebrarvi il 4 n o v e m b r e , a n n i v e r s a r i o della vittoria, accettò. N e i d i s e g n i di Facta, la m a r c i a di D ' A n n u n z i o , c h e p o i s a r e b b e r i m a s t o nella capitale c o m e suo n u m e p r o t e t t o r e , avrebbe p r e v e n u t o e i m p e d i t o quella di Mussolini. Molte cose lasciano c r e d e r e che sia stato questo a p p u n t a m e n t o del 4 n o v e m b r e a precipitare le decisioni di Mussolini. Ma bisogna a n c h e subito a g g i u n g e r e che queste decisioni r i g u a r d a v a n o soltanto la data, p e r c h é la situazione le r e n deva c o m u n q u e inevitabili. Questa era ormai c o m p l e t a m e n te nelle m a n i dei fascisti che d o m i n a v a n o le piazze, disponevano delle amministrazioni locali, stavano raccogliendo nei loro sindacati masse s e m p r e più n u t r i t e di lavoratori, e p o tevano c o n t a r e sulla benevola neutralità, e in moltissimi casi s u l l ' a p e r t a complicità delle forze d e l l ' o r d i n e e della b u r o crazia. Il g r a n d e economista e sociologo P a r e t o , che aveva s e m p r e seguito con simpatia il fascismo, e di cui Mussolini si proclamava allievo, gli aveva m a n d a t o a dire: «O o r a o mai più». Ma Mussolini ne era conscio. Egli n o n poteva ulteriorm e n t e dilazionare u n a conquista del p o t e r e che i suoi u o m i ni sentivano o r m a i a p o r t a t a di m a n o e che le stesse condizioni finanziarie del partito i m p o n e v a n o . Da q u a n d o alle m o d e s t e sovvenzioni degli a g r a r i si erano a g g i u n t e quelle, m o l t o p i ù cospicue, degl'industriali, il fascismo poteva c o n t a r e su un gettito rilevante. Ma n e m m e no q u e s t o p o t e v a s o p p e r i r e ai bisogni della Milizia in cui e r a n o state i n q u a d r a t e , p e r meglio controllarle, le s q u a d r e . Il c o m a n d o generale e r a stato affidato a Balbo e De Vecchi, cui p o i si e r a a g g i u n t o , in qualità di «tecnico», De B o n o . Questi era un G e n e r a l e dell'Esercito, che sino a pochi mesi p r i m a aveva simpatizzato più con l'antifascismo che col fascismo, e aveva a n c h e collaborato c o m e e s p e r t o militare al 109
Mondo di A m e n d o l a . Poi, p e r r e c u p e r a r e il r i t a r d o , aveva dato tali segni di zelo fascista che Soleri lo aveva messo fuori q u a d r o . Q u a n d o fu deciso di affiancare a Balbo e a De Vecchi un G e n e r a l e vero, i p r i m i candidati alla n o m i n a fur o n o Gandolfo e Capello. Ma Gandolfo e r a malato, e contro Capello militavano molte cose: l'ombra di Caporetto, la sua affiliazione alla massoneria, la fama di G e n e r a l e da p r o n u n c i a m e n t o , e s o p r a t t u t t o il fatto ch'egli e r a inviso a Diaz e a Badoglio, di cui conveniva conservare i favori. Ecco p e r c h é la scelta c a d d e su De Bono. Nella Milizia, Mussolini n o n aveva m o l t a fiducia, ma la riteneva necessaria p e r controllare le indocili s q u a d r e , e ora d o v e v a m a n t e n e r l a e a s s e g n a r l e un c o m p i t o , il q u a l e n o n poteva essere altro che la conquista dello Stato. «Se in Italia ci fosse un g o v e r n o d e g n o di questo n o m e - disse u n a volta a C e s a r e Rossi -, oggi stesso d o v r e b b e m a n d a r e q u i i suoi carabinieri a scioglierci e ad o c c u p a r e le nostre sedi. N o n è concepibile un'organizzazione a r m a t a con tanto di q u a d r i e di r e g o l a m e n t o in u n o Stato c h e ha il suo esercito e la sua polizia. Soltanto che in Italia lo Stato n o n c'è. E inutile, d o b b i a m o p e r forza a n d a r e al p o t e r e noi. A l t r i m e n t i la storia d'Italia diventa u n a pochade.» Q u a n t o precaria tuttavia fosse questa organizzazione militare lo d i m o s t r a il fatto c h e g r a n p a r t e delle azioni squadriste seguitavano a svolgersi al di fuori e all'insaputa di essa. A fine s e t t e m b r e u n o dei più turbolenti ras locali, Giunta, p r o p o s e a Mussolini u n ' a z i o n e in g r a n d e a T r e n t o e a Bolzano, dove il fascismo stentava ad affermarsi. Mussolini gliene dette l'assenso forse p e r c h é pensava che quell'impresa nelle t e r r e r e d e n t e avrebbe vieppiù m a r c a t o il c a r a t t e r e nazionale e patriottico del fascismo. Ma si dimenticò di consultare i triumviri della Milizia e perfino d'informarli. Essi a p p r e s e r o dai giornali le gesta di G i u n t a che p e r il suo raid mobilitò migliaia di u o m i n i e lo c o n d u s s e senza esclusione di colpi. Forse queste dimenticanze e r a n o volute. D o p o averla co110
stituita, egli voleva d i m o s t r a r e alla Milizia che a n c h e in campo militare il p o t e r e decisionale spettava soltanto a lui, e che lui i n t e n d e v a esercitarlo senza controlli da p a r t e di nessun o . Infatti le sue i n t e n z i o n i n o n le confidava n e m m e n o al segretario del partito, Bianchi, di cui apprezzava la fedeltà e l ' i m p e g n o , m a n o n l'intelligenza: l o considerava angoloso, settario, puntiglioso, vendicativo e privo d ' i n t u i t o politico. L'unico c o n cui si apriva seguitava ad essere C e s a r e Rossi, l ' u o m o che gli era stato accanto dal p r i m o m o m e n t o , lo aveva seguito in t u t t e le s u e p a l i n o d i e e gli d a v a s e m p r e d e i consigli che c o r r i s p o n d e v a n o ai suoi desideri. Il suo p i a n o si definì ai p r i m i di o t t o b r e . R e n d e n d o s i c o n t o c h e gli a v v e n i m e n t i e r a n o p i ù g r a n d i di lui, Facta moltiplicò le sue pressioni su Giolitti, m a n d a n d o g l i a D r e n e r ò il Ministro della G u e r r a Soleri e il Prefetto di Milano, Lusignoli, a scongiurarlo di venire a p r e n d e r e il suo posto. A sua volta Giolitti si servì di Lusignoli p e r n e g o z i a r e c o n Mussolini, che si m o s t r ò disposto all'accordo, ma solo p e r tirarlo in l u n g o : bisognava a tutti i costi i m p e d i r e che D'Annunzio, calando a R o m a il 4 n o v e m b r e , vi trovasse c o m e Capo del G o v e r n o Giolitti e gli riconciliasse il combattentismo nazionale. L 1 1 ottobre Mussolini a n d ò a G a r d o n e p e r dissuadere il Poeta. Di q u e s t o colloquio, che si svolse nel p i ù g r a n d e segreto, n o n r i m a n g o n o testimonianze. Si sa soltanto questo: che subito d o p o Mussolini o r d i n ò lo scioglimento del sindacato fascista dei marittimi, i quali v e n n e r o invitati a rientrare nella F e d e r a z i o n e del M a r e di Giulietti. Q u e s t a m i s u r a , che suscitò le ire dei fascisti genovesi, e r a e v i d e n t e m e n t e il prezzo p a g a t o p e r la sua r i n u n z i a al Poeta, che di Giulietti era l'alto p r o t e t t o r e . Ma p a r e che q u e s t a r i n u n z i a fosse rimasta allo stato di vaga p r o m e s s a e che Mussolini se ne fidasse poco. L'indomani egli convocò a Milano i capi della Milizia, e li mise di fronte a u n a decisione già p r e s a : il 21 il c o m a n d o doveva essere a s s u n t o d a u n Q u a d r u m v i r a t o c o m p o s t o d a 111
Balbo, Bianchi, De Vecchi e De B o n o che a v r e b b e r o provv e d u t o al c o n c e n t r a m e n t o delle s q u a d r e e alla fissazione degl'itinerari p e r u n a marcia concentrica su Roma. Per coprire questi p r e p a r a t i v i , il 24 si s a r e b b e i n d e t t a u n a g r a n d e a d u n a t a a Napoli, d o v e già da t e m p o e r a in p r o g r a m m a la r i u n i o n e del Consiglio n a z i o n a l e d e l p a r t i t o . « C r e d o c h e tutti sarete d'accordo» disse. De Vecchi e De B o n o , c h e di cose militari u n p o ' s ' i n t e n d e v a n o , n o n l o e r a n o affatto: m a n c a v a n o le armi, mancava l ' i n q u a d r a m e n t o , mancava sop r a t t u t t o il t e m p o . Ma Mussolini tagliò corto: e r a p r o p r i o la m a n c a n z a d i t e m p o , disse, che i m p e d i v a d i p e r d e r n e dell'altro. Più tardi fu chiaro che alla marcia n o n credeva n e m m e n o lui, anzi lui m e n o di tutti. Ma gliene bastava la minaccia. D u e g i o r n i d o p o , in un articolo, Esercito e Fascismo, egli attaccava v i o l e n t e m e n t e Badoglio p e r u n a frase che gli era stata attribuita: «Al p r i m o fuoco, tutto il fascismo crollerà». N o n si è mai saputo se questa frase fosse stata effettivamente p r o n u n c i a t a . Sul m o m e n t o , Badoglio la smentì. Ma venti a n n i d o p o , c a d u t o il r e g i m e , la confermò. C o m u n q u e i fatti che avevano spinto Mussolini all'attacco e r a n o questi. V e d e n d o c h e le trattative c o n Giolitti a n d a v a n o p e r le l u n g h e , Facta e Soleri avevano deciso di p r e n d e r e q u a l c h e p r e c a u z i o n e c o n t r o un possibile golpe. Avevano convocato p r i m a Diaz e Badoglio, che si e r a n o mostrati ottimisti sulla lealtà dell'Esercito, e poi il generale Pugliese, che c o m a n d a va il presidio di R o m a . Questi era stato il più risoluto: aveva chiesto rinforzi e già a p p r o n t a t o un p i a n o p e r la difesa della capitale. T r a n q u i l l i z z a t o , Facta n o n fece n u l l a p e r i m p e d i r e la g r a n d e mobilitazione delle 30 mila camicie n e r e convocate a Napoli. Diede solo o r d i n e di sorvegliare che n o n fossero a r m a t e e di d e v i a r e da R o m a i t r e n i c h e le t r a s p o r t a v a n o . Mussolini p e r ò e r a inquieto. Egli n o n i n t e n d e v a affatto conquistare il p o t e r e con la violenza; ma sapeva che la minaccia della violenza poteva avere effetto solo se il Re e l'Esercito, 112
che facevano t u t t ' u n o , n o n si fossero schierati in favore delle istituzioni. U n a decisa p r e s a di posizione in questo senso a v r e b b e r e s o inefficace il ricatto. Ma la p r e s a di posizione n o n v e n n e . Pugliese fu tra i p o c h i Generali che c r e d e t t e r o alla ferma decisione della C o r o n a di opporsi al colpo di mano fascista, e che fecero di tutto p e r rintuzzarlo. Coi rinforzi di u o m i n i e mezzi che Facta e Soleri gli avevano dato, egli si sentiva in g r a d o di r e s p i n g e r e qualsiasi attacco. Mussolini partì p e r Napoli il 23, e a R o m a n o n si fermò che p o c h e o r e p e r u n i n c o n t r o con Salandra. Questi h a scritto nelle sue m e m o r i e c h e Mussolini p a r l ò p i u t t o s t o b r u s c a m e n t e , da u o m o sicuro del fatto suo. Voleva le i m m e d i a t e dimissioni di Facta, ed e r a p r o n t o ad a p p o g g i a r e un Ministero Salandra in cui ai fascisti fossero riservati cinque Ministeri, ma nel quale egli n o n sarebbe e n t r a t o p e r meglio ten e r e in p u g n o le s q u a d r e . «Al che osservai che sarebbe stata assai difficile, anzi pietosa, la situazione del Ministro dell'Int e r n o con lui fuori a capo delle s q u a d r e armate.» Mussolini n o n t e n n e conto dell'obbiezione, insistè che n o n c'era tempo da p e r d e r e , e ripartì. Napoli brulicava di camicie n e r e . Ne e r a n o arrivate circa 60 mila c h e sfilarono p e r o r e con labari e gagliardetti sotto u n a p i o g g i a d i f i o r i . C o m e u n i f o r m i e disciplina, e r a u n a specie di a r m a t a Brancaleone, in cui spiccava la solita cavalleria rusticana di C a r a d o n n a . Ma c o m e prova di forza e sfida alle istituzioni, aveva la sua efficacia. Mussolini t e n n e d u e discorsi. U n o a l t e a t r o San C a r l o , g r e m i t o della N a p o l i b o r g h e s e e b e n p e n s a n t e , cui si p r e sentò c o m e il difensore della legalità e il r e s t a u r a t o r e dell ' o r d i n e , r i s c u o t e n d o caldi consensi. A d a p p l a u d i r e i n u n palco c'era a n c h e B e n e d e t t o Croce. De Ruggiero, che gli sed e v a a c c a n t o , gli chiese: «Ma n o n vi s e m b r a un p o ' istrione?» «Sì - rispose Croce -, ma i politici d e v o n o essere un po' istrioni.» L'altro discorso Mussolini lo p r o n u n c i ò nel p o m e riggio in piazza San Carlo alle sue camicie n e r e con b e n altri 113
accenti: « P r e n d e r e m o p e r la gola la vecchia classe dirigente...» eccetera. Ma n o n si sa se p e r effetto di regìa o p e r l'autentica fede m o n a r c h i c a della folla meridionale, q u a n d o fece un'allusione al Re, la piazza scoppiò in un frenetico a p plauso che si protrasse a l u n g o . De Vecchi racconta che, trovandosi sul palco accanto a lui, lo prese p e r un braccio e gli disse di g r i d a r e a n c h e lui viva il Re. «Non rispose. Ripetei: - G r i d a viva il Re! - N o n disse nulla. Insistetti p e r la terza volta, e lui mi rispose secco: - No, finiscila! - G u a r d ò la folla e disse: - Basta che gridino loro. Basta e avanza! -» Il Consiglio nazionale lo r i u n ì la sera all'Hotel Vesuvio, ma solo p e r impartirgli le seguenti direttive. In tutta Italia le s q u a d r e dovevano essere messe in pre-allarme il 26. Il 27 sarebbe cominciata la mobilitazione. Alla mezzanotte il p a r tito a v r e b b e r i m e s s o tutti i p o t e r i al Q u a d r u m v i r a t o c h e a v r e b b e p o s t o il suo q u a r t i e r g e n e r a l e a P e r u g i a . Il 28, in tutte le città, si doveva p r o c e d e r e all'occupazione degli uffici pubblici: p r e f e t t u r e , q u e s t u r e , stazioni ferroviarie, centrali telegrafiche e telefoniche. Subito d o p o , le s q u a d r e d o vevano c o n c e n t r a r s i a Tivoli, M o n t e r o t o n d o e Santa Marinella p e r lo «scatto concentrico» delle colonne sulla capitale. Dati questi s o m m a r i ordini, Mussolini ripartì p e r Milano lasciando a Bianchi il c o m p i t o di c h i u d e r e il Consiglio, che o r m a i n o n aveva più nulla da d i r e . L'unico che t e n t ò di rim e t t e r e in discussione le decisioni fu G r a n d i che, r i e n t r a t o p r o p r i o allora da Ginevra, era all'oscuro di tutto. Balbo, ch'era suo amico fraterno ma lo sapeva ostile al gesto di forza, lo aveva fatto n o m i n a r e C a p o di stato maggiore del Q u a d r u m virato. «Così righerai dritto» gli disse. Ma G r a n d i volle ugualm e n t e d i r e la sua. P e r c h é , disse, r i c o r r e r e a u n a soluzione violenta che p u ò spaccare il Paese, mettere in crisi le istituzioni e le squadre alle prese con l'Esercito, q u a n d o ormai l'Italia era col fascismo che poteva prendersela q u a n d o voleva per la via legale delle elezioni? Ma le sue d o m a n d e c a d d e r o in un distratto silenzio. «A Napoli ci piove - disse Bianchi -, che ci stiamo a fare? Io vado a Roma.» E la seduta fu sciolta. 114
Le notizie c h e da N a p o l i e r a n o g i u n t e a Facta a v e v a n o rinforzato la sua p r o p e n s i o n e a n u t r i r e fiducia. Tutto si era svolto senza incidenti, e il discorso di Mussolini al San Carlo era quello di un u o m o che si p r e p a r a v a più a g o v e r n a r e che a r i v o l u z i o n a r e il Paese. Q u a n t o alle sue i n t e m p e r a n z e in piazza, e r a a p p u n t o r o b a da piazza. Così egli riferì in un tel e g r a m m a al Re che in quel m o m e n t o si trovava a San Rossore. Poi, a q u a n t o p a r e , scrisse u n a l u n g a lettera a Mussolini, di cui n o n si è mai trovata traccia, e v i d e n t e m e n t e invitandolo a p a r t e c i p a r e al g o v e r n o . Egli fu q u i n d i m o l t o s o r p r e s o q u a n d o , il 26, S a l a n d r a v e n n e a dirgli che i fascisti r e c l a m a v a n o le sue dimissioni e si p r e p a r a v a n o a marciare sulla capitale, e che perciò occorreva r i c h i a m a r e subito il Re p e r p r e n d e r e le decisioni che l ' e m e r g e n z a r i c h i e d e v a . S a l a n d r a e r a stato incaricato d i quella missione da De Vecchi e Costanzo C i a n o c h e , di rit o r n o da Napoli, e r a n o a n d a t i a trovarlo p e r informarlo di cosa si p r e p a r a v a . N o n è chiaro p e r c h é lo avessero fatto. E c h i a r o s o l t a n t o c h e , s e b b e n e fascisti della p r i m i s s i m a o r a , l'uno e l'altro di tradizione e formazione militari e r a n o più fedeli al Re che a Mussolini, e alla marcia p r e f e r i v a n o u n a soluzione pacifica d ' a c c o r d o con la M o n a r c h i a , grazie alla formazione d ' u n g o v e r n o Salandra-Mussolini. A q u e s t o p u n t o comincia u n a specie di balletto di cui, o p e r m a n c a n z a o p e r c o n t r a d d i t t o r i e t à di t e s t i m o n i a n z e , è impossibile ricostruire tutte le «figure». Facta, a q u a n t o pare, n o n c r e d e t t e a S a l a n d r a . E r a c o n v i n t o che Mussolini bluffasse e c h e preferisse g o v e r n a r e con lui. Perciò n o n i n f o r m ò il Re e convocò un Consiglio d e i Ministri d o v e parlò di dimissioni, ma solo p e r i m p e d i r e che le desse Riccio che, e s s e n d o un l u o g o t e n e n t e di S a l a n d r a , aveva t u t t o l'interesse ad a p r i r e la crisi. La decisione fu che tutti i Ministri rassegnassero le dimissioni a lui, dandogli p i e n a facoltà di rimpiazzarli con fascisti q u a n d o fosse stato r a g g i u n t o il c o m p r o m e s s o con Mussolini. Alla s e d u t a m a n c a v a n o i d u e uomini più f e r m a m e n t e decisi a resistere: A m e n d o l a e Tad115
dei. Soltanto d o p o la mezzanotte Facta telegrafò al Re che la situazione «consigliava» il suo r i t o r n o a Roma. T u t t a la g i o r n a t a del 27 fu spesa a costituire g o v e r n i . O g n u n o aveva in tasca il suo. De Vecchi e G r a n d i si battevano p e r Salandra che telefonò a Mussolini, c e r c a n d o di convincerlo a venire a R o m a . Bianchi, che si e r a fermato nella capitale e si batteva p e r tutto il p o t e r e a Mussolini, scrisse a De Vecchi u n a lettera di fuoco in cui lo accusava di diserzione, e ne m a n d ò copia al suo capo. In tutto questo tramestìo Facta seguitava a n u t r i r e fiducia che Mussolini volesse invece accordarsi con lui. Ma i t e l e g r a m m i c h e g i u n g e v a n o dai prefetti e questori delle varie città n o n c o n f e r m a v a n o q u e ste speranze. Anticipando gli ordini che fissavano l'azione al 28, le s q u a d r e di C r e m o n a , Pisa e Firenze l'avevano già iniziata o c c u p a n d o parecchi pubblici uffici e p r o v o c a n d o incidenti. Il Re arrivò da San Rossore alle otto di sera. Era di pessimo u m o r e e, s e c o n d o Soleri, disse a Facta, c h ' e r a a n d a t o a riceverlo alla stazione, che si rifiutava di deliberare «sotto la p r e s s i o n e dei moschetti fascisti». E r a il p r i m o a c c e n n o allo stato d'assedio. Del colloquio che si svolse poco d o p o fra lui e il Primo Ministro a Villa Savoia, m a n c a u n a versione ufficiale. Secondo Facta, il Re gli disse che quella gente (cioè i fascisti) a R o m a n o n li voleva, e che piuttosto che aprirgliene le p o r t e , preferiva a n d a r s e n e in c a m p a g n a con mafumna e 'l me masnà, con sua moglie e suo figlio. S e c o n d o il g e n e r a l e C i t t a d i n i , a i u t a n t e di c a m p o d e l Re, q u e s t i invece disse a Facta di presentargli delle p r o p o s t e condivise da tutto il gov e r n o , «poi v e d r ò io cosa si deve fare». Ma questo n o n conc o r d a con un'altra versione secondo cui Facta, che frattanto aveva ricevuto u n a telefonata di Lusignoli che n o n lasciava p i ù alcun d u b b i o sulle intenzioni di Mussolini di r e s p i n g e r e qualsiasi c o m p r o m e s s o , avrebbe invece p r e s e n t a t o le dimissioni. Forse le d e t t e , e il Re le r e s p i n s e . C o m u n q u e , di accertato, c'è soltanto questo fatto incredibile, che, d o p o quel colloquio, Facta a n d ò a d o r m i r e c o m e se nulla fosse. 116
Lo svegliarono nel cuor della n o t t e b u t t a n d o g l i sul letto un fascio di telegrammi. Le colonne fasciste e r a n o in marcia verso i loro p u n t i di c o n c e n t r a m e n t o . Molti viaggiavano sui treni d o p o averli assaltati e a v e r n e fatto s c e n d e r e i passeggeri; altri su c a m i o n sgangherati, in bicicletta, a piedi. Eran o s o m m a r i a m e n t e e q u i p a g g i a t i i n fogge p i ù b a n d i t e s c h e che militari, a r m a t i p e r lo più di fucili da caccia, e battevano i denti p e r il f r e d d o p e r c h é pioveva c o m e Dio la m a n d a v a . N o n c'era o m b r a di disciplina, e n e a n c h e di collegamenti. I capi-colonna, Igliori a M o n t e r o t o n d o , P e r r o n e C o m p a g n i a Santa Marinella, n o n riuscivano a m e t t e r s i in c o n t a t t o , coi mezzi e sulle s t r a d e di allora, coi Q u a d r u m v i r i istallati all'Hotel Brufani di Perugia, che poi e r a n o tre p e r c h é De Vecchi era rimasto a R o m a , a t e n t a r e con Ciano e G r a n d i delle «combinazioni» n o n che favorissero, ma che impedissero la marcia, ch'egli stesso avrebbe d o v u t o c o m a n d a r e . Il Consiglio dei Ministri si riunì al Viminale nella luce livida dell'alba: e r a n o le 6. P r i m a di arrivarci, Facta e r a passato al Ministero della G u e r r a dove si e r a incontrato col Ministro Soleri, col Ministro d e g l ' I n t e r n i Taddei, e con Pugliese, tutti e t r e risoluti a resistere c o n la forza alla forza. Al Consiglio la discussione fu breve p e r c h é , secondo Paratore, il G e n e r a l e Cittadini, che vi p r e s e p a r t e , disse che se il gov e r n o si rifiutava di p r o c l a m a r e lo Stato d ' a s s e d i o , il Re avrebbe abdicato. Ma l'episodio è c o n t r o v e r s o . Da altre testimonianze, risulta che Cittadini e r a lì solo p e r raccogliere notizie, e questa versione ci convince molto di più. C o m u n q u e , la decisione dello stato d'assedio n o n sollevò obbiezioni. Siccome n e s s u n o aveva mai r e d a t t o un p r o c l a m a di quel g e n e r e , T a d d e i r i s p o l v e r ò quello di Pelloux d e l '98 e, a p portativi i d o v u t i a g g i o r n a m e n t i , ne fece t i r a r le copie da m a n d a r e ai prefetti e da affiggere sui m u r i della città. N e l m o m e n t o in cui gli attacchini c o m i n c i a v a n o il l o r o lavoro, cioè verso le otto e mezzo, Facta si recava dal Re al Quirinale p e r fargli a p p o r r e la firma, che tutti consideravano scontata. E qui avvenne il colpo di scena. Il Re, che ave117
va trascorso la notte in piedi, q u a n d o vide la bozza del p r o clama, a n d ò su tutte le furie, anzi s t r a p p ò a d d i r i t t u r a il testo dalle m a n i del Primo Ministro, e lo chiuse in un cassetto c o m e se gli scottasse le mani. Q u a n d o poi seppe ch'era stato d i r a m a t o a n c h e all'agenzia ufficiale Stefani, la sua collera n o n conobbe limiti. «Queste decisioni - disse - spettano solt a n t o a me... D o p o lo stato d'assedio n o n c'è c h e la g u e r r a civile...» E concluse: «Ora bisogna che u n o di noi d u e si sacrifichi». Per la p r i m a e forse ultima volta, Facta riuscì a trovare u n a b a t t u t a : «Vostra Maestà n o n ha b i s o g n o di d i r e a chi tocca». E prese c o n g e d o . Cosa fosse sopravvenuto a far m u t a r e idea al Re, è tuttora materia di c o n g e t t u r e . Q u a l c u n o dice che c'era già un acc o r d o segreto fra lui e Mussolini, ma questa voce n o n trova conferma in nulla, anzi è smentita da molte cose, e da ultimo dall'atteggiamento che il Re aveva assunto la sera preced e n t e . C h e Facta avesse d a t o al colloquio di Villa Savoia u n ' i n t e r p r e t a z i o n e un p o ' personale, è possibile. Ma a n c h e se n o n aveva p a r l a t o esplicitamente di stato d'assedio, l'intenzione di resistere il Re l'aveva mostrata. Secondo altri, a spaventarlo fu l'atteggiamento del Duca d'Aosta che, d i s o b b e d e n d o a l l ' o r d i n e ricevuto di r e s t a r e a Torino, si e r a trasferito a Bevagna, a pochi chilometri da Per u g i a , sede del Q u a d r u m v i r a t o . La figlia di Facta, d o p o la c a d u t a del fascismo, r a c c o n t ò che, d u r a n t e il colloquio col p a d r e , il Re n o n aveva fatto che ripetere: «C'è il Duca d'Aosta, c'è il Duca d'Aosta...» C e r t a m e n t e questi era in contatto con De Vecchi, che da Napoli lo aveva informato di ciò che si p r e p a r a v a . De Vecchi p e r ò , fedelissimo al suo Sovrano, lo aveva fatto p e r s p i n g e r e il Duca ad agire su di lui, n o n p e r p r o v o c a r e u n a crisi dinastica. Infatti, c a d u t o il fascismo, il Re disse al Senatore Bergamini di n o n aver avuto alcun elem e n t o p e r dubitare della lealtà del cugino nel '22 e che, caso mai, l'idea di metterlo sul t r o n o e r a stata ventilata dai nazionalisti, Federzoni e C o r r a d i n i . Ciò n o n esclude che nell'emergenza egli abbia p a v e n t a t o 118
a n c h e q u e s t a e v e n t u a l i t à . Ma a d e c i d e r l o ad a n n u l l a r e lo stato d'assedio furono c e r t a m e n t e altri elementi, e cioè i par e r i delle p e r s o n e ch'egli consultò quella n o t t e . Fra queste p e r s o n e , si dice, ci fu Diaz che, i n t e r r o g a t o sull'assegnamento che si poteva fare sull'Esercito, avrebbe italianamente risposto: «L'Esercito farà il suo d o v e r e , ma sarà meglio n o n metterlo alla prova». A dire questo n o n fu c e r t a m e n t e Diaz che quella notte si trovava a Firenze, ma forse lo disse qualche altro: il g r a n d e a m m i r a g l i o T h a o n di Revel, o il G e n e rale Pecori G i r a l d i , o Baistrocchi, o Grazioli. N o n f u r o n o c o m u n q u e i più d i r e t t a m e n t e interessati, cioè il C a p o di stato m a g g i o r e Badoglio e il c o m a n d a n t e del p r e s i d i o di Rom a , Pugliese, che n o n v e n n e r o convocati. C o m e mai? E legittimo il sospetto che il Re n o n volle sentirli p e r c h é li sapeva e n t r a m b i decisi a usare la forza. L'enigma potrebb'essere risolto solo il g i o r n o in cui i Savoia si decidessero ad a p r i r e gli archivi di famiglia. Ma noi c r e d i a m o ch'esso n o n abbia u n a sola chiave. Forse sull'animo del Re p e s a r o n o , in quella notte insonne, molte cose vicine e l o n t a n e : il ricordo della c a m e r a a r d e n t e di suo p a d r e ucciso da Bresci; la seduta di Montecitorio che, q u a n d o egli vi si e r a presentato, i centocinquanta d e p u t a t i socialisti avevano a b b a n d o n a t o al canto di «Bandiera rossa»; lo s p a p p o l a m e n t o dello Stato in quei q u a t t r o a n n i di d o p o g u e r r a fra c o n t i n u e crisi di g o v e r n o e guerriglia civile; e infine le manifestazioni di fede m o n a r c h i c a che u l t i m a m e n t e e r a n o salite dalle piazze fasciste. Ma si tratta solo di c o n g e t t u r e . Tanti a n n i d o p o , il Re disse che quella n o t t e e r a stato i n f o r m a t o che b e n 100.000 camicie n e r e e r a n o in m a r c i a su R o m a e che soltanto a cose fatte aveva s a p u t o da Mussolini che invece e r a n o solo 30.000. Ma ciò r e n d e ancora più incomprensibile ch'egli n o n chiedesse informazioni a Badoglio, a Pugliese e al M i n i s t r o d e g l ' I n t e r n i T a d d e i , gli unici in g r a d o di dargliene. Alle nove e t r e n t a , q u a n d o t o r n ò al Viminale p e r inform a r e i colleghi della decisione del Sovrano, Facta e r a «palli119
do e disfatto», e alcuni ebbero l'impressione che n o n si fosse mostrato abbastanza fermo. C h i a m ò al telefono Giolitti, che n o n si e r a mai mosso dal suo rifugio p i e m o n t e s e . Lo informò di tutto, e lo supplicò di accorrere a Roma. Giolitti disse che avrebbe p r e s o il t r e n o la sera, ma n o n p o t è farlo p e r c h é o r m a i la linea ferroviaria era interrotta. Alle undici e mezzo, d o p o aver dettato un dispaccio che revocava lo stato d'assedio, Facta t o r n ò al Quirinale p e r l'atto formale delle dimissioni, e il Re avviò la n o r m a l e p r o c e d u r a delle «consultazioni». Il P r e s i d e n t e della C a m e r a De Nicola e Cocco-Ortu gli consigliarono di aspettare Giolitti. Ma il Re aveva già il suo candidato. Mussolini, in tutto questo frattempo, n o n aveva d a t o segni di vita, e n e m m e n o i suoi intimi sapevano cosa pensasse di fare. Di ciò che accadeva a R o m a era informato o r a p e r o r a p e r c h é nel Consiglio dei Ministri c'era u n a q u i n t a c o l o n n a di Salandra, Riccio, che riferiva al suo capo, il quale riferiva a De Vecchi, Ciano, G r a n d i e Federzoni, che a loro volta riferivano a lui. E lui stava a sentire, ma n o n si p r o n u n c i a v a . La sera del 27 la folla c h e g r e m i v a il t e a t r o M a n z o n i n o n g u a r d a v a il palcoscenico su cui si recitava 77 Cigno di Molnar, ma un palco alla cui b a l a u s t r a si affacciava, posato sul d o r s o delle m a n i incrociate, il volto di Mussolini, c h ' e r a lì con la moglie e la figlia. Q u a n d o Luigi Freddi, r e d a t t o r e del suo giornale, v ' i r r u p p e trafelato, gli fece c e n n o di n o n dis t u r b a r e , e a s p e t t ò la fine dell'atto p e r c h i e d e r g l i di quali messaggi era latore. I m e s s a g g i e r a n o gravi. A n t i c i p a n d o - c o m e a b b i a m o detto - gli ordini, le s q u a d r e e r a n o passate all'azione e la sit u a z i o n e stava p r e c i p i t a n d o q u a n d o a n c o r a n o n s i sapeva c o m e a v r e b b e r o reagito il Re e l'Esercito. Mussolini r i e n t r ò al g i o r n a l e e si mise a s t e n d e r e il p r o c l a m a della «marcia» alle camicie n e r e , m e n t r e Rossi e Finzi facevano il giro degli altri giornali p e r invitarli a r i p r e n d e r e la notizia che l'insurrezione era cominciata. Il giuoco o r a si faceva grosso. Il te120
lefono squillava in continuazione, ma n o n s e m p r e Mussolini staccava il ricevitore. Lo passava ad altri facendosene poi r i a s s u m e r e le notizie p e r evitare d ' i m p e g n a r s i con risposte o direttive. Su u n a di queste telefonate la controversia è ancora aperta. Federzoni asserisce di aver parlato quella notte con Mussolini dal Ministero d e g l ' I n t e r n i p e r dirgli che il Consiglio dei Ministri aveva deciso lo stato d'assedio, ma che il Re n o n l'avrebbe firmato. Se fosse vero, bisognerebbe d e d u r n e che il Re aveva preso quella risoluzione p r i m a che Facta andasse da lui con la bozza del proclama e ch'egli volesse farlo sapere, attraverso Federzoni, a Mussolini. U n a cosa è certa: Mussolini, che più tardi avrebbe aspram e n t e r i m p r o v e r a t o a De Vecchi e a G r a n d i di aver «tradito la causa della rivoluzione» c e r c a n d o u n a soluzione «moderata» della crisi, si g u a r d ò b e n e dallo sconfessarli sul m o m e n t o , anzi si giovò di loro p e r t e n e r e in piedi u n a trattativa su cui avrebbe p o t u t o alla p e g g i o r i p i e g a r e : egli sapeva benissimo che le sue s q u a d r e n o n potevano sfidare l'Esercito e che, in caso di stato d'assedio, avrebbe d o v u t o smobilitarle. Salvemini dice che aveva già p r o n t o il passaporto p e r s c a p p a r e in Svizzera, ma q u e s t o è a s s o l u t a m e n t e falso. Le a r m i che aveva fatto a m m a s s a r e nella sede del giornale e i cavalli di frisia di cui aveva circondato l'edificio e r a n o p u r a m e s s i n s c e n a : egli sapeva b e n i s s i m o c h e lo s c o n t r o con le Forze A r m a t e n o n ci sarebbe stato. Ma era deciso a giuocare la p a r t i t a fino in fondo, e lo faceva con assoluta freddezza. Di tutti i protagonisti, n o n c'è d u b b i o che fu lui a v e d e r e più chiaro e più l u n g o . La giornata del 28 cominciò male. Dentro i cavalli di frisia, gli squadristi che, al c o m a n d o di Galbiati, m o n t a v a n o la guardia al Popolo, si aspettavano un attacco della polizia che sembrava i m m i n e n t e . D o p o u n a n o t t e i n s o n n e , Mussolini, più pallido del solito sotto la b a r b a l u n g a , seguitava a ricevere messaggi cui n o n dava risposta. Nella notte Bianchi gli aveva telefonato più volte da Perugia p e r scongiurarlo di rifiutare 121
q u a l u n q u e offerta, ma lui era rimasto nel vago, e tutti e r a n o convinti ch'egli si preparasse a qualche soluzione di c o m p r o messo con Salandra, con O r l a n d o , e forse anche con Giolitti. Ma il nazionalista Rocco, futuro Ministro della Giustizia, ch'era a n d a t o a parlargli in mattinata, lo aveva invece trovato fermissimo: voleva tutto il p o t e r e , n o n e r a disposto a spartirlo con nessuno. Forse p e r ò anche questa era commedia: Mussolini sapeva che i nazionalisti e r a n o quelli che più assiduamente lavoravano a un Ministero Salandra-Mussolini, n o n tanto p e r a m o r e di S a l a n d r a , q u a n t o p e r i n g a b b i a r e Mussolini e d e c u r t a r n e la vittoria, e lui voleva con l'intransigenza tenere alto il prezzo della concessione, se avesse dovuto piegarvisi. Ma q u a n d o g i u n s e la notizia c h e lo stato d'assedio e r a stato revocato, la c o m m e d i a diventò realtà. Nel p r i m o p o m e r i g g i o u n g r u p p o d ' i n d u s t r i a l i milanesi ( B e n n i , C o n t i , Crespi, De Capitani e Olivetti), d o p o essersi concertati con Albertini, p e n e t r a r o n o nel suo fortilizio p e r t e n t a r e di convincerlo alla collaborazione con Salandra. Ma lo t r o v a r o n o irriducibile. Egli n o n sapeva m o l t o b e n e cosa stesse succed e n d o a R o m a a n c h e p e r c h é voleva d a r e a d i v e d e r e che n o n se ne curava. Ma lo intuiva. A R o m a succedeva questo: che p r o p r i o nel m o m e n t o in cui Mussolini parlava con gl'industriali, il Re parlava con Salandra. Questi, giuocando di abilità, gli p r o p o s e di d a r e l'incarico a O r l a n d o nella s p e r a n z a di farvelo «bruciare». Ma n o n ce ne fu il t e m p o . Accorrendo in g r a n furia da Perugia, De Vecchi disse al Re che n o n c'era t e m p o da p e r d e r e in manovre dilatorie: l'unico con cui Mussolini fosse disposto a collaborare era Salandra, il quale v e n n e p e r t a n t o richiamato e, sull'affidamento di De Vecchi, accettò l'offerta. In serata il Giornale d'Italia uscì con u n ' e d i z i o n e s t r a o r d i n a r i a c h e annunciava la formazione di un governo Salandra-Mussolini. A questa soluzione, oltre a De Vecchi, lavorarono tutto il g i o r n o , febbrilmente, Ciano, G r a n d i , Marinelli, Polverelli e Postiglione. U n o d o p o l'altro, tutti s c o n g i u r a r o n o Mussolini di venire a R o m a p e r p o r t a r e avanti la trattativa. Ma Musso122
lini n o n si mosse n e m m e n o q u a n d o la stessa p r e g h i e r a gli v e n n e rivolta, s e m p r e p e r telefono, da Cittadini p e r espresso incarico del Re. Era o r m a i t a l m e n t e sicuro del fatto suo che scrisse a D'Annunzio: «Le ultime notizie c o r o n a n o il nostro trionfo. L'Italia d a d o m a n i a v r à u n g o v e r n o . S a r e m o abbastanza discreti e intelligenti p e r n o n a b u s a r e della n o stra vittoria». A questa vittoria voleva associarlo, ma p e r fargli capire che n o n e r a più il caso di opporvisi. D o p o d i c h é si mise a c o m p i l a r e la lista dei m e m b r i del suo g o v e r n o , che poi lesse p e r telefono ad Albertini chiedendogli un p a r e r e . La suspense n o n d u r ò che p o c h e o r e , ed e b b e il suo m o m e n t o p i ù d r a m m a t i c o poco d o p o m e z z a n o t t e q u a n d o D e Vecchi e i suoi amici si r i u n i r o n o nella r e d a z i o n e r o m a n a del Resto del Carlino a piazza C o l o n n a p e r un ultimo tentativo d ' i n d u r r e Mussolini al n e g o z i a t o . Fu De Vecchi a chiamarlo. Ma, al m o m e n t o di p a r l a r e con lui, passò il ricevitore a G r a n d i , che a sua volta lo passò a Polverelli. Questi, d a p p r i n c i p i o lusingato dell'incarico, d e b u t t ò d i c e n d o che p a r lava in n o m e del Re, ma poi si mise a farfugliare e concluse: «Ecco, c'è qui anche Grandi». E gli ripassò il ricevitore. La risposta di Mussolini fu b r u s c a e tagliente. «Non ho fatto quel che ho fatto - disse - p e r provocare la resurrezione di D o n A n t o n i o Salandra.» E a g g i u n s e altre c o n s i d e r a zioni da cui gl'interlocutori c a p i r o n o che, d o p o essersi servito di loro c o m e «copertura», ora egli li considerava, e magari si riservava di denunziarli, c o m e i «deviazionisti di d e stra» e i «traditori della rivoluzione». B u t t a t o giù il ricevitore, si mise a vergare un articolo di fondo in cui ribadiva i concetti già espressi a voce: «La vittoria n o n p u ò essere m u t i l a t a d a c o m b i n a z i o n i d e l l ' u l t i m a ora. Per a r r i v a r e a u n a t r a n s a z i o n e S a l a n d r a n o n valeva la p e n a di mobilitare. Il g o v e r n o dev'essere n e t t a m e n t e fascista». E, a v u t e n e in m a n o le p r i m e copie, ne spedì un fascio a Perugia p e r rassicurare Bianchi e Balbo, e un altro a R o m a p e r togliere le ultime speranze di c o m p r o m e s s o a chi ancora ne nutriva. 123
Ma n o n ne n u t r i v a p i ù n e s s u n o . Alle 9 del m a t t i n o (del 29) De Vecchi, Ciano e G r a n d i , con gli abiti gualciti e gli occhi arrossati dalla veglia, c o m u n i c a r o n o a Salandra che n o n c'era nulla da fare. S a l a n d r a ne chiese p e r telefono conferma ad Albertini. E subito d o p o a n d ò al Quirinale p e r declin a r e l'incarico. Il Re convocò n u o v a m e n t e De Vecchi e lo p r e g ò di c o m u n i c a r e a Mussolini che era p r o n t o a offrirgli l'incarico. Ma Mussolini n o n si lasciò c o m m u o v e r e n e m m e no da questo messaggio. «Va b e n e , va b e n e - rispose -, ma lo voglio n e r o su bianco. A p p e n a riceverò il t e l e g r a m m a di Cittadini, p a r t i r ò in aeroplano.» Il t e l e g r a m m a di Cittadini g i u n s e a m e z z o g i o r n o : «Sua Maestà il Re m'incarica di p r e g a r l a di recarsi al più presto a R o m a d e s i d e r a n d o darle l'incarico di f o r m a r e il n u o v o ministero». Solo allora i nervi di Mussolini cedettero di colpo. C e s a r e Rossi, c h e gli e r a a c c a n t o , r a c c o n t a che d o p o aver letto quelle parole Mussolini sbiancò e, accartocciando il foglio nella m a n o convulsa, disse al fratello con voce rotta: «Se a ifoss a ba'», se ci fosse il babbo. Partì alle otto di sera, ma n o n in a e r e o , e arrivò a R o m a alle 11 del 30, con molto r i t a r d o p e r c h é il t r e n o dovette fermarsi a molte stazioni dove i fascisti avevano p r e p a r a t o manifestazioni di o m a g g i o e di giubilo. «Tra p o c h e o r e - a n n u n c i ò - l'Italia n o n avrà soltanto un ministero, avrà un governo.» Trascorse infatti le l u n g h e o r e di viaggio a ritoccare la lista dei Ministri che aveva compilato la sera p r i m a e com u n i c a t o ad Albertini. Il giornalista A m b r o s i n i , che lo acc o m p a g n a v a , la vide e t r o v ò il m o d o di c o m u n i c a r l a alla Stampa. Ma q u a n d o il giornale la pubblicò, essa e r a già cambiata p e r le r a g i o n i che d i r e m o . D o p o aver d e p o s t o il suo scarso bagaglio all'Hotel Savoia, si p r e s e n t ò - in camicia nera - al Quirinale. «Maestà - disse al Re - vi p o r t o l'Italia di Vittorio Veneto.» Il colloquio d u r ò u n ' o r a , e Mussolini tenne ad a s s i c u r a r e c h e a v r e b b e evitato qualsiasi d i s o r d i n e e formato un governo con larga partecipazione di personalità n o n fasciste e possibilmente rappresentative anche di «forze 124
popolari». Promise di comunicargliene l'elenco la sera stessa, e alle sei m a n t e n n e la parola. Nell'elenco di fascisti ce n ' e r a n o tre soli, e fra i p i ù m o d e rati: Oviglio alla Giustizia, De Stefani alle Finanze, e Giuriati alle T e r r e Liberate. C ' e r a n o d u e democratici: Carnazza ai Lavori Pubblici e Rossi all'Industria e C o m m e r c i o . D u e «popolari»: T a n g o r r a al Tesoro e Cavazzoni al Lavoro. Un liberale: De Capitani all'Agricoltura. Un demosociale: C o l o n n a di Cesarò alle Poste. Un solo nazionalista: Federzoni alle Colonie. Un i n d i p e n d e n t e : Gentile, all'Istruzione. E alle Forze A r m a t e d u e militari c e r t a m e n t e gratissimi al Re: Diaz e T h a o n di Revel. Solo d o p o aver varato il Ministero, Mussolini si r i c o r d ò delle sue camicie n e r e che i n t a n t o avevano c o n t i n u a t o , all'oscuro di tutto, e sotto la pioggia b a t t e n t e , a intirizzire di freddo e di fame, nei loro a c c a n t o n a m e n t i di M o n t e r o t o n d o e Santa Marinella. I n v a n o chiedevano lumi ai Q u a d r u m v i r i di Perugia. I Q u a d r u m v i r i ne sapevano q u a n t o loro, m e n o De Vecchi che stette quasi s e m p r e a R o m a a fare, c o m e poi disse, «il capo degli assedianti nella fortezza». Ricevettero l ' o r d i n e di m a r c i a r e su R o m a il 30, q u a n d o già Mussolini ne aveva p r e s o saldo possesso e si disponeva a t e n e r e la sua p r i m a r i u n i o n e di Gabinetto. Ci a r r i v a r o n o alla spicciolata e con tutti i mezzi: chi in t r e n o , chi in camion, chi in bicicletta. Ma da 30.000 che e r a n o - se lo e r a n o -, p e r strada d i v e n t a r o n o 70.000, ed altri ne t r o v a r o n o ad aspettarli in città. C o m e al solito, gl'italiani c o r r e v a n o in aiuto del vincitore. Un p o ' forse p e r c h é inviperiti dalla l u n g a attesa sotto l'acqua, un po' p e r salvare la faccia della «marcia rivoluzionaria», si d i e d e r o a p r o v o c a r e gli o p e r a i del q u a r t i e r e di S. Lorenzo, dove ci furono u n a dozzina di morti. Mussolini i m p a r t ì alla polizia e all'esercito o r d i n i severissimi d'imp e d i r e a q u a l u n q u e costo altri tumulti. Gli scalmanati se la rifecero s o p r a t t u t t o con gli alberghi, le t r a t t o r i e , i caffè, le taverne e i bordelli dove gozzovigliarono tutta la notte senza p a g a r e il c o n t o . L'indomani sfilarono sotto il Q u i r i n a l e , 125
dove il Re li salutò dal balcone, affiancato da Diaz e T h a o n di Revel, m a s c h e r a n d o il disgusto che doveva p r o c u r a r g l i quell'esercito di P a n c h o Villa irto di p u g n a l i , m a n g a n e l l i e schioppi banditeschi. Mescolati a quella scalcinata orda, c'er a n o a n c h e ufficiali di alto r a n g o , con le loro divise e m e d a glie: fra tutti, dice Soleri, spiccava Capello, abbigliato e gesticolante «come u n g e n e r a l e s u d - a m e r i c a n o » . Salvemini r a c c o n t a che u n p r e t e , g u a r d a n d o quello spettacolo, disse s c o t e n d o la testa: «Noi, nel '70, R o m a la d i f e n d e m m o m e glio». La sfilata d u r ò sei ore. Poi, su o r d i n e di Mussolini, i marciatori v e n n e r o avviati alla stazione e r i s p e d i t i alle sedi di origine. La rivoluzione era finita. O meglio, n o n e r a mai cominciata.
CAPITOLO Q U I N T O
«UN BIVACCO DI MANIPOLI»
Mussolini aveva c o m p o s t o il suo g o v e r n o in p o c h e o r e , ma e r a n o state o r e intensissime. Il suo p r i m o scrupolo era stato quello di d i m o s t r a r e che il fascismo n o n e r a avido di «posti» ed era disposto ad accettare la collaborazione di tutti gli u o mini di valore. Egli voleva d a r e al suo Ministero u n ' i m p r o n ta meritocratica se n o n p r o p r i o tecnocratica, a n c h e p e r c h é n o n si fidava m o l t o dei suoi, quasi tutti giovani ed e s p e r t i solo di b a s t o n e e rivoltella. I tre che aveva scelto - Oviglio, De Stefani e Giuriati - e r a n o fra i m e n o in vista c o m e capi di s q u a d r e . C o m u n q u e i d u e portafogli più i m p o r t a n t i , gli Esteri e gl'Interni, li aveva tenuti p e r sé. Ma altre d u e cose volle subito sottolineare. La p r i m a è che n o n i n t e n d e v a trattare con le segreterie degli altri partiti che accettavano di collaborare con lui, lasciando ad esse la d e s i g n a z i o n e degli u o m i n i d a c o o p t a r e nel suo Ministero: gli u o m i n i se li scelse da sé, i n t e r p e l l a n d o l i o facendoli interpellare d i r e t t a m e n t e . Di u n o di essi, Gentile, che n o n era mai stato fascista, n o n conosceva n e m m e n o il n o m e . Glielo p r o p o s e , p e r la pubblica istruzione, Lanzillo. Ed egli dovette r e s t a r e p i u t t o s t o s t u p i t o q u a n d o , all'offerta, Gentile rispose p o n e n d o d u e c o n d i z i o n i : c h e fossero ristabilite l e pubbliche libertà e i n t r o d o t t o nelle scuole secondarie l'esame di Stato. Mussolini promise. Ma il suo sforzo m a g g i o r e fu quello di sottrarsi subito ad ogni c o n d i z i o n a m e n t o di destra. Tutti e r a n o convinti ch'egli avrebbe chiamato al suo fianco Salandra p e r garantirsi l'app o g g i o delle forze conservatrici. I n v e c e n o n n e p r e s e i n considerazione n e m m e n o l'eventualità, e t e n n e a m a r c a r e 129
subito le distanze dagli u o m i n i che si e r a n o a d o p e r a t i p e r u n a «combinazione» con lui. Fu p e r questo che subito rinfacciò b r u t a l m e n t e a De Vecchi di aver cercato di sabotare e mutilare la vittoria m e n t r e «io ero sulle barricate a rischiare la vita, non a lavorare p e r pateracchi ministeriali dell'ultima ora», e d o p o aver r i m p r o v e r a t o a G r a n d i di n o n aver avuto fiducia «nella sua stella», lo mise a d d i r i t t u r a sotto inchiesta e lo t e n n e in q u a r a n t e n a p e r d u e anni. E difficile p e n s a r e ch'egli credesse v e r a m e n t e a un loro t r a d i m e n t o . Ma gli faceva c o m o d o fingere di c r e d e r c i p e r t e n e r e a b a d a , m e t t e n d o l e in stato d'accusa, le forze di d e stra ch'essi i n c a r n a v a n o . Coloro di cui più diffidava e r a n o i nazionalisti, legatissimi al g r u p p o salandrino, che del resto reciprocavano il suo atteggiamento. E il vero motivo p e r cui t e n n e p e r sé il portafogli degli Esteri fu p e r n o n darlo a Fed e r z o n i , che lo considerava u n a sua spettanza e che v e n n e invece relegato alle Colonie. C o m e al solito, Mussolini n o n voleva essere etichettato «di destra» e tentava di d a r e al suo g o v e r n o un carattere socialmente a p e r t o . Offrì un portafogli a n c h e al repubblicano C o m a n d i n i che rifiutò. Ma l'operazione riuscì coi «popolari» che, di fronte al suo invito, si divisero. C o n t r a r i si dichiar a r o n o la sinistra e il g r u p p o di c e n t r o c h e faceva c a p o a Don Sturzo. Ma la destra e i centristi di De Gasperi, a p p o g giati dalla Chiesa, si d i c h i a r a r o n o invece favorevoli, ed ebb e r o p a r t i t a vinta p e r c h é D o n S t u r z o , c o n t r o le sue battagliere abitudini, s e n t e n d o - c o m e disse Donati a Salvemini «la sconfessione e la scomunica p e n d e r g l i sul capo», lo piego. Così T a n g o r r a a n d ò al Tesoro, e Cavazzoni al Lavoro. Mussolini p e r ò covava un disegno ancora più ambizioso: quello di a t t r a r r e nella c o m b i n a z i o n e a n c h e i socialisti. E difficile dire se lo volesse p e r nostalgia dei vecchi compagni, o p e r un complesso di colpa nei loro confronti: qui si e n t r a nella psicologìa del p e r s o n a g g i o che autorizza tutte le illazioni e n o n ne legittima nessuna. Ma fatto sta che, c o m e dice Repaci, egli restava l ' u o m o del «patto di pacificazione», 130
quale del resto cercherà invano di ridiventare alla vigilia del delitto Matteotti e sul finire della sua vita a Salò. Il m o m e n t o sembrava favorevole. I socialisti e r a n o o r m a i i r r e p a r a b i l m e n t e divisi. L'ala riformista di Turati, che contava quasi la m e t à degli effettivi del P S I , si era staccata dal partito p e r costituirne un altro a u t o n o m o , il P S U , e la Confeder a z i o n e G e n e r a l e del L a v o r o n e aveva p r e s o p r e t e s t o p e r d i c h i a r a r s i i n d i p e n d e n t e d a e n t r a m b i . F u s u q u e s t a che Mussolini esercitò le sue p r e s s i o n i r i m a n d a n d o a un m o m e n t o p i ù favorevole e v e n t u a l i trattative con T u r a t i . Per farlo si servì di un curioso personaggio, che v e d r e m o ricomp a r i r e s e m p r e nelle sue funzioni di m e d i a t o r e al t e m p o della Repubblica Sociale: il giornalista socialista Carlo Silvestri che, p r i m a p u p i l l o di T u r a t i , e r a poi passato al Corriere di Albertini. La sera del 30 egli fece p e r v e n i r e a Mussolini un biglietto in cui gli diceva che i suoi s o n d a g g i p r e s s o i capi della C o n f e d e r a z i o n e avevano avuto esito positivo: Baldesi accettava di e n t r a r e nel suo governo, e Buozzi si disponeva a s e g u i r n e l'esempio. «Ma - avvertiva - bisogna fare in fretta, e i m p e d i r e che da p a r t e di coloro che sono rimasti sbalorditi dalla rivelazione del vostro p i a n o - e, voi mi capite, n o n alludo ai socialisti - si cerchi di forzare la situazione.» N o n è chiaro se l'offerta a Baldesi e Buozzi (e q u a l c u n o dice a n c h e a D'Aragona) fosse stata fatta e accettata a titolo p e r sonale, senza i m p e g n o da p a r t e della C o n f e d e r a z i o n e . Silvestri ha poi detto che n o n solo la C o n f e d e r a z i o n e , ma anche il P S U ne discusse e vi dette il suo assenso. Ma De Felice lo contesta, e crediamo che abbia ragione. C o m u n q u e , q u a n d o il biglietto raggiunse il destinatario, questi già si era accorto della impraticabilità del suo piano. A v u t o n e s e n t o r e , il p a r t i t o fascista era in a g i t a z i o n e . N o n voleva s a p e r n e l'ala conservatrice che faceva capo a De Vecchi, n o n volevano s a p e r n e i nazionalisti, n o n volevano sap e r n e gli squadristi s e m p r e a n i m a t i dall'odio verso i «sovversivi», n o n volevano soprattutto s a p e r n e , p e r ragioni conc o r r e n z i a l i , i sindacalisti. E Mussolini, che già i n c o n t r a v a 131
qualche difficoltà a far ingoiare ai suoi quel Ministero che li escludeva da molti posti, n o n si sentì di rischiare u n a crisi analoga a quella del «patto di pacificazione». Q u a n d o , alle sette di sera di q u e l c o n v u l s o 30 o t t o b r e , egli rese nota la lista dei Ministri, Bianchi e Marinelli diedero p e r protesta le dimissioni. Ma Mussolini le respinse. E a Mastromattei, che si lamentava di quella pacifica e i n c r u e n ta conclusione della «marcia», rispose: «Il s a n g u e si p a g a col sangue, e io n o n voglio fare la fine di Cola di Rienzo». Il 16 n o v e m b r e p r e s e n t ò il g o v e r n o alla C a m e r a p e r c h i e d e r n e la fiducia. C o m e dosaggio di lusinghe, di minacce e di ricatto, quel discorso r a p p r e s e n t a u n o dei «classici» del suo r e p e r t o r i o . «Con trecentomila fascisti armati di tutto p u n t o - disse moltiplicando p e r dieci la cifra reale -, potevo castigare tutti coloro che h a n n o diffamato e tentato d'infangare il fascismo. Potevo fare di quest'aula sorda e grigia un bivacco di manipoli, potevo s p r a n g a r e il p a r l a m e n t o e costituire un governo esclusivamente di fascisti». La solita pausa, g r a v i d a d i minaccia. Poi: «Potevo: m a n o n h o , a l m e n o i n questo p r i m o t e m p o , voluto». La C a m e r a gli votò la fiducia con 306 sì c o n t r o 116 N O , e subito d o p o gli concesse i pieni poteri p e r un a n n o . Il Senato seguì l'esempio d u e settimane d o p o d a n d o g l i u n a maggioranza ancora più forte: 196 contro 19. C o m e Mussolini aveva detto nel suo discorso, il Parl a m e n t o , se voleva s o p r a v v i v e r e , d o v e v a a d a t t a r s i alla coscienza n a z i o n a l e . E la coscienza n a z i o n a l e voleva c h e si adattasse a Mussolini. Il Paese, nella sua s t r a g r a n d e maggioranza, aveva accettato il fatto c o m p i u t o con un respiro di sollievo. Era stanco. T r e a n n i di g u e r r a civile gli avevano ispirato un solo desiderio: l'ordine, e il fascismo lo p r o m e t t e v a . Della libertà, visto l'uso che in quei tre a n n i se n'era fatto, si curava poco, e del resto Mussolini p r o m e t t e v a a n c h e quella. Un fatto p e r ò va subito rilevato, che t r a s p a r e a n c h e dai ricordi d'infanzia di chi scrive: la fiducia andava a Mussolini, n o n al fascismo. Anzi, p e r 132
essere più esatti, a n d a v a a Mussolini in q u a n t o «domatore» del fascismo. Mio n o n n o , vecchio liberale gioiittiano e sindaco del paese, disse al capo delle s q u a d r e locali che lo avev a n o t o r m e n t a t o : «Finalmente è v e n u t o il castigamatti che m e t t e r à a posto a n c h e voi». Il mito di Mussolini n a c q u e in quei giorni, n o n tra i fascisti, ma c o n t r o i fascisti, e Cesare Rossi ne coniò lo slogan: «Prima mussoliniani, poi fascisti». Lo condivise a n c h e la classe d i r i g e n t e , e n o n soltanto - c o m e poi si disse - quella di destra. Le lettere di Giolitti ai suoi amici p a r l a n o chiaro: n o n bisognava ostacolare Mussolini «che ha tratto il Paese dal fosso in cui finiva p e r i m p u t r i dire». E Nitti: «Bisogna che l'esperimento fascista si compia indisturbato: n e s s u n a opposizione deve venire da p a r t e nostra». Ma n o n d i v e r s a m e n t e la pensava A m e n d o l a , secondo cui o c c o r r e v a a i u t a r e Mussolini a r i p r i s t i n a r e la legalità; m e n t r e Salvemini a n d a v a oltre a u g u r a n d o s i che Mussolini spazzasse via «queste vecchie m u m m i e e canaglie» della vecchia classe politica. «Se Mussolini venisse a m o r i r e , e avessim o u n ministero Turati, r i t o r n e r e m m o p a r i p a r i all'antico. Motivo p e r cui bisogna che Mussolini g o d a di u n a salute di ferro, fino a q u a n d o n o n m u o i a n o tutti i Turati.» Ma è curioso che lo stesso Turati, c o m e risulta dall'epistolario della Kuliscioff, riconosceva che la pacificazione poteva ottenerla solo Mussolini. N o n b i s o g n a t u t t a v i a e q u i v o c a r e . In questi consensi ci sarà stata a n c h e della codardia, della stanchezza e della volontà di capitolazione. Ma c'era a n c h e un atto di contrizion e . La vecchia classe politica sapeva di a v e r fallito il suo compito di g u a r d i a n a delle istituzioni, e si r e n d e v a conto di essere caduta, di fronte alla pubblica coscienza, nel più totale discredito. In queste condizioni, e r a logico ch'essa vedesse in Mussolini l'unico u o m o in g r a d o , p e r l'intatto prestigio che gli conferiva la sua «novità», di addossarsi i compiti ai quali essa aveva coscienza di essere stata impari. Lo vedeva i n s o m m a c o m e «l'uomo dell'emergenza» destinato ad esaurirsi con l'emergenza. E la Kuliscioff lo diceva chiaro: «Biso133
g n a ch'egli possa p e r c o r r e r e tutta la sua p a r a b o l a , dovesse r i m a n e r e anche un paio d ' a n n i al potere...» Poi, essa sottint e n d e v a - c o m e tutti gli altri -, i partiti tradizionali avrebbero r i p r e s o in m a n o il mestolo di un Paese normalizzato, fac e n d o tesoro della lezione. In questa coralità di consensi, gli unici a fare stecca erano p r o p r i o i fascisti, che p a v e n t a v a n o ciò che gli altri sperav a n o . Essi capivano che Mussolini li aveva giuocati mobilitandoli solo p e r finta, e si sentivano defraudati della «rivoluzione». L'aborto della «marcia» li aveva lasciati con la bocca a m a r a e n o n si e r a svolto senza incidenti. Per f e r m a r l e , G r a n d i aveva d o v u t o c o r r e r e i n c o n t r o alle s q u a d r e di Bottai c h e volevano a tutti i costi p r e n d e r e R o m a d'assalto. E all'ordine di smobilitazione d o p o la sfilata sotto il Quirinale, esse avevano risposto i n v a d e n d o e d e v a s t a n d o le sedi di alcuni giornali. Altre violenze ci furono in tutta Italia, e Nitti si salvò a stento dalla bastonatura. Ma il pericolo p i ù grave essi lo v e d e v a n o nella «vendita delle i n d u l g e n z e » , da cui il fascismo sentiva minacciata la sua «purezza», e p i ù a n c o r a forse insidiate le sue «privative». Prontissimi c o m e al solito a c o r r e r e in aiuto del vincitore, gl'italiani facevano ressa agli uffici tesseramento del p a r tito, che n o n resistevano a pressioni e circonvenzioni. Specialmente nel Sud, che al fascismo e r a s e m p r e rimasto piuttosto allergico, i vecchi m a n e g g i o n i del clientelismo scoprivano improvvisamente in se stessi u n a irrefrenabile vocazione fascista, e p e r t r a d u r l a in tessere q u a n d o queste gli venivano rifiutate, s'iscrivevano in massa al partito nazionalista che in un battibaleno vide decuplicati i suoi effettivi. A un certo p u n t o , c o m e peso n u m e r i c o , i «Sempre Pronti», come si c h i a m a v a n o gli squadristi di F e d e r z o n i , che invece della camicia n e r a p o r t a v a n o la camicia azzurra, rischiarono quasi di sopraffare quelli di Mussolini. Di fronte a q u e s t e «provocazioni», nei vecchi squadristi t o r n a v a ad affiorare il f o n d o massimalista e p a l i n g e n e t i c o che aveva a n i m a t o il p r i m o m o v i m e n t o . Essi n o n volevano 134
inserirsi nelle s t r u t t u r e dello Stato liberale. Volevano sovvertirle. E v e d e n d o nella «normalizzazione» il pericolo che Mussolini se ne lasciasse c a t t u r a r e , c e r c a r o n o d ' i m p e d i r l a r i c o r r e n d o di n u o v o al s a n g u e . All'ordine di m a n t e n e r e la disciplina e di r i s p e t t a r e la vita e la libertà dei cittadini risposero con u n a r i p r e s a di b a s t o n a t u r e e di spedizioni p u nitive. Il 18 d i c e m b r e a Torino furono uccisi v e n t i d u e o p e rai, e altri tredici m o r t i ci f u r o n o p o c o d o p o alla Spezia. C o n t r o Molinella, superstite isolotto del miglior socialismo riformista, che aveva resistito grazie alla forza delle sue coop e r a t i v e a g r a r i e e all'energia e all'idealismo del loro organizzatore Massarenti, si scatenarono attacchi su attacchi. Fu in q u e s t o clima che m a t u r a r o n o alcuni d e i p e g g i o r i delitti del fascismo come l'assassinio di Don Minzoni, un sacerdote decorato di medaglia d ' a r g e n t o , a Ferrara. A questa ripresa di violenza che metteva in pericolo tutta la sua azione, Mussolini reagì con tre mosse. La p r i m a fu l'istituzione di un G r a n Consiglio del Fascismo col quale egli contava di a s s u m e r e un più diretto controllo del p a r t i t o imp e g n a n d o i capi che ne facevano p a r t e ad avallare le sue d e cisioni e a farle accettare dai militanti. Sul p i a n o costituzionale questa specie di Politburo fu s e m p r e un rebus nel senso che sia la sua c o m p o s i z i o n e che i suoi p o t e r i r i m a s e r o n e l vago: tant'è vero che nella seduta del 25 luglio '43 - l'ultima e la sola che abbia contato v e r a m e n t e qualcosa - si discusse se le sue e r a n o decisioni a cui a n c h e il D u c e dovesse attenersi, o soltanto p a r e r i ch'egli p o t e s s e s e g u i r e o rifiutare. C o m u n q u e , è certo ch'egli Io concepì, c o m e dice De Felice, come qualcosa di mezzo fra un «consiglio di palazzo» destinato ad avallare le sue volontà e a d a r loro m a g g i o r vigore, e u n a «camera di compensazione» in cui lasciar sfogare ed esaurire i contrasti interni del partito. Col t e m p o la n a t u r a i b r i d a di q u e s t ' o r g a n o e l'incertezza delle s u e a t t r i b u z i o n i v e n n e r o a galla, e infatti esso n o n esercitò alcun peso. Ma lì p e r lì p e r m i s e a Mussolini di r i p r e n d e r e alla meglio il controllo su un partito che gli sfuggiva. 135
Fu grazie e in forza di esso, riunito p e r la p r i m a volta nella n o t t e fra il 15 e il 16 d i c e m b r e ch'egli p o t è v a r a r e la sec o n d a e p i ù i m p o r t a n t e m i s u r a : l'istituzione di un v e r o e p r o p r i o esercito fascista, la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale, forte di 300.000 u o m i n i i m p e g n a t i p e r g i u r a m e n to alla fedeltà n o n al Re, ma al Duce. La decisione e r a grave, e molti tuttora si c h i e d o n o c o m e p o t è essere accettata da un P a r l a m e n t o a n c o r a in larga m a g g i o r a n z a n o n fascista, e s o p r a t t u t t o dal Re, che si vedeva nascere in casa u n a forza a r m a t a in c o n c o r r e n z a con quella regolare. Il fatto è che tutti si r e s e r o conto che Mussolini n o n aveva altro mezzo p e r v e n i r e a c a p o della riottosità delle s q u a d r e e r i d u r l e al rispetto della disciplina. Anzi, a capirlo più e meglio degli altri f u r o n o p r o p r i o gli o p p o s i t o r i c h e d a u n c o r p o militarm e n t e i n q u a d r a t o e r e s p o n s a b i l i z z a t o si s e n t i v a n o m o l t o m e n o minacciati c h e d a s q u a d r a c c e alla m e r c é dei p r o p r i s a n g u i n a r i uzzoli. Forti m a l u m o r i v e n n e r o invece dall'Esercito, geloso delle sue p r e r o g a t i v e e privative, e grosse resistenze dalle s q u a d r e , restie a un i n q u a d r a m e n t o che avrebbe distrutto la loro a u t o n o m i a e soffocato la loro carica rivoluzionaria. Infatti n o n tutte si lasciarono assorbire; alcune si s t r i n s e r o i n t o r n o ai vecchi ras c h e le a v e v a n o g u i d a t e nei tempi della lotta e che condividevano i loro u m o r i . La terza m i s u r a normalizzatrice fu la fusione coi nazionalisti, o meglio il loro assorbimento. Federzoni avrebbe voluto resistere, ma n o n ne aveva la forza: sapeva benissimo che le reclute affluite all'ultima ora nel suo m o v i m e n t o erano d'accatto e n o n c h i e d e v a n o di meglio che di essere traghettate nel Fascio e nella sua Milizia, in cui i S e m p r e P r o n ti e n t r a r o n o con slancio. Così i p r o b l e m i più u r g e n t i furono a l m e n o provvisoriam e n t e risolti, e la normalizzazione p o t è p r e n d e r e il suo faticoso avvìo. A n c h e Mussolini cercava di normalizzarsi, ma senza r i n u n ziare a i n t r o d u r r e nell'esercizio delle sue funzioni un «nuo136
vo stile». Aveva p r e s o in affitto un m o d e s t o a p p a r t a m e n t o in via Rasella, ma n o n ci aveva c h i a m a t o Rachele ed E d d a , che preferiva lasciare a Milano. Ad accudirgli p r o v v e d e v a un certo Cirillo T a m b a r a , qualcosa di mezzo fra il c a m e r i e r e e il gorilla, che si e r a fatto a p p r e z z a r e soprattutto p e r il m o do con cui cucinava il piatto preferito di Mussolini: il m i n e strone con la c o t e n n a di maiale. Ma in casa il Duce ci stava poco. Si alzava alle sei, usciva poco d o p o le sette, e alle otto e r a già nel suo ufficio di palazzo Chigi, sede del Ministero degli Esteri, attaccato al telefono p e r controllare se tutti erano al loro posto. «Voglio da q u a r a n t a a cinquantamila uomini che funzionino c o m e un c o n g e g n o di orologeria» aveva detto p r e n d e n d o possesso della sua carica. E la b u r o c r a z i a r o m a n a rispose a questo appello all'efficienza nel suo solito m o d o : m o s t r a n d o s e n e entusiasta, d a n d o spettacolo di g r a n d e solerzia, m a o p p o n e n d o alle innovazioni u n a resistenza di g o m m a . Fu essa a infliggere la p r i m a sconfitta a Mussolini c h e p r e t e n d e v a i m p o r l e l'orario unico: l'accanimento e la tenacia con cui difese il suo secolare diritto al desinare e alla pennechella, restano memorabili. Mussolini p e r ò n o n si a r r e n d e v a . N o n aveva ancora quar a n t a n n i , era al meglio delle sue risorse ed energie e, poco pratico dell'ambiente r o m a n o e della sua incalcolabile forza passiva, e r a c o n v i n t o di riuscire a scuoterlo col suo attivismo. «Non s o n o qui di passaggio - disse -, ma p e r starci e g o v e r n a r e . Gl'italiani d e v o n o o b b e d i r e e o b b e d i r a n n o , dovessi lottare contro amici, nemici, perfino contro me stesso.» U n a pioggia di decreti si abbatté sul Paese, che i n t e n d e v a n o r e g o l a r e la vita dei cittadini fin nei m i n i m i dettagli. Gli automobilisti dovettero i m p a r a r e a n o n s u o n a r e il clacson, sev e r a m e n t e proibito; i p e d o n i a c a m m i n a r e solo sul marciapiede di sinistra; e con g r a n disperazione del p o e t a Trilussa v e n n e r o ridotte a mal partito le «botticelle», cioè le carrozze a cavallo, s e g n o di u n a R o m a arcaica e provinciale. La società r o m a n a cercò i n v a n o di c a t t u r a r e Mussolini, c o m e s e m p r e aveva fatto con tutti gl'invasori. L'uomo e r a 137
allergico alla m o n d a n i t à e nella cosiddetta «società» si sentiva spaesato e a disagio. Seguitava a n o n c u r a r e il p r o p r i o g u a r d a r o b a , e l'unica concessione che faceva a quella ch'egli credeva l'eleganza e r a n o le g h e t t e che portava s e m p r e , anche sull'abito di c e r i m o n i a . Il g i o r n o in cui p r e s e possesso del suo ufficio, vi si p r e s e n t ò con u n a giacca a righe verdi e rosse, che sembrava il plaid d ' u n cavallo. Il diplomatico Barone-Russo cui era stato d i s c r e t a m e n t e affidato l'incarico di rimetterlo un p o ' in sesto, p e n ò parecchio a p e r s u a d e r l o che sotto la marsina n o n si poteva indossare u n a camicia di lino bianco coi polsini rosa. All'esigenze del cerimoniale si ribellava c o m e un cavallo b r a d o alla cavezza, e alla sua p r i m a sortita m o n d a n a - un p r a n z o all'Ambasciata d ' I n g h i l t e r r a -, tutti t r a t t e n n e r o il fiato p e r le gaffes che avrebbe p o t u t o far e . Invece n o n ne fece n e s s u n a anche grazie al tatto dell'ambasciatrice Sybil G r a h a m che, s e d u t a accanto a lui, gl'inseg n ò senza p a r e r e c o m e si maneggiava il coltello del pesce e c o m e si sorbiva il b r o d o in tazza. Mussolini fece del suo m e glio. Ma, a c c o m i a t a n d o s i , disse alla signora: «Non sapevo che gl'inglesi b e v o n o la minestra c o m e se fosse birra». Barone-Russo scoprì abbastanza prestò il p u n t o debole del ribelle: la p a u r a del ridicolo. Fu a g i t a n d o g l i d a v a n t i agli occhi questo s p a u r a c c h i o che gli fece s m e t t e r e l'abitudine d'infilarsi il tovagliolo nel colletto e d ' i n z u p p a r e il p a n e nel vino. Questi suoi rustici m o d i t e n e v a n o in allarme soprattutto il Ministero degli Esteri di cui egli aveva assunto il portafoglio. Mussolini n o n aveva m o l t a c o n o s c e n z a dei p r o b l e m i internazionali, di cui sin allora si e r a s e m p r e occupato solo ai fini della politica i n t e r n a . Ma sapeva di n o n averla, e sin d a p p r i n c i p i o accettò d i lasciarvisi c o n d u r r e p e r m a n o dal Segretario generale C o n t a r m i . Contarini e r a un esperto diplomatico di carriera, cresciuto alla scuola di San Giuliano di cui condivideva l'impostazione. Di formazione nazionalista, ma m o d e r a t a , egli vedeva la collocazione dell'Italia nel vecchio fronte occidentale ma in u n a d i g n i t o s a p o s i z i o n e di p a r i t à con Francia e In138
ghilterra. C h e Mussolini intendesse svolgere in questo concerto u n a politica di prestigio, n o n gli dispiaceva. Fin d a p principio si a d o p e r ò soltanto a smussarne gli angoli, ma n o n è vero che, c o m e dice Guariglia, il vero Ministro degli Esteri fu lui. Mussolini si avvalse della sua e s p e r i e n z a e ne accettò i consigli, ma d e t t e subito a d i v e d e r e c h e la politica estera voleva farla da sé. I criteri a cui la ispirò furono soprattutto, se n o n esclusiv a m e n t e , quelli della presenza e del prestigio che gli occorrev a n o p e r rafforzare la sua posizione a l l ' i n t e r n o . Il 16 n o v e m b r e , p o c o p i ù d i d u e s e t t i m a n e d o p o l a c o n q u i s t a del p o t e r e , volle p r e n d e r e p e r s o n a l m e n t e p a r t e alla conferenza della p a c e fra Grecia e T u r c h i a i n s i e m e al P r e s i d e n t e d e l Consiglio francese, Poincaré, e al Ministro degli Esteri inglese C u r z o n . Ma invece di raggiungerli a L o s a n n a , dove si teneva la r i u n i o n e , p r e t e s e che fossero l o r o a r a g g i u n g e r e lui a Territet. Poincaré e C u r z o n gli d e t t e r o soddisfazione, e in c o m p e n s o t r o v a r o n o in lui il p i ù ragionevole degl'interlocutori. L'accordo fra i tre fu presto r a g g i u n t o , e in privati colloqui Mussolini c r e d e t t e di a v e r s t r a p p a t o a C u r z o n un preciso i m p e g n o a ridiscutere la questione dei Mandati cioè di quei territori del Medio O r i e n t e , la cui a m m i n i s t r a z i o n e era stata affidata, sia p u r e a titolo t e m p o r a n e o , alle Potenze occidentali. In pubbliche dichiarazioni, C u r z o n p a r l ò di lui come di «un u o m o d'incredibile energia e dal p u g n o di ferro», ma in u n a lettera privata al collega B o n a r Law lo definì «un pericoloso d e m a g o g o privo di scrupoli». I famosi i m p e gni si rivelarono poi delle platoniche dichiarazioni di b u o n a volontà, ma Mussolini t o r n ò in Italia con un accredito internazionale, e tutta la s t a m p a parlò della sua missione c o m e di un g r a n d e successo che restituiva all'Italia il suo r a n g o di G r a n d e Potenza. Fu tuttavia subito chiaro che, a p a r t e queste affermazioni di prestigio, Mussolini n o n voleva c o r r e r e avventure. D o p o aver dato con tanta insistenza di «rinunciatari» a tutti coloro che avevano cercato un a c c o r d o con la Jugoslavia p e r Fiu139
me e la Dalmazia, a p p e n a arrivato al p o t e r e si affrettò a dargli e s e c u z i o n e i n g i u n g e n d o a fascisti e nazionalisti di n o n c r e a r e complicazioni. Il p u n t o su cui fu i r r e m o v i b i l e , ma b e n s a p e n d o di n o n rischiarvi nulla, fu il D o d e c a n e s o che l'Italia occupava solo a titolo t e m p o r a n e o , e di cui l'Inghilt e r r a chiedeva la restituzione alla Grecia. Mussolini replicò con forza che il p r o b l e m a era legato a quello dei Mandati: se da questi l'Italia restava esclusa, n o n poteva r i n u n z i a r e alla sovranità su quelle isole, e la conferenza di L o s a n n a gli dette ragione. Ma accanto a q u e s t e iniziative, di cui la s t a m p a p a r l a v a esaltandole, e in cui lo z a m p i n o di C o n t a r i n i è abbastanza visibile, Mussolini ne p r e s e p e r c o n t o suo u n ' a l t r a , di cui n e s s u n o allora s e p p e nulla. A p p e n a a r r i v a t o al p o t e r e egli affidò al p r o p r i o segretario personale, Chiavolini, il compito di procurargli un incontro col Cardinale Gasparri, il vero règolo politico della Santa Sede. Chiavolini si rivolse al conte C a r l o Santucci, P r e s i d e n t e del Banco di R o m a e p e r s o naggio molto influente in Vaticano. Santucci, che aveva un palazzo con d u e ingressi, lo mise a disposizione dei d u e uomini, che vi si d e t t e r o convegno passando dalle d u e diverse p o r t e in m o d o da n o n d a r nell'occhio, u n a sera della seconda m e t à di gennaio (la data n o n è accertata con precisione). S e c o n d o qualche storico fu l'avvìo delle laboriose trattative c h e sei a n n i d o p o sfociarono nella Conciliazione. Q u e s t o n o n è del tutto esatto. Secondo la testimonianza di Santucci, al t e r m i n e del l u n g o colloquio cui egli n o n aveva assistito, il C a r d i n a l e gli disse che «per o r a siamo intesi che n o n conv e n g a affrontare in p i e n o la q u e s t i o n e r o m a n a » . Ciò vuol d i r e c h e n e a v e v a n o p a r l a t o , m a solo p e r darsi r e c i p r o c a m e n t e u n a p r o v a di b u o n a volontà e r a g g i u n g e r e più facilm e n t e l'accordo su altre cose. Quella c h e p i ù stava a c u o r e a G a s p a r r i e r a il B a n c o di R o m a , che finanziava t u t t e le organizzazioni cattoliche e il loro giornale Corriere d'Italia, e che in quel m o m e n t o versava in condizioni d i s p e r a t e . G a s p a r r i chiese a Mussolini di 140
s o c c o r r e r l o , Mussolini s ' i m p e g n ò a farlo, e lo fece p e r c h é anche a lui stava a c u o r e qualcosa p e r la quale Gasparri poteva essergli di g r a n d e e decisivo aiuto. Della m a g g i o r a n z a di cui disponeva alla C a m e r a , i p o p o l a r i e r a n o il g r u p p o più c o m p a t t o , anzi l'unico g r u p p o c o m p a t t o p e r c h é le altre forze di centro e di destra e r a n o o r a m a i frantumate. Ma il p a r tito n o n e r a affatto c o n c o r d e nell'atteggiamento verso il fascismo. L'ala d e s t r a e r a a d d i r i t t u r a p e r la collaborazione al governo, cui infatti aveva prestato d u e suoi u o m i n i - Cavazzoni e T a n g o r r a - c o m e Ministri, e alcuni altri c o m e Sottosegretari. L'ala sinistra capeggiata da Miglioli e r a risolutam e n t e p e r l'opposizione. La m a g g i o r a n z a di c e n t r o , guidata da Sturzo e De Gasperi, e r a contro la collaborazione e p e r un a p p o g g i o condizionato da molte riserve. Queste tre tend e n z e stavano p e r venire a confronto nel congresso del p a r tito che si doveva t e n e r e a Torino in aprile. E Mussolini sapeva che u n a cosa sola avrebbe p o t u t o i n d u r r e Sturzo, sicuro vincitore, a m u t a r e a t t e g g i a m e n t o o ad a b b a n d o n a r e la partita: un richiamo della Santa Sede. C e r t o , egli n o n lo chiese esplicitamente a G a s p a r r i . Ma p r o b a b i l m e n t e glielo fece capire al suo solito m o d o : cedendo a tutte le sue richieste p e r q u a n t o riguardava n o n solo il Banco di R o m a , ma a n c h e la parificazione delle scuole private (quasi tutte in m a n o ai preti) a quelle dello Stato, l'inseg n a m e n t o religioso, il ripristino del Crocifisso nelle aule, la lotta c o n t r o la m a s s o n e r i a , e infine a n c h e a d o m b r a n d o la possibilità, sia p u r e p r o i e t t a t a i n u n a v v e n i r e l o n t a n o , d i u n a conciliazione fra Stato e Chiesa; ma anche facendo p r e sente la difficoltà, p e r lui, di legare le m a n i alle s q u a d r e fasciste c o n t r o le organizzazioni e le leghe cattoliche se queste c o n t i n u a v a n o a farsi r a p p r e s e n t a r e da un p a r t i t o c h e si schierava c o n t r o il g o v e r n o fascista. Gasparri n o n era u o m o da scandalizzarsi di un simile ricatto. Vecchio arnese di Curia t e m p o r a l e , esperto solo di affari t e r r e n i , scettico sugli u o m i n i , rotto a t u t t e le loro astuzie e p r o n t o a ricambiarle, dovette anzi trovare di suo gusto 141
il linguaggio del suo interlocutore. E infatti, u s c e n d o , disse a Santucci: «È un u o m o di p r i m ' o r d i n e : sono molto soddisfatto del colloquio». Anche Mussolini lo era, c o m e disse ad Acerbo. Q u a n t o alla questione r o m a n a , forse un solo i m p e g n o avevano p r e s o l ' u n o con l'altro: quello di p r o s e g u i r e i loro contatti attraverso un fiduciario, il p a d r e gesuita Tacchi Venturi, che infatti da allora iniziò la sua furtiva spola fra i d u e uomini, e che fu il vero tessitore della lunga t r a m a che p o r t ò alla Conciliazione. Ma Duce e C a r d i n a l e si e r a n o studiati, e si e r a n o piaciuti, o p e r lo m e n o n o n si e r a n o dispiaciuti.
CAPITOLO SESTO
IL «LISTONE»
P r e s e n t a n d o il suo g o v e r n o alla C a m e r a , Mussolini aveva d e t t o ch'essa d o v e v a «sentire la sua p a r t i c o l a r e posizione c h e la r e n d e passibile di scioglimento fra d u e g i o r n i o fra d u e anni». Era u n a minaccia, ma con la pistola scarica. Mussolini aveva chiesto al Re di firmargli un d e c r e t o in bianco p e r attuarla q u a n d o gli fosse convenuto, ma il Re glielo aveva rifiutato. Egli tuttavia si r e n d e v a c o n t o c h e con p o c h e diecine di d e p u t a t i n o n avrebbe p o t u t o tirare avanti a lungo o avrebbe d o v u t o farlo a prezzo di compromessi paralizzanti. E perciò fin dal p r i m o m o m e n t o mise allo studio u n a riforma della legge elettorale che gli permettesse di contare su u n a m a g g i o r a n z a stabile. Favorevoli al p r o g e t t o e r a n o Giolitti, S a l a n d r a e quasi tutti i vecchi notabili del m o n d o liberale che s p e r a v a n o in un r i t o r n o al collegio u n i n o m i n a l e , su cui si e r a n o s e m p r e fondate le loro fortune. Ma a l l ' a b b a n d o n o della p r o p o r z i o nale si s a r e b b e r o o p p o s t i , oltre c h e i socialisti, i p o p o l a r i , c h e da essa t r a e v a n o la loro forza. I n o l t r e a n c h e in c a m p o fascista, c ' e r a n o divergenze di o p i n i o n i : Farinacci p r o p e n deva p e r un r i t o r n o p u r o e semplice al collegio u n i n o m i n a le, Bianchi p e r un sistema maggioritario che garantisse d u e terzi dei posti alla lista che avesse o t t e n u t o la m a g g i o r a n z a relativa. Mussolini, c o m e al solito, n o n si p r o n u n c i a v a , ma da u n ' i n t e r v i s t a a un g i o r n a l e francese s e m b r a v a che p r o p e n d e s s e p e r il voto p l u r i m o : «E a s s u r d o - aveva d e t t o c o n c e d e r e gli stessi privilegi a un u o m o incolto e a un rettore d'Università». Ma poi su questa tesi n o n t o r n ò più. Il G r a n Consiglio affrontò il p r o b l e m a in m a r z o , il 25 143
aprile o p t ò p e r la p r o p o s t a Bianchi contro quella Farinacci, e incaricò Acerbo di t r a d u r l a in un p r o g e t t o di legge. Mussolini lo p r e s e n t ò ai p r i m i di g i u g n o alla C a m e r a , e questa lo diede in esame a u n a Commissione di cui facevano p a r t e tutti i maggiori e s p o n e n t i dei vari partiti da Giolitti e Saland r a p e r i liberali, a B o n o m i p e r i socialisti riformisti, a Turati, a Lazzari, al comunista Graziadei, a De Gasperi p e r i popolari. I contrasti furono aspri, ma alla fine la Commissione a p p r o v ò il concetto informatore della riforma. O r a p e r ò era la C a m e r a che doveva pronunciarsi, ed era chiaro che tutto sarebbe dipeso dai popolari: se costoro fossero stati compatti nel rifiuto, il p r o g e t t o sarebbe stato bocciato, e Mussolini avrebbe subito u n a disfatta catastrofica. Per il rifiuto era Don Sturzo che il congresso del partito, tenutosi poco p r i m a a Torino, aveva confermato segretario. Per venire a capo della sua opposizione, bisognava toglierlo di mezzo. E p e r toglierlo di mezzo, n o n c'era che un m o d o : i n d u r r e la Santa Sede a revocargli l'appoggio. Per r a g g i u n gere questo fine, Mussolini ricorse alle sue solite a r m i della lusinga e della minaccia. Presso il Vaticano, egli poteva vant a r e solide b e n e m e r e n z e : aveva rimesso il crocefisso nelle scuole, reso obbligatorio l ' i n s e g n a m e n t o religioso, esentato i seminaristi dal servizio militare, migliorato le condizioni e c o n o m i c h e del clero, e infine avviato il colloquio con Gas p a r r i . Q u e s t o p e r ò n o n aveva i m p e d i t o all'Osservatore Romano di p l a u d i r e alla riconferma di Sturzo, che a T o r i n o si era b a t t u t o su tesi n e t t a m e n t e anticollaborazioniste. La c a m p a g n a che contro di lui si scatenò sulla stampa fascista fu c e r t a m e n t e voluta da Mussolini. E a l t r e t t a n t o p u ò dirsi del minaccioso e offensivo atteggiamento che gli squadristi assunsero nei confronti dei preti e delle loro istituzioni. Egli ne t e n n e in freno la violenza, ma se ne servì, facendo b e n capire in Vaticano che avrebbe p o t u t o egli stesso esserne sopraffatto se n o n se ne eliminava la causa. Il Vaticano n o n o p p o s e molte resistenze e, p i ù c h e D o n S t u r z o , b a d ò a salvare la faccia. In un articolo sul Corriere 144
d'Italia, g i o r n a l e m o l t o vicino alla C u r i a , m o n s i g n o r Pucci invitò il p r e t e siciliano a trarsi da p a r t e . De Gasperi, che di Sturzo era il braccio destro p u r senza condividerne a p p i e n o l'intransigenza, cercò di p a r a r e il colpo m e t t e n d o in dubbio in u n a intervista c h e la p a r o l a di Pucci fosse quella della S a n t a S e d e . Pucci rispose c h e , a n c h e se la sua p a r o l a n o n era quella della Santa Sede, ne rispecchiava l'opinione, e la Santa Sede n o n smentì. Nello stesso m o m e n t o i cattolici nazionali, che già avevano secessionato dal partito, r e d a s s e r o un proclama di adesione al g o v e r n o e alla riforma elettorale che v e n n e sottoscritto a n c h e da molti dignitari della C o r t e Pontificia. Sturzo capì l'antifona e, a n c o r a u n a volta piegandosi al volere della Chiesa, rassegnò le dimissioni da segretario. Era il 10 luglio (del '23), p r o p r i o il giorno in cui alla Cam e r a iniziava il dibattito sul disegno di legge. Restava ancora da v e d e r e cosa a v r e b b e r o fatto i d e p u t a t i p o p o l a r i d o p o il ritiro del loro capo. In loro n o m e p a r l ò un giovane parlam e n t a r e toscano, G r o n c h i , p e r rilanciare il p r o g e t t o di un c o m p r o m e s s o p r o p o s t o da De G a s p e r i : la lista v i n c e n t e avrebbe avuto i tre quinti dei posti a condizione che avesse ottenuto u n a quotazione di almeno il quaranta per cento. Ma Mussolini, che già aveva rifiutato quella p r o p o s t a , t o r n ò a rifiutarla, e molti p e n s a r o n o che quella r o t t u r a preludesse alla sua disfatta. Q u a n d o p r e s e la parola, tutti si aspettavano un discorso violento, c o m ' e r a solito farne q u a n d o , esaurite le a r m i della blandizie, ricorreva all'intimidazione. N o n fu così. D u e storici n o n certo teneri verso di lui, Salvatorelli e Mira, riconoscono ch'egli p r o n u n c i ò in quella occasione il discorso p i ù «parlamentare» della sua c a r r i e r a , u n v e r o capolavoro p e r m o d e r a z i o n e e senso di m i s u r a , che colse c o n t r o p i e d e gli avversari e ne s c o m p a g i n ò il blocco. B o n o m i e i liberali di A m e n d o l a a b b a n d o n a r o n o il no e decisero di astenersi. Anche il f r o n t e dei socialisti t u r a t i a n i si r u p p e : p e r bocca di D'Aragona, i sindacalisti della C O L si d i c h i a r a r o n o i n d i p e n 145
d e n t i dal partito. Ma lo s g r e t o l a m e n t o più grave e decisivo fu quello dei p o p o l a r i . Per i m p e d i r l o e t e n e r e uniti i suoi, D e G a s p e r i ricorse a u n e n n e s i m o c o m p r o m e s s o , p r o p o n e n d o nella sua replica che i popolari votassero la fiducia al g o v e r n o p u r r i b a d e n d o il no alla riforma. Ma n o n riuscì a ricucirne le fila. Alla testa del loro g r u p p o , Vassallo e Cavazzoni saltarono il fosso, molti altri a n n u n c i a r o n o l'astensione, e da quel m o m e n t o fu chiaro che il g o v e r n o aveva partita vinta. Messo ai voti, il p r o g e t t o ne raccolse 235 contro 139 e 77 schede bianche. Forte di quel successo, Mussolini evitò di c o m p r o m e t t e r lo con mosse precipitose, e m a n d ò in vacanza i d e p u t a t i senza a c c e n n a r e a prossime elezioni. In realtà n o n pensava ad altro, e tutto quello che fece in quei tre mesi, lo fece in vista di esse. A n c h e gli a v v e n i m e n t i i n t e r n a z i o n a l i egli li sfruttò u n i c a m e n t e a fini di p r o p a g a n d a elettorale, e p r o p r i o p e r questo rischiò di compiervi e r r o r i irreparabili. Il t r a t t a t o di L o s a n n a , c h e assegnava definitivamente il Dodecaneso all'Italia, aveva ancor più guastato i nostri r a p porti con la Grecia, e a invelenirli u l t e r i o r m e n t e era insorto, o meglio si era rinfocolato, il p r o b l e m a dell'Albania. La Grecia a s p i r a v a ad a n n e t t e r s e n e le r e g i o n i m e r i d i o n a l i c o m e p a r t e i n t e g r a n t e d e l suo E p i r o . L'Italia c o n t e s t a v a q u e s t e pretese, era riuscita a farle r e s p i n g e r e dagli Alleati, e aveva m a n d a t o u n a commissione militare, guidata dal generale Tellini, a fissare la frontiera fra i d u e Paesi nel m o d o più favorevole all'Albania. Ad A t e n e ci f u r o n o c l a m o r o s e d i m o strazioni antitaliane e violenti attacchi della s t a m p a a Mussolini che, esasperato, o r d i n ò il c o n c e n t r a m e n t o della flotta a Taranto. La t e n s i o n e e r a già al m a s s i m o q u a n d o , il 27 agosto, g i u n s e notizia c h e Tellini e i suoi c o l l a b o r a t o r i e r a n o stati t r u c i d a t i m e n t r e c o m p i v a n o u n a r i c o g n i z i o n e . L'episodio s e m b r a v a fatto a p p o s t a p e r offrire a Mussolini il d e s t r o di 146
m o s t r a r e agl'italiani la sua energia: tanto che, n o n essendosene mai trovati i responsabili, q u a l c u n o avanzò poi l'ipotesi che ad organizzare sotto banco l'eccidio fosse stato lui stesso. Ma ne m a n c a qualsiasi p r o v a , e la cosa ci s e m b r a p o c o credibile. La reazione di Mussolini fu sconsiderata, ma di sicuro effetto p r o p a g a n d i s t i c o . Alla Grecia fu inviato un ultimatum con cui le si i n g i u n g e v a di fare, nello spazio di v e n t i q u a t tr'ore, le scuse, di p a g a r e u n ' i n d e n n i t à di c i n q u a n t a milioni, e di p u n i r e con la m o r t e i colpevoli. Era chiaro che la Grecia n o n poteva accettare: facendolo, si sarebbe riconosciuta responsabile dell'accaduto. Cercò con u n a risposta dilatoria di g u a d a g n a r e t e m p o , ma Mussolini n o n glielo dette. Il 31 agosto la flotta si p r e s e n t ò al largo di Corfù, e ne intimò la resa. Il c o m a n d a n t e della piazza rifiutò, e le navi a p r i r o n o il fuoco sul castello veneziano della città. Pare che questi n o n fossero gli ordini impartiti da Mussolini che più tardi definì «superfluo» quel gesto, e l'ammiraglio T h a o n di Revel, Ministro della Marina, rivolse un rimp r o v e r o al c o m a n d a n t e della s q u a d r a che, se agì di testa sua, avrebbe meritato b e n peggio. Nel castello n o n c'era n e m m e n o u n a g u a r n i g i o n e . C ' e r a n o soltanto dei p r o f u g h i dalla Turchia, di cui u n a ventina r i m a s e r o sotto le macerie, sulle quali i marinai, sbarcati subito d o p o , issarono il tricolore. L'insensato gesto p i a c q u e agl'italiani, ma mise la Grecia dalla p a r t e della r a g i o n e e a t t i r ò sull'Italia i fulmini della Società delle Nazioni che lo c o n d a n n ò quasi all'unanimità. Mussolini ne fu sconcertato. Sebbene a r a p p r e s e n t a r e l'Italia ci avesse m a n d a t o u n a personalità a u t o r e v o l e c o m e Sal a n d r a , egli n o n attribuiva n e s s u n a i m p o r t a n z a a quel consesso, e minacciò di a b b a n d o n a r l o se esso insisteva a interferire in u n a questione che, coinvolgendo l'onore e la dignità nazionale, egli giudicava di sua esclusiva spettanza. Saland r a fece del suo meglio p e r evitare la rottura, e ci riuscì grazie alle divisioni c h e già m i n a v a n o la Società. La F r a n c i a aveva interesse a garantirsi l'appoggio italiano nelle sue dia147
tribe coi tedeschi p e r la Ruhr, e la stessa Inghilterra, p u r erg e n d o s i a p a l a d i n a della Grecia, si mostrava d e s i d e r o s a di u n a pacifica composizione. Per arrivarci, si finì p e r accettare la tesi di Mussolini sec o n d o la quale n o n era la Società che doveva p r o n u n c i a r s i , ma la C o n f e r e n z a degli Ambasciatori, da cui d i p e n d e v a la commissione militare di Tellini. P u r r e n d e n d o s i conto della infondatezza di questa tesi, Salandra la sostenne con la sua abilità di avvocato m e r i d i o n a l e . E a n c h e la Grecia finì p e r piegarvisi q u a n d o vide dileguare la speranza di un «fronte» con la Jugoslavia. Mussolini infatti aveva corso a n c h e questo rischio riattizzando, p r o p r i o sul più bello della crisi con la Grecia, la questione di F i u m e . Siccome la commissione mista italo-jugoslava n o n riusciva a fare passi avanti p e r la delimitazione dei confini e p e r l ' o r d i n a m e n t o dello «Stato libero» della città c o n v e n u t o a L o c a m o , egli m a n d ò ad a s s u m e r n e il c o m a n d o il G e n e r a l e G i a r d i n o . In pratica, questo significava l'annessione p u r a e semplice di Fiume, la Jugoslavia protestò, e subito la Grecia le p r o p o s e un p a t t o difensivo c o n t r o l'Italia. Ma il re Alessandro e il C a p o del G o v e r n o Pasic, e n t r a m b i di t e m p e r a m e n t o autoritario e q u i n d i simpatizzanti di Mussolini, n o n vollero s a p e r n e e, salvata la faccia con la nota di protesta, si r a s s e g n a r o n o al fatto c o m p i u t o . La Conferenza degli Ambasciatori avallò le richieste dell'Italia alla Grecia, anzi le fece sue. E con questo ingegnoso s t r a t a g e m m a p r o c e d u r a l e impose alla Grecia di d a r n e soddisfazione n o n all'Italia, ma alla Conferenza. Forte di q u e sto v e r d e t t o , l ' I n g h i l t e r r a chiese all'Italia lo s g o m b e r o imm e d i a t o di Corfù, c h ' e r a la v e r a posta del giuoco. L o n d r a sospettava che Mussolini volesse fare di Corfù un altro Dodecaneso che, occupato nel '12 a titolo t e m p o r a n e o , era poi r i m a s t o d e f i n i t i v a m e n t e italiano. E il sospetto n o n e r a del tutto infondato: secondo Guariglia, a n c h e se n o n se la p r o p o n e v a , Mussolini s p e r a v a che gli a v v e n i m e n t i gli consentissero di p r o c e d e r e all'annessione. 148
Infatti n o n vi r i n u n z i ò subito. Alla richiesta inglese, rispose mobilitando la flotta, e p e r alcuni giorni sulla stampa fascista i minacciosi accenti del Mare nostrum r i s u o n a r o n o a piena orchestra. Ma la diplomazia inglese capì che tanta bald a n z a e aggressività e r a n o di p u r a platea e t e n n e d u r o , p u r c o n c e d e n d o a Mussolini t u t t e le s c a p p a t o i e p e r salvare la faccia. Egli s u b o r d i n ò l'evacuazione dell'isola al castigo degli assassini. Ma, siccome gli assassini n o n v e n n e r o scoperti, si a c c o n t e n t ò del r i s a r c i m e n t o di 50 milioni e l a r g e n d o n e dieci ai rifugiati greci che a v e v a n o fatto le spese del b o m b a r d a m e n t o , e ritirò la flotta. In sostanza, si e r a a r r e s o , ma senza r i n u n c i a r e a quegli atteggiamenti gladiatori che gli p r o c u r a v a n o popolarità nel Paese. La s t a m p a fascista ebbe b u o n i p r e t e s t i p e r scrivere ch'egli aveva umiliato la Società delle Nazioni, t e n u t o testa all'Inghilterra, e p e r stabilire un raffronto fra lui e Giolitti che nel '20 aveva inghiottito senza reagire l'uccisione di d u e nostri ufficiali a Spalato. I n t u t t o q u e s t o c ' e r a a n c h e d e l v e r o . L a Società d e l l e Nazioni usciva malissimo dalla p r o v a , e n o n si s a r e b b e mai r i p r e s a dal discredito c h e g l i e n ' e r a d e r i v a t o . Ma Mussolini, s e b b e n e ai fini p r o p a g a n d i s t i c i avesse s a p u t o t r a r r e dalla v i c e n d a il m a s s i m o p r o f ì t t o , ne e r a r i m a s t o p r o f o n d a m e n t e a m a r e g g i a t o . P a r l a n d o n e c o n g l ' i n t i m i , l a definì «una gratuita e i m p u d e n t e mistificazione ai d a n n i dell'Italia». E Ciano racconta nel suo Diario che a n c o r a tanti a n n i d o p o Mussolini gli aveva d e t t o di avere «dal 1923 un conto in sospeso, e i greci s'illudono se p e n s a n o ch'egli abbia d a t o il c o l p o di s p u g n a » . C'è da c h i e d e r s i q u a n t o q u e s t o r a n c o r e abbia influito sulla decisione di attaccare la Grecia nel '40 c o n t r o ogni strategica convenienza. Ma qui si e n t r a nell'opinabile. Liquidato l'incidente e segnatolo all'attivo del p r o p r i o p r e stigio, egli si r i d e t t e a n i m a e c o r p o ai p r e p a r a t i v i delle elezioni. Per p r e s e n t a r v e l o con p r o b a b i l i t à di successo, biso149
gnava confezionare al fascismo un abito n u o v o , che lo r e n desse p i ù rispettabile e accetto a u n a pubblica o p i n i o n e in g r a n d e m a g g i o r a n z a m o d e r a t a . E l ' i m p r e s a n o n e r a facile p e r le resistenze del t u r b o l e n t o e l e m e n t o squadrista. Sin dall'indomani della marcia su Roma, si era delineato in seno al partito un m o v i m e n t o «revisionista» che aveva sostenuto le tesi «normalizzatrici» del disarmo delle s q u a d r e e d e l l ' a b b a n d o n o della violenza. La p u n t a e s t r e m a di questa t e n d e n z a e r a stato G r a n d i , c h e aveva p e r f i n o ventilato lo scioglimento di tutti i partiti, c o m p r e s o quello fascista. A p o tere conquistato, egli diceva, il fascismo s'identificava o r m a i con la Nazione, e doveva farne sue tutte le istanze, dimentic a n d o quelle di p a r t e . Forse, a ispirargli questi p r o p o s i t i , c'era a n c h e un interesse personale: G r a n d i n o n era mai stato p o p o l a r e d e n t r o il p a r t i t o . Ma n o n e r a il solo a covarli. Sia p u r e in m a n i e r a più sfumata, queste e r a n o anche le tesi di Bottai, che p e r sostenerle aveva fondato u n a rivista, Critica fascista, affidata soprattutto all'agile e abile p e n n a di Massimo Rocca, un c u r i o s o e i n q u i e t o p e r s o n a g g i o c h e aveva militato nelle fila degli anarchici, poi e r a stato u n o squadrista fra i p i ù accesi e risoluti, e ora, nella lotta c o n t r o gl'intransigenti, si mostrava più intransigente di loro. In questa diatriba, Mussolini n o n aveva p r e s o posizione. Ma ci sono abbastanza e l e m e n t i p e r p o t e r d i r e che n o n gli dispiaceva e c h e , se n o n p r o m o s s o , egli aveva c e r t a m e n t e facilitato la fondazione di un q u o t i d i a n o , il Corriere italiano che, sotto la d i r e z i o n e di Filippelli, e r a d i v e n t a t o l'organo ufficiale dei revisionisti c o n t r o Cremona Nuova di Farinacci. Tutto era fra loro materia di contrasto. Ma particolarmente era destinato a diventarlo il criterio con cui si doveva proced e r e a formare la lista dei candidati in vista dell'elezioni n o n a n c o r a a n n u n c i a t e , m a o r m a i inevitabili. G l ' i n t r a n s i g e n t i n a t u r a l m e n t e le volevano riservate ai fascisti di p r o v a t a fede, i cosiddetti «antemarcia». I revisionisti le volevano allargate a tutte le p e r s o n e di provata capacità e competenza, da qualsiasi c a m p o venissero. Era s e m p r e lo stesso d i l e m m a se 150
la rivoluzione dovesse d i v e n t a r e Stato o se lo Stato dovesse d i v e n t a r e s t r u m e n t o della rivoluzione, m a r e s o a c u t o dal p r o b l e m a i m m e d i a t o e concreto della scelta dei candidati. La p o l e m i c a toccò tali p u n t i di a s p r e z z a che la G i u n t a esecutiva del p a r t i t o d o v e t t e i n t e r v e n i r e . C o m e cittadella dei vecchi fascisti, essa accolse il p u n t o di vista di Farinacci, ed espulse Rocca. Ma questo c o m p o r t a v a la «purga» di tutto il revisionismo, di fronte alla quale Mussolini n o n poteva m a n t e n e r e la sua neutralità. I pochi segni che fin allora egli aveva d a t o e r a n o parsi in favore dei revisionisti. «Possiamo, d o b b i a m o regalare a chi v o r r à p r e n d e r s e l i - aveva scritto a Farinacci in agosto - c e n t o o d u e c e n t o m i l a fascisti che, invece di facilitare, complicano b a l o r d a m e n t e l'opera del gov e r n o fascista», e allo stesso m o t i v o e r a n o i s p i r a t e le s u e «circolari» ai Prefetti, con cui li invitava ad affermare semp r e , sull'autorità del p a r t i t o , l'autorità dello Stato. A Filippelli il suo a t t e g g i a m e n t o s e m b r a v a t a l m e n t e c h i a r o c h e , d o p o la c a d u t a di Rocca, scrisse: «A q u a n d o l ' e s p u l s i o n e dell'on. Mussolini?» In realtà, vista a posteriori, la sua e r a la solita tattica: acc e n d e r e il fuoco, lasciare che altri vi si bruciassero le mani, e p p o i i n t e r v e n i r e c o m e paciere al di sopra delle p a r t i . Conosciute le decisioni della Giunta, egli pose Yaut aut: o q u e sta le revocava, o lui faceva atto di solidarietà con Rocca. Alla G i u n t a n o n restò che dimettersi r i m e t t e n d o l'ultima parola a lui, che a sua volta la rimise al G r a n Consiglio. Il risultato fu il solito colpo al c e r c h i o e l'altro alla b o t t e ; un completo r i m a n e g g i a m e n t o degli organi dirigenti del partito con la n o m i n a del «duro» G i u n t a a segretario politico, la c o n f e r m a dell'autorità prefettizia nelle province, un totale atto di sottomissione del partito al suo Duce, l'addolcimento della c o n d a n n a di Rocca in u n a s o s p e n s i o n e di t r e mesi. N e m m e n o stavolta Mussolini si e r a p r o n u n c i a t o fra revisionisti e intransigenti, ma aveva i m p e d i t o il trionfo degli u n i sugli altri p e r c h é gli facevano c o m o d o e n t r a m b i : gli u n i p e r d i m o s t r a r e le sue intenzioni distensive, gli altri p e r tenersi 151
in m a n o la carta della violenza c o n t r o i recalcitranti. E intanto risultava c o m e l'unico vincente di u n a p a r t i t a in cui tutti gli altri avevano perso. Quale tipo di partito e di Stato avesse in testa è p e r ò difficile dire, e c r e d i a m o che abbia r a g i o n e De Felice q u a n d o scrive che n o n ne aveva in testa nessuno. C o m e al solito, egli navigava senza un p i a n o preciso, affidandosi ai venti, e cont a n d o solo sul p r o p r i o fiuto p e r r e s t a r n e sul filo. Nulla dim o s t r a che in q u e l m o m e n t o egli pensasse a un r e g i m e , e basta v e d e r e il m o d o in cui aveva scatenato e chiuso quella singolare battaglia del revisionismo, che gli e r a servita solo p e r r i d u r r e all'obbedienza il partito e r e n d e r l o docile all'operazione cosmetica cui intendeva sottoporlo p e r vincere le elezioni. Per il m o m e n t o , il suo t r a g u a r d o era solo q u e s t o . Al resto, avrebbe pensato d o p o . Anche le opposizioni n o n p e n s a v a n o ad altro, e si p r e p a ravano alla battaglia con tale pessimismo che molti p r o p o s e ro di n o n combatterla n e m m e n o . L'idea partì dai repubblicani. Dati i vantaggi che la n u o v a legge elettorale assicurava alla lista governativa, essi dissero, e il ricatto della violenza che i fascisti n o n avrebbero m a n c a t o di esercitare, la migliore a r m a di difesa e r a l'astensione: se questa avesse s u p e r a t o il cinquanta p e r cento, p e r Mussolini sarebbe stata u n a «disfatta morale» che lo avrebbe costretto alle dimissioni. Q u e sta t e n d e n z a a spostare la battaglia dal p i a n o politico a quello morale e r a un p r e l u d i o dell'Aventino, e infatti trovò subit o u n a r d e n t e sostenitore i n A m e n d o l a , c h e dell'Aventino sarebbe stato di lì a poco l'anima e la coscienza. In un p r i m o m o m e n t o questa tesi fu sostenuta a n c h e da un giovane e s p o n e n t e del partito socialista riformista di Turati: Giacomo Matteotti, d e p u t a t o di Rovigo, c h e i c o m p a gni chiamavano «Tempesta» p e r il suo t e m p e r a m e n t o battagliero. Sebbene figlio di ricchi p r o p r i e t a r i terrieri, militava nel p a r t i t o fin d a l l ' a d o l e s c e n z a , e i fascisti n o n e r a n o m a i riusciti ad averne ragione n e m m e n o con le aggressioni. Ma fu a p p u n t o q u e s t o spirito p u g n a c e che subito d o p o lo in152
dusse a rifiutare la tesi astensionista. Molti socialisti, egli disse a T u r a t i , n o n c h i e d o n o di m e g l i o che di essere esentati dalla lotta, e l'astensione n o n farebbe che incoraggiare la lor o viltà. B i s o g n a v a n o n solo i m p e g n a r v i s i , m a a n c h e inasprirla, in m o d o da n o n lasciare s c a m p o agl'indecisi: o di q u a o di là. Ci f u r o n o , fra i vari g r u p p i , conciliaboli e discussioni, a n c h e roventi. Ma alla fine l'idea dell'astensione fu a b b a n d o n a t a . La C a m e r a fu sciolta il 25 gennaio (del '24), e le elezioni indette p e r il 6 di aprile. Ma subito fu chiaro che Mussolini i n t e n d e v a d a r loro il carattere n o n di u n a battaglia fascista, ma di un plebiscito p r ò o contro la politica fin lì perseguita. E lo disse a un Consiglio nazionale del p a r t i t o r i u n i t o il 28 g e n n a i o a palazzo Venezia. N i e n t e n o r m a l i z z a z i o n e , dichiarò, se con questa parola si voleva i n t e n d e r e lo sbaraccam e n t o del fascismo e della sua Milizia, che restavano intoccabili. Ma n i e n t e n e p p u r e «veteranismo» e «diciannovismo». In parole povere: quali che ne fossero i meriti, i fascisti dell a p r i m a o r a n o n d o v e v a n o p r e t e n d e r e a l m o n o p o l i o dei posti. A p a r t e gli e s p o n e n t i della sinistra che «noi seguiteremo a c o m b a t t e r e col vecchio vigore delle camicie nere», il fascismo i n t e n d e v a accogliere nelle sue file, «al di fuori, al di sopra e c o n t r o i partiti, tutti quegli u o m i n i del popolarismo, del liberalismo e delle frazioni della democrazia sociale che sono disposti a darci la loro attiva e disinteressata collaborazione, r e s t a n d o b e n e inteso che la m a g g i o r a n z a dev'essere riservata al nostro partito». Era u n a chiara indicazione di c o m e egli avrebbe c o m p o sto la sua lista di candidati, che infatti fu subito ribattezzata «il listone» p e r il suo c o m p o s i t o c a r a t t e r e di L e g i o n e Straniera. R i p r e n d e n d o la tattica che già aveva usato p e r formare il suo p r i m o M i n i s t e r o a l l ' i n d o m a n i della Marcia, egli n o n volle t r a t t a r e coi p a r t i t i . T r a t t ò coi singoli u o m i n i s b r a n c a n d o fra loro quelli che più si dimostravano p r o p e n s i alla collaborazione. Q u e s t a mossa mise in crisi sia gli u o m i n i che i partiti, spe153
cialmente quello liberale, che alla fine se la cavò lasciando liberi i p r o p r i iscritti di fare a testa loro. Ci furono d r a m m i di coscienza e d r a m m i di ambizione. E n t r ò nel listone Salandra, ma p o n e n d o come condizione di portarsi dietro un g r u p p o di fedeli. Vi e n t r ò , sia p u r e «con i m m e n s a perplessità», O r l a n d o . Vi e n t r ò De Nicola. Ma n o n vi e n t r ò Giolitti, n o n o s t a n t e i ponti d ' o r o che Mussolini gli faceva. Un p r e a n n u n c i o di c o m e si s a r e b b e conclusa la lotta lo dette lo schieramento in cui l'opposizione vi scese. M e n t r e i fascisti p r e s e n t a v a n o d u e sole liste, quella nazionale o «listone» e u n a lista «bis» limitata a quattro regioni (Toscana, Lazio-Umbria, Abruzzi e Puglie) nelle quali si sentivano abbastanza forti da sfidare a n c h e la c o n c o r r e n z a della p r i m a lista, l'opposizione ne p r e s e n t a v a b e n v e n t u n o , n o n essendo n e m m e n o i r a g g r u p p a m e n t i più similari riusciti a far blocco t r a l o r o . Perfino la m a s s o n e r i a , n o n o s t a n t e l'ostracismo comminatole da Mussolini, si divise: quella di piazza del Gesù col fascismo, quella di palazzo Giustiniani con l'antifascismo. D u r a n t e la c a m p a g n a e l e t t o r a l e , il g o v e r n o fece o g n i sforzo p e r m a n t e n e r e l'ordine. Gli conveniva p e r d u e motivi: anzitutto p e r accreditare la m a s c h e r a di rispettabilità che Mussolini voleva dargli e da cui d i p e n d e v a il voto m o d e r a to; e p p o i p e r evitare le astensioni, che sarebbero state certam e n t e i n t e r p r e t a t e c o m e un tacito rifiuto del fascismo. Ma n e m m e n o i suoi Prefetti riuscirono a i m p e d i r e le violenze. Esse si e s e r c i t a r o n o s o p r a t t u t t o c o n t r o i fascisti dissidenti, che facevano capo a Cesare Forni, Misuri, Padovani, Corgini e Sala. E si capisce p e r c h é . Invisi sia ai fascisti che agli antifascisti, essi n o n avevano né babbo né m a m m a , n o n potev a n o i n v o c a r e p r o t e z i o n e dai p r i m i , n é solidarietà dai secondi. Ma n o n f u r o n o l o r o soli a far le spese d e l l ' e s t r e m i s m o squadrista, risvegliato dal clima r o v e n t e dei comizi e delle polemiche di stampa. Un candidato massimalista fu ucciso a Reggio Emilia, A m e n d o l a a g g r e d i t o e b a s t o n a t o a R o m a . 154
A n c h e i «popolari» s u b i r o n o tali a n g h e r i e che, n o n o s t a n t e lo scarso conto in cui li teneva, la Chiesa dovette d e p l o r a r e le violenze fasciste. L'indisciplina delle s q u a d r e r e n d e v a furioso Mussolini, che tuttavia n o n osava combatterla a viso a p e r t o . «Questa è l'ultima volta c h e si fanno le elezioni così - disse a C e s a r e Rossi -. La p r o s s i m a volta v o t e r ò io p e r tutti», e forse n o n i m m a g i n a v a q u a n t o fosse nel vero. Via via che il 6 aprile si avvicinava, d i v e n t a v a s e m p r e p i ù n e r v o s o e pessimista sui risultati. Alle u r n e a n d a r o n o il 64 p e r cento degli elettori che, p e r le m e d i e italiane, e r a u n a b u o n a p e r c e n t u a l e : oltre il 5 in più della p r e c e d e n t e consultazione. Il p r i m o pericolo, quello dell'astensione in massa, era stato evitato. Poi v e n n e r o le altre cifre. Su circa 7 milioni di voti validi, il listone e la lista bis ne raccolsero 4 milioni e 650 mila, p a r i al 66 p e r cento. Più tardi si disse che c'erano stati dei brogli e che p e r esempio la m a g g i o r p a r t e dell'oltre mezzo milione di voti a n n u l lati e r a n o p e r f e t t a m e n t e validi e avevano solo il torto di essere a n d a t i all'opposizione. Ma Gobetti, u n o degli antifascisti più intransigenti, ma anche più onesti, contestò la contestazione: a n c h e se dei brogli c'erano stati, disse, n o n avevano alterato il senso del p r o n u n c i a m e n t o p o p o l a r e : sia p u r e più p e r i demeriti degli avversari che p e r i meriti suoi, il fascismo aveva vinto: p e r sovvertire questa realtà, bisognava anzitutto riconoscerla. La n u o v a C a m e r a si a p r ì il 24 maggio, festa nazionale p e r ché era la ricorrenza dell'ingresso dell'Italia in g u e r r a , e nel discorso con cui, c o m e al solito, i n a u g u r a v a la legislatura, il Re salutò i d e p u t a t i c o m e «la g e n e r a z i o n e della vittoria». Quelli fascisti, in camicia n e r a , esultavano c o n s i d e r a n d o definitivo e irreversibile il loro trionfo. E infatti dal p u n t o di vista n u m e r i c o , la loro m a g g i o r a n z a era schiacciante. Fra listone e lista bis avevano conquistato 374 seggi, lasciandone poco più di cento a un'opposizione demoralizza155
ta e divisa. I socialisti, rispetto alla legislatura p r e c e d e n t e , e r a n o calati da 123 a 46, i popolari da 108 a 39, e la galassia dei g r u p p i democratici da 124 si era ridotta a 30. Solo i comunisti - fatto significativo - avevano g u a d a g n a t o passando d a 15 a 19. Tutti avevano dichiarato che il fatto di essere riusciti a sop r a v v i v e r e m a l g r a d o le c o n d i z i o n i di s v a n t a g g i o in cui li aveva messi la n u o v a legge elettorale e le i n t i m i d a z i o n i di cui e r a n o stati fatti segno d u r a n t e la c a m p a g n a , dimostrava che il fascismo aveva vinto solo u n a battaglia e che la g u e r r a cominciava ora. M a i n r e a l t à q u e s t a g u e r r a n o n s a p e v a n o c o m e farla, e n o n riuscivano a t r o v a r e fra loro un a c c o r d o p e r u n a strategia c o m u n e . T u t t o questo p e r ò n o n ubriacava Mussolini che, col suo solito realismo, vedeva a n c h e il rovescio della medaglia. L'analisi dei risultati dimostrava che la vittoria e r a m e n o brill a n t e di q u a n t o risultasse sul p i a n o a r i t m e t i c o . A r e n d e r l a schiacciante era stato il sottoproletariato del Sud, che aveva c o m e al solito votato, secondo la vecchia logica delle «clientele», n o n p e r u n a scelta ideologica, ma p e r il partito di gov e r n o : p r o n t o a c a m b i a r e , se q u e s t o p a r t i t o d o m a n i fosse cambiato. I ceti operai del N o r d il fascismo lo avevano rifiutato m e t t e n d o n e in m i n o r a n z a il listone. Era q u e s t o che p r e o c c u p a v a Mussolini, ed è di qui che bisogna p a r t i r e p e r c o m p r e n d e r e q u a n t o avvenne subito d o p o . C o m e dice De Felice, la m a n o v r a di Mussolini era perfett a m e n t e riuscita sul c e n t r o e sulla destra, d o v e n o n e r a rim a s t o , a fargli o p p o s i z i o n e , che q u a l c h e n o t a b i l e a titolo p e r s o n a l e c o m e Giolitti. D a q u e s t a p a r t e , n o n aveva più n i e n t e da t e m e r e . L'opposizione gli veniva tutta da sinistra, ed era p r o p r i o questo che lo preoccupava. C o m e forza, n o n e r a g r a n c h é . Divisi o r m a i in d u e partiti - quello riformista di Turati (PSU), e quello massimalista di Serrati (PSI) - i socialisti, a n c h e s o m m a t i ai comunisti, n o n r a p p r e s e n t a v a n o più che un milione di voti rispetto ai quasi d u e che avevano assommato fin allora. Ma e r a n o i depositari dell'etichetta di 156
«sinistra» cui Mussolini n o n aveva mai cessato di a n e l a r e , a n c h e a costo di mettersi contro il p r o p r i o partito. N o n voleva passare p e r un u o m o di destra, o delle destre. Ed ecco p e r c h é , subito d o p o la vittoria, si affrettò a lanciare qualche sonda verso gli sconfitti. Q u i si e n t r a in un capitolo molto discusso, e che farà ancora molto discutere p e r l'impossibilità di d a r e concretezza di p r o v a a quelle che sono soltanto delle ipotesi. Ch'egli intendesse svuotare i socialisti a t t i r a n d o n e le t r u p p e nei p r o pri r a n g h i , a n a l o g a m e n t e a q u a n t o aveva fatto con liberali, conservatori e nazionalisti, n o n c'è d u b b i o . E n o n c'è d u b bio n e m m e n o che il suo bersaglio preferito fosse la Confed e r a z i o n e G e n e r a l e del Lavoro. Ci s'era p r o v a t o col «patto di pacificazione». Ci s'era provato subito d o p o la Marcia su Roma. Ed è abbastanza dimostrato che stava p e r riprovarcisi all'indomani della vittoria elettorale del 6 aprile. Lasciamo stare le testimonianze di Carlo Silvestri che, ess e n d o stato o essendosi s e m p r e c o n s i d e r a t o l'ispiratore di questa m a n o v r a , l'ha p r o b a b i l m e n t e molto r o m a n z a t a . Egli dice di aver a v u t o in visione d i r e t t a m e n t e da Mussolini, al t e m p o di Salò, i d o c u m e n t i che dimostravano il suo tentativ o d i t r o v a r e u n a c c o r d o n o n solo c o n l a C o n f e d e r a z i o n e G e n e r a l e del L a v o r o , ma a n c h e coi socialisti t u r a t i a n i del P S U . Ma questi d o c u m e n t i , che facevano p a r t e d e i fascicoli r i g u a r d a n t i il delitto Matteotti, si p e r s e r o nella fuga di Mussolini verso la m o r t e a Dongo. Tuttavia qualcosa di vero nelle affermazioni di Silvestri c'è, p e r c h é lo r i c o n o b b e a n c h e Cesare Rossi in un articolo scritto d o p o la Liberazione. Più convincenti sono altre d u e t e s t i m o n i a n z e . U n a è di G i u n t a che, d e p o n e n d o sul processo Matteotti d o p o la cad u t a del fascismo, dichiarò: «Mussolini n o n ebbe il coraggio di p o r t a r e i socialisti al g o v e r n o nel '22, ma li avrebbe p o r tati alla fine di g i u g n o del '24», e precisò anche i n o m i di coloro che i n t e n d e v a invitarvi: D'Aragona o Casalini ai Lavori Pubblici, e T i t o Zaniboni - un socialista turatiano pluridecorato di g u e r r a - c o m e sottosegretario alla Presidenza. L'al157
tra è di U m b e r t o I I , che dice di aver avuto da suo p a d r e la conferma di queste intenzioni di Mussolini. A tutto questo possiamo credere senz'altro, anche perché queste intenzioni Mussolini le aveva covate s e m p r e . In quali tentativi si siano concretate, n o n si sa. Si sa p e r ò che i socialisti qualcosa si aspettavano, e che fra loro c'erano anche dei «possibilisti» che si m o s t r a v a n o p r o p e n s i a p r e n d e r li in considerazione. Lo dice Turati nelle sue lettere alla Kuliscioff: «Troppi nostri sono stanchi di stare di c o n t i n u o coi p u g n i tesi e n o n d o m a n d a n o di meglio che un po' di deferite, c o m e i soldati della n o s t r a g u e r r a che s'inviavano delle bottiglie di vino dalle n o s t r e trincee alla trincea o p p o s t a , e viceversa. Io v a d o f a c e n d o la p r o p a g a n d a del r e s t a r e immobili nel nostro t r i n c e r a m e n t o . Q u a n d o v e d o Gonzales a braccetto con Terzaghi o sento Modigliani scherzare coi vari Ciano e Finzi e C o r b i n o nel b a n c o dei ministri mi sento venir male». Il bisogno di detente lo avvertivano infatti a n c h e molti fascisti. E fu in questo clima che prese avvìo la seconda o n d a ta revisionista. La sollevò il solito i n d o m i t o Rocca, spalleggiato - ma p i ù c a u t a m e n t e - da Bottai, e subito violentem e n t e bersagliato da Farinacci. Mussolini fu seccatissimo di questa polemica. O r d i n ò a Rocca di smetterla, ma Rocca rispose con u n a infuocata replica a Farinacci: «Ed o r a chiedi la mia espulsione. Ed io r a c c a t t e r ò la bolla di e s p u l s i o n e e me l ' a p p e n d e r ò al p e t t o c o m e la medaglia c o m m e m o r a t i v a di u n a vittoria, c o m e la consacrazione definitiva del mio cor a g g i o e della mia fede». Fu la fine di quell'eretico un p o ' esibizionista e chisciottesco, ma impavido e g e n e r o s o . Scacciato dal partito, d o p o il delitto Matteotti a n d ò a fare il fuoruscito in Francia, dove visse u n a vita g r a m a , inviso sia ai fascisti che agli antifascisti. Può s e m b r a r e s t r a n o che Mussolini castigasse così severamente l'uomo che, p r o p u g n a n d o la distensione contro l'estremismo, favoriva in fondo il suo disegno di accordo coi socialisti. Ma questo accordo, p e r negoziarlo da u n a posizio158
ne di forza, egli voleva farlo a n o m e di tutto il fascismo, e n o n con l'aria di esservi trascinato da u n a sola «frazione». Ma a n c h e fra i socialisti le resistenze alla distensione erano forti, e a i n c a r n a r n e lo spirito era Matteotti. «Rispetto alla d i t t a t u r a fascista - aveva scritto a T u r a t i - è necessario p r e n d e r e u n a t t e g g i a m e n t o diverso d a quello t e n u t o sin qui; la nostra resistenza al r e g i m e dell'arbitrio deve essere p i ù attiva; n o n c e d e r e s u n e s s u n p u n t o ; n o n a b b a n d o n a r e n e s s u n a posizione senza le p i ù recise, le p i ù alte p r o t e s t e . N e s s u n o p u ò lusingarsi che il fascismo d o m i n a n t e d e p o n g a le a r m i e restituisca la libertà al p o p o l o italiano; tutto ciò che esso ottiene lo sospinge a nuovi arbitrii, a n u o v i soprusi. E la sua essenza, la sua origine, la sua unica forza; ed è il temp e r a m e n t o stesso che lo dirige. Perciò un partito di classe e di n e t t a opposizione n o n p u ò raccogliere c h e quelli i quali siano decisi a u n a resistenza senza limiti, con disciplina ferma, tutta diretta ad un fine.» Ed è chiara l'allusione ai «compagni» che vacillavano e si mostravano disposti alla resa. Il 30 m a g g i o Matteotti p r e s e la parola dal suo banco di d e p u t a t o . Il suo discorso, che avrebbe p o t u t o esaurirsi in m e n o d i u n ' o r a , n e d u r ò q u a t t r o p e r c h é c o n t i n u a m e n t e interr o t t o dai fischi e dagli urli dei fascisti. P r e s i d e n t e dell'Ass e m b l e a e r a E n r i c o D e Nicola, c h e i n v a n o s c a m p a n e l l a v a p e r r i p o r t a r e la calma. I fascisti, q u a n d o n o n urlavano, picchiavano ritmicamente i p u g n i sul banco p e r coprire la voce dell'oratore che, i m p e r t e r r i t o , diceva dei risultati elettorali del 6 a p r i l e : « C o n t r o la l o r o convalida, noi p r e s e n t i a m o questa p u r a e semplice eccezione: che la lista di m a g g i o r a n za governativa, la quale n o m i n a l m e n t e ha o t t e n u t o u n a votazione di q u a t t r o milioni e tanti voti, cotesta n o n li ha ottenuti di fatto e liberamente». Scoppiò il putiferio. Matteotti aspettò che si placasse, poi cominciò ad elencare le prove del clima di violenza che aveva falsato il verdetto p o p o l a r e . Ad ogni tempesta di fischi e minacce, Matteotti r i s p o n d e v a : «Io e s p o n g o fatti che n o n d o 159
vrebbero provocare r u m o r e . I fatti o sono veri, o li dimostrate falsi». «Voi svalorizzate il Parlamento» urlò u n a voce. «E allora sciogliete il Parlamento.» Farinacci esplose: «Va' a finire che faremo sul serio quello che n o n abbiamo fatto!» «Fareste il vostro mestiere» ribatté Matteotti, e ricominciò a motivare le sue d e n u n c e nel solito frastuono. «Onorevoli colleghi, io d e p l o r o quello che accade...» ripeteva De Nicola, e rivolgendosi a Matteotti, lo sollecitò: «Concluda, onorevole Matteotti. N o n provochi incidenti». Matteotti s'infuriò: «Ma che maniera è questa! Lei deve tutelare il mio diritto di parlare». «Sì, ma ho a n c h e quello di r a c c o m a n d a r l e la p r u d e n z a » ribatté De Nicola, c o m e p r e s a g o di q u a n t o sarebbe a c c a d u t o . «Io chiedo d i parlare n o n p r u d e n t e m e n t e n é i m p r u d e n t e m e n t e , ma p a r l a m e n t a r m e n t e » ribatté Matteotti, e riprese la sua requisitoria intesa a chiedere l'invalidazione delle elezioni del 6 aprile. Q u a n d o ebbe finito, nel solito u r a g a n o di grida e minacce, disse, rivolto ai suoi vicini di banco: «Ho detto quel che dovevo dire, ora sta a voi p r e p a r a r e la mia orazione funebre». Q u i si p o n e la d o m a n d a p e r c h é mai Matteotti avesse p r o n u n c i a t o un discorso così s c o p e r t a m e n t e provocatorio. Come dice De Felice, n o n è pensabile ch'egli sperasse di otten e r e da quella C a m e r a il riconoscimento della p r o p r i a invalidità. E v i d e n t e m e n t e , egli si p r o p o n e v a di spezzare sul nascere, a n c h e a rischio della p r o p r i a vita, le t e n d e n z e affiorate nel p r o p r i o partito a qualche c o m p r o m e s s o col fascismo, r i c r e a n d o u n ' a t m o s f e r a da scontro frontale. E così dovette i n t e n d e r l a anche Mussolini. M u t o e i m m o b i l e , egli aveva seguito il discorso di Matteotti senza mai i n t e r r o m p e r l o , e anzi d a n d o segno di fastidio p e r il chiasso che facevano i suoi. Ma il volto pallido e tirato d e n u n c i a v a il suo furore. Q u a n d o l'avversario ebbe fin i t o , si alzò di scatto, a t t r a v e r s ò l'aula a passi concitati, e rientrò a palazzo Chigi. Nell'anticamera del suo ufficio s'imbattè in Marinelli, e lo investì: «Che fa la Ceka? ...Che fa Dumini? ...Se n o n foste d e i vigliacchi, n e s s u n o a v r e b b e mai osato p r o n u n c i a r e un simile discorso!» 160
Questi scoppi di collera e r a n o in lui frequentissimi, ma si esaurivano in se stessi, come riconobbe lo stesso Cesare Rossi nella sua testimonianza di accusa c o n t r o di lui. E tutto lascia c r e d e r e che anche quella volta fu così. Mussolini sapeva benissimo che quella famigerata Ceka era soltanto u n a squadracela di avanzi di galera, di cui ci si poteva servire p e r bassi servizi di b a s t o n a t u r e , specialmente contro i dissidenti del fascismo c o m e C e s a r e Forni, che d a l o r o e r a stato r i d o t t o quasi in fin di vita, ma n o n p e r o p e r a z i o n i di alta criminalità c o m e quel caso avrebbe richiesto. C o m u n q u e , q u a n d o il 7 giugno si ripresentò alla C a m e r a p e r p r o n u n c i a r e il suo discorso, Mussolini diede l'impressione di aver c o m p l e t a m e n t e d i m e n t i c a t o l'episodio. Tutti si aspettavano da lui, come replica a quello di Matteotti, un discorso aggressivo e minaccioso, e invece egli ne p r o n u n c i ò u n o e s t r e m a m e n t e m o d e r a t o e p i e n o , c o m e oggi si dice, di «aperture», che fra l'altro conteneva questo passaggio: «Da venti mesi a questa p a r t e n o n c'è nulla di n u o v o nella politica italiana da p a r t e dell'opposizione. Se r i t o r n o col mio p e n s i e r o a t u t t o quello che è a v v e n u t o , vedo che tutte le opposizioni si sono fissate nei soliti atteggiamenti. N o n ho visto che un atteggiamento più riservato da p a r t e della Confederazione G e n e r a l e del Lavoro, e mi è p a r s o un certo m o m e n t o che f o n . Modigliani, con l'acutezza che è un suo requisito direi quasi congenito, in u n a serie di polemiche che p o t r e b b e r o chiamarsi crepuscolari p e r c h é n o n sono v e n u t e a risultati concreti, ha cercato di disimbottigliare, di disincagliare quella p a r t e ancora possibile di socialismo da posizione aprioristiche, e q u i n d i negative. Ne riparleremo». Forse n o n e r a un'offerta, m a n o n e r a c e r t a m e n t e u n a r o t t u r a . C o m u n q u e , n o n e r a l ' a t t e g g i a m e n t o di u n o che si d i s p o n e s s e a d a r e un seguito alle minacciose p a r o l e p r o nunziate all'indirizzo di Matteotti. P u r t r o p p o , queste parole e r a n o state p r o n u n c i a t e d a v a n t i a Marinelli, il p i ù zelante, ottuso e cinico collaboratore di Mussolini.
CAPITOLO SETTIMO
«IL CADAVERE T R A I PIEDI»
Il 10 giugno era un sabato, e faceva un gran caldo. Matteotti, che abitava nei pressi di quello che è oggi il Ministero della Marina, uscì di casa verso le quattro, e prese il Lungotevere p e r avviarsi verso Montecitorio. N o n si avvide, o forse si avvide t r o p p o tardi, di un'automobile in sosta sotto i platani. Quell'automobile era lì ferma da tanto t e m p o che il portinaio di u n a casa lì nei pressi, insospettito, ne aveva notato il n u m e r o . A b o r d o c ' e r a n o cinque u o m i n i : D u m i n i , Volpi, Viola, P o v e r o m o , Malacria. E r a n o essi la famosa Ceka a cui aveva alluso Mussolini. Q u a n d o Matteotti giunse alla loro altezza, gli b a l z a r o n o addosso. Matteotti si difese c o m e potè, e seguitò a dibattersi a n c h e q u a n d o lo e b b e r o ficcato a forza nella macchina, che partì a tutta velocità verso Ponte Milvio. Riuscì a n c h e a gettare dal finestrino la sua tessera di d e p u t a t o nella speranza di a t t i r a r e l'attenzione dei passanti. S e m b r a che a un certo m o m e n t o egli tirasse un calcio così violento nei testicoli di Viola c h e questi accecato dall'ira, gli vibrò u n a p u g n a l a t a recidendogli la carotide. Col m o r t o in m a n o , i c i n q u e p e r s e r o la testa. D u m i n i , c h ' e r a al volante, si mise a girovagare senza bussola p e r le stradette di c a m p a g n a . Solo sul far della sera si fermò in un b o s c h e t t o - il b o s c h e t t o della Q u a r t a r e l l a -, e lì decise di seppellire il cadavere. N o n a v e n d o n e gli attrezzi, scavarono col crickett u n a fossa p r o f o n d a m e n o di mezzo m e t r o , ci ficc a r o n o a forza il m o r t o piegato in d u e , r i e n t r a r o n o a Roma, e nella n o t t e D u m i n i si p r e s e n t ò a Marinelli p e r riferirgli l'accaduto. 162
Q u i , il filo dei fatti si p e r d e in un groviglio di t e s t i m o n i a n z e c o n t r a d d i t t o r i e . N o n s a p p i a m o c o m e Marinelli accolse la notizia, n o n s a p p i a m o c o m e la r i p o r t ò a Mussolini, n o n s a p p i a m o come questi reagì. C'è chi dice che Marinelli uscì dal colloquio p i a n g e n d o c o m e un b a m b i n o d u r a m e n t e castigato. Ma n o n sono che voci. I fiumi d'inchiostro che sono corsi su questo episodio e le risultanze dei d u e processi di cui fu oggetto - sia di quello, poco attendibile, che si svolse subito d o p o , in r e g i m e fascista; sia di quello che si svolse nel '47 - n o n sono bastati a ricostruire con esattezza la meccanica degli avvenimenti. T o r n i a m o a quelli accertati. La notizia della scomparsa di Matteotti fu data n a t u r a l m e n t e la n o t t e stessa ai suoi amici dalla moglie s g o m e n t a . Sulla s t a m p a t r a p e l ò solo il 12, q u a n d o già la C a m e r a t u m u l t u a n t e c h i a m a v a Mussolini a fornire spiegazioni. L'uomo, che portava sul volto i segni di u n a notte insonne, dichiarò di essere all'oscuro di tutto e di a v e r e già i m p a r t i t o rigorosi o r d i n i di ricerca alla polizia, c o m p r e s a quella di frontiera. Sapeva invece t u t t o , m e n o il bosco in cui e r a sepolto il cadavere p e r c h é questo n o n riuscivano p i ù a ubicarlo n e m m e n o gli a u t o r i del delitto; e accennava alla frontiera p e r d a r credito a u n a voce che dava M a t t e o t t i p e r e s p a t r i a t o c l a n d e s t i n a m e n t e . L'opposizione accolse le s u e p a r o l e con g r i d a e t u m u l t i , e il d e p u t a t o r e pubblicano Chiesa lo accusò di voler c o p r i r e le responsabilità dei criminali, riconoscendosene in tal m o d o complice. Probabilmente, in quel m o m e n t o , egli sperava di abbuiare la vicenda. Ma il portinaio che aveva notato il n u m e r o di targa dell'automobile lo segnalò alla polizia che fece p r e s t o a identificare il p r o p r i e t a r i o della macchina: era Filippelli, il direttore del Corriere italiano, il quale l'aveva prestata a Dumini. La notizia era già sui giornali. E a questo p u n t o n o n era più possibile fermare le indagini. La n o t t e si r i u n ì il G r a n Consiglio, al t e r m i n e del quale fu emesso un laconico comunicato in cui si diceva ch'era stata presa in esame «la situazione politica generale». Natural163
m e n t e si e r a discusso invece del delitto, e qui e r a n o esplosi tutti i contrasti, ideologici e personali, che covavano in seno al «vertice» fascista. Il pretesto e r a t r o p p o b u o n o p e r far cad e r e alcune teste, e Mussolini si accorse che le più bersagliate e r a n o quelle di Marinelli, che godeva della generale antipatia, di Finzi p e r le illecite speculazioni che gli venivano attribuite a n c h e d a l l ' o p p o s i z i o n e , e s o p r a t t u t t o di Rossi p e r l'ascendente che tutti gli accreditavano su di lui. Forse n o n fu detto esplicitamente. Ma i capri espiatori e r a n o già designati. Quasi nelle stesse o r e si riunivano i capi della opposizione che, su sollecitazione di A m e n d o l a e di Turati, decisero di d i s e r t a r e le s e d u t e della C a m e r a fin q u a n d o il g o v e r n o n o n avesse chiarito le p r o p r i e responsabilità. N o n era ancora quello che poi si c h i a m ò «l'Aventino», cioè il definitivo ritiro degli oppositori c o m e gesto di c o n d a n n a m o r a l e del regime. Ma vi preludeva. Fu d u n q u e a u n ' a u l a p o p o l a t a soltanto di d e p u t a t i della sua maggioranza, a n c h e se questa era p r o f o n d a m e n t e scossa e divisa, che Mussolini si r i p r e s e n t ò l ' i n d o m a n i , 13, p i ù r i n f r a n c a t o , e c o n un p i a n o di difesa o r m a i stabilito. N o n c'era più dubbio, disse, che si trattasse di delitto. Ma i colpevoli e r a n o già stati identificati, e d u e di essi (Dumini e Putato) arrestati: il che dimostrava che la Giustizia seguiva il suo corso e lo a v r e b b e seguito fino al c o m p l e t o a c c e r t a m e n t o delle responsabilità, quali c h e fossero. «Se c'è q u a l c u n o in quest'aula - aggiunse - che abbia diritto più di tutti di essere a d d o l o r a t o e, a g g i u n g e r e i , e s a s p e r a t o , sono io. Solo un mio n e m i c o , che da l u n g h e notti avesse p e n s a t o a q u a l c h e cosa di diabolico, poteva effettuare questo delitto, che oggi ci p e r c u o t e di o r r o r e e ci s t r a p p a grida d'indignazione.» Dopodiché, con un colpo a sorpresa c e r t a m e n t e concertato con lui, il P r e s i d e n t e Rocco a g g i o r n ò i lavori della C a m e r a sine die, togliendo così ai nemici del r e g i m e il più autorevole p o dio da cui parlare. Fu allora c h e T u r a t i si accorse d e l l ' e r r o r e c o m m e s s o . 164
«Non ti dico - scrisse alla Kuliscioff - come sono pentito del n o s t r o gesto. A n o i p a r v e necessario. Ma il M i n i s t e r o , p i ù furbo di noi, ne profittò subito p e r liberarsi della C a m e r a p e r sette mesi. E la C a m e r a voleva dire la sola t r i b u n a possibile, la sola trincea, il solo controllo.» E solo curioso che, p u r e s s e n d o s e n e r e s o così b e n e c o n t o , T u r a t i fu poi t r a quelli che p i ù insistettero p e r d a r e a l ritiro u n c a r a t t e r e p e r m a n e n t e e definitivo. Liberato dalla C a m e r a , Mussolini n o n lo e r a p e r ò dalla s t a m p a che, t u t t o r a libera, n o n gli dava t r e g u a . I giornali avevano r a d d o p p i a t o le loro t i r a t u r e , e si facevano concorrenza in sensazionalismo con titoli a tutta pagina. L'impressione generale era che il r e g i m e fosse agli sgoccioli, molti fascisti gettavano via o s t e n t a t a m e n t e il distintivo, e i capi dell'opposizione videro rifiorire i n t o r n o a loro molte amicizie che c r e d e v a n o o r m a i appassite. D ' A n n u n z i o e r a uscito dal suo silenzio p e r d a r e un'intervista in cui parlava di «fetida ruina». Circolava la voce di imminenti dimissioni di Mussolini, e Sforza a d d i r i t t u r a p r o p o n e v a ai suoi amici di n o n aspettare i carabinieri e di a n d a r loro a palazzo Chigi ad arrestare l'inquilino. Questi sembrava distrutto. La sua anticamera era vuota. E l'usciere Q u i n t o N a v a r r a ha r a c c o n t a t o nelle sue m e m o rie che u n g i o r n o , n o n s e n t e n d o p i ù v e n i r e a l c u n r u m o r e dalla stanza del Duce, ne aveva socchiuso la p o r t a e lo aveva visto, in ginocchio su u n a p o l t r o n a , che batteva la testa contro il m u r o . La p o l e m i c a sui giornali si faceva s e m p r e p i ù r o v e n t e . Quelli fascisti sostenevano la tesi del «cadavere gettato tra i piedi di Mussolini» dai suoi nemici fuorusciti e massoni con la connivenza di alcuni traditori fascisti, e l'allusione era diretta s o p r a t t u t t o a Cesare Rossi. La s t a m p a antifascista sosteneva invece che Matteotti era stato soppresso p e r i m p e dirgli di fare le «rivelazioni» che aveva in serbo sugli affari che fiorivano all'ombra del r e g i m e , e di cui aveva già consegnato la d o c u m e n t a z i o n e a Turati. 165
La p r i m a ipotesi c a d d e subito p e r m a n c a n z a di elementi su cui fondarla. Nella seconda forse qualcosa di vero c'era. Matteotti, che di finanze s'intendeva, sapeva molte cose su c e r t e concessioni di r i c e r c h e p e t r o l i f e r e alla Sinclair Company e altri casi di speculazione: vi aveva accennato anche in un articolo su un periodico inglese. Ma n o n si trattava di cose da m e t t e r e in crisi il g o v e r n o , e lo d i m o s t r a il fatto che Turati n o n p r o d u s s e m a i i d o c u m e n t i di cui avrebbe avuto la copia. U n a terza ipotesi, che d o p o la Liberazione fu r i p r e s a da Carlo Silvestri, e che fornisce a r g o m e n t i a quella del «cadavere gettato fra i piedi di Mussolini», è che Matteotti v e n n e soppresso dai «falchi» del fascismo p e r creare un «caso» che impedisse l'accordo con la Confederazione G e n e r a l e del Lavoro, a cui Mussolini n o n aveva smesso di p e n s a r e . Di tutte queste c o n g e t t u r e , poco o nulla r i m a n e . O r a m a i quasi tutti gli storici c o n s e n t o n o su u n a genesi del delitto molto p i ù semplice, a l m e n o c o m e meccanica di svolgimento: quella fornita da Cesare Rossi nel suo «Memoriale». In Mussolini, disse Rossi, un fondo di criminalità c'era: lo riconosceva a n c h e suo fratello A r n a l d o . Ed era stato questo fondo a ispirargli, d o p o la requisitoria di Matteotti alla C a m e ra, la famosa e fatale invocazione alla Ceka. Quella frase basta ad attribuire a Mussolini la responsabilità m o r a l e del d e litto. Ma n o n si era t r a d o t t a in un esplicito m a n d a t o . Mussolini e r a un politico t r o p p o accorto p e r n o n capire le conseg u e n z e di un simile assassinio, e che ne venisse colto di cont r o p i e d e lo dimostra lo stesso s m a r r i m e n t o con cui vi reagì. A t r a d u r r e il suo scoppio di furore in un o r d i n e di castigo fu Marinelli, e il gesto somiglia d ' a l t r o n d e al p e r s o n a g gio: un H i m m l e r in sedicesimo, ottuso b u r o c r a t e della violenza e carrierista ambizioso, assolutamente privo di qualità sia politiche che u m a n e . La Ceka era sua, la considerava u n a specie di milizia personale, e solo da lui d i p e n d e v a . La sera del G r a n Consiglio egli aveva detto a Rossi e a Finzi che l'ord i n e d i m e t t e r l a i n m o t o gli e r a v e n u t o d a Mussolini. M a 166
Rossi n o n ci aveva c r e d u t o , e i fatti gli h a n n o dato ragione. Vent'anni d o p o , c o n d a n n a t o a m o r t e dal Tribunale di Verona insieme agli altri «traditori» del 25 luglio, Marinelli confidò a Pareschi e a Cianetti, suoi c o m p a g n i di p r i g i o n e , che l'ordine l'aveva d a t o lui, convinto di e s a u d i r e i desideri del D u c e . Resta solo da s a p e r e se l ' o r d i n e fu di u c c i d e r e Matteotti, o di «dargli u n a lezione» c o m ' e r a nello stile squadrista. N a t u r a l m e n t e gli esecutori sostennero s e m p r e che uccid e r e n o n volevano, e che la vittima gli m o r ì in m a n o . Alla loro parola n a t u r a l m e n t e n o n si p u ò c r e d e r e . Ma il m o d o in cui si svolsero le cose dimostra ch'essi avevano agito da p e r sone a t t e r r i t e dal loro p r o p r i o misfatto e che n o n avevano nulla predisposto n e m m e n o p e r occultare il cadavere. Ma il cadavere c'era, e con esso o r m a i Mussolini doveva fare i conti. Il 14 g i u g n o i Ministri «moderati» del suo gov e r n o - Gentile, Federzoni, Oviglio e De Stefani - gli mettevano a disposizione i loro portafogli p e r dargli m o d o - scrissero nella loro lettera di dimissioni - di f o r m a r e un n u o v o Ministero che favorisse la «conciliazione nazionale». Mussolini i g n o r ò la lettera, ma c o m p r e s e che qualche soddisfazione d o v e v a d a r l a , e si decise al sacrificio di d u e d e i c a p r i espiatori già designati: Rossi e Finzi. C h i e d e n d o le loro dimissioni, ad e n t r a m b i disse che si trattava di «una necessità tattica del m o m e n t o » . Essi a c c e t t a r o n o di d a r l e , ma subito d o p o si accorsero di essere sotto sorveglianza della polizia. Nascosto in casa di un amico, Rossi m a n d ò a Mussolini u n a lettera ricattatoria in cui lo minacciava di rivelare i retroscena di tutte le violenze, nelle quali lo stesso Mussolini e r a implicato c o m e m a n d a n t e . A n c h e Finzi si mise a s t e n d e r e un m e m o r i a l e , d i cui d i e d e l e t t u r a a n c h e a d alcuni e s p o n e n t i d e l l ' o p p o s i z i o n e . Ma Mussolini riuscì a p l a c a r l o in un sec o n d o colloquio. La terza vittima fu De B o n o , liquidato come c a p o della polizia p e r scarsa efficienza e sostituito con un funzionario di c a r r i e r a che desse il senso della «normalizzazione». Infine v e n n e arrestato Marinelli p e r i suoi riconosciuti r a p p o r t i con la Ceka. 167
La posizione di Mussolini r i m a n e v a precaria. Ma egli capiva che i pericoli n o n gli venivano dall'opposizione, specie o r a che si e r a ritirata definitivamente sull'Aventino, e n e m m e n o dalla piazza che, t u t t o s o m m a t o , e r a r i m a s t a quieta: gli stessi comunisti riconoscevano che a un m o t o rivoluzion a r i o n o n c'era n e m m e n o da p e n s a r e . I q u a t t r o quinti d e gl'italiani e r a n o in q u e l m o m e n t o schierati c o n t r o il fascis m o . Ma a s p e t t a v a n o c h e q u a l c u n o venisse a liberarli. E questo qualcuno n o n poteva essere che il Re. Nel m o m e n t o in cui e r a scoppiato l'affare Matteotti, il Re e r a in viaggio in S p a g n a e in Inghilterra. Rientrò il 16, e fu c e r t a m e n t e c o n t r e p i d a z i o n e che l ' i n d o m a n i Mussolini si recò al Quirinale. Sapeva benissimo che, se il Re si fosse dissociato da lui, era finita. E lo sapevano anche i suoi avversari, che infatti incontro al Re avevano m a n d a t o il C o n t e Campello. Questi salì sul t r e n o reale a Livorno, e p e r il resto del viaggio fino alla Capitale fece al Re il q u a d r o più n e r o della situazione. Il Re, c o m e al solito, ascoltò. E, c o m e al solito, t a c q u e . Forse p e r c h é n o n aveva a n c o r a deciso l'atteggiam e n t o da p r e n d e r e . O forse p e r c h é lo aveva già deciso. N o n d i v e r s a m e n t e d o v e t t e c o m p o r t a r s i l ' i n d o m a n i con Mussolini, q u a n d o questi a n d ò a riferirgli. Si va p e r i n d u zioni p e r c h é del colloquio m a n c a u n r e s o c o n t o . Mussolini n o n c'era a n d a t o a m a n i vuote. Nella cartella portava il decreto di n o m i n a di Federzoni a Ministro d e l l ' I n t e r n o , scelta c e r t a m e n t e gradita al Re e che r a p p r e s e n t a v a u n a garanzia di d i s t e n s i o n e . Il Re firmò il d e c r e t o , n o n p r e s e i m p e g n i , ma n o n diede n e m m e n o segno di voler p r e n d e r e iniziative. C o m e poi ha d e t t o suo figlio, si e r a già f o r m a t o la convinzione che Mussolini fosse del tutto estraneo al delitto. Abbastanza rassicurato sulle intenzioni del Re, Mussolini si p r e s e n t ò in Senato il 24 p e r quella che, c o m e scrisse nei suoi a p p u n t i , egli c o n s i d e r a v a «una battaglia pericolosa». Q u i gli oppositori n o n e r a n o andati sull'Aventino. E r a n o in aula, e p a r l a r o n o p e r bocca di Albertini, Sforza e Abbiate. Mussolini fu pacato e rassicurante. Disse che le indagini sul 168
delitto sarebbero continuate fino all'accertamento di tutte le responsabilità «alte o basse» che fossero, che la Giustizia sar e b b e stata inflessibile nel castigo e che l'obbiettivo del gov e r n o restava quello di s e m p r e : «la n o r m a l i t à politica e la pacificazione nazionale». M e n t r e il dibattito era tuttora in corso l'Osservatore Romano fece u d i r e la parola della Chiesa: era a s s u r d o p r e t e n d e r e che il fascismo si suicidasse e sparisse. E n o n m e n o assurdo e r a p e n s a r e c h e q u e s t o p o t e s s e a v v e n i r e senza p r o v o c a r e nel Paese spaccature e dilacerazioni. «Non si a p r i r e b b e forse il solito salto nel buio? - concludeva il giornale -. Q u e s t e inquietanti d o m a n d e sono nella m e n t e e sul labbro dei più.» Fu questa p a u r a del «salto nel buio» che alla fine prevalse nell'aula e ne d e t e r m i n ò il voto: 225 favorevoli, 21 contrari e 6 astenuti. «Voto i m p o r t a n t i s s i m o - scrisse Mussolini nei suoi a p p u n t i -, oserei dire decisivo. Il Senato in u n ' o r a difficile, nel p i e n o della t e m p e s t a politica e m o r a l e , si schierava quasi u n a n i m e col G o v e r n o . Ciò serviva da indicazione alla Corona.» Era vero. Ma quel voto n o n e r a affatto fascista, c o m e p o i fu c o n s i d e r a t o . Le r a g i o n i di esso e r a n o spiegate in u n ' i n t e r v i s t a di B e n e d e t t o C r o c e che e r a stato tra i favorevoli: ed e r a n o le ragioni di un m o d e r a t i s m o che t u t t o r a v e d e v a in Mussolini un r e s t a u r a t o r e d e l l ' o r d i n e e pensava, s o s t e n e n d o l o , di sottrarlo alle spinte eversive dell'estremismo fascista - al quale faceva risalire il delitto -, fac e n d o di lui lo s t r u m e n t o di u n a r e s t a u r a z i o n e liberal-conservatrice. N o n si trattava di farneticazioni p e r c h é , c o m e i fatti dim o s t r a r o n o , lo stesso Mussolini voleva m a r c i a r e su q u e s t a s t r a d a . F o r t e del successo r i p o r t a t o in S e n a t o , il 1° luglio p r o c e d e t t e a un rimpasto del g o v e r n o , da cui uscirono Gentile, Carnazza e C o r b i n o p e r fare posto a Casati, Sarrocchi, Nava e L a n z a di Scalea. E r a n o q u a t t r o n o m i rassicuranti: i p r i m i d u e liberali s a l a n d r i n i , N a v a u n e x - p o p o l a r e legato da stretta amicizia al Papa, L a n z a un nazionalista graditissimo al Re. E fra i n u o v i sottosegretari figurava, a g l ' I n t e r n i , 169
Dino G r a n d i , fascista con tutti i crismi, ma a n c h e garanzia di m o d e r a z i o n e . Forse su questa strada normalizzatrice Mussolini avrebbe m a r c i a t o a un passo a n c o r a p i ù r a p i d o e r i s o l u t o , se n o n avesse d o v u t o fare i conti coi suoi. Provocato dall'ondata di s d e g n o che il delitto seguitava a suscitare e dalle diserzioni che ne e r a n o seguite, il vecchio s q u a d r i s m o aveva rialzato la testa. Nostalgici di u n a «rivoluzione» di cui si sentivano def r a u d a t i , s o p r a t t u t t o gli emiliani e i toscani r e c l a m a v a n o u n a «seconda ondata» che r o m p e s s e gli o r m e g g i con la vecchia Italia liberale e democratica, ne spazzasse i resti e, libera da c o m p r o m e s s i , attuasse le istanze d e l fascismo p i ù e s t r e m o , c o m p r e s a quella r e p u b b l i c a n a . A Firenze, il 9 luglio, migliaia di v e t e r a n i del m a n g a n e l l o sfilarono p e r le strade lanciando abbasso a Mussolini ed evviva a Farinacci, considerato l'interprete più qualificato di questo stato d'animo. Fu b u o n p e r Mussolini che Farinacci n o n ne approfittasse. Farinacci n o n aveva m a n c a t o di far rilevare sul suo giornale q u a n t a r a g i o n e egli avesse avuto di o p p o r s i alla «soluzione costituzionale» scelta da Mussolini al t e m p o della Marcia su R o m a accettando l'investitura dalle m a n i del Re e dal voto del P a r l a m e n t o invece che dalle «baionette delle camicie nere». Ma p u r p u n g o l a n d o l o a r i p r e n d e r e l'iniziativa rivoluzionaria e ad agire in conseguenza, n o n p r e s e posizione c o n t r o Mussolini e gli r i m a s e sostanzialmente fedele. Altri p e r ò a s s u n s e r o a t t e g g i a m e n t i di a p e r t a dissidenza, e fra questi ci fu M a l a p a r t e che sul suo p e r i o d i c o Conquista dello Stato si fece il portavoce dello s q u a d r i s m o più intransigente. Forse sperava, cavalcandone la tigre, di capeggiare un m o v i m e n t o politico, ma poi si c o n t e n t ò di t r a m u t a r l o in letterario. Il suo appello alle «sane forze» della provincia, le uniche in g r a d o di r i g e n e r a r e con la loro violenza la vita italiana, purificandola da calcoli e compromessi, diventò il manifesto di Strapaese c h e , grazie a d u e u o m i n i migliori di lui, Longanesi e Maccari, difese la cultura e il gusto di u n a certa 170
Italia tradizionale c o n t r o le p a c c h i a n e r i e del trionfante fascismo «littorio». Stretto e incalzato fra le d u e o p p o s t e esigenze di rassicur a r e d a u n a p a r t e l'Italia m o d e r a t a del Re, dell'Esercito e del Senato, e dall'altra di t e n e r e in briglia il partito che, rec l a m a n d o la «seconda ondata», rischiava di sfuggirgli di man o , Mussolini t e n n e il solito a t t e g g i a m e n t o oscillante. Il 22 luglio, in G r a n Consiglio, egli si dichiarò p r o n t o a n c h e alla violenza, se fosse stata necessaria. Disse c h e n o n a v r e b b e consentito a n e s s u n o di fare «il processo al regime» che a p p a r t e n e v a solo alla Storia. Garantì che «la Milizia n o n si tocca», e d i e d e soddisfazione a Farinacci consentendogli di ass u m e r e la difesa di D u m i n i . Aggiunse p e r ò che a n c h e la rivoluzione richiede i suoi s t r a t a g e m m i e furberie: chiedeva perciò c o m p r e n s i o n e e aiuto. Ma il 16 agosto v e n n e il colpo di scena che mise a r e p e n taglio la sua d o p p i a m a n o v r a . Il caso volle che un g u a r d i a caccia passasse col s u o c a n e nel bosco della Q u a r t a r e l l a . Il c a n e p u n t ò il n a s o p e r t e r r a e cominciò a scavare furiosam e n t e . Affiorarono d e i resti u m a n i : e r a n o quelli d i Matteotti. N e s s u n o aveva mai dubitato che il d e p u t a t o socialista fosse stato ucciso, e la m a c a b r a s c o p e r t a n o n rivelava q u i n d i n i e n t e di n u o v o , ma rilanciò l ' o n d a t a d e l l ' i n d i g n a z i o n e e d e l l ' o r r o r e . Ancora abbastanza liberi, i giornali dell'opposizione d i e d e r o fondo al r e p e r t o r i o sensazionalistico, aggiung e n d o a n c h e particolari di fantasia sulle sevizie cui la vittima sarebbe stata sottoposta. Quelli fascisti r e p l i c a r o n o con v e e m e n z a a p p e l l a n d o s i alle s q u a d r e , ci f u r o n o tafferugli con morti e feriti, e il difficile equilibrio che Mussolini aveva trovato fra gli o p p o s t i estremismi si r u p p e . Per r i p r e n d e r e in m a n o la situazione, egli scese n u o v a m e n t e in piazza ten e n d o comizi in varie città e a l t e r n a n d o c o m e al solito le p r o m e s s e alle m i n a c c e . P a r l a n d o a i m i n a t o r i d e l M o n t e Amiata disse: «Il giorno in cui i nostri nemici uscissero dalla vociferazione molesta p e r a n d a r e alle cose c o n c r e t e , q u e l 171
g i o r n o noi di costoro f a r e m m o le s t r a m e p e r gli a c c a m p a m e n t i delle camicie nere». R i m b a l z a t a a R o m a , la frase p r o v o c ò fra i liberali fiancheggiatori un serio allarme che indusse Sarrocchi e gasati a p r e s e n t a r e le dimissioni. Mussolini riuscì a fargliele ritirare, ma un altro colpo all'opera di distensione lo inferse un esaltato dell'antifascismo u c c i d e n d o a revolverate il d e p u t a to fascista A r m a n d o Casalini c h e fra l'altro e r a dei più m o d e r a t i . La r e a z i o n e fascista fu violenta, r i c o m i n c i a r o n o le b a s t o n a t u r e e gli assalti specialmente alle logge massoniche. E s e m p r e più difficile si fece p e r Mussolini il compito di ten e r e unita u n a maggioranza, la cui c o m p o n e n t e liberal-conservatrice si scollava s e m p r e di più da quella fascista. Q u e s t o processo s e m b r a v a o r m a i irreversibile. Gl'industriali, che p r e n d e v a n o il la da Albertini e dal suo Corriere della Sera, p r e s e n t a r o n o al g o v e r n o un d o c u m e n t o in cui lo s'invitava a ripristinare tutte le libertà statutarie e in pratica a sciogliere la Milizia. Nel loro congresso di Livorno i liberali affermarono la loro «piena i n d i p e n d e n z a nell'esercizio del m a n d a t o p a r l a m e n t a r e » , cioè il diritto dei loro r a p p r e sentanti eletti nel «listone» a ritirarsi dalla m a g g i o r a n z a . E le p o t e n t i associazioni dei combattenti e dei mutilati, che già nei loro congressi dell'estate avevano p r e s o le distanze dal g o v e r n o , a n n u n z i a r o n o che n o n avrebbero partecipato alle manifestazioni del 28 o t t o b r e , s e c o n d o a n n i v e r s a r i o della Marcia su R o m a . Q u e s t a s c a d e n z a , c o m e quella del 4 n o v e m b r e , diventò p e r Mussolini un incubo. Tutte le forze fasciste v e n n e r o mobilitate p e r r i e m p i r e le piazze. Ma le piazze f u r o n o r i e m p i t e solo da esse, d a n d o così alla p u b b l i c a o p i n i o n e il senso e la m i s u r a del loro isolamento. N e m m e n o q u e s t o tuttavia riuscì a s c h i o d a r e l'Aventino dalla sua i n c o n c l u d e n z a . Salvo la «questione morale» sulla quale si e r a n o trovati tutti d'accordo, ma che impediva loro di t o r n a r e alla C a m e r a , unico t e r r e n o sul quale a v r e b b e r o p o t u t o svolgere u n a proficua azione di lotta, i suoi e s p o n e n ti n o n riuscivano a trovare p u n t i d'intesa tra loro. Un accor172
do tattico fra socialisti e p o p o l a r i e r a violentemente contestato sia dai massimalisti che dalla Chiesa. Turati ne era scorato («Non si conclude nulla» aveva scritto alla Kuliscioff), e lo stesso Amendola, ispiratore e a n i m a della secessione, fermissimo sul p i a n o m o r a l e , su quello politico si mostrava tent e n n a n t e e irresoluto. Alla fine di luglio egli aveva ricevuto da Filippelli un m e m o r i a l e di difesa che e r a di accusa a Mussolini, e un d o c u m e n t o , a n c o r a p i ù i m p o r t a n t e p e r le sue rivelazioni, gli e r a p e r v e n u t o ai p r i m i di agosto: il memoriale di Cesare Rossi, che aveva dato seguito alla sua minaccia. Se fosse rimasto alla C a m e r a , A m e n d o l a avrebbe potuto p o r t a r l o in discussione. Fuori, n o n gli restava che farne m a t e r i a d i u n a c a m p a g n a d i s t a m p a , m a t u t t o r a esitava a servirsene. Constatata la p r o p r i a i m p o t e n z a , alcuni aventiniani p e n s a r o n o di rivolgersi al solito D ' A n n u n z i o . Ma il Poeta n o n ne volle sapere a d d u c e n d o i suoi anni, le condizioni di salute, e i doveri che - disse - gli restavano da assolvere verso la Poesia. Forse p e r ò la chiave del suo rifiuto sta in u n a ricevuta di 5 milioni e 2 0 0 mila lire ( u n a cifra colossale, a quei tempi) fatte p a g a r e da Mussolini al Poeta p e r l'acquisto dei suoi manoscritti. Così si giunse alla r i a p e r t u r a della C a m e r a , il 12 novemb r e . Stavolta l'opposizione c'era: la pattuglia dei comunisti che, stanchi delle chiacchiere dell'Aventino, avevano deciso di r i p r e n d e r e il loro posto in aula. Il discorso di Mussolini fu l u n g o e, c o m e s e m p r e avveniva q u a n d o lo allungava, scialbo. La p a r t i t a del resto n o n si giuocava lì. Si giuocava nei corridoi, e tutti gli occhi in quel m o m e n t o e r a n o rivolti - c o m e s e m p r e nelle e m e r g e n z e p a r l a m e n t a r i - a Giolitti, che n o n e r a i n t e r v e n u t o alla p r i m a seduta p e r n o n derogare alla p r o p r i a tattica attendista. Giolitti n o n aveva fin allora scoperto le sue carte, ma aveva vivamente d e p l o r a t o la secessione dell'Aventino, c o m m e n t a n d o ironicamente: «Questo Mussolini ha tutte le fortune. A me l'opposizione non ha mai d a t o t r e g u a . A lui lascia libero il c a m p o » . Da allora si 173
e r a t e n u t o sulle sue. Ma un suo incontro con O r l a n d o bastò ad a c c e n d e r e le fantasie. La Kuliscioff scrisse a T u r a t i c h e bisognava favorire l'alleanza fra i d u e che avrebbe d a t o coraggio al Re p e r intervenire. Poi si cominciò a dire che ai tre si s a r e b b e u n i t o a n c h e S a l a n d r a : il c h e a v r e b b e definitivam e n t e tolto a Mussolini la maggioranza. Ma di t u t t o q u e s t o al p r i m o voto - quello sulla politica estera - n o n si vide nulla. Il bilancio passò con 315 voti favorevoli, 6 contrari e 26 astenuti. Fra i contrari ci fu Giolitti, fra gli a s t e n u t i O r l a n d o . Seguì la discussione sul bilancio d e l l ' I n t e r n o , molto più spinosa p e r c h é r i g u a r d a v a l'ordine pubblico. Mussolini stavolta fu più incisivo, ma il voto a n d ò p e g g i o : i c o n t r a r i salirono a 17 e - cosa p i ù grave - Salandra, p u r dichiarandosi favorevole, fece un intervento molto critico, che indicava la volontà di p r e n d e r e le distanze. A questo p u n t o A m e n d o l a si scosse e consegnò i d u e m e moriali a B o n o m i p e r c h é li portasse in visione al Re. Il Re r i n g r a z i ò p e r la fiducia, consultò i d o c u m e n t i , e li restituì dicendo che i mittenti avevano sbagliato indirizzo. N o n d o vevano m a n d a r l i a lui, ma portarli alla C a m e r a e sollecitare su di essi un dibattito che solo in quella sede poteva c o n d u r re a qualche risultato. C'è chi dice ch'egli aveva o r m a i deciso di sostenere fino in fondo Mussolini l e g a n d o così, irrevoc a b i l m e n t e , le sorti della M o n a r c h i a a q u e l l e del r e g i m e . Q u e s t o somiglia poco al p e r s o n a g g i o , p e r sua n a t u r a cauto e possibilista. Ma è probabile che un fondo di vero ci sia nel senso ch'egli n o n si fidava c o m p l e t a m e n t e di Mussolini, ma si fidava ancora m e n o dei suoi avversari ed e r a convinto che costoro, se avessero r i p r e s o il mestolo in m a n o , a v r e b b e r o ricreato il caos del d o p o g u e r r a . C o m u n q u e , a u n a cosa era assolutamente deciso: a n o n farsi coinvolgere nella lotta p o litica, come del resto gli dettava la Costituzione di cui, q u a n do gli faceva c o m o d o , sapeva r i c o r d a r s i . «Io sono s o r d o e cieco - ripeteva a c h i u n q u e gli sollecitava un intervento: - i miei occhi e i miei orecchi sono la C a m e r a e il Senato.»
CAPITOLO OTTAVO
IL 3 G E N N A I O
Il Senato si r i u n ì il 3 dicembre, in un'atmosfera che n o n lasciava presagire nulla di b u o n o . I suoi u m o r i li aveva lasciati t r a p e l a r e pochi giorni p r i m a n e g a n d o la convalida di otto n u o v i m e m b r i p r o p o s t i d a l g o v e r n o . Per di p i ù i militari, c h e in S e n a t o a v e v a n o u n a n o t e v o l e e a u t o r e v o l e r a p p r e sentanza, e r a n o in subbuglio contro un p r o g e t t o di riforma, e l a b o r a t o dal Ministro della G u e r r a , G e n e r a l e Di Giorgio, che p r e v e d e v a u n a riduzione di effettivi. Il fatto che Mussolini lo avesse avallato dimostra che di cose militari n o n capiva nulla: altrimenti si sarebbe accorto che quel p r o g e t t o , in sé saggio, era destinato a provocare il m a l c o n t e n t o degli alti gradi dei quali invece in quel m o m e n t o egli aveva particolare bisogno. Il p r i m o a p a r l a r e fu Albertini, che p r o n u n c i ò un discorso di n e t t a e drastica opposizione: ma il suo a t t e g g i a m e n t o e r a scontato. A d a r e il segno delle incertezze che r e g n a v a n o in S e n a t o fu l ' i n t e r v e n t o di E t t o r e C o n t i , u n a delle figure più prestigiose del m o n d o i m p r e n d i t o r i a l e . Egli riconobbe le b e n e m e r e n z e del governo, ma contestò al fascismo la p r e tesa d ' i n q u a d r a r e t u t t e le masse fasciste nei suoi sindacati ad esclusione degli altri, cioè di quelli socialisti e cattolici, e concluse c h i e d e n d o s i se il fascismo n o n avesse e s a u r i t o la sua funzione r i p r i s t i n a n d o le condizioni necessarie all'esercizio della libertà. A questo discorso, che fece molta impressione p e r c h é dim o s t r a v a la volontà della g r a n d e i n d u s t r i a di p r e n d e r e le distanze dal r e g i m e , s e g u i r o n o quelli dei G e n e r a l i Giardino, Zuppelli e Tassoni che n o n si limitarono alla critica del 175
p r o g e t t o Di Giorgio, e a t t a c c a r o n o a p e r t a m e n t e la Milizia. Le loro parole furono p r e s e p e r u n a c a m p a n a a m o r t o , perché n e s s u n o d u b i t ò che fossero state c o n c o r d a t e col Re: e tutti ne v i d e r o la c o n f e r m a n e l fatto che il Ministro della Real Casa, Mattioli Pasqualini, a b b a n d o n ò l'aula p r i m a del voto, e il Generale Brusati, ex-aiutante di c a m p o di Vittorio E m a n u e l e , votò contro. Mussolini ebbe il senso del pericolo e lo d i m o s t r ò nella sua replica c e r c a n d o a sua volta di spaventare i Senatori. Al fascismo, disse, n o n c'erano che d u e alternative: o il c o m u nismo, a cui o r m a i l'opposizione aveva spianato la strada fac e n d o di esso la sua forza-guida, o un g o v e r n o militare, che è s e m p r e un r i m e d i o t e m p o r a n e o «Potrà d u r a r e - disse p e r sei, p e r dodici mesi. Ma d o p o le passioni riesploderebb e r o , e s a r e m m o daccapo.» Queste parole o t t e n n e r o il loro effetto. Alla votazione, ci furono 206 sì, 54 N O , e 35 astenuti. Ma, p e r q u a n t o ancora abbastanza larga, questa vittoria lo era m e n o di quella otten u t a in g i u g n o , q u a n d o i c o n t r a r i e r a n o stati 21 e gli astenuti 6. Lo sfaldamento della m a g g i o r a n z a ridiede a n i m o all'opposizione nella stessa misura in cui lo toglieva all'ala m o d e r a t a del fascismo. Raffaele Paolucci, che al prestigio del g r a n d e c h i r u r g o univa quello della medaglia d ' o r o conquistata in g u e r r a , riunì il 20 d i c e m b r e a casa sua u n a q u a r a n tina di d e p u t a t i fascisti p e r i m p e g n a r l i ad esercitare su Mussolini u n a p r e s s i o n e che lo i n d u c e s s e a farla finita con l'estremismo squadrista, ad a n d a r e in fondo all'affare Matteotti c o l p e n d o senza r i g u a r d i chi e r a da colpire, a ripristinare la legalità in tutto il suo rigore, e a varare u n a riforma elettorale che sancisse il r i t o r n o al collegio u n i n o m i n a l e . N o n fu u n a congiura. L'indomani Paolucci a n d ò da Mussolini p e r informarlo delle decisioni prese in quel lungo conciliabolo, ma qui - egli ha r a c c o n t a t o nelle sue m e m o r i e «mi trovai di fronte ad un magistrale colpo di scena: Mussolini depositava al banco della Presidenza il p r o g e t t o di legge che ripristinava il collegio uninominale». 176
Q u i De Felice ha rilevato, nei ricordi di Paolucci, un err o r e di d a t e in q u a n t o il colpo a s o r p r e s a di Mussolini avv e n n e il 20, n o n il 2 1 . Ma il particolare ci s e m b r a di scarsa i m p o r t a n z a . Ciò che interessa sapere è c o m e e p e r c h é Mussolini si fosse infilata, t r a le c a r t e del giuoco, quella della riforma elettorale, e a cosa mirasse g e t t a n d o l a sul tavolo in quel m o m e n t o . La m o r s a in cui egli si trovava si faceva s e m p r e p i ù stretta. L'indomani stesso del voto in Senato, il 6 dicembre, il dir e t t o r e del giornale del partito p o p o l a r e - Il popolo -, Donati, aveva p r e s e n t a t o d e n u n c i a c o n t r o De B o n o p e r complicità, quale capo della polizia, nel delitto Matteotti. Secondo Salvemini, era stato lo stesso Mussolini a costringervelo, fac e n d o t r a f u g a r e e p u b b l i c a r e alcuni scampoli dell'incartam e n t o , p e r d u e motivi: p r i m a d i t u t t o p e r c h é l a d e n u n c i a bloccava il p r o c e d i m e n t o giudiziario già in corso p e r l'assassinio, e p p o i p e r c h é rinfocolava i contrasti tra gli aventiniani, molti dei quali disapprovavano l'iniziativa di Donati, che in realtà n o n portava all'accusa elementi nuovi, anzi la inficiava con dati piuttosto discutibili. Quella di Salvemini è soltanto un'ipotesi. Ma n o n è un'ipotesi che i fascisti si sentissero s e m p r e p i ù minacciati e s e m p r e m e n o p r o t e t t i dal loro t e n t e n n a n t e capo. Dieci giorni d o p o , un g r u p p o di oppositori chiese alla C a m e r a l'autorizzazione a p r o c e d e r e , cioè la c o n s e g n a alla Giustizia o r d i n a r i a dell'on. Giunta, che della C a m e r a era vicepresidente, p e r aggressioni e violenze. Farinacci e Bianchi i n s o r s e r o , ma Mussolini li r i c h i a m ò seccam e n t e all'ordine i n g i u n g e n d o a Giunta, che aveva già dato le dimissioni, di m a n t e n e r l e e di mettersi a disposizione del Magistrato. Ma ad e s a s p e r a r e a n c o r a di p i ù il vecchio s q u a d r i s m o e r a n o le voci, che si facevano s e m p r e più insistenti, di un seg r e t o a c c o r d o fra Mussolini e i liberali p e r la cessione dei suoi poteri a Salandra in cambio di un'amnistia, che avrebbe costituito u n a sanatoria p e r tutti i fascisti che si sentivano in qualche m o d o compromessi, r i m a n d a n d o l i a casa. N o n si 177
è mai saputo con esattezza cosa ci fosse di vero in questa storia, di cui si parlava anche nei giornali. Ma a r e n d e r l a verisimile e r a n o gli a t t e g g i a m e n t i di Mussolini che a n c h e in G r a n Consiglio, p a r e , u n a volta aveva accennato alla possibilità di c e d e r e il passo a un g o v e r n o n o n Salandra, ma Orlando. Riteniamo di p o t e r escludere che Mussolini avesse realm e n t e intenzione di a b b a n d o n a r e la partita. Ma n o n esclud i a m o affatto che, p e r seguitare a giuocarla, egli abbia a n c h e n e g o z i a t o o finto di n e g o z i a r e coi capi liberali della maggioranza, in m o d o da tenerli a n c o r a legati a sé p e r guad a g n a r e t e m p o . S c r i v e n d o n e alla Kuliscioff, T u r a t i le dava p e r sicura u n a trattativa p e r l a f o r m a z i o n e d i u n g o v e r n o S a l a n d r a con l'appoggio di Giolitti e di O r l a n d o , e aggiungeva che il Re sotto sotto la favoriva. Quest'ultimo particolare era c e r t a m e n t e di fantasia, ma n o n c'è d u b b i o che la maggioranza su cui il g o v e r n o si reggeva mostrava chiari segni di frana. T u t t o ciò Mussolini doveva averlo previsto da t e m p o , o a l m e n o messo nel n o v e r o delle possibilità: solo così si spiega il fatto che già d u e mesi p r i m a egli avesse pensato alla riforma elettorale, e ne avesse affidato il p r o g e t t o a Federzoni e a G r a n d i , cioè a d u e m o d e r a t i in g r a d o d ' i n t e r p r e t a r e al meglio gli scopi a cui doveva servire. Probabilmente voleva soltanto p r e m u n i r s i . M a q u a n d o s e p p e della iniziativa d i Paolucci - e lo s e p p e c e r t a m e n t e p r i m a che questi venisse a p a r l a r g l i e n e - , capì che n o n c'era p i ù t e m p o d a p e r d e r e . Dietro Paolucci c'era Campello. E se a n c h e dietro Campello n o n c'era il Re, i fascisti m o d e r a t i p o t e v a n o p e n s a r e che ci fosse e che q u i n d i convenisse a b b a n d o n a r e ormai al suo destino un g o v e r n o o r m a i t r o p p o c o m p r o m e s s o con l'estremismo e coi suoi delitti. Fu allora che Mussolini tirò fuori il suo colpo a sorpresa. E che tutti ne fossero presi di c o n t r o p i e d e , lo testimonia Sal a n d r a : «Cessata la p r i m a impressione di sbalordimento, fu chiaro lo scopo della mossa di Mussolini: a t t e r r i r e le opposi178
zioni, ma soprattutto s g o m i n a r e i nuclei della m a g g i o r a n z a che d i m o s t r a v a n o velleità d ' i n d i p e n d e n z a . Si deve riconoscere che Mussolini vi riuscì mirabilmente». Il ripristino del collegio u n i n o m i n a l e colpiva infatti al c u o r e i partiti di massa socialisti e popolari che dal sistema p r o p o r z i o n a l e traevano i m a g g i o r i v a n t a g g i , rivalutava i «notabili» liberali che p o t e v a n o c o n t a r e sul maggior seguito personale, e metteva i fascisti alla m e r c é di Mussolini che poteva includerli o scartarli dalla lista dei candidati. Lo sconcerto fu e n o r m e . Il Corriere della Sera, che fin allor a aveva t e n u t o l ' a t t e g g i a m e n t o p i ù r i s o l u t a m e n t e ostile, scrisse: «Corre l'obbligo di dire che, d o p o aver escogitato le riforme più strampalate e reazionarie, consapevole o inconsapevole, il Ministero viene alla fine avanti con u n a p r o p o sta che si p u ò o n e s t a m e n t e c h i a m a r e ricostruttrice». Era la voce di tutta la pubblica o p i n i o n e m o d e r a t a , da S a l a n d r a a Giolitti, c h e vedeva nella iniziativa la p r o p r i a rivincita. La s t a m p a fascista si divise. Gli estremisti r i m a s e r o estremisti, ma si accorsero di essere s e m p r e p i ù soli, p e r c h é quella che si chiamava «la palude», cioè il fascismo legalitario, il fascismo dei «padri di famiglia», c h ' e r a s e m p r e n u m e r i c a m e n t e il più forte, si allineò subito, un p o ' p e r le sue convinzioni liberaleggianti, u n po' p e r garantirsi u n «posto». L'opposizione violenta v e n n e , c o m ' e r a logico, dall'Aventino. Esso o r a poteva valutare l ' e r r o r e commesso a b b a n d o n a n d o la sede p a r l a m e n t a r e . E p e r r o m p e r e il p r o p r i o isol a m e n t o , decise la «sortita», r i c o r r e n d o finalmente ai docum e n t i che aveva in m a n o p e r i n c r i m i n a r e Mussolini. D o p o l'inutile presentazione al Re, Salandra dice che il m e m o r i a l e Rossi v e n n e offerto al C a r d i n a l e G a s p a r r i p e r c h é se ne facesse il b a n d i t o r e avallandolo con la sua autorità; se questo fosse v e r o , b i s o g n e r e b b e d e d u r n e c h e i capi dell'antifascismo avevano poco cervello o lo avevano perso. Nessuno com u n q u e volle p r e n d e r e in m a n o la patata bollente. N o n restava che la pubblicazione. Il 27 d i c e m b r e Mondo di A m e n d o l a pubblicava la p r i 179
ma p u n t a t a del m e m o r i a l e Rossi. Le rivelazioni e r a n o gravi soprattutto in q u a n t o p o r t a v a n o la firma della p e r s o n a m e glio qualificata a farle, ma l'impressione che suscitarono era attutita dalla m a n c a n z a della sorpresa: il c o n t e n u t o di quel m e m o r i a l e era già in g r a n p a r t e noto, l'Aventino l'aveva lasciato p e r t r o p p o t e m p o nei suoi cassetti. Tuttavia delle reazioni ci furono in seno allo stesso g o v e r n o . Al Consiglio dei Ministri del 30 d i c e m b r e Casati e Sarrocchi s o s t e n n e r o che il g o v e r n o doveva d a r e le dimissioni e mettersi a disposizione della Giustizia. E r a n o convinti di avere l'appoggio di Federzoni, che si era i m p e g n a t o a darglielo. Ma q u a n d o Casati disse che p r o p r i o a Federzoni toccava p r e n d e r e la successione di Mussolini, Federzoni si dissociò. Stando al diario di Salandra, che c e r t a m e n t e aveva suggerito la mossa di Casati e Sarrocchi, o a l m e n o l'aveva a p p r o v a t a , Mussolini rispose minacciando di scatenare le s q u a d r e . Sebbene ne m a n c h i il verbale, la seduta fu tempestosa e rischiò di concludersi con u n a crisi di governo che avrebbe a p e r t o la strada a qualsiasi a v v e n t u r a . Ma p r o b a b i l m e n t e fu p r o p r i o p e r evitare l'avv e n t u r a che i d u e militari, Di Giorgio e T h a o n di Revel, si schierarono a favore di Mussolini. Evitate p e r un pelo le dimissioni, la sorte del g o v e r n o restava tuttavia a p p e s a a un filo. A v v e r t e n d o c h e la m a g g i o ranza si sfaldava, le s q u a d r e si ricostituivano p e r conto p r o prio d a n d o n u o v a m e n t e m a n o al manganello, sfidando i Prefetti e i Q u e s t o r i di F e d e r z o n i e r i s c h i a n d o di m e t t e r e Mussolini nelle condizioni di Facta. I loro giornali lo dicevan o e s p l i c i t a m e n t e f a c e n d o bersaglio dei l o r o attacchi n o n l'opposizione, ma il fascismo m o d e r a t o e i suoi Ministri, specialmente Federzoni, De Stefani e Oviglio. I più violenti erano LImpero di Carli e Settimelli, la Conquista dello Stato di C u r z i o S u c k e r t (più t a r d i M a l a p a r t e ) , c h e a d d i r i t t u r a minacciava un «fascismo c o n t r o Mussolini». Q u e s t o i n t r a n s i gentismo n o n aveva u n capo p e r c h é n é Farinacci n é Balbo vollero esserlo, ma ciò lo r e n d e v a anche più pericoloso perché lo lasciava alla m e r c é di iniziative irresponsabili. Dieci180
mila squadristi a r m a t i di tutto p u n t o convergevano da tutte le città toscane su Firenze, decisi a farne la loro Vandea. Era c h i a r o che, a n c h e se Mussolini avesse c e d u t o , il fascismo n o n avrebbe disarmato. Di c e d e r e , Mussolini n o n aveva n e s s u n a i n t e n z i o n e . Ma n o n aveva n e m m e n o quella di a t t u a r e un colpo di forza, come d i m o s t r a n o gli sforzi che faceva, o che lasciava fare da Federzoni p e r riaffermare l'ordine pubblico c o n t r o i disordini delle s q u a d r e . N o n c'è un solo d o c u m e n t o né u n a sola testimonianza da cui si possa d e d u r r e ch'egli pensava a un colpo di Stato. L'uomo n o n amava i rischi, li aveva affrontati di r a d o e solo q u a n d o aveva poco da p e r d e r e . O r a ch'era in giuoco la cosa a cui p i ù t e n e v a , il p o t e r e , e r a d i v e n t a t o a n c o r a p i ù cauto. Sapeva benissimo che un colpo di forza, se n o n fosse riuscito, lo a v r e b b e messo alle p r e s e col Re e l'Esercito, le sole forze che gli facevano v e r a m e n t e p a u r a ; e, se fosse riuscito, lo a v r e b b e lasciato alla m e r c é dello squadrismo, che n o n era mai riuscito a d o m a r e . Aveva ancora la speranza di cavarsela con u n a di quelle «combinazioni» parlamentari, delle quali e r a maestro. A m e t t e r l o c o n le spalle al m u r o f u r o n o i Consoli della Milizia. Guidati da Galbiati e Tarabella, u n a q u a r a n t i n a di loro si r e c a r o n o il 31 d i c e m b r e a palazzo Chigi con la scusa di fare a Mussolini gli a u g u r i p e r il n u o v o a n n o . Su questo incontro forse si è un p o ' r o m a n z a t o . Q u a l c u n o ha detto che i Consoli p e n e t r a r o n o quasi di forza nell'ufficio di Mussolini e si disposero i n t o r n o a lui, la m a n o sul p u g n a l e c o m e p r o n ti a s g u a i n a r l o . Q u e s t o a p p a r t i e n e forse al m e l o d r a m m a . Ma lo scontro fu d u r o . C o n la consueta risolutezza, Tarabella pose Yaut aut: o Mussolini affrontava di petto la situazione a s s u m e n d o n e la responsabilità, o q u e s t a r e s p o n s a b i l i t à se l'assumevano i Consoli consegnandosi s p o n t a n e a m e n t e alla Giustizia e l i b e r a n d o da o g n i vincolo di disciplina le squadre. Spaurito e disfatto, Mussolini tentò di tergiversare, ma Tarabella fu p e r e n t o r i o . I fascisti avevano capito, disse, ch'egli 181
stava p e r sacrificare p a r t i t o e Milizia, ma p e r impedirglielo e r a n o p r o n t i a n c h e a disfarsi di lui, e Mussolini dovette ced e r e , i m p e g n a n d o s i a m e t t e r e a t a c e r e l ' o p p o s i z i o n e . Ma n o n ne era molto convinto, e i suoi interlocutori se n'accorsero. Poche o r e d o p o essi si r i u n i r o n o con altri «camerati» in casa di un certo Vizzoni. Era p r e s e n t e a n c h e Raoul Palermi, capo della massoneria. Da un r a p p o r t o della polizia risulta che fu avanzata a n c h e l'ipotesi di «far fuori» Mussolini «con d u e colpi di rivoltella». Del gesto di forza dei Consoli n o n fu data n a t u r a l m e n t e notizia, ma tutti sentivano c h e si e r a o r m a i arrivati all'ora della verità. I diecimila squadristi toscani stavano m e t t e n d o a s o q q u a d r o Firenze, dove avevano incendiato il Nuovo giornale, anche molte altre città e r a n o in subbuglio, e si profilava il pericolo di u n o scontro in g r a n d e con la forza pubblica. «Viviamo g i o r n i di passione» scriveva T u r a t i alla Kuliscioff, d a n d o l e notizia di tutte le m a n o v r e che s'intrecciavano p e r la successione al p o t e r e . E r a n o le solite m a n o v r e : Giolitti con O r l a n d o , ma Salandra n o n voleva. O r l a n d o con S a l a n d r a , ma n o n voleva Giolitti. In q u e s t o groviglio di rivalità p e r s o n a l i , il c a p o socialista riconosceva che l'unica s p e r a n z a e r a il Re. Da q u a n t o gli aveva d e t t o g i u b i l a n d o Sforza, al ricevimento di C a p o d a n n o in Quirinale, il Re aveva piantato in asso Mussolini c h ' e r a rimasto c o m p l e t a m e n t e isolato in un a n g o l o della sala: né Giolitti, né S a l a n d r a , né O r l a n d o , e n e m m e n o Diaz e T h a o n di Revel gli si e r a n o avvicinati: u n a scena che ci s e m b r a poco credibile. O r m a i , diceva Turati, l'unico p r o b l e m a era quello di «trovare il m o d o p e r la ritirata del d u c e , che al consiglio di a n d a r s e n e rispond e r e b b e soltanto con questo eloquente bisillabo: dove?». La verità è che Turati e tutti gli altri oppositori scambiavano p e r realtà i loro desideri. Mussolini n o n e r a affatto deciso a m a n t e n e r e la p r o m e s s a strappatagli dai Consoli, ma lo e r a r i s o l u t a m e n t e a c o n s e r v a r e il p o t e r e . Per m e t t e r e a tacere le opposizioni senza r i c o r r e r e al colpo di Stato, n o n c'era che un m o d o : sciogliere la C a m e r a : con la n u o v a legge 182
elettorale avrebbe p o t u t o p r o c u r a r s e n e un'altra in cui l'opposizione sarebbe stata del tutto i m p o t e n t e . Ma p e r sciogliere la C a m e r a , ci voleva il c o n s e n s o d e l Re, e chiederglielo era u n a mossa azzardata. Se il Re lo avesse accordato, sarebbe stata la p r o v a che la C o r o n a , e q u i n d i l'Esercito, aveva fatto la sua scelta in favore del fascismo. Ma se lo avesse n e gato? Mussolini decise di g i u o c a r e la carta. La m a t t i n a d e l 2 gennaio a n d ò al Quirinale, ma n o n parlò al Re del suo p r o getto. Poi redasse il decreto di scioglimento e incaricò il Sottosegretario alla Presidenza, S u a r d o , di p o r t a r l o al Re p e r la firma. S a p p i a m o da un a p p u n t o dello stesso S u a r d o che il Re si m o s t r ò «turbato» della p r o p o s t a , e s o p r a t t u t t o sorp r e s o c h e Mussolini, nella sua visita d i p o c h e o r e p r i m a , n o n gliene avesse p a r l a t o . S u a r d o fece del suo meglio p e r convincere il Re che n o n c'era altro da fare p e r r i d u r r e alla r a g i o n e gli o p p o s i t o r i che, disse, i n q u i n a v a n o a n c h e l'ambiente del Quirinale (e l'allusione e r a soprattutto a Campello). Il Re era perplesso. Disse - e r a il suo solito ritornello che avrebbe preferito abdicare piuttosto che venir m e n o alla Costituzione, c o m ' e r a nelle tradizioni della sua Casa. E alla fine concluse: «Dica al Presidente che io firmo il decreto, ma c h e voglio c o n s e g n a r l o a lui p e r s o n a l m e n t e e c h e perciò lo a t t e n d o qui subito». Ma q u a n d o Mussolini arrivò in Quirinale - ed era già la t a r d a serata -, il Re aveva modificato la sua decisione. Del colloquio m a n c a , c o m e al solito, un testo. Ma lo si p u ò ind u r r e dai fatti che seguirono. Il Re n o n firmò il decreto, ma disse a Mussolini, o gli lasciò i n t e n d e r e , che lo avrebbe fatto se la C a m e r a gli avesse r i n n o v a t o la fiducia e a p p r o v a t o la legge elettorale, e c o m u n q u e solo d o p o la conclusione del processo p e r il delitto Matteotti, c h e n o n p o t e v a esaurirsi prima dell'autunno. Era un sì che equivaleva a un no p e r c h é , d o p o il p r o n u n ciamento dei Consoli, Mussolini capiva che fino a l l ' a u t u n n o le s q u a d r e n o n poteva t e n e r l e in p u g n o . N o n s a p p i a m o se 183
lo disse al Re. N o n s a p p i a m o se lo informò di q u a n t o si p r o p o n e v a di dire l'indomani alla C a m e r a . In a n n i recenti, l'exRe U m b e r t o ha dichiarato che suo p a d r e era c o m p l e t a m e n te a l l ' o s c u r o delle i n t e n z i o n i di Mussolini. E ci c r e d i a m o senz'altro a n c h e p e r c h é è molto probabile che quelle intenzioni Mussolini n o n le avesse a n c o r a m a t u r a t e . I m p u l s i v o ma irresoluto, a n c o r a esitava davanti al colpo di forza, e fino a quel m o m e n t o aveva cercato di evitarlo. Ma d u r a n t e la notte dovette convincersi che altro n o n gli restava: a n c h e se n o n a v e v a n o accarezzato il p u g n a l e , q u e i Consoli stretti a tenaglia i n t o r n o a lui lo avevano traumatizzato. La C a m e r a si riunì nel p o m e r i g g i o del 3. Q u a n d o si alzò a p r e n d e r e la p a r o l a , Mussolini a p p a r v e «pallido e teso». C o m e s e m p r e faceva nei m o m e n t i di e m e r g e n z a , giuoco sulla sorpresa, cogliendo tutti di c o n t r o p i e d e con u n a d o m a n da c h e p a r e v a a u d a c e e p r o v o c a t o r i a : «L'articolo 47 dello Statuto dice: La Camera dei Deputati ha il diritto di accusare i Ministri del Re e di tradurli dinanzi all'Alta Corte di Giustizia». Pausa. «Chiedo f o r m a l m e n t e se in q u e s t a C a m e r a , o fuori di questa C a m e r a , c'è q u a l c u n o che voglia valersi dell'articolo 47.» La p a t t u g l i a dei d e p u t a t i fascisti, forse colti di s o r p r e s a a n c h e loro, balzò in piedi a c c l a m a n d o m e n t r e tutti gli altri t a c e v a n o s b a l o r d i t i . Mussolini c o n t i n u ò : «Il m i o discorso sarà d u n q u e chiarissimo e tale da d e t e r m i n a r e u n a chiarificazione assoluta. Voi i n t e n d e t e che d o p o aver l u n g a m e n t e c a m m i n a t o i n s i e m e c o n d e i c o m p a g n i di viaggio, ai quali del resto a n d r e b b e s e m p r e la nostra g r a t i t u d i n e p e r quello c h e h a n n o fatto, è n e c e s s a r i a u n a sosta p e r v e d e r e se la stessa s t r a d a con gli stessi c o m p a g n i p u ò essere a n c o r a p e r corsa nell'avvenire». Era la d e n u n c i a delle alleanze su cui il fascismo si e r a retto fin allora e Yaut aut a coloro che le avev a n o accettate: o col fascismo fino in fondo, o fuori d e l fascismo. E il fascismo e r a lui, Mussolini. «Dichiaro qui, al cospetto di q u e s t a Assemblea e al cospetto di t u t t o il p o p o l o italiano, c h e io a s s u m o , io solo, la r e s p o n s a b i l i t à politica, 184
m o r a l e , storica, di tutto q u a n t o è avvenuto.» E c o m e trascin a t o dalle p r o p r i e p a r o l e (il discorso n o n e r a scritto, e in molti p u n t i a p p a r e i m p r o v v i s a t o ) a g g i u n s e t e a t r a l m e n t e : «Se le frasi più o m e n o storpiate bastano p e r impiccare un u o m o , fuori il palo e fuori la corda. Se il fascismo n o n è stato che olio di ricino e m a n g a n e l l o , e n o n invece u n a passione s u p e r b a della migliore gioventù italiana, a me la colpa. Se il fascismo è stato un'associazione a d e l i n q u e r e , io sono il capo di questa associazione a delinquere!» E giù con q u e ste frasi p i ù da comizio di piazza che da aula p a r l a m e n t a r e , ma che e r a n o destinate a un g r a n d e effetto sulle p a g i n e dei giornali, fino alla logica conclusione che del semplice «effetto» a n d a v a al di là: «Voi avete c r e d u t o che il fascismo fosse finito p e r c h é io lo c o m p r i m e v o , che fosse m o r t o p e r c h é io lo castigavo, e poi avevo a n c h e la crudeltà di dirlo. Ma se io mettessi la centesima p a r t e dell'energia che ho messo a c o m p r i m e r l o , a scatenarlo, voi vedreste allora. N o n ci sarà bisogno di questo p e r ché il g o v e r n o è abbastanza forte p e r stroncare in p i e n o definitivamente la sedizione dell'Aventino. L'Italia, o signori, vuole la pace, vuole la tranquillità, vuole la calma laboriosa. Noi questa tranquillità, questa calma laboriosa, gliela d a r e mo con l'amore, se è possibile, e con la forza, se sarà necessario. State certi che nelle q u a r a n t o t t ' o r e successive a questo mio discorso, la situazione sarà chiarita su tutta l'area». Nelle q u a r a n t o t t ' o r e successive, Casati e Sarrocchi si dimisero, sostituiti da Fedele e Giuriati, e a n c h e Oviglio, inviso al vecchio fascismo, d o v e t t e lasciare il p o s t o a Rocco; le sedute della C a m e r a v e n n e r o sospese; e u n a pioggia di «riservate» si a b b a t t é sui Prefetti. Essi d o v e v a n o p r o v v e d e r e «allo scioglimento di t u t t e le organizzazioni che sotto qualsiasi p r e t e s t o possano raccogliere elementi turbolenti o che c o m u n q u e t e n d a n o a sovvertire i p o t e r i dello Stato»: u n a direttiva che si prestava a qualsiasi applicazione, ma che era controbilanciata da un t e l e g r a m m a ancora più riservato che autorizzava a m i s u r e n o n m e n o rigorose contro i fascisti che 185
avessero cercato di approfittare della favorevole situazione p e r c o m m e t t e r e violenze e soprusi. Infine v e n n e r o chiamate in vigore le n o r m e repressive della libertà di stampa, che fin allora e r a n o rimaste sulla carta. E p p u r e , molti n o n c a p i r o n o che col discorso del 3 g e n naio il fascismo cambiava volto, e diventava dittatura. N o n lo capì il Re, che si dolse, ma a mezza voce soltanto, di n o n e s s e r n e stato i n f o r m a t o . N o n lo capì l'Aventino che i n t e r p r e t ò l'accaduto n o n c o m e un epilogo, ma c o m e l'inizio della «fase e s t r e m a del conflitto fra la d o m i n a z i o n e fascista e il Paese». N o n lo capì Turati che lo scambiò p e r u n o «dei soliti bluff p e r disorientare e spaventare le passere». Lo capirono b e n e soltanto d u e giovani giornalisti, Adolfo T i n o e Arm a n d o Zanetti, che sulla loro rivista, Rinascita liberale, scrissero: «L'on. Mussolini ha ritrovato il suo ruolo. S'era p e r d u to in questi ultimi t e m p i - n o n si p u ò dire se p e r p u r a ingenuità o p e r studiato calcolo - dietro a contraddittori e caotici segni di pacificazione. Aveva b a t t u t o tutte le strade e gettati tutti i p o n t i verso tutte le rive. Ma alla fine n o n gli è rimasto che t o r n a r e al suo istinto, o meglio - e la parola forse gli sarà gradita - al suo p r o f o n d o genio. La normalizzazione p e r lui e p e r la sua forma mentis n o n ha avuto e n o n p u ò avere senso alcuno». Resterebbe solo da sapere con che a n i m o Mussolini s'investì, il 3 g e n n a i o , nella p a r t e di d i t t a t o r e . Se, c o m e molti s o s t e n g o n o , gli sforzi che fino a q u e l m o m e n t o aveva fatto p e r evitarla e r a n o stati solo u n giuoco p e r d i m o s t r a r e che n o n e r a lui a volerla, ma gli eventi a imporgliela, bisogna riconoscere che come giuocatore sapeva il fatto suo.
Indro Montanelli - Mario Cervi
L'ITALIA LITTORIA (1925-1936)
AVVERTENZA
Completamente assorbito dal giornale che ho fondato e dirigo, temevo di non poter più riprendere questa Storia, rimasta a/f Italia in camicia n e r a di due anni e mezzo fa. Se sono riuscito a farlo, è perché ho trovato in Mario Cervi un collaboratore ideale e particolarmente congeniale. Ecco il caso di un libro a quattro mani, di cui sfidiamo qualunque lettore a riconoscere cosa è d'un autore e cosa dell'altro: tanto esso è nato da un continuo colloquio e compenetrazione fra i due. Il volume comprende il decennio che va dal '25, inizio della dittatura, al '36, conquista dell'Abissìnia, quando parve che Regime e Paese si fossero per sempre identificati. Il titolo quindi non poteva essere che L'Italia littoria: essa lo fu, piaccia o non piaccia. Noi abbiamo cercato di spiegare perché lo fu, e come, proprio nel momento del suo maggior trionfo, il fascismo e il suo Duce entrarono in crisi. Per uno dei due autori si tratta di esperienza vissuta. Il volume successivo, che arriverà all'ingresso dell'Italia nella seconda guerra mondiale, il 10 giugno 1940, sarà invece esperienza di entrambi. Questi libri dispiaceranno sia ai fascisti che agli antifascisti. Ma noi non li abbiamo scritti per piacere né agli uni né agli altri. I.M.
PARTE PRIMA
IL REGIME
CAPITOLO PRIMO
LA F I N E D E L L ' A V E N T I N O
Il discorso del 3 g e n n a i o 1925 p r e s e tutti c o n t r o p i e d e . La sfida di Mussolini alla C a m e r a , la d e n u n c i a delle alleanze con i fiancheggiatori esitanti, l'avvertimento che «nelle quar a n t o t t o r e successive a q u e s t o mio discorso la situazione sarà chiarita su tutta l'area», avevano m u t a t o r a d i c a l m e n t e il q u a d r o politico. N o n si era trattato solo di parole. Fedele alla minaccia p r o n u n c i a t a davanti ai d e p u t a t i , Mussolini rim a n e g g i ò , a p p u n t o nelle q u a r a n t o t t ' o r e successive, il ministero, e con u n a serie di disposizioni ai Prefetti o r d i n ò «lo s c i o g l i m e n t o di t u t t e le organizzazioni c h e sotto qualsiasi p r e t e s t o p o s s a n o raccogliere e l e m e n t i t u r b o l e n t i o che com u n q u e t e n d a n o a sovvertire i poteri dello Stato». Era l'inizio della dittatura. Era stato preso in c o n t r o p i e d e a n c h e il Re. Questi, second o u n a t e s t i m o n i a n z a d i C i n o Macrelli, n o n solo n o n e r a stato informato del discorso da Mussolini, ma d o p o che e r a stato p r o n u n c i a t o a v r e b b e a v u t o i n t e n z i o n e d ' i n t e r v e n i r e sollecitando le dimissioni dei d u e ministri militari, il g e n e rale Di Giorgio e l'ammiraglio T h a o n di Revel. S e m p r e sec o n d o questa testimonianza il conte Campello e il g e n e r a l e Cittadini - vicini al Re e ostili al fascismo - avrebbero detto ad A m e n d o l a di n o n p r e n d e r e iniziative p e r c h é ormai il Sov r a n o era deciso a m e t t e r e alla p o r t a Mussolini e il suo governo. Mussolini aveva avuto un'ottima ragione p e r precipitare le cose, con il colpo di scena del 3 gennaio: l'ultimo dell'anno u n a q u a r a n t i n a di Consoli della Milizia gli aveva fatto visita a Palazzo Chigi, con il pretesto di a u g u r a r g l i b u o n Ca193
p o d a n n o ; ma il loro vero p r o p o s i t o era di i n d u r l o ad agire risolutamente, e se occorreva violentemente, contro l'opposizione. Se n o n l'avesse fatto - m i n a c c i a r o n o - la Milizia a v r e b b e p r e s o l'iniziativa «liberando da o g n i vincolo di disciplina le squadre». A questa ragione se ne a g g i u n g e r e b b e , se fosse vero q u a n t o riferito da Macrelli, u n ' a l t r a forse p i ù forte. Mussolini avrebbe precipitato le cose n o n solo e n o n tanto p e r l'imposizione dei Consoli, q u a n t o p e r p r e v e n i r e il passo del Re, m e t t e n d o l o di f r o n t e al fatto c o m p i u t o . Ma noi c r e d i a m o che le cose si siano svolte altrimenti. È molto p r o b a b i l e che C a m p e l l o e Cittadini, simpatizzanti dell'opposizione, avessero cercato di spingere il Re a quel passo, e che il Re avesse d a t o u n a delle sue sibilline risposte, ch'essi avevano i n t e r p r e t a t o secondo i loro desideri. Giovanni A m e n d o l a , il più tenace ispiratore dell'Aventin o , c r e d e t t e alla loro versione, t a n t ' è vero che il 4 g e n n a i o inviò a Cittadini un messaggio che aveva p e r destinatario il Re: «Sorga fieramente il Re» eccetera. C e r t a m e n t e informato da lui, a n c h e T u r a t i p e n s a v a al Re: «Il duello n o n è soltanto con noi - scriveva alla Kuliscioff- ma è anche, e forse più, collo stesso Quirinale». E il fatto che a n c h e i socialisti contassero sull'iniziativa del Re, ch'essi avevano clamorosam e n t e insultato a b b a n d o n a n d o al suo ingresso l'aula parlam e n t a r e , la dice abbastanza l u n g a sulla risolutezza dell'opposizione. Il g i o r n o stesso del discorso, S a l a n d r a e Giolitti s'incont r a r o n o . Era la p r i m a volta che q u e s t o avveniva dal 1915, q u a n d o Giolitti aveva b r u s c a m e n t e r o t t o con S a l a n d r a , acc u s a n d o l o d i «tradimento» p e r aver p o r t a t o , c o n t r o gl'impegni assunti con lui, l'Italia in g u e r r a . Poiché del colloquio abbiamo solo la versione di Salandra, n o n sappiamo se Giolitti gli chiese se e r a soddisfatto di ciò che la g u e r r a aveva provocato. C o m u n q u e , il colloquio fu infruttuoso. Salandra p r o p o s e di a n d a r e con lui e O r l a n d o dal Re p e r saggiare le sue intenzioni, ma Giolitti lo escluse. «Si risaprebbe - disse e p a r r e b b e un p r o n u n c i a m e n t o . » E se Giolitti si rifiutò di 194
c o m p i e r e il passo, vuol dire che lo riteneva inutile, cioè che il Re n o n aveva nessuna intenzione di muoversi. Q u a n t o all'Aventino, invece d i s t r i n g e r s i i n t o r n o alla p r o p r i a b a n d i e r a , si disunì vieppiù e si perse in un m a r e di chiacchiere. Alcuni, fra cui lo stesso Turati, volevano tornare in aula e r i p r e n d e r v i la loro battaglia di opposizione. Ma A m e n d o l a , fedele alla sua idea della « c o n d a n n a m o r a l e » , riuscì a n c o r a a imporla. Solo l'8 gennaio l'Aventino formulò la sua risposta a Mussolini in un d o c u m e n t o che lo stesso Salvemini definì «un capolavoro di p e d a n t e r i a p r e t e n z i o s a e inutile», e che r a p p r e s e n t ò in sostanza il suo t e s t a m e n t o . In realtà, c o m e forza di o p p o s i z i o n e , n o n e r a m a i esistito. L'uomo che lo aveva ideato, Amendola, era sul p i a n o m o r a le d e g n o del più alto rispetto. Ma, malinconico e introverso, chiuso nel suo p u r i t a n i s m o , e senza n e s s u n a p r e s a sulla pubblica o p i n i o n e , n o n era affatto un politico. Alcuni lo avev a n o seguito c o n d i v i d e n d o n e l'intenzione: c h ' e r a quella di costituire il p u n t o di r i f e r i m e n t o p e r la coscienza civile di un paese che ne e r a c o s p i c u a m e n t e sprovvisto. Ma i p i ù lo avevano fatto p e r sottrarsi agli scomodi e ai pericoli di u n a o p p o s i z i o n e in aula, faccia a faccia coi fascisti. N e s s u n o di loro aveva r i n u n z i a t o alle p r o p r i e piccole b e g h e di partito, di g r u p p o e di c o r r e n t e . Ma p r o p r i o questo spettacolo d'imp o t e n z a e di faziosità aveva scoraggiato la pubblica o p i n i o n e antifascista. L'affare Matteotti gli aveva offerto u n a g r a n d e occasione. Il paese aveva avuto un sincero soprassalto di s d e g n o che se avesse trovato in Parlamento un risoluto i n t e r p r e t e avrebbe messo Mussolini alle corde. Ma bisognava capire che gli sdegni sono t e m p o r a n e i , s p e c i a l m e n t e i n Italia. L a g u e r r a d i l o g o r a m e n t o fatta dall'Aventino con le d e n u n c e , m o k e delle quali infondate, e coi memoriali, alcuni dei quali falsi, n o n poteva che stancare, alla l u n g a , la pubblica o p i n i o n e . N o n osiamo d i r e che Mussolini aveva tergiversato p e r sei mesi a p p u n t o p e r d a r e t e m p o a questo processo di m a t u r a r e . Ma sia stato l'istinto a suggerirglielo, o le circostanze a i m p o r 195
glielo, è certo che p r e s e le decisioni del 3 g e n n a i o q u a n d o o r m a i il paese era disposto ad accettarle, e forse in cuor suo le sollecitava n o n p e r c h é avesse acquistato m a g g i o r fiducia in Mussolini ma p e r c h é aveva c o m p l e t a m e n t e p e r s o quella nei suoi oppositori. E questo vale p e r il Re come p e r l'uomo della strada. Nei mesi successivi Mussolini si mosse tra a p p a r e n t i oscillazioni m a r i s p e t t a n d o u n a ferrea logica del p o t e r e , c o m e s e m p r e gli accadeva q u a n d o e r a m e g l i o assistito dal s u o g r a n d e fiuto politico. Il fascismo «rivoluzionario», che mal s o p p o r t a v a la normalizzazione ed e r a insofferente dei vincoli costituzionali i m p o s t i dalla m o n a r c h i a , doveva a v e r e , d o p o il 3 gennaio, u n a soddisfazione. Mussolini, che p u r voleva s o v r a p p o r r e lo Stato al Partito, p i ù che il Partito allo Stato, gli diede questa soddisfazione affidando la Segreteria del P N F a Farinacci. Tra i d u e u o m i n i n o n correva b u o n sang u e . Il ras di C r e m o n a era s e m p r e stato il capo dell'ala fascista più intransigente e riottosa. N o n approvava, a volte p r o babilmente n o n capiva, le mosse tattiche di Mussolini, le sue concessioni ai m o d e r a t i legalitari, ancora incerti di fronte al f e n o m e n o fascista, le s u e r e s i d u e esitazioni nel p r o c e d e r e sulla strada della dittatura. Farinacci era inoltre più sensibile alle esigenze degli a g r a r i - ossia degli spalleggiatori del fascismo più violento e rozzo - che n o n a quelle degli industriali: e tra le d u e categorie esisteva un obbiettivo conflitto di interessi, in t e m a di p r o t e z i o n i s m o e di tariffe doganali. Ma Farinacci era a n c h e l'unico e s p o n e n t e del fascismo che potesse t e n e r e a b a d a l ' i r r e q u i e t a periferia dello s q u a d r i smo, e darle la sensazione di avere avuto, nella svolta del 3 gennaio, u n a totale vittoria. La n o m i n a di Farinacci fu decisa all'unanimità, dal G r a n Consiglio, il 12 febbraio. Tre giorni d o p o , il 15 febbraio, il C a p o del g o v e r n o c a d e v a m a l a t o p e r u n attacco d i ulcera che gli organi di informazione del R e g i m e t e n t a r o n o di gab e l l a r e c o m e u n a n o r m a l e influenza, ma c h e fu serio e p r e o c c u p a n t e tanto che si temette p e r la sua vita. Solo a fi196
ne febbraio Mussolini p o t è r i p r e n d e r e l'attività, sia p u r e rim a n e n d o in casa, e solo un m e s e d o p o , il 23 m a r z o , r i a p p a r v e in p u b b l i c o c o n un discorso dal b a l c o n e di Palazzo Chigi nel quale, con voce di n u o v o vigorosa, esordì: «Non so resistere al d e s i d e r i o di farvi s e n t i r e la mia voce a n c h e p e r d i m o s t r a r e che l'infermità n o n mi ha tolto la parola». E aggiunse: «Siamo a p r i m a v e r a e adesso viene il bello... la rip r e s a i n t e g r a l e d e l l ' a z i o n e fascista, s e m p r e e d o v u n q u e , c o n t r o c h i u n q u e » . L a d e b o l e z z a della o p p o s i z i o n e , l a p r o f o n d a apatia del paese, lo spregiudicato uso degli strum e n t i legali e la intimidazione delle «squadre» c o n s e n t i r o no al fascismo di ritrovare, d o p o la tempestosa fine del '24, u n a b u o n a stagione. Gli avversari del Regime avevano quasi del tutto p e r d u t o l'unico s t r u m e n t o del q u a l e p o t e s s e r o servirsi - d o p o c h e l'Aventino li aveva privati della t r i b u n a p a r l a m e n t a r e - p e r r i b a t t e r e le tesi d e l g o v e r n o : la s t a m p a . C o n le a r m i della diffida, o del s e q u e s t r o , o della s o p p r e s s i o n e definitiva, il g o v e r n o c o n t r o l l a v a s e m p r e p i ù s t r e t t a m e n t e i giornali. Q u a l c h e volta i fulmini del ministero d e l l ' I n t e r n o si abbattevano a n c h e su pubblicazioni fasciste, colpevoli di eccessivo zelo o di deviazionismo. M e n t r e Farinacci era segretario del partito il suo quotidiano, Cremona Nuova (che p r e s t o adottò un'altra testata, Il Regime fascista), fu sequestrato anch'esso. A p r o v o c a r e i fulmini di Mussolini e r a stato il passo di un discorso dello stesso Farinacci, r i p o r t a t o dal giornale, in cui si affermava che il delitto Matteotti aveva rafforzato il fascismo. Farinacci, u o m o di p o c h e ma tenaci convinzioni, tentò di difendere la sua tesi. Mussolini obbiettò che «malgrado il delitto Matteotti il fascismo ha t e n u t o d u r o » : il che era b e n diverso. Ma le vittime abituali e r a n o i giornali ostili o semplicemente i n d i p e n d e n t i . All'inizio d e l l ' a u t u n n o 1925 finiva in Italia il sindacalismo libero. Il 2 ottobre, a Palazzo Vidoni (sede della Segreteria del P N F ) , veniva firmato un «patto» in base al quale «la C o n f e d e r a z i o n e g e n e r a l e d e l l ' i n d u s t r i a riconosce nella 197
Confederazione delle C o r p o r a z i o n i fasciste e nelle organizzazioni s u e d i p e n d e n t i la r a p p r e s e n t a n z a esclusiva delle m a e s t r a n z e lavoratrici» e d ' a l t r o c a n t o «la C o n f e d e r a z i o n e delle C o r p o r a z i o n i fasciste riconosce nella C o n f e d e r a z i o n e dell'industria e nelle organizzazioni sue d i p e n d e n t i la r a p p r e s e n t a n z a esclusiva d e l l ' i n d u s t r i a » . L a C o n f e d e r a z i o n e generale del Lavoro n o n riuscì a p r o m u o v e r e alcuna manifestazione di p r o t e s t a . Dalle C a m e r e del L a v o r o locali, interpellate, era arrivata u n a serie scoraggiante di risposte negative. «La pressione avversaria è e n o r m e , n o n è possibile qualsiasi azione» scriveva Bologna, «oggi c o m e oggi c'è poco da fare» scriveva Savona, solo a Milano e a R o m a p a r e si p o tesse t e n t a r e qualcosa: ma n o n lo si t e n t ò . Q u a l c h e g i o r n o d o p o l a C G L pubblicò u n manifesto nel q u a l e e s p r i m e v a l a c o n v i n z i o n e che «il p a t t o accettato dai s u d d e t t i signori rim a r r à u n pezzo d i c a r t a p e r c h é i l a v o r a t o r i t r o v e r a n n o e g u a l m e n t e il m o d o di difendere i loro interessi». E r a n o solo parole. C o n il p a t t o di Palazzo Vidoni Mussolini e r a t o r n a t o in b u o n i r a p p o r t i con gli industriali c o n t r o i quali aveva giuocato nei mesi p r e c e d e n t i - o aveva lasciato giuocare da Rossoni, il c h e fa lo stesso - la carta di un sindacalismo fascista aggressivo, che p e r q u a l c h e t e m p o aveva g a r e g g i a t o in rivendicazionismo con le organizzazioni «rosse», e che aveva p r o m o s s o u n d u r o sciopero dei metalmeccanici. Altre n u b i n e i r a p p o r t i c o n i l « p a d r o n a t o » e r a n o d e r i v a t e d a taluni p r o v v e d i m e n t i finanziari e v a l u t a r i c o n cui il m i n i s t r o De Stefani aveva d e p r e s s o le b o r s e , da t e m p o in p r e d a a un euforico rialzo. La sostituzione di De Stefani con Volpi aveva r a s s i c u r a t o l'alta finanza e la g r a n d e i n d u s t r i a , c h e nel designato riconoscevano u n o dei loro esponenti. Da allora a n c h e nei m o m e n t i di attrito della «quota novanta» - Mussolini fu p e r il p a d r o n a t o , se n o n s e m p r e un i n t e r l o c u t o r e ideale, il male m i n o r e . Alla C a m e r a , assenti gli aventiniani, Mussolini n o n aveva problemi. Un p r o g e t t o di legge elettorale che ripristinava il 198
collegio u n i n o m i n a l e fu a p p r o v a t o con 307 voti favorevoli e 33 c o n t r a r i (tra gli ultimi O r l a n d o e Giolitti). Più t a r d i la C a m e r a varava a d d i r i t t u r a un pacchetto gigantesco di 2.376 decreti legge. Q u a l c h e m a g g i o r e difficoltà il fascismo aveva in Senato, p e r il carattere vitalizio e l'origine reale della carica, e p e r il prestigio p e r s o n a l e di alcuni tra i c o m p o n e n t i l'Assemblea. Della scarsa docilità del Senato, dove forte era l'influenza m o n a r c h i c a e quella dei militari, si e r a avuta u n a p r o v a allorché vi e r a a n d a t o in discussione un p r o g e t t o del ministro della G u e r r a generale Di Giorgio sul r i o r d i n a m e n t o dell'Esercito, p r o g e t t o osteggiato d a p a t r i e glorie c o m e G i a r d i n o , C a d o r n a , Diaz, Caviglia, Pecori Giraldi. Mussolini, che del p r o g e t t o si era dichiarato fautore, lo a b b a n d o n ò , con u n a delle sue mosse da prestigiatore, ma a v e n d o l'aria di n o n r i n n e g a r l o : e profittò della occasione p e r destituire il p o v e r o Di Giorgio, e p e r a s s u m e r e l'interim dei dicasteri militari, il che gli assicurava un più saldo controllo sulle Forze A r m a t e . Nel c o n t e m p o n o m i n a v a sottosegretario alla G u e r ra il generale Ugo Cavallero, che si e r a m a n t e n u t o n e u t r a l e nella d i s p u t a , e che piaceva p e r f i n o a Farinacci, e C a p o di stato m a g g i o r e dell'Esercito Pietro Badoglio. Per completare l'azione di a c c a p a r r a m e n t o delle organizzazioni militari, Mussolini insediò inoltre dei commissari al vertice della Associazione nazionale combattenti il cui p r e s i d e n t e , on. Viola, era antifascista. Più del P a r l a m e n t o , più degli intellettuali antifascisti che avevano diffuso un loro nobile e politicamente sterile manifesto, r e d a t t o d a B e n e d e t t o C r o c e , p i ù della o p p o s i z i o n e a v e n t i n i a n a , Mussolini ebbe a t e m e r e , nella s e c o n d a m e t à del '25, il rinfocolarsi della violenza delle s q u a d r e d'azione, che a l l a r m a v a i fiancheggiatori, r i a c c e n d e v a le diffidenze del Re, irritava la Chiesa. Tre forze che Mussolini n o n voleva p r o v o c a r e g r a t u i t a m e n t e . E curioso n o t a r e che in un primo m o m e n t o Farinacci, volendo r i o r d i n a r e e disciplinare il partito, aveva agito c o n t r o elementi «ultra», che p u r e p o t e vano s e m b r a r e vicini alle sue posizioni: così furono puniti e 199
poi radiati dal P N F quei Consoli Tarabella e Galbiati che avevano capeggiato la «rivolta» di fine d ' a n n o , e che solo alcuni a n n i d o p o f u r o n o riammessi nelle file fasciste (Galbiati rip r e s e la c a r r i e r a , t a n t o c h e il 25 luglio 1943 lo t r o v e r à al G r a n Consiglio di Palazzo Venezia c o m e c o m a n d a n t e generale della Milizia). C o n i suoi m e t o d i caporaleschi, Farinacci o t t e n n e che il congresso del partito - q u a r t o e ultimo nella storia del fascismo - si tenesse, in g i u g n o , in u n a atmosfera di o r d i n a r i a amministrazione. Ma se da u n a p a r t e egli e r a stato il r i o r g a n i z z a t o r e del partito, e ne aveva stroncato eresie e scissioni, dall'altra, p e r la sua p e r s o n a l i t à e p e r le sue idee, e r a un i s p i r a t o r e e un p r o t e t t o r e della violenza. C o n t r o il ministro d e l l ' I n t e r n o Federzoni, che i n t e n d e v a ripristinare la legalità autoritaria - e affermare l'autorità dei Prefetti -, Farinacci tollerava, p r o teggeva, incoraggiava le incursioni delle s q u a d r e . Nei conflitti cadevano sia antifascisti sia fascisti: ma p e r il segretario del partito ogni scontro e r a causato da «provocazioni» degli oppositori, che n o n si e r a n o a d e g u a t i alle condizioni di resa imposte dal fascismo. Nel Veneto, in R o m a g n a , s o p r a t t u t t o in Toscana dove i m p e r v e r s a v a n o squadracce tra le p i ù truci, si moltiplicarono aggressioni, invasioni di studi di o p p o sitori, saccheggi e distruzioni di tipografie, uccisioni. In u n a delle azioni punitive di questo p e r i o d o fu percosso e seriamente ferito A m e n d o l a , che n o n si sarebbe più riavuto del tutto dalle botte dei manganellatori e sarebbe m o r to l'anno successivo, esule, in Francia. In altre v e n n e r o colpiti u o m i n i del m o v i m e n t o cattolico, talché ^Osservatore Romano protestò con durezza. Il ministro d e l l ' I n t e r n o , scrisse, parlava un linguaggio di pacificazione, ma Farinacci e le sue s q u a d r e lo contraddicevano nelle parole e nei fatti. Cremona Nuova ribatté, a n o m e di Farinacci, a s s e r e n d o che «in certe circostanze la violenza è virtù cristiana in q u a n t o serve quella cosa che al cristianesimo n o n è davvero indifferente, la civiltà che da esso r i p e t e la sua origine». Si arrivò così, in un crescente rigurgito di m a n g a n e l l a t e e 200
di olio di ricino, ai p r i m i di o t t o b r e , q u a n d o a F i r e n z e si c o n t a r o n o vari morti, a l m e n o otto. U n a squadracela aveva voluto d a r e u n a lezione a un massone devastando la sua abitazione (le società segrete, ossia la massoneria, e r a n o state vietate p e r legge, e venivano perseguitate). Nella sparatoria d e r i v a t a n e u n estremista n e r o , certo L u p o r i n i , e r a rimasto ucciso. La rappresaglia fascista era stata indiscriminatamente sanguinosa, ed e r a dilagata p e r tutta la Toscana. T r a gli altri e r a n o stati assassinati l'avv. Consolo e l'ex-deputato socialista Pilati, cui e r a stata mossa l'accusa di c o m p i l a r e un giornaletto antifascista. Squallidi m o v e n t i privati si intrecciarono, c o m e avviene di frequente, alla molla politica. Un a p p a r t e n e n t e alla s q u a d r a c e l a che aveva m a s s a c r a t o Pilati era legato alla t e n u t a r i a di un bordello, sfrattata pochi giorni p r i m a dall'avvocato, divenuto amministratore dello stabile. Farinacci si era precipitato sul posto più p e r giustificare la «reazione» fascista che p e r individuare e p u n i r e i r e s p o n sabili. Italo Balbo, spedito d ' u r g e n z a a Firenze quale commissario s t r a o r d i n a r i o della Federazione fascista, n o n aiutò la n o r m a l i z z a z i o n e , t a n t o c h e F e d e r z o n i o r d i n ò al n u o v o prefetto, Regard, di n o n t e n e r conto di ciò che il Q u a d r u m viro disponesse. Il c i n q u e o t t o b r e il G r a n Consiglio t e n n e u n a r i u n i o n e , dedicata ufficialmente ad a r g o m e n t i già fissati in p r e c e d e n za, ma in realtà i n c e n t r a t a sugli incidenti toscani. Farinacci n o n poteva a n c o r a essere sostituito. Anzi il G r a n Consiglio deliberò un o r d i n e del g i o r n o che elogiava la sua azione, e lo esortava a perseguirla e perfezionarla. In realtà la discussione e r a stata accesa, e Mussolini aveva d e p l o r a t o con veem e n z a la sortita degli estremisti fiorentini, che disturbava i suoi piani, e lo metteva in difficoltà con il Re e con le forze politiche disposte a collaborare con il fascismo, p u r c h é n o n esagerasse. U n o r d i n e del g i o r n o c h e , d i v e r s a m e n t e d a quello di plauso a Farinacci, doveva r i m a n e r e riservato, ma che i Prefetti e r a n o incaricati di t r a s m e t t e r e ai dirigenti fascisti, dispose «lo scioglimento i m m e d i a t o di qualsiasi for201
m a z i o n e squadristica, la iscrizione degli ex-squadristi nelle legioni regolari della Milizia, la espulsione dal partito di chi n o n o t t e m p e r a s s e all'ordine». L'alto là d e l G r a n Consiglio alla ripresa dello s q u a d r i s m o dissolse le rinate i n q u i e t u d i n i del Re, o r m a i s e m p r e più largo di elogi p e r Mussolini. In effetti Mussolini voleva v e d e r trionfare n o n la illegalità, ma la legalità della Rivoluzione. Lo spartiacque tra i d u e concetti è spesso, negli Stati autoritari, incerto. Ma la differenza sostanziale è questa: la p u n i z i o n e e r e p r e s s i o n e degli oppositori doveva venire, secondo Mussolini, dall'autorità, n o n da iniziative di g r u p p i o di individui. C o n ciò egli poteva dosare i provvedimenti secondo circostanze e valutazioni politiche, che n o n intendeva affidare al caso o peggio ancora ai criteri di estremisti e di ras locali. La p i ù perfetta d i m o strazione di questo criterio Mussolini la diede tra la fine del 1925 e la fine del 1926, q u a n d o spazzò via gli ultimi residui di libertà di stampa, di opposizione politica, di garanzie legali fissate dallo Statuto albertino, ma scegliendo l'ora e il m o do con tale tempismo da attuare la g r a n d e «purga» senza inc o n t r a r e ostacoli n é d a p a r t e della C o r o n a , n é d a p a r t e d i simpatizzanti c h e tuttavia c o n s e r v a v a n o q u a l c h e s c r u p o l o giuridico. I pretesti p e r realizzare tutti gli obbiettivi di cui aveva posto le p r e m e s s e con il discorso del t r e g e n n a i o gli f u r o n o offerti da u n a serie di attentati alla sua p e r s o n a , rimasti allo stato di progetto o portati ad esecuzione. Il p r i m o , e politicamente il più i m p o r t a n t e , d i v e n n e n o t o con l'arresto, o r d i n a t o il 4 n o v e m b r e 1925, dell'on. Tito Zam b o n i (a Roma) e del g e n e r a l e Luigi Capello (a Torino). Lo Zamboni - che la polizia teneva d'occhio da l u n g a data - e r a stato sorpreso nella camera 90, al quinto p i a n o dell'albergo D r a g o n i , d a d o v e a v r e b b e voluto s p a r a r e , c o n u n fucile Mannlicher a cannocchiale, c o n t r o Mussolini, di cui e r a p r e visto un discorso da Palazzo Chigi p e r celebrare l'anniversario della Vittoria. L'arma sarebbe stata p u n t a t a , da u n a cinq u a n t i n a di metri di distanza, sul balcone del Palazzo. Zaniboni, socialista turatiano, si era c o m p o r t a t o b e n e in g u e r r a , 202
con gli alpini, r a g g i u n g e n d o il g r a d o di m a g g i o r e : ed e r a p l u r i d e c o r a t o . Aveva c o n d o t t o c o n t r o il fascismo, d o p o la Marcia su Roma, u n a lotta affannosa e donchisciottesca, tent a n d o le p i ù diverse s t r a d e , da u n a c o n t r a p p o s i z i o n e Mussolini-D'Annunzio al colpo di Stato a t t u a t o da p o c h e centinaia di u o m i n i decisi a tutto. Infine si e r a deciso alla eliminazione fisica dell'«oppressore». «Alla violenza - questo e r a diventato il suo c r e d o - bisogna o p p o r r e la violenza.» N o n s p e r a v a p i ù n e l Re, d a l q u a l e si e r a fatto ricevere d u e volte senza o t t e n e r n e nulla, aveva g u a s t a t o i r a p p o r t i con l'Aventino, aveva intessuto e m b r i o n i di utopistici accordi i n s u r r e z i o n a l i c o n i fratelli G a r i b a l d i , S a n t e e Ricciotti. Dall'estero gli era arrivato qualche incoraggiamento, in p a r ticolare del radicale francese H e r r i o t e del vecchio d e m o cratico cecoslovacco Masaryk. La m a s s o n e r i a di Palazzo Giustiniani gli aveva elargito a un certo p u n t o u n a s o m m a m o d e s t a a n c h e p e r quei tempi, cinquemila lire, ma poi n o n aveva più voluto s a p e r n e dei suoi progetti. In questa ricerca di sostegni Zaniboni si era imbattuto in Carlo Quaglia e Luigi Capello. Il Quaglia, s t u d e n t e , vicino alle idee del partito p o p o l a r e , e b b e nella v i c e n d a u n r u o l o s p r e g e v o l e , p e r c h é fingeva di collaborare c o n Zaniboni e nel c o n t e m p o informava la polizia. Capello, massone, si e r a lasciato d a p p r i m a allettare d a i p r o p o s i t i dello Z a n i b o n i , d i m o s t r a n d o s i u n a volta di più stratega avventato, ma p a r e che q u a n d o fu catt u r a t o - si p r e p a r a v a a espatriare - avesse già lasciato cadere t u t t o . L'itinerario u m a n o e politico di Capello e r a stato imprevedibile e t o r t u o s o , motivato da interessi personali e da suggestioni contingenti p i ù che da veri ideali. Luigi Capello aveva c o m a n d a t o in g u e r r a la II a r m a t a , la m a g g i o r e dell'Esercito italiano, c o n i suoi q u a t t r o c e n t o m i l a u o m i n i . P r o p r i o l ' a r m a t a nella quale e r a n o e n t r a t i c o m e il coltello nel b u r r o , la tragica notte di C a p o r e t t o , i cunei delle divisioni tedesche inviate sul fronte italiano p e r u n a offensiva d e molitrice. La responsabilità del disastro e r a stata fatta ricad e r e , dalla c o m m i s s i o n e d'inchiesta, p r i n c i p a l m e n t e su di 203
lui, p e r la ostinazione con cui, o b b e d e n d o a un p r o p r i o disegno strategico, aveva trasgredito, o applicato con reticenza, gli ordini impartiti da C a d o r n a affinché la II a r m a t a assumesse u n o s c h i e r a m e n t o p i ù difensivo. N o n e r a tipo che si rassegnasse alla oscurità. Aveva scritto libri p e r discolparsi, ed e r a diventato fascista. D o p o la Marcia su R o m a lo si vide sfilare con le colonne di camicie n e r e in u n a strana tenuta fuori o r d i n a n z a , che a un osservatore sarcastico r i c o r d ò l ' i m m a g i n e d i u n g e n e r a l e s u d a m e r i c a n o . M a l'atteggiam e n t o del fascismo verso la m a s s o n e r i a (e forse a n c h e gli onori e le riabilitazioni di cui avevano g o d u t o i C a d o r n a e i Badoglio, ma n o n lui) risospinsero Capello, che nella loggia di Palazzo Giustiniani occupava u n a posizione e m i n e n t e , tra le file dell'antifascismo. C o m e sintomo della esistenza di u n a opposizione a r m a t a la c o n g i u r a Zaniboni aveva assai scarso rilievo. Dietro Zaniboni e Capello n o n c'era nulla. E n t r a m b i furono c o n d a n n a ti a t r e n t ' a n n i di c a r c e r e , ma d o p o un p e r i o d o di d u r a segregazione o t t e n n e r o u n a mitigazione del t r a t t a m e n t o : Zan i b o n i fu trasferito al confino di Ponza, C a p e l l o passò in ospedale e nel 1936 v e n n e scarcerato. Se il complotto e r a stato velleitario e quasi risibile, il suo s f r u t t a m e n t o politico e b b e invece u n a i m p o r t a n z a d i p r i m ' o r d i n e . Mussolini si era visto offrire su un piatto d'arg e n t o il p r e t e s t o di cui aveva bisogno p e r i n d u r i r e il Regim e . A loro volta i fiancheggiatori desiderosi di salvare la coscienza avevano un pretesto p e r a m m e t t e r e che, di fronte al c o m p o r t a m e n t o criminale della opposizione, un giro di vite d i v e n t a v a inevitabile. Crisi di coscienza s u b i t a n e e colsero così le p r o p r i e t à di quei giornali che e r a n o rimasti indipendenti, e che, p u r a v e n d o a t t e n u a t o gli atteggiamenti antifascisti m a n t e n u t i d u r a n t e la crisi Matteotti, si p e r m e t t e v a n o a n c o r a delle critiche. Cambiò direttore, tra gli altri, il Corriere della Sera. Luigi Alberimi dovette lasciare, insieme al fratello Alberto, la g u i d a del m a g g i o r q u o t i d i a n o italiano. Gli Albertini e r a n o qualcosa di più che «la direzione» nel Corrie204
re della Sera: n o n solo p e r c h é possedevano u n a q u o t a di p r o prietà, ma soprattutto p e r c h é avevano legato il loro n o m e , e il loro prestigio, a u n a politica c o e r e n t e e intransigente, da g r a n d i borghesi illuminati. Alla d i r e z i o n e fu insediato Piet r o Croci, u n r e d a t t o r e d i n o n spiccato rilievo che c o m p ì q u i e t a m e n t e l ' o p e r a d i «conformizzazione» del g i o r n a l e . Q u e s t o n o n f u c h e u n o dei segni d i u n « a d e g u a m e n t o » a l R e g i m e c h e p r e n d e v a p r o p o r z i o n i s e m p r e p i ù massicce, tanto che Balbo osservava, in u n a lettera, che «non si trova più un antifascista a pagarlo a peso d'oro». L'Aventino avvertì, c o n i r r i m e d i a b i l e r i t a r d o , l ' u m o r e d i b u o n a p a r t e del paese: e capì che Mussolini n o n si e r a abb a n d o n a t o i m m e d i a t a m e n t e , d o p o l'arresto di Zaniboni e Capello, a spettacolari misure repressive - rifiutò p e r il m o m e n t o il ripristino della p e n a di m o r t e che gli veniva richiesto a g r a n voce da molti - p r o p r i o p e r consentire che il p r o cesso di fascistizzazione m o r b i d a si svolgesse senza sussulti. Evirati i g r a n d i giornali di opposizione, vessati i quotidiani di p a r t i t o (alcuni, c o m e La Rivoluzione liberale e II Popolo, e r a n o stati costretti a c h i u d e r e ) , l'Aventino poteva riacquistare u n a voce solo t o r n a n d o in aula. I comunisti l'avevano capito quasi i m m e d i a t a m e n t e , ed infatti si e r a n o ripresentati alle sedute. In altri g r u p p i la t e n d e n z a al r i t o r n o acquistava forza crescente. Ma a questo p u n t o , reso forte, nella sua intransigenza, dal complotto Zaniboni, politicamente provvidenziale, Mussolini e r a risoluto a s b a r r a r e l o r o il passo. Gli aventiniani n o n a v r e b b e r o p o t u t o rovesciare i r a p p o r t i di forza in un P a r l a m e n t o dove la maggioranza governativa era solida. Ma le loro critiche e le loro polemiche sarebbero state fastidiose. In u n a C a m e r a s t r a o r d i n a r i a m e n t e docile, e s f r u t t a n d o il m o m e n t o favorevole, Mussolini e r a riuscito a far passare quasi si trattasse di ordinaria amministrazione, tra il novembre e il gennaio, u n a serie di m i s u r e che d a v a n o s e m p r e più all'Italia il colore del Regime. Regolamentazioni sulla stam205
pa e le società segrete, esonero dei funzionari pubblici «infidi», revoca della cittadinanza ai fuorusciti, accresciute comp e t e n z e dei Prefetti, disciplina dei contratti di lavoro, n u o v e prerogative del C a p o del g o v e r n o (che acquistava u n a posizione fortissima e a u t o n o m a e rispondeva delle sue decisioni solo alla Corona, n o n più al Parlamento), facoltà dell'esecutivo d i e m a n a r e n o r m e g i u r i d i c h e . Q u e s t o g r a n lavoro p a r l a m e n t a r e , c h e m e t t e v a lo s p o l v e r i n o a t u t t o ciò che il g o v e r n o p r e p a r a v a , l a C a m e r a l o aveva c o m p i u t o a n c h e grazie alla sua r i a p e r t u r a a n t i c i p a t a , il 18 n o v e m b r e (del '25): r i a p e r t u r a c h e Mussolini aveva decisa, f i d a n d o sulla sorpresa, p r o p r i o p e r n o n lasciare t e m p o all'Aventino, «responsabile m o r a l e della c o n g i u r a Zaniboni», di organizzare il r i e n t r o . Q u a l c h e d e p u t a t o a v e n t i n i a n o si p r o v ò , isolatam e n t e , a r i e n t r a r e a Montecitorio: ne fu cacciato a viva forza. Era il p r e a n n u n c i o di q u e l che sarebbe a v v e n u t o q u a n do fosse stato tentato l'ingresso in massa. Ai p r i m i di g e n n a i o del '26, c o m u n q u e , i «popolari» di De G a s p e r i decisero di s c e n d e r e d a l l ' A v e n t i n o . P r i m a di p a s s a r e alla esecuzione di questa delibera del loro g r u p p o avviarono tuttavia, con cautela d e m o c r i s t i a n a ante luterani, contatti con i fascisti. Volevano sapere cosa li attendesse. Ne o t t e n n e r o , in risposta, un ultimatum. I fascisti e r a n o disposti a riammetterli, a p p r e s e r o , se avessero p r e v e n t i v a m e n t e dichiarato di riconoscere «il fatto c o m p i u t o della rivoluzione fascista», e il fallimento dell'Aventino «perché n o n esisteva u n a q u e s t i o n e m o r a l e che investisse il G o v e r n o fascista»: e se avessero inoltre p r o m e s s o di esercitare alla C a m e r a n o n u n a «opposizione p r e c o n c e t t a e pregiudiziale» m a u n a «eventuale critica ai disegni di legge». Ci mancava poco, ins o m m a , che i fascisti p r e t e n d e s s e r o dagli oppositori, p e r tollerare che r i p r e n d e s s e r o il loro posto, u n a dichiarazione di fascismo. I «popolari» n o n p o t e v a n o subire l'ukase, ma n o n vollero n e p p u r e r i n u n c i a r e ai loro propositi di r i e n t r o . Scelsero, p e r l'azione, u n m o m e n t o che - i l l u d e n d o s i d i g r a n l u n g a 206
sugli scrupoli e sulla sensibilità dei fascisti - ritenevano favorevole: la c o m m e m o r a z i o n e a M o n t e c i t o r i o , il 16 g e n n a i o 1926, della r e g i n a M a r g h e r i t a , m o r t a ai p r i m i d e l l ' a n n o a B o r d i g h e r a . Un g r u p p o di p o p o l a r i e di demosociali riuscì effettivamente a p e n e t r a r e nell'aula, e p o t è ascoltare le orazioni celebrative del P r e s i d e n t e dell'Assemblea, C a s e r t a n o , e del ministro d e l l ' I n t e r n o Federzoni. Ma subito d o p o i p i ù brutali tra i d e p u t a t i fascisti a g g r e d i r o n o gli «intrusi», li p r e s e r o a ceffoni, p u g n i , calci, b u t t a n d o l i l e t t e r a l m e n t e fuori da Montecitorio, dove e r a n o stati m a n d a t i dagli elettori. Il P r e s i d e n t e n o n i n t e r v e n n e . Mussolini spinse la sua t r a c o tanza fino al p u n t o di p r e n d e r e la parola, il 17 gennaio, nella stessa aula, e di definire «inaudito» n o n già ciò che i fascisti a v e v a n o fatto, ma il c o m p o r t a m e n t o degli u o m i n i c h e «furtivamente si e r a n o insinuati» nell'aula «al r i p a r o di u n a g r a n d e m o r t a » : cosicché la «indignazione» dei d e p u t a t i fascisti e r a p i e n a m e n t e giustificata. D a q u e l m o m e n t o o g n i velleità d i r i t o r n o degli a v e n t i n i a n i cessò. U n a n n o d o p o , come v e d r e m o , essi furono dichiarati d e c a d u t i dal m a n d a t o parlamentare. A fine m a r z o del 1926 Farinacci fu destituito - con il rituale plauso del G r a n Consiglio p e r l'opera svolta - dalla carica di s e g r e t a r i o d e l P N F . A sostituirlo v e n n e c h i a m a t o A u g u s t o Turati. Il ras di C r e m o n a e r a stato m o l t o utile a Mussolini p e r offrire, in un p e r i o d o delicato, garanzie agli estremisti, e p e r riassestare con m a n o d u r a e metodi spicciativi la macchina del partito. Ma era un p e r s o n a g g i o i n g o m b r a n t e , irr u e n t o , chiassoso, che aveva del fascismo u n a c o n c e z i o n e p e r s o n a l e , e n o n r i n u n c i a v a a sostenerla. Le u l t i m e n o i e p r i m a del siluramento le aveva date a Mussolini accettando la difesa di D u m i n i , u n o degli i m p u t a t i p e r il delitto Matteotti, d u r a n t e il p r o c e s s o c e l e b r a t o , a p p u n t o in m a r z o , a Chieti. E r a n o stati rinviati a giudizio D u m i n i , Malacria, Pov e r o m o , Volpi, Viola, i m p u t a t i di o m i c i d i o v o l o n t a r i o ma n o n p r e m e d i t a t o , commesso p e r «odio di partito». Mussoli207
ni aveva la pretesa che il dibattimento n o n assumesse accentuazioni politiche, e si svolgesse «tra l'indifferenza della nazione» o n d e evitare - scrisse - che «l'Italia t o r n i a matteottizzarsi d o p o d u e a n n i dalla guarigione». L'intervento, c o m e avvocato difensore, del segretario del partito, di sicuro n o n rispondeva a questi concetti. Ma Mussolini ci si rassegnò, r a c c o m a n d a n d o tuttavia a Farinacci di m o d e r a r e la sua ansia di trasformare il processo agli uccisori di Matteotti in un processo agli oppositori del fascismo. Il processo finì alla svelta, con la c o n d a n n a di D u m i n i , Pover o m o e Volpi a cinque a n n i undici mesi e venti giorni (cond a n n a che, grazie a q u a t t r o anni di amnistia, si ridusse a p o ca cosa) e con la assoluzione di Malacria e Viola. Ma alcune i m p e n n a t e farinacciane i r r i t a r o n o e g u a l m e n t e Mussolini, che inviò al segretario-avvocato u n a lettera p u n g e n t e , p e r ché «nessuna p r o m e s s a e r a stata m a n t e n u t a » . Anche in questa occasione Farinacci n o n incassò t a c e n d o . Replicò scriv e n d o di essersi a t t e n u t o ai patti. «Il processo è d i v e n t a t o politico? Ma q u e s t o lo si sapeva da t e m p o , a l t r i m e n t i n o n sarei a Chieti» osservava piuttosto p e r t i n e n t e m e n t e . E, concludeva con un tocco d e g n o del suo fair play, «Matteotti fu da vivo un g r a n porco». Farinacci fu d u n q u e , alla fin fine, l'ultima vittima dell'affare Matteotti, e si r i n t a n ò , d o p o d'allora, nel suo inattaccabile feudo c r e m o n e s e , deciso a interp r e t a r e con u n a coerenza di cui gli va dato atto l'anima dell ' e s t r e m i s m o fascista. Il c h e lo p o r t ò p i ù volte a un passo dalla espulsione. Ma quel passo n o n fu mai c o m p i u t o . Turati, affiancato da quattro vice-segretari, Arpinati, Melchiori, Ricci e Starace, era un giornalista bresciano. Era arrivato al fascismo piuttosto in ritardo, nel 1920, sull'onda delle sue convinzioni nazionaliste e interventiste. Era senza dubbio un intransigente, con qualche venatura populista (aveva infatti incoraggiato lo sciopero dei metallurgici). Ma nei q u a t t r o a n n i e mezzo d u r a n t e i quali resse la Segreteria - la gestione più lunga, fatta eccezione p e r quella staraciana d i m o s t r ò di s a p e r i n t e r p r e t a r e la politica di Mussolini. 208
Espulse a decine di migliaia gli elementi più violenti, estremisti, rissosi, limitò l'afflusso delle d o m a n d e di iscrizione - che aveva assunto proporzioni di valanga - ma, m e n o drastico di Farinacci, acconsentì a i m m e t t e r e nel c o r p o del partito molti che, come lui, venivano da correnti «affini», e che servirono ad a n n a c q u a r n e l'impronta squadristica. Un n u o vo statuto del p a r t i t o abolì o g n i «elezionismo», secondo un t e r m i n e fascista dalla inequivocabile sottolineatura spregiativa. Le n o m i n e e r a n o decretate dall'alto, la periferia doveva ricevere o r d i n i dal c e n t r o , e il c e n t r o dai vertici. In questa costruzione p i r a m i d a l e Mussolini assumeva u n a dimension e , a n c h e statutaria, del t u t t o p a r t i c o l a r e . C o m e C a p o del G r a n Consiglio - al quale il partito doveva obbedienza - come C a p o del partito, c o m e C a p o del g o v e r n o , veniva posto al di sopra e al di là di ogni possibile c o n d i z i o n a m e n t o . Era la traduzione, in termini di statuto, di concetti che Mussolini n o n si stancava di r i p e t e r e nei suoi discorsi: «Le mie parole v e n g o n o d o p o i fatti i quali n o n t r a g g o n o origine da assemblee, né da preventivi consigli od ispirazioni di individui, di g r u p p i o di circoli: sono decisioni c h e io m a t u r o da solo e delle quali, come è giusto, n e s s u n o p u ò essere a preventiva conoscenza; n e m m e n o gli interessati, c h e p o s s o n o essere gradevolmente sorpresi anche q u a n d o lasciano il posto». Augusto Turati intendeva probabilmente cambiare il partito, «normalizzarlo» i m b o r g h e s e n d o l o , ripulirlo e s t r o m e t t e n d o gli «ultra», ma i n t e n d e v a a n c h e conservargli u n a influenza decisiva nella vita politica italiana. Se questo, c o m e sembra, era il suo disegno, si sbagliò, p e r la semplice ragione che Mussolini ne aveva un altro. Il p a r t i t o , p e r lui, doveva essere soltanto u n o s t r u m e n t o da usare in caso di necessità, ma solo in caso di necessità, a sua richiesta. Eccellente organizzatore, u o m o intelligente, T u r a t i finì p e r c o n s e g n a r e al successore il partito che Mussolini desiderava. N o n più u n a cassa di risonanza di fermenti politici, a n c h e se n o n a n c o r a la m u m m i a imbellettata del p e r i o d o staraciano.
CAPITOLO SECONDO
NASCE IL T R I B U N A L E SPECIALE
La c o n g i u r a Zaniboni fece da p r o l o g o all'anno degli attentati, a p p u n t o il 1926. Mussolini in realtà l'aveva battezzato «anno napoleonico», in previsione dei successi che il fascis m o a v r e b b e c o n s e g u i t o . A sua volta Farinacci p a r l a v a di «anno francescano» n o n tanto riferendosi - è ovvio - alle celebrazioni del Santo di Assisi che in tutta Italia si tenevano, q u a n t o a u n a sorta di q u a r e s i m a politica. Ma la definizione del De Felice «anno degli attentati» resta senza dubbio, a posteriori, la p i ù esatta. Del p r i m o in o r d i n e di t e m p o fu responsabile Violet Gibson, irlandese di nascita, a p p a r t e n e n t e a u n a famiglia aristocratica, s e s s a n t a d u e n n e . Questa d o n n a affetta da m a n i a religiosa, che aveva in p r o g e t t o u n ' a z i o n e analoga c o n t r o il Papa, e che n o n risulta fosse stata istigata o a i u t a t a da a l c u n o , a s p e t t a v a Mussolini confusa t r a la folla assiepata, la mattina del 7 aprile 1926, l u n g o la scalinata del C a m p i d o g l i o . Il C a p o del g o v e r n o si stava a l l o n t a n a n d o , d o p o aver i n a u g u r a t o u n c o n g r e s s o i n t e r n a z i o n a l e d i chir u r g i a . P o r t a v a in testa la b o m b e t t a , un c a p o di abbigliam e n t o al quale e r a molto affezionato, p r i m a di passare alle uniformi. D'improvviso la squilibrata si fece avanti, e con u n a pistola gli s p a r ò quasi a b r u c i a p e l o . La f o r t u n a che assistette Mussolini in queste circostanze volle che egli alzasse di scatto la testa, p r o p r i o in q u e l l ' a t t i m o ; s e c o n d o u n a v e r s i o n e p e r g u a r d a r e u n a ragazza che da un balcone gli aveva buttato dei fiori, s e c o n d o u n ' a l t r a p e r s a l u t a r e r o m a n a m e n t e u n g r u p p o d i s t u d e n t i che i n t o n a v a n o Giovinezza. Q u e s t o m o v i m e n t o lo salvò. Il proiettile, anziché conficcarglisi nella 210
tempia, sbucciò la cartilagine del naso. S a n g u i n a n t e , Mussolini fu r i c o n d o t t o nella sala g r e m i t a di c h i r u r g h i , ed e b b e p e r loro a n c h e u n a battuta. «Signori, vengo a m e t t e r m i sotto le vostre c u r e professionali.» R i a p p a r v e con il naso incer o t t a t o , e così posò a n i m o s a m e n t e p e r i fotografi. Quel cerotto n o n gli dispiaceva. (Assai diversamente, cancellò tutte le udienze e si nascose al pubblico u n a volta che, sbalzato di sella da un cavallo, e r a stato costretto a medicarsi la faccia contusa.) A n n u n c i ò subito che Miss Gibson sarebbe stata soltanto espulsa, senza altre sanzioni. Il p r o g r a m m a della giornata n o n subì variazioni. Nel p o m e r i g g i o Mussolini insediò il n u o v o Direttorio del partito fascista, e dell'attentato si occ u p ò solo p e r coniare u n a delle sue più celebri massime: «Se a v a n z o , s e g u i t e m i ; se i n d i e t r e g g i o , u c c i d e t e m i ; se m u o i o , vendicatemi». Il giorno successivo consegnò il dirigibile Norge ad A m u n d s e n e q u i n d i p a r t ì p e r u n a prevista visita ufficiale in Libia. Mussolini aveva corso u n p e r i c o l o serio: m a l ' a t t e n t a t o era politicamente insignificante, p e r c h é insignificante era la personalità della colpevole. Vi furono attacchi a chi, dall'estero, fomentava le c a m p a g n e antifasciste, e vi furono critiche d u r e , negli a m b i e n t i fascisti i n t r a n s i g e n t i , al m i n i s t r o d e l l ' I n t e r n o Federzoni, accusato di scarsa vigilanza ed efficienza. Federzoni stesso, in u n a lettera a Mussolini di nove giorni d o p o , lo scongiurava di evitare, «per q u a n t o è possibile, le occasioni inutilmente rischiose». Ma in sostanza le ripercussioni furono soltanto emotive. U n m a r c h i o ideologico preciso e b b e invece l ' a t t e n t a t o dell'«anarchico individualista» Gino Lucetti: un lavoratore del m a r m o d i ventisei a n n i che e r a e m i g r a t o dalla Garfag n a n a in Francia. L'anarchico pensava di p o t e r gettare d u e b o m b e a m a n o n e l l ' i n t e r n o della Lancia di Mussolini quand'essa dal piazzale di Porta Pia avesse imboccato la via N o m e n t a n a , sul percorso verso Palazzo Chigi. L a u t o veniva da Villa Torlonia, dove Mussolini n o n si era ancora trasferito con la famiglia - lo fece solo nel 1929 - ma dove risiedeva 211
saltuariamente d'estate. Il Lucetti, sbucato da dietro u n ' e d i cola alle 10,20 dell'I 1 settembre, a p p e n a avvistata la Lancia d e l C a p o del g o v e r n o , lanciò l e b o m b e m a sbagliò m i r a . Q u i n t o N a v a r r a , l'usciere p e r s o n a l e d i Mussolini, c h e e r a nella v e t t u r a , ha r a c c o n t a t o di a v e r e u d i t o «qualcosa» colpirla v i o l e n t e m e n t e . Voltatosi, vide un u o m o con il braccio alzato, tanto che p e n s ò a u n o spettatore che avesse salutato romanamente. Mussolini p e r ò aveva intuito il pericolo. «Andate, a n d a t e , h a n n o tirato un ciottolo nella vettura» disse all'autista Bor a t t o . Era calmo. Assicurò p i ù t a r d i N a v a r r a che «se a n c h e l ' o r d i g n o fosse e n t r a t o nella v e t t u r a avrei fatto in t e m p o a rilanciarlo fuori, da vecchio bersagliere». A Palazzo Chigi e r a in attesa De B o n o , che n o n sapeva nulla dell'accaduto. «A Porta Pia mi h a n n o tirato u n a bomba» gli a n n u n c i ò Mussolini, con d e l i b e r a t a solennità. Il Q u a d r u m v i r o corse via g r i d a n d o che avrebbe «impiccato p e r s o n a l m e n t e » l'attentatore. Il Lucetti, la cui b o m b a aveva provocato qualche ferito, n o n grave, tra i passanti, fu c o n d a n n a t o a t r e n t ' a n n i di carcere, come Zaniboni e Capello. E il suo gesto servì, c o m e l'episodio dell'albergo Dragoni, a innescare richieste di più severi p r o v v e d i m e n t i c o n t r o gli antifascisti, e di r i p r i s t i n o della p e n a di m o r t e . Lucetti sostenne di n o n avere complici. Ma la sua estrazione, le sue convinzioni, la r e s i d e n z a in Francia d o v e p i ù forte e r a stato l'afflusso di antifascisti, e più n u m e r o s i e r a n o i g r u p p i o p e r a n t i p e r la c a d u t a del Regime, avallavano il sospetto, o alimentavano la tesi, che l'anarchico toscano fosse stato l'emissario di p i ù potenti congiurati. Ancora u n a volta l'antifascismo, c o m e entità politica, subiva u n a c h i a m a t a di c o r r e o , b e n c h é tutti i partiti e le organizzazioni di opposizione, p e r quel tanto che restava loro di possibilità di espressione, si fossero affrettati a d e p l o r a r e il tentativo del Lucetti, e a dissociarsi da esso. La p o l t r o n a di F e d e r z o n i era s e m p r e p i ù traballante, lo stesso fratello del D u c e , A r n a l d o , ne consigliava la sostitu212
zione. I l Direttorio del P N F aveva a p p r o v a t o u n d o c u m e n t o che c h i e d e v a l a c o n v o c a z i o n e i m m e d i a t a d e l P a r l a m e n t o «per sancire p r o v v e d i m e n t i legislativi atti a p r e v e n i r e con la sanzione capitale i delitti c o n t r o il C a p o dello Stato e il C a p o del Governo». Alla i n t r o d u z i o n e della p e n a di m o r t e si e r a del resto esplicitamente detto favorevole lo stesso Mussolini, in un discorso p r o n u n c i a t o «a caldo» il g i o r n o della b o m b a di Lucetti. Ma p o i s o p r a s s e d e t t e . Ai p r i m i di o t t o b r e Rocco aveva a p p r o n t a t o u n a legge c h e p u n i v a c o n l a p e n a capitale chi avesse attentato alle p e r s o n e del Re, del Reggente, della Regina, del principe ereditario, del C a p o del g o v e r n o . Mussolini n o n volle che la C a m e r a la discutesse subito, forse p e r rafforzare nella o p i n i o n e p u b b l i c a la s e n s a z i o n e c h e egli n o n desse i m p o r t a n z a alla sua incolumità, e p o c o si p r e o c cupasse di farla p i ù efficacemente p r o t e g g e r e ; o forse p e r ché sapeva che l a p e n a d i m o r t e trovava o p p o s i t o r i a n c h e nei settori più m o d e r a t i nel P N F . A togliere di mezzo ogni sua esitazione, n o n solo p e r q u e sto p r o v v e d i m e n t o m a p e r u n a istituzionalizzazione p i ù completa - a n c h e dal p u n t o di vista legislativo - della dittatura, s o p r a v v e n n e il 31 ottobre a Bologna il terzo attentato d e l l ' a n n o . Mussolini e r a in visita in Emilia p e r celebrarvi il q u a r t o a n n i v e r s a r i o della Marcia su R o m a , e l ' u l t i m o d e l m e s e p a r t e c i p ò , nel c a p o l u o g o , a u n a serie di c e r i m o n i e , nelle quali lo a c c o m p a g n a v a il p o t e n t e e intelligente ras locale, Arpinati, un fascista sospetto di eresia, c o m e Farinacci. Q u a n d o o r m a i Mussolini, i n a u g u r a t o il n u o v o stadio, ispezionata la Casa del fascio e a p e r t o all'Archiginnasio il quindicesimo C o n g r e s s o della società italiana p e r il p r o g r e s s o delle scienze, stava r a g g i u n g e n d o la stazione p e r r i p a r t i r e , q u a l c u n o gli sparò. La pallottola n o n lo ferì, p e r p u r o miracolo, ma trapassò la fascia dell'ordine Mauriziano che aveva a tracolla. La scena che seguì fu t u m u l t u o s a . Un ragazzo sed i c e n n e , Anteo Zamboni, v e n n e linciato da fascisti p r e s e n t i che l ' a v r e b b e r o identificato c o m e a u t o r e d e l l ' a t t e n t a t o . 213
Mussolini n o n d e n u n c i ò e m o z i o n e , e sul piazzale della stazione volle passare r e g o l a r m e n t e in rivista il picchetto d'on o r e . Poi p r o s e g u ì il suo viaggio - come previsto - r e c a n d o si in R o m a g n a , d o v e si t r a t t e n n e a n c h e nella sua t e n u t a di C a r p e n a e - fu riferito - s u o n ò il violino, essendosi complet a m e n t e dimenticato del rischio corso. Ma ci aveva pensato, e come. La decisione di n o n m u t a r e i t i n e r a r i , la p a u s a r o m a g n o l a , r i s p o n d e v a n o a un calcolo preciso: volevano rafforzare il mito del D u c e che, p r e s o di m i r a da avversari spietati, ma in qualche m o d o invulnerabile p e r un s u p e r i o r e disegno della Provvidenza, n o n si lasciava spaventare. Nulla poteva farlo deviare dai suoi p r o g r a m mi. Però, d u r a n t e q u e s t o t e m p o d'attesa, si a n d a v a p r e p a r a n d o un a l t r o 3 g e n n a i o , o un 18 b r u m a i o d e l R e g i m e . L'attentato aveva scatenato le consuete rappresaglie fasciste: c o n t r o la sede del Lavoro, il q u o t i d i a n o socialista di Genova, che fu incendiata, c o n t r o circoli e sedi del partito p o p o l a r e e della Azione cattolica, c o n t r o case di oppositori (una delle vittime fu B e n e d e t t o Croce). Addirittura, p e r ispirazione di Italo Balbo, si parlò di f o r m a r e u n a «polizia segreta ferrarese» e di s t e n d e r e liste di proscrizione. Farinacci p r o p o s e di d e p o r t a r e gli antifascisti in Somalia. Mussolini impose rapid a m e n t e l'alt a questi sfoghi violenti. Aveva in m e n t e qualcosa di assai più sistematico, concreto, e risolutivo. In u n a r i u n i o n e del Consiglio dei ministri, il 5 n o v e m b r e (sempre del '26), Federzoni e Rocco p r o p o s e r o u n a serie di m i s u r e repressive. Il ministro d e l l ' I n t e r n o si congedava con questo «canto del cigno» dalla carica, p e r passare alle Colonie. Già d o p o l'attentato Lucetti, il C a p o della polizia Crispo M o n c a d a era stato rimpiazzato da A r t u r o Bocchini, p r e fetto di Genova: un n a p o l e t a n o di 47 a n n i c h e m a n t e n n e il posto fino alla m o r t e , nel 1940. Federzoni suggerì, e il Consiglio dei ministri subito decise, che si procedesse a u n a revisione di tutti i passaporti p e r l'estero; che fossero c o n d a n nati a p e n e severe coloro che tentassero di espatriare cland e s t i n a m e n t e e i loro complici, essendo la polizia di frontie214
ra autorizzata a far uso delle armi c o n t r o i trasgressori: che fossero vietate t u t t e le p u b b l i c a z i o n i e tutti i p a r t i t i «che esplicano azione c o n t r a r i a al Regime», c h e fosse istituito il confino di polizia p e r chi commettesse atti contrari allo Stato e al Regime; che ciascun c o m a n d o di legione della Milizia disponesse di un servizio di investigazione politica. Era la fine, questa volta senza infingimenti, di tutti i p a r titi tranne' il fascista; ed e r a la cancellazione di q u a n t o restava di u n a s t a m p a i n d i p e n d e n t e . Era infine la instaurazione di u n o Stato nel quale il passaporto p e r l'estero, e l'espatrio, n o n e r a n o u n diritto dei cittadini, m a u n a benevola concessione della autorità. Q u a n d o Federzoni ebbe f i n i t o , Rocco p r e s e n t ò u n diseg n o d i legge che r i p r e n d e v a quello a p p r o n t a t o d o p o l'episodio Lucetti e sanciva la p e n a di m o r t e p e r gli a t t e n t a t o r i alle p e r s o n e dei Reali e del C a p o del g o v e r n o , e inoltre p e r chi attentasse alla p a c e pubblica o si r e n d e s s e colpevole di spionaggio. I n o l t r e il p r o g e t t o p u n i v a con la reclusione da tre a dieci a n n i i tentativi di ricostituzione dei partiti, delle associazioni, delle organizzazioni disciolte, e affidava la comp e t e n z a p e r g i u d i c a r e questi crimini a d u n T r i b u n a l e speciale p e r l a difesa dello Stato, p r e s i e d u t o d a u n g e n e r a l e delle tre a r m i o della Milizia, formato da cinque giudici scelti tra i Consoli della Milizia e da un r e l a t o r e a p p a r t e n e n t e alla m a g i s t r a t u r a militare. Le sentenze di questo T r i b u n a l e n o n a v r e b b e r o p o t u t o essere a p p e l l a t e . A n c h e d u r a n t e l a seduta del Consiglio dei ministri, Mussolini - che assumeva p e r s o n a l m e n t e , p e r l'occasione, il dicastero d e l l ' I n t e r n o affettò fastidio p e r i provvedimenti, a l m e n o nella p a r t e che si riferiva alla sua tutela, ma li r i c o n o b b e necessari «ai fini dello Stato e della tranquillità nazionale». La p e n a di m o r t e sarebbe stata utile p e r «virilizzare» il p o p o l o italiano, disse. Rocco ( u n giurista!) volle c h e l e n u o v e n o r m e , t r a n n e quella che istituiva la p e n a di m o r t e , fossero retroattive (infatti c o m p a r v e r o davanti al T r i b u n a l e speciale i familiari di Anteo Zamboni, accusati di complicità nell'attentato). Tutta215
via l'eccezionalità e anticostituzionalità del giro di vite e r a così evidente che Rocco stesso sentì il bisogno di limitarne la d u r a t a a cinque anni. L'attentato Z a m b o n i sfociò, c o m e si è a c c e n n a t o , in un processo nel quale figurarono in qualità di i m p u t a t i - tolto di mezzo c r u e n t e m e n t e il vero o p r e s u n t o protagonista, l'adolescente Anteo - il p a d r e di lui M a m m o l o , la zia Virginia T a b a r r o n i , il fratello Ludovico. La famiglia Z a m b o n i era di convinzioni v a g a m e n t e a n a r c h i c h e , il che n o n aveva i m p e dito a M a m m o l o , p e r u n a di quelle confusioni ideologiche c h e s o n o f r e q u e n t i t r a gli a n a r c h i c i , di essere in dimestichezza con Arpinati e di simpatizzare, in un p r i m o m o m e n to, p e r il fascismo. Anteo era balilla: ma odiava i tiranni, e di questa sua esaltazione p e r la libertà aveva lasciato traccia in un q u a d e r n o di cui la polizia v e n n e in possesso. Gli indizi che potevano coinvolgere nell'attentato i p a r e n t i del ragazzo e r a n o c o m u n q u e inconsistenti, t a n t o che il sostituto avvocato militare cui fu d a p p r i m a affidata la istruttoria, Vincenzo Balzano, p r o p o s e il p r o s c i o g l i m e n t o degli i m p u t a t i «per insussistenza di reato». Q u e s t a conclusione n o n p i a c q u e in alto loco, e un a l t r o , più docile magistrato militare, E m a n u e l e Landolfi, rinviò a giudizio p a d r e , zia e fratello. Il fratello fu assolto in dibattim e n t o p e r insufficienza di p r o v e , c o n d a n n a t i invece a t r e n t ' a n n i di reclusione M a m m o l o Z a m b o n i e Virginia Tab a r r o n i , s o r p r e n d e n t e m e n t e graziati nel 1932. La clemenza del fascismo verso i p r e s u n t i congiurati - in cui favore Arpinati si p r o d i g ò s e m p r e - e le sovvenzioni che Mussolini ord i n ò di largire a Ludovico Zamboni, così che egli p o t r à seg u i r e gli studi universitari, laurearsi in m e d i c i n a e c h i r u r gia, e d i v e n t a r e ufficiale m e d i c o dell'aviazione, avvalorarono la tesi che Anteo Zamboni fosse innocente, e che vero responsabile dell'attentato fosse un g r u p p o di fascisti intransigenti vicini ad Arpinati e a Farinacci. La tesi è suggestiva ma n o n fondata su elementi concreti e seri. La s m e n t ì , d o p o la c a d u t a del fascismo, M a m m o l o 216
Zamboni, affermando che Anteo «andò i n c o n t r o al martirio e alla m o r t e con la ferma volontà di liberare l'Italia dall'uomo nefasto». Ma la smentì, con il suo c o m p o r t a m e n t o , Mussolini stesso che in un r i m p a s t o ministeriale del s e t t e m b r e 1929 n o m i n ò A r p i n a t i sottosegretario a l l ' I n t e r n o . Il C a p o del g o v e r n o n o n poteva i g n o r a r e che la polizia aveva indag a t o a n c h e in d i r e z i o n e d e l fascismo d i s s i d e n t e , e, avido c o m ' e r a di informazioni di questo tipo, sarebbe c e r t a m e n t e stato posto al c o r r e n t e di ogni e l e m e n t o che avvalorasse sospetti su A r p i n a t i . A un possibile m a n d a n t e d e l l ' a t t e n t a t o n o n s a r e b b e stato affidato un incarico di tale delicatezza. Più verosimile è che Mussolini sapesse che la c o n d a n n a dei familiari di A n t e o e r a stata v o l u t a dalla r a g i o n e politica, senza alcun f o n d a m e n t o giudiziario, e abbia posto r i m e d i o , b e n e o male, a quella iniquità. Tra i fascisti più turbolenti e più insofferenti verso il p e r b e n i s m o che Mussolini e Turati a v e v a n o i m p o s t o al p a r t i t o affioravano senza d u b b i o velleità di «golpe». L'obbiettivo di esso avrebbe d o v u t o essere, più che Mussolini, la m o n a r c h i a . Era stata ventilata l'idea di un attacco a Villa Ada, la r e s i d e n z a privata del Re, p e r togliere di mezzo i Savoia e restituire il Regime alla sua originaria p u r e z z a . Ma si t r a t t ò di propositi nebulosi e inconsistenti, che n o n dovettero p r e o c c u p a r e più che tanto il C a p o del g o v e r n o . Per c o r o n a r e l'insieme di p r o v v e d i m e n t i c h e aveva d a t o al R e g i m e a n c h e di diritto - d o p o che se li e r a già presi di fatto - tutti i p o t e r i e tutti gli s t r u m e n t i di u n a d i t t a t u r a , m u n i t a di u n a sua giustizia speciale, di u n a sua polizia speciale, di un suo esercito speciale, fondata su un partito unico, m a n c a v a u n u l t i m o tocco: l a d e c a d e n z a d e i d e p u t a t i a v e n t i n i a n i , c h e n o n e r a n o a m m e s s i a M o n t e c i t o r i o , che e r a n o p o l i t i c a m e n t e paralizzati, m a c h e r a p p r e s e n t a v a n o p u r s e m p r e un simbolo di opposizione. La loro esistenza, e la sopravvivenza di quel m a n d a t o che e r a stato conferito loro dagli elettori, d e n u n c i a v a n o la sostanziale illegalità istituzionale della situazione. Q u e s t a escrescenza fastidiosa nella 217
s t r u t t u r a o r m a i o m o g e n e a del n u o v o Stato dava uggia n o n soltanto agli intransigenti c o m e Farinacci - che e r a n o semp r e in attesa di u n a «seconda ondata» rivoluzionaria - ma a n c h e a Mussolini stesso, s e p p u r e p e r r a g i o n i p r o f o n d a m e n t e d i v e r s e . L a cancellazione degli a v e n t i n i a n i doveva essere p e r Farinacci u n a u l t e r i o r e p r e m e s s a a quella soluzione finale r i v o l u z i o n a r i a c h e a v r e b b e p o r t a t o il R e g i m e verso i t r a g u a r d i fissati al suo nascere e tra i quali e r a la elim i n a z i o n e della M o n a r c h i a ; p e r Mussolini e r a la affermazione definitiva del suo p o t e r e personale, e un colpo di spug n a su un lascito sgradevole dell'affare Matteotti. Sull'onda s e m p r e dell'attentato Z a m b o n i la p r o p o s t a di d i c h i a r a r e la d e c a d e n z a dei d e p u t a t i secessionisti p a r t ì da Farinacci, c h e voleva e s c l u d e r e dalla s a n z i o n e - c o e r e n t e m e n t e , del resto - i p a r l a m e n t a r i comunisti. Sul p i a n o della logica l'ex-segretario del partito aveva ragione. I comunisti, d o p o u n a breve adesione all'Aventino, e r a n o tornati in aula, p a r t e c i p a n d o alle s e d u t e . N o n p o t e v a n o essere associati al g r u p p o degli aventiniani che e r a n o rimasti fermi nella diserzione dal P a r l a m e n t o . Ma la m o z i o n e che la C a m e r a a p p r o v ò nella sua r i u n i o n e d e l 9 n o v e m b r e 1926 - la stessa nella quale tutte le m i s u r e eccezionali p a s s a r o n o con dodici voti c o n t r a r i m e n t r e se ne c o n t a r o n o 49 al Senato - recava in testa alle firme dei p r o p o n e n t i quella del segretario del p a r t i t o A u g u s t o T u r a t i , e i n c l u d e v a i c o m u n i s t i t r a coloro che dovevano essere e p u r a t i . L'anno degli attentati si risolveva p e r Mussolini in un anno di successo politico. Anche senza le b o m b e di Lucetti e il colpo di pistola di Bologna, egli avrebbe c e r t a m e n t e proced u t o alla stretta autoritaria. Ma avrebbe d o v u t o cogliere altre occasioni, o fabbricarle: soprattutto n o n avrebbe p o t u t o così facilmente, senza l'impeto di emozione e di allarme che gli attentati avevano suscitato in u n a o p i n i o n e pubblica desiderosa o r m a i soltanto di quiete, i m p o r r e le n u o v e leggi al Re. Questi n o n p r o t e s t ò e n o n si o p p o s e alla instaurazione di u n a giustizia speciale di p a r t i t o e a l l ' e v i d e n t e s o p r u s o 218
c o n t r o ciò c h e restava del P a r l a m e n t o libero a n c h e se - lo ha scritto Mussolini in Storia di un anno - «da quel m o m e n t o si cominciò a p a r l a r e di u n a m o n a r c h i a prigioniera del partito e si compassionò il Re, ormai relegato in secondo piano, di fronte al Duce». Vittorio E m a n u e l e I I I avvertiva la debolezza sua e delle forze su cui avrebbe p o t u t o c o n t a r e p e r resistere allo spregiudicato d i n a m i s m o di Mussolini. In quei p r i m i a n n i di p o t e r e Mussolini ebbe sovente la mano felice nella scelta d e i suoi collaboratori. Poi, c o n il t r a scorrere del t e m p o p e r s e la facoltà di d i s t i n g u e r e tra capacità e servilismo. Q u a n d o diventò definitivamente il «Duce» gli adulatori del sissignore furono sovente preferiti a u o m i ni di valore. Capita a tutti i dittatori. U n a volta l'ambasciatore G i u s e p p e Salvago Raggi riferiva a Mussolini sui risultati di u n a conferenza in cui a Ginevra si era discusso di gas venefici: e avendogli il C a p o del g o v e r n o chiesto quale fosse il p e g g i o r e , Salvago Raggi rispose deciso: «L'incenso, eccellenza». Fu collocato a r i p o s o . Ma nella n o m i n a di A r t u r o Bocchini a C a p o della polizia, Mussolini ebbe u n a eccellente intuizione. Q u e s t o b u r o c r a t e capace e scettico, che n o n era mai stato e n o n fu mai un fascista convinto, che dei fascisti n o n aveva né Yhabitus psicologico né gli atteggiamenti esteriori, e p e r questo si e r a trovato in attrito con gli estremisti del partito, s e p p e d a r e a Mussolini la polizia di cui aveva bisogno. Grassoccio, b u o n g u s t a i o , sensibile al fascino femminile, Bocchini n o n aveva nulla d e l fanatico alla H i m m l e r . Evitò s e m p r e le d u r e z z e inutili e, c o m e ha scritto un avversario, usò m e t o d i «nel l o r o g e n e r e c o r r e t t i , f r e d d a m e n t e meditati» così da c r e a r e «il sistema o p p r e s s i v o m a g i s t r a l e , capace d i d u r a r e , capace d i stritolare l ' o p p o s i z i o n e senza accrescerla attraverso il prestigio del martirio». Un Fouché n o n intrigante e fedele - ma n o n si p o t è vederlo alla p r o v a del 25 luglio 1943 - che o t t e n n e il massimo di efficienza con il m i n i m o di violenza. L'organizzazione di cui Bocchini a n d ò via via d i s p o n e n 219
d o , e le a l t r e o r g a n i z z a z i o n i accessorie collegate ad essa, e r a n o i m p o n e n t i . Alla Pubblica sicurezza e ai c a r a b i n i e r i d o v e v a n o essere a g g i u n t i i servizi d i p e n d e n t i dai ministeri militari, dal m i n i s t e r o degli Esteri, dalla Milizia con le sue b r a n c h e speciali. Circa c e n t o m i l a u o m i n i cui a n d a v a n o sommati dodicimila confidenti e spie. Negli ultimi mesi del 1927 fu istituito un c o r p o di polizia segreta che Mussolini volle, con giornalistico intuito, fosse etichettato con la sigla O V R A , misteriosa e temibile a n c h e p e r la a s s o n a n z a c o n la piovra, m o s t r o m a r i n o dai tentacoli e n o r m i . Solo a posteriori la sigla fu messa in chiaro con u n a d e n o m i n a z i o n e completa: O p e r a di vigilanza e di r e p r e s s i o n e dell'antifascismo. Circa settecento agenti speciali a d d e t t i all'ovRA si servivano delle s e g n a l a z i o n i di migliaia di i n f o r m a t o r i , r e c l u t a t i in prevalenza t r a p o r t i n a i , camerieri, autisti di piazza, ma anche pescati q u a e là nei più vari ambienti, da quello universitario a quello l e t t e r a r i o . Perfino lo scrittore Pitigrilli, in quegli a n n i famosissimo, fu, è n o t o , nei r u o l i n i delI'ovRA. La polizia segreta intercettava le conversazioni telefoniche, spulciava la c o r r i s p o n d e n z a , teneva d'occhio n o n solo tutti coloro che fossero sospetti di ostilità al R e g i m e , ma a n c h e tutti c o l o r o c h e a v e s s e r o f r e q u e n t i c o n t a t t i , p e r qualsiasi motivo, con l'estero. Venivano f o r m u l a t i r a p p o r t i perfino sul c o n t e n u t o delle scritte nei vespasiani. L'Italia fu avvolta d a u n a f i t t a r e t e a l c e n t r o della quale, c o m e u n r a g n o sorn i o n e e astuto, stava a p p u n t o Bocchini, che sapeva s e m p r e tutto, e sovente n o n agiva p u r s a p e n d o . Aveva d a t o disposizioni alle a u t o r i t à p e r i f e r i c h e affinché n o n p r e n d e s s e r o l'iniziativa di a r r e s t i senza il suo c o n s e n s o . Preferiva, con antica e raffinata tecnica poliziesca, lasciar m u o v e r e le p e dine minori di eventuali nuclei di opposizione per poter a r r i v a r e ai capi. Circa diecimila antifascisti t r o v a r o n o rifugio all'estero a volte e s p a t r i a n d o in circostanze d r a m m a t i c h e , c o m e Filippo T u r a t i ( S a n d r o Pertini, Carlo Rosselli e Ferruccio Parri furono c o n d a n n a t i a dieci mesi di reclusione p e r a v e r n e favorito la fuga). 220
L e p r e o c c u p a z i o n i d i Bocchini c o n c e r n e v a n o l ' o r d i n e pubblico italiano in generale - l'ordine fascista - ma concern e v a n o a n c h e u n singolo e p p u r e a s s o r b e n t e p r o b l e m a : l a incolumità di Mussolini. D o p o l'anno degli attentati Mussolini si mosse s e m p r e in u n a cornice di poliziotti, su percorsi a t t e n t a m e n t e vigilati. F i n c h é rimase n e l l ' a p p a r t a m e n t o di via Rasella, p r i m a del trasferimento a Villa Torlonia, le strade circostanti furono chiuse al pubblico d u e volte al giorno p e r i suoi passaggi in e n t r a t a e in uscita. Q u a n d o poi passò a Villa Torlonia e a Palazzo Venezia un c o r d o n e i n i n t e r r o t t o di agenti in b o r g h e s e vegliava l u n g o il tragitto. Se viaggiava in t r e n o , la linea e r a i s p e z i o n a t a a c c u r a t a m e n t e in p r e c e denza, se visitava un edificio la polizia perlustrava ogni locale inclusi scantinati e abbaini, se mieteva il g r a n o i prestanti contadini che lo attorniavano e r a n o quasi tutti poliziotti, se n u o t a v a a Riccione i b a g n a n t i a c c a n t o a lui e r a n o u o m i n i della «presidenziale», e altri u o m i n i della presidenziale erano i valletti in p o l p e dietro la sua p o l t r o n a , d u r a n t e i b a n chetti a Palazzo Venezia. D o p o l'insediamento di Mussolini a Palazzo Venezia un caffè c o n c e r t o c h e si affacciava alla piazza d o v e t t e c h i u d e r e i b a t t e n t i p e r c h é i controlli della polizia a v e v a n o scoraggiato a n c h e i clienti p i ù affezionati. T u t t o q u e s t o il D u c e lo sapeva, t a n t o che u n a volta, in un p o d e r e , d o p o la m i e t i t u r a p r o p a g a n d i s t i c a , disse: «I veri contadini v e n g a n o avanti». L ' O V R A cominciò subito a d a r lavoro al T r i b u n a l e speciale. Nel c r e a r e q u e s t o o r g a n i s m o Mussolini e Rocco e r a n o stati ispirati da d u e motivi: quello, anzitutto, di p o t e r colpire gli e s p o n e n t i dell'antifascismo con u n a rapidità, u n a d u rezza, u n a disinvoltura e docilità all'esecutivo, che i giudici ordinari non avrebbero potuto garantire. Pur essendo in massima p a r t e di t e n d e n z a politica m o d e r a t a , e m a g a r i simpatizzante p e r il fascismo, la m a g i s t r a t u r a avvertiva t r o p p o fortemente il c o n d i z i o n a m e n t o della legalità p e r potersi pieg a r e alle e s i g e n z e di processi nei quali la r a g i o n di Stato prevaleva su ogni altro e l e m e n t o . N o n e r a n o m a n c a t e sen221
t e n z e c o r a g g i o s e e, p e r il fascismo, m o l t o fastidiose. Ma a Mussolini - che voleva, in circostanze normali, far trionfare 10 Stato sul partito - interessava a n c h e di n o n i n q u i n a r e irr i m e d i a b i l m e n t e , politicizzandola, u n a m a g i s t r a t u r a che si era sempre saputa distinguere, p e r i n d i p e n d e n z a e integrità, tra gli altri p o t e r i dello Stato. Il T r i b u n a l e speciale si p r e s t ò d u n q u e ai bassi servizi del R e g i m e , e giudicò, tra la fine del '26 e l'inizio del '29, 5.046 p e r s o n e . I c o n d a n n a t i furono m e n o di mille, ma degli altri n o n si sa quanti v e n n e ro inviati al confino. In q u e l p e r i o d o vi fu, s e c o n d o i dati raccolti da De Felice, u n a sola sentenza capitale, sei c o n d a n ne varianti tra i 25 e i 30 a n n i di reclusione, 42 tra i 15 e i 25 a n n i , t r e c e n t o s e t t a n t a t r a i 5 e i 15, le altre m i n o r i . Questi giudizi settari s c o m p a g i n a r o n o ancora più le file già assottigliate dei partiti. Quello che s e p p e meglio organizzarsi cland e s t i n a m e n t e , e che subì anche la repressione più aspra, fu 11 partito comunista. Nel «processone» del 1928 c o n t r o i dirigenti del P C I Terracini fu c o n d a n n a t o a 22 a n n i , Gramsci, Roveda e Scoccimarro a 20. Cosicché anch'esso fu p r e s t o ridotto a gruppuscoli c o n t i n u a m e n t e insidiati dalla caccia degli u o m i n i di Bocchini. In realtà la attività propagandistica, così c o m e la stampa del materiale giornalistico, si trasferì all'estero, e soprattutto a Parigi dove agiva la «Concentrazione antifascista». In un paio d ' a n n i Bocchini riuscì a sgomin a r e ogni attiva resistenza antifascista, cui la o p i n i o n e p u b blica del Paese n o n dava d'altro canto largo a p p o g g i o . Il fascismo era così definitivamente passato dalla violenza disordinata, indiscriminata e barbarica delle s q u a d r e d'azione a un sistema di sorveglianza e di repressione sistematico, razionale. Mussolini n o n era crudele. S e p p e p r e n d e r e decisioni spietate (ma p i ù che altro le p r o m e t t e v a ) : in generale rifuggì tuttavia dal sangue. Amava vanterie da t i r a n n o feroce («i miei nemici sono finiti s e m p r e in galera e qualche volta sotto i ferri chirurgici» disse u n a volta a Galeazzo Ciano), si gloriava di i n c u t e r e t i m o r e («farò c o r r e r e un brivido p e r la schiena di certi delinquenti di mia conoscenza i quali h a n 222
no usufruito finora della s t r a o r d i n a r i a c l e m e n z a del Regime»), n o n e r a g e n e r o s o verso gli avversari sconfitti che si compiaceva di umiliare verbalmente: ma anche in questo avvio della sua azione il Tribunale speciale, che e r a un Trib u n a l e iniquo, illegale e servile come tutti quelli nati da anal o g h e esigenze in a n a l o g h e circostanze, infierì assai m e n o delle Corti speciali che gli altri Stati dittatoriali a n d a v a n o e v a n n o tuttora istituendo. Il Tribunale speciale d u r ò 16 a n n i e cinque mesi. La sua ultima sentenza fu p r o n u n c i a t a il 22 luglio del 1943. In quel p e r i o d o esso i r r o g ò 27.735 anni di carcere a 4.596 imputati, e p r o n u n c i ò 42 c o n d a n n e a m o r t e , 31 delle quali f u r o n o eseguite.
CAPITOLO TERZO
« Q U O T A NOVANTA»
A questo p u n t o , eliminata ogni resistenza i n t e r n a , «normalizzato» il partito, assestati i r a p p o r t i con la Monarchia, Mussolini ebbe le maggiori preoccupazioni dalla situazione economica, e si dedicò assiduamente a p r o b l e m i che con la econ o m i a e r a n o in i n t i m a c o n n e s s i o n e : la difesa della lira, la battaglia del g r a n o , i g r a n d i lavori pubblici. Tutto questo inserito nella n u o v a s t r u t t u r a corporativa della società e della p r o d u z i o n e . Animale politico p e r eccellenza, Mussolini n o n era u n e s p e r t o d i economia, m a n e m m e n o u n ideologo intransigente che al d o g m a politico subordinasse ogni decisione economica. Procedette, a n c h e in questi settori, p r a g m a t i c a m e n t e , s e m p r e o b b e d e n d o a d u e imperativi categorici: il prestigio nazionale doveva s e m p r e e a ogni costo prevalere su esigenze tecniche; ogni riforma t e n d e v a ad affermare la s u p r e m a z i a dello Stato, e dei suoi interessi, sulle richieste e pretese settoriali. Nei primi anni del Regime l'economia era stata quasi int e r a m e n t e a b b a n d o n a t a al libero giuoco delle forze del mercato. Se ne era avvantaggiata la p r o d u z i o n e industriale: ma ne era derivato, con un i m p o n e n t e a u m e n t o della circolazione monetaria, anche un notevole i n c r e m e n t o dei prezzi (l'indice del costo della vita era pari a 657 alla fine del 1926, contro 480-500 del 1923, s e m p r e in r a p p o r t o a 1913 = 100). Le quotazioni internazionali della lira si d e t e r i o r a v a n o rapidam e n t e . N e l luglio d e l 1925 di lire ce ne volevano 145 p e r acquistare u n a sterlina, e nel luglio del 1926 ce ne volevano 154. D o p o un p r e c e d e n t e p e r i o d o di eccessiva euforia, anc h e la B o r s a crollava e il G u a r n e r i p o t e v a scrivere c h e «si 224
potè t e m e r e che u n a i m m a n e tragedia, simile a quella vissuta da altri Paesi, stesse p e r essere inflitta al p o p o l o italiano». G i u s e p p e Volpi, che p r o p r i o p e r la b u r r a s c a economica aveva rimpiazzato De Stefani nella carica di ministro delle Finanze, e r a strettamente legato al m o n d o e alla mentalità industriale. Capiva p e r f e t t a m e n t e che la lira doveva essere fermata sulla china inflazionistica: ma temeva a n c h e le conseguenze che u n a deflazione t r o p p o brusca - con il consueto corollario di u n a stasi delle e s p o r t a z i o n i e della p r o d u z i o n e avrebbe a r r e c a t o alla industria, e a n c h e alla agricoltura italiane. Q u e s t o spiega le esitazioni del ministro delle Finanze, e la sua p r o p e n s i o n e p e r un assestamento della lira su un livello - 125 lire p e r u n a sterlina - che troncasse la spirale inflazionistica senza p r o v o c a r e gli i n c o n v e n i e n t i della deflazione. Il Duce la pensava diversamente. Sentiva il bisogno di un r i s a n a m e n t o economico, m a a n c h e d i u n a b a n d i e r a p r o p a gandistica da agitare davanti agli italiani cui si c h i e d e v a n o pesanti sacrifici. Il fascismo aveva ricevuto la lira a quota n o vanta, nel 1922. Era logico che, superati gli a n n i difficili dell'assestamento, la riportasse a q u o t a novanta. Da questo rag i o n a m e n t o e s u l a v a n o e v i d e n t e m e n t e c o n s i d e r a z i o n i econ o m i c h e a n c h e e l e m e n t a r i , c o m e quella del circolante che nel f r a t t e m p o e r a stato e m e s s o d a i t o r c h i della zecca. Ma n o n e r a n o , queste, obbiezioni sufficienti a t r a t t e n e r e Mussolini che il 18 agosto 1926 p r e a n n u n c i a v a la svolta m o n e t a r i a con il discorso di Pesaro: «Voglio dirvi che noi c o n d u r r e m o con la più s t r e n u a decisione la battaglia economica in difesa della lira... fino all'ultimo r e s p i r o , fino all'ultimo s a n g u e . N o n infliggerò mai a q u e s t o p o p o l o m e r a v i g l i o s o d'Italia che da q u a t t r o a n n i lavora c o m e un e r o e e soffre c o m e un santo, l'onta m o r a l e e la catastrofe del fallimento della lira. Il Regime fascista resisterà con tutte le sue forze ai tentativi di j u g u l a z i o n e delle forze finanziarie avverse, deciso a stroncarle q u a n d o siano individuate all'interno». 225
E r a n o , ha n o t a t o il De Felice, affermazioni p r o p a g a n d i stiche, legate tuttavia alla p r o f o n d a convinzione di Mussolini che la sorte del Regime d i p e n d e s s e dalla sorte della lira. S i c u r a m e n t e esagerava. E difficile che u n a crisi economica abbatta un Regime politicamente forte. Ma ad alimentare il suo timore contribuivano con tutta probabilità i vaticini funesti della emigrazione, e in particolare di Nitti, che n o n si stancò mai di a n n u n c i a r e l'imminente crollo del fascismo a causa dei suoi e r r o r i economici, e che ancora nel 1928, dopo la i n s t a u r a z i o n e della q u o t a n o v a n t a , affermava (e sul p i a n o tecnico aveva verosimilmente ragione) che «la sua (di Mussolini) i n c o m p e t e n z a h a p o r t a t o all'Italia u n g r a n n u m e r o di assurdità, quali la stabilizzazione della lira a un tasso p a r a d o s s a l e , la d i s t r u z i o n e del r i s p a r m i o , il difetto dei p a g a m e n t i dei b u o n i del tesoro, la c a d u t a del credito p u b blico». Mussolini, con il suo «buon senso contadinesco» voleva p e r ò la rivalutazione della lira, e a D ' A n n u n z i o scriveva p r e s s ' a p o c o negli stessi g i o r n i del discorso di Pesaro che «non vivo che in u n a idea fissa, n o n p e n s o che a un problema, n o n soffro che un dolore: la lira». L'esempio tedesco lo suggestionava: «La G e r m a n i a ha rimesso in circolazione il centesimo, che avevamo ignorato da q u a n d o gli u o m i n i avevano p r e s o a m i s u r a di g r a n d e z z a p e r l o m e n o il miliardo: è q u i n d i u n ' o p e r a di r i s a n a m e n t o m o r a l e che va di conserva con il r i s a n a m e n t o economico». Di fronte alla volontà rozza di questo profano, poco poter o n o le obbiezioni degli esperti, Volpi compreso, le riluttanze e i m u g u g n i degli industriali, le resistenze degli agrari, le prospettive di disagio p e r le classi lavoratrici, che in realtà avrebbero pagato il peso m a g g i o r e della operazione. Il semplice a n n u n c i o della decisione italiana di risanare la lira ebbe sui mercati valutari un effetto drastico. Nel dicembre del 1926 u n a sterlina valeva 107 lire, e nell'aprile successivo ne valeva a p p e n a 86. Q u e s t o processo di rivalutazione era stato o n e r o s a m e n t e aiutato, nei m o m e n t i difficili, dall'Istituto dei cambi, che aveva c o n t r a t t o con la Banca d'Italia, p e r i suoi 226
interventi sui mercati, un debito di tre miliardi e mezzo di lire. Finalmente, nel d i c e m b r e del 1927, fu fissata u n a q u o tazione stabile di 92 lire e 46 centesimi p e r u n a sterlina, 19 lire p e r un dollaro. Il Duce era soddisfatto. Poteva scrivere orgogliosamente a Volpi, nella p r i m a v e r a del '27 ( q u a n d o sembrava addiritt u r a che fosse difficile f e r m a r e il g a l o p p o deflazionistico), che «in Italia e nel m o n d o la ripresa della lira è p r e s e n t a t a c o m e u n a vittoria del R e g i m e : ciò significa che il viceversa sarebbe c o n s i d e r a t o u n a disfatta del Regime». T r i o n f a t o r e sul p i a n o propagandistico e politico, il fascismo doveva tuttavia affrontare le c o n s e g u e n z e e c o n o m i c h e della rivalutazione, ossia r i p a r t i r e i sacrifici c h e essa c o m p o r t a v a . L'incid e n z a sulla p r o d u z i o n e i n d u s t r i a l e e r a stata i m m e d i a t a e sensibile. Molti stabilimenti chiusero i battenti, altri funzion a r o n o ad orario ridotto. Il n u m e r o dei disoccupati crebbe, tra il 1926 e la fine del 1927, da 181 mila a 414 mila. Anche l'agricoltura soffriva, e Farinacci lo d e n u n c i a v a s p i e g a n d o che gli allevatori uccidevano vitelli e p u l e d r i n e o n a t i , n o n essendo conveniente crescerli, e che la concimazione era ridotta alla metà. Gli industriali chiesero di p o t e r r i d u r r e i salari p e r tonificare la p r o d u z i o n e : ma la riduzione dei salari, s e n o n c o m p e n s a t a d a u n a d i m i n u z i o n e dei prezzi i n t e r n i che li adeguasse a l m e n o in p a r t e alla deflazione, doveva fatalmente tradursi in u n a p e r d i t a del p o t e r e d'acquisto delle masse a r e d d i t o fisso. Si noti, a questo r i g u a r d o , che già prima l ' i n c r e m e n t o dei salari n o n aveva seguito di p a r i passo quello della svalutazione, tanto che se il costo della vita nel 1925 era, fatto uguale a 100 il 1913, a quota 6 2 3 , i salari erano a q u o t a 5 3 3 . Le m i s u r e prese furono essenzialmente queste: l'allegger i m e n t o del carico fiscale; la riduzione dei canoni d'affitto a n o n più di q u a t t r o volte il loro a m m o n t a r e nell'anteguerra; la r i d u z i o n e in un p r i m o t e m p o degli s t i p e n d i e della ind e n n i t à caro-viveri agli statali, q u i n d i l'autorizzazione agli industriali e agli agrari p e r c h é procedessero ad analoga mi227
sura verso i loro d i p e n d e n t i . La p e r c e n t u a l e di decurtazione dei salari poteva oscillare tra il dieci e il venti p e r cento. Nello stesso t e m p o i c o m u n i v e n n e r o incaricati di fissare i prezzi dei p r i n c i p a l i g e n e r i d i c o n s u m o , con u n a sorta d i c a l m i e r e che, c o m e al solito, n o n funzionò o funzionò soltanto in m i s u r a insufficiente. Si spiega così che il ministero d e l l ' I n t e r n o segnalasse in u n o dei suoi periodici r a p p o r t i lo stato di «orgasmo e di sfiducia» della massa operaia. I n s i e m e a questi p r o v v e d i m e n t i più s t r e t t a m e n t e legati alla rivalutazione, ossia ai nodi m o n e t a r i , altri ne e r a n o stati presi in p r e c e d e n z a , e c o n t i n u a r o n o ad essere presi, p e r la difesa della p r o d u z i o n e nazionale: difesa che, nella visione nazionalistica ma a n c h e provinciale del Duce, andava attuata n o n tanto r e n d e n d o più efficiente, tecnicamente p r o g r e dita, m o d e r n a l a m a c c h i n a p r o d u t t i v a , q u a n t o facendole s c u d o c o n t r o la c o n c o r r e n z a esterna. U n a legge del 15 luglio 1926 aveva fatto obbligo a tutte le amministrazioni militari e civili dello Stato di preferire i p r o d o t t i delle industrie nazionali. F u r o n o soppressi gli esoneri doganali p e r i macchinari e i materiali i m p o r t a t i , fu m a g g i o r a t o il dazio sullo zucchero, sulla carta p e r i giornali, sulla seta artificiale, sui pesci conservati, sui semi oleosi, sui manufatti di cotone, di lino, di canapa, di lana, sui p r o d o t t i della metallurgia, delle materie plastiche, della g o m m a . Fu infine progressivamente accresciuto il dazio sul f r u m e n t o che, ripristinato nel 1925 (27 lire e 50 p e r quintale), v e n n e p o r t a t o a oltre q u a r a n t a lire nel 1928, e nel 1931 sarà a d d i r i t t u r a di 75 lire. Q u e s t a impostazione protezionistica, che ci a p p a r e oggi s u p e r a t a e d a n n o s a , a n c h e p e r c h é si risolveva in un m a g gior costo dei manufatti p e r l'acquirente, o t t e n n e p e r a l t r o il suo scopo, che era quello di stimolare la p r o d u z i o n e . La ripresa economica si delineò alla fine del 1927 e proseguì nel 1928, t a n t o che il g o v e r n a t o r e della Banca d'Italia, Stringher, citato da Franco Catalano, poteva p a r l a r e di «più celere ritmo», di «attività più gagliarda» e v a n t a r e «l'incremento delle importazioni delle materie p r i m e necessarie alle indu228
strie, l ' a u m e n t o d'insieme della occupazione operaia n o n o s t a n t e le inevitabili r i d u z i o n i di p e r s o n a l e c a g i o n a t e dalla r i o r g a n i z z a z i o n e tecnica e a m m i n i s t r a t i v a delle a z i e n d e e dalla cresciuta capacità p r o d u t t i v a della m a n o d ' o p e r a , il r a g g u a r d e v o l e a u m e n t o (13 p e r cento) nel c o n s u m o d i energia idroelettrica, i maggiori investimenti, la m i n o r e instabilità nei prezzi delle materie prime». Ma il taglio ai salari era stato e s t r e m a m e n t e d u r o : nelle industrie estrattive da u n a m e d i a mensile di 4 6 9 lire a 4 0 5 , nelle i n d u s t r i e tessili da 321 a 294, nelle varie da 487 a 3 7 1 . L ' i n t e r v e n t o c h i r u r g i c o della q u o t a n o v a n t a costò u n p r e z z o m o l t o alto agli italiani, e fu r i t e n u t o d i s s e n n a t o da molti economisti. Esso fu consentito dalla m a n c a n z a di u n a dialettica politica autentica e dallo stato di intimidazione in cui era t e n u t o il proletariato u r b a n o che era, a m m e t t e v a lo stesso Mussolini, «in g r a n p a r t e ancora l o n t a n o e se n o n più c o n t r a r i o c o m e u n a volta, assente». Tuttavia alcuni effetti positivi f u r o n o o t t e n u t i , e a v r e b b e r o p o t u t o rivelarsi p i ù fruttuosi se la crisi economica m o n d i a l e del 1929 n o n si fosse innestata su quella italiana, t a r p a n d o le ali alla ripresa. Abbiamo visto che nel complesso delle misure protezionistiche v a r a t e p e r d i f e n d e r e l a p r o d u z i o n e italiana c o n t r o l a c o n c o r r e n z a estera spiccava l ' a u m e n t o del dazio sul g r a n o . C o m e tutte le d i t t a t u r e , che sono nazionaliste a n c h e q u a n do si p r o t e s t a n o internazionaliste, quella fascista predicava la autosufficienza economica: un obbiettivo che consente al p o t e r e di d o m i n a r e meglio i fenomeni economici, sottraendoli in p a r t e a l m e n o alle c o n t i n g e n z e i n t e r n a z i o n a l i e che p r e p a r a alle e m e r g e n z e di pace e soprattutto alle e m e r g e n ze di g u e r r a . N o n è che il Duce pensasse, in quel m o m e n t o , a un qualsiasi conflitto a r m a t o : ma l'ipotesi del ricorso alle armi è s e m p r e p r e s e n t e in un Regime che vanta le q u a d r a t e legioni, che p o n e il moschetto accanto al libro, che a m m o n i sce il p o p o l o a d o r m i r e con la testa sullo zaino. L'Italia e r a tributaria all'estero di u n a q u o t a notevole del suo c o n s u m o 229
di g r a n o . Per diminuirla, era indispensabile i n c r e m e n t a r e il raccolto nazionale. La battaglia del g r a n o aveva questo fine: e il dazio sul g r a n o consentì ai p r o d u t t o r i di essere al r i p a r o dalle offerte più convenienti e da ribassi che si verificavano sui mercati esteri, e che a v r e b b e r o consentito di acquistare il g r a n o stesso a m e t à del prezzo ch'esso s p u n t a v a sul m e r cato interno. L a c a m p a g n a che a v r e b b e d o v u t o p o r t a r e a l t r a g u a r d o dei settanta milioni di tonnellate di raccolto fu appoggiata, l'abbiamo d e t t o , con m i s u r e protezionistiche, e fu s o r r e t t a da un i m m e n s o battage propagandistico. Gli esperti più lucidi s a p e v a n o benissimo che questa azione, p e r essere veram e n t e profìcua, esigeva u n o sforzo qualitativo, p r i m a ancor a c h e q u a n t i t a t i v o : e r a necessario p u n t a r e s u u n p i ù alto r e n d i m e n t o p e r ettaro, più che su u n a estensione delle cult u r e . Il dazio, in u n a visione v e r a m e n t e illuminata, avrebbe dovuto sollecitare questo miglioramento qualitativo, n o n ind u r r e gli agricoltori alla pigrizia di chi si sa inattaccabile dalla c o n c o r r e n z a . «L'aumento del dazio - scriveva u n o di loro r i s p o n d e piuttosto ad u n a t e m p o r a n e a o p p o r t u n i t à di difesa che a un p e r m a n e n t e bisogno di p r o t e z i o n e . L'aumento della p r o d u z i o n e nazionale e il ribasso del costo di p r o d u zione nelle r e g i o n i p i ù r a z i o n a l m e n t e coltivate p o t r à atten u a r e le d a n n o s e conseguenze del dazio sulla economia nazionale.» Qualcosa fu tentato, e realizzato, sul p i a n o della maggiore efficienza. Ma la battaglia del g r a n o si basò sulla quantità p i ù c h e sulla qualità. La coltura del f r u m e n t o fu estesa ad a r e e in cui e r a a n t i e c o n o m i c a , a scapito di altri p r o d o t t i agricoli - vino, olio - c h e in condizioni n o r m a l i s a r e b b e r o stati più r e m u n e r a t i v i , e che a p p a r t e n e v a n o alla tradizione locale. In definitiva i c o n s u m a t o r i p a g a r o n o il p r e z z o di questo sforzo: il che p u ò e deve scandalizzarci, ma n o n oltre u n a certa misura, se p e n s i a m o che i g r a n d i p r o g r a m m a t o r i agricoli del Mercato C o m u n e n o n sono riusciti a sfuggire, p e r p r o b l e m i a n a l o g h i , i n u n clima d i c o o p e r a z i o n e inter230
nazionale e di totale libertà, e senza le lusinghe e le imposizioni di u n a p r o p a g a n d a di Regime, ad u n a logica altrettanto distorta. In r e a l t à la battaglia del g r a n o , c o n la s u g g e s t i o n e di quella sua etichetta g u e r r i e r a , o b b e d i v a a d u n a p r o f o n d a istanza del Regime, e di Mussolini: l'ancoraggio dell'Italia ai valori di quella che fu chiamata la ruralità. Le minacce e le opposizioni n o n solo al fascismo, ma alla sua più generica e p e r e n n e ideologia, venivano, e Mussolini l'aveva perfettam e n t e capito, dalla industrializzazione r a p i d a , dalla nascita d i u n p r o l e t a r i a t o u r b a n o insensibile agli antichi r i c h i a m i della religione, della Patria, della famiglia. Per questo Mussolini a m ò assai più stare in mezzo ai veliti del grano, trebbiare p e r o r e , ballare sulle aie con le massaie fasciste, presentare il suo torace forte e tozzo in p i e n a luce, piuttosto che intrattenersi con gli operai delle fabbriche (che p e r ò subivano anch'essi, s e p p u r e in m i n o r m i s u r a , il suo fascino). Questi propositi n o n e r a n o nascosti. Il Duce n o n voleva la emigrazione dalle c a m p a g n e verso le città. «I m a t t o n i s o n o forse commestibili?» aveva chiesto u n a volta i r o n i c a m e n t e . E in un'altra occasione aveva sottolineato che «il fascismo rivendica in p i e n o il suo p r e m i n e n t e c a r a t t e r e contadino» e che «la dottrina di questo fascismo è tutta e solo e v e r a m e n t e nel canto sano del c o n t a d i n o che t o r n a a casa verso un n i d o in cui p u ò trovare la serenità calma e calda di u n a famiglia e di u n a figliolanza sorridenti al benessere nuovo». La figliolanza n u m e r o s a diventava, in questo q u a d r o idilliaco, un e l e m e n t o indispensabile. «Il n u m e r o è potenza.» La c a m p a g n a demografica lanciata nel 1927 i m p o s e questa e q u a z i o n e che r i s p o n d e v a al f o n d a m e n t o moralistico e p u r i t a n o di t u t t e le d i t t a t u r e , coincidenti in q u e s t o , s e p p u r e p e r altre s t r a d e , con l ' i n s e g n a m e n t o della Chiesa cattolica. Mussolini d a v a l'esempio. Nel s e t t e m b r e d e l l ' a n n o che segnò l'inizio della c a m p a g n a demografica gli e r a nato a Milano il q u a r t o figlio, R o m a n o , che seguiva a distanza di quasi dieci a n n i il terzogenito B r u n o . A n n a Maria v e n n e alla luce 231
nel settembre del 1929. La spinta alla natalità fu sorretta da m i s u r e legislative: la p i ù n o t a - u n a vera m a n n a p e r gli umoristi - fu la tassa sugli scapoli, che assoggettò ad un particolare tributo tre milioni di u o m i n i n o n sposati (le nubili n e r i m a s e r o i n d e n n i , r i t e n e n d o s i che fossero r i m a s t e tali n o n p e r l o r o volontà). I l r e d d i t o della tassa e r a m o d e s t o , m e n o di cento milioni a n n u i . Ma nel c o n t e m p o furono decisi privilegi di carriera p e r i d i p e n d e n t i dello Stato che fossero sposati con prole, rispetto agli altri. La «Giornata della m a d r e e del fanciullo» celebrò i fasti delle famiglie n u m e r o se, le coppie che si sposavano in infornate massicce p r o m e t tevano di d a r e al R e g i m e , trascorsi nove mesi, un c o n g r u o n u m e r o di futuri balilla, si prescrisse perfino che gli ufficiali della Milizia salutassero r o m a n a m e n t e ogni d o n n a incinta in cui si imbattessero p e r la strada. L ' O p e r a n a z i o n a l e p e r la p r o t e z i o n e della m a t e r n i t à e dell'infanzia, subito istituita, fu Io s t r u m e n t o burocratico-assistenziale della c a m p a g n a , cui il Duce prestava, con il suo linguaggio p e r e n t o r i o , motivazioni politiche e storiche. «Il coefficiente di natalità n o n è soltanto l'indice della p r o g r e d i e n t e p o t e n z a della Patria, è a n c h e quello che distinguerà dagli altri popoli e u r o p e i il p o p o l o fascista, in q u a n t o indic h e r à la sua vitalità e la sua volontà di t r a m a n d a r e questa vitalità nei secoli.» La demograficità incontrollata, sicuro indice del sottosviluppo, diventava così un vanto. Le nazioni prospere, e demograficamente anemiche, erano additate come esempi da rifiutare e da disprezzare. Queste tre direttrici di base - la difesa della lira, la battaglia del g r a n o , la c a m p a g n a demografica - f u r o n o accomp a g n a t e e integrate da un vasto p r o g r a m m a di lavori p u b blici. N e s s u n o p u ò n e g a r e che l'Italia ne avesse bisogno, e che le contingenze del m o m e n t o - con la lievitazione del n u m e r o dei disoccupati - lo r e n d e s s e r o u r g e n t e . La t e n d e n z a - p r o p r i a dei regimi autoritari - di ascrivere le o p e r e realizzate con il d e n a r o di tutti a gloria di un u o m o o di un partito, la p r o p e n s i o n e a scegliere lavori pubblici di vetrina, che 232
ne consentissero u n a utilizzazione a fini di p r o p a g a n d a , definisce meglio le caratteristiche di quel complesso di iniziative, ma n o n ne sminuisce la importanza. Fu avviata la elettrificazione della r e t e ferroviaria, c h e i n c l u d e v a 2.100 chilom e t r i a fine 1929 e ne a v r e b b e a g g i u n t i 1.600 nei q u a t t r o a n n i successivi, fu istituita l'Anas con il compito di costruire migliaia di chilometri di n u o v e s t r a d e e di a p r i r e le p r i m e a u t o s t r a d e , f u r o n o gettati q u a t t r o c e n t o n u o v i p o n t i , comp r e s o quello che doveva c o n g i u n g e r e Venezia alla terraferma, fu fortemente migliorata la rete telefonica, furono realizzati a c q u e d o t t i p e r le regioni p i ù a r i d e . I treni, s e c o n d o u n o slogan r i s a p u t o , e r a n o in o r a r i o , e il t e m p o di p e r c o r renza di un t r e n o da R o m a a Siracusa fu dimezzato. Nel 1928 e r a pubblicata la legge sulla bonifica integrale, p r e p a r a t a d a Attilio Serpieri, che p r e v e d e v a u n complesso di nuovi lavori p e r sette miliardi, q u a t t r o e mezzo dei quali destinati alla bonifica idraulica, alla irrigazione, alla raccolta di a c q u a p o t a b i l e , il resto p e r alloggi r u r a l i e p e r b o r g a t e nell'Italia meridionale e insulare. Fu deciso di «redimere» le paludi p o n t i n e , desolata l a n d a malarica a sud di R o m a che invano i m p e r a t o r i e p a p i avevano tentato di trasformare in t e r r a coltivabile, e che e r a preclusa a n c h e al pascolo p e r la malaria. Un esperto di agricoltura, il conte Valentino Orsolini Cencelli, fu incaricato di bonificare l'agro r o m a n o , studiò a f o n d o il p r o b l e m a , trasferì nella z o n a c o n t i n g e n t i di capaci contadini toscani, veneti, friulani, emiliani. All'inizio degli a n n i T r e n t a il r e c u p e r o agricolo dell'agro r o m a n o e r a un fatto c o m p i u t o . Ci f u r o n o in q u e s t o sforzo, r i p e t i a m o , m i o p i e , e r r o r i , s p e r p e r i e abusi. L'enfasi r e t o r i c a c o n cui queste realizzazioni v e n n e r o celebrate e c o m m e n t a t e sfiorava il grottesco. Ma u n o slancio, un entusiasmo, u n a volontà o u n a illusione di r i n n o v a r e l'Italia nelle sue s t r u t t u r e e nel suo a n i m o e r a n o avvertibili. I mezzi e la mentalità cui si fece ricorso e r a n o inerenti al sistema. Lo si è visto nella p r o p e n sione r u r a l e delle p r o v v i d e n z e p u b b l i c h e , lo si vide, sotto tutt'altro aspetto, nella offensiva sferrata contro la mafia. 233
Mussolini aveva deciso di m u o v e r e g u e r r a alla mafia d o p o un viaggio in Sicilia, nella t a r d a p r i m a v e r a del 1924. I grandi e s p o n e n t i della «onorata società», spalleggiatori del fascismo negli a n n i della sua presa di p o t e r e , n o n gli avevano lesinato le manifestazioni di ossequio e di d e v o z i o n e . Anzi gliene avevano date t r o p p e , e con un tono, a volte, di p r o t e zione e di complicità che al Duce e r a p a r s o , e n o n a torto, insultante. Egli capì il pericolo che il Regime potesse essere identificato, in Sicilia, con le coppole storte, e che la sua tolleranza verso i soprusi dei pezzi da novanta fosse considerata o m e r t à . Tornato a Roma, aveva convocato il 27 maggio a Palazzo Chigi De B o n o , F e d e r z o n i , alcuni alti funzionari della polizia, e chiesto a chi potesse essere affidato il compito di liquidare la mafia. De B o n o aveva spiccicato, con u n a certa esitazione, il n o m e del prefetto C e s a r e Mori, accolto dal Duce con u n a delle sue smorfie di corruccio. In effetti Mori, del quale n e s s u n o contestava le capacità, e r a sulla lista n e r a fascista. Aveva allora 52 anni. Figlio di ignoti, a b b a n d o n a t o a Pavia sulla r u o t a di un brefotrofio, aveva poi assunto il cognome dei genitori adottivi. Allievo dell'Accademia militare di Torino, vi aveva conseguito il g r a d o di sottotenente, ma poi p e r il m a t r i m o n i o con u n a ragazza che i r e g o l a m e n t i del t e m p o ritenevano i n a d e g u a t a - era senza dote - al suo status di ufficiale di carriera, aveva lasciato l'esercito. Vinceva subito d o p o un concorso p e r la ammissione alla Pubblica sicurezza e, inviato in R o m a g n a , vi si distinguerà - secondo i repubblicani locali «tristemente» - p e r il suo p u g n o di ferro. Destinato in Sicilia, p r e n d e v a di p e t t o , con la i r r u e n z a del suo carattere, la delinquenza c o m u n e - un bandito fu da lui ucciso a fucilate in u n a sorta di duello rusticano - e la mafia. S e m p r e in Sicilia p a r t e c i p a v a , d o p o C a p o r e t t o , alla lotta contro le t o r m e di disertori che si e r a n o rifugiati nell'isola, e vi praticavano il brigantaggio. Giolitti aveva da t e m p o notato la stoffa di quel poliziotto così alieno dalla ordinaria amministrazione. E si interessò con O r l a n d o , C a p o del gover234
n o , p e r c h é lo nominasse q u e s t o r e . P r o p r i o c o m e q u e s t o r e , a Bologna, Mori s'era trovato a fronteggiare le violenze delle s q u a d r e fasciste di Balbo e Arpinati. L'aveva fatto con la consueta risolutezza, attirandosi i fulmini di Balbo («Stiamo l o t t a n d o c o n t r o i partiti antinazionali protetti ignominiosam e n t e dal p r e f e t t o Mori») e dello stesso Mussolini che sul Popolo d'Italia lo definiva «servitore o t t u s o del g o v e r n o di Roma» la cui vita n o n m e r i t a v a «una goccia di s a n g u e dell'ultimo fascista di provincia». D u r a n t e u n a manifestazione fascista a B o l o g n a Mori, l'odiato «prefettissimo», e r a stato costretto a barricarsi nel Palazzo d'Accursio. Il debole Facta c o m p e n s ò Mori dei servizi resi relegandolo a Bari: e Mussolini, venti giorni d o p o la Marcia su Roma, lo sospese da ogni incarico. Si spiega, d u n q u e , la p e r p l e s s i t à del D u c e q u a n d o De B o n o e F e d e r z o n i a v e v a n o c a l d e g g i a t o la d e s i g n a z i o n e di un funzionario così m a r c h i a t o c o m e p r o c o n s o l e in Sicilia. Tuttavia Mussolini - che all'occorrenza sapeva dimenticare s u p e r ò i d u b b i . Sentiva c h e Mori faceva p e r lui in Sicilia, così c o m e Bocchini a Roma. Sul finire del 1925 il s u p e r p r e fetto d i e d e inizio, con p o t e r i p r a t i c a m e n t e illimitati, alla «pulizia» dell'isola. C o n 800 u o m i n i attaccò i banditi e mafiosi a r r o c c a t i sulle M a d o n i e , passò al setaccio b o r g a t e e città, prese nelle sue reti molti pesci piccoli ma a n c h e qualche pesce grosso, come Calogero Vizzini e Genco Russo, seguì le tracce indicate dalle lettere a n o n i m e , utilizzò spregiud i c a t a m e n t e i confidenti, fece ricorso ai mezzi p i ù b r u t a l i p e r i n d u r r e alla resa i capicosca. Confiscava p a t r i m o n i , sequestrava, q u a n d o gli p a r e v a occorresse, le d o n n e dei latitanti, faceva macellare il bestiame sulle piazze e distribuiva la c a r n e ai poveri, proclamava che «se i siciliani h a n n o p a u ra dei mafiosi li convincerò che io sono il mafioso p i ù forte di tutti». Era, ha osservato A r r i g o Petacco in u n a biografìa di Mori, p i ù u n o sceriffo che un prefetto. La m a g i s t r a t u r a agiva s o s t a n z i a l m e n t e ai suoi o r d i n i , su p r o v e discutibili, e m a n a n d o s e n t e n z e spicciative e severe. Si d i e d e r o casi di 235
mafiosi c o n d a n n a t i p e r crimini avvenuti lo stesso giorno, alla stessa ora, a centinaia di chilometri di distanza. Il garantismo legale era stato travolto dal d i n a m i s m o di questo dittat o r e d e l l ' o r d i n e p u b b l i c o siciliano. Ma, riconosciuto t u t t o q u e s t o , va p u r detto che la mafia ricevette da lui un colpo t r e m e n d o , e che p r o p r i o allora molti tra i suoi capi e gregari c e r c a r o n o scampo negli Stati Uniti, p e r sfuggire alla caccia degli u o m i n i di Mori. Si usa r i p e t e r e che il prefettissimo r i s p a r m i ò i m a g g i o r i m a n d a n t i , si insiste sulla sterilità di u n a azione solo poliziesca, n o n sociale. Obbiezioni che possono essere valide, in qualche misura, a p a t t o che n o n si voglia sottovalutare i risultati i m p o r t a n t i c h e Mori o t t e n n e . N o n si f e r m ò n e p p u r e di fronte a un e s p o n e n t e fascista che stava e m e r g e n d o , Alfredo Cucco, federale di Palermo. C o n t r o costui il superprefetto accumulò u n a d o c u m e n t a z i o n e implacabile, che i n d u s s e Mussolini a sciogliere, agli inizi del 1927, il fascio di P a l e r m o , e a consentire la incriminazione del Cucco. In questo suo ruolo di p r o c o n s o l e con p o t e r i p r e s s o c h é assoluti Mori aveva tuttavia p e r d u t o il senso del limite. Il prefetto giolittiano di Bologna era diventato un fanatico della camicia n e r a , assumeva pose gladiatorie, si compiaceva della popolarità e la sollecitava. Mussolini, che nel m a r z o del 1928 l'aveva convocato a R o m a ed esortato a « p r o v v e d e r e alla liquidazione giudiziaria della mafia nel p i ù b r e v e t e m p o possibile», t r e mesi d o p o gli concedeva il laticlavio, togliendolo dalla Sicilia. Sec o n d o u n a spiegazione che forse concede t r o p p o agli schemi marxisti, il prefettissimo fu liquidato p e r c h é , m e n a n d o colpi d'accetta nella giungla mafiosa, aveva colpito n o n solo gli esponenti minori, ma a n c h e notabili di p r i m o p i a n o , legati s a l d a m e n t e al fascismo. N o n possiamo escluderlo. Ma va p u r detto che Mori - m o r t o dimenticato nel 1942 - sembrava a un certo m o m e n t o ubriacato dalla sua «missione», e che la e m e r g e n z a poliziesca e giudiziaria da lui instaurata in Sicilia n o n poteva diventare regola in u n o Stato cui il Duce voleva d a r e connotati di normalità autoritaria. La mafia so236
pravvisse senza dubbio a Mori, ma d o p o che si era volontar i a m e n t e ibernata: e risorse a n c h e grazie al r i t o r n o di quei «boss» che p r o p r i o p e r sfuggire al g r a n d e giustiziere avevano traversato l'Oceano. Lo Stato fascista n o n poteva consentire che i conflitti tra le forze sociali si sviluppassero e risolvessero secondo u n a logica s p o n t a n e a , e perciò spesso turbolenta. La p r e m i n e n z a , affermata a o g n i pie sospinto, dell'interesse n a z i o n a l e sull'interesse individuale, esigeva che queste tensioni logoranti fossero sostituite da u n a dialettica mediata, a p p u n t o , si disse, p e r salvaguardare i beni s u p r e m i su cui vigilava lo Stato forte, saggio, o n n i p r e s e n t e . Questa concezione dei r a p p o r t i tra capitale e lavoro aveva avuto u n a p r i m a attuazione pratica, lo abbiamo visto, nei patti di Palazzo Vidoni che furono la c o n d a n n a a m o r t e del sindacalismo libero. Era u n a concezione c h e , sotto la a p p a r e n z a della imparzialità, aveva f u n z i o n a t o quasi s e m p r e , nei p r i m i a n n i del fascismo, in d a n n o dei l a v o r a t o r i . A n c h e q u a n d o - c o m e p e r l a q u o t a n o v a n t a - Mussolini si e r a trovato in contrasto con gli ambienti finanziari, la decisione da lui p r e s a n o n e r a stata favorevole alle masse: aveva semplicemente richiesto un sacrificio gravoso ai d i p e n d e n t i a r e d d i t o fisso, e imposto qualche d a n n o a n c h e agli i m p r e n d i t o r i . La legge sindacale del 1926, c h e d i e d e un assetto giuridico alla materia, e gettò le basi dello Stato corporativo, era stata p r e c e d u t a d a u n a d e l i b e r a z i o n e del G r a n Consiglio che tracciava le linee del p r o g e t t o . Essa stabiliva che «il fen o m e n o sindacale deve essere controllato e i n q u a d r a t o dallo Stato», che p e r ogni specie di impresa o categoria di lavoratori la r a p p r e s e n t a n z a sarebbe stata accordata ad un solo sindacato, fascista; che u n a m a g i s t r a t u r a ad hoc avrebbe d e finito le vertenze derivanti da r a p p o r t i di lavoro; e che infine «deve essere vietata la auto-difesa di classe, cioè la serrata e lo sciopero». La interpretazione di queste consegne del G r a n Consiglio diede luogo a qualche contrasto tra l'ala mo237
d e r a t a del fascismo, che aveva il suo i n t e r p r e t e nel g u a r d a sigilli Rocco, e che temeva anche le caute concessioni p o p u liste c h e la legge a v r e b b e p o t u t o c o n t e n e r e , e il sindacalis m o fascista di Rossoni. La C o n f i n d u s t r i a , che a p p r o v a v a calorosamente il divieto di sciopero, avrebbe voluto conservare qualche m a g g i o r e a u t o n o m i a di m o v i m e n t o p e r q u a n to r i g u a r d a v a le imprese, ma era soddisfatta. Il varo della legge sindacale fu salutato dalla s t a m p a fascista come u n a «data storica». In un messaggio «a tutti i fascisti» il Duce, con il suo vecchio tono tribunizio, spiegò che «l'ordinamento corporativo dello Stato è un fatto compiuto» e che «lo stato demo-liberale, agnostico ed imbelle, fu: al suo posto sorge lo Stato fascista». «Per la p r i m a volta nella storia del m o n d o - continuava il messaggio - u n a rivoluzione costruttiva c o m e la n o s t r a realizza pacificamente, nel c a m p o della p r o d u z i o n e e del lavoro, l ' i n q u a d r a m e n t o di t u t t e le forze economiche ed intellettuali della nazione, p e r dirigerle verso u n o scopo c o m u n e . Per la p r i m a volta si crea un sis t e m a p o t e n t e d i q u i n d i c i g r a n d i associazioni, t u t t e p o s t e sullo stesso p i a n o di parità, tutte riconosciute nei loro legittimi e conciliabili interessi dallo Stato sovrano.» Il sistema corporativo fascista, che subì successivi a d e g u a m e n t i (anche p e r c h é , secondo u n a espressione di Bottai, all'inizio le Corporazioni sembravano destinate a girare isolat e l ' u n a dall'altra, p e r d u t a m e n t e , n e l l ' o r b i t a dello Stato), n o n m u t u a v a nulla, in sostanza, dalle Corporazioni antiche; che nascevano, in g e n e r a l e , dalla esigenza, avvertita in det e r m i n a t e c a t e g o r i e , d i p r o t e g g e r s i dallo s t r a p o t e r e dello Stato. Le C o r p o r a z i o n i fasciste, cui D ' A n n u n z i o aveva dato qualche ispirazione con la Carta del C a r n a r o , furono al contrario u n a e m a n a z i o n e di quel p o t e r e . C o n esse l'ideale della pace sociale veniva perseguito togliendo alle parti p o t e n z i a l m e n t e in conflitto la libertà di scontrarsi. La s t r u t t u r a corporativa poggiava, lo abbiamo già accennato, su q u a t t r o capisaldi. 1) Il riconoscimento legale delle associazioni sindacali dei datori di lavoro e dei prestatori d ' o p e r a , e l'attri238
b u z i o n e a queste associazioni di u n a c o m p e t e n z a di diritto pubblico; 2) la disciplina giuridica dei contratti collettivi di lavoro; 3) la m a g i s t r a t u r a del lavoro p e r d i r i m e r e i conflitti.; 4) il divieto di sciopero e di serrata. Al vertice d e l l ' o r d i n a m e n t o sindacale e c o r p o r a t i v o fu poi posto il Consiglio nazionale delle Corporazioni, nel quale e r a n o r a p p r e s e n t a t e le sezioni e le sottosezioni corrispondenti ai g r a n d i r a m i della p r o d u z i o n e e della libera attività professionale e artistica. Il Consiglio nazionale delle C o r p o razioni e r a p r e s i e d u t o formalmente da Mussolini; ma in sua vece lo presiedeva di n o r m a il ministro delle Corporazioni. Le funzioni del Consiglio f u r o n o , q u a n d o il sistema r a g giunse un certo assestamento, duplici: consultive e n o r m a t i ve. Esso e s p r i m e v a un p a r e r e sulla attività legislativa dello Stato nel c a m p o sindacale e corporativo, e sui ricorsi a m m i nistrativi in materia sindacale. Inoltre, con funzioni n o r m a tive, il Consiglio coordinava le leggi sui r a p p o r t i di lavoro, e sovrintendeva alla attività assistenziale esercitata dalle associazioni sindacali. Infine il Consiglio stesso autorizzava le associazioni sindacali a d e t e r m i n a r e le tariffe p e r le prestazioni professionali e ad e m a n a r e r e g o l a m e n t i obbligatori p e r gli a p p a r t e n e n t i a u n a categoria. Scriveva u n a pubblicazione di allora: «Se si c o n s i d e r a il sistema corporativo nel suo spirito più p r o f o n d o e nelle sue più alte finalità si scorge che esso, m e n t r e si ispira a superiori principi etici quali l'autorità statale, la pacifica convivenza, la concorde collaborazione di tutte le categorie p r o d u t t i v e , il loro elevamento m o r a le e intellettuale, e s p r i m e al t e m p o stesso il più p i e n o ricon o s c i m e n t o della realtà e c o n o m i c a dei nostri giorni d o m i nata dal f e n o m e n o della c o n c o r r e n z a tra le varie economie nazionali, di fronte al q u a l e f e n o m e n o il d i v a m p a r e della lotta di classe c o n d u r r e b b e f a t a l m e n t e alla sopraffazione economica e politica. Si p o n e p e r t a n t o l'imperiosa esigenza della m a g g i o r e c o m p a t t e z z a organica delle singole c o m u nità politiche e della riaffermazione dell'unità nazionale in senso economico oltreché politico». 239
Questo discorso è fumoso, e articolato in forma oscura, come spesso nello stile degli ideologi, quale che sia la loro parte. Ma un concetto è chiaro, nel labirinto delle frasi: ogni attività economica, e gli interessi delle categorie che vi si dedicavano, dovevano r i m a n e r e subordinati alla volontà dello Stato. Le Corporazioni fasciste ebbero d u n q u e un marchio burocratico, a u t o r i t a r i o , dirigistico c o m e si d i r e b b e oggi. Ci si illuse che grazie al nuovo sistema la lotta di classe potesse essere eliminata. Certo furono eliminate le sue forme esteriori, e furono legate le m a n i ai sindacalisti combattivi. L'ordinamento favorì i datori di lavoro, (industriali o agrari, a scapito dei lavoratori. Anche gli interventi della m a g i s t r a t u r a del lavoro ris u l t a r o n o , in un p r i m o t e m p o , così lenti, da p o r r e la p a r t e più debole - i lavoratori - in u n a d r a m m a t i c a situazione di inferiorità. P r o p r i o p e r ovviare a questi inconvenienti fu adottata, nel 1930, u n a serie di provvedimenti che fece della giustizia del lavoro u n o strumento più equo. Le decisioni dei magistrati furono da allora orientate in favore dei d i p e n d e n ti: il che n o n solo diede a questi ultimi maggiori garanzie, ma indusse gli imprenditori a preferire le p r o c e d u r e e le soluzioni conciliatorie, senza più rifugiarsi sistematicamente, come era accaduto in precedenza, negli stancheggiamenti cui ogni vertenza si prestava in sede giudiziaria. L'edificio c o r p o r a t i v o , c h e e r a s e m p r e «in divenire» - Mussolini stesso aveva posto un t r a g u a r d o secolare p e r il suo c o m p l e t a m e n t o - n o n assunse mai, in realtà, le caratteristiche di un sistema organico, nel quale cioè le p r e m e s s e «ideologiche» si r i v e r b e r a s s e r o , c o m e avviene nei sistemi «socialisti», in tutti i settori della società e delle attività. T r o p p i elementi i m p e d i v a n o che questa strada fosse percorsa fino in fondo. Anzitutto il p r a g m a t i s m o del Duce che n o n voleva essere i m p r i g i o n a t o e n t r o s c h e m i t r o p p o rigidi. Q u a n d o G i u s e p p e Bottai, ministro delle Corporazioni, volle ampliare le funzioni del suo dicastero, fino a trasformarlo nel p e r n o di u n a vera p r o g r a m m a z i o n e nazionale, Mussolini lo bloccò, a s s u m e n d o n e p e r s o n a l m e n t e , nel 1933, la re240
sponsabilità. Si o p p o n e v a n o inoltre a un dirigismo coerente le resistenze della classe i m p r e n d i t o r i a l e , la vischiosità di u n a a m m i n i s t r a z i o n e che agiva p a r a l l e l a m e n t e al fascismo, senza confondersi con esso, lo spirito di iniziativa individuale e a n c h e l'anarchismo e la approssimazione italiani. Tutti elementi che, mutatis mutandis, h a n n o poi giuocato e contin u a n o a giuocare contro altri conati dirigistici - e probabilm e n t e è stata u n a fortuna - negli a n n i del d o p o g u e r r a . Isole potenti di economia liberale - o anarco-liberale - resistevano così g a g l i a r d a m e n t e accanto alle s t r u t t u r e e incrostazioni corporative, e agivano all'interno di esse. La sistemazione dei r a p p o r t i tra le classi secondo «l'etica e i principi del fascismo» fu completata con la Carta del Lav o r o , «summa» della socialità del R e g i m e , e l a b o r a t a nelle sue p r i m e s t e s u r e da G i u s e p p e Bottai, s o t t o s e g r e t a r i o e q u i n d i m i n i s t r o delle C o r p o r a z i o n i . L a f o r m u l a z i o n e d i q u e s t o d o c u m e n t o aveva n o t e v o l m e n t e a l l a r m a t o le organizzazioni dei datori di lavoro, che vedevano in esso u n a insidia alla libertà di i m p r e s a e al n o r m a l e meccanismo delle forze economiche. T a n t o tenaci furono queste resistenze che Bottai, d o p o aver tentato invano, ai primi del 1927, di conciliare i p u n t i di vista della Confindustria e del sindacalismo fascista di Rossoni, trasmise al D u c e d u e diverse versioni della «Carta», invitandolo a tagliare d ' a u t o r i t à il n o d o p e r ché «il c o n g e g n o d e l l ' o r d i n a m e n t o corporativo n o n p u ò riposare che parzialmente sul consenso delle parti», e «al suo funzionamento è indispensabile l'intervento risolutivo della volontà politica, l'azione dello Stato forte». Alla mediazione tra i d u e testi mise le m a n i Rocco, come al solito accentuando la i m p r o n t a conservatrice, poi Mussolini ricorresse il corr e t t o , e infine la n o t t e t r a il 21 e il 22 aprile 1927 il G r a n Consiglio a p p r o v ò la C a r t a che n o n aveva valore giuridico in se stessa, ma e n u n c i a v a p r i n c ì p i che la legislazione successiva avrebbe d o v u t o t r a d u r r e in concreti provvedimenti. Essa fu salutata c o m u n q u e dalla stampa fascista con ditirambi entusiastici, si scrisse che era «il p u n t o di p a r t e n z a p e r la 241
costruzione della n u o v a organizzazione della società italiana» e che realizzava «lo stato del popolo». La Carta fu, tutto sommato, u n o s t r u m e n t o propagandistico del quale Mussolini sentiva il bisogno p e r t a p p a r e con esso la bocca a q u a n t i accusavano il fascismo di essere l'espressione del g r a n d e capitale a g r a r i o e i n d u s t r i a l e . Il g r a n d e d e m a g o g o vi aveva trasfuso il suo frasario m a g n i l o q u e n t e ed efficace, già avvertibile nei d u e primi articoli: «La Nazione italiana è un organ i s m o a v e n t e fini, vita, mezzi di azione s u p e r i o r i , p e r p o tenza e d u r a t a , a quelli degli individui divisi o r a g g r u p p a t i che la c o m p o n g o n o . E u n a unità morale, politica ed economica, che si realizza i n t e g r a l m e n t e nello Stato fascista». «Il lavoro, sotto tutte le sue forme organizzative ed esecutive, intellettuali, tecniche, m a n u a l i , è un d o v e r e sociale. A q u e sto titolo, e solo a questo titolo, è tutelato dallo Stato.» Negli articoli successivi la C a r t a del L a v o r o riassumeva le concezioni c o r p o r a t i v e (l'organizzazione sindacale è libera, ma «solo il sindacato l e g a l m e n t e riconosciuto e sottoposto al controllo dello Stato ha il diritto di r a p p r e s e n t a r e legalmente tutte le categorie», «nel contratto collettivo di lavoro trova la sua espressione concreta la solidarietà tra i vari fattori della p r o d u z i o n e » ecc.); e riaffermava, p e r a l t r o , la prevalenza della iniziativa p r i v a t a sulla iniziativa pubblica n e l c a m p o i m p r e n d i t o r i a l e , passaggio q u e s t o f o r t e m e n t e voluto d a Rocco («l'intervento dello Stato nella p r o d u z i o n e economica ha luogo soltanto q u a n d o m a n c h i o sia insufficiente l'iniziativa privata o q u a n d o siano in giuoco interessi politici dello Stato»). Per q u a n t o r i g u a r d a v a i lavoratori, la Carta sancì il diritto al riposo settimanale, alle ferie, a u n a maggiore retribuzione p e r i t u r n i di notte, alla i n d e n n i t à di licenziamento; stabilì che i benefici dei contratti collettivi si estendessero ai lavoratori a domicilio, dettò criteri p e r la p r e v e n z i o n e degli infortuni e p e r la previdenza, diede base paritetica (con r a p p r e s e n t a n t i delle d u e parti) agli uffici di collocamento. Fu i n s i e m e u n a sintesi d e l c o r p o r a t i v i s m o , il s o m m a r i o di princìpi e n o r m e a difesa dei lavoratori che e r a n o o r m a i pa242
t r i m o n i o c o m u n e degli Stati civili, e un catalogo di b u o n e intenzioni. Grazie ad essa il fascismo p o t è affermare che era stata trovata u n a «terza via» sociale, diversa dal capitalismo egoista, diversa dal c o m u n i s m o collettivizzatore. L a s t r u t t u r a c o r p o r a t i v a n o n f u trasferita i n t e g r a l m e n t e , p e r il m o m e n t o , nelle assemblee legislative. Progetti di totale «corporativizzazione» della C a m e r a e del Senato furono affacciati e discussi, tra il 1927 e il 1928, q u a n d o si trattò di definire il sistema elettorale. Ma alla fine v e n n e varata u n a legge che «fascistizzava» la C a m e r a , senza tuttavia r e n d e r l a del tutto corporativa. Le n u o v e n o r m e furono a p p r o v a t e il 16 m a r z o 1928 dalla C a m e r a , d u e mesi d o p o dal Senato, in e n t r a m b e le assemblee con schiacciante m a g g i o r a n z a . Giolitti p r o n u n c i ò in quella occasione il suo u l t i m o discorso p a r l a m e n t a r e , a m m o n e n d o che veniva segnato «il decisivo distacco del R e g i m e fascista dal R e g i m e retto dallo Statuto (albertino)». Il senatore Luigi Albertini mosse anch'egli, insieme a p o c h i altri, critiche al p r o g e t t o , cui Mussolini r e plicò a s s e r e n d o che «lo Statuto n o n c'è più n o n p e r c h é sia stato r i n n e g a t o , ma p e r c h é l'Italia d'oggi è p r o f o n d a m e n t e diversa dall'Italia del 1848». C o n la legge elettorale veniva istituito un unico collegio nazionale, e i d e p u t a t i e r a n o ridotti a 400. Le confederazioni sindacali nazionali legalmente riconosciute ed alcuni enti morali e associazioni a p p o s i t a m e n t e designati avrebbero indicato mille n o m i , tra i quali il G r a n Consiglio avrebbe p r e scelto - a n c h e con a g g i u n t e di sua iniziativa tra personalità «di c h i a r a fama» - l'elenco dei q u a t t r o c e n t o . U n a m a g g i o r a n z a della m e t à più u n o dei voti alla lista u n i c a a v r e b b e p o r t a t o alla C a m e r a tutti i 400 candidati. L'elettore e r a chiam a t o a r i s p o n d e r e con un sì o con un no alla d o m a n d a «approvate voi la lista dei d e p u t a t i designati dal G r a n Consiglio nazionale del fascismo?». La legge disponeva a n c h e c o m e si dovesse p r o c e d e r e ove il voto p o p o l a r e fosse stato contrario alla lista: ipotesi che c o m u n q u e e r a fuori dalla realtà. 243
In un complesso giuoco di equilibri Mussolini fascistizzava la C a m e r a , statalizzava il fascismo e debilitava la M o n a r chia. U n a circolare del Duce ai Prefetti, agli inizi del 1927, aveva stabilito d u e p r i n c ì p i e g u a l m e n t e i m p o r t a n t i : che il prefetto era «la più alta autorità dello Stato nella provincia», n o n essendo p i ù in discussione in alcun m o d o , d u n q u e , la sua s u p r e m a z i a sul s e g r e t a r i o federale; ma c h e il p r e f e t t o era a n c h e «il r a p p r e s e n t a n t e politico del Regime Fascista» al quale «tutti i cittadini, e in p r i m o luogo quelli che h a n n o il g r a n d e privilegio ed il massimo o n o r e di militare nel fascismo, d e v o n o rispetto ed obbedienza». N o n basta. Aggiungeva la circolare che «laddove necessita il prefetto deve eccitare ed armonizzare la attività del partito nelle sue varie manifestazioni» p e r c h é «l'autorità n o n p u ò essere c o n d o t t a a mezzadria» e «il partito e le sue gerarchie... n o n sono, a rivoluzione compiuta, che u n o s t r u m e n t o consapevole della volontà dello Stato, t a n t o al c e n t r o q u a n t o alla periferia». C o n queste m i s u r e , Mussolini «burocratizzò» il fascismo e affidò al partito funzioni di parata. Per essere più forte, cont r o le residue velleità «rivoluzionarie» di alcune frange del vecchio squadrismo, confuse Stato e partito. Il partito perse ogni m o r d e n t e : e q u a n t o lo avesse p e r s o fu possibile constatarlo nella crisi del 25 luglio 1943. C o n un'altra decisione - che anch'essa avrebbe p r o d o t t o i suoi lontani effetti il 25 luglio - il G r a n Consiglio del fascis m o d i v e n n e , nel s e t t e m b r e del 1928, un «organo costituzionale dello Stato». Presieduto dal C a p o del g o v e r n o , e da lui convocato, il G r a n Consiglio era incaricato di «coordinare tutte le attività del regime», di a p p r o v a r e , come abbiamo visto, la lista dei deputati, di p r o n u n c i a r s i sulle n o m i n e del P N F , di esprimere p a r e r i «sulle questioni aventi carattere costituzionale», ivi inclusi i poteri e le attribuzioni del Re e la successione al t r o n o . Q u e s t ' u l t i m a facoltà del G r a n Consiglio sottoponeva a d d i r i t t u r a ad u n a sua valutazione politica il meccanismo ereditario e aggravava la ipoteca fascista sulla C o r o n a , anche se Mussolini si sentì in d o v e r e di p r e c i s a r e 244
che n o n vi e r a n o d u b b i sulla automaticità della ascesa al trono del principe U m b e r t o , q u a n d o il p a d r e fosse m o r t o . L'affronto alla M o n a r c h i a e r a b r u c i a n t e : ma sugli effetti che esso e b b e le t e s t i m o n i a n z e e i p a r e r i f u r o n o e r e s t a n o t u t t o r a controversi. Mussolini scrisse nella Storia di un anno che la legge sul G r a n Consiglio « d e t e r m i n ò il p r i m o grave u r t o fra m o n a r c h i a e fascismo» e che «da quel g i o r n o Vittorio Savoia cominciò a detestare Mussolini e a covare un odio t r e m e n d o contro il fascismo». S e m p r e secondo Mussolini, il Re aveva detto che «il grido della successione n o n p u ò essere che il t r a d i z i o n a l e : il Re è m o r t o ! Viva il Re!». Testimonianza di p r i m a m a n o , e che più autorevole n o n si p o t r e b b e p e n s a r e : ma recata dal Mussolini di Salò, invelenito c o n t r o la C o r o n a , e q u i n d i t e n d e n z i a l m e n t e fazioso. Tuttavia Fed e r z o n i , nelle sue m e m o r i e , h a s o s t a n z i a l m e n t e ricalcato q u e s t a traccia r a c c o n t a n d o - s e p p u r e con i n t e n z i o n i filom o n a r c h i c h e - che la legge sul G r a n Consiglio aveva lo scopo di ricattare il Principe di Piemonte, ostile al fascismo, cos t r i n g e n d o l o a un a t t e g g i a m e n t o p i ù favorevole. U m b e r t o di Savoia ha p e r a l t r o n e g a t o che la legge sul G r a n Consiglio fosse stata causa di dissapori tra il p a d r e e Mussolini. I r a p p o r t i t r a i d u e s a r e b b e r o stati p e r dieci a n n i , d a l discorso del 3 gennaio 1925 fino al 1935, s e m p r e b u o n i . Resta il fatto che Vittorio E m a n u e l e I I I , a n c h e se si sentì offeso e turbato, n o n r i t e n n e di d o v e r e s p r i m e r e in m o d o chiaro ed ufficiale questi suoi sentimenti al Duce. Egli forse n o n capì che con le n u o v e p r e r o g a t i v e del G r a n Consiglio la «diarchia», che già esisteva nei fatti, era stata istituzionalizzata, anzi addirittura costituzionalizzata. Il Duce aveva c o n g e g n a t o u n a s t r u t t u r a politica, sociale, burocratica che rispondeva ai suoi scopi. Tutto faceva capo a lui, il G r a n Consiglio, il Governo, il Partito, le Corporazioni. Lo Stato e r a fascista, e il fascismo era statalizzato. La Rivoluzione, che c o n t i n u a v a a qualificarsi tale, e r a d i v e n t a t a amministrazione.
CAPITOLO QUARTO
LA C O N C I L I A Z I O N E
La Conciliazione fu il p u n t o d'arrivo di d u e esigenze diverse ma t e n d e n t i allo stesso obbiettivo. Per la S a n t a S e d e si t r a t t a v a d i p o r r e f i n e , con u n a c c o r d o soddisfacente, che n o n sembrasse u n a resa, alla «iniqua condizione fatta al r o m a n o Pontefice». Per Mussolini si trattava di accelerare la dissoluzione di ciò che restava del partito p o p o l a r e , togliendo alla sua opposizione al R e g i m e il f o n d a m e n t o m o r a l e e politico della «Questione romana»; e di attirare inoltre verso il fascismo quelle masse cattoliche che ancora e r a n o perplesse ed esitanti. L'anticlericalismo dei fascisti della p r i m a o r a , e le declamazioni atee del Mussolini pre-fascista, n o n e r a n o stati del tutto dimenticati, a l m e n o da chi dimenticarli n o n voleva. Senza d u b b i o Mussolini e r a stato p o i largo di gesti e p r o v v e d i m e n t i che attestavano la sua ansia di ingraziarsi la Chiesa. II Crocefisso e r a t o r n a t o nelle scuole e negli ospedali, l ' i n s e g n a m e n t o religioso era stato reso obbligatorio, i seminaristi avevano o t t e n u t o l'esonero dal servizio militare, la Messa era divenuta un accessorio indispensabile di molte solenni cerimonie ufficiali. C o n la abilità tattica e la s p r e g i u d i c a t e z z a ideologica di s e m p r e , Mussolini voleva la pace con la Chiesa p e r catturare i cattolici. Sapeva che, se vi fosse riuscito, il suo p o t e r e sarebbe divenuto notevolmente più forte, e più capillare. N o n e r a disposto a dividere con la Chiesa il p r e d o m i n i o politico in alcuni settori essenziali - la lotta che mosse alle organizzazioni giovanili cattoliche fu senza q u a r t i e r e , e si concluse con la loro cancellazione - ma era disposto a largheggiare in altri settori. Q u a n t o di questa conversione corrispondesse a 246
un m u t a m e n t o di convinzioni personali è difficile dire. Nell ' u o m o o g n i a t t e g g i a m e n t o e r a s u b o r d i n a t o alle esigenze del m o m e n t o , e legittimato da esse. Questa affermazione vale p e r il m a n g i a p r e t i s m o f o r s e n n a t o della fase socialista, e vale p e r il p e r b e n i s m o cattolico degli a n n i di g o v e r n o . Si r a c c o n t a che egli abbia s e m p r e avuto carissimi un libro di p r e g h i e r e , un rosario, e u n a catenina d ' o r o con u n a m e d a glietta della M a d o n n a donatigli dalla m a d r e . Q u e s t o attacc a m e n t o , se r i s p o n d e a verità, e r a più superstizioso, o familiare, che religioso. Certo è che p e r il Natale del 1925 Benito e Rachele, già uniti in m a t r i m o n i o con il solo rito civile, si r i s p o s a r o n o davanti all'altare. Altrettanto certo è che Mussolini assistette, d u r a n t e il ventennio, solo alle cerimonie religiose impostegli dal suo r u o l o ufficiale. C o m e a b b i a m o a m p i a m e n t e riferito ne Lltalia in camicia nera, già nei mesi i m m e d i a t a m e n t e successivi alla Marcia su R o m a Mussolini aveva voluto p r e n d e r e contatto con il cardinale Gasparri, u o m o chiave della politica vaticana. A metà di g e n n a i o del 1923 il C a p o del g o v e r n o fascista e il cardinale segretario di Stato s'incontrarono s e g r e t a m e n t e , in un palazzo messo a disposizione d a l p r e s i d e n t e del B a n c o di Roma, conte Santucci, che si era prestato c o m e intermediario. Parlarono soprattutto del Banco di Roma, che finanziava le organizzazioni cattoliche, e che versava in difficili condizioni. Q u a n t o alla «Questione r o m a n a » , c o n v e n n e r o che n o n e r a il m o m e n t o di «affrontarla in pieno». Ma si e r a n o capiti, e s a p e v a n o e n t r a m b i che al c u o r e di essa s a r e b b e r o p r e s t o o t a r d i arrivati. Stabilirono i n t a n t o di c o m u n i c a r e , q u a n d o ve ne fosse bisogno, tramite il P a d r e gesuita Tacchi Venturi, che allora fece assiduamente la spola tra Mussolini e Gasparri, e che fu il p r i m o tessitore della t r a m a che p o r t ò ai Patti lateranensi. D o p o il discorso del 3 gennaio 1925 Mussolini aveva fatto un altro passo, sulla s t r a d a che p o r t a v a all'accordo con la Chiesa, n o m i n a n d o u n a commissione p e r la riforma della legislazione ecclesiastica. Di essa facevano parte sette laici e tre 247
sacerdoti. La p r e s i e d e v a il s o t t o s e g r e t a r i o Matteini, la cui estrazione politica (veniva dalla destra del partito popolare) garantiva un atteggiamento benevolo verso le esigenze della Santa Sede. Il Vaticano p r e s e le distanze dalla iniziativa, aff e r m a n d o che i tre ecclesiastici e r a n o e n t r a t i nella commissione a titolo p e r s o n a l e , n o n p e r designazione del Papa. Il q u a l e , conosciute le conclusioni della c o m m i s s i o n e stessa, che p u r e r a n o molto favorevoli alle richieste della Santa Sede, le rifiutò pregiudizialmente. La sistemazione delle p e n denze, precisò, n o n poteva avvenire p e r decisione unilaterale dello Stato italiano, ma doveva essere oggetto di negoziati. Analoga accoglienza da p a r t e di Pio XI ebbe un p r o g e t t o di riforma della legge delle Guarentigie, che era stato elaborato dal senatore Santucci, e che era stato a p p r o v a t o entusiasticam e n t e sia dal guardasigilli Rocco, sia dal cardinale Gasparri. Quest'ultimo sottopose il d o c u m e n t o all'esame del Papa che si cavò d'impaccio dicendo di trovarlo «di così difficile attuazione, che preferiva lasciare al suo successore la soluzione del difficile problema». Lo affrontò e risolse invece egli stesso, q u a t t r o a n n i d o p o . E v i d e n t e m e n t e la situazione e r a nel frattempo cambiata, agli occhi di Pio XI. Si p u ò soltanto c o n g e t t u r a r e sulle ragioni che i n d u s s e r o in quel m o m e n t o il Pontefice ad o p p o r r e un «fin de n o n - r e cevoir» alla p r o p o s t a . Le p i ù verosimili s o n o d u e . Da u n a p a r t e P a p a Ratti i n t e n d e v a a s p e t t a r e che il fascismo a n c h e se si consolidava di g i o r n o in g i o r n o desse m a g g i o r i e definitive g a r a n z i e di essere u n a c o n t r o p a r t e la cui firma n o n potesse essere rimessa, a breve distanza di t e m p o , in discussione. Dall'altra egli voleva seguire l'atteggiamento del Regime, in quel p e r i o d o di p r o f o n d e mutazioni e di instaurazione della d i t t a t u r a v e r s o le o r g a n i z z a z i o n i cattoliche. Il p a r t i t o p o p o l a r e e r a in disfacimento. Ma l'Azion