Piano
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STORIA D'ITALIA Voi. I 476-1250 STORIA D'ITALIA Voi. II 1250-1600 STORIA D'ITALIA Voi. I l i 1600-17...
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Piano
dell'opera:
STORIA D'ITALIA Voi. I 476-1250 STORIA D'ITALIA Voi. II 1250-1600 STORIA D'ITALIA Voi. I l i 1600-1789 STORIA D'ITALIA Voi. IV 1789-1831 STORIA D'ITALIA Voi. V 1831-1861 STORIA D'ITALIA Voi. VI 1861-1919 STORIA D'ITALIA Voi. VII 1919-1936 STORIA D'ITALIA Voi. VIII 1936-1943 STORIA D'ITALIA Voi. IX 1943-1948 STORIA D'ITALIA Voi. X 1948-1965 STORIA D'ITALIA Voi. XI 1965-1993 STORIA D'ITALIA Voi. XII 1993-1997
MONTANELLI I GERVASO
STORIA D'ITALIA 1 6 0 0 1789 INDRO MONTANELLI j ROBERTO GERVASO
L'ITALIA DEL SEICENTO Dal 1600 al 1700 INDRO MONTANELLI ! ROBERTO GERVASO
L'ITALIA DEL SETTECENTO Dal 1700 al 1789
STORIA D'ITALIA Voi. I l i EDIZIONE PER OGGI pubblicata su licenza di RCS Libri S.p.A., Milano © 2006 RCS Libri S.p.A., Milano Questo volume è formato da: Indro Montanelli - Roberto Gervaso Eltalia del Seicento © 1969 Rizzoli Editore, Milano © 1998 RCS Libri S.p.A., Milano Indro Montanelli - Roberto Gervaso Eltalia del Settecento © 1970 Rizzoli Editore, Milano © 1998 RCS Libri S.p.A., Milano Progetto grafico Studio Wise Coordinamento redazionale: Elvira Modugno Fotocomposizione: Compos 90 S.r.l., Milano
Allegato a OGGI di questa settimana NON VENDIBILE SEPARATAMENTE Direttore responsabile: Pino Belleri RCS Periodici S.p.A. Via Rizzoli 2 -20132 Milano Registrazione Tribunale di Milano n. 145 del 12/7/1948
Tutti i diritti di copyright sono riservati
G
li anni che vanno dal 1600 al 1789 segnano, per l'Italia, un momento di profonda decadenza, politica e commerciale. La scoperta delle Americhe e il commercio per le Indie orientali avevano drasticamente ridotto l'importanza del Mediterraneo e, di conseguenza, dei porti italiani. Gli staterelli in cui è frazionata la penisola, sempre divisi e rissosi tra loro, assistono impotenti alla guerra tra Spagna e Francia, in trepidante attesa di conoscere chi sarebbe stato il loro padrone e di correre in aiuto del vincitore. La Controriforma, in nome della fede e del papa re, imperversa perseguitando, attraverso la lunga mano dell'Inquisizione, pensatori come Galileo, Paolo Sarpi e Tommaso Campanella. Solo l'arte sembra, almeno in parte, sopravvivere a questo declino in caduta libera: Claudio Monteverdi, Giambattista Marino, Gian Lorenzo Bernini fanno sì che il pensiero creativo italiano mantenga ancora una posizione di tutto rispetto in àmbito europeo. Sono gli anni degli avventurieri della spada e della penna: geniali imbroglioni come, nel migliore dei casi, Giacomo Casanova e il sedicente conte di Cagliostro. Se in Francia nasce il «secolo dei lumi» e Voltaire e Rousseau con le loro opere preparano il terreno per quella Rivoluzione del 1789 che avrebbe mutato per sempre il mondo, in Italia, salvo alcune eccezioni, è la stagione dell'arcadia e delle accademie, tese alla ricerca di una vuota perfezione formale, priva di nerbo e di contenuto. Un'Italia stanca, esangue, quasi dormiente e ben esemplificata dal «giovin signore» nel G i o r n o di Giuseppe Parini. Un'Italia, però, che sarebbe stata bruscamente costretta al risveglio dalla ventata di desiderio di libertà e di nuovo che, proveniente dalla Francia, travolse ogni cosa. INDRO MONTANELLI (Fucecchio 1909 - Milano 2001) è stato il più g r a n d e giornalista italiano del Novecento. Laureato in legge e in
scienze politiche, inviato speciale del «Corriere della Sera», fondatore del «Giornale nuovo» nel 1974 e della «Voce» nel 1994, è tornato nel 1995 al «Corriere» come editorialista. Ha scritto migliaia di articoli e oltre c i n q u a n t a libri. Tra i suoi ultimi successi, tutti pubblicati da Rizzoli, ricordiamo: Le stanze (1998), Eltalia del Novecento (con Mario Cervi, 1998), La stecca nel coro (1999), Eltalia del Millennio (con Mario Cervi, 2000), Le nuove stanze (2001). ROBERTO GERVASO è nato a Roma nel 1937. Ha studiato in Italia e negli Stati Uniti. Collabora a quotidiani e periodici, alla radio e alla televisione, e da decenni si dedica alla divulgazione storica. 1 suoi libri sono stati tradotti in numerosi Paesi. Tra le sue opere ric o r d i a m o : La bella Rosina (1991), / destri (1999), Appassionate (2001), Amanti (2002).
Indro Montanelli - Roberto Gervaso
L'ITALIA DEL SEICENTO (1600-1700)
AVVERTENZA
Eccoci alla quinta tappa di questa ricostruzione storica della civiltà italiana, cominciata con L'Italia dei secoli bui, L'Italia dei Comuni, L'Italia dei secoli d ' o r o e L'Italia della Controriforma. Forse il lettore troverà un po' smorto il panorama di questa Italia del Seicento, specie raffrontandolo a quello del volume precedente. Ma la colpa non è nostra. Checché ne dicano certi storici, consapevolmente o inconsapevolmente legati a concezioni autoritarie, l'Italia del Seicento è una povera Italia: povera di eventi, povera di uomini, povera di pensiero, povera di tutto. Il barocco non è che la maschera della sua miseria, lo stile di una minoranza di satrapi che ingrassano sulla fame collettiva di una società pietrificata. Noi abbiamo cercato di ravvivare come meglio abbiamo potuto questo plumbeo quadro, dando il massimo rilievo alle figure che lo animano. Ce ne sono di grandi, come Galileo, Sarpi, Bernini, Monteverdi. Ma non è una galleria comparabile a quella del Cinquecento: le condizioni del Paese non lo consentono. Eppure, questo secolo rappresenta una svolta decisiva non tanto per la nostra storia politica, quanto per la formazione del nostro costume su cui lascia un segno indelebile e purtroppo catastrofico. E soprattutto su questo punto che abbiamo infatti insistito. E per renderlo più chiaro, siamo ricorsi a continui raffronti con gli altri Paesi, di cui pertanto siamo stati costretti a seguire succintamente le vicende. Siamo convinti che chi si limita a studiare soltanto l'Italia, dell'Italia non capirà mai nulla. A qualcuno le nostre tesi potranno sembrare soggettive e arbitrarie. È un'accusa a cui si espone qualsiasi storia che non voglia essere soltanto un elenco di nomi e di date. E vero: noi rievochiamo il 5
passato tenendo sempre di vista il presente: gli chiediamo di spiegarci perché l'Italia è com'è. In questo volume, per la prima volta, abbiamo aggiunto una bibliografia. L'abbiamo fatto non per rintuzzare le critiche di certi specialisti che ci accusano di non essere sufficientemente documentati (come se la citazione delle fonti bastasse a dimostrare ch'esse sono state realmente consultate e criticamente vagliate!), ma per liberare da questo sospetto il lettore, unico nostro destinatario e giudice. Eabbiamo però ridotta all'essenziale perché ci rifiutiamo, e seguiteremo a rifiutarci, di costellarne le pagine di note che, rompendo il ritmo della lettura, la rendono più faticosa. Chi non capisce o disprezza questi piccoli accorgimenti non sa cosa sia la divulgazione. Sappiamo benissimo che ogni dettaglio storico è oggetto di continue scoperte e revisioni. Ma noi non scriviamo questi libri per approfondire l'uno o l'altro particolare. Li scriviamo per offrire a chi non l'ha, o l'ha dimenticata, una visione generale della vita italiana nel corso dei secoli. E quando ci si propone un simile panorama non ci si può attardare in puntigliose diatribe su fatterelli secondari o comunque irrilevanti alla sua comprensione e valutazione. Questo fa parte di un altro tipo di Storia, monografica, che ha la sua utilità, anzi la sua necessità, ma non rientra nei nostri interessi, né, crediamo, in quelli dei nostri lettori. Costoro ci hanno tangibilmente dimostrato di apprezzare il nostro sforzo. E siccome questi libri sono dedicati esclusivamente a loro, è solo il loro giudizio che conta. Noi li ringraziamo della loro fedeltà.
Ottobre '69.
I. M. R. G.
PARTE PRIMA
ITALIA, EUROPA, A M E R I C H E
CAPITOLO PRIMO
LA GALASSIA ITALIANA
A p r i m a vista, l'Italia che il 1° g e n n a i o del 1600 festeggiò l'inizio del n u o v o secolo, offriva un i n c o r a g g i a n t e spettacolo di o r d i n e e di t r a n q u i l l i t à , specie se lo si raffrontava alle i n q u i e t u d i n i e alle g u e r r e , politiche e religiose, c h e travagliavano i l r e s t o d ' E u r o p a . L'assetto c h e u n a q u a r a n t i n a d ' a n n i p r i m a la pace di Cateau-Cambrésis aveva d a t o al nostro Paese e r a rimasto sostanzialmente invariato, e i vari Stati e staterelli in cui la penisola era frazionata avevano smesso di dilaniarsi tra loro, c o m e p e r secoli avevano seguitato a fare. N o n che avessero c o m p r e s o l'inanità di q u e l l ' a s s u r d o fratricidio. Ma il p a d r o n e n o n glielo consentiva. Il p a d r o n e e r a la S p a g n a , d e s t i n a t a a r i m a n e r tale fino al 1715, cioè p e r oltre un secolo e mezzo. Essa si e r a dirett a m e n t e a p p r o p r i a t a q u a t t r o d e i n o s t r i m a g g i o r i Stati: l a Sicilia, la S a r d e g n a , Napoli e il Ducato di Milano, oltre u n a testa di p o n t e in M a r e m m a che si chiamava Stato dei Presidi. Li a m m i n i s t r a v a con u o m i n i suoi, Viceré o G o v e r n a t o r i m a n d a t i d a M a d r i d , che n o n tolleravano n e s s u n c o n t r o l l o da p a r t e di o r g a n i locali, a n c h e se ne lasciavano sussistere q u a l c u n o p e r figura c o m e il Parlamento di Napoli, il Senato di Milano e lo Stamento di S a r d e g n a . Del resto, n o n si capisce p e r c h é gli spagnoli a v r e b b e r o d o v u t o r i s p e t t a r e le a u t o n o m i e italiane, visto c h e le a v e v a n o s o p p r e s s e a n c h e in casa loro. Il g o v e r n o degli Asburgo di S p a g n a , c o m e lo aveva costituito F i l i p p o e i suoi successori si p r e p a r a v a n o a m a n t e n e r l o , n o n e r a m e n o centralistico d i quello sovietico d ' o g g i g i o r n o . I funzionari, quasi tutti castigliani, n o n facevano che eseguire gli o r d i n i del Re, c h e s'impicciava a n c h e 9
d e i m i n i m i p a r t i c o l a r i . E ai s u d d i t i n o n r e s t a v a c h e o b bedire. Q u a n t o agli altri Stati della penisola, Filippo gli aveva lasciato u n sembiante d ' i n d i p e n d e n z a , m a solo u n sembiante, p e r c h é dalle c i n q u e r o c c h e f o r t i c h e a b b i a m o m e n z i o n a t e egli e r a in g r a d o in qualsiasi m o m e n t o di ridurli alla ragion e . Vediamo c o m u n q u e i n u n a r a p i d a retrospettiva c o m ' e r a stata regolata la loro sorte e di quali principali vicende erano stati teatro nella seconda m e t à del C i n q u e c e n t o . L'unico che avesse conservato le sue istituzioni e potesse a n c o r a fare u n a sua politica era la Repubblica di Venezia, rimasta p a d r o n a di quasi tutto il Veneto, di un pezzo di L o m bardia, di g r a n p a r t e dell'Istria e della Dalmazia e di alcune isole greche. Venezia doveva questa situazione di privilegio, un p o ' al suo carattere di città l a g u n a r e difficilmente e s p u gnabile p e r via di t e r r a , un p o ' alla sua a g g u e r r i t a flotta tutt o r a fra l e p i ù p o t e n t i d ' E u r o p a , u n p o ' all'accortezza d e i suoi u o m i n i di Stato. Per costoro n o n e r a facile destreggiarsi fra le d u e p o t e n z e A s b u r g o : quella d'Austria e quella di Spagna. Ma ci riuscirono s e m p r e g i u o c a n d o sulla flotta, n e cessaria ad e n t r a m b e p e r la lotta c o n t r o i t u r c h i . L e p a n t o e r a stata u n a vittoria s o p r a t t u t t o v e n e z i a n a . E quasi t u t t o v e n e z i a n o e r a il c o m m e r c i o c o n l ' O r i e n t e , di cui a n c h e la S p a g n a aveva b i s o g n o . Venezia i n s o m m a s a p e v a r e n d e r s i necessaria, e ne a p p r o f i t t ò p e r a c c e n t u a r e s e m p r e p i ù la p r o p r i a i n d i p e n d e n z a a n c h e nei confronti della Chiesa, cui la S p a g n a consentiva di s p a d r o n e g g i a r e su tutto il resto della penisola. All'altro polo dell'Italia settentrionale, il Piemonte cominciava a far parlare di sé. Esso era stato u n a delle g r a n d i poste nell'interminabile conflitto tra Francia e Spagna, i cui eserciti vi si e r a n o dati il c a m b i o m e t t e n d o l o a sacco. Q u a n d o il duca E m a n u e l e Filiberto di Savoia, che si era messo al servizio degli spagnoli e alla loro testa aveva sgominato i francesi a San Quintino, vi fece r i t o r n o d o p o la pace di Cateau-Cambrésis, trovò le città ridotte a macerie e le c a m p a g n e a b r u 10
ghiera. Fin allora la sua capitale era stata C h a m b é r y p e r c h é i suoi p o s s e d i m e n t i e r a n o p i ù di là dalle Alpi, in t e r r i t o r i o francese, che di qua, in territorio italiano. E m a n u e l e Filiberto la trasferì a Torino, e questo gesto implicava u n a scelta p o litica c h e n e l corso dei secoli si s a r e b b e rivelata di decisiva importanza. Grazie ad essa i Savoia, di origine b o r g o g n o n a e q u i n d i francese, d i v e n t a v a n o u n a dinastia italiana. Italiana fu la lingua che a d o t t a r o n o negli atti della loro amministrazione. E italiano diventò il loro c a m p o di azione politica. N o n e r a n o Re. Il loro titolo era ancora quello di Duca, e i loro p o s s e d i m e n t i n o n i n g l o b a v a n o c h e u n a piccola p a r t e del Piemonte, p e r c h é il resto e r a tuttora diviso fra altri d u e Principati: quello di Saluzzo e quello del Monferrato. Emanuele Filiberto provvide anzitutto a procurarsi u n o sbocco al m a r e , e ci riuscì annettendosi la Contea di T e n d a che gli dava accesso a Nizza e c o m p r a n d o dai genovesi il p o r t o di O n e glia. Q u a n d o m o r ì nel 1580, suo figlio Carlo E m a n u e l e I ne continuò la politica con molta energia, anzi forse con t r o p p a p e r c h é i suoi c i n q u a n t ' a n n i di governo furono t u t t ' u n susseguirsi d'iniziative d i p l o m a t i c h e e militari a u d a c i e spregiudicate, ma - come v e d r e m o - n o n s e m p r e fortunate. Più a sud, G e n o v a aveva conservato anch'essa u n a certa a u t o n o m i a , grazie agli e n o r m i servigi che il suo «protettore» A n d r e a Doria e la sua flotta a v e v a n o r e s o alla S p a g n a . Ma, p i ù c h e p e r fare politica, G e n o v a n e a p p r o f i t t a v a p e r fare affari. Il suo t e r r i t o r i o e r a limitato a u n a smilza fascia costiera c h e si s t e n d e v a fra Massa a s u d e M o n a c o a ovest. La città n o n si era mai c u r a t a di darsi solidi istituti cittadini. Il più p o t e n t e era u n a banca privata, quella di San Giorgio, in m a n o alle g l a n d i dinastie finanziarie dei Doria, Grimaldi, Spinola e C e n t u r i o n e , c h e c o n t a v a n o p i ù dello Stato. Tant'è vero che n o n e r a dallo Stato, ma dalla Banca, che dip e n d e v a il più i m p o r t a n t e p o s s e d i m e n t o genovese: la Corsica. Solo in seguito a u n a s a n g u i n o s a rivolta degl'isolani contro l'esoso sfruttamento dei banchieri, costoro preferirono disfarsene e affidarla allo Stato. 11
I migliori clienti della B a n c a e r a n o i Re spagnoli. Malg r a d o il fiume d ' o r o e d ' a r g e n t o che dalle colonie americane affluiva nelle sue casse, la S p a g n a e r a s e m p r e a corto di q u a t t r i n i : un p o ' p e r c h é le sue pazze g u e r r e glieli m a n g i a v a n o tutti, u n p o ' p e r c h é n o n p r o d u c e v a più nulla d a q u a n do si e r a messa a p e r s e g u i t a r e i moriscos, cioè i m u s s u l m a n i convertiti, gli unici che n o n tenessero a vile il lavoro. L'agric o l t u r a l a n g u i v a p e r c h é i c o n t a d i n i e r a n o rastrellati dalle coscrizioni militari, e industria n o n ce n'era. La S p a g n a d o veva i m p o r t a r e tutto. E a provvedervi e r a n o i genovesi con le loro navi e i loro capitali. I cantieri e la flotta mercantile spagnola e r a n o genovesi, e in m a n o genovese e r a n o tutti gli appalti di lavori pubblici, le m i n i e r e e le a z i e n d e c o m m e r ciali catalane. Di Milano abbiamo già detto. Ridimensionato nei suoi possedimenti, il vecchio Ducato dei Visconti e degli Sforza, che aveva aspirato a diventare la potenza e g e m o n e della penisola, n o n e r a p i ù che u n a colonia spagnola. Era a n c o r a u n a città ricca e culturalmente viva. Ma gli agenti del fisco madrileno e i tribunali dell'Inquisizione ne stavano già massicciamente d r e n a n d o le risorse economiche e l'energie intellettuali. Fra il Po e l ' A p p e n n i n o , vi sopravvivevano alcuni Principati t u t t o r a in m a n o alle vecchie dinastie rinascimentali. Al loro Ducato di Mantova, i Gonzaga avevano aggiunto quello del M o n f e r r a t o , p o m o di discordia coi Savoia. I Farnese e r a n o rimasti signori di P a r m a grazie ad Alessandro, c h ' e r a stato insieme a E m a n u e l e Filiberto u n o dei p i ù g r a n d i condottieri dell'esercito spagnolo. Gli Este e r a n o t u t t o r a signori d i F e r r a r a , R e g g i o e M o d e n a . Ma, a v e n d o s e m p r e p a r teggiato p e r la Francia, o r a che questa aveva p e r s o ogni influenza sulla penisola, e r a n o rimasti senza p r o t e t t o r e . Alla fine del C i n q u e c e n t o , q u a n d o la dinastia e n t r ò in crisi p e r m a n c a n z a d i successori diretti, p a p a C l e m e n t e V i l i n e a p profittò p e r a n n e t t e r e F e r r a r a agli Stati Pontifici, e la Spag n a lo lasciò fare. Gli Este del r a m o cadetto d o v e t t e r o contentarsi di Reggio e M o d e n a . 12
La Toscana aveva trovato in Cosimo d e ' Medici u n o statista d e g n o in tutto dei suo o m o n i m o del Q u a t t r o c e n t o , «pad r e della patria». Egli aveva t e n u t o il suo Ducato giudiziosam e n t e al r i p a r o dalle b e g h e franco-spagnole, b a d a n d o soltanto a dargli u n a b u o n a amministrazione. M e n o Lucca che riuscì a salvare la sua sovranità di repubblica i n d i p e n d e n t e , tutte le altre città toscane d o v e t t e r o sottomettersi al p o t e r e centrale di Firenze, che d ' a l t r o n d e ne fece b u o n uso. Fu allora che c o m i n c i a r o n o le bonifiche in M a r e m m a e si d e t t e avvìo al p o r t o di L i v o r n o in sostituzione di quello di Pisa, o r m a i tagliata dal m a r e dall'insabbiarsi del litorale. P r i m a di m o r i r e , C o s i m o riuscì a farsi p r o m u o v e r e dal Papa da Duca a G r a n d u c a . E fu questo il titolo che lasciò ai suoi eredi. Il p r i m o g e n i t o Francesco fece molto r i m p i a n g e re il p a d r e . Ma il fratello F e r d i n a n d o I che gli successe nel 1587 riprese la politica i n t e r n a di Cosimo, e in quella estera riuscì a sottrarsi alla soffocante influenza spagnola, s e m p r e più a p p o g g i a n d o s i a Enrico IV, il r e s t a u r a t o r e dell'unità nazionale francese, cui d e t t e in moglie la p r o p r i a n i p o t e Maria. Ma n e m m e n o l'accortezza di questi suoi governanti p o t è restituire a Firenze il lustro e lo s p l e n d o r e dei t e m p i di Lorenzo il Magnifico. L'Italia n o n e r a più, c o m e allora, il centro del m o n d o ; e il capitalismo fiorentino, c h e p e r un paio di secoli aveva d o m i n a t o l ' E u r o p a con le sue i n d u s t r i e e le sue b a n c h e , e r a stato scavalcato da quello dei ceti i m p r e n d i toriali calvinisti di F i a n d r a , di Francia, di G e r m a n i a e d'Inghilterra. A sud e ad est del G r a n d u c a t o si stendeva lo Stato Pontificio, che o r a aveva assunto u n a fisionomia diversa da quella che lo aveva caratterizzato nel Rinascimento. L'appoggio quasi incondizionato del cattolicissimo Filippo II aveva consentito ai Papi n o n solo di e s t e n d e r e i loro d o m i n i , che o r a i n g l o b a v a n o , da F e r r a r a a T e r r a c i n a , t u t t o il Lazio, t u t t a l'Umbria, tutte le M a r c h e , tutta la R o m a g n a e p a r t e dell'Emilia c o m p r e s a Bologna; ma a n c h e di smantellarvi le picco13
le t u r b o l e n t e S i g n o r i e c h e vi si e r a n o installate. Resisteva a n c o r a quella dei Della R o v e r e a U r b i n o . Ma t u t t o il resto era stato richiamato sotto il p o t e r e centrale di R o m a . Q u e s t o era d o v u t o al fatto che i Papi, liquidate col Concilio di T r e n t o le p e n d e n z e con la Riforma protestante, potevano o r a t o r n a r e a dedicarsi allo Stato e ai suoi p r o b l e m i . A d a r e avvìo a questo n u o v o corso e r a stato il Ghislieri, salito al Soglio c o m e Pio V nel 1566. A p p a r t e n e v a a quella corr e n t e rigorista che credeva di salvare le a n i m e dal braciere dell'inferno m a n d a n d o i corpi ad arrostire sui roghi dell'Inquisizione. Ma, a p a r t e questa discutibile teoria, era un u o mo e n e r g i c o e volitivo, severo c o n se stesso p r i m a a n c o r a che con gli altri, scrupoloso ed efficiente. N o n volle p a r e n t i i n t o r n o a sé e combatté senza q u a r t i e r e il riottoso clientelismo delle vecchie dinastie r o m a n e che seguitavano a consid e r a r e la Chiesa e i suoi Stati c o m e un loro a p p a n n a g g i o . A lui era succeduto G r e g o r i o X I I I , passato alla storia sop r a t t u t t o p e r la riforma del calendario. Su di essa r i t e n i a m o o p p o r t u n o s p e n d e r e qualche parola, visto che ne Eltalia, della Controriforma n o n abbiamo avuto il destro di farlo. Fin allora si e r a seguito il c a l e n d a r i o di Giulio C e s a r e c h e aveva diviso i q u a d r i e n n i in tre a n n i di 365 giorni e u n o di 366: il che, p e r quei tempi, r a p p r e s e n t a v a un miracolo di precision e . Ma gli a s t r o n o m i e i m a t e m a t i c i d e l C i n q u e c e n t o avev a n o a p p u r a t o c h e , s e c o n d o q u e l calcolo, o g n i 4 0 0 a n n i il cosiddetto a n n o «tropico», cioè l ' a n n o n a t u r a l e , anticipava di tre giorni l'anno giuliano: p e r cui, p e r esempio, nel Cinq u e c e n t o l'equinozio di p r i m a v e r a veniva a c a d e r e in realtà, l'I 1 m a r z o , m e n t r e il c a l e n d a r i o lo fissava al 2 1 . G r e g o r i o , p e r r i m e t t e r e o r d i n e in quella dissestata contabilità, o r d i n ò nel 1582 che undici giorni fossero saltati in o t t o b r e - dal 4 al 15 -, e c h e d ' a l l o r a in p o i gli a n n i c e n t e n a r i , cioè di c h i u s u r a di un secolo, n o n fossero più bisestili, c o m e fin allora e r a n o stati considerati, ma o r d i n a r i , m e n o quelli le cui d u e p r i m e cifre fossero divisibili p e r q u a t t r o (ad esempio, il 1600). Successivi studi stabilirono c h e n e m m e n o q u e s t o 14
c o m p u t o e r a a s s o l u t a m e n t e esatto, p o i c h é esso c o n d u c e a un r i t a r d o di 61 diecimilionesimi di g i o r n o o g n i 100 a n n i . Ma lo scarto è tale che solo tra 4 0 0 0 a n n i occorrerà sopprim e r e un altro bisestile p e r r i p o r t a r e il c o n t o in p a r i t à . (Ci a u g u r i a m o di aver reso intelligibili e riportato con esattezza questi complicati calcoli. Se n o n ci siamo riusciti o siamo cad u t i in q u a l c h e e r r o r e di diecimilionesimo, il l e t t o r e ce lo perdoni.) La riforma gregoriana, i m m e d i a t a m e n t e adottata da tutti i Paesi cattolici, fu d a p p r i m a osteggiata da quelli p r o t e stanti. Ma alla fine a n c h e questi d o v e t t e r o a r r e n d e r s i e accettare il n u o v o m e t r o di misura. I Paesi greco-ortodossi invece r i m a s e r o o s t i n a t a m e n t e fedeli al c a l e n d a r i o g i u l i a n o n o n o s t a n t e la sua riconosciuta i m p r e c i s i o n e , solo p e r c h é a riformarlo era stato il capo dell'odiata Chiesa cattolica: e ciò d i m o s t r a a quali e s t r e m i di faziosità c o n d u c a il litigio religioso. G r e g o r i o fu un g r a n Papa, a n c h e a p r e s c i n d e r e d a l cal e n d a r i o . C o m e il s u o p r e d e c e s s o r e , fu un m o d e l l o di sobrietà e di zelo e n o n e b b e debolezze p e r i p r o p r i p a r e n t i . Rimise o r d i n e nell'amministrazione dello Stato. E il suo fisco, se fu r a p a c e e s p i e t a t o , lo fu i m p a r z i a l m e n t e con gli umili e coi p o t e n t i . Per sfuggire alle s u e esazioni, r a m p o l l i di nobili famiglie come il Piccolomini e il Malatesta si dettero alla macchia e diventati capi di b a n d e brigantesche p r o v o c a r o n o u n a tale a n a r c h i a che G r e g o r i o dovette s c e n d e r e con loro a un c o m p r o m e s s o umiliante. Ma il s u o successore, Sisto V, r i p r e s e la lotta c o n piglio a n c o r p i ù risoluto. Veniva d a u n a p o v e r a famiglia m a r c h i giana, e oltre che nel fisico tracagnotto e atticciato, p o r t a v a le stigmate della sua origine c o n t a d i n a a n c h e nel c a r a t t e r e inflessibile e paziente. Il giorno in cui ascese al Soglio, il suo discorso i n a u g u r a l e fu la l e t t u r a della c o n d a n n a a m o r t e contro q u a t t r o banditi, che v e n n e r o impiccati seduta stante. Per liquidare quelli alla macchia, si rivalse sulle famiglie imprigionandole c o m e ostaggi. Il Duca d ' U r b i n o , in o t t e m p e 15
ranza ai suoi ordini, caricò alcuni muli con cibi avvelenati e li avviò verso le zone infestate dai briganti. Costoro ne fecero m a n bassa, e in capo a p o c h e o r e rimasero stecchiti. I r o m a n i dicevano - ma più con rispetto che con dispetto - che San Pietro t r e m a v a all'idea d i d o v e r u n g i o r n o o s p i t a r e i n Paradiso quel tipo che avrebbe messo sotto processo a n c h e lui p e r aver r i n n e g a t o Gesù il giorno della tortura. E p p u r e ci fu q u a l c u n o c h ' e b b e r a g i o n e di q u e s t ' u o m o che aveva r a g i o n e di tutti: i p a r e n t i . Sisto li ebbe subito datt o r n o e n o n s e p p e r e s i s t e r e alla loro miseria forse p e r c h é egli stesso l'aveva così a l u n g o sofferta. C o n lui rifece capolino la piaga del n e p o t i s m o , che i Papi della C o n t r o r i f o r m a avevano eliminato; ma n o n sulla scala e nelle forme sfacciate che aveva assunto nella Rinascenza. Quello che ricomincia con Sisto e che doveva caratterizzare quasi tutti i Pontificati successivi si chiama infatti «piccolo nepotismo», che tuttavia p e r certi aspetti doveva rivelarsi a n c h e p e g g i o r e , p i ù i p o c r i t a e insidioso di quello g r a n d e . I familiari d e l P a p a n o n d i v e n t a n o p i ù Principi o D u c h i p r e p o s t i al g o v e r n o di q u a l c h e Stato. S i c o n t e n t a n o d e l s o t t o g o v e r n o , m o n o p o lizzandone i posti p i ù lucrosi, grazie alla protezione del Cardinale-nipote, cioè del n i p o t e p r e f e r i t o , che viene n o m i n a t o cardinale a p p u n t o p e r c h é p r o v v e d a alla parentela. E così fu rjroprio quel Sisto che aveva perseguito con tanta energia la bonifica dello Stato a riportarvi quei veleni della c o r r u z i o n e che nei tre secoli successivi dovevano fare di quello pontificio il p e g g i o r e g o v e r n o italiano, i n e t t o e sopraffattore allo stesso t e m p o , inteso soltanto alla difesa dell'analfabetismo e dei privilegi. Alla c h i u s u r a del secolo, sul Soglio sedeva C l e m e n t e V i l i della principesca famiglia toscana A l d o b r a n d i n o L'ugonotto Sully, p r i m o ministro di Enrico IV, lo descrive c o m e «il più libero, fra gli ultimi Pontefici, da pregiudizi di p a r t e e il più rispettoso della carità e della c o m p r e n s i o n e c h e il Vangelo prescrive». Q u a n d o si p e n s a che fu lui a m a n d a r e sul r o g o G i o r d a n o B r u n o , si capirà facilmente che cosa avevano d o 16
v u t o essere, q u a n t o a c o m p r e n s i o n e e carità, i Papi della Controriforma. Da Terracina in giù si stendevano i d u e vicereami di Napoli e di Sicilia, n o n a n c o r a unificati sebbene e n t r a m b i sotto il d i r e t t o g o v e r n o della S p a g n a . C o m e M i l a n o , a n c h ' e s s i n o n avevano p i ù storia e si stavano avviando a u n a r a p i d a d e c a d e n z a grazie all'assetto feudale che Filippo vi aveva ripristinato. Nel N a p o l e t a n o un q u a r t o delle t e r r e era diventato p r o p r i e t à di enti ecclesiastici, che n o n a caso si c h i a m a « m a n o m o r t a » . E m o r t a infatti è s e m p r e stata sul p i a n o produttivo. Il resto era al novanta p e r cento latifondo in m a n o a p r o p r i e t a r i assenteisti e rapaci, che da q u a n d o avevano smesso di fare i «baroni-ladri» p e r trasferirsi in città, e r a n o diventati soltanto dei parassiti. D a q u e s t o m o m e n t o le popolazioni meridionali n o n conoscono più che d u e classi sociali: quella del privilegio e quella della fame. Tutta la loro storia nei secoli successivi sarà u n a protesta c o n t r o q u e sta pietrificazione della società, che si manifesta con sanguinose rivolte p l e b e e s e g u i t e da feroci r e p r e s s i o n i , e c h e in Sicilia trova il suo s t r u m e n t o nella «mafia». Ecco, m o l t o g r o s s o l a n a m e n t e a b b o z z a t o , il p a n o r a m a geo-politico che l'Italia p r e s e n t a allo schiudersi del Seicento. E o r a vediamo in quale cornice e u r o p e a era i n q u a d r a t o .
CAPITOLO SECONDO
L'EUROPA DELLE PATRIE
Filippo II - el Rey prudente, c o m e lo c h i a m a v a n o - m o r ì nel 1598, q u a n d o già la S p a g n a aveva p e r s o il suo slancio di conquista p e r ripiegare su u n a posizione difensiva. S e b b e n e t u t t o r a i m b a t t u t i , i suoi eserciti n o n e r a n o riusciti ad aver ragione né di quelli francesi né della rivolta olandese, m e n t r e la sua flotta aveva p e r s o il d o m i n i o dei m a r i d o p o la disfatta della «invincibile a r m a t a » ad o p e r a d e l l ' I n g h i l t e r r a . Filippo si e r a p r e s o u n a rivalsa fagocitando il Portogallo, e il suo i m p e r o restava t e r r i t o r i a l m e n t e il più vasto del m o n d o grazie alla conquista del c o n t i n e n t e s u d - a m e r i c a n o . E p p u r e , già manifestava segni d'involuzione. I motivi della crisi n o n si p r e s t a n o a essere fraintesi. Spos a n d o l a C h i e s a della C o n t r o r i f o r m a , l a S p a g n a sposa u n c e r t o tipo d i società c h e i l m o n d o m o d e r n o h a o r m a i sorpassato e c o n d a n n a t o . È u n a società pietrificata in rigide gerarchie, che soffoca ogni anelito di libertà, e q u i n d i i m p e d i sce qualsiasi evoluzione e ricambio. Il nobile e il p r e t e , che svettano in cima alla p i r a m i d e , sono a loro m o d o a m m i r e voli a r c h e t i p i u m a n i : l ' u n o p e r il Re, l'altro p e r la Chiesa, s o n o capaci di e r o i s m i i n a u d i t i . Fra l o r o i d u b b i , le a m b i g u i t à e i t r a d i m e n t i n o n a l l i g n a n o . Si p u ò n o n a m a r e , ma bisogna a m m i r a r e questi u o m i n i di ferro disposti a tutto, a uccidere c o m e a m o r i r e , p e r assolvere la loro missione. L'unica cosa a cui n o n sono disposti è a intaccare il p r i n cipio d'autorità su cui tutta la loro i m p a l c a t u r a si regge. E il p r i n c i p i o d ' a u t o r i t à implica la r i d u z i o n e del p o p o l o a u n a massa acéfala t e n u t a solo all'obbedienza e svogliata da qualsiasi iniziativa. «Faltan cabezas», m a n c a n o gli u o m i n i , si la18
meritava Olivares, il g r a n d e ministro di Filippo IV. Egli n o n alludeva tanto agli spaventosi vuoti c h e le c o n t i n u e g u e r r e a v e v a n o scavato nella p o p o l a z i o n e s p a g n o l a , q u a n t o alla scarsezza di ricambi p e r la classe dirigente. N o n ce ne potevano essere p e r c h é il Paese p i ù ricco e p o t e n t e del m o n d o n o n aveva sentito il bisogno di m a n d a r e a scuola i suoi sudditi; anzi, aveva sentito quello d i n o n m a n d a r c e l i . T e n u t i soltanto a c r e d e r e , o b b e d i r e e c o m b a t t e r e , c h e se ne facevano dell'istruzione? La g u e r r a - la g u e r r a del C i n q u e c e n to, fatta solo coi cavalli e con gli archibugi - n o n la esige: le b a s t a n o il c o r a g g i o e la disciplina. Q u a n t o al Vangelo, la Chiesa della Controriforma n o n vuole che il fedele lo legga da sé: questo è un compito che spetta in esclusiva al p r e t e . Di questa m a n c a n z a d ' u o m i n i e d'iniziative, e r a fatale che anche l'economia risentisse. La S p a g n a avrebbe avuto tutto p e r diventare u n a g r a n d e p o t e n z a industriale: u n i m m e n s o m e r c a t o e u r o p e o e a m e r i c a n o p e r l ' a s s o r b i m e n t o d e i suoi p r o d o t t i , sbocchi privilegiati sui d u e g r a n d i m a r i , il M e d i t e r r a n e o e l'Atlantico, le flotte mercantili catalane e genovesi, le collaudate m a e s t r a n z e italiane e fiamminghe, e infine il g r a n d e p r o p e l l e n t e di o g n i s v i l u p p o capitalistico: l'oro messicano e p e r u v i a n o . Ma quest'oro n o n trovava né cervelli né braccia capaci d'impiegarlo a scopi produttivi. Esso serviva soltanto a m a n t e n e r e esercito e burocrazia, e q u a n t o ne avanzava si f e r m a v a nelle c h i u s e caste d e l privilegio, c h e n o n conoscevano altro investimento che la t e r r a . Così, m e n tre l ' E u r o p a del N o r d compiva, sotto la spinta della Riform a , la sua g r a n d e rivoluzione industriale, la S p a g n a restava inchiodata a u n a economia agraria, n a t u r a l e pascolo di u n a società f e u d a l e , immobilistica, r e d d i t i e r a , p a r a s s i t a r i a , e chiusa a ogni esigenza di progresso. M a l g r a d o le m o n t a g n e di lingotti che i suoi conquistadores gli avevano m a n d a t o dall'America, Filippo e r a s e m p r e vissuto in m e z z o ai debiti, e p e r sottrarsi ai c r e d i t o r i aveva dichiarato fallimento, c o m e u n p r i v a t o qualsiasi, b e n t r e volte. L'ultima e r a stata nel 1596, d u e a n n i p r i m a della m o r t e . Q u e l l o ch'egli lasciava 19
all'erede e r a s e m p r e un vasto e p o t e n t e i m p e r o - S p a g n a , Portogallo, Belgio, Italia, America latina -, ma senza dote. L'erede si chiamava a n c h e lui Filippo, ma col p a d r e n o n aveva in c o m u n e che il n o m e e la bigotteria. «Dio, che mi ha dato tanti reami, mi ha n e g a t o un figlio capace di g o v e r n a r li» aveva detto di lui el Rey prudente. N o n si sbagliava. Casto p e r timidezza e bacchettonerìa, m a n s u e t o e svogliato, Filippo I I I a g o v e r n a r e n o n si p r o v ò n e m m e n o . Ne affidò il c o m p i t o al Duca di L e r m a , del tutto d i m e n t i c o del m ò n i t o che suo n o n n o Carlo V aveva rivolto a suo p a d r e e suo pad r e a lui: «Scegli b e n e i t u o i consiglieri, e n o n f i d a r t e n e mai». Filippo fece il contrario: scelse male, e si fidò. Il Duca volle u n a rivincita alla batosta navale che l'Inghilterra aveva inflitto alla S p a g n a , e ci rimise altre d u e flotte. Fu la solita m a n c a n z a di d e n a r o che gl'impedì di fare altri malestri. Fece pace con L o n d r a e accettò u n a t r e g u a di dodici a n n i con l ' O l a n d a p i ù c h e m a i risoluta a d i f e n d e r e la p r o p r i a indip e n d e n z a dai tentativi d i r e s t a u r a z i o n e asburgica. I n c o m p e n s o , d i e d e avvìo a un altro disastro scacciando dalla S p a g n a i moriscos, cioè gli a r a b i convertiti al cristianesimo, solo p e r c h é l'Arcivescovo di Valenza, sua città natale, a n d a va d i c e n d o che Dio aveva inflitto tante disgrazie alla S p a g n a p e r castigarla dell'ospitalità che a c c o r d a v a a quella g e n t e . Ma quella g e n t e e r a l'unica m i n o r a n z a , assieme a quella ebraica, che, esclusa dal servizio militare p e r le origini razziali e religiose, aveva conservato la b u o n a a b i t u d i n e di lav o r a r e . Gli e b r e i e r a n o già stati scacciati. Col b a n d o ai moriscos, che a s s o m m a v a n o a un mezzo milione, il Paese p e r s e gli ultimi suoi artigiani e mercanti. C r e d e t t e di essersi p u r i ficato il s a n g u e e di aver fatto un b u o n affare con l'incamer a m e n t o dei loro beni. Invece, un b u o n affare l'aveva fatto soltanto L e r m a c h e della cospicua refurtiva t r a t t e n n e 250.000 ducati p e r sé, 100.000 p e r la figlia, e 150.000 p e r il genero. Filippo I I I m o r ì p r o p r i o all'indomani di questa rovinosa operazione, lasciando il t r o n o a un altro Filippo, il IV, che al 20
p a d r e somigliava solo nella prodigalità e nell'allergia al lavoro. Era bello, b i o n d o , appassionato di arte, a m a v a la vita e le d o n n e , tanto che ebbe t r e n t a d u e figli, di cui ventiquatt r o illegittimi. T u t t o p r e s o d a q u e s t a attività d e m o g r a f i c a , a n c h e lui p r e f e r ì d e l e g a r e il p o t e r e a un Valido, cioè a un P r i m o Ministro, ma nello sceglierlo ebbe la m a n o più felice del suo p r e d e c e s s o r e . I l conte Olivares e r a u n u o m o o r g o glioso e i m p e r i o s o , ma i n t e g r o , e s o p r a t t u t t o a n i m a t o da u n a p r o f o n d a dedizione allo Stato. Lavorava dall'alba a notte i n o l t r a t a , la sua d i e t a e r a s p a r t a n a , la sua e n e r g i a indomabile. Rimise o r d i n e nella dissestata amministrazione, eliminò molti abusi, costrinse a n c h e il Re a qualche economia. Ma nella sua azione diplomatica, ebbe la sfortuna d'inc a p p a r e in un avversario che aveva t u t t e le sue qualità p i ù qualche altra: il Richelieu. Il g r a n d e C a r d i n a l e stava r i c o s t r u e n d o , c o m e v e d r e m o , la Francia, e p e r restituirle il suo r a n g o in E u r o p a vi m i n a v a la supremazia spagnola. Era un giuoco coperto, ma senza esclusione di colpi. Olivares doveva t e n e r e eserciti con le armi al p i e d e n o n solo sui Pirenei, ma a n c h e in Portogallo, in Belgio, a Milano, in Valtellina, a Napoli, d o v e agenti e d e n a r o francesi e r a n o c o n t i n u a m e n t e al lavoro p e r c r e a r e impacci e t e n d e r e insidie. Richelieu, n o n o s t a n t e la sua p o r p o ra, finanziava i p r o t e s t a n t i di G e r m a n i a p e r i m p e g n a r e le forze degli Asburgo tedeschi, e Olivares passava un lauto stip è n d i o al Duca di R o h a n , capo degli ugonotti francesi in rivolta c o n t r o il C a r d i n a l e . E r a il p r o l o g o della G u e r r a d e i Trent'anni. La Francia era d u n q u e in fase di riscossa, e tornava a far sentire l a sua p r e s e n z a sulla scena e u r o p e a . N e e r a quasi scomparsa con la m o r t e di Francesco I, il g r a n d e e sfortunato rivale di C a r l o V. Suo figlio E n r i c o II aveva c e r c a t o di vendicarlo, aveva subito un'altra disfatta, ed e r a m o r t o (nel 1559) p e r un colpo di lancia ricevuto nell'occhio in un torn e o . Lasciava u n a situazione precaria, u n e r e d e m i n o r e n n e 21
- Francesco II -, e u n a vedova energica e intrigante: Caterina d e ' Medici. Il Paese era mal ridotto dalle interminabili g u e r r e con la S p a g n a che lo avevano dissanguato e impoverito. Il suo r e d dito l o r d o e r a di 12 milioni di lire, il suo debito pubblico di 43 milioni. E secondo certi calcoli i d u e terzi della ricchezza immobiliare francese a p p a r t e n e v a n o alla Chiesa. Forse e r a a n c h e questo, ma n o n soltanto questo, che aveva favorito il moltiplicarsi degli ugonotti, c o m e in Francia si c h i a m a v a n o i calvinisti. M a l g r a d o le severe persecuzioni di Francesco e di Enrico, essi a s s o m m a v a n o o r a dal dieci al venti p e r cento della p o p o l a z i o n e ; m a n o n c o n t a v a n o t a n t o p e r i l n u m e r o q u a n t o p e r la qualità. C ' e r a fra l o r o il m e g l i o della n u o v a borghesia i m p r e n d i t o r i a l e , g r a n p a r t e della cultura, e a n c h e parecchi aristocratici, c o m e i B o r b o n e , r a m o della famiglia reale. Si arrivò ai ferri corti p r o p r i o nel m o m e n t o in cui Francesco II moriva di a p p e n a sedici a n n i lasciando la c o r o n a al fratello (Carlo IX), che ne aveva dieci. Il p o t e r e e r a q u i n d i più che mai nelle m a n i di Caterina. I giudizi su questa d o n n a n o n c o n c o r d a n o n e a n c h e nei connotati f i s i c i . B r a n t ó m e la descrive di «petto bianco e sodo» e di «coscia bellissima», m a d i l i n e a m e n t i i r r e g o l a r i . Dagli a n t e n a t i Medici aveva e r e d i t a t o l'ambizione, la d o p p i e z z a e la sifilide. L'accusavano di ogni specie di malizia. Ma forse il giudizio p i ù e q u o lo dette a posteriori Enrico IV: «Cosa poteva fare u n a stranier a lasciata sul t r o n o d a l m a r i t o c o n c i n q u e b a m b i n i sulle braccia e d u e dinastie di s a n g u e reale - la nostra dei Borbone e quella di Guisa -, decise a strapparle la corona?». La situazione infatti e r a p r o p r i o questa. Sia i Guisa cattolici che la servivano, sia i B o r b o n e u g o n o t t i che la osteggiavano, cercavano in realtà di arraffarle p o t e r e e titolo. Ma essa lo sapeva. «Dio volendo», scriveva «non mi lascerò govern a r e n é d a l l ' u n a n é dall'altra p a r t e , a v e n d o i m p a r a t o fin t r o p p o b e n e che tutti a m a n o Dio, il re e me stessa m e n o del loro vantaggio»: u n a frase in cui c'era tutta l'italiana sfiducia 22
negli uomini, e che c e r t a m e n t e sarebbe piaciuta al b i s n o n n o Cosimo. C a t e r i n a n o n poteva p e r m e t t e r s i il lusso di aggrav a r e le divisioni in un Paese m i l i t a r m e n t e ed e c o n o m i c a m e n t e p r o s t r a t o , e s t r e t t o nella t e n a g l i a degli A s b u r g o di S p a g n a e degli A s b u r g o di Austria e G e r m a n i a ; d o v e v a giuocare fra le d u e forze t e n e n d o l e in bilico. Ma l'impresa era a r d u a . O g n i poco cattolici e u g o n o t t i venivano alle mani, ci f u r o n o v e r e e p r o p r i e battaglie in c a m p o a p e r t o c o n migliaia di morti, e a Caterina n o n restava che un lavoro di rammendo. È impossibile seguire tutti gli episodi di questa spaventosa g u e r r a di religione che in cadaveri e distruzioni costò alla Francia p i ù di q u a n t o le fossero costate le g u e r r e con la Spagna. A un certo p u n t o essa spezzò il Paese in d u e : quello a s u d della Loira fu c o m p l e t a m e n t e in m a n o agli u g o n o t ti c o n un loro esercito, u n a loro capitale a La Rochelle, e un loro Re, il B o r b o n e E n r i c o di N a v a r r a . C a t e r i n a ricorse a u n a m a n o v r a tipicamente femminile e medicea: offrì sua figlia Margherita in sposa a Enrico. Enrico accettò, ma si p r e sentò alle nozze con un seguito di quattromila a r m a t i e n o n volle m e t t e r e p i e d e in chiesa. Dai pulpiti, i predicatori cattolici t u o n a v a n o c o n t r o il «tradimento» della M o n a r c h i a . E la tensione sboccò in un attentato c o n t r o il Coligny, il grand e Ammiraglio u g o n o t t o , tuttavia legato d a p r o f o n d a amicizia p e r s o n a l e col giovane Carlo. Si scatenò la rappresaglia p r o t e s t a n t e , e le s t r a d e t o r n a r o n o a lastricarsi di m o r t i . I Guisa che p r o b a b i l m e n t e avevano a r m a t o la m a n o del sicafio è t e m e v a n o il castigo, ne a p p r o f i t t a r o n o p e r i n d u r r e Caterina allo sterminio dei ribelli. C a t e r i n a cercò di convincere Carlo a d a r n e l'ordine, e siccome il giovane resisteva, minacciò di t o r n a r s e n e in Italia lasciandolo solo. In un accesso di d i s p e r a z i o n e , il g i o v a n e g r i d ò : «Per la m o r t e di Dio, se avete scelto di a m m a z z a r e l'Ammiraglio, fatelo. Ma allora sterminateli tutti, gli ugonotti... Tutti, in m o d o che n o n ne r i m a n g a n e s s u n o a rinfacciarmi l'assassinio!» E r a n o le parole d i u n u o m o d e b o l e , sconvolto dall'idea del m a s s a c r o . 23
Ma C a t e r i n a e i Guisa le p r e s e r o alla lettera, e fu la famosa «notte di San B a r t o l o m e o » (24 agosto 1572). B a n d e di arm i g e r i si s g u i n z a g l i a r o n o p e r le s t r a d e al g r i d o di «Ammazza, a m m a z z a , o r d i n e del Re», e t r o v a r o n o la p i ù e n t u siastica collaborazione nel p o p o l i n o , eccitato dalla p r o s p e t tiva d e l s a c c h e g g i o . Il Coligny fu r a g g i u n t o d a i p u g n a l i m e n t r e pregava inginocchiato. Il Duca La Rochefoucauld fu s c a n n a t o d o p o u n a p a r t i t a a t e n n i s col Re. Costui convocò il cognato Enrico e il Principe Enrico di C o n d é e li mise alla scelta: o u n a messa, o la m o r t e . Il C o n d é scelse la m o r t e , Enrico accettò la messa. Il «sacro macello» si estese a t u t t e le p r o v i n c e e si saldò con c i n q u e o diecimila cadaveri (c'è chi dice trentamila). Sembrava la fine del calvinismo francese, e tale la consid e r a r o n o c o n t r i p u d i o Filippo I I e p a p a G r e g o r i o X I I I (quello del calendario). Ma i fatti d i m o s t r a r o n o che l'eresie n o n si e s t i r p a n o col s a n g u e . Alimentata dalle flotte dell'Ing h i l t e r r a p r o t e s t a n t e , La Rochelle si rivelò i m p r e n d i b i l e , m o l t e città c h i u s e r o le p o r t e alle t r u p p e del Re m a n d a t e a e s p u g n a r l e , e alla fine Caterina dovette scendere a un n u o vo c o m p r o m e s s o con gli u g o n o t t i riconoscendo loro libertà di culto. A p a g a r e il conto fu il giovane Carlo. Macerato dai rimorsi, c a d d e in u n a crisi di p r o s t r a z i o n e da cui n o n ci fu verso di risollevarlo. Accusava la m a d r e di t u t t o q u e l sang u e , nel s o n n o urlava: «Assassini!... Assassini!...» E q u a n d o sentì p r o s s i m a la fine, c h i a m ò il c o g n a t o Enrico, gli chiese p e r d o n o e gli affidò la moglie e la figlia. E n r i c o r i m a s e a c o r t e , m e n t r e sul t r o n o saliva u n altro E n r i c o , il I I I , fratello del d e f u n t o e p i ù di costui sotto la pantofola d i sua m a d r e . I l n u o v o s o v r a n o e r a l'ultimo d e i Valois, e d i e d e subito a d i v e d e r e c h e da lui n o n c ' e r a da a s p e t t a r s e n e altri, p r e s e n t a n d o s i alla festa i n a u g u r a t i v a del suo r e g n o con un cerchio di p e r l e al collo, orecchini, braccialetti, e un seguito di guaglioni il cui aspetto n o n e r a n e a n che equivoco. Le male lingue dicevano c h ' e r a stata sua mad r e a s p i n g e r l o su quella s t r a d a p e r p o t e r c o n t i n u a r e a 24
g o v e r n a r e . A n c h e q u e s t a p r o b a b i l m e n t e e r a u n a calunnia, ma è certo che il vero Re seguitò ad essere lei. E fu lei che a un certo p u n t o , vista l'impossibilità di u n a successione diretta, consentì che e r e d e al t r o n o venisse designato il g e n e ro Enrico di B o r b o n e . Costui aveva da un pezzo a b b a n d o n a t o Parigi p e r tornare nelle s u e t e r r e e r i a b b r a c c i a r e la fede p r o t e s t a n t e . Sua moglie lo aveva r a g g i u n t o . Q u e s t a d o n n a bellissima, spiritosa, volubile e p i e n a di sex-appeal, r i e m p i v a il m a r i t o di corna, o p e r meglio dire gli ricambiava quelle che lui le faceva. Ma nelle e m e r g e n z e e r a s e m p r e p r e s e n t e . Tuttavia tante ne fece che alla fine i d u e Enrichi - il marito e il fratello - decisero di c o m u n e accordo di confinarla in un castello. Essa lo ridusse mezzo a salotto, m e z z o ad alcova, fu in c o r r i s p o n denza con M o n t a i g n e , scrisse un libro di pettegolezzi a u t o biografici d e g n o di un rotocalco m o d e r n o , ingrassò nel peccato, d o p o la m e n o p a u s a se ne pentì, si p r e s e c o m e cappell a n o V i n c e n z o d a Paola, f o n d ò u n c o n v e n t o , e m o r ì r i m pianta da tutti. Il B o r b o n e f r a t t a n t o v e d e v a in p e r i c o l o la p r o p r i a successione p e r l'ascendente che i Guisa avevano n u o v a m e n t e preso sul Re. Ma essi sfruttarono male il successo a s s u m e n do atteggiamenti autoritari che ferirono il debole e suscettibile s o v r a n o . Questi convocò il loro capostipite, lo fece assassinare in a n t i c a m e r a , e o r d i n ò l'arresto di tutti i p i ù influenti capi cattolici. Q u a n d o a n d ò a vantarsi di quell'energiche misure con sua m a d r e , questa gridò disperata: «Avete rovinato tutto!», e ne m o r ì di collera e di s g o m e n t o . Abband o n a t o a se stesso e braccato dai cattolici levatisi in a r m i , a Enrico n o n restò che rifugiarsi tra le braccia del suo o m o n i mo e cognato, che gli mise a disposizione l'esercito u g o n o t to e riebbe la designazione al t r o n o . Un m o n a c o fanatizzato raggiunse il Re fedifrago col suo p u g n a l e , lo uccise, rimase ucciso, e il suo ritratto fu posto sull'altare delle chiese e venerato c o m e quello di un santo. Così E n r i c o B o r b o n e di N a v a r r a salì sul t r o n o (era il 25
1589), o meglio si dispose a conquistarlo p e r c h é i d u e terzi del Paese glielo contestavano. Fu u n a «lunga marcia» comb a t t u t a dal p r i m o all'ultimo miglio c o n t r o l'esercito della L e g a Cattolica c o m a n d a t o dal M a y e n n e . Enrico aveva m e no uomini, ma e r a aiutato da I n g h i l t e r r a e Venezia, che pav e n t a v a n o u n a Francia asservita alla Chiesa che a sua volta e r a asservita agli Asburgo. Vinse tutte le battaglie, e mise assedio a Parigi. La città si ridusse allo s t r e m o , e p e r salvarla Filippo II inviò dalle F i a n d r e u n ' a r m a t a di veterani s p a g n o li al c o m a n d o di Alessandro Farnese, u n o dei più g r a n d i c o n d o t t i e r i del t e m p o . Enrico evitò lo scontro con un'abile ritirata; e q u a n d o il F a r n e s e fu m e s s o fuori causa da u n a malattia, t o r n ò su Parigi. Ma capiva che, a n c h e se fosse riuscito a e s p u g n a r l a , n o n a v r e b b e p o t u t o t e n e r l a c o n t r o u n a m a g g i o r a n z a cattolica. Convocò i suoi l u o g o t e n e n t i , l'informò che aveva deciso di convertirsi («Parigi vale u n a messa», disse), e li lasciò liberi di confermargli o ritirargli la loro lealtà. Alcuni lo a b b a n d o n a r o n o i n d i g n a t i , ma i più gli r i m a s e r o fedeli, e fra di essi l'avveduto e a u t o r e v o l e Sully. I capi della Chiesa francese n o n c r e d e t t e r o i n quella c o n v e r s i o n e , m a l ' a c c e t t a r o n o . E n r i c o a sua volta accettò di essere istruito da un teologo, ma rifiutò l ' i m p e g n o di p e r s e g u i t a r e l'eresia, e q u a n d o si trattò di digerire la d o t t r i n a del Purgatorio, che i protestanti r e s p i n g e v a n o con o r r o r e , l'ammise con queste parole: «E va b e n e , visto ch'è la migliore fonte dei vostri redditi», allud e n d o alle «indulgenze» di cui la Chiesa seguitava a fare mercato. P r i m a di a n d a r e , tutto vestito di bianco, a ricevere la c o m u n i o n e nella chiesa di Saint Denis, scrisse alla sua a m a n t e Gabrielle d'Estrées: «Sto p e r fare il salto mortale». Enrico p r o m u l g ò il famoso «editto di Nantes» che g a r a n tiva agli u g o n o t t i p i e n a libertà di culto, e c o n d u s s e la sua azione pacificatrice con un sapiente dosaggio di severità e di clemenza. Istigati dai gesuiti, i cattolici intransigenti n o n si stancavano di a r m a r e sicari c o n t r o di lui. Egli ne graziò alcuni, ne decapitò altri, e p r o c e d e t t e alla ricostruzione di un 26
Paese che ne aveva u r g e n t e bisogno. Sully gli p r e s t ò i suoi talenti, c h ' e r a n o g r a n d i , e le sue energie, c h ' e r a n o i m m e n se. N o n e r a u n u o m o facile, n e a n c h e col suo Re. Q u a n d o Enrico gli m o s t r ò la lettera che si p r o p o n e v a di m a n d a r e a H e n r i e t t e d ' E n t r a g u e s p r o m e t t e n d o l e di sposarla a condizióne che gli desse un figlio, Sully gliela s t r a p p ò in faccia. Il m a t r i m o n i o era u n a faccenda di Stato, che doveva servire a qualcosa. Il ministro p r o t e s t a n t e pensava che dovesse servire soprattutto a rimettersi in b u o n a con la Chiesa che seguitava a diffidare di quella conversione. Infatti si rivolse al Papa. Il Papa p r o p o s e Maria d e ' Medici, figlia del G r a n d u c a di Toscana, e Sully ne approfittò p e r farsi r i m e t t e r e dai banchieri fiorentini tutti i debiti che la Francia aveva c o n t r a t t o con loro. Enrico a n d ò incontro alla sposa a Lione, la trovò t r o p p o alta, t r o p p o grossa, t r o p p o autoritaria, ma c o m p ì il suo d o vere - un d o v e r e dal quale n a c q u e un figlio, il futuro Luigi X I I I -, e t o r n ò fra i suoi soldati e dalla sua H e n r i e t t e . Meditava u n a g u e r r a c o n t r o gli Asburgo che seguitavano a stringere la Francia nella loro morsa, p r e n d e n d o a pretesto u n a complicata successione nel piccolo p r i n c i p a t o di Clèves in G e r m a n i a . L'imperatore Rodolfo p r e t e n d e v a n o m i n a r v i u n cattolico di sua fiducia, ma i protestanti tedeschi si o p p o n e vano, ed Enrico i n t e n d e v a schierarsi al loro fianco. Nel maggio del 1610 affidò la r e g g e n z a a Maria, e si p r e p a r a v a a r a g g i u n g e r e l'esercito, q u a n d o fu p u g n a l a t o dal m o n a c o Ravaillac. N o n si è mai saputo se e r a n o stati i gesuiti a istigarlo. Ma, a n c h e se n o n c'era u n a loro diretta r e s p o n sabilità, ce n'era u n a indiretta. Le esequie del Re dimostrar o n o d a q u a l e successo l a sua o p e r a pacificatrice e r a stata c o r o n a t a . Salvo p o c h i fanatici, tutta Parigi seguì in lutto il suo feretro e tutta la Francia - cattolica e u g o n o t t a - lo pianse. Il p o p o l o lo amava n o n soltanto p e r la concordia, l'ordine e la p r o s p e r i t à c h e aveva r e s t i t u i t o al Paese, ma a n c h e p e r c h é aveva i n c a r n a t o il suo p r e d i l e t t o a r c h e t i p o u m a n o : g u e r r i e r o , insolente e libertino. 27
L a m o r t e d i E n r i c o r i t a r d ò d i otto l a G u e r r a d e i T r e n t ' a n n i , ma r i p i o m b ò la Francia nelle sue divisioni religiose. La s e c o n d a Medici si trovò p r e s s a p p o c o nelle stesse condizioni della p r i m a , ma senza p o s s e d e r n e le qualità, con un figlio di otto anni, un Paese in subbuglio e dei consiglieri infidi. Sully t e n t ò di d i f e n d e r e l ' o r d i n e e il T e s o r o , n o n ci riuscì, e si ritirò d i s g u s t a t o a scrivere le s u e m e m o r i e . Il p r i n c i p e e r e d i t a r i o n o n somigliava in n u l l a a suo p a d r e e cresceva male, tribolato da mille afflizioni. Il Boulainvilliers dice che in un a n n o a r r i v a r o n o a fargli quarantasette salassi e d u e c e n t o q u i n d i c i clisteri. Soffriva di crisi depressive, la severa educazione religiosa che gli avevano impartito lo aveva r e s o bigotto ma n o n g l ' i m p e d i v a di p r e f e r i r e i ragazzi alle ragazze, e odiava sua m a d r e che lo considerava u n o scemo e riservava il suo affetto al secondogenito Gastone. Q u a n d o lo sposarono ad A n n a d'Austria, d o v e t t e r o spingerlo di forza nel t a l a m o , e gli ci vollero t r e lustri p e r g e n e r a r e un figlio, il f u t u r o «Re Sole», c h e tuttavia si m o s t r ò d e g n o d e i l u n g h i sforzi compiuti dal p a d r e p e r la sua procreazione. Il d e b u t t o in politica Luigi X I I I lo fece a sedici a n n i organizzando l'assassinio di un cortigiano, che la Medici si e r a p o r t a t o al seguito dall'Italia, il Concini. Era un avventuriero c h e m e r i t a v a quella s o r t e . Ma Luigi gliela r i s e r v ò sop r a t t u t t o p e r c h é e r a amico di Maria, che fu d e p o r t a t a in un castello p e r c h é protestava. D o p o d i c h é r u p p e la t r e g u a con gli u g o n o t t i , e mosse con l'esercito c o n t r o di loro, ma n o n riuscì a e s p u g n a r e La Rochelle, e di n u o v o la Francia rischiò di dividersi. A trarla da quel repentaglio fu il Richelieu. Il Richelieu e r a un Vescovo, che Maria e il Concini avev a n o «scoperto» e p o r t a t o giovanissimo alla S e g r e t e r i a di Stato. Q u a n d o il cortigiano fu ucciso e la Regina confinata, a n c h e lui p e r s e il p o s t o . Ma u n a c o n g i u r a di nobili organizzata da Maria, c h ' e r a evasa dalla sua p r i g i o n e , costrinse il Re a r i c h i a m a r e in servizio il p r e l a t o , l'unico c h e potesse riconciliarlo con sua m a d r e e i ribelli. Richelieu ci riuscì, e da allora diventò indispensabile. 28
Alto, fragilissimo, e s a n g u e , egli g o d e v a di u n a p e s s i m a salute, di un cervello l i m p i d o , di u n a volontà d'acciaio e di u n o smisurato orgoglio. Luigi, c h e c r e d e v a di aver trovato in lui un servitore, trovò invece un p a d r o n e che sapeva p a r largli c o m e a un subalterno. Sebbene u o m o di Chiesa (il Papa si e r a affrettato a farlo Cardinale), egli p r o c e d e t t e subito a l i b e r a r e lo Stato da o g n i s u d d i t a n z a religiosa, e d e t t e lo sfratto allo stesso confessore del Re. Capiva che solo così si poteva r e s t a u r a r e la c o n c o r d i a , e infatti la resistenza u g o notta ne fu disarmata. Solo la fanatica g u a r n i g i o n e della Rochelle si rifiutò di scendere a patti. Il Cardinale salì a cavallo, pose il blocco alla città sia da p a r t e di t e r r a che da p a r t e di m a r e m e t t e n d o in rotta le navi inglesi che la rifornivano, e la lasciò m o r i r e di fame. La resistenza di quei disperati fu epica: m a n g i a r o n o Cavalli, gatti, topi u c c i d e n d o c h i u n q u e parlasse di resa. Ma alla fine, dimezzati e ridotti a larve d o vettero piegarvisi, sebbene persuasi di esser tutti destinati al patibolo. Richelieu n o n n e toccò u n o , p r o m u l g ò u n ' a m n i stia e richiamò in vigore l'editto di Nantes. Debellata la d i s s i d e n z a religiosa, il C a r d i n a l e affrontò quella politica dei g r a n d i nobili che p r e t e n d e v a n o farla da sovrani assoluti nei p r o p r i feudi. G l ' i n t i m o di s m a n t e l l a r e tutte le loro fortezze, e quelli risposero m o n t a n d o contro di lui u n a rivolta di cui la sua vecchia protettrice Maria assunse il p a t r o n a t o . Richelieu sventò il complotto origliando dietro le p o r t e , affrontò di p e r s o n a la Regina m a d r e e l'obbligò a f u g g i r e in Belgio. I c o n g i u r a t i si s t r i n s e r o i n t o r n o al secondogenito Gastone, Duca di Orléans, che levò un esercito c o n t r o il fratello e il C a r d i n a l e . G a s t o n e fu sconfitto, c a d d e p r i g i o n i e r o e p e r salvare la pelle fece il n o m e dei complici. Richelieu n o n si lasciò i m p r e s s i o n a r e dai l o r o g r a n d i n o m i e ne m a n d ò parecchi al patibolo. C o n questi m e t o d i «il Cardinale di ferro» - come lo chiamavano - ricostruì l'unità della Francia, le restituì il suo p r e stigio e la riportò nel g r a n d e giuoco internazionale. Il quale consisteva soprattutto nel r o m p e r e il cerchio degli Asburgo e 29
distruggerne l'egemonia sull'Europa. Poiché gli Asburgo erano i campioni del cattolicesimo, l'uomo di Chiesa Richelieu si volse ai nemici della Chiesa e li attrasse nella sua rete diplomatica. N o n risulta che la sua coscienza di sacerdote ne fosse turbata. Fu lui a inventare le p a r o l e «ragione di Stato», u n a r a g i o n e t a n t o forte da vincere n o n soltanto i suoi scrupoli religiosi, ma a n c h e le sue debolezze fisiche. Ne aveva molte, procurategli dalla malcerta salute: e m o r r o i d i , calcoli alla vescica, insonnia e incubi. Ma nessuna riuscì a incrinare la sua volontà. Ebbe a n c h e qualche difetto morale: era permaloso, avido di titoli nobiliari, nepotista, e afflitto da u n a vanità letteraria che lo rendeva geloso dei successi altrui, specie di Corneille. Lasciò dieci libri di m e m o r i e , nutriti di ottima prosa e soprattutto di encomiabile modestia. E, a differenza di tutti i dittatori che fanno s e m p r e piazza pulita i n t o r n o a sé, lasciò anche un successore. Ma di questo d i r e m o più tardi. La d i s s i d e n z a religiosa c h e aveva m e s s o a s o q q u a d r o la Francia stava p e r p r o v o c a r e gli stessi g u a i in I n g h i l t e r r a . C o n Eltalia della Controriforma abbiamo lasciato questo Paese in p i e n o boom, sotto l'accorta g u i d a di Elisabetta. La g r a n d e R e g i n a aveva s a p u t o t r o v a r e u n c o m p r o m e s s o t r a l e forze cattoliche, quelle anglicane e i «puritani» calvinisti, dirottand o n e le tensioni all'esterno, cioè alla conquista dell'Oceano e alla costruzione di un i m p e r o . La sua era stata u n a g r a n d e I n g h i l t e r r a c h e aveva n o n soltanto d i s t r u t t o la «invincibile armata» di Filippo, ma a n c h e dato alla cultura e u r o p e a i Bacone, gli Shakespeare e i Marlowe. O r a Elisabetta era alla fine, e siccome n o n si e r a mai sposata, n o n aveva e r e d i d i r e t t i cui affidare la successione. Il p a r e n t e p i ù prossimo era il Re di Scozia, Giacomo, figlio di quella Maria S t u a r d a che, cacciata dal t r o n o p e r u n ' i n s u r r e zione e rifugiatasi a L o n d r a , Elisabetta aveva fatto decapitare p e r congiura c o n t r o di lei. L'ayvento di Giacomo avrebbe consentito l'unificazione delle d u e c o r o n e . M a u n p u n t o restava oscuro: a quale confessione Giacomo a p p a r t e n e s s e . 30
A q u a n t o p a r e , n o n lo sapeva n e m m e n o lui che, stretto fra gli opposti fanatismi di quei suoi protervi sudditi m o n t a n a r i , aveva evitato d i p r e n d e r e p o s i z i o n e . Sua m a d r e e r a cattolicissima, ma e r a fuggita q u a n d o lui n o n aveva a n c o r a un a n n o lasciandolo in balìa dei calvinisti che l'avevano cacciata. Questi n o n a n d a v a n o d'accordo n e m m e n o fra loro e, d o p o a v e r istituito u n a g e r a r c h i a di Vescovi c h ' e r a in flag r a n t e c o n t r a d d i z i o n e col loro c r e d o d e m o c r a t i c o e legalitario (la Chiesa calvinista n o n conosce che i «pastori»), le si e r a n o ribellati. Giacomo fu p e r i Vescovi, il p o p o l o si ribellò anche a lui costringendolo alla fuga, e lo riaccolse solo a certe condizioni. La verità è c h e G i a c o m o e r a di m e n t a l i t à e sentimenti cattolici, e c o m e tale si considerava Re p e r grazia di Dio, m e n t r e i suoi s u d d i t i p r o t e s t a n t i lo c o n s i d e r a v a n o Re p e r loro volontà. Però si g u a r d ò b e n e dal dirlo, n o n soltanto p e r c o n s e r v a r e l a c o r o n a scozzese, m a a n c h e p e r c h é già p e n s a v a a quella inglese. Sicché, q u a n d o Elisabetta gli chiese di dichiararsi protestante, egli lo fece. L'uomo e r a un coacervo di c o n t r a d d i z i o n i . Sully lo chiamò «il più saggio sciocco della Cristianità». Volgare d'aspetto e nel linguaggio, aveva gusti raffinati in fatto di cultura, e fu egli stesso un eccellente scrittore. Triviale e p e r m a l o so, offendeva tutti, si offendeva di nulla e si a b b a n d o n a v a a collere violente, salvo a p i a n g e r e di p e n t i m e n t o e di vergogna. U n a volta prese a calci il suo aiutante p e r c h é n o n trovava un d o c u m e n t o , poi gli s'inginocchiò ai piedi e gli chiese p e r d o n o . Sapeva tutto di scienza, ma credeva solo agli astrologi e alle s t r e g h e , e a n d a v a in giro imbottito di talismani. N o n si lavava, ma s p e r p e r a v a p a t r i m o n i in abiti, profumi e biancheria. Q u a n d o lo sposarono ad A n n a di Danimarca, costei si accorse ch'egli n o n aveva molto trasporto p e r le d o n n e e preferiva i bei guaglioni. Ma, a p a r t e questo deviazionismo, Giacomo fu un b u o n m a r i t o e s o p r a t t u t t o un eccellente pad r e , i n n a m o r a t o del figlio che Anna gli diede, Carlo. Q u a n d o ci venne p e r l'incoronazione, nel 1603, L o n d r a lo accolse b e n e . Ma Giacomo disse al Parlamento che saliva sul 31
t r o n o c o m e l u o g o t e n e n t e di Dio e che solo a Dio i n t e n d e v a r i s p o n d e r n e . Evidentemente, aveva sbagliato secolo e Paese, e gl'inglesi glielo fecero subito capire obbligandolo a p r e n d e r m i s u r e c o n t r o i cattolici che rialzavano il capo. Costoro p e r rivalsa organizzarono un complotto, la cosiddetta «congiura delle polveri», p e r far saltare la Reggia con tutti i suoi inquilini. La s c o p e r t a della tresca p r o v o c ò u n a violenta r e a z i o n e , cui Giacomo dovette cedere m a n d a n d o a m o r t e molti preti e s b a n d a n d o n e il g r e g g e . Così rimase nelle m a n i dei p r o t e stanti, che accettavano la Monarchia, ma n o n l'assolutismo. La partita p e r ò n o n fu liquidata; fu soltanto rinviata. In c a m p o diplomatico, Giacomo p e r s e g u ì u n a politica di p a c e , c h ' e r a s o p r a t t u t t o di p a c e con la S p a g n a , il n e m i c o e r e d i t a r i o . A s p i n g e r v e l o f u r o n o n o n soltanto le s i m p a t i e ideologiche p e r il r e g i m e a u t o r i t a r i o dei cattolici Asburgo, ma a n c h e i consigli d e l suo p r i m o m i n i s t r o . E r a costui un certo Villiers, che G i a c o m o aveva conosciuto v e n t e n n e . Se n ' e r a i n n a m o r a t o , lo aveva fatto p r i m a conte, poi m a r c h e s e , e infine, col titolo di Duca di B u c k i n g h a m , gli aveva delegato il p o t e r e . Il Paese n o n a p p r o v ò né quella scelta né quella politica, ma ne profittò l a r g a m e n t e . S e m p r e p i ù forti e sig n o r e degli Oceani, le flotte inglesi completavano in America e in Asia quella rete di «basi» destinate a fornire l'intelaiat u r a del p i ù g r a n d e i m p e r o i n t e r c o n t i n e n t a l e . Nel 1606 fu fondata la p r i m a vera e p r o p r i a «colonia» d'oltre Atlantico: la Virginia. In I n d i a c'era da vincere la c o n c o r r e n z a olandes e c h e p e r a n n i s i d i m o s t r ò imbattibile. M a n e l 1615 u n a missione inglese riuscì a mettervi p i e d e e a stabilirvi scali e fondachi. L'impero p r e n d e v a forma, e la politica di L o n d r a cominciava a r u o t a r e su di esso: secondo i suoi interessi si sarebbe orientata a n c h e la diplomazia nei confronti dell'Europa. Per questo l'Inghilterra tergiversò tanto a e n t r a r e nella G u e r r a dei T r e n t ' a n n i , sebbene la questione dinastica ve la coinvolgesse sin dal p r i m o m o m e n t o . Ma questo lo v e d r e m o a suo tempo. 32
E veniamo alla più ingarbugliata di tutte le matasse: la GermaniaVoltaire diceva che il Sacro R o m a n o I m p e r o n o n e r a né sacro, né r o m a n o , né i m p e r o . Aveva r a g i o n e . Esso r i u n i v a infatti u n i n s i e m e d i p r o v i n c e ( G e r m a n i a , L u s s e m b u r g o , Franca Contea, L o r e n a , Austria, U n g h e r i a , Boemia, Moravia) assai diverse p e r lingua, cultura, religione; cioè n o n le riuniva affatto p e r c h é l'unico loro vincolo era r a p p r e s e n t a to da un I m p e r a t o r e che i m p e r a v a b e n poco. Dal 1438 questo titolo e r a rimasto i n i n t e r r o t t a m e n t e a p p a n n a g g i o della dinastia Asburgo. Ma costoro avevano potestà assoluta e gov e r n o d i r e t t o soltanto sull'Austria, d i cui e r a n o Duchi p e r diritto ereditario, e p e r certi p e r i o d i a n c h e su Boemia, Moravia e U n g h e r i a . Da tutte le altre province, dovevano farsi riconoscere il titolo i m p e r i a l e di volta in volta, c o n t r a t t a n d o l o con i sette g r a n d i «elettori» qualificati ad attribuirlo: i Principi di Boemia, Sassonia, B r a n d e b u r g o , Palatinato, e gli Arcivescovi di Colonia, Treviri e Magonza. Fra costoro c'er a n o differenze di r a n g o e di attribuzioni, ma qui è inutile addentrarvisi. ' Con la diplomazia, col d e n a r o , con l'intrigo, gli Asburgo e r a n o riusciti p e r oltre c e n t ' a n n i a c o n s e r v a r e alla p r o p r i a famiglia l'altisonante investitura. Ma con Carlo V essa si era sposata con un p o t e r e effettivo: quello degl'immensi d o m i n i ereditati dalla m a d r e , Giovanna la Pazza: Spagna, F i a n d r e , Sud-America, p e r n o n citare che i p i ù i m p o r t a n t i , cui si aggiunse mezza Italia. Per qualche m o m e n t o s e m b r ò che, d o tato di questa forza, Carlo potesse v e r a m e n t e riunificare sotto il suo scettro tutto l'Occidente e d a r e consistenza al titolo imperiale com'era avvenuto con Carlo Magno. Ma n o n ci riuscì. Svegliate dalla Riforma, le forze nazionali si rifiutarono di sottomettersi a un p o t e r e centrale sopranazionale come quello d e l l ' I m p e r o , e d i e d e r o avvìo alla formazione dell'Europa delle Patrie, ciascuna col suo Stato sovrano. Carlo «bbe il b u o n senso di p r e n d e r n e atto e, accorgendosi che il Suo R e a m e e r a t r o p p o vasto e sparpagliato, al m o m e n t o di 33
a b d i c a r e lo divise, lasciando al figlio Filippo II la S p a g n a , l'Italia, le F i a n d r e , l'America latina, le colonie africane, e al fratello F e r d i n a n d o i p o s s e d i m e n t i e r e d i t a r i degli Asburgo - Austria, U n g h e r i a , Boemia, Moravia - e il titolo imperiale. F e r d i n a n d o si trovò in u n a posizione difficilissima. Person a l m e n t e e r a cattolico zelante, e in prevalenza cattolici erano austriaci, u n g h e r e s i e moravi. Ma i Principati tedeschi che gli avevano conferito il titolo e con cui doveva vedersela erano in m a g g i o r a n z a p r o t e s t a n t i . Egli riuscì tuttavia a m a n o vrare abbastanza b e n e fra gli u n i e gli altri: tanto che, q u a n do m o r ì , il titolo imperiale fu trasferito al figlio Massimiliano, che n o n ne spasimava. Era infatti Un compito e squisito gentiluomo che amava tutte le arti, m e n o quella del comand o . Sul p r o b l e m a religioso, che in q u e l m o m e n t o e r a il p i ù scottante, sebbene anagraficamente egli fosse cattolico, le sue simpatie e r a n o incerte. Era certa solo la sua antipatia p e r tutti gli estremismi, e infatti riuscì a infrenarli. Al suo letto di m o r t e n o n permise che si avvicinasse né il p r e t e cattolico né il «ministro» protestante. A benedirlo fu tutto il p o p o l o , che ne aveva apprezzato la tolleranza e l'imparzialità. Fu p e r ripagarlo di questi meriti che gli elettori nel 1576 a s s e g n a r o n o il titolo a suo figlio Rodolfo, che dal p a d r e aveva ereditato tante cose, ma n o n tutte. A n c h e lui era sobrio e affabile, di t r a t t o democratico, n e m i c o della p o m p a , amico delle arti e delle scienze, dove si g u a d a g n ò u n a giusta fama di m e c e n a t e c o n la p r o t e z i o n e a c c o r d a t a a Tycho B r a h e e Keplero, i g r a n d i pionieri dell'astronomia. Ma sul p i a n o religioso fu m o l t o m e n o a p e r t o , forse p e r c h é da ragazzo l'avevano affidato a Filippo II di S p a g n a che, deluso dei figli suoi, carezzava l'idea di farne il p r o p r i o e r e d e , e che a sua volta l'aveva affidato ai gesuiti. Rodolfo subì da loro un lavaggio di cervello che lo rese p o c o disponibile al «dialogo» con gli eretici. N o n li perseguitò; ma impose loro parecchie restrizioni. L e n t a m e n t e tuttavia si ritrasse dall'esercizio del p o t e r e , d e l e g a n d o l o a dei favoriti, scelti p u r t r o p p o con man o p i u t t o s t o infelice. E r a afflitto d a u n a f o r m a d e p r e s s i v a 34
che lo r e n d e v a malinconico, i n s o n n e e ossessionato da mille p a u r e , s o p r a t t u t t o degli attentati. Nel 1606 affidò il governo dei d o m i n i ereditari asburgici (Austria, U n g h e r i a , Moravia e poi a n c h e Boemia) al fratello m i n o r e Mattia, che così si trovò già sul t r o n o q u a n d o Rodolfo m o r ì (1612). Ma a n c h e Mattia, già sessantenne e stanco di u n a vita spesa quasi tutta in servizio militare fra u n a g u e r r a e l'altra, preferì delegare il p o t e r e a Klesl, l'Arcivescovo di Vienna: un prelato così coscienzioso e liberale che i cattolici lo accusarono di collusione coi protestanti. Un altro Asburgo, F e r d i n a n d o , cugino di Mattia, ne approfittò p e r i m p r i g i o n a r e l'Arcivescovo, assum e r n e i p o t e r i e assicurarsi la successione al t r o n o , che effettivamente alla m o r t e di Mattia (1619) gli fu riconosciuta. Fu il p r o l o g o della G u e r r a dei T r e n t ' a n n i . E q u i n d i vediamo di spiegare un p o ' meglio i termini del conflitto e la p o sta che vi era in giuoco. L ' I m p e r o e r a u n a cosa vaga: n o n solo sul p i a n o giuridico, cioè dei p o t e r i c h ' e r a n o connessi al titolo, ma a n c h e su quello t e r r i t o r i a l e . Di sicuro, c o m e a b b i a m o già d e t t o , gli Asburgo p o t e v a n o c o n t a r e soltanto sul p r o p r i o p a t r i m o n i o e r e d i t a r i o , cioè sulle p r o v i n c e di cui e r a n o Re. Su di esse avevano diretta giurisdizione, a esse p o t e v a n o attingere tasse p e r le p r o p r i e finanze e soldati p e r il p r o p r i o esercito. Però le situazioni variavano dall'una all'altra. La vera cittadella della dinastia, il suo p u n t o di forza, era l'Austria, sua p a t r i a n o n d ' o r i g i n e (gli A s b u r g o e r a n o alsaziani), ma d'elezione. La sua compattezza era stata messa a d u r a prova dal conflitto religioso che sulla m e t à del Cinquecento sembrava volgere a vantaggio dei luterani, i quali avevano conquistato anche l'Università di Vienna. Ma fu ripristinata da F e r d i n a n d o I, lo zio di Filippo I I , e d a i gesuiti ch'egli c h i a m ò al p r o p r i o servizio. Essi a g i r o n o con un'abilità in cui la fermezza si univa al tatto. Sicché alla fine del secolo il Paese n o n soltanto aveva quasi del tutto sanato i suoi ifentrasti, ma era diventato un bastione della Chiesa nei confronti sia del luteranesimo che dell'Islam. 35
I Turchi infatti e r a n o alle sue p o r t e , solidamente impiantati nel c u o r e d e l l ' U n g h e r i a , d i cui o c c u p a v a n o d u e b u o n i terzi. Q u e s t o fece sì che l'altro terzo si stringesse s e m p r e più agli A s b u r g o e ne accettasse la signoria. A n c h e in q u e s t o b r a n d e l l o di n a z i o n e il conflitto religioso e r a stato a s p r o e p e r l u n g o t e m p o i n c e r t o fra l u t e r a n i , calvinisti e cattolici. Ma a risolverlo fu la r a g i o n di Stato. L'unico sostegno dell ' U n g h e r i a nei c o n f r o n t i d e l l ' i n v a s o r e m u s s u l m a n o e r a l'Austria cattolica. Il gesto di Peter P à z m à n y esemplifica la situazione. Figlio di calvinista e calvinista egli stesso, si convertì, ricevette dal Papa il galero cardinalizio, e a p r ì le p o r t e del Paese ai gesuiti. Moravia, Slesia e Lusazia riconoscevano c o m e loro legittimo sovrano quello di Boemia, che da oltre un secolo riconosceva c o m e suoi Re gli A s b u r g o . Ma ciascuna di q u e s t e q u a t t r o province m a n t e n e v a la p r o p r i a capitale (Praga, Brn o , Breslavia e Bautzen) e la p r o p r i a Dieta o p a r l a m e n t o . Il p r o b l e m a religioso e r a p a r t i c o l a r m e n t e complicato in q u e ste t e r r e c h e a v e v a n o covato la rivolta di H u s s , e d o v e ai contrasti spirituali se ne a g g i u n g e v a n o di razziali e sociali. L'aristocrazia, quasi t u t t a di s a n g u e tedesco, e r a in p r e v a lenza l u t e r a n a ; la borghesia, calvinista; la massa c o n t a d i n a , cattolica. F e r d i n a n d o I p e n s ò di ripristinare l'unità religiosa affidandosi ai gesuiti, e quella politica a b o l e n d o le q u a t t r o capitali e a c c e n t r a n d o tutti i p o t e r i a V i e n n a . Ma q u e s t e s o m m a r i e m i s u r e servirono a dilazionare, n o n a eliminare il conflitto che covava. I suoi successori Massimiliano, Rodolfo e Mattia se lo r i t r o v a r o n o r e g o l a r m e n t e di fronte, e lo las c i a r o n o in e r e d i t à a F e r d i n a n d o I I , fra le cui m a l a c c o r t e m a n i e r a d e s t i n a t o a s c o p p i a r e a c c e n d e n d o la miccia della G u e r r a dei T r e n t ' a n n i . L a Svizzera faceva a n c h ' e s s a n o m i n a l m e n t e p a r t e dell ' I m p e r o . Ma solo n o m i n a l m e n t e . In pratica, le sue inaccessibili m o n t a g n e e a n c h e la sua poco invitante povertà avevano consentito ai Cantoni, in cui quel territorio e r a diviso, di sottrarsi al p o t e r e c e n t r a l e . Il conflitto religioso minacciò 36
questa loro a u t o n o m i a p e r c h é Savoia e S p a g n a accorsero a spalleggiare i C a n t o n i cattolici, m e n t r e la Francia e i luterani tedeschi d a v a n o m a n forte a quelli protestanti. Ma il patriottismo svizzero ebbe la meglio su queste i n f r a m m e t t e n ze. P u r c o n t i n u a n d o a litigarsi tra loro, i C a n t o n i r i m a s e r o sostanzialmente solidali nella difesa della loro i n d i p e n d e n z a e libertà. D o p o Calvino, alla testa della Venerabile Compagnia da lui fondata a Ginevra, c'era un pastore di g r a n d e tatto e accortezza, De Bèze, che fra gli altri meriti ebbe a n c h e quello di c a m p a r e fino a quasi n o v a n t ' a n n i . Egli sfoggiò nella battaglia missionaria un senso politico p i ù fine del suo intollerante predecessore, e p i a n o piano, sotto la sua guida, il calvinismo conquistò la Svizzera senza m e t t e r n e a r e p e n t a glio l'indipendenza. G l ' I m p e r a t o r i d o v e t t e r o contentarsi di riceverne qualche formale omaggio. L'imbroglio p i ù grosso e r a la G e r m a n i a , e il lettore n o n s'illuda c h e n o i p o s s i a m o fornirgliene la chiave. Possiamo solo alla meglio semplificarglielo. Dei sette G r a n d i Elettori che di volta in volta conferivano il titolo imperiale, qualcuno e r a laico, Principe o Duca, qualche altro Vescovo. Ma essi n o n e r a n o i soli p a d r o n i del Paese. C o m e l'Italia, la Germ a n i a e r a u n a galassia di Stati e staterelli, q u a l c u n o vasto c o m e u n a r e g i o n e , qualche altro piccolo c o m e un villaggio, ma tutti gelosissimi della p r o p r i a sovranità. Il conflitto religioso aveva e s a s p e r a t o q u e s t a d i s p e r s i o n e , e forse e r a diventato così p r o f o n d o a p p u n t o p e r c h é secondava gl'interessi particolari e le loro t e n d e n z e centrifughe. L'unico vincolo c h e u n i v a q u e s t e p r o v i n c e e r a u n a Dieta o p a r l a m e n t o , cui t u t t e inviavano i l o r o delegati, ma col m a n d a t o d ' i m p e d i r g l i d i f u n z i o n a r e . N e l 1555 t u t t a v i a , r i u n i t i a d A u g u s t a , essi r i u s c i r o n o a d a c c o r d a r s i s u u n p r i n c i p i o , quello del Cuius regio, eius religio, c h e in p r a t i c a significava q u e s t o : o g n i cittadino è t e n u t o a s e g u i r e la r e ligione d e l l o Stato cui a p p a r t i e n e , cioè d e l s u o S o v r a n o . Se vi si rifiuta, e m i g r i in un altro Stato che p r a t i c a la sua. Non era una soluzione; era soltanto un r a m m e n d o , ma 37
c h e al r o g o sostituiva l'esilio: il c h e r a p p r e s e n t a v a un discreto p r o g r e s s o . All'ingrosso, le province meridionali e la R e n a n i a e r a n o cattoliche; p r o t e s t a n t e il resto. Ma questo resto a n d a v a diviso fra luterani e calvinisti, che fra loro si odiavano n o n m e no di q u a n t o e n t r a m b i odiassero i cattolici. «Abbiamo notato» scrive Rescius alla fine del secolo «che i libri dei p r o t e stanti c o n t r o i p r o t e s t a n t i s o n o t r e volte p i ù n u m e r o s i di quelli scritti c o n t r o i cattolici.» C o n t r o questa «rabbia teologica», c o m e la chiamava Melantone, il mite e tollerante successore d i L u t e r o , l'editto d i A u g u s t a p o t e v a p o c o , a n c h e p e r c h é esso e r a r i m a s t o i n g r a n p a r t e lettera m o r t a p e r l e pratiche difficoltà che p r e s e n t a v a n o i trasferimenti. E ancora m e n o poteva l ' I m p e r a t o r e , che oltre a dover c o n t r a t t a r e volta p e r volta il suo titolo vitalizio coi sette Elettori, n o n aveva giurisdizione diretta su n e s s u n o di questi Stati, i quali obbedivano soltanto ai loro rispettivi Sovrani, i quali disobbedivano a lui. Al guazzabuglio politico e religioso si aggiungeva u n a crisi economica. Ne LItalia della Controriforma a b b i a m o visto le forze t r a e n t i della p r o d u z i o n e e del c o m m e r c i o spostarsi dalla G e r m a n i a del S u d verso quella del N o r d . Q u e s t a inversione di poli e r a un effetto della d e c a d e n z a d e l l ' e c o n o mia italiana, d i cui quella tedesca e r a s e m p r e stata u n ' a p p e n d i c e . Le capitali industriali e mercantili tedesche e r a n o state le città a ridosso delle Alpi: Augusta e N o r i m b e r g a . Ma da q u a n d o l'Italia e r a stata tagliata fuori dai g r a n d i traffici internazionali spostatisi verso l'Atlantico, il capitalismo tedesco aveva cominciato a g r a v i t a r e sul M a r e del N o r d , sospintovi a n c h e dalla Riforma che nella G e r m a n i a settentrionale, m o l t o m e n o romanizzata, trovava p i ù favorevole terreno. Soprattutto le città anseatiche - B r e m a , Lubecca ecc. - se n ' e r a n o e n o r m e m e n t e avvantaggiate, grazie ai loro attrezzatissimi p o r t i e scali. Ma verso la fine del C i n q u e c e n t o avevano d o v u t o vedersela con le flotte olandesi, di cui n o n ave38
vano retto la c o n c o r r e n z a . Nel 1572 la g r a n d e b a n c a Loitz fallì riducendo sul lastrico i suoi clienti. Nel 1614 fallirono i Welser. E quasi c o n t e m p o r a n e a m e n t e crollarono quelli che da oltre un secolo e r a n o considerati l'architrave della finanza tedesca, i Fugger, travolti dai ripetuti fallimenti di Filippo I I , che n o n si e r a n o stancati di sovvenzionare. Il caos e r a al c o l m o . Fra le t a n t e cose c h e l ' I m p e r a t o r e n o n riusciva a i m p o r r e alla Dieta e agli Elettori era u n a zecc a c o m u n e . O g n i Stato b a t t e v a m o n e t a p e r c o n t o p r o p r i o eppoi, p e r sottrarsi ai debiti, la tosava. Q u e s t o scoraggiava il risparmio, cioè l'accumulo del capitale. La m a n c a n z a di capitale i m p e d i v a g l ' i n v e s t i m e n t i . E la m a n c a n z a d'investim e n t i faceva l a n g u i r e la p r o d u z i o n e . N e a n c h e le m i n i e r e d a v a n o p i ù r e d d i t o , d a q u a n d o l ' E u r o p a e r a stata alluvionata dall'oro e dall'argento delle colonie d'oltreoceano. Questa e r a la situazione con cui il n u o v o i m p e r a t o r e Ferd i n a n d o II doveva vedersela. Ma p e r c o m p l e t a r e il q u a d r o e r e n d e r e un p o ' più intelligibile, o un p o ' m e n o oscuro l'imbroglio della g u e r r a che sta per scoppiare, d o b b i a m o a p r i r e a l m e n o u n a finestrella sull ' E u r o p a del N o r d , c h e p e r la p r i m a volta si affaccia sulla storia in veste di protagonista. Alla m e t à del C i n q u e c e n t o la p o t e n z a e g e m o n e e r a la Dan i m a r c a , signora a n c h e della N o r v e g i a , della Svezia m e r i dionale, e i n s o m m a di quasi tutto il Baltico. In questi Paesi, convertitisi in massa al l u t e r a n e s i m o , n o n c'erano dissidenze religiose. Il re C r i s t i a n o IV se ne avvalse p e r c e r c a r di unificare quelle vaste province, a c c e n t r a n d o n e il g o v e r n o a C o p e n a g h e n , che sotto di lui diventò u n a bella e attrezzatissima capitale. Cristiano, che r e g n ò s e s s a n t ' a n n i , ricordava un p o ' il suo quasi coetaneo Giacomo I d ' I n g h i l t e r r a . Anche lui era un curioso miscuglio di finezza e di volgarità. Il suo giudizio in fatto d'arte, di scienza, di cultura, era infallibile; ma s e m p r e espresso in un linguaggio da stalliere e con un c o n t o r n o di scurrilità da far arrossire un livornese. Il p o p o 39
lo lo a m a v a p e r c h é Cristiano partecipava ai suoi balli, alle sue feste, e a n c h e alle sue sbornie; e p e r questo n o n lesinava reclute q u a n d o il Re bandiva la mobilitazione. Ciò gli capitava spesso p e r c h é Cristiano aveva un debole p e r la g u e r r a , e ne fece parecchie p e r rintuzzare le t e n d e n ze s e p a r a t i s t e dei suoi d o m i n i . Fra questi, la Svezia e r a la p i ù i n q u i e t a . P r a t i c a m e n t e , essa aveva già r a g g i u n t o l ' i n d i p e n d e n z a nel 1523 con Gustavo I Vasa, fondatore della dinastia r e g n a n t e . Ma i nobili mal sopportavano l'accent r a m e n t o dei poteri, e suscitavano torbidi. Eric, il successore di Gustavo, dovette abdicare e fu messo a m o r t e dal fratello Giovanni. Costui, spintovi dalla moglie, c h ' e r a u n a principessa polacca, si convertì di nascosto al cattolicesimo: il che consentì a suo figlio di d i v e n t a r e Re di Polonia col titolo di S i g i s m o n d o I I I , in attesa di d i v e n t a r l o a n c h e della Svezia alla m o r t e del p a d r e , i n m o d o d a unificare l e d u e c o r o n e . Ma Carlo, altro fratello di Giovanni, r a d u n ò a Uppsala trecento ministri protestanti e trecento laici in r a p p r e s e n t a n z a di tutte le classi sociali, i quali p r o c l a m a r o n o che il t r o n o di Svezia e r a accessibile solo ai l u t e r a n i . Q u a n d o il p r o b l e m a della successione si pose, Sigismondo accorse p e r assicurarsela. Ma i capi svedesi gl'imposero un'abiura, che gli avrebbe fatto a u t o m a t i c a m e n t e p e r d e r e il trono di Polonia. Sigis m o n d o tergiversò a l c u n i mesi i n cerca d i u n impossibile c o m p r o m e s s o . Alla fine decise d ' i n v a d e r e la Svezia, vi sbarcò col suo esercito, ma fu b a t t u t o dallo zio, che subito d o p o fu i n n a l z a t o al t r o n o col titolo di Carlo IX. Il n u o v o Sovrano, già vecchiotto, impiegò i suoi pochi a n n i di r e g n o a organizzare lo Stato. E ci riuscì così b e n e che Cristiano, ved e n d o in pericolo il p r i m a t o d a n e s e , gli mosse g u e r r a . Carlo cercò di evitarla s f i d a n d o a singoiar t e n z o n e C r i s t i a n o , che rifiutò. M o r e n d o q u a n d o già il conflitto e r a scoppiato, pose u n a m a n o sulla testa del figlio sedicenne d i c e n d o : «Rie faciet», p e n s e r à lui a fare il resto. Q u e s t o figlio si chiamava Gustavo Adolfo, e la Svezia già lo a d o r a v a p e r la sua atletica prestanza, p e r la sua cortesia e 40
p e r il suo coraggio. S e b b e n e d e s t i n a t o a t r a s c o r r e r e la sua breve esistenza sui campi di battaglia e a immortalarsi c o m e il p i ù g u e r r i e r o di tutti i Re scandinavi, egli d e b u t t ò comp r a n d o l a p a c e dalla D a n i m a r c a p e r u n milione d i talleri. Aveva capito c h e il p e r i c o l o n o n e r a quello, ma il colosso russo, cui occorreva p r e c l u d e r e gli sbocchi sul Baltico p r i ma che si fosse organizzato sotto il p o t e r e centralizzatore dei suoi Zar Romanov. C o n u n a fulminea spedizione si annesse la C a r d i a O r i e n t a l e e l'Ingria fino all'odierna L e n i n g r a d o , s t r a p p a n d o alla D a n i m a r c a l ' e g e m o n i a s u l l ' E u r o p a n o r d orientale. Q u e s t a e r a p r e s s a p p o c o l ' E u r o p a alla vigilia della G u e r ra dei T r e n t ' a n n i . Ma p r i m a di a d d e n t r a r c i in questa ingarbugliata vicenda, occorre d a r e u n o s g u a r d o anche al n u o v o m o n d o d ' o l t r e Atlantico, c h e i r r o m p e anch'esso nella Storia.
CAPITOLO TERZO
L'ALTRO O C C I D E N T E
Sono pochi gli e u r o p e i del Seicento ad accorgersi che l'Occ i d e n t e si allarga: l'America sta e n t r a n d o nella sua cerchia. Essa è ancora u n a t e r r a remotissima, di leggenda. Ma la sua conquista è in p i e n o sviluppo, e fra poco farà sentire i suoi sconvolgenti effetti sui c o n q u i s t a t o r i . C e r c h i a m o di d a r n e u n a rapida retrospettiva. Sono avvenimenti in gran parte del C i n q u e c e n t o , che c r o n o l o g i c a m e n t e a v r e b b e r o d o v u t o r i e n t r a r e ne L'Italia della Controriforma. Se ne p a r l i a m o solo ora, è p e r c h é solo o r a c o m i n c i a n o a esercitare influssi sull'Europa, e q u i n d i a n c h e sul nostro Paese. I p r i m i a gettarsi sulle rotte oceaniche che Colombo aveva a p e r t o con le sue piccole caravelle furono gli spagnoli. Il g r a n d e n a v i g a t o r e g e n o v e s e aveva c r e d u t o c h e l e Antille, dov'era sbarcato, fossero un arcipelago dell'Estremo O r i e n te. Ma i suoi successori fecero p r e s t o ad accorgersi che quelle isole e r a n o invece l'antemurale di un i m m e n s o continente, e lo p r e s e r o d'assalto. Protagonisti di quest'avventura fur o n o u n p u g n o d i spericolati che a g i r o n o d i p r o p r i a iniziativa, in piccoli g r u p p i , senz'aspettare gli o r d i n i del loro gov e r n o e senza riceverne alcun aiuto. I conquistadores n o n volevano colonizzare il n u o v o m o n d o . Volevano soltanto saccheggiarlo p e r c h é avevano sentito dire c h ' e r a p i e n o d ' o r o , d ' a r g e n t o e di spezie. D a p p r i n c i p i o si c o n t e n t a r o n o di C u b a e delle altre isole del Mar dei Caràibi. Ma p r o p r i o l'anno dell'elezione di Carlo V a I m p e r a t o r e (1519), u n o di loro gettò le a n c o r e nella baia messicana di Vera Cruz. Si chiamava F e r n a n d o Cortes, ed e r a un piccolo nobile castigliano tagliato nella stoffa di 42
C e s a r e Borgia. N o n aveva letto Machiavelli p e r c h é e r a semianalfabeta, ma lo aveva n e l s a n g u e . Alla testa della sua piccola c i u r m a di p r e d o n i , si a v v e n t u r ò in quella t e r r a di cui n u l l a sapeva, senza lasciarsi i n t i m o r i r e dalle t e s t i m o n i a n z e della g r a n d e civiltà cui si t r o v ò di f r o n t e : e r o i c h e strade scavate nella roccia, ciclopiche m u r a , m e t r o p o l i chiuse d e n t r o i loro bastioni. Q u e s t a civiltà e r a fatta di strati s o v r a p p o s t i . A iniziarla e r a stata u n a p o p o l a z i o n e i n d i g e n a dell'America centrale, i Maya, circa millecinquecento a n n i p r i m a . Poi i Maya e r a n o stati sopraffatti da un'altra popolazione più settentrionale, i Toltechi, che avevano esteso il loro d o m i n i o su tutto il Messico, ma a loro volta e r a n o stati ridotti in servitù dai p i ù bellicosi Aztèchi, gli attuali p a d r o n i . Gli Aztèchi n o n avevano distrutto i loro predecessori. Li avevano semplicemente d e g r a d a t i a schiavi. E questo condizionava il l o r o r e g i m e m o l t o simile alle a n t i c h e s a t r a p ì e orientali. T u t t o il p o t e r e e tutti i privilegi e r a n o m o n o p o l i o di u n a casta d o m i n a n t e incarnata in un capo militare, il tlatuano. La loro unica occupazione e r a la g u e r r a , cui gli schiavi fornivano la cosiddetta «carne da cannone», oltre ai frutti delle loro fatiche. C o m e tutti i regimi di lavoro forzato, anc h e quello degli Aztèchi e r a b a s a t o sul t e r r o r e poliziesco, che alimentava fra le vittime m o l t e scontentezze. E fu q u e sto che i m m e d i a t a m e n t e capì Cortes, p u r essendo assolutam e n t e n u o v o del paese e i g n o r a n d o n e storia, geografia, costumi e lingua. Lo spagnolo n o n aveva che settecento u o m i n i e u n a diecina di c a n n o n i . Affrontare, con queste miserevoli forze, un i m p e r o c o m e quello azteco, sembrava u n a follia. E tale forse si s a r e b b e d i m o s t r a t a , senza l ' i n t e r v e n t o di un fattore sul q u a l e n e m m e n o C o r t e s c o n t a v a . Fra q u e i suoi s e t t e c e n t o u o m i n i , ce n ' e r a n o quattordici a cavallo. La p r i m a popolazione con cui si s c o n t r a r o n o n o n aveva mai visto quegli animali, d a p p r i n c i p i o c r e d e t t e c h e facessero t u t t ' u n o coi cavalieri, e q u a n d o vide u n o di costoro s m o n t a r e di sella, ri44
mase sbigottita c o m e da un sortilegio, si a r r e s e all'aggressore e passò dalla sua p a r t e . La voce corse su p e r l'altipiano a rinfocolarvi lo spirito di rivolta c o n t r o l'oppressione aztèca. Un'altra tribù, i Tlaxaltechi, si mise agli o r d i n i dell'invasore. Ma n e m m e n o questi aiuti p o t e v a n o rovesciare il r a p p o r t o di forze che restava largamente favorevole agli Aztèchi. Il loro t l a t u a n o si chiamava M o n t e z u m a , e n o n si d i m o strò all'altezza della t r a d i z i o n e g u e r r i e r a d e l suo p o p o l o . Spaurito, dicono, dal r u m o r di t u o n o dei c a n n o n i spagnoli, d a p p r i m a si rinchiuse nella capitale, Tenochtitlan; poi scese a trattative con C o r t e s , s p e r a n d o p r o b a b i l m e n t e di r a g g i rarlo. Cortes gli p r o m i s e di lasciarlo sul t r o n o , anzi di p u n tellarvelo, se il t l a t u a n o gli a p r i v a le p o r t e della città. U n a volta e n t r a t i , gli s p a g n o l i si d i e d e r o a un sistematico saccheggio. Il materiale n o n m a n c a v a p e r c h é gli Aztèchi avevano s e m p r e p r a t i c a t o u n ' e c o n o m i a di tesaurizzazione acc u m u l a n d o , grazie al lavoro forzato degli schiavi, o r o e pietre preziose. E gli spagnoli n o n cercavano altro. Q u a n d o alcuni nobili aztèchi si ribellarono a quella spoliazione, Cortes ne d i e d e la colpa a M o n t e z u m a ; d o p o averlo i m p r i g i o n a t o lo fece s o p p r i m e r e , e ne assunse il p o t e r e in n o m e dell'imp e r a t o r e Carlo V. Costui era r a p p r e s e n t a t o dal viceré Velasquez, che risiedeva a C u b a e c h e n o n aveva a u t o r i z z a t o la s p e d i z i o n e di Cortes. Vedendosi scavalcato da lui, m a n d ò un distaccamento ad arrestarlo. Cortes, che conosceva i suoi polli, invece di p r e n d e r e i soldati a c a n n o n a t e , l'invitò a p a r t e c i p a r e al bottino, e li ebbe tutti con sé. Ma o r m a i gli Aztèchi si e r a n o svegliati, a v e v a n o t r o v a t o nel fratello di M o n t e z u m a , Cuit l à h u a c , un t l a t u a n o c o r a g g i o s o e risoluto. E, c h i a m a t e a raccolta d a l l ' i n t e r n o d e l Paese l e l o r o g u a r n i g i o n i , e r a n o passati alla controffensiva. I c o n q u i s t a t o r i , circondati, riuscirono con u n a sortita a r o m p e r e l'assedio, ma ci rimisero i d u e terzi delle loro forze, e fu b u o n p e r i superstiti che i fedeli Tlaxaltechi li accogliessero nel p r o p r i o territorio. C o n la loro p r o t e z i o n e e complicità, C o r t e s r i p r e s e contatti coi 45
capi dell'opposizione indigena, con loro ricostituì un esercito, e di lì a p o c o fu lui a c i r c o n d a r e il n e m i c o asserragliato nella capitale. Per mesi ve lo lasciò c o n s u m a r e di fame e di sete. Poi lanciò le sue t r u p p e all'assalto con l'ordine di n o n fare prigionieri. Infatti n o n ce ne furono. Di lì a poco, colui c o n t r o il quale il viceré aveva spiccato m a n d a t o d ' a r r e s t o ricevette d a l l ' I m p e r a t o r e la n o m i n a a g o v e r n a t o r e della Nuova Spagna, c o m e il Messico lì p e r lì fu chiamato. E allora si vide che il Conquistador n o n era soltanto un p r e d o n e avido e t e m e r a r i o . Col suo p u g n o di u o m i n i di poco rinforzato da modesti contingenti, mise in piedi un g o v e r n o tirannico ma efficiente, organizzò polizia e tribunali, divise le popolazioni in m o d o da giuocare le u n e c o n t r o le altre, e lanciò i suoi distaccamenti alla conquista delle terr e circonvicine. N o n e r a n o c h e p a t t u g l i e della forza d i u n p l o t o n e . E p p u r e u n a di esse p i a n t ò le sue b a n d i e r e in California d o v e mise su un a r s e n a l e p e r il v a r o di u n a flotta spagnola del Pacifico, u n ' a l t r a nel Texas, u n a si spinse fino al Mississippi, a l t r e invece scesero al S u d e i n c a m e r a r o n o G u a t e m a l a , H o n d u r a s e P a n a m a . Bisogna risalire ad Aless a n d r o M a g n o e ai Califfi di M a o m e t t o p e r t r o v a r e e s e m p i di conquiste altrettanto folgoranti. Il loro protagonista ebbe il titolo di Marchese, ma poi fu messo in d i s p a r t e dal S o v r a n o cui aveva regalato un i m p e r o , e q u a n d o t o r n ò in p a t r i a n o n fu r i c e v u t o n e m m e n o a Corte. Seguitò tuttavia a servire i n t r e p i d a m e n t e il suo Paese che lo ignorava, e in p u n t o di m o r t e chiese soltanto che le sue spoglie fossero traslate nel suo Messico. Il g o v e r n o di M a d r i d vi si decise solo d o p o molti a n n i . Se è v e r o c h e la grandezza di un p o p o l o la si m i s u r a a n c h e dalla sua ingratit u d i n e , la S p a g n a di quei secoli e r a davvero i m m e n s a . M e n t r e l'aristocratico Cortes compiva i suoi raids al n o r d del Mar dei Caràibi, un p o r c a r o andaluso, rozzo e analfabeta, Francisco Pizarro, e un soldataccio di v e n t u r a , Diego de Almagro, ne imitavano le gesta al sud. Ricercato dalla polizia p e r debiti, n o n si sa c o m e Pizarro riuscì a farsi d a r e dal46
l ' I m p e r a t o r e l'investitura a g o v e r n a t o r e su q u e i t e r r i t o r i che oggi si c h i a m a n o Colombia ed Ecuador. Forse l'ottenne perché erano territori ancora da conquistare. Pizarro si dispose a farlo con p o c h e centinaia di p r e d o n i prezzolati di q u a e di là. Ma subito dalla costa p r e s e a risalire l'altopiano del Perù, d o v e aveva sentito d i r e che l'oro si sprecava. D'oro, ce n ' e r a infatti moltissimo. Si accumulava nei forzieri d e g l ' I n c a , u n a t r i b ù g u e r r i e r a c h e aveva p r e s o il sop r a v v e n t o sulle p o p o l a z i o n i i n d i g e n e : i Q u e c h u a . GITnca dicevano di discendere dal dio Sole e costituivano u n a casta militare e sacerdotale, che esercitava un p o t e r e assoluto. Il loro Stato e r a totalitario, e la sua e c o n o m i a si basava, c o m e quella degli Aztèchi, sul lavoro forzato. Le città e r a n o scavate nella roccia e collegate da strade che r a p p r e s e n t a v a n o capolavori d ' i n g e g n e r i a e assicuravano il controllo del p o t e r e centrale. Q u e s t o e r a p i ù efficiente di quello azteco, specie sul p i a n o tributario. Drenava tutta la p r o d u z i o n e nazionale - m i n e r a r i a , agricola e artigiana -, ne ripartiva un'aliquota fra la popolazione secondo un criterio s t r e t t a m e n t e egalitario che n o n consentiva differenze di ceti e di classi, e accum u l a v a il grosso n e i m a g a z z i n i della casta d o m i n a n t e c h e forniva in esclusiva i q u a d r i dell'esercito e della burocrazia. Il privilegio era giustificato dall'origine divina che gl'Inca si attribuivano e che gli altri Q u e c h u a n o n gli c o n t e s t a v a n o . Ma se essa li m e t t e v a al r i p a r o d a l l ' i n s u b o r d i n a z i o n e dei soggetti, n o n li salvava dalle p r o p r i e dissidenze i n t e r n e . E q u a n d o Pizarro arrivò, c e n ' e r a a p p u n t o u n a c h e divideva la famiglia reale, in cui si accentrava p e r diritto ereditario il s u p r e m o c o m a n d o : quella fra il re A t a h u a l p a e suo fratello Huàscar. H u à s c a r alla fine e r a stato eliminato. Ma aveva lasciato u n a fazione smaniosa di vendetta. Pizarro e r a al c o r r e n t e di questi avvenimenti, q u a n d o a un certo p u n t o della sua scalata si trovò di fronte allo sterminato esercito degl'Inca. Il p o r c a r o a n d a l u s o n o n se ne lasciò s g o m e n t a r e . I n v i t ò a un c o l l o q u i o A t a h u a l p a c h e fiduciosamente vi si p r e s e n t ò , lo mise in c a t e n e , e lanciò i 47
suoi pezzenti all'attacco. La fulmineità dell'azione s o r p r e s e gl'Inca che si lasciarono t r u c i d a r e dagli archibugi degli spagnoli p r i m a di esser v e n u t i c o n l o r o a c o n t a t t o di lancia e p u g n a l e , uniche loro armi. Pizarro a r r e s t ò m a g n a n i m a m e n te il macello p e r p r o p o r r e ai s u p e r s t i t i la r e s t i t u z i o n e di Atahualpa dietro adeguato compenso d'oro e di g e m m e . Siccome un figlio del Sole n o n ha prezzo, il c o m p e n s o fu altissimo. Q u a n d o f u i n t e r a m e n t e p a g a t o , P i z a r r o c o n v o c ò A t a h u a l p a , n o n p e r restituirlo ai suoi, ma p e r incriminarlo di fratricidio. Il processo fu r a p i d o e si concluse con la cond a n n a a m o r t e che fu subito eseguita. D o p o d i c h é il p o r c a r o e i suoi masnadieri, che o r a n a s c o n d e v a n o i loro stracci sotto collane d ' o r o e p e n d a g l i di p i e t r e preziose, r i p r e s e r o la marcia verso la capitale, Cuzco. Sotto l e m u r a della città f u r o n o r a g g i u n t i d a A l m a g r o , cui e r a arrivata n o n si sa c o m e la voce del favoloso b o t t i n o p e r u v i a n o , e c h e a c c o r r e v a p e r p a r t e c i p a r v i a n c h e lui coi suoi p r e d o n i . A l m a g r o e Pizarro e r a n o vecchi c o m p a r i . Insieme avevano partecipato ad altri saccheggi, ma poi avevano litigato p e r il t r a t t a m e n t o di privilegio che Pizarro aveva ricevuto con la n o m i n a a g o v e r n a t o r e . Fecero pace p e r unire le loro forze, t o r n a r o n o a litigare d o p o la vittoria p e r la spartizione della p r e d a , e alla fine la controversia fu risolta dal tribunale più indicato a d i r i m e r e vertenze fra simili p r o tagonisti: il p u g n a l e . E fu Almagro a farne le spese. Lasciava p e r ò u n f i g l i o , Diego, che t r e a n n i d o p o p a r e g g i ò i l c o n t o , facendo fare a Pizarro la stessa fine. P r i m a p e r ò che tutto questo avvenisse, il p o r c a r o a n d a l u so aveva c o m p i u t o u n ' i m p r e s a che n o n aveva nulla da invidiare a quella di Cortes. Lanciati alla v e n t u r a , i suoi distacc a m e n t i a v e v a n o p i a n t a t o b a n d i e r a in Bolivia e in Cile sul Pacifico, e si e r a n o ricongiunti ai capisaldi spagnoli che altri conquistadores avevano stabilito in Venezuela sull'Atlantico. E n o n c'è c h e d a d a r e u n o s g u a r d o alla c a r t a geografica p e r r e n d e r s i c o n t o della grandiosità di q u e s t a e p o p e a . La conquista spagnola si stendeva o r a dal Mississippi, nell'America 48
del N o r d , al Rio della Piata in quella del Sud. E a compierla e r a n o stati m e n o di diecimila straccioni a r m a t i di grossolani archibugi con le m u n i z i o n i contate. Se n o n avevano incontrato resistenze invincibili d a p a r t e d e g l ' i n d i g e n i , avevano tuttavia d o v u t o sfidare la giungla, i climi t o r r i d i dell'Equatore e quelli gelidi delle A n d e , la fame, la sete, Io s g o m e n t o dell'ignoto. E r a n o p e r la maggior p a r t e avanzi di galera. Ma è con questo materiale u m a n o che si costruiscono gl'imperi. L'Europa del C i n q u e c e n t o aveva quasi t o t a l m e n t e i g n o r a t o questa e p o p e a . Ma già ai p r i m i del Seicento i suoi effetti com i n c i a v a n o a farsi s e n t i r e d a p p e r t u t t o , a n c h e n e l n o s t r o Paese. E p e r motivi e v i d e n t i . L'Italia, p u r a v e n d o v i d a t o avvìo coi suoi g r a n d i navigatori, e r a r i m a s t a tagliata fuori da questa g r a n d e a v v e n t u r a . Ma essa faceva p a r t e dell'imp e r o spagnolo che ne e r a invece il massimo protagonista. Il contraccolpo e r a inevitabile. I sovrani spagnoli n o n p e n s a v a n o di costruire un i m p e r o . Nell'affidare le tre caravelle a C o l o m b o , re F e r d i n a n d o gli aveva r a c c o m a n d a t o di p o r t a r e i n d i e t r o q u a n t o più o r o trovava, e la r e g i n a Isabella di c o n v e r t i r e al c r i s t i a n e s i m o q u a n t i p i ù i n d i g e n i p o t e v a . I l o r o successori r i p e t e r o n o p r e s s a p p o c o le m e d e s i m e direttive ai soldati, ai m a r i n a i , ai funzionari e ai missionari che s ' i m b a r c a v a n o . L'organizzazione dei viaggi e r a m o n o p o l i o di u n ' a g e n z i a , la Casa de contratación di Siviglia, c h e p r o v v e d e v a a r e c l u t a r e i volontari, a n o l e g g i a r e le navi e a p r e l e v a r e p e r c o n t o dello Stato un'imposta sui metalli preziosi che i reduci riportavano in patria, p a r i alla m e t à del loro valore. Q u e s t a e r a l'unica cosa che i m p o r t a v a al g o v e r n o di M a d r i d . Per esso le Indias, c o m e si seguitava a c h i a m a r e le A m e r i c h e , e r a n o soltanto u n a riserva d ' o r o . Privi di carte geografiche, all'oscuro sull'estensione e ubicazione di quelle l o n t a n e t e r r e , i b u rocrati castigliani m i s u r a v a n o le i m p r e s e dei loro conquistadores u n i c a m e n t e sui quantitativi di metallo che fruttavano. N o n avevano del tutto torto p e r c h é infatti quegli avven49
turieri e r a n o dei p r e d o n i , n o n dei colonizzatori e solo all'or o b a d a v a n o . Saccheggiata u n a r e g i o n e , n e o c c u p a v a n o un'altra: ma s e m p r e e soltanto p e r farvi bottino. Q u e s t o bott i n o lo t r o v a r o n o d a p p r i m a , già confezionato, nei forzieri degli Aztèchi e degl'Inca. E a b b i a m o visto c o m e lo incamer a r o n o . Ma questa fonte di rifornimento n a t u r a l m e n t e fece p r e s t o a esaurirsi. E allora occorse rifarsi alle miniere. Ma le m i n i e r e volevano braccia che le scavassero alla ricerca dei filoni, e gli spagnoli e r a n o pochi e allergici al piccone. Ci misero gì'indios, che del resto e r a n o già stati abituati al lavoro forzato dai vecchi p a d r o n i aztèchi e inca. E così n a c q u e il sistema dell'encomienda, che assegnava a ogni colono, assieme a u n a vasta a r e a di p r o s p e z i o n e , un certo n u m e r o di indios ridotti a servitù di gleba. F u r o n o le circostanze a i m p o r r e p o i u n ' e v o l u z i o n e , q u a n d o , esauritesi a n c h e le m i n i e r e , i coloni a d i b i r o n o i loro latifondi a l l ' a g r i c o l t u r a e a l l ' a l l e v a m e n t o del b e s t i a m e . Q u e s t o n o n migliorò la sorte degì'indios che r i m a s e r o servi della gleba, a n c h e se di u n ' a l t r a gleba. Ma ciò r i g u a r d a la storia americana, ai cui testi (e ce ne sono di appassionanti) r i m a n d i a m o il lettore. In E u r o p a , il p r i m o contraccolpo fu di n a t u r a economica. La S p a g n a n o n era costituzionalmente un Paese p o v e r o p e r c h é di risorse nelle sue viscere ne aveva e t u t t o r a ne ha. Ma e r a i m p o v e r i t o dalla sua politica di g r a n d e z z a militare c h e s t r a p p a v a gli u o m i n i d a i c a m p i p e r f a r n e d e i soldati. G r a n d i , g r a n d i s s i m i soldati, ma i m p r o d u t t i v i c o m e t u t t i i soldati. Il lavoro e r a riservato agli scarti di leva, e perciò era diventato, c o m e a b b i a m o già d e t t o , il disprezzato m o n o p o lio degli ebrei e dei moriscos - i residui dell'occupazione araba f o r z a t a m e n t e convertiti al cristianesimo -, che l'esercito rifiutava. Q u a n d o la ventata d'intransigenza cattolica portata dalla C o n t r o r i f o r m a spinse i Re spagnoli a p e r s e g u i t a r e e scacciare queste d u e m i n o r a n z e , il Paese si ridusse a u n a cas e r m a che viveva u n i c a m e n t e di ciò che i suoi soldati arraffavano nelle t e r r e conquistate, e specialmente in F i a n d r a e 50
in Italia. Carlo V, il g r a n d e i m p e r a t o r e sui cui d o m i n i il sole n o n t r a m o n t a v a mai, era u n o squattrinato che riusciva a par e g g i a r e i suoi cronici disavanzi di bilancio solo grazie ai prestiti dei b a n c h i e r i tedeschi F u g g e r (i quali n o n riuscirono mai a farseli r i m b o r s a r e né da lui né dal figlio, e a un certo p u n t o , come abbiamo detto, fallirono). N o n e r a facile trovare d a n a r o p e r c h é l ' E u r o p a era p o v e r a di metalli, e q u i n d i di circolante. Era questo, anzi, che faceva ostacolo al decollo del capitalismo. I ceti i m p r e n d i t o r i a l i c ' è r a n o , s o p r a t t u t t o nei Paesi del N o r d . C ' e r a n o i tecnici. C'era un a b b o n d a n t e e abile artigianato. Mancava il capitale. E il p o c o disponibile e r a d r e n a t o dal fisco spagnolo e dalle b a n c h e infeudate alla Spagna p e r alimentare gli eserciti e le flotte di M a d r i d . Ecco perché la S p a g n a in America cercava soltanto l'oro. E l'oro arrivò. D a p p r i n c i p i o fu quello p r e d a t o a M o n t e z u m a e A t a h u a l p a c h e , se r e s e m i l i a r d a r i gli straccioni di Cortes e di Pizarro, n o n r a p p r e s e n t ò tuttavia nulla di risolutivo p e r l'esausto T e s o r o s p a g n o l o . Ma verso la m e t à del C i n q u e c e n t o i conquistadores a f f o n d a r o n o i l o r o picconi, o meglio i picconi dei loro schiavi, negl'inesauribili giacimenti d'argento del Perù e del Messico. E allora fu l'alluvione. Sui moli della Casa de contratación i galeoni c o m i n c i a r o n o a riversare fiumi di metallo. Carlo V fece in t e m p o a vederli, e forse p e n s ò che o r a poteva t r a n q u i l l a m e n t e c e d e r e il p o t e r e affiglio Filippo cui, con quella ricchezza, sarebbe stato facile ricostituire u n g r a n d e i m p e r o cattolico e u r o p e o . A quei tempi, l'economia politica e r a u n a scienza ancora sconosciuta. E q u i n d i n o n si p u ò r i m p r o v e r a r e né a Carlo né ai suoi successori il fatto di n o n a v e r p r e v i s t o le conseguenze d e l l ' a v v e n i m e n t o . Ma esse f u r o n o sconvolgenti. In p r o p o r z i o n e con la moltiplicazione del circolante, salirono v e r t i g i n o s a m e n t e i prezzi delle d e r r a t e . Le p r i m e vittime furono, c o m e al solito, i ceti che vivevano di r e d d i t i fissi, e quelli dei professionisti e degli o p e r a i , i cui salari n o n ten_x- g o n o mai il passo di questi rincari. Ne a p p r o f i t t a r o n o i con*adini, m a g g i o r a n d o c o n t i n u a m e n t e il prezzo dei loro p r o 51
dotti. Ma fu un profitto effimero p e r c h é con t u t t o il resto salirono a n c h e i canoni di affitto che l'agricoltore pagava al p r o p r i e t a r i o , n o n c h é i l p r e z z o delle m e r c i ch'esso n o n p r o d u c e v a e doveva acquistare. C o m e s e m p r e avviene, ins o m m a , l'inflazione coinvolgeva nei suoi effetti devastatori t u t t e le classi sociali, m i n a n d o e r e n d e n d o instabile la m o neta. E l'instabilità della m o n e t a - dice L e n i n , che di queste cose s ' i n t e n d e v a a b b a s t a n z a - è la p r e m e s s a della rivoluzione. Q u e s t a rivoluzione n o n si tradusse soltanto in barricate. Anche di queste ce ne furono un p o ' d o v u n q u e . Ma la rivoluzione vera fu la involuzione sociale che ne derivò. L'unico ceto al r i p a r o da questo cataclisma e r a quello dei militari e dei burocrati preposti alla conquista. Per finanziarla, essi p o tevano attingere senza limiti al fiume d ' o r o che i galeoni rovesciavano sui moli di Siviglia. N a t u r a l m e n t e u n a b u o n a aliq u o t a r i m a n e v a nelle loro tasche. Ma un p o ' p e r c h é p r o v e nivano quasi tutti dall'aristocrazia feudale che n o n concepiva altra ricchezza c h e quella immobiliare, un p o ' p e r c h é la svalutazione colpiva senza p i e t à tutti gli altri investimenti r e n d e n d o l i i m p r o d u t t i v i , questi profittatori i m p i e g a r o n o i loro miliardi a ricostituire i g r a n d i latifondi c o n le briciole delle piccole p r o p r i e t à costrette alla svendita. Q u e s t e e r a n o infatti a p p a n n a g g i o di u n a piccola nobiltà che viveva parass i t a r i a m e n t e di c a n o n i di affìtto c o n t i n u a m e n t e scavalcati dall'inflazione. Il peculio ricavato dalla vendita dei loro beni si volatilizzò r a p i d a m e n t e e li costrinse a cercare altre fonti di g u a d a g n o . Ma n o n ce n ' e r a che u n a p e r u o m i n i inabili a o g n i l a v o r o : la s p a d a al servizio del Re. Così si r i f o r m ò , sulla r o v i n a di t u t t e le categorie p r o d u t t i v e , la società m e dievale. Al vertice, i g r a n d i dignitari che m o n o p o l i z z a v a n o tutte le alte cariche civili e militari e inglobavano nei loro latifondi i n t e r e province. Nelle loro a n t i c a m e r e , i piccoli n o bili, spadaccini disoccupati alla ricerca di favori e di «posti»: turbolenta genìa che in Spagna alimentò soprattutto le schiere dei conquistadores. Alla base, un amorfo proletariato 52
di contadini in miseria, di artigiani senza clienti, di m e r c a n ti falliti- Le borghesie cittadine i n s o m m a e r a n o state sopraffatte da u n a macchina statale che con l'inflazione aveva svalutato i l o r o r i s p a r m i . Il t o r r e n t e d e l l ' o r o e d e l l ' a r g e n t o a m e r i c a n i , c h e a v r e b b e r o p o t u t o o s s i g e n a r e il n a s c e n t e capitalismo, finiva i n t e r a m e n t e nelle insaziabili fauci delle flotte, degli eserciti e del loro sottobosco amministrativo. I partigiani del materialismo storico, secondo cui alla base di qualsiasi avvenimento n o n c'è che il fattore economico, d i c o n o c h e fu q u e s t a i n v o l u z i o n e a p r o v o c a r e la Riforma. N o n è vero. E n o n coincidono n e m m e n o le date. La Riform a p r e s e avvìo p a r e c c h i d e c e n n i p r i m a d e l g r a n d e sconquasso m o n e t a r i o , i cui effetti c o m i n c i a r o n o a farsi sentire solo sulla fine del C i n q u e c e n t o . A provocarla e alimentarla f u r o n o i n n a n z i t u t t o e s o p r a t t u t t o degli aneliti spirituali e morali. Ma n o n c'è d u b b i o c h e lo s c o n q u a s s o c o n t r i b u ì al s u o successo, e il suo successo c o n t r i b u ì a limitare lo sconquasso e anzi a i n v e r t i r n e le conseguenze. Basta v e d e r e come diversamente reagirono le due borghesie europee. jQuelle cattoliche italiane si lasciarono r o v i n a r e senza resistenza. C o m e a v e v a n o accettato il giogo politico e militare della Spagna, così ne s u b i r o n o il sistema economico e il m o dello sociale. Quelle olandesi e inglesi, infiammate dal calvin i s m o , a p p r o f i t t a r o n o della colata d ' o r o p e r sviluppare industrie, e al militarismo spagnolo o p p o s e r o vittoriosamente il loro produttivismo. Così l'Occidente vieppiù si divise. Da -*I
ne d e i c o n s u m i . A b b i a m o visto gli Aztèchi di M o n t e z u m a sbigottiti davanti all'apparizione del c e n t a u r o - b i p e d e dalla cintola in su, q u a d r u p e d e dalla cintola in giù - che a un certo p u n t o si scomponeva in d u e animali diversi. Il cavallo essi n o n lo avevano m a i visto. N o n ce n ' e r a , nelle A m e r i c h e . Ma c ' e r a n o in c o m p e n s o s t e r m i n a t e p r a t e r i e , d o v e i q u a t tordici cavalli di Cortes e quelli dei suoi l u o g o t e n e n t i e successori t r o v a r o n o un ideale habitat p e r moltiplicarsi p r o d i giosamente. Altra fauna ignota agl'indigeni e r a n o il b u e e la p e c o r a . N o n s a p p i a m o q u a l e d e i conquistadores ebbe l'idea d ' i m p o r t a r l i laggiù, e anch'essi vi si t r a s f o r m a r o n o r a p i d a m e n t e in greggi e m a n d r i e allo stato b r a d o . Questi furono i regali c h e l ' E u r o p a fece all'America, a p a r z i a l e c o m p e n s o dei saccheggi compiuti ai suoi d a n n i . Regali interessati p e r ché p o i q u e l b e s t i a m e si rivelò u n a ricchezza p i ù p r e z i o s a dell'oro. Ma p e r i coloni, n o n p e r i poveri indigeni. L'Europa d ' a l t r o n d e se la fece subito restituire. Pizarro, p e r p a g a r e i suoi schiavi, si era servito della loro stessa m o neta che, oltre tutto, a lui n o n costava nulla p e r c h é consisteva nei g r a n i di u n a p i a n t a locale. E r a il cacao. U n a volta assaggiatolo, i suoi p r e d o n i ne d i v e n t a r o n o subito ghiottissimi. Alcuni di essi, q u a n d o i forzieri dei vinti furono vuotati e le m i n i e r e d ' o r o esaurite, si d i e d e r o a coltivarlo e di q u a d a l l ' O c e a n o t r o v a r o n o subito u n a clientela con cui avviare un florido commercio. Subito d o p o fu la volta della c a n n a da zucchero, che p r o vocò un'autentica rivoluzione. Il Vecchio M o n d o la conosceva già: l'avevano i m p o r t a t a gli Arabi in S p a g n a e in Sicilia. Ma e r a n o piccole p i a n t a g i o n i , e il l o r o p r o d o t t o r a p p r e sentava il lusso dei ricchi. L'America, che ne traboccava, lo mise alla p o r t a t a di o g n i tasca, e tutta l'alimentazione degli e u r o p e i ne fu trasformata. N o n solo. Ma con la c a n n a si fecero a n c h e le melasse, e dalle melasse si distillò u n a bevand a c h e d o v e v a l a r g a m e n t e influire sul c o s t u m e d e l l'Occidente: il r u m . Alcuni dietisti m o d e r n i dicono che, assieme al tè e al caffè suoi coetanei sui nostri mercati, il r u m 54
s e g n ò u n a svolta p e r i l c a r a t t e r e d e l l ' u o m o e u r o p e o , svegliandone i riflessi e la fantasia, e che a questo si deve l'accelerazione d e l suo p r o g r e s s o . Q u e s t o forse è eccessivo. Ma n o n c'è d u b b i o che su u n a p o p o l a z i o n e , la quale sin allora n o n aveva conosciuto a l t r o eccitante c h e il vino e la b i r r a , l'uso di queste n u o v e b e v a n d e e quello del tabacco che cominciò a diffondersi s u b i t o d o p o , q u a l c h e effetto d o v e t t e sortirlo. N e sortì c o m u n q u e sui c o m m e r c i c h e v i d e r o u n a frenetica corsa a questi p r o d o t t i . Le Antille con le loro mille isolette d i v e n t a r o n o la base di o p e r a z i o n e di quella specie d'internazionale della pirateria che fu la famosa Filibusta. Le sue c i u r m e ubriache di r u m furono la d a n n a z i o n e delle flotte mercantili e u r o p e e e c o n t r i b u i r o n o g r a n d e m e n t e , schierandosi o r a dall'una, o r a dall'altra p a r t e , alla lotta competitiva che si era scatenata tra le p o t e n z e navali e u r o p e e , e specialmente tra quella spagnola e quella olandese. Altri p r o d o t t i a r r i v a n o dal n u o v o m o n d o , a rivoluzionare n o n solo la dieta, ma il c o s t u m e di quello vecchio, e p e r fino a crearvi n u o v i r a p p o r t i di forza. A r r i v a n o la vainiglia, l'indaco, la c h i n a . A r r i v a il p o m o d o r o . A r r i v a n o i fagioli. Arriva la p a t a t a che, t r a p i a n t a t a in Prussia, la riscatterà dalla sua e n d e m i c a fame e le c o n s e n t i r à di d i v e n t a r e u n a p o tenza. Tutto questo d i e d e avvìo - su scala, si capisce, molto più ridotta r i s p e t t o a quella d ' o g g i - a u n a n u o v a «civiltà dei consumi» che n o n m a n c ò di p r o v o c a r e le sue c o n s e g u e n z e a n c h e sul p i a n o e c o n o m i c o e sociale. O r a alle carestie, che seguitavano a tribolare l'Europa, c'era qualche r i m e d i o . Ess o n o n consisteva t a n t o nei r i f o r n i m e n t i c h e g i u n g e v a n o d'oltre O c e a n o , q u a n t o nella possibilità di c e r c a r e s c a m p o laggiù. L'emigrazione e r a u n ' a v v e n t u r a da s g o m e n t a r e anche i p i ù a u d a c i . Si calcola c h e i d u e terzi di coloro che la tentavano m o r i v a n o di naufragio o di stenti d u r a n t e il viaggio e nel p r i m o p e r i o d o d'insediamento. I g r a n d i esodi n o n e r a n o ancora cominciati. Ma già ai p r i m i del Seicento risulta che circa 200.000 e u r o p e i si e r a n o trasferiti oltre O c e a n o . 55
Fra di essi, italiani n o n ce n ' e r a n o , salvò q u a l c h e m a r i naio di servizio nelle flotte s p a g n o l e . La S p a g n a praticava nelle sue colonie u n a politica p u n t i g l i o s a m e n t e discriminatoria, r i s e r v a n d o l e solo ai suoi sudditi. E così i c o m p a t r i o t i di Colombo, di Vespucci, di Vei-razzano, cioè di coloro che avevano scoperto queste n u o v e t e r r e , ne furono esclusi. Ma ciò n o n toglie che a n c h e l'Italia risentisse del loro sviluppo. N o n soltanto p e r la crisi inflazionistica che, investendo tutta l'Europa, coinvolse a n c h e il nostro Paese con le conseguenze che d i r e m o . N o n soltanto p e r la rivoluzione che i p r o d o t ti a m e r i c a n i p r o v o c a r o n o nei c o n s u m i , e q u i n d i nel costum e . N o n soltanto p e r c h é lo s p o s t a m e n t o dei traffici, delle flotte e dei conflitti di p o t e n z a d a l M e d i t e r r a n e o all'Atlantico contribuì a relegare s e m p r e di più l'Italia in u n a p o sizione periferica e subalterna. Ma a n c h e p e r c h é nel n u o v o m o n d o si s p e r i m e n t a r o n o , c o m e in un ideale laboratorio, le d u e concezioni di vita, i d u e sistemi morali, politici ed economici che si disputavano il p r i m a t o in E u r o p a . Vediamo r a p i d a m e n t e c o m e si stavano d e l i n e a n d o .
CAPITOLO QUARTO
LE DUE AMERICHE
1
3*8=?
«8^
Abbiamo d e t t o c h e le u n i c h e cose che i conquistatori e u r o pei i m p o r t a r o n o in America furono il cavallo, il b u e e la p e cora. D o b b i a m o rettificare. V ' i m p o r t a r o n o a n c h e l e loro idee, la loro mentalità, il loro c o s t u m e . Ed è q u e s t o , m o l t o p i ù che la geografia, a dividere a n c o r oggi quel d o p p i o continente. Per r e n d e r l o p i ù chiaro, limitiamoci a isolare il contrasto nelle sue manifestazioni più clamorose. La conquista spagnola attraversò diverse fasi. La p r i m a si riassunse, c o m e abbiamo visto, in un gigantesco saccheggio, e n a t u r a l m e n t e d u r ò finché ci fu r o b a da saccheggiare. U n a volta dato fondo al tesoro degl'Inca e degli Aztèchi ed esaurito il g e t t i t o delle m i n i e r e col sistema dell'encomienda, i 200.000 fra spagnoli e portoghesi che si e r a n o trasferiti laggiù si rivolsero, p e r c a m p a r e , all'agricoltura e all'allevamento, cioè iniziarono u n a vera e p r o p r i a colonizzazione. N a t u r a l m e n t e lo fecero coi criteri e m e t o d i cui e r a n o stati abituati in patria, cioè r i c r e a r o n o nel n u o v o m o n d o il m o d e l l o politico, e c o n o m i c o e sociale di q u e l l o vecchio. O p e r a z i o n e facile p e r c h é n o n c ' e r a n o forze c h e p o t e s s e r o opporglisi. A p a r t e la scarsa p o p o l a z i o n e i n d i g e n a , che aveva dimostrato la sua i m p o t e n z a lasciandosi debellare al primo u r t o , l'America e r a un c o n t i n e n t e v u o t o : si poteva farne ciò che si voleva. E gli s p a g n o l i ne a p p r o f i t t a r o n o p e r farne u n a specie d i c a r i c a t u r a della S p a g n a nella sua organizzazione t i p i c a m e n t e feudale. O g n u n o di essi si a p p r o p r i ò un vasto latifondo col lavoro forzato degl'indios. Ne derivò u n a società divisa in d u e sole classi n e t t a m e n t e individuate: quella dei p a d r o n i e quella dei servi. Nel corso dei 57
d e c e n n i le cose si modificarono. Ai c o n q u i s t a t o r i v e n u t i di S p a g n a si a g g i u n s e r o i criollos, cioè la loro p r o g e n i e di sang u e bianco nata su suolo a m e r i c a n o , e i mestizos, cioè quella di s a n g u e incrociato con le d o n n e i n d i g e n e . Ma questo fece s e n t i r e i suoi effetti m o l t o p i ù t a r d i . Per t u t t o il S e i c e n t o l'America l a t i n a r i p r o d u s s e p u n t u a l m e n t e i c a r a t t e r i d e l Medio Evo e u r o p e o con le sue g e r a r c h i e sociali e i suoi conc e n t r a m e n t i di p o t e n z a e di ricchezza nelle m a n i della piccola casta d o m i n a n t e . Ma la S p a g n a n o n e r a soltanto questo. Essa e r a a n c h e il braccio secolare della Controriforma, e approfittò dell'America p e r travasarvene gl'ideali. Già Isabella aveva r a c c o m a n dato a Colombo di conquistare a n i m e a Cristo, c o n v e r t e n d o gl'indigeni. I suoi successori e r a n o rimasti ligi alla direttiva, e avevano chiuso l'America agli stranieri a n c h e p e r i m p e d i re che vi entrassero dei protestanti. La volevano i n t e r a m e n te e d e v o t a m e n t e cattolica. E nel clero t r o v a r o n o u n ' a p p a s sionata c o l l a b o r a z i o n e . Sin d a p p r i n c i p i o , fra gli avanzi di galera che formavano le c i u r m e e le t r u p p e dei conquistadores, c'era s e m p r e il missionario col crocifisso, l'aspersorio e l'ostia consacrata nello zaino. Pizarro, d o p o ogni carneficina, si confessava, e il battesimo era la p r i m a cosa che i m p o neva agl'indigeni scampati al massacro. Era un i m p e r o costruito sul s a n g u e , sul furto e sulle messe. Ma i preti n o n si c o n t e n t a r o n o soltanto di benedirlo. Vollero a n c h e f o n d a r v i un loro r e g n o , che fosse di m o d e l l o a tutto il m o n d o , vecchio e n u o v o . Al principio del secolo d u e gesuiti italiani, Cataldino e Mazeta, g i u n s e r o in Paraguay, se ne fecero assegnare un a p p e z z a m e n t o g r a n d e c o m e l'Italia, vi r i c h i a m a r o n o un c e n t i n a i o di confratelli, e vi c r e a r o n o u n a teocrazia di loro invenzione. I circa centomila indios che vi abitavano v e n n e r o distolti con la forza dalle loro n o m a d i abitudini, fissati alla t e r r a e a d d e s t r a t i ai lavori agricoli, all'artigianato e all'allevamento. I frutti di questo lavoro erano raccolti in g r a n d i depositi, cui i b u o n i p a d r i attingevano p e r distribuirne u n a p a r t e agl'indios secondo un criterio ri58
g i d a m e n t e egalitario, e v e n d e r e il resto nelle città vicine p e r l'acquisto di attrezzi, sementi e altro materiale. All'alba suon a n o la c a m p a n a p e r c h i a m a r e il g r e g g e alla messa, gli regolano m i n u z i o s a m e n t e tutta la g i o r n a t a fino al t r a m o n t o , sorvegliano che ciascuno faccia il p r o p r i o d o v e r e con la m o glie, gli s e q u e s t r a n o i figli p e r allevarli s e c o n d o i d e t t a m i della Chiesa e i bisogni della comunità, li n u t r o n o , li vestono, li sposano, ma soprattutto b a d a n o che n e s s u n o sviluppi u n a sua p e r s o n a l i t à c h e possa differenziarlo dagli altri. GYindios n o n h a n n o n e s s u n bisogno di p e n s a r e , visto che i p a d r i p e n s a n o già a t u t t o , a n c h e p e r l o r o . N o n d e b b o n o crescere e d i v e n t a r e u o m i n i . D e b b o n o r e s t a r e d e i b u o n i fanciulli e perciò n o n gli si p e r m e t t e n e m m e n o di p r e n d e r e i voti. Il sacerdozio e il p o t e r e assoluto che vi è connesso restano m o n o p o l i o della piccola casta gesuitica. Un p o t e r e bonario che amministra la giustizia p a t e r n a m e n t e , con u n a severità c o n d i t a d ' i n d u l g e n z a , che p e r i suoi i n t e r r o g a t o r i si serve del confessionale, e tratta il r e a t o c o m e un peccato remissibile con qualche frustata e parecchie avemarie. N o n fu un piccolo episodio m a r g i n a l e e p a s s e g g e r o . La repubblica teocratica del Paraguay d u r ò un secolo e mezzo, cioè fino alla seconda m e t à del Settecento, q u a n d o la C o m pagnia di Gesù fu soppressa. Di colpo, tutto crollò senza lasciare altra traccia che i r u d e r i di qualche chiesa nella foresta. GYindios che da q u a t t r o g e n e r a z i o n i e r a n o sottoposti a quel r e g i m e n o n m o s s e r o u n dito p e r d i f e n d e r l o e contin u a r l o . N o n p o t e v a n o p e r c h é i loro maestri n o n gli avevano insegnato a farlo. Avevano avuto tutto, dai gesuiti. Tutto, m e n o la libertà. E senza libertà n o n a v e v a n o p r o g r e d i t o , non erano mai diventati uomini. E r a n o rimasti, in quel m o n d o m u m m i f i c a t o nel suo a s s o l u t i s m o , d e i fanciulloni abituati a farsi c o m a n d a r e , vestire, n u t r i r e , sculacciare. E u n a volta restituiti a se stessi, r i d i v e n t a r o n o di colpo indios come tutti gli altri, n o m a d i e infingardi. Per sua fortuna, n o n tutta l'America latina subì la stessa sorte. Ma, grazie alla Spagna, essa fu l a r g a m e n t e clericaliz59
zata. I missionari t r o v a r o n o nei cattolicissimi viceré e govern a t o r i spagnoli, un i n c o n d i z i o n a t o aiuto alla realizzazione degl'ideali controriformisti di cui Cataldino e Mazeta avevano incarnato il modello. E i viceré e i governatori t r o v a r o n o nei missionari il p i ù valido a p p o g g i o p e r la c o s t r u z i o n e di u n i m p e r o b a s a t o sul p r i n c i p i o d ' a u t o r i t à , sul p i ù r i g i d o centralismo e sul privilegio delle caste d o m i n a n t i . Tutto veniva dall'alto. Le leggi e r a n o dettate da M a d r i d , cioè da u n a burocrazia che ignorava totalmente la realtà americana, giustizia e polizia e r a n o al soldo dei p a d r o n i . Nel soffocare qual u n q u e anelito di a u t o n o m i a , sia in c a m p o politico e a m m i nistrativo che in c a m p o spirituale, p r e t e e g e n d a r m e collab o r a v a n o f r a t e r n a m e n t e . E gli effetti sono tuttora sotto i n o stri occhi. Questi effetti si afferrano ancora meglio mettendoli controluce a quelli sortiti dall'avventura dell'altra America. La sua p r i m a e p i ù g r a n d e f o r t u n a fu di n o n p o s s e d e r e metalli preziosi. In realtà ce n ' e r a n o , nell'Alaska. Ma, d a t a l'impraticabilità di quella zona polare, v e n n e r o scoperti solo tre secoli d o p o . Fu p e r questo che i conquistadores spagnoli si l i m i t a r o n o a p i a n t a r b a n d i e r a in California e nel Texas, rin u n c i a n d o ad a n n e t t e r s i il m a r e di foreste che si s t e n d e v a all'infinito verso il N o r d . I p r i m i ad avventurarvisi furono i francesi. U n o di loro, Cartier, aveva e s p l o r a t o già nella p r i m a m e t à del C i n q u e c e n t o le coste d e l C a n a d a . E il g r a n d e m i n i s t r o Richelieu ebbe l'idea di fondarvi u n a colonia all'alba del Seicento. Ma a n c h e lui, e s s e n d o c a r d i n a l e , n e s b a r r ò l e p o r t e a i p r o t e stanti, c o m p r e s i gli u g o n o t t i francesi: gli unici che, p e r sottrarsi alle p e r s e c u z i o n i c h e s u b i v a n o i n p a t r i a , a v r e b b e r o avuto motivo di trasferirsi laggiù. Gli altri, a n c h e i più miserabili, ne e r a n o svogliati dal fatto che a n c h e il C a n a d a , come le colonie spagnole, ricalcava il r e g i m e feudale della m a d r e p a t r i a . E i diseredati, che a queste operazioni forniscono s e m p r e il m a t e r i a l e , p r e f e r i v a n o r e s t a r tali in Francia c h e c o n t i n u a r e a esserlo in quella t e r r a gelida e sconosciuta. Ri60
chelieu p e n s ò di rimediarvi d e p o r t a n d o v i di forza galeotti e p r o s t i t u t e . Ma i p i ù s c a p p a r o n o . Gli altri s ' i m b r a n c a r o n o coi pellirosse p e r fare incetta di pellicce. E i n s o m m a , d o p o d e c e n n i di sforzi, tutta la colonizzazione francese si ridusse a un i n s e d i a m e n t o di un paio di migliaia di p e r s o n e , il cui nucleo principale e r a formato da missionari in cerca di anime da convertire. Q u e s t o spiega l ' i m p r o n t a cattolica che il C a n a d a tuttora fortemente conserva. Altro fu il d e s t i n o , in quelle stesse c o n t r a d e , d'inglesi e olandesi. Gl'inglesi avevano fatto un p r i m o tentativo al tempo della g r a n d e Elisabetta, ma e r a fallito. Ci si r i p r o v ò il suo successore G i a c o m o I c h e , da b u o n cattolico, si lanciò in quell'avventura con lo stesso spirito degli spagnoli, cioè p r o g r a m m a n d o l a c o m e u n ' i m p r e s a di r a p i n a , alla ricerca dell'oro. Egli istituì u n a Compagnia della Virginia c h e sbarcò q u a l c h e c e n t i n a i o d i d i s p e r a t i nella c o n t r a d a che d a essa prese il suo n o m e . Costoro furono decimati dal freddo, dalla fame e dai selvaggi. S e m b r a v a che i superstiti dovessero a b b a n d o n a r e l'impresa, q u a n d o di colpo il successo li ripagò di tante traversìe: n o n con l'oro (che n o n c'era), ma col tabacco. Le foglie disseccate di quella pianta, m a n d a t e in Eur o p a assieme ad a l c u n e p i p e di pellirosse, vi a t t e c c h i r o n o i m m e d i a t a m e n t e c o m e solo capita ai vizi. Re Giacomo provvide a d a n n e t t e r s i quella t e r r a c h e , s e c o n d o l o s t a t u t o , avrebbe d o v u t o restare p r o p r i e t à della C o m p a g n i a , e quindi dei coloni. Ma l'avvìo alla colonizzazione vera e p r o p r i a n o n v e n n e dall'iniziativa del Re e del suo g o v e r n o . Un g r u p p o di puritani, come si chiamavano i calvinisti inglesi, avevano abband o n a t o l'Inghilterra già dai t e m p i di Elisabetta p e r rifugiarsi in O l a n d a , loro p a t r i a spirituale. Essi chiesero alla C o m p a gnia di essere trasbordati in Virginia. La C o m p a g n i a diede loro un passaggio sul Mayflower, che tanto posto occupa nella mitologia americana. Secondo la leggenda, fu quella nave c h e nel 1620 sbarcò a C a p o C o d , in u n a t e r r a di n e s s u n o n o n annessa alla c o r o n a d ' I n g h i l t e r r a , i p r i m i pionieri detti 61
Pilgrim Fathers, o p a d r i pellegrini, che gli Stati Uniti consid e r a n o i loro Romoli e Remi. Anagraficamente, si tratta di un falso anzi di d u e . I primi coloni e r a n o stati quelli della Virginia. E a b o r d o del Mayflower i veri p a d r i p e l l e g r i n i , a n i m a t i d a l p r o p o s i t o di cos t r u i r e nel n u o v o m o n d o u n o Stato c h e i n c a r n a s s e i l o r o ideali di libertà, n o n e r a n o p i ù di tre dozzine. Gli altri pass e g g e r i - c e n t o d u e in t u t t o - e r a n o c o m e al solito degli avanzi di galera in cerca di fortuna, disposti più al saccheggio che alla c r e a z i o n e di un n u o v o m o n d o . Ma sta di fatto che in questa composita pattuglia furono i pochi idealisti a imporsi, grazie alla loro s u p e r i o r e forza morale, ai molti avventurieri, e a d e t t a r e il m o d o di vita comunitario nel g r u p po di c a p a n n e in cui s'insediarono. C o m e p r i m a cosa, r e d a s s e r o u n a specie di Costituzione con cui o g n u n o s'impegnò a obbedire «a quelle giuste leggi, uguali p e r tutti, c h e s e m b r e r a n n o le più atte a g a r a n t i r e il b e n e della c o m u n i t à » . A n c h e gli analfabeti firmarono, con u n a croce, quel d o c u m e n t o . Poi elessero un «governatore» che in realtà aveva le mansioni di u n o «sceriffo», e stabilirono 1'«obolo» che ciascuno doveva versare p e r il finanziamento di questa r u d i m e n t a l e organizzazione. La regione in cui e r a n o sbarcati è quella che oggi si chiama Massachusetts. Di fronte, avevano l'oceano. Alle spalle, la foresta. Il p r i m o i n v e r n o fu d u r i s s i m o : fame, f r e d d o , scorbuto e incursioni di selvaggi d e c i m a r o n o quella p a t t u glia di pionieri, fra cui c'erano a n c h e alcune d o n n e e b a m bini. B a r r i c a t i nelle loro c a p a n n e d i l e g n o c o s t r u i t e c o m e fortini, essi attinsero solo alla Bibbia e alla loro coscienza la forza di resistere. E r a n o convinti, da b u o n i calvinisti, di essere gli «unti d e l Signore» e, s e c o n d o la l o r o m o r a l e , ved e v a n o nel successo il segno della Grazia. Perciò lo volevano ad ogni costo. Il successo fu lento a v e n i r e . A p r o p i z i a r l o n o n fu l'oro né il tabacco, ma il lavoro, il d u r o paziente spossante lavoro di ogni giorno: gli u o m i n i sulla t e r r a p e r strapparla alla fo62
resta con l'accetta e ai pellirosse col fucile, le d o n n e anch'esse a r m a t e di g u a r d i a alle c a p a n n e . In c a p o a p o c h i a n n i , centinaia di ettari e r a n o diventati t u t t ' u n c a m p o di g r a n o e di mais, e sugli scogli d o v ' e r a a v v e n u t o lo sbarco si accatastavano i tronchi d'albero che le navi inglesi venivano a caricare p e r trasportarli nella m a d r e p a t r i a e farne altre navi. I pionieri se li facevano r i p a g a r e con fucili e munizioni. Gli restava un m a r g i n e di g u a d a g n o che gli p e r m i s e di ricomp r a l e dai finanzieri di L o n d r a le c a r a t u r e della colonia. O r a essi ne e r a n o proprietari. A p p e n a e b b e r o accumulato un altro p o ' di d e n a r o , lo i n v e s t i r o n o nella c o s t r u z i o n e di u n a scuola, «sapendo» scrissero n e l l ' a t t o costitutivo «che u n a delle più perfide malizie del vecchio i m b r o g l i o n e Satana è quella di t e n e r gli u o m i n i l o n t a n o dalla c o n o s c e n z a della Scrittura». Nel frattempo, t u t t ' i n t o r n o , c'erano stati altri arrivi, altri eroismi, altre morti, altre fughe, altri sudati successi. Le difficoltà deH'acclimatamento o p e r a v a n o u n a spietata selezione. Resistevano solo quelli che trovavano in se stessi le risorse fisiche e morali p e r n o n lasciarsi sopraffare, cioè che sentivano di essere lì p e r qualcosa che n o n e r a n o soltanto i b u o ni affari. Un fortissimo spirito di solidarietà li affratellava, come s e m p r e nella lotta p e r la sopravvivenza. Gli unici m o tivi di dissenso fra loro e r a n o quelli religiosi. Questi u o m i n i che di giorno lottavano tutti p e r u n o e u n o p e r tutti, raccolti di sera i n t o r n o al Libro - unica loro lettura - si accapigliavano sull'interpretazione dei suoi c o m a n d a m e n t i . Nel 1635, cioè a p p e n a quindici anni d o p o lo sbarco del p r i m o nucleo, il pastore Williams accusò i suoi colleghi d'intolleranza verso le altre confessioni, e solo p e r questo fece secessione, seguito d a u n g r u p p o d i p i o n i e r i c h e c o n d i v i d e v a n o l e sue idee. Alla loro testa egli fondò un'altra colonia a Providence n c o m i n c i a n d o da zero la terribile e s p e r i e n z a dell'insediam e n t o nella foresta. Q u a l c u n o la c o n s i d e r ò u n a follia. Ma quella follia si tradusse in un atto costitutivo che garantiva a ogni cittadino piena libertà di culto. E questo atto costituti63
vo consentì a un g r a n signore cattolico inglese, L o r d Baltim o r e , di f o n d a r e u n a colonia - la cui capitale p r e s e il suo n o m e - p e r i p r o p r i correligionari. Così, all'opposto dell'America ispano-portoghese, che chiudeva la p o r t a ai n o n cattolici, quella anglosassone, che i calvinisti avevano d a p p r i n cipio considerato u n a T e r r a Promessa solo a loro, lo fu a tutti offrendo s c a m p o alle vittime delle persecuzioni religiose europee. N o n è affar n o s t r o s e g u i r n e l'evoluzione. E n o n ce n ' è n e m m e n o b i s o g n o p e r c o g l i e r n e i c a r a t t e r i . Essi s o n o già tutti riconoscibili nel p r i m o i n s e d i a m e n t o del Mayflower. Eccoli in riassunto. I p a d r i pellegrini n o n e r a n o stati i primi, abbiamo detto: quelli della Virginia li avevano p r e c e d u t i . Ma costoro e r a n o a n d a t i laggiù p e r conto d ' i m p r e s a r i inglesi, e vi si consider a v a n o «in trasferta», a n c h e quelli che poi invece vi si stabilir o n o p e r s e m p r e . I p a d r i p e l l e g r i n i e r a n o sbarcati invece col fermo p r o p o s i t o di costruire un m o n d o n u o v o , n o n già a i m m a g i n e e simiglianza della m a d r e p a t r i a , ma anzi in c o n t r a d d i z i o n e ad essa e alle sue ingiustizie. S e b b e n e n o n r a p p r e s e n t a s s e r o , c o m e a b b i a m o d e t t o , c h e u n t e r z o della piccola s p e d i z i o n e , il l o r o spirito m i s s i o n a r i o s'impose a quello a v v e n t u r o s o , p r e d a t o r i o e b e l l u i n o dei l o r o c o m p a gni di viaggio, ma n o n lo distrusse. E così già in quel piccolo n u c l e o si r i t r o v a n o le d u e g r a n d i c o m p o n e n t i della vita americana: l'idealismo che p r o d u r r à i Lincoln, e la violenza che p r o d u r r à gli assassini di Lincoln (e d e i K e n n e d y , e di L u t h e r King). Ogni americano se le porta mescolate nel s a n g u e , a n c h e p e r c h é nel corso della sua storia ha avuto bis o g n o di e n t r a m b e . A differenza di C o r t e s e P i z a r r o , egli n o n ha trovato sulla sua strada delle civiltà indigene. I pellirosse n o n e r a n o arrivati n e a n c h e allo stadio dell'agricoltur a . Vivevano n o m a d i , solo di caccia. A n i m a t i da zelo r e d e n t o r e , i p r i m i pionieri c e r c a r o n o di convertirli alla Bibbia e a l l ' a r a t r o . N o n ci r i u s c i r o n o . E da q u e l m o m e n t o il conflitto fu inevitabile p e r c h é l'aratro distruggeva il t e r r e n o 64
di caccia. In questo clima di u n a lotta imposta dalla fatalità si formò il cosiddetto frontierman, l'uomo della frontiera con la Bibbia in tasca e la pistola alla cintola, classico e r o e di ogni western che si rispetti. A seconda che in lui prevalga lo slancio m i s s i o n a r i o o l'istinto della violenza, egli d i v e n t a un m a r t i r e o u n p r e d o n e . Q u e s t e d u e vocazioni c o n v i v o n o quasi costantemente nella coscienza dell'americano, m e t t e n dola a s o q q u a d r o e t o r m e n t a n d o l a di r i m o r s i c h e sovente solo l'alcool riesce a placare. Ma questo n o n è tutto. Diventato, p e r la sua superiorità morale, il d i r e t t o r e di coscienza della piccola c o m u n i t à , è il missionario che, a p p e n a sbarcato, si p r e o c c u p a di d a r l e un o r d i n e e u n a legge. Q u e s t a legge n o n riconosce altra differenza fra i suoi m e m b r i che quella derivata dall'efficienza e dal merito, né altra autorità che quella attribuita p e r elezion e . L e cariche n o n sono d e s i g n a t e dall'alto p e r c h é q u e s t a minuscola popolazione n o n si riconosce suddita di n e s s u n o . È il voto p o p o l a r e c h e vi designa i migliori. E migliori sono considerati coloro che più riescono, visto che la riuscita è il segno della Grazia divina. La religione del successo, già implicita nel c r e d o calvinista, trova nel n u o v o m o n d o il t e r r e n o ideale n o n solo p e r il p r o p r i o sviluppo, ma a n c h e p e r le sue applicazioni sociali. Qui nasce il solidarismo a m e r i c a n o , basato sulla m o r a l e del good neighbor, il b u o n vicino. Il b u o n vicino è quello che accorre di notte a difendere col fucile la c a p a n n a del vicino, o a salvarla dalle fiamme. E quello c h e n o n si s o t t r a e m a i al t u r n o di g u a r d i a , e anzi vi sostituisce il vicino m a l a t o . E quello che, s a p e n d o l'alfabeto, la sera insegna a l e g g e r e (la Bibbia, n a t u r a l m e n t e ) a coloro che n o n sanno. E quello che, c o m e fa il p a s t o r e H a r v a r d n e l 1636 in u n a cittadina c h ' è a n c o r a un m u c c h i o di b a r a c c h e , d e s t i n a t u t t o il suo p a t r i monio alla fondazione di u n a Università che diventa la culla della cultura americana. Q u i nasce il rigore fiscale che c o n t r a d d i s t i n g u e l'America. Il p i o n i e r e p a g a volentieri il suo «obolo». Perché il suo 65
obolo è il salario dello sceriffo che di notte fa la r o n d a intorno alla sua c a p a n n a e gli consente di d o r m i r e . Chi si sottrae a questa tassa è un disonesto che cerca di profittare dei p u b blici servizi senza contribuirvi, u n o sfruttatore, un parassita privo di dignità. Q u i nasce il culto della d o n n a , l'altissimo r i s p e t t o c h e s e m p r e la circonderà. Se l'è g u a d a g n a t o la sposa del pioniere che col fucile a tracolla m o n t a la g u a r d i a al focolare m e n tre il marito lavora sui campi, sforna u n o d o p o l'altro t o r m e di figli e sovrintende alla loro educazione con u n a m a n o arm a t a di Bibbia e l'altra di frusta. E qui nasce a n c h e il conformismo a m e r i c a n o . La vita di a c c a m p a m e n t o che c o n d u c o n o queste piccole c o m u n i t à insidiate da u n a n a t u r a ostile e dalle incursioni degl'indiani, esige u n a rigida disciplina. Chi la viola, chi si sottrae al compito assegnatogli p e r agire di testa p r o p r i a , l'individualista, i n s o m m a , è u n n e m i c o p u b b l i c o che ogni tanto viene a d d i r i t t u r a espulso. E anche questo carattere resterà u n a costante della vita americana, specie nei piccoli centri di provincia. C o m e si vede, è u n ' e s p e r i e n z a del tutto diversa da quella d e l l ' A m e r i c a latina, anzi o p p o s t a su t u t t ' i p i a n i : politico, e c o n o m i c o , sociale e spirituale. Q u i l ' i m m i g r a t o n o n è un soldato di v e n t u r a alla conquista di u n a colonia da a n n e t t e re alla m a d r e p a t r i a . Il p i o n i e r e anglosassone agisce in n o me p r o p r i o , c o n t a n d o solo sulla p r o p r i a iniziativa, e seg u e n d o solo gl'imperativi del suo interesse e della sua coscienza. La società ch'egli crea n o n è priva di difetti. Delle s u e d u e c o m p o n e n t i f o n d a m e n t a l i , la Bibbia e la pistola, spesso è questa a p r e n d e r e il sopravvento su quella. Malgrado gli sforzi d e i b e n i n t e n z i o n a t i , la p o p o l a z i o n e i n d i g e n a n o n subisce sorte migliore di quella che ha avuto a che fare coi m a s n a d i e r i di Cortes e di P i z a r r o . L o zelo religioso si t r a d u r r à talvolta in intolleranza e l'intolleranza si t r a d u r r à in «cacce alle streghe» d e g n e della p e g g i o r e I n q u i s i z i o n e e u r o p e a . La religione del successo d a r à avvìo a un capitalismo di r a p i n a , c o n t r o cui o c c o r r e r à lottare a l u n g o p e r ri66
d u r n e le sopraffazioni. U n a delle sue manifestazioni sarà la vergognosa tratta dei n e g r i che a p r i r à nella c a r n e americana la p u r u l e n t a piaga delle discriminazioni razziali, c o n t r o cui ancor oggi invano si lotta. E p e r n a s c o n d e r e tutte queste contraddizioni, la società americana d o v r à r i c o r r e r e a molte ipocrisie. Ma ciò n o n toglie n u l l a , o toglie p o c o , alla g r a n d i o s i t à d e l l ' e s p e r i m e n t o che qui si compie. In q u e s t o n u o v o m o n do si a f f e r m a n o p r i n c ì p i e n a s c o n o istituzioni, c h e quello vecchio n o n aveva mai conosciuto né mai s a r e b b e stato in g r a d o , d a solo, d i e l a b o r a r e . Q u a n d o l ' E u r o p a volle m e t tersi sulla strada della libertà e della democrazia, fu in q u e sta America calvinista che v e n n e a cercarne il modello. Tutto il p e n s i e r o politico d e l l ' E u r o p a m o d e r n a è qui che trova la sua ispirazione e le s u e c o n f e r m e . Q u e s t o g r a n d e contin e n t e n o n ci ha regalato solo il tabacco e la b o m b a atomica. Ci ha dato a n c h e l'esempio, con tutti i suoi difetti, ma anche coi suoi insostituibili m e r i t i , d e l l ' a u t o g o v e r n o , della libera iniziativa, dell'affrancamento del s u d d i t o in cittadino. Nel Seicento tutto questo ancora n o n e r a chiaro agli occhi degli e u r o p e i . Essi n o n c o n o s c e v a n o l ' e s p e r i e n z a , n o r d - a m e r i c a n a , c h e infatti s p r i g i o n ò la sua s u g g e s t i o n e ideologica solo nel Settecento. E p p u r e , p e r quella misteriosa forza di contagio che solo le idee possiedono, fin d ' o r a il nostro continente cominciò a risentirne l'influsso. C h i e d i a m o scusa al l e t t o r e se lo a b b i a m o s t a n c a t o c o n questa l u n g a divagazione nel vecchio e nel n u o v o m o n d o , forse t r o p p o affollata di eventi. Ma solo t e n e n d o p r e s e n t e questo p a n o r a m a , in cui tutti i r a p p o r t i politici, economici e spirituali sono diventati infinitamente più vasti e complessi, egli p o t r à c o m p r e n d e r e i motivi della catastrofe che sta p e r abbattersi sull'Europa: la G u e r r a dei T r e n t ' a n n i .
PARTE SECONDA
L'ITALIA LA GUERRA DEI T R E N T A N N I
CAPITOLO QUINTO
L A G U E R R A DEI T R E N T A N N I
Abbiamo d e t t o c h e la p a c e d ' A u g u s t a del 1555, basata sul p r i n c i p i o d e l cuius regio eius religio, p e r cui i s u d d i t i d ' u n o Stato d o v e v a n o abbracciare la fede del loro sovrano, aveva lasciato a p e r t o il conflitto religioso in G e r m a n i a . La sua a p plicazione avrebbe c o m p o r t a t o massicci trasferimenti di p o polazione che in pratica risultavano impossibili, o difficilissimi. E a complicare le cose c'era l'instabilità degli stessi Principi. L'elettore palatino Federico I I I fu un calvinista arrabbiato. Il figlio Luigi si fece l u t e r a n o . Il fratello Giovanni Casimiro ripristinò la fede p a t e r n a . N e l l T s e n b u r g - R o n n e b u r g , il conte Wolfgang invitò i l u t e r a n i ad a n d a r s e n e e r i p o p o l ò lo Stato di m a r b a c h i a n i , altra setta di p r o t e s t a n t i affini ai calvinisti. E n r i c o , fratello e successore di F e d e r i c o , b a n d ì questi e r i c h i a m ò quelli. N e l 1 6 0 1 , il c o n t e E r n s t e s p u l s e n u o v a m e n t e i l u t e r a n i e rimise in a u g e i calvinisti. Milioni di tedeschi e r a n o in balìa della fede dei loro capricciosi sovrani, di cui n o n facevano in t e m p o a seguire le giravolte, e spesso, nello spazio d ' u n a settimana, passavano dalla p a r t e di persecutori a quella di perseguitati, e viceversa. La diatriba religiosa e il fratricidio in n o m e di Dio e r a n o la causa principale del caos tedesco, ma n o n la sola. Altre vi concorrevano. Ciascun p r i n c i p e g e r m a n i c o sognava di cingere l a c o r o n a d i Sacro R o m a n o I m p e r a t o r e , a n c h e s e d a secoli n o n era più che un simbolo vuoto e screditato. Per inseguire l'impossibile c h i m e r a d ' u n a r e s t a u r a z i o n e carolingia, i signori tedeschi abdicavano all'unità nazionale, rintuzzando e soffocando ogni tentativo di d a r e al Paese u n a gui71
da centralizzata. Ciascuno badava al suo «particulare» e mirava solo a l l ' i n g r a n d i m e n t o del p r o p r i o territorio a spese di quelli vicini e rivali. Batteva m o n e t a , a r r u o l a v a eserciti, faceva e disfaceva alleanze, dichiarava g u e r r e . Anche all'interno di questi mini-reami c'era u n a g r a n bar a o n d a . Le leggi di successione e r a n o incerte e anacronistiche. Nell'Assia-Cassel il diritto di p r i m o g e n i t u r a e r a sconosciuto, il p r i n c i p e spartiva i suoi p o s s e d i m e n t i tra i figli, e questi a loro volta li sbocconcellavano fra gli eredi. I Principati s p u n t a v a n o c o m e funghi: in u n a provincia se ne potevano c o n t a r e fino a dieci, molti e r a n o limitati a u n a città, alcuni n o n uscivano dai confini d ' u n villaggio con p o c h e centinaia d ' a n i m e , strette a t t o r n o a un rozzo padiglione di caccia, capitale e palazzo del S i g n o r e . C ' e r a n o le c o s i d d e t t e città libere, sottoposte alla giurisdizione p u r a m e n t e platonica d e l l ' I m p e r a t o r e . C ' e r a n o i feudi della Chiesa, in m a n o a Principi-vescovi, i n d i p e n d e n t i da tutti, specialmente dal Papa. C ' e r a n o i liberi cavalieri, c o m e quel certo Gòtz von Berlichingen, che si vantava d ' o b b e d i r e solo a Dio, all'Impera tore e a se stesso. E c'erano, infine, delle enclaves in m a n o a sovrani stranieri. Il Re di Danimarca, p e r esempio, era duca d e l l ' H o l s t e i n , quello di S p a g n a d o m i n a v a il Circolo B u r g u n d o , cioè le zone r e n a n e , eccetera. Si calcola che alla vigiHa della G u e r r a dei T r e n t ' a n n i , v e n t u n milioni di tedeschi fossero governati da più di d u e m i l a autorità diverse, in perp e t u o conflitto fra loro. La sovranità che l ' I m p e r a t o r e esercitava sul Paese - l'abb i a m o già d e t t o - era p u r a m e n t e n o m i n a l e . Teoricamentev egli poteva convocare la Dieta, o assemblea di tutti i governi i n d i p e n d e n t i , l'unico o r g a n o qualificato a legiferare. In realtà, r a d u n a r e in u n o stesso l u o g o i d e l e g a t i tedeschi e metterli d'accordo e r a c o m e q u a d r a r e il circolo. Le r a r e volte che q u e s t e assise si r i u n i v a n o n o n c o m b i n a v a n o n i e n t e , anzi spesso n o n c o m i n c i a v a n o n e a n c h e i lavori p e r c h é 1 p a r t e c i p a n t i e r a n o t u t t i o c c u p a t i a d i b a t t e r e e a n o n risolvere complicate e puntigliose questioni di p r o c e d u r a e di 1
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p r e c e d e n z e . La Dieta finì così fatalmente p e r p e r d e r e autorità e prestigio. In m a n c a n z a di leggi nazionali, funzionavano quelle locali, che aggravavano il particolarismo e fomentavano le divisioni i n t e r n e . I m p o t e n t e davanti alla Dieta, l ' I m p e r a t o r e e r a p e r di più prigioniero dei sette g r a n d i elettori. Tre - quelli di Magonza, Colonia e Treviri - e r a n o vescovi, q u a t t r o - quelli di Boe.mia, del Palatinato, della Sassonia e del B r a n d e b u r g o - eratrio laici. I loro poteri e r a n o e n o r m i . Eleggevano I'Imperato-re, il quale e r a t e n u t o a consultarli nelle questioni p i ù gravi tà e trattavano dall'alto in basso i borghesi. Questi - commercianti, artigiani e piccoli industriali - sfruttavano il p o polo m i n u t o , d i s e r e d a t o e i n e r m e . Il clero c a m p a v a , c o m e •solito, di decime ed elemosine. ,/MLa moralità pubblica e privata lasciava molto a desideratt in nessun Paese d ' E u r o p a i costumi e r a n o rilassati c o m e G e r m a n i a . Specie l'alcolismo dilagava. «I buoi» scriveva c o n t e m p o r a n e o «cessano d i b e r e q u a n d o n o n h a n n o più
sete. I tedeschi, invece, cominciano allora.» Nelle città e nelle c a m p a g n e , vino e b i r r a s c o r r e v a n o a fiumi. Un p r i n c i p e cattolico si c o n g e d a v a dagli amici con questa frase: «Valete et inebriamini» state b e n e e sbronzatevi. Il L a n g r a v i o d'Assia, i n u n accesso d i t e m p e r a n z a , f o n d ò u n a lega a n tialcolica, il cui p r i m o p r e s i d e n t e m o r ì u b r i a c o . Luigi del W u r t t e m b e r g sfidò d u e noti b e o n i a chi t r a c a n n a v a p i ù vino. Q u a n d o costoro furono c o m p l e t a m e n t e ebbri, li fece caricare su un c a r r o c o n alcuni maiali e r i n c h i u d e r e in un p o r cile. Il vizio e r a c o m u n e a tutte le classi e diffuso a tutti i livelli. Le leggi c o n t r o gli eccessi d e l b e r e r e s t a v a n o l e t t e r a m o r t a . U g u a l e effetto sortivano quelle c o n t r o le prostitute, i lenoni, i pederasti, gli usurai. Già da t e m p o Francia e S p a g n a spiavano c o m p i a c i u t e il deteriorarsi della situazione tedesca e soppesavano i p r ò e i c o n t r o d'eventuali alleanze. Nel 1608, Enrico IV p r e s e posizione a favore dei principi protestanti, schierandosi con l'Un i o n e evangelica, costituitasi p r o p r i o in q u e l l ' a n n o in funzione antiasburgica. Nel 1609 si formò la Lega cattolica, capeggiata dal d u c a di Baviera Massimiliano I, cui la S p a g n a offrì i p r o p r i eserciti. La s c o m p a r s a del Re di Francia, p u gnalato il 14 maggio 1610 da un m o n a c o fanatico, fu un d u ro colpo p e r i p r o t e s t a n t i . La L e g a cattolica i m b a l d a n z ì , e nel 1615 si s p a r s e la notizia ch'essa si stava a r m a n d o p e r estirpare dal suolo tedesco l'eresia. Le n u b i all'orizzonte si fecero più fosche. Il ciclone che p e r t r e n t ' a n n i avrebbe infuriato sulla G e r m a n i a e r a alle viste. Il suo occhio fu la Boemia. Questa faceva p a r t e , c o m e abb i a m o già d e t t o , dei d o m i n i degli A s b u r g o , e l ' i m p e r a t o r e Mattia l a g o v e r n a v a p e r i n t e r p o s t a p e r s o n a a t t r a v e r s o u n collegio di cinque fedeli l u o g o t e n e n t i . Mattia e r a vecchio e p i e n o d'acciacchi, e la sua fine era attesa da un m o m e n t o all'altro. I p r o t e s t a n t i v e d e v a n o in essa la g r a n d e occasione p e r s t r a p p a r e finalmente agli Asburgo la c o r o n a imperiale. L a m a n o v r a e r a semplice: i n n a l z a r e sul t r o n o b o e m o u n p r i n c i p e p r o t e s t a n t e e garantirsi la m a g g i o r a n z a nel Colle74
gio elettorale, d e t e n u t a fin allora dai cattolici, che avevano già il l o r o c a n d i d a t o in un altro A s b u r g o : il lentigginoso e bigotto arciduca di Stiria, F e r d i n a n d o II. A Praga, l ' a n n u n c i o della sua designazione fece precipitare gli eventi. Il conte H e i n r i c h von T h u r n mobilitò i p r o testanti e il 23 m a g g i o 1618 li fece m a r c i a r e sul castello di -Hradcany, d o v e si t r o v a v a n o d u e d e i c i n q u e l u o g o t e n e n t i • imperiali. G i u n t i al loro cospetto, il C o n t e d i e d e o r d i n e di buttarli dalla finestra assieme a u n o dei s e g r e t a r i , che p e r caso si trovava nella stanza. I tre fecero un volo di quindici metri, ma r e s t a r o n o illesi p e r c h é e b b e r o la fortuna di cadere su un m u c c h i o di rifiuti. L'episodio, n o t o c o m e la «defenestrazione di Praga», segna l'inizio ufficiale della G u e r r a dei T r e n t ' a n n i . ••-<•• D o p o essersi sbarazzato dei r a p p r e s e n t a n t i imperiali, il von T h u r n cacciò l'Arcivescovo e i gesuiti, e insediò un direttorio rivoluzionario con pieni poteri. Il vecchio Mattia, con un piede già nella fossa, fece sapere al Conte d'essere disposto a trattare con gl'insorti. Il rifiuto di von T h u r n provocò d'intervento di F e r d i n a n d o , cui la c o r o n a b o e m a serviva da Sgabello p e r quella imperiale. F e r d i n a n d o era u o m o di grandi ambizioni, di scarsa cultura, di m o d e s t a intelligenza, ma di n o n comuni doti politiche. Gliel'avevano coltivate e affinati? i gesuiti, di cui era stato u n o zelante allievo. L ' a n n u n c i o c h e d u e suoi eserciti stavano i n v a d e n d o l a U o e m i a seminò il panico fra i protestanti. Il v o n T h u r n n o n poteva c o n t a r e c h e su p o c h e migliaia d ' u o m i n i m a l e equipaggiati, e l'Unione evangelica n o n si muoveva. Ne profittò l'elettore del Palatinato, Federico, calvinista arrabbiato e gen e r o del Re d ' I n g h i l t e r r a , p e r offrire, in cambio della corona boema, il p r o p r i o aiuto militare. Gli a v v e n i m e n t i precipitarono. Il 20 m a r z o Mattia morì, lasciando F e r d i n a n d o Re di Boemia ed e r e d e al t r o n o imperiale. Il 17 agosto la Dieta
L'elettore p a l a t i n o sentì vacillare la sua. Era già p e n t i t o d'averla accettata, d o p o aver t a n t o b r i g a t o p e r o t t e n e r l a . Aveva agito sotto l'impulso dell'ambizione e dell'età (aveva a p p e n a v e n t i d u e anni) senza t e n e r conto che, c o m e calvinista, avrebbe avuto c o n t r o n o n solo i cattolici, ma a n c h e i luterani. C o m e avrebbe p o t u t o in quelle condizioni t e n e r testa a tanti nemici, fra cui il colosso spagnolo? Si rivolse allora al suocero. Ma Giacomo I, invece d ' u n esercito, d i e d e al g e n e r o il consiglio di r i n u n z i a r e al t r o n o . Era un b u o n consiglio, ma a F e d e r i c o s e m b r ò i n c o m p a t i b i l e col p r o p r i o o n o r e . Il 4 n o v e m b r e egli e n t r ò a P r a g a , accolto trionfalm e n t e dal Direttorio e dal p o p o l o . Aveva tutto p e r piacere alla folla: bello, elegante, raffinato e malinconico. Ma sotto queste a p p a r e n z e c'era un c a r a t t e r e debole, irresoluto e facilmente influenzabile s o p r a t t u t t o dalla moglie, la bellissima Elisabetta. Il suo d e b u t t o di Re fu u n a catastrofe. L'ordine che died e , a p p e n a g i u n t o a Praga, di r i m u o v e r e dalle chiese altari e immagini, esasperò le masse c o n t a d i n e , tutte cattoliche, e fornì a l l ' I m p e r a t o r e u n p r e t e s t o d ' i n t e r v e n t o . F e r d i n a n d o Io colse al volo e lanciò un u l t i m a t u m : se e n t r o il p r i m o giug n o (1620) Federico n o n avesse deposto la c o r o n a usurpata, egli l'avrebbe dichiarato fuori legge. C o n t e m p o r a n e a m e n te, con abile mossa, si riconciliò a U l m coi p r i n c i p i p r o t e s t a n t i , u n o dei quali, l'elettore di Sassonia G i o v a n n i Giorgio, si schierò a d d i r i t t u r a dalla sua p a r t e . S e b b e n e a b b a n d o n a t o d a tutti, Federico n o n mollò, rifiutò di d e p o r r e il titolo e s'accinse, con le p o c h e forze di cui disponeva, a sostenere l'urto di quelle imperiali, calcolate a oltre v e n t i c i n q u e m i l a u o m i n i , guidati da un abilissimo gen e r a l e , il C o n t e di Tilly, allievo ed e m u l o del g r a n d e Aless a n d r o Farnese. I d u e eserciti si s c o n t r a r o n o nei pressi della M o n t a g n a Bianca, a ovest di P r a g a , l'8 n o v e m b r e . I calvinisti f u r o n o messi in r o t t a . F e d e r i c o , la m o g l i e e la c o r t e f u g g i r o n o in Slesia, dove il Palatino cercò inutilmente di racimolare n u o 76
ve milizie. Il 9 n o v e m b r e i vincitori, guidati da Massimiliano di Baviera, v a r c a r o n o le m u r a di P r a g a . I t e m p l i cattolici riebbero i m m e d i a t a m e n t e i loro altari e le loro i m m a g i n i , furono richiamati i gesuiti, l'istruzione passò n u o v a m e n t e sotto il controllo del clero r o m a n o , tutte le religioni, eccetto quelle cattolica ed ebraica, furono b a n d i t e . O g n i simulacro d'eresia v e n n e cancellato: l'anniversario di G i o v a n n i H u s s fu proclamato lutto nazionale. I partigiani di Federico, che n o n avevano fatto in t e m p o a mettersi in salvo, f u r o n o impiccati o decapitati, e i loro cadaveri esposti sulla t o r r e del ponte di Carlo sopra la Moldava. Mentre in Boemia i m p e r v e r s a v a n o le p u r g h e , un esercito s p a g n o l o , al c o m a n d o del g e n e r a l e g e n o v e s e Spinola, muoveva dalle Fiandre alla conquista del Palatinato. Q u e s t o malaccorto i n t e r v e n t o allarmò i protestanti, che s e m b r a r o no ritrovare la loro unità. Nei pressi di H e i d e l b e r g le loro t r u p p e si s c o n t r a r o n o con quelle s p a g n o l e , ma e b b e r o la peggio. La città, mecca e roccaforte del calvinismo, v e n n e b a r b a r a m e n t e saccheggiata. La s t u p e n d a biblioteca dell'Università, p e r o r d i n e di Massimiliano, fu smantellata fino all'ultimo volume, caricata su c i n q u a n t a carri e spedita a Roma, d o n o al p a p a Gregorio XV. F e r d i n a n d o esultò e in cambio dei servigi resi concesse a Massimiliano il Palatinato, il c h e r e n d e v a schiacciante la m a g g i o r a n z a cattolica nel collegio e l e t t o r a l e d e l l ' I m p e r o . Così schiacciante c h e a p r e o c c u p a r s e n e f u r o n o n o n solo i principi p r o t e s t a n t i , ma a n c h e i cattolici. F e r d i n a n d o n o n aveva vinto. Aveva stravinto, e cominciava a diventare pericoloso. Si vociferava che carezzasse l'idea d'unificare sotto il suo scettro la G e r m a n i a . Anche il Papa e la Francia sentivano il puzzo d ' u n a n u o v a e g e m o n i a asburgica. S ' i m p o n e v a una mobilitazione antimperiale. Artefice e regista ne fu il Richelieu. Il Cardinale isolò gli Asburgo s t i p u l a n d o u n ' a l l e a n z a con l ' O l a n d a , a t t i r a n d o v i subito d o p o l ' I n g h i l t e r r a , la Svezia e la D a n i m a r c a , infine e s t e n d e n d o l a ai Savoia e a Venezia p e r s t r a p p a r e agli
A s b u r g o la Valtellina, c o r r i d o i o strategico di vitale imp o r t a n z a e passaggio obbligato degli eserciti spagnoli e imperiali dall'Italia all'Austria. I frutti di questi m a n e g g i n o n si fecero a t t e n d e r e . Il p r i m o fu un frutto a m a r o , e toccò alla D a n i m a r c a inghiottirlo. Il suo bellicoso re, Cristiano IV, e r a a n c h e Duca di Holstein e controllava vasti t e r r i t o r i nella G e r m a n i a del N o r d , che costituivano un formidabile b a l u a r d o p e r la p o t e n z a m a r i t t i m a d a n e s e nel Baltico. Questi possedimenti facevano n a t u r a l m e n t e gola a F e r d i n a n d o , c h e s o g n a v a q u e l l o sbocco al m a r e e si stava a r m a n d o p e r p i a n t a r v i le s u e b a n d i e r e . Per p r e v e n i r l o C r i s t i a n o fece s b a r c a r e sul C o n t i n e n t e un esercito di ventimila u o m i n i che nella Bassa Sassonia si congiunse con quello savoiardo, c o n d o t t o da von Mansfeld, forte di quattromila. L'Imperatore o r d i n ò al Tilly di marciare contro il Re danese. Il generale obbedì ma chiese a F e r d i n a n d o rinforzi p e r c h é n o n gli e r a n o rimasti che diecimila u o m i n i , stanchi e male in arnese. L'Imperatore gli m a n d ò u n certo Wallenstein. Costui, di s a n g u e b o e m o , si chiamava in realtà Albrecht von Waldstein, ed e r a nato nel 1583, figlio d ' u n piccolo gentiluomo di c a m p a g n a protestante. Aveva studiato nella celeb r e scuola l u t e r a n a di Altdorf, di dove e r a stato cacciato p e r il carattere violento e rissaiolo. D o p o un viaggio a R o m a s'era convertito al cattolicesimo, e q u a n d o F e r d i n a n d o e r a ancora arciduca di Stiria, s'era messo al suo servizio. Giovanissimo, aveva sposato u n a ricca vedova, che l'aveva a sua volta lasciato vedovo. Q u a n d o l ' I m p e r a t o r e aveva messo in vendita i b e n i dei protestanti boemi, egli s'era precipitato a farne incetta. I ritratti che di lui possediamo ce lo m o s t r a n o alto, m a g r o , zigomi sporgenti, naso grosso, mascella pesante, labbra carnose. Era d'approccio sgradevole, poco incline alle effusioni e agli entusiasmi, diffidente, taciturno, ambizioso e testardo. S'indovinava in lui l'uomo abituato al comand o . Era m a n i a c o d e l l ' o r d i n e e della p u n t u a l i t à . D'abitudini spartane, mangiava con m o d e r a z i o n e e n e s s u n o ricorda d'a78
verlo m a i visto u b r i a c o . Si vestiva di n e r o , un c o l o r e c h e contrastava col pallore del volto, e p o r t a v a al collo u n a sciarpa rossa. P a r e c h e si tingesse a n c h e le labbra. E r a d e v o t o , ma più che a Dio credeva agli astrologi. La sua ascesa di condottiero era cominciata nel 1618. In q u e l l ' a n n o e r a scoppiata in Moravia u n a rivolta c o n t r o gli Asburgo, alla q u a l e a v e v a n o a d e r i t o a n c h e l e t r u p p e del Wallenstein, g o v e r n a t o r e della provincia. Questi e r a riuscito a i m p a d r o n i r s i del tesoro militare e a metterlo in salvo alla corte di F e r d i n a n d o . I ribelli, rimasti al v e r d e , se n ' e r a n o tornati a casa. L'anno d o p o , Wallenstein aveva p r e s t a t o all'Imperatore in bolletta q u a r a n t a m i l a fiorini, poi centosessantamila, poi duecentomila e, nel 1623, mezzo milione. Sapeva che F e r d i n a n d o n o n glieli avrebbe mai resi, ma sapeva anche che quel d e n a r o gli sarebbe t o r n a t o p r i m a o poi in tasca sotto forma di favori e privilegi. Ecco p e r c h é , q u a n d o Tilly sollecitò rinforzi, l ' I m p e r a t o re n o n ebbe dubbi su chi avrebbe d o v u t o fornirglieli. A Wallenstein quella p a r v e l a g r a n d e occasione p e r e n t r a r e d a p r o t a g o n i s t a nel teatro della g u e r r a , a fianco e di fronte ai c o n d o t t i e r i più prestigiosi d e l l ' e p o c a . I n p o c h e s e t t i m a n e mise insieme un esercito di ventimila u o m i n i , li equipaggiò di tutto p u n t o e li lanciò contro von Mansfeld, travolgendolo, m e n t r e Tilly sconfiggeva C r i s t i a n o . Q u i n d i invase il ÌBrandeburgo e costrinse l'elettore Giorgio G u g l i e l m o a schierarsi c o n l ' I m p e r a t o r e . Dal B r a n d e b u r g o m a r c i ò sul4'Holstein e lo sottomise, cacciando i danesi dal loro ultimo a v a m p o s t o c o n t i n e n t a l e , m e n t r e Richelieu r i c h i a m a v a l e ^touppe francesi che aveva spedito in Valtellina. -rf- II n o m e di Wallenstein e r a o r m a i sulla bocca di tutti. La « a fama di g e n e r a l e aveva offuscato q u e l l a d e l Tilly, di Mansfeld, di Cristiano. Egli era, col suo esercito, il p a d r o n e «tìci destini d ' E u r o p a . Ma l ' e g e m o n i a c o n t i n e n t a l e , c h e le strabilianti vittorie avevano dato a F e r d i n a n d o , n o n baa ad a p p a g a r e la sconfinata ambizione del c o n d o t t i e r o . £uoi napoleonici piani esse n o n d o v e v a n o essere che la r
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p r e m e s s a e la base di c a m p a g n e successive c h e a v r e b b e r o p o r t a t o al d o m i n i o imperiale sul Baltico e sul M a r del N o r d . Sognava la rinascita dell'Hansa, l'ormai fatiscente federazione dei g r a n d i porti commerciali che s'affacciavano su quelle grigie distese d ' a c q u e , le cui b a n c h i n e ricevevano e smistav a n o m e r c i p r o v e n i e n t i d a ogni p a r t e d ' E u r o p a . L a realizzazione di q u e s t o d i s e g n o a v r e b b e significato il crollo dell'Olanda, dell'Inghilterra, della Svezia, che del Baltico e del Mar del N o r d e r a n o le principali utenti. Anche la Chiesa ne a v r e b b e t r a t t o il suo utile p e r c h é F e r d i n a n d o , aizzato dai gesuiti, n o n avrebbe resistito alla tentazione di stroncare l'eresia nei nuovi territori. La minaccia i n s o m m a e r a g r a v e , e c o l o r o sui quali inc o m b e v a c o r s e r o ai r i p a r i . I p i ù i m m e d i a t a m e n t e esposti e r a n o i p r i n c i p i tedeschi, p e r c h é sul suolo g e r m a n i c o Wal-. lenstein giocava la sua partita. Essi avevano seguito con sgom e n t o l'ingrossarsi dell'esercito del condottiero b o e m o , che, contava o r a c e n t o q u a r a n t a m i l a u o m i n i , m e n t r e quello della Lega cattolica e r a sceso a ventimila. C o n u n a siffatta massa d ' u o m i n i , p e r f e t t a m e n t e addestrati, magnificamente a r m a i e disciplinati, r e v o c a r e le «libertà germaniche» e r i d u r r e la miriade di staterelli tedeschi sotto l'egida asburgica sarebbe stato u n gioco d a b a m b i n i . N e l l ' i n v e r n o d e l 1627-28, gli elettori d e l l ' I m p e r o si r i u n i r o n o a M u l h a u s e n p e r discutere il da farsi. I protestanti e r a n o n a t u r a l m e n t e più p r e o c c u p a ^ dei cattolici. Ma a n c h e costoro s'allarmarono, q u a n d o Feffiì d i n a n d o , senza n e p p u r e consultarli, s t r a p p ò al suo legittìj? mo titolare il ducato di M e c l e m b u r g o e l'assegnò al Wallenfc Stein. Bisognava f e r m a r e l ' I m p e r a t o r e p r i m a che fosse trop~ po tardi, p r i m a cioè c h e Wallenstein diventasse p i ù potente di lui. -f P r o p r i o in quei giorni F e r d i n a n d o voleva n o m i n a r e il i-,, glio Re di Roma, p e r spalancargli la successione alla coro."., imperiale, e un veto dei g r a n d i elettori avrebbe fatto fallii* la prova. Il 28 m a r z o costoro fecero s a p e r e a l l ' I m p e r a t o ! che n o n lo a v r e b b e r o posto s'egli avesse licenziato il Walle 80
Stein. N o n gli nascosero n e p p u r e che, se n o n si fosse messo „«jn freno all'ambizione del g e n e r a l e , l ' I m p e r o sarebbe p r e gio caduto in sua balìa. F e r d i n a n d o p r o m i s e che avrebbe ten u t o conto del monito. Esso gli veniva rivolto in un m o m e n t o p a r t i c o l a r m e n t e difficile, in cui più che mai aveva bisogno del Wallenstein e delle sue milizie. Dietro le insistenti pressioni dei gesuiti infiltri YImperatore stava p r o m u l g a n d o un editto che obbligal a i possessori d i antichi b e n i ecclesiastici, passati i n m a n i ittiche d o p o il 1552, a restituire alla Chiesa ciò c h e da essa «vevano r e g o l a r m e n t e acquistato. E r a u n a colossale truffa, Ch'ingiustizia senza p r e c e d e n t i , che poteva imporsi solo con |uso, o la minaccia, della forza. ; L'editto v e n n e applicato con zelo fino all'ultimo centimeq u a d r a t o di t e r r a . Ci furono q u a e là delle resistenze, sujito d o m a t e dai lanzichenecchi del Wallenstein. Decine di i e cittadine protestanti passarono ai cattolici e i loro abiliti, in ossequio al p r i n c i p i o del cuius regio eius religio, o iiirarono la vecchia fede o e m i g r a r o n o . Accontentati i ge"ti, F e r d i n a n d o si decise finalmente a d a r soddisfazione i elettori d e l l ' I m p e r o , che gli avevano chiesto la testa del lenstein. Ma il g e n e r a l e , al c o r r e n t e delle m i r e d e i suoi nemici e ^sospetti c h e c o s t o r o a v e v a n o i n s i n u a t o n e l l ' a n i m o d i - i n a n d o , aveva avviato trattative segrete con Cristiano, Ihainate il 22 m a g g i o 1629 nella pace di Lubecca e nella itùzione al Re danese di g r a n p a r t e dei suoi ex territori ^eschi. Wallenstein aveva agito in p a r t e all'insaputa deljperatore, che n o n nascose il suo d i s a p p u n t o , convocò il rale e gli o r d i n ò di s t o r n a r e dal suo esercito trentamila ini e spedirli in Italia. Wallenstein rifiutò, d i c e n d o che "di Svezia Gustavo Adolfo stava a r r u o l a n d o t r u p p e p e r | | r e l'Europa. Ma F e r d i n a n d o fu irremovibile, e alla fisflìenstein d o v e t t e c e d e r e . D u e mesi d o p o , il c o n d o t ipwemo perse a n c h e il c o m a n d o dell'esercito, che passò §ttniliano di Baviera. Senza clamori si ritirò nelle s u e r
t e n u t e in Boemia in attesa, come Cincinnato, che l ' I m p e r a tore lo richiamasse. Il suo esilio n o n sarebbe d u r a t o a l u n g o con l'aria c h e tirava dal N o r d , e p r e c i s a m e n t e dalla Svezia, dove il re Gustavo Adolfo si atteggiava a g r a n d e c a m p i o n e della causa protestante, e lo era. Il 4 luglio 1630 sbarcò a U s e d o m , in P o m e r a n i a . Aveva trentasei a n n i ed e r a l'idolo dei suoi soldati, che trattava da commilitoni, c o n d i v i d e n d o n e i triboli, le fatiche, i r e p e n t a gli. Dormiva con loro sotto la t e n d a , c o n s u m a v a con loro il r a n c i o e indossava p e r s i n o la l o r o stessa divisa: g i u b b a e p a n t a l o n i di camoscio e un b e r r e t t o di castoro. Lo si riconosceva p e r u n a fascia o un mantello scarlatto che solo lui portava. Era un cavaliere formidabile e instancabile, si lavava di r a d o , i suoi abiti e r a n o gualciti e sbrindellati, i suoi stivali scorticati e inzaccherati. Q u a n d o p a r l a v a g u a r d a v a diritto negli occhi l'interlocutore e a n d a v a subito al sodo. I suoi sì e r a n o sì, i suoi n o , n o . Sotto questa crosta ruvida e cameratesca c'era p e r ò u n senso puntigliosissimo del r a n g o . Guai se un ambasciatore, p r e s e n t a n d o g l i le credenziali, n o n si rivolgeva a lui con tutti i titoli che gli spettavano, guai se a palazzo il m a e s t r o delle cerimonie commetteva u n a svista. Quelli con cui sbarcò a U s e d o m e r a n o in tutto tredicimila u o m i n i , p i ù a l c u n e migliaia di m e r c e n a r i , r e c l u t a t i in G e r m a n i a d o p o un'accurata selezione. E r a n o in m a g g i o r a n za luterani, ma n o n m a n c a v a n o seguaci di altre religioni. A tutti G u s t a v o c h i e d e v a o b b e d i e n z a cieca e fedeltà assoluta n o n solo alla b a n d i e r a svedese, ma a n c h e agli ideali in n o me dei quali egli combatteva e si diceva p r o n t o a m o r i r e : la sicurezza e l'indipendenza del suo Paese, minacciate da Ferd i n a n d o . Ai suoi c o r r e l i g i o n a r i chiedeva in p i ù di recitare d u e volte al giorno le p r e g h i e r e e di c a n t a r e d u r a n t e le battaglie. N o n obbligava n e s s u n o a farlo, ma tutti lo facevano p e r c h é lo faceva lui. E l'esempio del Re valeva più d ' u n ord i n e . Sebbene la disciplina fosse molto rigida, il saccheggio fosse p u n i t o con la m o r t e e n o n ci fossero p r o s t i t u t e al seguito delle t r u p p e , n e s s u n o si lamentava. 82
Gustavo Adolfo aveva meticolosamente p r e p a r a t o la spedizione a n c h e dal p u n t o di vista psicologico p e r g u a d a g n a re alla sua causa le masse l u t e r a n e g e r m a n i c h e . Alla vigilia di salpare p e r il C o n t i n e n t e , aveva pubblicato un manifesto in c i n q u e l i n g u e , c h ' e r a stato diffuso in t u t t ' E u r o p a , in cui spiegava p e r c h é m u o v e v a g u e r r a a F e r d i n a n d o . N e d e t t ò un secondo s b a r c a n d o a U s e d o m , nel quale accusava i g r a n di elettori p r o t e s t a n t i di t r a d i r e la loro fede, che lui solo si trovava o r a a difendere. Ma n e s s u n o si mosse, e Gustavo d o vette g u a d a g n a r s i gli alleati con la forza delle baionette. In tre settimane quasi tutta la costa baltica era in m a n i svedesi. Di qui il «leone del N o r d » , c o m e lo c h i a m a v a n o , dilagò nel C o n t i n e n t e , p a s s a n d o da u n a conquista all'altra. Il 23 gennaio 1631 Svezia e Francia suggellarono la loro alleanza: Richelieu a v r e b b e fornito i mezzi ( q u a t t r o c e n t o m i l a talleri), Gustavo avrebbe trovato gli u o m i n i . Nessuno dei d u e avrebbe fatto la pace senza il consenso dell'altro, né avrebbe sollevato la questione religiosa. Richelieu invitò Massimiliano di Baviera (e del Palatinato) a p a s s a r e nel c a m p o franco-svedese, ma il Duca rispose s p e d e n d o il Tilly c o n t r o Gustavo. Il g e n e r a l e , o r m a i s e t t a n t u n e n n e , p u n t ò sulla cittadina di N e u b r a n d e n b u r g , se ne i m p a d r o n ì e massacrò i tremila u o mini che la p r e s i d i a v a n o . Gustavo n o n volle essere da m e no: m a r c i ò su F r a n c o f o r t e , l'occupò e s t e r m i n ò l ' i n t e r a g u a r n i g i o n e . Tilly replicò a s s e d i a n d o M a g d e b u r g o . D o p o sei mesi di resistenza disperata, la città stremata dalla fame, dalla perniciosa e dalla m a n c a n z a di munizioni, spalancò le p o r t e agli imperiali, c h e s ' a b b a n d o n a r o n o a un saccheggio d e g n o di Attila. Case, scuole, ospedali furono dati alle fiamme, venti dei trentamila abitanti sterminati. Il macello d u r ò q u a t t r o g i o r n i , e lo stesso Tilly a m m i s e c h e s'era s p a r s o troppo sangue. La Germania protestante inorridì e d u e suoi principi, l'elettore di B r a n d e b u r g o e Giovanni Giorgio di Sassonia, misero i loro eserciti a disposizione di Gustavo, c h e con queste n u o v e forze, il 17 s e t t e m b r e del ' 3 1 , sbaragliò il Tilly a Breitenfeld, presso Lipsia. Fu u n a vittoria stre83
pitosa, c h e r i a n i m ò t u t t o lo s c h i e r a m e n t o a n t i a s b u r g i c o e p r o c u r ò al Re di Svezia nuovi alleati. La b a n d i e r a svedese sventolava ora d a l l ' O d e r al R e n o . A M a g o n z a , d o v e G u s t a v o aveva stabilito il suo q u a r t i e r gen e r a l e , e r a stata issata sul p e n n o n e del più alto edificio citt a d i n o , simbolo della trionfante causa p r o t e s t a n t e . Q u e l l a cattolica, affidata al vecchio e stanco Tilly, sembrava definit i v a m e n t e p e r d u t a . Solo u n u o m o forse a v r e b b e p o t u t o o p e r a r e la riscossa: l'imbattuto Wallenstein. Q u a n d o Ferdin a n d o gli chiese di r i p r e n d e r e il c o m a n d o dell'esercito imp e r i a l e , il c o n d o t t i e r o b o e m o accettò, ma volle d e t t a r e le condizioni del reingaggio: c o m a n d o s u p r e m o delle t r u p p e , pieni p o t e r i di negoziato e di t r e g u a , diritto di saccheggio, di confìsca e d ' a m n i s t i a . L ' I m p e r a t o r e n o n aveva scelta, e accettò. Wallenstein r i u n ì i n u n b a t t e r d ' o c c h i o u n p o d e r o s o e s e r c i t o , i n d u s s e G i o v a n n i G i o r g i o di Sassonia a u n ' e n n e s i m a p i r o e t t a . D o p o d i c h é p u n t ò su P r a g a e, senza colpo ferire, l'occupò. Nel frattempo, p e r la seconda volta Gustavo Adolfo sconfiggeva a Rain il Tilly, che d u e settimane d o p o m o r i v a p e r le ferite riportate. Da Rain, il Re svedese piegò su Monaco, dove lo r a g g i u n s e la notizia che all'esercito del Wallenstein, Massimiliano aveva u n i t o il suo, e t u t t ' e d u e si stavano o r a p r e p a r a n d o al g r a n d e s c o n t r o . Q u e s t o a v v e n n e il 16 n o v e m b r e 1632 a L ù t z e n , nei d i n t o r n i di Lipsia. Fino al tram o n t o la lotta infuriò in u n ' a l t a l e n a d ' a t t a c c h i e c o n t r a t tacchi, a v a n z a t e e r i t i r a t e . Sul far della sera, s e m b r ò c h e i cattolici p r e n d e s s e r o il sopravvento. Gustavo allora d i e d e il segnale della riscossa, e vi si p o s e a c a p o , l a n c i a n d o il suo cavallo c o n t r o la p r i m a linea nemica. A un tratto, un proiettile lo colpì al braccio sinistro e un altro a n d ò a conficcarsi nella fronte del cavallo, che stramazzò al suolo, disarcionando il sovrano, r a g g i u n t o alla schiena da u n a seconda pallottola. Nella confusione n e s s u n o s'accorse della sua c a d u t a . La ferita n o n e r a m o r t a l e ed egli forse se la sarebbe cavata se ai soldati imperiali, che p e r p r i m i gli s'avvicinarono p e r 84
chiedergli chi fosse, n o n avesse risposto: «Sono il Re di Svezia, che suggello la religione e la libertà della n a z i o n e germanica col mio sangue». Fu investito da u n a selva di lance e il suo petto ridotto un crivello. La notizia della m o r t e di Gustavo si sparse nel c a m p o con la rapidità del fulmine. Gl'imperiali esultarono. Gli svedesi, d o p o un m o m e n t o iniziale di panico, s e r r a r o n o le file e, come belve inferocite, s ' a v v e n t a r o n o sul n e m i c o , f r a n t u m a n d o n e le difese e volgendolo in rovinosa rotta. Ma mai vittoria era costata più cara. Le r e d i n i della g u e r r a furono p r e s e dal Richelieu che da Parigi seguiva le mosse degli eserciti antiasburgici rimasti in c a m p o : quello francese, c o m a n d a t o da B e r n a r d o di Sassonia Weimar, e quello svedese, guidato da B a n é r e Torstensson. Gl'imperiali s u b i r o n o nuovi rovesci, e il Wallenstein si ritirò in Boemia p e r r i m e t t e r e insieme i cocci della sua n o n più invincibile armata. Sapeva benissimo che a g u e r r a finita F e r d i n a n d o n o n avrebbe esitato un solo istante a liquidarlo. Ma s a p e v a a n c h e c h e i capi p r o t e s t a n t i , il Richelieu e l'Oxenstierna, e r a n o disposti a trattare con lui, e che gli esuli boemi gli avrebbero volentieri offerto la c o r o n a di Re. Il 24 gennaio 1634, F e r d i n a n d o gli tolse il c o m a n d o delle t r u p p e . Wallenstein, con p o c h e migliaia di u o m i n i rimastigli fedeli, fuggì a Eger, dove s'acquartierò. Il 25 febbraio, m e n t r e se ne stava nella sua stanza a curarsi la gotta, quattro soldati v ' i r r u p p e r o e lo m a s s a c r a r o n o a colpi di s p a d a , f u g g e n d o p o i a V i e n n a , d o v e l ' I m p e r a t o r e li r i c o m p e n s ò con u n a lauta mancia e u n o scatto di g r a d o . Al suo p o s t o , F e r d i n a n d o mise il p r o p r i o figlio, c h e si chiamava c o m e lui. E r a un giovane di ventisei a n n i , colto, delicato, a m a n t e della musica e della filosofìa, e a n c h e b u o n g e n e r a l e . La sua p r i m a sortita a N ò r d l i n g e n c o n t r o Bern a r d o fu un trionfo. Da quella battaglia l'esercito protestante uscì assai malconcio, e Richelieu e O x e n s t i e r n a dovettero b a n d i r e n u o v e leve, a cui p e r ò i principi tedeschi rifiutarono reclute. La g u e r r a , che sembrava n o n dovesse più finire, 85
li aveva s t r e m a t i e sui loro Stati, devastati dagli eserciti di m e z z ' E u r o p a , incombeva lo spettro della fame e della b a n carotta. C i o n o n o s t a n t e e r a n o a n c o r a disposti a cofnbattere, ma n o n più p e r la Francia e la Svezia, cioè p e r lo straniero. Se dovevano c o n t i n u a r e a versar s a n g u e , l'olocausto a n d a v a c o m p i u t o in n o m e della G e r m a n i a . La g u e r r a seguitò a d i v a m p a r e su vari fronti con sorti alt e r n e , c h e s a r e b b e t r o p p o l u n g o s e g u i r e . Nella G e r m a n i a d e l N o r d l'esercito della Sassonia si s c o n t r ò nel 1635 con quello svedese. A occidente B e r n a r d o , affiancato dal francese T u r e n n e , batté tre a n n i d o p o gl'imperiali a Wittemweiler e d i e d e alla Francia l'Alsazia. Nel 1642 Torstensson sconfisse la lega asburgica a Breitenfeld. Nel 1643 E n g h i e n mise in r o t t a gli spagnoli a Rocroi, nel '44 lo stesso E n g h i e n e Tur e n n e c o n q u i s t a r o n o la Renania, nel '46 a n c o r a T u r e n n e dilagò in Baviera. I franco-svedesi e r a n o imbattibili e gl'imperiali esausti. F e r d i n a n d o I I I , successo nel 1637 al p a d r e , cominciò a p e n s a r e alla pace. Trattative s ' a n d a v a n o t r a s c i n a n d o da p i ù di dieci a n n i . Nel 1635, il p a p a U r b a n o V i l i aveva invitato i belligeranti a s o s p e n d e r e le ostilità. Le varie p a r t i s'erano riunite a Colonia, ma n o n avevano concluso niente. Sei a n n i d o p o , francesi, svedesi e imperiali s'erano dati c o n v e g n o ad A m b u r g o e avevano designato le città di M ù n s t e r e O s n a b r ù c k c o m e sedi di negoziati s e p a r a t i : nella p r i m a , la Francia a v r e b b e trattato con F e r d i n a n d o , m e d i a t o r i il P a p a e Venezia; nella s e c o n d a , Francia e I m p e r o si s a r e b b e r o a b b o c c a t e c o n la Svezia, m e d i a t o r e il Re d a n e s e . La divisione e r a stata chiesta dal r a p p r e s e n t a n t e svedese, che n o n voleva s e d e r e allo stesso tavolo col n u n z i o pontifìcio, e da q u e s t ' u l t i m o c h e n o n voleva aver d i fronte u n l u t e r a n o . B e g h e p r o c e d u r a l i , cavilli di protocollo, puntigli d'etichetta e soprattutto le cangevoli vicende della g u e r r a che r e n d e v a n o riluttante il vincitore del m o m e n t o ad a b b a n d o n a r e la lotta, r i t a r d a v a n o il concreto avvìo dei negoziati. Solo il 4 d i c e m b r e 1644 essi finalmente c o m i n c i a r o n o , 86
presenti c e n t o t r e n t a c i n q u e delegati, che p e r sei mesi dibatt e r o n o le p i ù futili questioni di p r e c e d e n z e . L'ambasciatore francese fece ufficialmente sapere che n o n avrebbe partecipato ai lavori se n o n gli fosse stato riconosciuto il titolo d'Altezza. Finalmente, nell'ottobre 1648, la pace, la famosa pace di Westfalia, ossia il d u p l i c e t r a t t a t o di M ù n s t e r e O s n a bruck, fu firmato: Svizzera e O l a n d a o t t e n n e r o l ' i n d i p e n denza; l'Alto Palatinato passò alla Baviera, il Basso t o r n ò a Federico, anzi al figlio, c h e d i v e n t ò ottavo e l e t t o r e dell'Impero; il B r a n d e b u r g o acquistò la P o m e r a n i a orientale e le città di M a g d e b u r g o e M i n d e n , e gettò le basi d ' u n n u o v o Stato: la Prussia; alla Svezia v e n n e r o assegnate le diocesi di Brema e Verden, le città di Wismar e Stettino, è il territorio alla foce dell'Oder; ai principi tedeschi furono riconfermate le c o s i d d e t t e libertà g e r m a n i c h e , cioè la l o r o p i e n a i n d i p e n d e n z a d a l l ' I m p e r a t o r e ; questi o t t e n n e il riconoscim e n t o della sua sovranità in Boemia e in U n g h e r i a ; la Francia e b b e P i n e r o l o , l'Alsazia c o n le diocesi di Metz, T o u l e Verdun, ma s o p r a t t u t t o vide realizzarsi tutti i sogni d e l Richelieu: l ' a l l a r g a m e n t o delle p r o p r i e frontiere, l'indebolim e n t o degli Asburgo e il m a n t e n i m e n t o della divisione dei principi tedeschi. La g r a n d e sconfitta fu la Chiesa cattolica, che aveva sognato di r i p o r t a r e la G e r m a n i a all'ortodossia sugli scudi imperiali. L a p a c e a m a r e g g i ò p r o f o n d a m e n t e i l p a p a I n n o cenzo X che la definì: «Nulla e n o n valida, maledetta, e senza effetto a l c u n o né risultato p e r il passato, il p r e s e n t e e il futuro». Ma n e s s u n o gli d i e d e retta. In G e r m a n i a la C o n troriforma era stata bocciata. La Riforma, invece, g u a d a g n ò punti a N o r d e ne p e r s e a Sud, dove n o n e r a mai stata forte. Il calvinismo fu ufficialmente riconosciuto. T r e n t ' a n n i di g u e r r a - e che g u e r r a ! - avevano ridotto la Germania a un deserto dei tartari. Sul suo suolo sei eserciti - tedesco, danese, svedese, b o e m o , spagnolo, francese - s'erano abbandonati a ogni sorta di violenze, che n o n cessarono n e m m e n o con la pace p e r c h é molti soldati m e r c e n a r i , li87
cenziati dai loro c o m a n d a n t i , si t r a s f o r m a r o n o in briganti e razziatori, s e b b e n e da razziare nel Paese fosse rimasto b e n poco. Secondo i calcoli, spesso discordanti, dei c o n t e m p o r a nei, i v e n t u n milioni d'abitanti d e l l ' a n t e g u e r r a e r a n o scesi a tredici e mezzo. La Baviera aveva p e r d u t o ottantamila famiglie e novecento villaggi; la Boemia tre quarti della popolazione e c i n q u e sesti dei suoi villaggi. I p i ù colpiti f u r o n o i contadini, c h ' e b b e r o i loro c a m p i devastati dagli eserciti, e i m e r c a n t i , tagliati fuori dai c o m m e r c i fra Stato e Stato, fra città e città. Anche le r i m a n e n t i attività economiche - i n d u stria, artigianato, servizi - e r a n o ridotte allo stremo, e ci volle più d ' u n secolo p e r c h é rifiorissero. N e s s u n conflitto c o m e quello dei T r e n t ' a n n i i m p o v e r ì e i n s a n g u i n ò t a n t o la G e r m a n i a e l ' E u r o p a , n e s s u n a pace fu più s u d a t a e sospirata di quella di Westfalia. Il 1648 chiuse l'epoca delle g u e r r e d i r e l i g i o n e e a p r ì quella, n o n m e n o c r u e n t a , delle g u e r r e nazionali. Al f a n a t i s m o teologico e ideologico si sostituì un'altra forma di fanatismo, n o n m e n o esiziale E o r a vediamo il contraccolpo che questo cataclisma aveva provocato negli Stati italiani.
CAPITOLO SESTO
IL PIEMONTE
Dal 1580 lo Stato s a b a u d o era nelle m a n i di Carlo E m a n u e le I, figlio di E m a n u e l e Filiberto. Del p a d r e possedeva l'ambizione, l'intelligenza, la g r i n t a , ma n o n la c o e r e n z a e la p r u d e n z a . Era diventato Duca a diciott'anni e s'era trovato sulle spalle il peso d ' u n o Stato ancora in fasce, su cui seguitavano ad a p p u n t a r s i le diffidenze e gli appetiti della vicina, Francia, che vedeva con sospetto il suo consolidamento. Fu p e r a r g i n a r e q u e s t ' i n v a d e n z a c h e Carlo E m a n u e l e si p r e s e in m o g l i e la figlia di Filippo I I , C a t e r i n a . Bastava g u a r d a r l a p e r capire c h ' e r a stata u n a scelta dettata p i ù dalla r a g i o n di Stato che da quella del c u o r e . L'Infanta era piccola, e s a n g u e , malaticcia, col volto b u t t e r a t o d a l vaiolo. N e a n c h e il Duca e r a un c a m p i o n e di bellezza: di statura inferiore alla m e d i a c o m e molti Savoia, aveva le spalle leggerm e n t e arcuate, i lineamenti delicati, l'incarnato pallido. Ma fin da b a m b i n o il p a d r e l'aveva abituato a ogni sorta d'esercizi fisici e di s p o r t e ne aveva fatto un abile cavaliere e un invincibile spadaccino. Il m a t r i m o n i o suggellò l'alleanza con la S p a g n a e il Duca ne profittò subito p e r sollevare la q u e s t i o n e di Saluzzo, avamposto francese in Piemonte e spina nel fianco dello Stato s a b a u d o . Nel 1588, m e n t r e a Parigi infuriava la g u e r r a civile tra i Valois e i Guisa, Carlo E m a n u e l e fece o c c u p a r e il Marchesato di Saluzzo in n o m e di antichi diritti aleramici e in quello della Fede, minacciata - egli diceva - dalla presenza nel territorio di sette u g o n o t t e . Imbaldanzito dal successo, si lanciò q u i n d i alla conquista di Ginevra e della Provenza, ma stavolta dovette fare i conti col maresciallo francese 89
Lesdiguières, che dal Delfinato p i o m b ò col suo esercito sulla Savoia e sul Marchesato, obbligando il Duca a far marcia indietro. Fra a l t e r n e vicende, la g u e r r a si trascinò fino al 1601. In quell'anno, a Lione, il re di Francia Enrico IV cedette a Carlo E m a n u e l e il Marchesato di Saluzzo o t t e n e n d o in cambio la Bresse, il Bugey, il Valromey e il p a e s e di G e x , possedim e n t i sabaudi al di là delle Alpi. Il baratto ribadiva la vocazione italiana dei Savoia e legava i destini di questa Casa, di c e p p o b o r g o g n o n e , a quelli della Penisola. «E molto meglio» a n n o t ò n e i suoi Ricordi C a r l o E m a n u e l e «avere u n o Stato solo, tutto u n i t o , come è questo di q u a d e ' monti, che d u e , e tutti e d u e malsicuri.» Tredici a n n i di g u e r r a avevano s t r e m a t o la p o p o l a z i o n e e s v u o t a t o le casse s a b a u d e . Il D u c a t e n t ò di r i m p o l p a r l e i n a s p r e n d o i vecchi balzelli, i n v e n t a n d o n e di nuovi e i m p e g n a n d o i gioielli della moglie che n o n p o t è p r o t e s t a r e p e r ché e r a già calata nella t o m b a . L'aumento delle tasse, invece, s e m i n ò m o l t o m a l c o n t e n t o tra i sudditi, specialmente a T o r i n o che, c o m e capitale e c e n t r o e c o n o m i c o dello Stato, e r a la città p i ù tartassata dal fisco. Il Duca la s p r e m e v a , ma a n c h e l'abbelliva. Per il suo riassetto urbanistico molto aveva già fatto E m a n u e l e Filiberto, c h e vi s'era installato q u a n d ' e s s a e r a poco p i ù d ' u n b o r g o m o n t a n a r o . Il figlio le d i e d e un volto razionale e m o d e r n o , a p r e n d o e p a v i m e n t a n d o strade, scavando fogne, i n n a l z a n d o edifici e m u n e n doli di g r o n d a i e . Accanto alla Torino medievale s p u n t ò così u n a città n u o v a con n u o v e m u r a e solidi bastioni. N o n contava che ventimila abitanti, ma già stava acquistando il tono di u n a capitale. Il suo fulcro e r a la C o r t e . S e b b e n e s ' i n t e n d e s s e d ' a r t e , parlasse francese, spagnolo, latino, scrivesse poesie e aforismi militari, leggesse i classici, Carlo E m a n u e l e n o n era un m e c e n a t e . Lo sarebbe forse stato se ne avesse avuto il temp o , ma gli affari di g o v e r n o n o n gli d a v a n o t r e g u a , l'assorbivano tutto il g i o r n o e spesso lo t e n e v a n o sveglio anche 90
la notte. E r a u n a specie di m o t o r i n o , s e m p r e in m o v i m e n t o , s e m p r e all'erta. N o n aveva orari, m a n g i a v a q u a n d o capitava, t e n e n d o in p e r e n n e mobilitazione cuochi e camerieri. A C o r t e , feste, balli, spettacoli si svolgevano senza di lui. Le d o n n e gli p i a c e v a n o , ma a n c h e a l o r o si c o n c e d e v a p o c o . N o n aveva hobbies né svaghi, la sua u n i c a o c c u p a z i o n e e preoccupazione era la politica. C o m e il p a d r e , si circondava di consiglieri ma n o n ne seguiva i consigli. Faceva e disfaceva tutto di testa sua: g u e r r e , paci, alleanze. Sognava, in anticipo di d u e secoli, di fare del piccolo P i e m o n t e lo Stato guida d'Italia, e in questo sogno spese tutte le sue risorse e le sue energie. Conquistato Saluzzo, si volse al M o n f e r r a t o su cui sventolava lo s t e m m a dei G o n z a g a di M a n t o v a . Sposò le figlie M a r g h e r i t a e Isabella a d u e p r i n c i p i di quella casata, si staccò dalla Spagna, ostile al passaggio del M o n f e r r a t o nell'orbita sabauda, e strizzò l'occhio al Re di Francia, s p e r a n do che questi li chiudesse tutt'e d u e sulle sue ambizioni annessionistiche. Nel 1612 il Duca di Mantova Francesco, che aveva sposato M a r g h e r i t a , m o r ì lasciando u n a figlia. Carlo Emanuele reclamò p e r essa il Monferrato. Il fratello del Duca, F e r d i n a n d o , spalleggiato dalla Spagna, s'oppose. Il Duca di Savoia occupò allora Trino, Alba e Moncalvo. Il govern a t o r e s p a g n o l o di Milano gli o r d i n ò di r i t i r a r s e n e . C a r l o E m a n u e l e rispose r e s t i t u e n d o al Re di S p a g n a il Collare del Toson d ' o r o e dichiarandogli g u e r r a . Q u i n d i lanciò appelli alla Francia, a Venezia, agli Stati italiani p e r c h é scendessero MI c a m p o al suo fianco, ma n e s s u n o si mosse. Allora il piccolo Davide decise di sfidare da solo il gigante Golia. L'esercito p i e m o n t e s e si scontrò a p i ù r i p r e s e con quello spagnolo e fu battuto. Solo q u a n d o vide minacciata Torino, « D u c a si piegò alla pace, che fu stipulata alla fine di g i u g n o •fel 1615 ad Asti. Carlo E m a n u e l e s'impegnò a smobilitare e ^disinteressarsi del Monferrato. Ma subito si rimise a tesser l e f i l a d ' u n a n u o v a e p i ù solida alleanza con l a Francia, p o s a n d o il figlio ed e r e d e Vittorio A m e d e o alla sorella di 91
Luigi X I I I , Cristina. Pensava che p r i m a o poi la q u e s t i o n e del Monferrato sarebbe tornata a galla e che con l'appoggio francese egli l'avrebbe spuntata. Ma nel 1627 si spense l'ultimo dei Gonzaga, Vincenzo, d o p o aver d a t o la figlia Maria in sposa a C a r l o di N e v e r s , c h e d i v e n t a v a così il n a t u r a l e successore al Ducato di Mantova, e q u i n d i a n c h e d e l Monferrato. Tutti i disegni di Carlo E m a n u e l e a n d a v a n o a m o n te, e a m o n t e a n d a v a a n c h e l'alleanza con la Francia. Il Duca approfittò della G u e r r a dei T r e n t ' a n n i , c h e imp e g n a v a fino al collo la d i p l o m a z i a e le forze francesi p e r passare in c a m p o s p a g n o l o e lanciarsi p e r la s e c o n d a volta alla conquista della sua p r e d a . Il Richelieu spedì subito un esercito al di q u a delle Alpi p e r sostenere le rivendicazioni del Nevers, ma a S a m p e y r e Carlo E m a n u e l e lo mise in fuga. Il m i n i s t r o francese t e n t ò allora d ' i n d u r r e il D u c a a sganciarsi dagli spagnoli, offrendogli in cambio le piazzeforti m o n f e r r i n e già da lui occupate. E siccome Carlo E m a n u e le nicchiava, r i p e t è l'invito, ma affidandolo alle baionette di u n esercito c h e sbaragliò quello d e l D u c a . Q u e s t i accettò dalla forza le condizioni che aveva rifiutato dalla d i p l o m a zia. Si t e n n e il suo cantuccio di M o n f e r r a t o e r i p u d i ò l'alleanza spagnola. Ma sotto sotto seguitò a trescare con Mad r i d . Richelieu allora lo convocò a Bussoleno e gl'intimo di far presidiare il Monferrato dai francesi. Nell'estate, t r u p p e spagnole sbarcarono a Genova. Carlo E m a n u e l e tirò un sospiro di sollievo, ma q u a n d o le vide dirigersi su Casale anzic h é verso la valle di Susa, o r m a i c o m p l e t a m e n t e in m a n o francese, si b a r r i c ò a Rivoli a difesa della Capitale, distante u n a quindicina di chilometri. Il Richelieu, t e m e n d o forse di n o n r i u s c i r e a e s p u g n a r l a , o r d i n ò alle t r u p p e d ' o c c u p a r e Pinerolo e Saluzzo. Alla testa di diciottomila u o m i n i , il Duca scese in c a m p o p e r affrontarle, ma a Savigliano fu stroncato da un attacco di b r o n c o p o l m o n i t e . Aveva sessantott'anni e p e r c i n q u a n t a aveva r e g n a t o , cacciandosi i n i m p r e s e s p r o p o r z i o n a t e alle sue esigue forze, ma n o n alle sue sconfinate ambizioni. Si e r a b a r c a m e n a t o con eccessiva disinvoltu92
ra t r a S p a g n a e Francia, aveva c a m b i a t o c o n t i n u a m e n t e bandiera, n o n aveva o r d i t o che intrighi. Ma qualcosa aveva intuito e vagheggiato: un'Italia unita sotto gli stemmi sabaudi, u n o Stato nazionale sul modello francese e spagnolo. Per i suoi t e m p i e r a stato un visionario. Per quelli successivi, un profeta. Lasciava il Piemonte in balìa degli eserciti francesi e d'una terribile peste, e il titolo di Duca al figlio Vittorio A m e deo. Questi aveva da poco passato la quarantina, era un bell'uomo, alto, b r u n o , aitante. Ma l'aspetto ingannava. Fin dall'infanzia soffriva d'asma e di crisi depressive, che combatteva col lavoro e la caccia. Amava p e r d u t a m e n t e la moglie che lo tradiva con un gentiluomo di corte. N o n aveva né l'ambizione né l'intelligenza del p a d r e , ma conosceva i p r o p r i limiti, e n o n faceva mai il passo più l u n g o della gamba. A p p e n a salito al t r o n o , cercò subito un accordo con la Francia, con la S p a g n a e c o n l ' I m p e r o p e r i m p e d i r e c h e il P i e m o n t e fosse, coinvolto nella spaventosa G u e r r a dei T r e n t ' a n n i e diventasse, come la G e r m a n i a , un c a m p o di battaglia e di r a p i n a di eserciti stranieri. Riconobbe i diritti del D u c a di Nevers su Mantova e o t t e n n e in cambio altre città del Monferrato, ma dovette cedere Pinerolo alla Francia col trattato di Cherasco del marzo 1631. U n a data da ricordare p e r c h é l'ipoteca francese su Pinerolo e r a destinata a p e s a r e sulla storia n o n solo del Piemonte, ma di tutta l'Italia. La capitolazione e r a stata imposta dall'abilità diplomatica del Richelieu sotto la minaccia delle b a i o n e t t e . Ma e r a stata d e t t a t a a n c h e da motivi familiari. I fratelli del Duca, Tommaso e Maurizio, odiavano Cristina, che accusavano di francofilia. La D u c h e s s a a sua volta rinfacciava ai c o g n a t i d'essere al soldo della Spagna. Q u e s t e liti avvelenavano l'atmosfera di C o r t e , e il Richelieu ne a p p r o f i t t ò da p a r s u o , esercitando subdole pressioni sul Duca p e r i n d u r l o a schierarsi c o n t r o la Spagna, a dichiararle g u e r r a e a i n v a d e r e la L o m b a r d i a , su cui a n c h e i Savoia n u t r i v a n o m i r e . L'astuto ministro sperava che u n a n u o v a c a m p a g n a militare lavoras93
se l'alleato al p u n t o da p o r l o c o m p l e t a m e n t e in sua balìa. Vittorio A m e d e o accettò la sfida, si pose a capo dell'esercito, passò il T i c i n o e p u n t ò su M i l a n o . N e i pressi di G a l l a r a t e s'imbattè negli spagnoli, li sconfisse, ma le p e r d i t e che subì gli consigliarono di far marcia indietro e dirigersi su G e n o va. A M o m b a l d o n e r i p o r t ò u n ' a l t r a vittoria, c h e lo volse n u o v a m e n t e verso la L o m b a r d i a . Ma, g i u n t o a Vercelli, nell'ottobre del 1637, fu assalito da u n a misteriosa febbre, che in pochi giorni lo stroncò assieme a d u e suoi generali. Qualc u n o disse che il Duca e r a stato avvelenato p e r o r d i n e di Richelieu, ma tutto lascia p e n s a r e c h e a ucciderlo sia stata la malaria, che infestava allora la zona. La sua m o r t e a p r ì in m o d o d r a m m a t i c o il p r o b l e m a della successione. N o n p o t e v a n o a s p i r a r v i né il p r i m o g e n i t o Francesco Giacinto c h e aveva c i n q u e a n n i , n é C a r l o E m a n u e l e che n e aveva tre. Bisognava n o m i n a r e u n r e g g e n t e . Ma chi? I francesi a p p o g g i a v a n o Cristina, gli spagnoli i d u e fratelli del Duca. I sudditi, che odiavano Cristina, si schierar o n o dalla p a r t e di Maurizio e T o m m a s o . Parigi e M a d r i d s p e d i r o n o a T o r i n o a g e n t i p e r s o s t e n e r e i rispettivi c a n d i d a t i . Si f o r m ò così il p a r t i t o d e i madamistì, seguaci della Duchessa, e quello dei principisti, fautori di Maurizio e Tommaso che avevano lasciato la Capitale e da lontano guidavano l'opposizione alla cognata. Nel m a r z o del 1639 i d u e d i c h i a r a r o n o illegale la r e g g e n za di C r i s t i n a e m o s s e r o su T o r i n o alla testa d ' u n esercito spagnolo. La Duchessa allontanò Carlo E m a n u e l e dalla città (Francesco Giacinto e r a m o r t o da poco) e invitò i sudditi a p r e n d e r e le a r m i c o n t r o i cognati. Ma l'appello c a d d e nel vuoto, e Cristina decise d ' a b b a n d o n a r e la Capitale. Già tutto era p r o n t o p e r la p a r t e n z a e la Duchessa stava p e r salire in carrozza, q u a n d o u n o del seguito le disse che quella n o n e r a u n a fuga, m a u n v e r o e p r o p r i o t r a d i m e n t o . Cristina t o r n ò allora sui suoi passi e a n n u n c i ò che sarebbe rimasta. Il gesto p i a c q u e ai torinesi, che si r i t r o v a r o n o improvvis a m e n t e tutti madamisti. Da un capo all'altro s'innalzarono 94
b a r r i c a t e , si s c a v a r o n o t r i n c e e , si d i s t r i b u i r o n o a r m i . Ma t a n t o e n t u s i a s m o doveva b e n p r e s t o essere soffocato dalle t r u p p e francesi di stanza a T o r i n o , c h e a v e v a n o r i c e v u t o l ' o r d i n e dal Richelieu di d i s a r m a r e gli abitanti e a r r e s t a r e gli ufficiali p i e m o n t e s i sospetti. Ne profittarono Maurizio e T o m m a s o p e r attaccare la città, c h e c a d d e nelle loro m a n i senza quasi o p p o r r e resistenza. La Duchessa trovò rifugio nella cittadella. I torinesi a b b a n d o n a r o n o la sua causa, uscir o n o dalle loro case e s c i a m a r o n o nelle s t r a d e sventolando b a n d i e r e , o s t e n t a n d o coccarde e i n t o n a n d o inni principisti. Il Senato p r o c l a m ò Maurizio e T o m m a s o t u t o r i e r e g g e n t i per il d u c h i n o Carlo E m a n u e l e . Cristina, vista la mala p a r a ta, a b b a n d o n ò il suo rifugio e p r e s e la via di Grenoble, dove l ' a t t e n d e v a n o il fratello Luigi X I I I e il Richelieu. La D u chessa e il Re n o n si v e d e v a n o da dieci a n n i . Il l o r o colloquio fu cordiale e c o m m o s s o . T e m p e s t o s o fu invece quello col c a r d i n a l e , c h e chiese a Cristina di c o n s e g n a r g l i il Piem o n t e e Carlo E m a n u e l e . La Duchessa rifiutò. Il Richelieu ebbe un'esplosione di collera e uscì dalla stanza d o v ' e r a avvenuto l'incontro sbattendo la porta. A T o r i n o i n t a n t o si seguitava a c o m b a t t e r e . T r u p p e fresche e r a n o state spedite da Parigi a d a r m a n forte al presidio francese. Alla fine di m a g g i o (1640) esse cinsero d'assedio la Capitale. I torinesi, in p r e d a al panico, fecero e s p o r r e fuori del D u o m o la Santa S i n d o n e . Q u i n d i c o m p i r o n o u n a sortita contro i francesi, che li respinsero con gravi p e r d i t e , l'inseguirono e p e n e t r a r o n o nella città. I principisti dovettero a r r e n d e r s i e scendere a patti. Cristina r i e n t r ò a Torino, ma prima di varcare le m u r a ordinò numerosi arresti ed e m a n ò un editto di proscrizione. Il suo ingresso in città avvenne su u n o splendido cocchio. Giunta a Porta N u o v a , ne discese e salì su u n a p o r t a n t i n a ; s o r m o n t a t a da un baldacchino, che si diresse alla volta del D u o m o , dove fu celebrata u n a messa solenne e cantato un Te Deum di r i n g r a z i a m e n t o Per il r a g g i u n t o accordo. Ma questo sarebbe stato p r e c a r i o finché la Duchessa e i 95
cognati n o n si fossero rappacificati. Lo stesso Richelieu facilitò la riconciliazione s p e d e n d o suoi emissari a t r a t t a r e con T o m m a s o e M a u r i z i o . L'intesa fu p i ù facile d e l p r e v i s t o : T o m m a s o accettò di passare al servizio della Francia; Maurizio, c h ' e r a c a r d i n a l e , a c c o n s e n t ì a lasciare la p o r p o r a e a s p o s a r e la figlia di Cristina, L u d o v i c a , c h e oltre ad essere sua nipote aveva quattordici a n n i , m e n t r e lui ne aveva quarantanove. Anche p e r il P i e m o n t e , che aveva solo cercato di a p p r o fittarne p e r i suoi interessi passando disinvoltamente da un c a m p o all'altro, la G u e r r a dei T r e n t ' a n n i e r a finita. E senza risultati. La situazione era rimasta quella sancita dal trattato di C h e r a s c o , c h e v e d e v a P i n e r o l o nelle m a n i francesi e il M o n f e r r a t o nelle m a n i dei G o n z a g a - N e v e r s , p r o t e t t i dai francesi.
CAPITOLO SETTIMO
MILANO
Ne / promessi sposi A l e s s a n d r o M a n z o n i ci ha lasciato u n o splendido affresco di Milano nella p r i m a m e t à del Seicento. Sotto il d o m i n i o s p a g n o l o , cominciato nel 1536, la città aveva p e r d u t o l'antico fulgore. Le sue sorti di colonia dell'immenso I m p e r o fondato da Carlo V e r a n o affidate a un governatore n o m i n a t o da M a d r i d , i cui poteri equivalevano a quelli d ' u n Viceré e n o n e r a n o limitati c h e dalla volontà dell'Escuriale. Il S e n a t o ne aveva p r e s o atto e vi s'era a d e guato. I suoi m e m b r i , reclutati fra i cittadini patrizi di collaudata fedeltà alla S p a g n a , p o t e v a n o infatti c o n v a l i d a r e i decreti reali, ma n o n avevano facoltà d'invalidarli, venivano consultati dal g o v e r n a t o r e , ma n o n esercitavano alcun diritto di veto sulle sue decisioni. E r a n o i n s o m m a dei notai, ai cui titoli n o n c o r r i s p o n d e v a un'effettiva funzione politica. Di u n ' a m p i a a u t o n o m i a godeva invece la burocrazia. Fin dai tempi comunali, Milano s'era data, in questo settore, dei q u a d r i di p r i m ' o r d i n e , che la S p a g n a lasciò inalterati. Se le cose in L o m b a r d i a a n d a r o n o meglio che nelle altre colonie spagnole, ciò fu a n c h e d o v u t o alla sopravvivenza di questa vetusta e gloriosa t r a d i z i o n e a m m i n i s t r a t i v a , c h e servì di modello ai conquistatori. Costoro avevano u n a sola p r e o c c u p a z i o n e : evitare g r a n e coi sudditi e i m p e d i r e sommosse. La r e g i o n e costituiva u n a base militare d'eccezionale i m p o r t a n z a strategica grazie alle fcue inespugnabili piazzeforti, rifugi e centri di rifornimento degli eserciti spagnoli. A Milano, il famoso Castello e r a u n a città nella città. Ospitava u n a g u a r n i g i o n e di c i n q u e c e n t o 97
u o m i n i , le s u e m u r a si s n o d a v a n o p e r un miglio e m e z z o c i n g e n d o case, palazzi, botteghe, cinque pozzi, un ospedale, un m u l i n o , u n a chiesa con otto cappellani e un curato. Nella sua piazza si p o t e v a n o schierare fino a seimila soldati, e sui bastioni c'era posto p e r d u e c e n t o c a n n o n i . Q u i facevano t a p p a le t r u p p e dirette nella Valtellina, il corridoio strategico che collegava la L o m b a r d i a all'Austria, dove r e g n a v a l'alt r o r a m o degli Asburgo. N o n s e m p r e questo corridoio e r a a p e r t o p e r c h é i Grigioni, che ne p o s s e d e v a n o le chiavi, e r a n o protestanti e odiavano la S p a g n a e il Papa, m e n t r e cattolica e r a la p o p o l a z i o n e valtellinese, perseguitata e sottoposta dai d o m i n a t o r i a ogni s o r t a d i s o p r u s i . S u b i t o d o p o l o s c o p p i o della G u e r r a dei T r e n t ' a n n i , il g o v e r n a t o r e di Milano, D u c a di Feria, s p e d ì emissari nella Valle a o r g a n i z z a r e u n a rivolta c o n t r o i Grigioni. L'azione, condotta con g r a n d e p r u d e n z a e abilità, dette i suoi frutti. La mattina del 19 luglio (1620), a un segnale c o n v e n u t o - q u a t t r o colpi d'archibugio -, gli abitanti di Tir a n o scesero p e r le strade d a n d o il via a quello ch'è passato alla Storia c o m e il «Sacro Macello della Valtellina». L'esempio fu subito i m i t a t o d a i cittadini di S o n d r i o , c h e massac r a r o n o centottanta protestanti. L a carneficina d u r ò alcuni giorni e costò dai trecento ai seicento m o r t i (trecento secondo i cattolici, seicento secondo i protestanti). Costoro, colti di sorpresa, mossero sulle città insorte p e r r i c o n d u r l e all'obbedienza, m e n t r e t r u p p e spagnole accorrevano a d a r m a n forte ai ribelli. La Francia, t e m e n d o u n a vittoria cattolica, inviò aiuti ai p r o t e s t a n t i . Fu l'inizio d ' u n a g u e r r a che fece capitolo a sé d e n t r o quella dei T r e n t ' a n n i e ne d u r ò sei in un'indescrivibile altalena di t r e g u e , battaglie, arbitrati, compromessi. Il 5 m a r z o 1626, finalmente, la pace di M o n z ó n pose fine alle ostilità. La Valtellina fu restituita ai Grigioni, che riconobbero i pieni diritti dei cattolici. In cambio, austriaci e spagnoli dovettero r i n u n z i a r e a farvi passare i loro eserciti. Il c o n t i n u o via-vai di t r u p p e aveva trasformato il Milane98
se in u n ' i m m e n s a , desolata b r u g h i e r a . Le c a m p a g n e s'erano spopolate, molti contadini p e r sfuggire alle violenze e ai saccheggi delle soldatesche s ' e r a n o i n u r b a t i m e t t e n d o in crisi l'agricoltura che dalla caduta di Ludovico il M o r o n o n aveva fatto che declinare. Gli spagnoli n o n solo avevano assistito impassibili a questa rovina, ma con la loro sordità ai p r o blemi economici, ne a v e v a n o accelerato il corso. C o n s i d e r a v a n o la L o m b a r d i a u n a semplice b a s e m i l i t a r e e s'infischiavano della sua prosperità. N o n si r e n d e v a n o conto che il progressivo d e p a u p e r a m e n t o delle colonie avrebbe i n d e bolito il loro I m p e r o fino a farlo crollare. Gli stessi i m p r e n ditori e m e r c a n t i milanesi p r e f e r i v a n o investire i l o r o capitali in b e n i immobili piuttosto che farli circolare. Le Corporazioni, che ai t e m p i del C o m u n e e della Signoria e r a n o state le protagoniste della vita economica, o r a r a p p r e s e n t a v a n o soltanto un ostacolo alla sua p r o s p e r i t à . A m e t à d e l Seicento, se ne c o n t a v a n o circa un centinaio: m e r c a n t i , armaioli, s p a d a r i , calzolai, c a r p e n t i e r i , barbieri, librai, stamp a t o r i , cartai, lattai, macellai, orefici, r i c a m a t o r i , speziali, sarti, pellicciai. Ciascun'arte aveva un p r o p r i o statuto, di cui e r a gelosissima e g u a r d a v a in c a g n e s c o le a l t r e . I lanaioli litigavano coi commercianti, i sarti accusavano i rigattieri di v e n d e r e abiti nuovi, i ricamatori p r o t e s t a v a n o c o n t r o i cinturari che smerciavano p r o d o t t i lavorati. Il Vicario di Provvisione, cioè il Sindaco, da cui le C o r p o r a z i o n i d i p e n d e v a no, passava g r a n p a r t e del suo t e m p o a d i r i m e r e queste baruffe. Un'altra iattura e r a il fisco. A far l'elenco dei balzelli imposti dalla S p a g n a ai poveri milanesi n o n basterebbe un vol u m e . Salvo l'aria, tutto era tassabile e tassato. O g n i g i o r n o veniva escogitata u n a n u o v a gabella. Oltre all'imposta di farfuglia, a quelle sugli immobili e sui redditi, a quelle indirette sui generi di c o n s u m o - sale, farina, vino, legna - c'erano le taglie, i donativi, i balzelli straordinari, con cui la popolazione contribuiva al m a n t e n i m e n t o delle t r u p p e spagnole. I sistemi d'esazione e r a n o antiquati e colpivano, c o m e al soli99
to, s o p r a t t u t t o il p o p o l o e la b o r g h e s i a , cioè le sole classi produttive della società. I nobili fruivano infatti d'ogni sorta d ' e s e n z i o n i e i m m u n i t à : c o s t i t u i v a n o il ceto privilegiato, legato alla S p a g n a dall'interesse e dal costume di vita parassitario. Grazie alle r e n d i t e delle p r o p r i e t e r r e nel contado, il nobile viveva tra feste e banchetti, battute di caccia, p r i m e teatrali. Era p i ù istruito dei suoi a n t e n a t i che si v a n t a v a n o di n o n saper né leggere né scrivere, aveva studiato nei collegi dei gesuiti e dei barnabiti che d e t e n e v a n o il m o n o p o l i o dell'insegnamento, conosceva le lingue, viaggiava e n o n p e r d e va occasione di sfoggiare i suoi titoli, il suo r a n g o , le sue ricchezze. Era m a n i a c o dell'etichetta e del p r o t o c o l l o , e p e r u n a questione di p r e c e d e n z a b r a n d i v a la spada. Scimmiottava i m o d i esteriori del nobile spagnolo, ma n o n la sua concezione della vita ascetica e tragica. La sua i m p o r t a n z a era c o m m i s u r a t a al n u m e r o di cavalli e carrozze e alla dovizia di p e n n a c c h i , fregi, velluti con cui li a d d o b b a v a . M a n t e n e v a stuoli di servi, che reclutava fra ex soldati o ex contadini disoccupati. Le gesta di d o n Rodrigo, grazie al Manzoni, le conosciam o tutti. Q u e l l e d i P o r r o n e e D u g n a n i n o n f u r o n o m e n o scellerate. Il p r i m o e r a un nobilotto t r a c o t a n t e , m a n e s c o e borioso che un g i o r n o , innervosito dalle g r i d a d ' u n lattaio a m b u l a n t e , uscì in strada, l'immobilizzo e l'obbligò a b e r e tutto il latte, fino a farlo scoppiare. Un'altra volta, v e n u t o a lite con d u e ciabattini, li cucì insieme con lo spago. U n a notte, in un accesso di zelo p u r i t a n o , invitò, nel suo palazzo u n a ventina di prostitute, le fece spogliare e le frustò a sangue. Ai colpi di staffile il D u g n a n i preferiva invece quelli di bas t o n e , che distribuiva i m p a r z i a l m e n t e e g e n e r o s a m e n t e a tutti coloro che l'infastidivano: ai gabellieri che volevano ficcare il naso nella sua carrozza, agli agenti dei suoi creditori, ai servi che facevano r u m o r e q u a n d o dormiva. Su questi misfatti la polizia chiudeva un occhio e, se chi li c o m m e t t e v a era, c o m e si dice a Napoli, un «omo e' p a n 100
za», cioè un p o t e n t e , li chiudeva t u t t ' e d u e . Il g o v e r n a t o r e sfornava o g n i g i o r n o gride, o editti, c o n t r o i p i ù c o m u n i reati, che lasciavano il t e m p o che trovavano. A n c h e la giustizia usava d u e pesi e d u e m i s u r e . Poteva capitare che un nobile finisse sul patibolo, ma il p i ù delle volte restava imp u n i t o . A n c h e in caso di c o n d a n n a , godeva d ' u n t r a t t a m e n to di favore. Gli e r a infatti riservata la m a n n a i a , m e n t r e i c o m u n i mortali venivano squartati, arrotati o legati alla coda d ' u n cavallo e trascinati p e r le strade. Gli e r a p u r e concessa u n a speciale messinscena. Parenti, amici, servi, debitori p o t e v a n o a c c o m p a g n a r l o al supplizio vestiti di n e r o , i m p u g n a n d o torce e c a n t a n d o salmi, e d a r e solenne sepoltura al cadavere. D ' u n a totale i m m u n i t à beneficiavano invece i diplomatici: a m b a s c i a t o r i e consoli di p o t e n z e s t r a n i e r e accreditati presso il governatore. Alle loro abitazioni n o n p o t e v a n o avvicinarsi m a g i s t r a t i né sbirri. U n a r o n d a , a v v e n t u r a t a s i a quattrocento metri dal palazzo del connestabile Colonna, fu bastonata a sangue dai servi. Sorte peggiore toccò a un bargello, commissario di pubblica sicurezza, e ad alcuni suoi cagnotti che avevano osato passare davanti alla casa dell'ambasciatore veneto: fatti c e n t r o a u n a scarica d'archibugiate, il bargello restò ucciso e i suoi u o m i n i feriti. Poiché la legge funzionava male, anzi n o n funzionava affatto, ciascuno se la faceva da sé. Il sistema più spiccio e r a il duello. Ne avvenivano a tutte le ore del g i o r n o e della notte, nelle s t r a d e , nelle piazze, nei vicoli. Spesso s c e n d e v a n o in c a m p o fino a sei, sette coppie p e r volta. S'incrociavano le armi p e r i più futili motivi: di d o n n e , d'interessi, ma soprattutto di r a n g o . Appositi m a n u a l i e n u m e r a v a n o tutti i casi in cui s'imponeva la sfida. Dalla violenza n o n s'asteneva n e p p u r e il clero, specialmente quello regolare. I monaci e r a n o turbolenti, riottosi, attaccabrighe; gli abati d i s p o n e v a n o di vere e p r o p r i e milizie che d a v a n o n o n poco filo da torcere agli spagnoli. I c o n v e n t i e r a n o più l u o g h i di p e r d i z i o n e e c a m o r r a che di d e v o z i o n e e r a c c o g l i m e n t o . Q u a n d o n o n 101
e r a n o essi stessi fucine di briganti, ne e r a n o ostello. Il malc o s t u m e dilagava. N o n n e e r a n o i m m u n i n e m m e n o i conventi femminili. L e m o n a c h e d i M o n z a p u l l u l a v a n o . N o n m a n c a v a n o le vocazioni a u t e n t i c h e , ma i più p r e n d e v a n o i voti solo p e r c h é costretti dalla famiglia, c o m e i figli cadetti e le ragazze nubili. II maggiorascato concentrava infatti tutto il p a t r i m o n i o nel p r i m o g e n i t o , e i m i n o r i d o v e v a n o a r r a n giarsi a r r u o l a n d o s i nell'esercito o nella Chiesa. C o n t r o l'imperversante corruzione ecclesiastica tuonavano i vescovi. Carlo B o r r o m e o soppresse l'Ordine degli Umiliati, tali ormai solo di n o m e , e avviò u n a riforma dei costumi che diede m e n o frutti di quelli sperati e fu a l u n g o avversata dalla popolazione. Anche l'attribuzione al Foro ecclesiastico dei casi di bestemmia, sodomia e adulterio suscitò molto malc o n t e n t o , p o i c h é le sue s e n t e n z e e r a n o assai p i ù severe di quelle dei tribunali laici. C o n particolare d u r e z z a venivano colpiti l'eresia, i peccati della carne, la d a n z a e il gioco delle carte. Un tizio fu scomunicato p e r aver ballato di domenica; u n altro, m o r t o i m p r o v v i s a m e n t e m e n t r e giaceva con u n a ragazza, si vide rifiutare la sepoltura. E r a n o eccessi che n u o cevano alla fede più di q u a n t o giovassero alla morale. Ma c'era il rovescio della medaglia. A n c h e il clero aveva le sue virtù che rifulgevano nei m o m e n t i difficili q u a n d o le calamità naturali, le carestie, l'epidemie s'abbattevano sulla città, s e m i n a n d o v i il p a n i c o e la m o r t e . Q u a n d o , nel 1630, Milano fu investita dalla peste, il suo vescovo Federico, cugino del g r a n d e C a r l o , a b b a n d o n ò la diocesi e scese p e r le s t r a d e in mezzo alla folla, istituì centri di p r o n t o soccorso, distribuì medicinali, visitò lazzaretti ed ebbe p e r tutti u n a p a r o l a di conforto. Centinaia di altri ecclesiastici ne imitarono l'esempio. Basta leggere le bellissime p a g i n e del Manzoni sulla peste p e r cogliere in tutto il suo eroismo l'opera dei religiosi in favore delle vittime del contagio. A n c h e in q u e sta circostanza n o n m a n c a r o n o t u t t a v i a manifestazioni d i s u p e r s t i z i o n e e f a n a t i s m o c h e , invece d ' a r r e s t a r e l ' e p i d e mia, ne favorirono la diffusione. Le processioni propiziato102
rie, o r d i n a t e dal vescovo, n o n ebbero certo un valore profilattico. A n c h e la caccia, che il clero milanese n o n osò sconfessare, alle s t r e g h e e agli u n t o r i , c o n t r i b u ì a i n q u i n a r e la già a m m o r b a t a atmosfera. La p e s t e del 1630 fu il p i ù g r o s s o t r i b u t o che Milano p a g ò alla G u e r r a dei T r e n t ' a n n i e u n a delle p a g i n e più tragiche della sua storia. N o n conosciamo il n u m e r o esatto delle vittime. Tutti p e r ò sono d'accordo che ci vollero a n n i prima che la città si risollevasse e la vita r i p r e n d e s s e il suo corso n o r m a l e . L'economia ne uscì ancora più malconcia. Centinaia di b o t t e g h e fallirono, decine d'opifici c h i u s e r o i battenti, il p a n e e i generi di p r i m a necessità v e n n e r o a mancare. Un sudario di disperazione e di squallore avvolse la città. Dall'ultimo Sforza, questa n o n aveva fatto che contrarsi e immiserirsi. I t e m p i di Ludovico il M o r o e della sua splendida corte a p p a r t e n e v a n o a un passato m o r t o e sepolto. Milano era p e r gli spagnoli t e r r a di conquista e o g n i forma di vita intellettuale, artistica e di r e l a z i o n e e r a g u a r d a t a con sospetto, c o m e fomite di sedizione. I d o m i n a t o r i facevano vita a sé, e solo p o c h i privilegiati a v e v a n o accesso ai loro chiusi compounds. Un b a r l u m e di mecenatismo si poteva cogliere in alcuni illuminati patrizi e in certi ordini religiosi. Il conte Vitaliano B o r r o m e o f o n d ò l'Accademia dei Faticosi presso il convento dei Teatini, i gesuiti d i e d e r o vita a quelle degli Animosi e degli Arisofi, riservate agli studi filosofici e teologici, in g r a n d e a u g e in questo secolo. Ma si trattava d'istituzioni d'elite, dalle quali la massa era esclusa. Per questa c'erano le vecchie scuole pubbliche del Broletto, ribattezzate Scuole p a l a t i n e , ma solo u n a piccola m i n o r a n z a le f r e q u e n t a v a . I p i ù vivevano n e l l ' i g n o r a n z a , u n i c a m e n t e preoccupati di m e t t e r d'accordo il desinare con la cena. Anche l'arte s'era affiochita. Architetti c o m e il B r a m a n t e , pittori c o m e L e o n a r d o n o n e r a n o più apparsi all'orizzonte. Salvo r a r e eccezioni, c o m e i Richini, i Crespi, i Boccaccini, gli epigoni di quei d u e grandi maestri erano mestieranti di scarso estro e di poca fantasia. 103
Il q u a d r o di Milano nella p r i m a m e t à del Seicento n o n poteva essere più desolato e desolante. N o n cambierà molto nella seconda e solo con la cacciata degli spagnoli si cominc e r a n n o a i n t r a v e d e r e i p r i m i segni di risveglio e rinnovam e n t o . Ma n o n anticipiamo, e dalla L o m b a r d i a spostiamoci a Venezia, la città italiana p i ù viva, libera e spensierata del Seicento.
CAPITOLO OTTAVO LA S E R E N I S S I M A
La posizione geografica, l'abilità dei suoi diplomatici, la tradizionale politica di n e u t r a l i t à e d'equidistanza dai blocchi avevano t e n u t o p e r secoli Venezia al r i p a r o dalle bufere che s'erano abbattute sul resto dello Stivale. Anche se aveva aderito a questa o a quella lega c o n t r o questo e quello Stato, la Serenissima n o n aveva mai visto minacciate la p r o p r i a incolumità e i n d i p e n d e n z a . Solo in seguito al c o n s o l i d a m e n t o d e l l ' e g e m o n i a s p a g n o l a in Italia e alle m i r e asburgiche sul Veneto, essa spostò decisamente l'asse della p r o p r i a politica verso la Francia e i suoi alleati. Il Veneto faceva gola a M a d r i d e a V i e n n a p e r c h é collegava la L o m b a r d i a all'Austria e vari furono i tentativi i m p e riali d'assicurarselo. Nel 1615, l'Arciduca d'Austria o c c u p ò Gorizia e dilagò nel Friuli, ma sull'Isonzo fu r e s p i n t o dagli eserciti della Serenissima. S e m p r e nel 1615 s'infittirono le incursioni degli Uscocchi, corsari slavi al soldo degli Asburgo, c o n t r o le navi veneziane. Nel 1617, d o p o u n a l u n g a serie di sanguinosi scontri, gli atti di pirateria cessarono grazie alla mediazione della Francia, e gli Uscocchi si ritirarono nelle loro basi. Nello stesso a n n o , l'ambasciatore di Spagna, marchese Bedmar, ordì u n a congiura p e r rovesciare dall'int e r n o la Repubblica. C o m p r a t e dal suo o r o , le milizie m e r cenarie v e n e t e d o v e v a n o a m m u t i n a r s i , far saltare in aria l'arsenale, o c c u p a r e il palazzo Ducale e la Zecca e q u i n d i p r o c l a m a r e la sovranità s p a g n o l a sulla Serenissima. Ma il c o m p l o t t o fu s c o p e r t o , il B e d m a r fuggì a Milano e la Repubblica fu salva. D u r a n t e la G u e r r a dei T r e n t ' a n n i , nella quale Venezia, 105
come gli altri Stati italiani, si trovò coinvolta solo di riflesso, le ostilità c o n t r o gli Asburgo si rinfocolarono. La Serenissima scese in c a m p o a fianco del P i e m o n t e e della Francia, e la stessa linea m a n t e n n e nel corso della lotta di successione di Mantova. Ma queste guerriglie e guerricciole n o n sortir o n o altro effetto che quello di salassare le finanze della Repubblica, già messe a d u r a p r o v a dalle ingenti spese ch'essa aveva d o v u t o e doveva s o s t e n e r e p e r f r o n t e g g i a r e la sfida d e l m a r e . O g g i c h e q u e s t a minaccia d i n u o v o i n c o m b e s u Venezia e il g o v e r n o italiano si mostra i m p a r i a fronteggiarla m a l g r a d o le illimitate possibilità che la tecnica gli offre, vale la p e n a r i c o r d a r e gli eroismi c h e la Repubblica s e p p e c o m p i e r e da sola c o m p e n s a n d o con la volontà, l'efficienza e l'intelligenza la povertà delle cognizioni e dei mezzi di allora. E u n a lezione c h e d o v r e b b e far a r r o s s i r e di v e r g o g n a i nostri attuali dirigenti. La l a g u n a aveva s e m p r e salvato e seguitava a salvare Venezia. Resa i n e s p u g n a b i l e p e r via di t e r r a da quello specchio d'acqua, la Serenissima aveva p o t u t o costruire un imp e r o che s'era esteso fino all'Egeo e al Mar N e r o . Ma la lag u n a è s e m p r e un f e n o m e n o t e m p o r a n e o : rinchiusa fra la t e r r a e il m a r e , alla l u n g a o se la m a n g i a il m a r e , o se la m a n g i a la terra. Salvare la l a g u n a significava perciò r e n d e re p e r m a n e n t e il p r e c a r i o equilibrio che la c o n d i z i o n a . E q u e s t o c o m p i t o e r a affidato ai «Magistrati delle Acque», investiti di poteri quasi assoluti, ma a n c h e di responsabilità altrettanto assolute. Costoro si rivelarono, u n o d o p o l'altro, dei tecnici di primissima scelta n o n soltanto p e r c o m p e t e n za, m a a n c h e p e r risolutezza. N e l C i n q u e c e n t o l a l a g u n a aveva corso un pericolo mortale: i tre fiumi che vi sboccavano - il Piave, il B r e n t a e il Sile - la stavano l e n t a m e n t e ma inesorabilmente c o l m a n d o col loro limo. Venezia sembrava avviata alla sorte di Ravenna, città anch'essa in origine anfibia e poi diventata t e r r e s t r e . I Magistrati dissero che c'era un solo scampo: deviare i fiumi e farli sboccare in m a r e fuori della laguna. 106
Discussioni e p o l e m i c h e a n d a r o n o avanti p e r d e c e n n i . Molti r i t e n e v a n o irrealizzabile, coi mezzi d'allora, il p r o g e t to. E n o n a v e v a n o t o r t o p e r c h é si t r a t t a v a d ' u n a i m p r e s a n o n inferiore, c o m e dimensioni, allo scavo del canale di Pan a m a . Ma i Magistrati t e n n e r o d u r o e, a s s u m e n d o n e p i e n a r e s p o n s a b i l i t à , d i e d e r o avvìo a i lavori. Q u a n t i d e c e n n i , quanti miliardi e q u a n t e vite u m a n e siano costati n o n sapp i a m o . S a p p i a m o soltanto che q u e l miracolo fu d o v u t o in parti uguali all'abnegazione del p o p o l o , alla sagacia dei gov e r n a n t i e alla coscienza d ' u n a b u r o c r a z i a che p e r il p r o p r i o d o v e r e sapeva rischiare n o n soltanto il «posto» ma la pelle (i v e n e z i a n i di allora e r a n o g e n t e seria e a v e v a n o la forca facile). Salvata dalla minaccia della t e r r a , la l a g u n a doveva tuttavia vedersela con quella del m a r e . U n a m i s u r a radicale e definitiva s a r e b b e stata la c h i u s u r a delle t r e i m b o c c a t u r e - Chioggia, Malamocco e Lido - che al m a r e la collegavano. Ma questo avrebbe c o n d a n n a t o Venezia alla peste p e r p e t u a . La città n o n aveva - e n o n ha - fognature, tutti i suoi rifiuti non potevano che finire nei canali, e la nettezza u r b a n a era affidata all'Adriatico che, con le sue m a r e e , e n t r a p e r le tre bocche nella l a g u n a , la spazza e ne r i n n o v a le a c q u e . Col m a r e q u i n d i Venezia era ed è costretta a restare abbracciata. I v e n e z i a n i della Serenissima risolsero il p r o b l e m a con vari accorgimenti. Anzitutto costruirono i «murazzi» p e r imp e d i r e c h e il m a r e s'aprisse altri ingressi t r a v o l g e n d o lo s b a r r a m e n t o n a t u r a l e dei «lidi», cioè delle fettoline di t e r r a distese fra p o r t o di Chioggia e p o r t o di Lido, e c h e di suo h a n n o poca consistenza. I «murazzi» n o n e r a n o semplici dighe anteposte a p r o t e z i o n e dei «lidi». E r a n o costruiti c o m e scalinate che s p i n g e v a n o i loro ultimi g r a d i n i p e r p a r e c c h i metri d e n t r o il m a r e , in m o d o che l'onda si frangesse su di essi e vi p e r d e s s e la p r o p r i a violenza, p r i m a d'abbattersi sulla p a r t e s u p e r i o r e . In s e c o n d o l u o g o , lasciarono a p e r t e , sì, le i m b o c c a t u r e , ma solo di q u a n t o bastava a c o n s e n t i r e il flusso e deflusso 107
delle m a r e e . A o g n u n o di q u e i p o r t i n o n faceva c a p o un unico, largo e p r o f o n d o canale, ma un reticolato di canaletti stretti e bassi, in m o d o c h e il m a r e faticasse ad aprirvisi la strada. Faticavano ad aprirsi la strada a n c h e le navi. Infatti quelle da g u e r r a sbarcavano i loro c a n n o n i a Pola, e quelle mercantili i loro carichi al Lido a p p u n t o p e r d i m i n u i r e , col peso, il p r o p r i o pescaggio. Ma anche così alleggerite, avevano bisogno, per r a g g i u n g e r e la città, di timonieri espertissimi nel seguire il m o v i m e n t o dell'acqua che s'irrorava nella l a g u n a come il s a n g u e nel p o l m o n e , cioè p e r u n a miriade di canaletti capillari, fatti apposta p e r smorzare la violenza del mare. Per il m a n t e n i m e n t o di questo delicato equilibrio, Venezia n o n badava a spese né a castighi. Chi, senza esservi autorizzato, piantava un palo nella l a g u n a , finiva d r i t t o in p r i gione p e r c h é , dicevano i veneziani, «palo fa paluo», a n c h e un p a l o basta a fare u n a piccola p a l u d e . E un d e c r e t o del Senato del 1505 c o m m i n a v a cento ducati di a m m e n d a (cifra colossale p e r quei tempi) «a c h i u n q u e , n o n essendo professore o savio alle acque, s'occupava della laguna». I n s o m m a , e r a p r o i b i t o p e r f i n o p a r l a r n e p e r c h é a n c h e l e chiacchiere facevano «paluo». Venezia n o n e r a p i ù la «signora dei mari» del T r e e d e l Q u a t t r o c e n t o . L o s p o s t a m e n t o d e i traffici sul M a r e del N o r d e sull'Atlantico, e l'egemonia turca sul M e d i t e r r a n e o , n o n glielo c o n s e n t i v a n o . C o m e c e n t r o d i p o t e r e , l a sua d e c a d e n z a era cominciata. Ma essa restava la più vivace m e t r o p o l i italiana, la p i ù c o s m o p o l i t a , la m e n o c o n d i z i o n a t a dalla Spagna e dalla Chiesa: quella in cui meglio si p u ò riconoscere il costume italiano dell'epoca. Il Rinascimento, sbocciato qui più tardi che altrove, aveva lasciato la sua indelebile i m p r o n t a , cui si g i u s t a p p o n e v a o r a quella barocca. Il n u o v o stile attorcigliava le c o l o n n e , curvava le sagome, appesantiva gli aggetti, complicava le volute, faceva scialo di m o d a n a t u r e , capitelli, cornici, festoni, 108
statue, stucchi. I palazzi a c q u i s t a r o n o u n a n u o v a m a e s t à e magnificenza col loro scaglione d ' a p p r o d o sul C a n a l g r a n d e e i l o r o i n t e r n i n o n m e n o fastosi delle facciate. La profusione di ori, cristalli, mosaici, tappeti, arazzi li r e n d e v a simili a r e g g e . Pareti e soffitti e r a n o un'orgia d'affreschi ispirati a temi p a g a n i e cristiani. Mobili e suppellettili n o n avevano più la vecchia s a g o m a classica, l i m p i d a e l i n e a r e . S ' e r a n o fatti svolazzanti e arzigogolati, tutti curve, sbalzi, contorsioni, tempestati di pietre, rutilanti di specchi e cristalli. Cassap a n c h e , a r m a d i , letti, seggioloni, stipi e r a n o popolati di tralci, c h i m e r e , sfingi, uccelli intagliati. N o n m a n c a v a un pizzico d'esotismo nelle lacche e nelle porcellane che i m e r c a n t i della Serenissima i m p o r t a v a n o dal G i a p p o n e e dalla Cina. Tanta ostentazione di lusso e licchezza n o n si limitava all'abitazione ma si ritrovava a n c h e nell'abbigliamento. Parigi n o n aveva ancora soppiantato Venezia c o m e Mecca dell'eleganza. Q u i c'erano i migliori sarti d ' E u r o p a , le lane più p r e giate, le sete più fini. Il g u a r d a r o b a e r a la principale occupazione e p r e o c c u p a z i o n e delle d a m e veneziane. La scelta dei colori e dei modelli doveva intonarsi con l'ambiente in cui l'abito veniva i n d o s s a t o . N i e n t e e r a lasciato all'improvvisazione e al caso. La veste più c o m u n e consisteva in un c o l p e t t o con gorgiera increspata, m a n i c h e a sbuffi, larghe alle spalle e strette ai polsi, rinforzato alla vita da stecche di b a l e n a , e in u n a g o n n a p i e g h e t t a t a t e n u t a larga da un guardinfante che faceva risaltare i fianchi e dava maestà alla figura femminile. Il p o e t a M a r i n o disse che in esso «la m i n o r cosa e r a la d o n n a » . Sopraffatta da q u e s t a specie di mongolfiera, la d a m a veneziana si muoveva a piccoli passi e per fare un inchino era obbligata a spogliarsi. A n c h e l e c a l z a t u r e n o n e r a n o u n m o d e l l o d i praticità. Quelle più in voga avevano la forma di zoccoli, alti e scoscesi c o m e trampoli, che richiedevano esercizi d'equilibrismo. La m o n a c a Angela Tarabotti n ' e r a entusiasta p e r c h é , diceva, grazie ad essi la d o n n a veniva innalzata «dalle o r d i n a r i e bassezze». G l ' i n d u m e n t i intimi, ricercati e civettuoli, e r a n o 109
confezionati con tela di F i a n d r a , pizzi, merletti, e g u a r n i t i con gioielli, pietre preziose, bottoni d'oro. Gradevoli alla vista, lo e r a n o assai m e n o all'olfatto. Le signore e r a n o piuttosto refrattarie al sapone, e il b a g n o lo facevano di r a d o , anche p e r c h é la Chiesa considerava le abluzioni un'insidia del demonio. Per neutralizzare gli effluvi c h ' e m a n a v a n o dal suo corpo, la veneziana faceva largo uso d ' u n g u e n t i , cosmetici e profumi. La sua toilette d u r a v a tutta la mattina, i m p e g n a v a stuoli di c a m e r i e r e e culminava nella confezione del n e o , che del maquillage costituiva il m o m e n t o s u p r e m o . Ce n ' e r a n o di tutti i tipi e p e r tutti i gusti. Ciascuno aveva il suo significato simbolico e il suo n o m e : sul naso si chiamava sfrontato, all'angolo dell'occhio a p p a s s i o n a t o , sulle l a b b r a g a l a n t e , in mezzo alla fronte maestoso, all'angolo della bocca assassino. Le u n g h i e si p o r t a v a n o lunghissime, e i m p o n e n t i dovevano essere le chiome. I p a r r u c c h i e r i n o n lesinavano in posticci, trecce, riccioli, chignons, e si sbizzarrivano in a c c o n c i a t u r e b a r o c c h e e s t r a v a g a n t i t r a s f o r m a n d o le teste femminili in nidi d'uccelli imbalsamati, g r a p p o l i d'uva, cestini di frutta, mazzi di fiori. Pettini, spille, fermagli intralicciavano i capelli. Un coiffeur p a d o v a n o v'issò a d d i r i t t u r a un parafulmine. A n c h e i gioielli avevano la loro p a r t e nell'abbigliamento femminile. Più e r a n o massicci e p o m p o s i , più facevano colp o . C o l l a n e , braccialetti, d i a d e m i , anelli, c a t e n i n e , sigilli p e n d e v a n o dalle m a n i , dalle braccia, dal seno, dal collo, dalla testa. Accessorio indispensabile d ' o g n i d a m a e complice della sua galanteria e r a il ventaglio: di seta, di p e r g a m e n a , di carta, d i p i n t o a m a n o , fregiato di p e r l e e g e m m e . N o n t u t t e l e v e n e z i a n e n a t u r a l m e n t e p o t e v a n o sfoggiare t a n t a eleganza. Il g u a r d a r o b a delle p o p o l a n e era m o l t o p i ù m o desto e si riduceva a pochi capi di vestiario semplici e senza pretese, ma decorosi e intonati a un innato b u o n gusto. Gli uomini, n o n m e n o vanitosi e ricercati, s'ispiravano ai modelli spagnoli e francesi. Sotto la toga n e r a , c h ' e r a la loro veste ufficiale, i patrizi indossavano abiti eccentrici e vario110
pinti di d a m a s c o e velluto, camicie di lino, calze d ' I n g h i l t e r r a , s c a r p e strette, a p p u n t i t e e infiocchettate. Sulla fine del secolo si diffuse la m o d a della giubba, del g i u s t a c u o r e , delle calze di seta, delle scarpe Abbiate e dei jabot. I b o r g h e si s ' a c c o n t e n t a v a n o d ' u n t a b a r r o di seta o di p a n n o , i p o polani d ' u n paio di b r a c h e e d ' u n a giubba. C ' e r a n o poi gli zerbini, dandìes ignoranti e fannulloni, le cui sedute davanti allo specchio n o n e r a n o m e n o e s t e n u a n t i e laboriose di quelle femminili. S'incipriavano e si m a n t e c a v a n o la chioma, si p r o f u m a v a n o , s'ingioieliavano, a s s u m e v a n o p o s e sdolcinate e leziose. C o n t r o gli eccessi del dilagante lusso la Repubblica sfornava ogni g i o r n o leggi che c o m m i n a v a n o severe m u l t e a chi vendeva stoffe e guarnizioni t r o p p o costose, a chi i m p o r t a va p o p p e finte dalla Francia, dove quest'industria e r a partic o l a r m e n t e fiorente. Ma i divieti r e s t a v a n o l e t t e r a m o r t a . I n t e r e f o r t u n e venivano dilapidate in occasione di battesimi, onomastici, funerali, s e b b e n e il g o v e r n o c o n d a n n a s s e anche qui ogni forma di s p e r p e r o : dall'abuso di baldacchini a l n u m e r o eccessivo d i p a d r i n i , c h e n o n d o v e v a n o essere più di dodici. Ma e r a s o p r a t t u t t o lo sfarzo p r i n c i p e s c o d e i m a t r i m o n i che dava scandalo. Il cerimoniale che li precedeva e li accompagnava era costoso e complicato. Il fidanzato doveva, p e r un certo n u m e ro di giorni e a u n ' o r a fissata, passare sotto la finestra della promessa sposa e saiutarla con un a m p i o gesto della m a n o . D o p o d i c h é veniva a m m e s s o al cospetto dei suoceri e d o n a va alla fidanzata un anello, o ricordino. Il g i o r n o delle nozze la d o n n a a n d a v a a far visita ai g e n i t o r i dello sposo, che la benedivano. Q u i n d i il corteo, fra ali di folla festante, s'avviava verso la chiesa. Al t e r m i n e della c e r i m o n i a , nel palazzo dello sposo veniva i m b a n d i t o u n trimalcionico b a n c h e t t o , cui seguiva un g r a n ballo. Per d u e giorni si danzava, si m a n giava e si beveva fra lazzi e canti. Sebbene il m a t r i m o n i o fosse ufficialmente indissolubile, e r a facile o t t e n e r n e l'annullam e n t o e passare a n u o v e nozze. La Chiesa era di manica lar111
ga n e l c o n c e d e r e l ' a n n u l l a m e n t o , s p e c i a l m e n t e ai ricchi. G i u d i c a v a invece con severità q u e i nobili cadetti che p e r r i s p a r m i a r e p r e n d e v a n o u n a moglie i n c o m u n e . La g r a n d e p a s s i o n e d e i v e n e z i a n i e r a il t e a t r o . Ma di q u e s t o d i r e m o a p r o p o s i t o di M o n t e v e r d i . La stagione teatrale, che toccava l'acme nei mesi invernali, subiva u n a batt u t a d ' a r r e s t o solo fra luglio e o t t o b r e , q u a n d o i nobili e i ricchi sciamavano nelle loro ville sulla t e r r a f e r m a . Le p i ù s o n t u o s e e r a n o d i s s e m i n a t e l u n g o le rive del B r e n t a , sullo sfondo d ' u n o scenario n a t u r a l e d'incomparabile bellezza. A p r o g e t t a r l e e decorarle e r a n o chiamati gli architetti, gli scultori e i pittori più in voga. Esse eguagliavano e spesso super a v a n o in magnificenza, grandiosità e dovizia d ' a r r e d i i fastosi palazzi sul C a n a l g r a n d e . I parchi, i giardini all'italiana p o p o l a t i di statue, cascate, peschiere, fontane, tritoni facevano di queste d i m o r e veri e p r o p r i paradisi terrestri. La vita d e i l o r o inquilini n o n e r a m e n o b r i l l a n t e e sfarzosa di quella cittadina, le feste si susseguivano a un r i t m o a n c o r a p i ù frenetico, e il lusso si faceva p i ù o s t e n t a t o e insolente: m a g g i o r d o m i in p o l p e , cocchieri in livrea, carrozze cesellate, g u a r n i t e d ' o r o e d ' a v o r i o , cavalli i m p e n n a c c h i a t i con frontali di velluto, collari di seta, borchie d ' a r g e n t o . Ai balli e ai banchetti s'alternavano gite in c a m p a g n a , b a t t u t e di caccia, partite a carte, giochi di società. Il m o m e n t o più solenne della giornata era quello del caffè, che veniva servito alle cinque del pomeriggio. Se ne faceva un tale scialo che il suo acquisto assorbiva b u o n a p a r t e del bilancio domestico. La villeggiatura e r a n a t u r a l m e n t e riservata ai ricchi. Il p o p o l i n o d o v e v a a c c o n t e n t a r s i d ' u n a s c a m p a g n a t a dalla mattina alla sera in terraferma, d'un'escursione al lido e delle feste che la città gli offriva: da quella, solenne e g r a n d i o sa, dello «Sposalizio col mare», che aveva insieme un significato politico e religioso, alle mascherate, ai trionfi che celeb r a v a n o u n a vittoria navale o l'elezione del Doge, alle regate. C ' e r a n o poi le piccole c e r i m o n i e di q u a r t i e r e e di p a r rocchia, cui solo il volgo partecipava. La più m o v i m e n t a t a e 112
pittoresca era quella p e r l'elezione del n u o v o p a r r o c o o del nuovo becchino, condita di fuochi d'artificio, scoppi di m o r taretti, squilli di t r o m b a . N o n m a n c a v a n o le risse, q u a n d o il candidato n o n era gradito ai fedeli. I n s o m m a , ogni occasione e r a b u o n a p e r s c e n d e r e in piazza e far b a l d o r i a . Tutti i viaggiatori c h e c a p i t a v a n o a Venezia r e s t a v a n o colpiti da u n a festosità e gioia di vivere che n o n avevano riscontro in nessun'altra città italiana o e u r o p e a . Se ci siamo un p o ' dilungati nel descriverne il costume, è p e r c h é è Venezia ó r a che gli dà il la p e r t u t t a l'Italia. Nel ruolo di «capitale morale» essa si è sostituita a Firenze.
CAPITOLO NONO IL G R A N D U C A T O
S e b b e n e n o n fosse p i ù la Mecca del capitalismo e la Wall Street del Rinascimento, il G r a n d u c a t o di Toscana n o n aveva c o m p l e t a m e n t e p e r d u t o quei connotati che ne avevano favorito l'ascesa: le antiche tradizioni mercantili, l ' i n t r a p r e n d e n z a dei suoi o p e r a t o r i economici, la vastità delle sue relazioni internazionali, i fermenti culturali. Cosimo, n o n o s t a n t e le sue stranezze, aveva g o v e r n a t o ben e . Il figlio Francesco, che gli era succeduto, n o n ne aveva ricalcato le o r m e . S u c c u b o d e l l ' a m a n t e , dei m a g h i e della S p a g n a , aveva p a s s a t o la vita fra storte e alambicchi, infischiandosi dei sudditi e dello Stato. Il fratello F e r d i n a n d o c h e , alla sua m o r t e (1587), ne p r e s e il p o s t o , e b b e invece stoffa di statista. Q u a n d o diventò G r a n d u c a aveva trentasei a n n i . Eletto a q u a t t o r d i c i C a r d i n a l e e m e m b r o d e l Sacro Collegio, aveva lasciato Firenze p e r R o m a dove, coi soldi di p a p à , s'era fatto c o s t r u i r e al Pincio la famosa villa Medici, a t t u a l m e n t e sede dell'Accademia di Francia, che aveva tras f o r m a t o in un p r e z i o s o m u s e o . Aveva infatti il p a l l i n o dell'archeologia e faceva incetta di statue, c o l o n n e , frontoni, capitelli antichi. Finanziava p e r s o n a l m e n t e c a m p a g n e di scavi e qualche volta, m u n i t o di piccone e vanga, egli stesso vi partecipava. Era a n c h e un patito della musica e n o n perd e v a un c o n c e r t o . La l e t t e r a t u r a lo lasciava invece indifferente ed e r a r a r o vederlo con un libro in m a n o . Anche con la Bibbia e i p a d r i della Chiesa poco se la diceva. La fede n o n era il suo forte e, più che ai santi, credeva agli astrologi e alle fattucchiere. Era piacente, affabile, raffinato e generoso. Si vestiva con